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Archive for Luglio 11, 2008

Marte, la città dimenticata di Tithonia

ESCLUSIVA NAZIONALE

Articolo scritto da Antonio De Comite (Centro Ufologico Taranto)

Ormai sul tema Marte si è fantasticato, ipotizzato, conclamato o ridimensionato per secoli. Da Schiapparelli a Richard Hoagland il passo è breve. Entrambi hanno scoperto, il primo con la Scienza, il secondo con l’occhio da detective, anomalie sul pianeta “rosso”, che vanno dai canali alle presunte piramidi e “sfingi”,che sarebbero di casa sul 4° pianeta del nostro Sistema Solare. Vere o meno che siano, resta il fatto che molti ufologi hanno ormai fatto entrare nel “mito” questi ritrovamenti, molto spesso ignorando che ci sono state delle prove, le quali hanno ridimensionato leggermente il caso di “Cydonia”. Ma ci sono però molti ufologi che ignorano che dall’altra parte di Marte, a migliaia di chilometri, esiste una zona davvero misteriosa, che raffigurerebbe qualcosa di sconvolgente e, soprattutto, artificiale. Ci stiamo riferendo alla zona di Tithonia. Tithonium Chasma è una valle marziana situata ad Est del cratere Oudemans, parallela a Ius Chasma, lungo una diretrice comune Nord- Sud. Le due valli condividono gli stessi aspetti morfologici, sebbene Tithonium Chasma sia di dimensioni leggermente inferiori e sul suo letto siano presenti polveri modellate dal vento. La valle è separata da Ius Chasma d auno strato di materiale di formazione recente, costituito da lava solidificata, legata all’attività vulcanica della regione di Tharsis. Si trova ad un’altitudine di 4,6° Sud e una longitudine di 84,7° Ovest. Ha una estensione di 810 chilometri. Su questa zona si sono concentrati alcuni ricercatori statunitensi e in principal modo quelli del sito http://www.marsanomalyresearch.com . Analizzando le immagini rilasciate dalla sonda statunitense “Mars Global Surveyor, nell’anno 2000, hanno rilevato un qualcosa che ricorda una città. Sotto vedete le loro analisi fotografiche, migliorate con sofisticati programmi per ottenere risultati più definiti.

Foto 1 (Cliccare sopra immagine per ingrandire)

Foto 2 (Cliccare sopra immagine per ingrandire)

Come si evince dalle immagini risulterebbe per davvero la presenza di una città, posizionata sulla riva di qualcosa che ricorderebbe acqua o qualcosa di simile, liquido presente anche oggi, ma più probabilmente in estensione più immani nel lontanissimo passato geologico del pianeta. Come risulta dalle foto risulterebbero (il condizionale è d’obbligo) presenti delle mura, delle costruzioni variegate e un qualcosa (segnato con la freccia) che ricorda un gigantesco palazzo. Dalle immagini ingrandite e migliorate del gruppo di ricerca statunitense si notano meglio queste particolarità. Tutto fa pensare per davvero ad una città. Siccome un buon ricercatore non deve basarsi soltanto su ciò che dicono altri (seppur con analisi piuttosto complete), vado a fare una ricerca sulle immagini in questione ed entro su uno dei tanti siti della NASA (National Aeronautics and Space Administration), ossia http://www.msss.com , che cataloga le immagini del Mars Global Surveyor e del Mars Orbiter. Trovo così la pagina che riguarda Tithonia o meglio Tithonium. La foto che mi interessa è la “MOC narrow angle image M0204304″,  scattata da un’altitudine di 380,43 chilometri. La foto è stata rilasciata il giorno 22 Maggio 2000. Scarico la foto sul mio PC e inizio a fare un viaggio “virtuale” su questa zona, arrivando finalmente sul luogo in questione. E noto con stupore e meraviglia che i ricercatori statunitensi non avevano camuffatto le immagini. Quello che ricorda una città è lì presente. Quindi anche la foto del sito NASA del MSSS mostra un qualcosa di completamente estraneo all’aspetto geologico del terreno, un qualcosa che ricorda un agglomerato urbano, con varie strutture, che stranamente la NASA non ha censurato. Come mai? Per me il motivo è semplice, la zona non è famosissima come Cydonia e “perdere tempo” con un nome misconosciuto come Tithonia non deve essere il massimo della vita. Oppure questa foto è stata dimenticata di essere analizzata minuziosamente. Foto che mostra una evidente anomalia, con ogni probabilità (non certezza) artificiale. Quindi Marte è ancora vivo biologicamente? E soprattutto esiste ancora una civiltà intelligente marziana? Il mistero permane.

