CENTRO UFOLOGICO TARANTO MAGAZINE

PORTALE DI DIVULGAZIONE E INFORMAZIONE UFOLOGICA, MISTERI SPAZIALI, STORICI E PALEONTOLOGICI

Archivi Mensili: agosto 2008

L’autorevole “Scientific American” parla di avvistamenti UFOs

E’ davvero sensazionale constatare che siti e blog autorevoli di informazione scientifica, come il “Scientific American” parli di UFOs. E ne parli in modo corretto e significativo, anche se ogni tanto c’erano frasi comiche. Comunque, prendendo come spunto l’avvenimento (e attualmente business) della caduta di un UFO a Roswell del 1947 e che oggi attira oltre 150.000 persone all’anno per vedere il cosiddetto “UFO Museum”, si collega alla clamorosa ondata di avvistamenti che sta accadendo attualmente in Australia. Vi si legge che nel mese di Giugno di quest’anno numerosi testimoni (112) della cittadina di Marlinja hanno riferito che sono stati visitati da tre navi spaziali, che si muovevano a pochi metri dalle loro case. I numerosissimi testimoni sono usciti fuori dalle loro case, attirati da uno “strano, forte rumore”. Dopo essere andati fuori, i testimoni hanno notato in lontananza tre luci rosse, con il suono che cresceva a dismisura, facendo tremare il terreno. L’incontro è sembrato durare ” per quel che sembrava un paio d’ore”. Secondo quanto riportato dai testimoni, gli UFOs emanavano una fortissima luce, simile a quando “si è seduti in uno stadio di calcio”. Non sono stati segnalate “abductions” di persone. Altri avvistamenti (con fotografie) nella zona di Wycliffe Well rivelano un oggetto a forma di piatto, che appare sullo sfondo di una foto che ritrae un aquila in volo. History Channel è in procinto di inviare una squadra per girare un episodio del documentario “UFO Hunters”. Ma non solo l’Australia è sotto un’ondata di avvistamenti, anche l’Inghilterra ha una serie di avvistamenti senza fine. L’ultimo in ordine di tempo è stato riportato dal “The Sun”, il quale riferisce che un gruppo di esperti non è stato in gradi di identificare delle luci bianco e verdi, che sono apparse sopra un negozio del sud di Londra. Fin qui quello che riporta il blog scientifico “60 Second Science Blog” dell’autorevole “Scientific American”. Ci dobbiamo aspettare altre aperture sul tema, da parte di altri siti autorevoli di settore? Chissà, resta il fatto che questo del “Scientific American” è un passo importante.

Articolo completo (in inglese) su: http://www.sciam.com/blog/60-second-science/post.cfm?id=are-ufos-lighting-up-the-skies-over-2008-08-29

Filmato un “mostro marino” in Svezia?

Sopra video della misteriosa creatura di lago

Una bizzarra quanto leggendaria creatura, come il più famoso mostro di Loch Ness, si aggira da quasi trecento anni in un lago in Svezia. Ora è stata catturata in un filmato pubblicato in rete Nessie ha un parente svedese? Il suo nome è «Storsjöodjuret», che significa «la bestia del lago Storsjö». Secondo alcuni ha l’aspetto di un verme gigante con grandi occhi scuri e due protuberanze ai lati della testa, simili a delle orecchie.

L’animale marino, se tale si tratta, misurerebbe fino a 12 metri e nuota con un curioso movimento ondulatorio, esattamente come il suo “cugino”, il mostro di Loch Ness. Centinaia sono finora le testimonianze di avvistamenti raccolte negli ultimi vent’anni, ma da almeno tre secoli i pescatori locali narrano di creature sconosciute che attraversano lo Storsjö, che misura una profondità di appena 74 metri. «Giovedì, alle 12.21 abbiamo filmato il movimento di un essere vivente», ha comunicato l’associazione svedese che ha installato delle videocamere proprio nel lago a Storsjö. «Siamo sicuri che non si tratta di un luccio, un pesce d’acqua dolce, e nemmeno di un pesce persico», ha detto Gunnar Nilsson, portavoce dell’associazione commerciale del comune di Svenstaviks, alle sponde del lago.

