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L’Uomo di “Neanderthal” era intelligente come il “Sapiens”

Non fu il divario tecnologico e d’intelligenza con l’Homo sapiens a far scomparire il Neanderthal (Homo neanderthalensis) dalla faccia della Terra. E’ questo il risultato di una ricerca di un gruppo di scienziati inglesi e americani che hanno studiato gli utensili di cui erano in possesso le due specie e che ha dimostrato che essi erano efficienti, dal punto di vista delle possibilità e dell’efficienza di utilizzo, allo stesso modo.

Il nuovo studio, quindi, pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Human Evolution, smentisce categoricamente quanto, per circa 60 anni, ha sostenuto la maggior parte dei paleoantropologi e cioè che l’Homo Sapiens ebbe la meglio sul Neanderthal perché mise a punto strumenti tecnologici di qualità superiore.

La ricerca del team di ricercatori dell’Università di Exeter, dell’Università della Southern Methodist, dell’Università dello Stato del Texas e la Think Computer Corporation, è consistita nello studio al computer e nella riproduzione reale di strumenti che utilizzavano le due specie per poi metterli a confronto. Gli studiosi, in particolare, hanno ricreato gli arnesi in pietra a forma di lama, usati sia dai Neanderthal che dai sapiens, e quelli a forma di scaglia allungata, che erano utensili, sempre di pietra, più stretti e allungati rispetto ai precedenti e utilizzati solo sai sapiens. Questi ultimi vennero prodotti dai sapiens per la prima volta durante la loro colonizzazione europea, una volta lasciata l’Africa, circa 40.000 anni fa. La loro introduzione nella vita di tutti i giorni è sempre stata pensata, da parte dei paleoantropologi, come un vero e proprio salto tecnologico, frutto di una maggiore intelligenza, che avrebbe aiutato più di ogni altra cosa a sopraffare il suo cugino dell’Età della Pietra. Con tali strumenti infatti, avrebbe cacciato con maggiore facilità e avrebbe prodotto altri strumenti con maggiore facilità e qualità migliore.

Per verificare questo assunto, i ricercatori anglo-americani hanno confrontato la semplicità d’uso degli strumenti prodotti, la loro capacità di taglio, la resistenza nell’uso nel tempo e quanto duravano. Spiega Metin Eren, dell’Università di Exeter: “Lo studio ha dimostrato che tra i diversi utensili utilizzati non vi sono differenze statisticamente importanti nella loro efficienza. Anzi, in alcune situazioni l’uso degli utensili a forma di lama era superiore a quelli a forma di scaglia”.

Questa scoperta riapre il dibattito sulla scomparsa del Neanderthal. Per capire il problema va detto che sempre più prove dimostrerebbero Homo sapiens e Neanderthal sono due specie ben diverse (l’ultima in ordine di tempo è la dimostrazione certa al 99 per cento che esiste una differenza nel DNA a provare che le due specie non si sono mai incrociate): sembra infatti, che il Neanderthal evolvette direttamente in Europa, mentre l’Homo sapiens arrivò dall’Africa tra 50 e 40.000 anni fa. Il primo poi, scomparve circa 28.000 anni fa, suggerendo l’ipotesi che in 10.000 anni il sapiens prese il sopravvento sul suo cugino.

Al riguardo, si è suggerita, ad esempio, una maggiore bravura del sapiens nella caccia che avrebbe via via impedito al Neanderthal di procurarsi cibo, ma ora lo studio sull’efficienza dei mezzi a disposizione fa crollare tale ipotesi, si è parlato poi di una maggiore capacità di comunicazione del Sapiens, ma anche questa ipotesi non è suffragata da prove concrete, infine si è detto che il Neanderthal soccombette per la sua minore intelligenza, ma l’ultima ricerca smentisce anche questa ipotesi.

Ma se gli utensili a scaglia non hanno apportato alcun miglioramento nella vita tecnologica dei sapiens, perché allora li hanno mantenuti? “Risponde Eren: “Essi potrebbero avere avuto un significato più profondo che non quello di essere nuovi strumenti tecnologici. Colonizzare un continente non è facile e deve essere stato ancor più difficile farlo durante un’era glaciale, come si trovò a farlo l’Homo sapiens. Forse quel nuovo mezzo tecnologico poteva avere un significato simbolico più importante del suo stesso uso, avrebbe, cioè, fatto da “collante” tra i diversi gruppi sociali che si sarebbero sentiti superiori ai loro cugini”.
Tutto questo non contribuisce però a far capire perché il Neanderthal si estinse.

