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Archive for settembre 12, 2008

Un UFO (Unidentified Flying Object) fotografato a Firenze nel 2007?

settembre 12, 2008 centroufologicotaranto 1 commento

Un UFO (Unidentified Flying Object) è stato fotografato nel 2007, da una persona che (garantendo l’anonimato) ha illustrato il tutto al sito http://www.ufocasebook.com .Secondo la testimonianza l’oggetto non era visibile alla vista. Dalla foto si può notare un oggetto sferico in alto a destra. Le informazione al momento sono scarne, ma il caso sembrerebbe interessante visto che l’UFO (o presunto tale) è stato immortalato di giorno.

Ecco sotto l’immagine

Categories: UFO

Avvistati Dinosauri “vivi” in Papua Nuova Guinea?

settembre 12, 2008 centroufologicotaranto 14 commenti

L’autore è un australiano che recentemente ha visitato la Papua Nuova Guinea, il quale incontrando i residenti di West New Britain gli è stato detto di avvistamenti nella zona di creature rassomiglianti a due dinosauri. Ecco il suo resoconto. Dagli anni 90 (ndr del secolo scorso), una grande creatura “rettiliforme” è stata avvistata occasionalmente sull’isola di Umbungi (West New Britain). L’isola di Umbungi si trova  sulla costa sud occidentale della West New Britain, tra Kandrian e Gasmata. La creatura è stata avvistata anche sull’isola Alage, a circa 1 km a sud dell’isola di Umbugi. Ho intervistato un ragazzo sull’isola di Umbugi, Robert, che avvistato la creatura tra il 2005/2006. La creatura è stata avvistata nello stesso periodo anche da Tony Avil, che è stato sull’Isola di Umbugi. Robert non parla inglese, per cui è stato utilizzato un interprete. La creatura è stata descritta con una lugna coda e un collo lungo ed era lunga circa 10/15 metri, con un aspetto che ricordava “un enorme canguro” e una testa quella di una tartaruga. Camminava lentamente su due zampe e aveva una pelle liscia, di colore marrone lucido. La parte superiore della testa è stata stimata alta come una casa. La creatura è stata descritta come terribile da guardare, con un avvistamento fatto ad una distanza di circa 50 metri. L’avvistamento è stato effettuato nel tardo pomeriggio ed è stato osservato per un considerevole periodo di tempo (non si è certi del tempo preciso trascorso), mentre la creatura mangiava vegetazione. Robert e Tony hanno seguito la creatura da lontano, la quale si dirisse verso l’acqua dopo aver finito di mangiare. Quando mostro loro il manuale di Hazel Richardson “Dinosaurs and Prehistoric Life”, Robert individua una illustrazione di un “Therizinosaurus Cheloniformis” più corrispondente all’animale osservato, con l’eccezione della testa. L’animale che Robert ha visto aveva

una testa che ricordava più un cavallo che una tartaruga, come mostrato nell’illustrazione di suddetto libro (pag.114). E se fosse questa la meraviglia? In realtà i paleontologi hanno riconosciuto che i resti fossili del Therizinosauro sono incompleti perchè: “le abitudini alimentari del Therizinosauro non sono note, dal momento che nessun cranio fossile è stato trovato” Quindi non mi sorprende che la ricostruzione artistica della testa di un Therizinosauro non sia compatibile con quella vista da Robert e Tony. Nove persone hanno visto il “rettile” fin dai primi anni del 1990, con avvistamenti che si verificano ogni 4-5 anni, di solito intorno a Natale. Forse la creatura è prevalentemente notturna, ciò potrebbe spiegare il piccolo numero di avvistamenti. Due donne dell’isolda di Umbungi hanno visto la creatura da una barca, sul lato meridionale dell’isola (non popolato), che stava in posizione eretta su alcune rocce, in fondo ad una rupe. L’animale è stato visto anche nuotare, tra le isole di Umbungi e Alage, con la testa sopra l’acqua. Sono state riscontrate impronte anche sulla sabbia, le quali ricordano quelle di un anatra. Secondo alcune testimonianze la creatura sarebbe una buona arrampicatrice di rocce ripide. Un altro avvistamento, questa volta di un presunto sauropode, è stato rilevato da Simon Patolkit (predicatore laico per la Chiesa Cattolica sull’isola Awirin) e da sua moglie Margaret, che hanno descritto la creatura rettiliana. La creatura aveva un lungo collo e una lunga coda. L’animale era lungo circa 20 metri e con una larghezza di circa 2 metri. L’animale è stato descritto avere una testa “ovale” come un “dinosauro”. La parte suoeriore della zampe dell’animale erano visibili sopra l’acqua, con la stessa acqua che sosteneva il peso del corpo. La pelle dell’animale è stata descritta come “quella di un coccodrillo” e di colore verde cachi. Aveva una sorte di increspatura cutanea (l’animale era quindi un maschio?). Poteva essere vista sul retro della creatura, che si estende nella parte superiore della testa. Qualcosa è stata vista sporgere dalla parte posteriore della testa della creatura. Durante l’avvistamento, il collo della creatura era in posizione quasi orizzontale. Dettagli degli occhi e bocca della creatura non può essere determinato, anche se gli osservatori sono stati a circa 30/40 metri dall’animale. L’avvistamento si è verificato per circa 30 secondi, fino a quando il rettile non si è immerso nell’acqua. Gli osservatori non hanno sentito nessun suono provenire dalla creatura. L’avvistamento è avvenuto nel 2005. Dalla descrizione dell’animale, sembrerebbe un dinosauro sauropode, tipo Apatosauro.