L’associazione aveva installato, col supporto della provincia di Jämtland, sei camere nel giugno scorso e tra queste anche due sottomarine. Lo scopo del progetto da 43.000 euro era quello di risolvere una buona volta, con tanto di prove in mano, il quesito sul “Nessie svedese”, avvistato per la prima volta nel lontano 1635. Dalle immagini pubblicate dai giornali svedesi e su Internet si intravede effettivamente la silhouette di una sorta di grosso serpente che nuota e si attorciglia in acqua. La sequenza non è, tuttavia, del tutto chiara. Ciò nonostante, gli abitanti del posto e i moltissimi fan si dicono entusiasti: «Siamo ancora eccitati da questo essere spettacolare», ha detto Nilsson. Motivo del progetto è naturalmente anche quello di rilanciare il commercio e il turismo in questa parte, finora poco conosciuta della Svezia e, dice Nilsson, «l mostro in questo senso, ci aiuta moltissimo».

Fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_agosto_29/mostro_svedese_f0516616-75d8-11dd-b314-00144f02aabc.shtml

India: scoperto fossile del più antico antropoide. Ha circa 55 milioni di anni

Ritrovati in India i resti di scimmia antropoide più antichi del mondo: risalgono a 54,5 milioni di anni e spostano indietro di circa 10 milioni di anni l’origine della linea evolutiva che ha dato origine a tutte le scimmie moderne, incluso l’uomo.Tutte le scimmie che ancora abitano il nostro pianeta, uomo compreso, appartengono al gruppo tassonomico Anthropoidea, che insieme ai tarsi (Tarsiiformes), piccole proscimmie arboricole (nella foto Tarsius syrichta), costituisce il sottordine dei primati Haplorrhini. Dai resti fossili in mano ai paleoantropologi di tutto il mondo emerge che la separazione di queste due linee filetiche sia avvenuta intorno a 45 milioni di anni fa, probabilmente nel continente africano. Un recente ritrovamento nella miniera di Vastan, nell’India occidentale, potrebbe però modificare molte convinzioni riguardo le prime fasi di evoluzione dei primati antropoidei.

Un gruppo di ricercatori della Duke University e dell’Indian Institute of Technology Roorkee ha infatti rinvenuto alcuni piccoli denti (due molari superiori e uno inferiore) che apparterrebbero alla specie di antropoide più antica fino ad ora conosciuta, risalente circa 54,5 milioni di anni fa. Si tratta dei resti di una specie dalle dimensioni piuttosto ridotte, più piccole di tutte le specie di primati esistenti, ad esclusione di alcuni lemuri nani o microcebi del genere Microcebus e alcuni galagoni del genere Galago, denominata Anthrasimias gujaratensis (genere e specie nuovi). Considerando le sue limitate dimensioni corporee, con un peso stimato di circa 75 grammi, e la forma dei suoi denti, si pensa che questa specie adottasse una dieta mista di frutta ed insetti.

Dopo aver analizzato i reperti e formulato ipotesi sull’ecologia di questa piccola scimmia, i ricercatori hanno realizzato un’analisi filogenetica da cui emerge che questa specie si andrebbe a collocare proprio alla base della linea evolutiva degli Anthropoidea, dunque subito dopo la separazione dal gruppo dei tarsi. Questo ritrovamento retrodata dunque di circa 10 milioni di anni l’origine della linea filetica che, nel corso di milioni di anni, ha dato origine a tutte le scimmie moderne. Anthrasimias gujaratensis potrebbe dunque essere il più antico antropoide del mondo, anche se questo primato potrebbe spettare ad un’altra specie nordafricana, la cui appartenenza a questo gruppo tassonomico non è ancora stata accertata.

Come si legge sulle pagine della rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), questa scoperta ha anche importanti implicazioni di carattere biogeografico. Nella miniera di Vastan, insieme a Anthrasimias gujaratensis sono state infatti rinvenute altre due specie appartenenti a differenti gruppi di primati: una tale abbondanza e diversità di specie sottolinea l’importanza dell’India come centro di differenziazione di tutti le principali linee filetiche dei primati nelle prime fasi di evoluzione di questo ordine di mammiferi. 

Per informazioni sulla sistematica dei primati (estinti e non) ecco due indirizzi:  http://www.theprimata.com/taxonomy_primata.html; http://www.tolweb.org/Primates/15963

Fonte: http://www.pikaia.eu/easyne2/LYT.aspx?IDLYT=283&Code=Pikaia&ST=SQL&SQL=ID_Documento=4004&CSS=Dettaglio

Strane luci cilindriche avvistate nel cielo di St Olaves (UK)

Un possibile avvistamento UFO è stato segnalato sabato sera nei pressi di St Olaves, nei pressi di Londra. Secondo dei testimoni oculari sono state avvistate nel cielo strane luci, di colore rosso e arancio, di forma cilindrica. L’avvistamento è avvenuto alle ore 11:30 pomeridiane. Marion Fishbourne e il suo amico Jean Perkins erano alla guida sulla A143 quando improvvisamente notano uno strano gruppo di luci in cielo, oggetti in formazione e in movimento, per diversi minuti prima di scomparire.