Fonte: http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/scienza_e_tecnologia/neanderthal-mistero/neanderthal-mistero/neanderthal-mistero.html

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3 risposte a “L’Uomo di “Neanderthal” era intelligente come il “Sapiens”

  1. Giovanni Nusca dicembre 7, 2008 alle 1:14 am

    Una semplice riflessione, leggendo l’articolo mi vien da pensare, che date queste notevoli scoperte sulle due specie umane entrambe con le stesse potenzialità e con il medesimo livello evolutivo, non potrebbe darsi che noi Sapiens sapiens siano in realtà il frutto dell’incrocio tra le due sotto specie Homo Sapiens e Neanderthal? E che in realtà siamo noi che abbiamo preso il sopravvento su entrambe, coniugando in noi le loro caratteristi genetiche migliori o peggiori. Quello che mi chiedo, ma il sapiens da dove sarebbe venuto fuori, se in Africa la specie predominate erano gli ominidi. Insomma il salto evolutivo dall’ominide al sapiens quando sarebbe avvenuto e come, c’è una netta differenza dalla struttura corporea degli ominidi e del sapiens oltre che di capacità intellettive. Com’è stato possibile che da una donna ominide sia nato un homo sapiens, non è mai successo da quando il sapiens è sulla terra che da una scimmia si sia sviluppato un ominide eppure secondo le teorie dell’evoluzionismo, questo processo sarebbe avvenuto per noi. ma come mia fino ad oggi lo stesso processo non si più ripetuto? eppure il tempo e il momento era sempre favorevole e vediamo per esempio che i macachi sono molto portati ad apprendere in modo naturale, mentre gli oranghi e gli stessi ì gorilla sono in grado di apprendere per fino il linguaggio dei sordomuti e molte altre cose, ma da questi certamente stranamente per le loro capacità acquisite non si mai originata nessuna scimmia più evoluta, di conseguenza per quale ragione in quei tempi bui del’evoluzione in mancanza di imput stimolanti come quelli che si propongono ai primati di oggi, doveva svilupparsi per qualche strana fatalità un essere differente da un ominide?. Anche immaginando qualche mutazione genetica progressiva, ma sembra comunque strano che allora sia verificato ciò, mentre fino ad oggi non si sia evoluta parallemante da nessun altro ceppo di scimmie alcun tipo di ominide o homo sapiens, eppure da quando si sarebbe generato il primo sapiens ad oggi, ne sono trascorsi di millenni, in tutto questo tempo si saranno certamente ricreate le condizioni speciali per la creazione di una specie analoga, almeno un altra volta, ma per quale ragione, non è mai accaduto in questo lasso di tempo? Tra le molte scoperte degli ultimi anni, se né evidenziata una dove pare che gli animali attuali fossero così come sono ora senza passare per alcuna evoluzione, ammettendo che sia vero ciò, potrebbe essere avvenuto parallelamente anche l’Homo sapiens la medesima cosa? Certo sarebbe inspiegabile e scentificatamente impossibile dare una spiegazione logica da dove l’uomo sia salto fuori, ma se come alcuni accettano che gli animali oggi esistenti sono identici ai loro cugini di molte decine di miglia di secoli orsono, ci dobbiamo ragionevolmente chiedere se la teoria evoluzionistica sia ancora sostenibile. Insomma l’anello mancante forse non si troverà mai, anche se sappiamo che gli archeologi per di accreditarsi scoperte hanno creato ad arte prove non del tutto suffragate da certezze, anzi spesso i musei di antropologia contengono manufatti direi artistici piuttosto che crani autentici. Credo che il dato che emerge sia solo uno, l’Homo sapiens, non ha ancora una casa, ne un creatore certo! Tutte le ipotesi rimango aperte, anche quelle più eretiche della scienza e della religione. A meno che l’Homo sapiens non sia figlio delle stelle, ipotesi anche questa da non scartare, tra le tante ipotizzate, una in più non cambia nulla.