(Nota Redazione CUT, Centro Ufologico Taranto): non è la prima volta che in zone inesplorate del mondo si sente di avvistamenti di animali che sembrano usciti da un libro di Paleontologia. Per rimanere in tema Papa Nuova Guinea, bisogna dire che in queste zone sarebbero stati avvistati (il condizionale è d’obbligo) anche rettili volanti, molto simili agli Pterosauri. Naturalmente questa notizie sono accattivanti, la zoologia ci insegna che ogni anni vengono scoperte nuove specie viventi oppure “riscoperti” animali che si credevano estinti, esempio su tutti Latimeria (Celacanto), ritenuto estinto da circa 70 milioni di anni e poi ritrovato vivo nel 1938 nelle acque del Madagascar. Per i presunti dinosauri segnalati in Papa Nuova Guinea solo delle tracce concrete, come escrementi, uova, carcasse o altro può avallare la tesi che per davvero esistono animali del Mesozoico in quesi posti, ancora inesplorati. Per il momento restano curiosità (purtroppo) senza prove.

Articolo completo (in inglese) su: http://creationontheweb.com/content/view/5847/

Categories: CRIPTOZOOLOGIA

410 giorni senza macchie solari, l’IPS cambia previsione

settembre 12, 2008 centroufologicotaranto 16 commenti

L’attuale minimo solare continua a creare non poche difficoltà alla comunità scientifica, tanto da costringere uno dei più importanti centri di ricerca mondiali (l’IPS australiano) a posticipare di ben sei

 mesi l’inizio del 24° ciclo. Una scelta che arriva in concomitanza con l’ultimo dato relativo ai cosiddetti “spotless days”, che ad oggi (22 Agosto) hanno raggiunto il numero di 410. Nell’ultimo secolo solo i cicli 19, 17, 16, 15 e 14 hanno fatto peggio, con, rispettivamente, 446, 568, 534, ~1019 e ~931 giorni senza macchie solari. A detta di molti esperti se le previsioni verranno rispettate i picchi del 19°, 17° e 16° ciclo potrebbero essere agevolmente battuti, facendo dell’attuale minimo uno dei più critici degli ultimi tre secoli. A sostegno delle pessime previsioni arriva un altro piccolo record: 32 spotless days consecutivi, rilevati tra il 22 Luglio e il 22 Agosto. Si tratta di una delle serie più lunghe dal 1849.

Sopra grafico mostrante i giorni senza macchie solari dal 10° ciclo ad oggi

Sopra le previsioni dell’SIDC belga, per adesso le più affidabili 

Il sole continua a dare grossi grattacapi ai principali centri di ricerca mondiali, basti pensare che il Radio and Space Services australiano si è visto costretto a posticipare di ben 6 mesi l’inizio ufficiale del 24° ciclo. Una correzione di notevole portata, che se rispettata dilaterebbe l’attuale minimo fino al Giugno 2009, facendolo diventare uno dei più lunghi mai osservati. Previsioni ancor più pessimistiche per l’SIDC belga (fin’ora il più affidabile), che non prevede attività solare apprezzabile prima dell’autunno del prossimo anno. La proiezione più ottimistica resta quella della NASA, orientata nel dare lo start al nuovo ciclo entro la fine del prossimo inverno. Va però precisato che l’ente spaziale americano ha già corretto pesantemente la sua prima previsione, datata Marzo 2006, posticipandola di oltre un anno. Se alla luce delle ultime proiezioni australiane ed europee dovesse modificarla ancora, non solo rappresenterebbe un duro colpo all’immagine dell’Ente, ma ufficializzerebbe in modo definitivo l’eccezionalità dell’attuale minimo solare.

Quanto detto fin’ora trova conferme negli ultimi dati relativi ai cosiddetti “spotless days”, letteralmente giorni senza macchie solari. L’attuale minimo solare ne conta già 410, il numero più alto degli ultimi 50 anni e tra i più alti del secolo. Solo i cicli 19°, 17°, 16°, 15° e 14° si sono comportati peggio, palesando, rispettivamente, 446, 568, 534, ~1019 e ~931 giorni senza macchie solari. Se le proiezioni citate ad inizio articolo dovessero avverarsi gli spotless days potrebbero essere ancora centinaia, col concreto rischio di battere i picchi dei minimi 19, 17 e 16. Una prospettiva inquietante, se pensiamo che oltre le 700 unità troviamo solo i cicli appartenenti al cosiddetti “minimi pluridecadali”, in corrispondenza dei quali la temperatura media terrestre ha subito significative diminuzioni.