Fonte: http://www.greatyarmouthmercury.co.uk/content/yarmouthmercury/default.aspx

Nasce il SETG (Search for Extraterrestrial Genomes)

Il MIT (Massachussets Institute of Technology) ha creato il progetto SETG (Search for Extraterrestrial Genomes), la ricerca di genomi di origine extraterrestre. Destinatario di una nuova concessione NASA, il progetto, diretto da Maria Zuber del MIT e Gary Ruvkun di Harvard, va alla ricerca di “vita antica su Marte connessa alla vita sulla Terra”. Secondo un comunicato stampa della NASA: “il Search for Extraterrestrial Genomes (SETG) metterà alla prova che la vita su Marte, se esiste, condivide un antenato comune con la Terra. C’è un’evidenza sempre maggiore che i microbi vitali possano essersi trasferiti tra i due pianeti, basandosi su calcoli di traiettorie di meteoriti e studi sulla magnetizzazione che supportano solo un lieve riscaldamento dei nuclei meteorici. Inoltre la vita microbica è stata scoperta sulla Terra, in ambienti esposti ad elevati livelli di radiazione e temperature estreme, dimostrando l’incredibile capacità dei microbi di adattarsi. Basandosi sulle ipotesi di condivisione ancestrale, proponiamo di cercare il DNA e RNA in situ, in analisi di campioni di suolo (o ghiaccio) marziano.

Articolo completo (in inglese) su: http://www.astrobiology.com/news/viewsr.html?pid=28973 e cercate a fondo pagina Maria Zuber

Sito del SETG: http://web.mit.edu/setg/

(Nota Redazione Centro Ufologico Taranto): un progetto ambizioso e interessante, trovare corrispondenze geniche tra ipotetica ma possibile vita marziana ed ecosistema vivente sulla Terra. E questo si potrebbe collegare ad i miti e leggende di civiltà passate, come ad esempio i Sumeri (ma non solo) che la specie umana è transfuga di Marte. Quindi se la NASA e in questo caso il SETG trovasse corrispondenze geniche tra DNA e RNA marziano e terrestre, sarebbe la prova scientifica che la vita sulla Terra, compreso l’Uomo, è di origine marziana. I veri marziani siamo quindi noi?

Scoperti i resti di una antica città perduta in Amazzonia

Non saranno le città perdute di cui si favoleggia da secoli, ma in Amazzonia esistevano un tempo insediamenti, attualmente completamente sommersi dalla foresta, che avevano tutti i titoli per essere definiti urbani, almeno nel senso in cui il termine era usato anticamente anche sul nostro continente. Lo afferma un articolo pubblicato sulla rivista “Science” in cui sono descritti i risultati di uno studio condotta da ricercatori dell’Università della Florida e del Brasile con l’aiuto di membri della popolazione indigena Kuikuro.

“Se guardiamo alle città medie medioevali europee o a quelle dell’antica grecia, le loro dimensioni erano della stessa scala di quelle che troviamo in Amazzonia. Solo che queste sono più complesse in termini di pianificazione”, ha detto Mike Heckenberger, che ha diretto la ricerca.

Gli insediamenti identificati si trovano nell’Amazzonia meridionale, una zona considerata foresta vergine, ma che ha visto invece una cospicua presenza umana. Gli insediamenti erano costituiti da una rete di città protette da mura, alcuni dei cui resti in terra battuta ed essiccata sono visibili ancora oggi, e una serie di piccoli villaggi circostanti

L’insediamento maggiore – di circa 150 acri – risale a un periodo compreso fra il 1250 e il 1650, quando i coloni europei e le malattie da essi portate ne sterminarono quasi totalmente la popolazione. Per scoprire i resti, Heckenberger si è rivolto a membri della popolazione Kuikuro, una tribù di etnia Xinguano che chiamano quella regione “casa”, incrociando poi gli indizi che questi gli hanno fornito con una serie di immagini da satellite e rilevazioni GPS.

Gli insediamenti avevano tutti una identica struttura formale, con le strade principali orientate in direzione da nord-est a sud-est, allineate in modo da intercettare il solstizio estivo e connesse a una piazza centrale. Questa attenta disposizione suggerisce secondo Heckenberger l’esistenza di un’organizzazione politica e di pianificazione regionale, tratti caratteristici delle comunità urbane. “Non erano vere e proprie città, ma ci sono i segni di una autentica urbanizzazione attorno a villaggi centrali.” 

 

Fonte: http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/Le_(quasi)_citta_perdute_dell_Amazzonia/1333081

Fotografato un reale “disco volante” in Brasile?