  2. Graziano Bianchi dicembre 25, 2008 alle 12:14 pm

    Ho sempre pensato che l’uomo di Neanderthal non fosse così stupido come si voleva far credere e le scoperte di questi ultimi anni stanno confermando quello in cui ho sempre creduto.
    Da sempre gli scienziati sapevano che il volume cerebrale del Neanderthal era leggermente superiore a quello dei sapiens (questo non significa che fossero intellettualmente superiori ma per lo meno che dovevano possedere pari capacità intellettive con i Sapiens). Le recenti scoperte in questo campo oltre che a confermare le mie idee in merito, non fanno altro che evidenziare ciò che era già evidente e mi stupisce che eminenti studiosi siano giunti a questa conclusione solo di recente.
    Capisco che non sia facile il lavoro di uno scienziato che non avendo a disposizione individui vitali per poterne studiare il comportamento ed il grado culturale raggiunto ma solo un ammasso di vecchie ossa e utensili, spesso di non facile datazione, sono costretti a fare solo delle ipotesi. Questo però non basta a giustificare vecchie congetture attribuite ai Neanderthal solo perchè, non avendo avuto la possibilità di sopravvivere fino ai giorni nostri, non sono in grado di dimostrare le loro capacità effettive, il loro vero aspetto fisico e soprattutto la loro vera natura umana.
    E’ stato anche confermato, attraverso l’analisi del DNA e de DNA mitocondriale che Neanderthal e Sanpiens appartengono si a due specie diverse ma con un progenitore comune che risale a circa 700.000 anni fà.
    Mi chiedo se tale periodo sia veramente sufficiente ad impedire che due specie possano incrociarsi e fare figli fertili.
    Negli equidi esistono molti casi di incroci sterili tra le varie specie equine ma anche vari casi di fertilità tra gli ibridi di due specie diverse. In questo caso esistono persino differenze notevoli nel numero dei cromosmi (il numero dei cromosomi dell’uomo moderno e quindi anche del Neanderthal invece, è uguale a quello dello scimpanzè la cui linea evolutiva diverge da quella degli ominidi da oltre 5-6 milioni di anni).
    Un esempio molto evidente è il caso del cavallo domestico (64 cromosomi) ed il cavallo di Przewalskiii (66 cromosomi) che, quando riesce, produce ibridi con 65 cromosomi i quali a loro volta se incrociati tra loro producono cavalli con 64 cromosomi (uno dei cromsomi in dotazione agli ibridi si perde nella divisione dei gameti).
    Se questo è possibile con animali così diversi l’incrocio tra Sapiens e Neanderthal non dovrebbe essere stato così impossibile (non con lo scimpanze in quanto l’inversione di due cromosomi causerebbe incompatibilità alla fecondazione).
    Sull’estinzione del Neanderthal di sicuro l’uomo moderno ha avuto un forte ruolo. Come ci racconta troppo spesso la storia, un popolo conquistatore di solito uccide gli uomini abili, stupra le donne e rende schiavi i sopravvissuti.
    Forse con i neanderthal fu una convivenza meno violenta e meno sistematica ma alla fine il risultato è stato lo stesso.
    Una domanda che ci si pone spesso è se sopravvivono i noi eredità genetiche che risalgano al neanderthal. Le prove genetiche ci dicono di no eppure sono convinto che soprattutto tra le popolazioni europee sopravvivono ancora dei caratteri neanderthaliani. Forse i geni dei Sapiens hanno fortemente diluito e sopraffatto quelli dei Neanderthal al punto che oggi sono indistinguibili o paragonabili a quelli del progenitore comune (gli incroci tra le due specie furono sicuramente limitati) di fatto molti europei (anche italiani) posseggono delle arcate sopraorbitali più o meno pronunciate o nasi enormi forse anche più grandi di quelli dei neanderthal. Sarà un caso?

  3. ReKh gennaio 12, 2010 alle 12:16 pm

    Io butto la un’idea che mi sono fatto documentandomi sulla questione. In tempi molto antichi, un progenitore comune del neanderthal e di altri gruppi di popolazioni arcaiche potrebbero essersi distribuiti in varie aree geografiche del globo (in europa i neanderthal, in africa, in india e in cina altri gruppi), che, nel lungo periodo temporale hanno iniziato ad assumere caratteri fisionomici distinti (tratti somatici, colore della pelle, dei capelli, statura, ecc.). Poi, ad un tratto, da qualche parte (per esempio in cina) potrebbe essere apparsa una specie umana particolarmente evoluta, con caratteristiche somatiche proprie e geni in gran parte dominanti, ebbene, questa specie, può aver iniziato, sempre nel corso della lunga storia evolutiva dell’homo sapiens sapiens, ad accoppiarsi con i vari gruppi esistenti in altre zone geografiche, creando quindi una specie uguale dal profilo della dignità e delle capacità intellettive, ma differente in alcuni tratti somatici.

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