Un altro dato preoccupante uscito dalle ultime osservazioni del SIDC belga è quello relativo al numero consecutivo di giorni senza sunspots. Dal 22 Luglio ad oggi il sole non ha prodotto alcuna macchia solare, vale a dire una serie di 32 giorni destinata, con molta probabilità, ad allungarsi ulteriormente. Se andiamo a guardare la speciale classifica degli spotless days consecutivi dal 1849 ad oggi, scopriamo che l’attuale serie si pone al 22° posto su 72, a sole 10 unità dalla decima piazza. Non è casuale che le prime 20 posizioni siano quasi tutte occupate da minimi appartenenti alla fascia temporale 1849-1920, con la sola eccezione del periodo 13 settembre-24 ottobre 1996. Il record assoluto spetta al ciclo 15, quando si registrarono 92 giorni consecutivi senza macchie. Prima del 1849 sembra che si siano toccati 140 giorni durante il ciclo numero 5, precisamente tra il 24 ottobre 1822 e il 12 marzo 1823.

Fonte: http://www.3bmeteo.com/blog/2008/08/editoriale/272/

Categories: ASTRONOMIA

Stelle, la verità sulla fine di Eta Carinae

“Esiste una classe di esplosioni stellari che abbiamo registrato in altre galassie delle quali non conosciamo le cause, ma di cui Eta Carinae è il prototipo”, ha affermato l’astronomo dell’Università della California a Berkeley Nathan Smith, che ha condotto una ricerca su questa stella della nostra galassia, di cui riferisce i risultati in un articolo pubblicato sull’ultimo numero di “Nature”.

Eta Carinae (η Car) è una massiccia e calda stella variabile visibile nell’emisfero Sud, che dista 7500 anni luce dalla Terra, all’interno di una nursery di stelle giovani nota come Nebulosa Carina. Nel 1843 si “illuminò” notevolmente diffondendo poi attorno a sé una nube di gas e polveri (conosciuta come Homunculus nebula) che, – si riteneva finora – spinta dai vento stellari, si sposta a una velocità di 650 chilometri al secondo, più lentamente quindi di quanto fa il “guscio” espulso da una supernova.

Grazie alle osservazioni condotte con il telescopio da otto metri Gemini South e con quello da quattro metri di Cerro Tololo, Smith è riuscito a identificare sottili filamenti di gas che si muovono cinque volte più velocemente degli altri resti di quell’antica esplosione: una velocità incompatibile con la mera azione dei venti stellari, la cui capacità di sospingere alla velocità indicata le altre polveri e gas era in realtà considerata già  ai limiti del possibile.

“Queste osservazioni ci costringono a modificare la nostra interpretazione di ciò che successe nell’esplosione del 1843. Invece di un vento stellare costante da brillamento che avrebbe sospinto gli strati esterni dell’astro, sembra che ci sia stata un’esplosione iniziata nelle regioni interne e profonde della stella che hanno espulso quelle esterne. Si tratta di un nuovo tipo di meccanismo all’origine di esplosioni di questo tipo”, ha osservato Smith.

In tal caso, prosegue l’autore è verosimile che il fenomeno si ripeta periodicamente: “Un tempo probabilmente Eta Carinae aveva una massa 150 volte superiore a quella del Sole mentre ora è pari a 90/100 volte, avendo perso probabilmente 10 masse solari nell’ultima esplosione, quella del 1843. Queste esplosioni possono essere il modo principale con cui stelle massicce perdono gli strati esterni di idrogeno prima di morire”.

Eta Carinae, secondo l’autore, starebbe perdendo circa 10 masse solari ogni migliaio di anni e sarebbe vicina alla propria fine, al pari di altre luminose stelle blu variabili, che hanno trasformato quasi tutto l’idrogeno del loro nucleo in elio: se questo tipo di stelle esplodesse disponendo ancora di ampi strati esterni di idrogeno attorno al nucleo di elio, la supernova che ne risulterebbe apparirebbe molto differente da quella prodotta da una stella che ne fosse priva, avendo consumato completamente quell’elemento.

“Questo potrebbe essere un importante indizio per la comprensione delle ultime violente fasi della vita delle stelle massicce”, ha concluso Smith, ricordando che gli astronomi non sono ancora in grado di prevedere con accuratezza il destino di stelle che abbiano una massa superiore a 30 masse solari: “Osservando altre galassie, si sono viste stelle simili a Eta Carinae che diventano più brillanti, ma non tanto quanto una vera supernova. Non sappiamo che cosa siano e che cosa possa renderle così brillanti senza distruggerle completamente”.

Fonte: http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/La_verita_sulla_fine_di_Eta_Carinae/1333182

Categories: ASTRONOMIA