La foto che vi mostriamo di seguito è stata inviata al MUFON (Mutual UFO Network) statunitense. E’ un foto scattata di mattina, da un turista, il quale si trovava per l’ultimo giorno di vacanza a Rio de Janeiro, vicino alla spiaggia di Copacabana (Brasile). Al momento dello scatto l’UFO non era visibile. Una volta riversate le immagini su PC ha notato la strana presenza. E’ un vero UFO a forma di disco o un fotoritocco? Servirebbero foto ad alta risoluzione per analisi migliori e definitive.

 

 

 

Cliccare sopra immagine laterale per ingrandire

 

 

 

 

Fonte: http://naturalplane.blogspot.com/2008/08/photo-recent-ufo-over-copacabana-beach.html

 

Sopra ingrandimento del presunto UFO

Misteriosa carcassa di animale spiaggiata in Alaska

Giunge dal sito di para-criptozoologia (Cryptomundo) la segnalazione di un rinvenimento di una strana carcassa, di colore rosato, di forma indefinita, che è stata rinvenuta su una spiaggia dell’Alaska. Secondo il testimone, che ha inviato la foto al sito suddetto, la “scoperta” della misteriosa carcassa risalirebbe al giorno 22 Luglio 2008. Secondo le prime e probanti ipotesi la carcassa non apparterrebbe a nessun animale ignoto ma ad un animale tipo elefante marino, piccola balena o di un delfino. L’animale è irriconoscibile non perchè la fisionomia è quella originale ma è stata trasformata dall’azione dei flutti e dalla decomposizione. Ma ci sono teorie estreme che invece parlano di un animale, conosciuto dalle leggende locali, che porta il nome di “Qaqrat”. Il termine deriva dal dialetto Inuit di Cup’ig, lingua nativa delle Isole Nuvivak. Tradotto il termine suonerebbe come “Bestia simile al tricheco”. Mistero, al momento, irrisolvibile, ma con ogni probabilità la carcassa si riferisce ad un animale conosciuto e comune.

Sotto l’immagine della strana carcassa

Fonte: http://www.cryptomundo.com/cryptozoo-news/pic-ak-body/

IL NUOVO “AREA DI CONFINE” DAL 3 SETTEMBRE IN TUTTE LE EDICOLE

A partire dal giorno 3 Settembre 2008, in tutte le edicole italiane, uscirà il nuovo numero del mensile di Ufologia e Misteri dello Spazio e della Storia, “Area di Confine” di Settembre, numero 36. Un numero come sempre d’attualità e di qualità, merce rara in giro sul mercato editoriale in edicola. Un’altro numero da collezionare. Correte in edicola.

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Sopra editoriale del numero di Settembre di “Area di Confine” (file Pdf)

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Sopra sommario del numero di Settembre di “Area di Confine” (file Pdf)

L’esercito USA finanzia la ricerca per la “Telepatia Sintetica”

L’esercito USA ha dato 4 milioni di dollari ai ricercatori dell’Università della California per studiare le fondamenta della “Telepatia Sintetica”. Questa versione della telepatia viene comunicata attraverso il computer. Irvine, un ricercatore della Università della California spiega:”la interfaccia computer-cervello utilizza tecnologie non invasive di immagini cerebrali come l’elettroencefalografia, per permettere alle persone di comunicare pernsieri gli uni con gli altri. Ad esempio, un soldato avrebbe modo di “pensare” un messaggio da trasmettere ed un computer basato su un sistema di riconoscimento vocale, che decodifica i segnali EEG. Decodificati i pensieri, traduce in sostanza le onde cerebrali che vengono trasmesse usando un sistema che punti in direzione dei destinatari”. Tra i militari c’è interesse nella traduzione dei pensieri in codice per computer, e viceversa. I ricercatori del DARPA hanno insegnato a delle scimmie a come controllare degli arti robotici col pensiero. Il contraente alla Difesa, la Northrop Grumman sta costruendo dei binocoli che toccano l’inconscio mente. Honeywell ha costruito un sistema che controlla i fuochi neurali pre-coscienti, per contribuire a cogliere gli obiettivi in immagini satellitari. La JASONs, il primo Scientific Advisory Board del Pentagono, ha messo in guardia da nemici con interfacce cervello-computer impiantate. E la Defense Intelligence Agency ha appena pubblicato un rapporto, il quale parla delle esigenze dei militari a spendere di più per le neuroscienze, sino a “rendere il nemico obbediente ai nostri comandi”.

 

 

 

Articolo completo (in inglese) su:  http://blog.wired.com/defense/2008/08/army-funds-synt.html

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