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Archive for Luglio 7, 2008

Il mistero genetico dell’avvento dell’Homo Sapiens

Articolo scritto da Antonio De Comite (Centro Ufologico Taranto)

 

“…e apparve misteriosamente dal nulla, una creatura mai vista prima, dotata di una intelligenza sofisticata ma brutale allo stesso tempo, che in breve tempo conquistò il globo in cui viviamo.” Sembrerebbe la narrazione apparsa su qualche romanzo, film o telefilm di fantascienza, mentre in realtà parliamo di uno dei più grandi Misteri della Scienza, l’apparizione “improvvisa” di ciò che definiamo “Homo Sapiens” (Uomo Sapiente). Un mistero iniziato ufficialmente (da quello che ci dicono i reperti fossili) 35 mila anni fa, ma chissà potrebbe essere molto di più antico. Ma cosa ci dice la Paleoantropologia su ciò? L’Homo Sapiens Sapiens apparve con la sua antica variante circa 35 mila anni fa, dal nulla. Questa variante porta il nome di Cro Magnon. I più antichi resti fossili sono stati rinvenuti in Francia, ma si è poi riscontrato che la sua diffusione era più ampia, infatti reperti fossili sono stati trovati (oltre che in Europa) in Asia, Nord Africa e Nord America. Le caratteristiche fisiche sono davvero “anomale” per il periodo geologico di apparizione, il Paleolitico Superiore (36.000 anni fa/ 10.000 anni fa). In effetti ha un’altezza spropositata, calcolata attorno alla media di 1 metro e 80 centimetri, con punte massime di circa 2 metri. Avevano braccia corte, gambe lunghe, naso prominente e spesso aquilino e grande capacità cranica (1650 centrimetri cubici). Come si può notare da questa piccola introduzione, le caratteristiche riscontrate su Cro-Magnon sono davvero misteriose. Prendiamo ad esempio l’altezza e colleghiamola alle leggende di molte civiltà antiche del passato, le quali affermano (con qualche leggera variante) che un giorno, in epoca antidiluviana, vennero i cosiddetti “Giganti”, che erano figli degli Dei, erano potenti e intelligenti. Essi diedero origine alla variante moderna dell’uomo, quello Sapiens Sapiens (successore di Cro-Magnon). Ma anche le religioni di tutto il mondo affermano queste storie, stranamente relegate a semplici miti. L’esempio più vicino è quella della Bibbia Cristiana. In “Genesi, 6, 4” si parla di misteriosi Giganti (Figli degli Dei) che accoppiandosi con donne terrestri, avrebbero creata una nuova stirpe umana, ma con variante “aliena”. Ibridi? Può darsi, ma un ibrido non ha futuro, perché una volta nati non possono procreare, essendo sterili. Ma allarghiamo la mente e fantastichiamo un po’. Oggi le conoscenze genetiche ci portano a credere ciò, che un ibrido è per natura sterile, ma lo è (da quello che conosciamo) con l’accoppiamento di specie diverse ma della stessa Famiglia. E se i Giganti, in questo caso azzardiamo i Cro-Magnon, non fossero della stessa famiglia umana? E se anche noi stessi siamo “non umani”? Per di più i Cro-Magnon avevano (a quanto pare) capelli biondi e occhi azzurri, simili al popolo Basco odierno. Secondo molti genetisti e antropologi questa ipotesi non è provata scientificamente, ma siamo cosi sicuri di ciò? Troppo spesso si censurano ipotesi eretiche ma che poi si dimostreranno reali e tangibili. Ammesso che fosse vero, che i Cro-Magnon fossero davvero coi capelli biondi e occhi azzurri, questo scombussolerebbe, e di non poco, le conoscenze sulle nostre origini, perché più che a un uomo primitivo, Cro-Magnon sarebbe (sommato con altre caratteristiche) più assimilabile a qualcosa di nuovo, un qualcosa di inaspettato che un giorno apparve sul nostro pianeta, ereticamente assimilabile a un “angelo” o un “semi Dio”, per utilizzare termini tanto cari alle leggende e miti religiosi. Fantasie? Può darsi, ma mai scartare nulla. Ma passiamo al discorso genetico, anche qui c’è la prova scientifica che Cro-Magnon non aveva nulla a che vedere col nostro progenitore per convenzione scientifica, L’Homo Neandertalensis. Qualche anno fa una ricerca condotta da una squadra di genetisti italiani dell’Università di Ferrara confermò, con prove inoppugnabili alla mano, che l’Homo Cro-Magnon non è assolutamente imparentato con i Neandertalensis. Tutto è scritto nel nostro DNA mitocondriale. La ricerca, capeggiata dal genetista Guido Barbujani, confermò che siamo molto lontani geneticamente dal Neanderthal ma che evolutivamente non fa parte dello stesso “albero” del Sapiens. Barbujani ha scoperto ciò facendo un confronto diretto fra le sequenze di Dna mitocondriale di uomo di Neanderthal con quelle di Cro-Magnon, di 24 mila anni fa, quindi quasi contemporanei.  I dati ribadiscono che non siamo imparentati con i Neanderthal e contemporaneamente abbattono una delle obiezioni che erano state poste l’indomani della pubblicazione delle sequenze dei Neanderthal.