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Clamoroso, trovata acqua sulla Luna

L’acqua c’è anche sulla Luna. L’hanno trovata imprigionata all’interno di piccole sfere di vetro colorato del diametro di appena 0,2 millimetri generate dalle eruzioni vulcaniche. Le avevano raccolte gli astronauti che camminarono sulle sabbie seleniche durante le missioni Apollo-15 nel 1971 e 17 nel 1972: la prima sbarcò nella zona degli Appennini-Hadley e la seconda al comando di Eugene Cernan che era anche l’ultima, portò sulla Terra 560 chilogrammi di pietre prelevate nell’area Taurus-Littrow. Da allora gli scienziati le studiano ma in quasi quarant’anni non trovarono traccia di acqua e quindi la conclusione era inevitabile: la Luna è secca e disidratata. Ma era questione di apparati di indagine.

NUOVI STRUMENTI DI ANALISI - Ora infatti cambia tutto grazie all’impiego di uno strumento di analisi più potente, uno spettrometro di massa per gli ioni. Con esso Alberto Saal della Brown University di Providence (Usa) assieme ai colleghi della Carnegie Institution of Science e della Case Western Riserve University, è riuscito a stabilire che le minuscole sfere contengono 46 parti per milione di acqua. Potrà sembrare poca cosa rispetto alle 500 o mille parti per milione presenti nelle rocce terrestri ma per la Luna è significativo perché potrebbe cambiare diverse idee anche sull’origine del nostro satellite naturale.
Lo studio dimostra che le sferette vetrose sono state intrappolate tre miliardi di anni fa e che la maggior parte dell’acqua presente allora nel sottosuolo lunare veniva diffusa all’esterno attraverso il magma vulcanico. Poi evaporava quasi interamente, al 95 per cento, anche perché la bassissima forza di gravità non aiutava a trattenere un’atmosfera. Ma gli scienziati ipotizzano che una parte di questo vapore si sia concentrato ai poli dove le sonde americane Clementine e Lunar Prospector hanno trovato prove indirette di ghiaccio d’acqua.

IMPATTO FRA TERRA E ASTEROIDE - Quindi questo ghiaccio – spiegano alcuni – potrebbe non essere stato portato dalla caduta di comete ma generato dalla caduta dei vapori. La Luna, secondo l’ipotesi più accreditata, sarebbe nata dall’impatto con la Terra di un asteroide o cometa che ha sollevato intorno al nostro pianeta una consistente quantità di materiale poi coagulatosi sino a formare il corpo celeste che vediamo con i nostri occhi. Ma il poderoso impatto – pensavano gli studiosi – avrebbe dovuto annientare l’acqua eventualmente contenuta. Se così è, intanto vorrebbe dire che l’acqua sulla Terra esisteva prima del tremendo impatto avvenuto nelle prime epoche di formazione del nostro pianeta. Ora i ricercatori si chiedono comunque dove sia finita l’altra acqua non evaporata e forse, immaginano, che una parte possa essere rimasta nascosta nel suolo lunare. La missione della sonda Lcross della Nasa prevista l’anno venturo dovrebbe offrire qualche indizio più preciso.

Fonte: http://www.corriere.it

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