La ricerca fu pubblicata dalla rivista telematica scientifica della “Proceedings of the National Academy of Science”. Ma ecco entrare in scena i dettagli dello sgretolamento accademico e antropologico della nostra evoluzione dai Neanderthal. Infatti Barbujani continuò con le sue dichiarazioni è affermò che Il Dna mitocondriale che si è studiato deriva dai resti di due Cro-Magnon risalenti a circa 24 mila anni fa e rinvenuti nell’Italia meridionale nel sito di Pagliacci. Il Dna di questi antichi Sapiens, mostra che sono molto simili a noi, e la variabilità riscontrata è pienamente compatibile con quella che oggi potremmo trovare fra due individui. Invece i Neanderthal sono decisamente più lontani. Per dare un’idea basta dire che su 360 basi azotate dei tratti di Dna che si è analizzato, si è scoperto che ci sono 25-26 differenze fra noi e Neanderthal. Mentre le differenze fra noi e i Cro-Magnon sono 4-5 su 360, pienamente all’interno della variabilità genetica fra individui della stessa specie. Quindi di chi è figlio Cro-Magnon? Di chi è figlio l’uomo moderno? Questi fatti scientifici appurano solo ed un’unica cosa. Che, con ogni probabilità, l’Homo Sapiens è apparso dal nulla, nessun miracolo, ma tutto programmato da una Intelligenza Cosmica Extraterrestre, una Super Intelligenza, che un bel giorno decise di inviare “Messaggeri”, portanti il seme della Civiltà e della Conoscenza, ma che per vari motivi nei nostri ricordi più intimi non c’è traccia, inibita Conoscenza Superiore, “bloccata” da una nostra Involuzione? Stiamo regredendo invece di migliorare? Stiamo per davvero ad una fine di un Ciclo che ci farà rivedere i nostri Creatori Cosmici? E se ciò non fosse eresia, come accoglierebbero un esperimento, che a quanto pare, ha fatto più danni recentemente che in millenni di evoluzione? Probabilmente questa è un’altra storia che, chissà, se avverrà, avremo modo di viverla o temerla.

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Un clamoroso “OOPART” in una rivista scientifica del 1836!

ESCLUSIVA NAZIONALE

L’affascinante tema degli OOPARTs (Manufatti fuori tempo e luogo) attrae molti cultori e appassionati del mistero delle origini e delle conoscenze scientifiche delle antiche civiltà. Ci sono reperti che ancora non hanno una spiegazione. E’ il caso di una iscrizione su un blocco di marmo, rinvenuto a Filadelfia nel 1830. In breve il racconto del ritrovamento, come viene descritto da Michael Cremo, nel suo libro “Forbidden Archaeology”: “Un gruppo di operai mentre stavano segando un blocco di marmo, notarono una specie di incavo rettangolare lungo circa 4 centimetri e largo circa uno e mezzo, costituito a caratteri a sbalzo. Questo incavo rettangolare fu trovato a circa 18/20 metri di profondità. Parecchi gentiluomini rispettabili della vicina città di Norristown, Pennsylvania, furono chiamati sul posto ad esaminare l’oggetto”. Fin qui la descrizione sommaria di Cremo sul suo libro. Ma ci sono ulteriori novità che il CUT (Centro Ufologico Taranto) vi mostra in esclusiva nazionale. Dopo una attenta ricerca siamo riusciti a trovare che la scoperta è reale ed è stata inserita nel 1836, nella prestigiosa rivista accademica francese “Academie Des Sciences”, a pagina 205. Vi si leggono cose inedite. Primo, la scoperta è stata divulgata da un professore di Geologia, M. Brown; secondo, il reperto è stato scoperto all’interno di una cavità rivestita di materiale nero pulverulento, che ricorda il carbone primitivo (ndr il reperto ha circa 300 milioni di anni?), terzo, e non meno importante, i caratteri ritrovati sono molto simili a due lettere ebraiche! Davvero sensazionali e sconvolgenti queste dichiarazioni, per di più apparse in una rivista scientifica accademica francese del 1836. Quindi ciò dimostra come minimo che non sia un falso. Siamo lieti di riproporre qui l’articolo in francese dell’Accademia delle Scienze, con il disegno del reperto.

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Mar Morto: Una pietra racconta la venuta di un “Messia” prima di Gesù Cristo

E’ uno dei reperti storici più controversi dell’antichità e la sua dubbia interpretazione da circa un decennio causa interminabili dibattiti tra insigni studiosi internazionali. Si tratta di una tavola di pietra, scoperta circa dieci anni fa vicino al Mar Morto e lunga circa 90 cm. Su di essa sono iscritti 87 versi in ebraico che narrano la storia di un Messia che sarebbe risorto tre giorni dopo la sua morte. Niente di nuovo se si pensa alla storia di Cristo narrata nei Vangeli, ma vi è un particolare davvero singolare: il reperto storico risalirebbe ad un’epoca antecedente alla nascita di Gesù. A riproporre il mistero di questa tavola di pietra, conservata all’Israel Museum di Gerusalemme, è il New York Times: il quotidiano della Grande Mela afferma che nuovi interessanti particolari su questo reperto saranno rivelati nei prossimi giorni durante una conferenza che si terrà nello stesso museo di Gerusalemme per festeggiare i 60 anni dalla scoperta dei Manoscritti del Mar Morto (i preziosissimi frammenti archeologici ritrovati in undici grotte nell’area di Qumran a metà del Novecento)

STORIA - Scoperta da un antiquario giordano e in seguito comprata dal collezionista svizzero di origine ebraiche David Jeselshon, secondo alcuni studiosi questa tavola di pietra metterebbe seriamente in discussione l’originalità del Cristianesimo e della resurrezione di Cristo. Gran parte del testo riporterebbe passi dell’antico Testamento, specialmente i libri dei profeti Daniele e Zaccaria in cui l’angelo Gabriele presenta una visione apocalittica della storia di Israele. Secondo gli archeologi tra le iscrizioni presenti sulla tavola vi sarebbe anche un passo in cui è raccontata la storia di un Messia risorto dopo tre giorni. Ciò confermerebbe che una vicenda simile a quella della Resurrezione di Cristo era presente nella cultura ebraica prima che Gesù nascesse ed era ben conosciuta dai cittadini che vivevano nell’antico Israele. Successivamente sarebbe stata ripresa dai seguaci di Gesù e riadattata per diffondere la nuova fede. Altri studiosi sembrano più cauti: essi sottolineano che sulla pietra molte parole appaiono illeggibili, in alcuni punti sono addirittura scomparse, quindi è impossibile per adesso stabilire la verità.

IL MESSIA - Una ricerca pubblicata l’anno scorso da Ada Yardeni e di Binyamin Elitzur, entrambi studiosi di iscrizioni antiche, sulla rivista specialistica «Cathedra» gettò una nuova luce sul mistero della tavola di pietra: l’articolo, intitolato «La rivelazione di Gabriele» confermava che la pietra risalisse al I secolo A.C. e i due studiosi mettevano in dubbio che il tema del Messia risorto fosse un evento raccontato per la prima volta dai Vangeli cristiani. A dire il vero già nel 2000 il professor Israel Knohl della Hebrew University aveva presentato una dettagliata e originale interpretazione sulla contiguità tra la resurrezione di Cristo e un precedente racconto ebraico che aveva come tema il Messia risorto. Nel libro intitolato «Il Messia prima di Gesù» Knohl asseriva che il protagonista della resurrezione di cui parla la tavola di pietra era un certo Simone, un condottiero ebreo che avrebbe scatenato una rivolta all’indomani della Morte di Erode per liberare Israele dal giogo romano. Tale vicenda sarebbe presente anche nel Talmud, uno dei testi sacri dell’Ebraismo e la rivolta sarebbe stata brutalmente soffocata dalle armate romane. Secondo lo studioso, la tradizione narrava di questo condottiero, che sebbene ucciso, sarebbe risorto tre giorni dopo la morte e avrebbe aperto la strada della libertà al popolo di Israele. Secondo lo studioso ciò risulta chiaro nei versi 19-21 presenti sulla tavola di pietra nei quali si può leggere: «In tre giorni tu saprai che il diavolo sarà sconfitto dalla giustizia» mentre in altre righe si legge che il sangue e la morte del Messia sono la strada che porterà alla giustizia. Infine in due altri versi successivi, difficili da decifrare, Knohl sostiene che vi siano scritte le testuali parole: «Dopo tre giorni tu rivivrai, Io, Gabriele, te lo comando» (Gabriele è l’arcangelo che secondo la religione ebraica era il messaggero di Dio. Nel Vangelo di Luca è lui ad annunciare a Maria che partorirà il figlio di Dio)

CRITICHE - «Questi versi mettono in discussione l’originalità del Cristianesimo» afferma il professor Knohl. «La resurrezione dopo tre giorni del Messia è qualcosa che esisteva già nella tradizione ebraica prima che Cristo comparisse sulla Terra». Tuttavia molti studiosi non sembrano accettare le tesi del professor Knohl. La stessa ricercatrice Yardeni sostiene che sebbene la tavola di pietra mette seriamente in discussione l’originalità del tema della resurrezione, è abbastanza discutibile affermare che il personaggio storico Simone sia il Messia da cui poi i cristiani avrebbero tratto ispirazione. Anche il professor Moshe Bar-Asher, docente emerito di Ebraico e Aramaico all’Università Ebraica di Gerusalemme appare scettico: «In passi cruciali del testo mancano troppo parole».

Fonte: http://www.corriere.it

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