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Archive for Novembre 14, 2008

Misteriosa aurora luminosa su Saturno confonde gli scienziati

Una splendida luce apparsa su Saturno sta confondendo e meravigliando gli scienziati, in quanto si comporta in maniera diversa da tutte le altre aurore planetarie conosciute nel sistema solare. Il bagliore verde-blu è stato scoperto sopra gli anelli del pianeta, nei pressi del polo nord di Saturno. E come su polo nord della Terra si illumina. “Non abbiamo mai visto un’aurora simile a questa“, ha detto Tom Stallard, scienziato che lavora nell’Università di Leicester, col compito di studiare i dati che provengono dalla sonda Cassini. “Questa aurora copre uno spazio enorme attorno al polo nord di Saturno. Quello che si ipotizza, vedendo il comportamento di questa aurora, è quello che questa zona sia vuota. E proprio per questo motivo che l’accertamento che anche in questa zona ci siano aurore è davvero una sorpresa piacevole“. La nuova aurora (rilevata agli infrarossi) appare in una regione nascosta ed è stata catturata dal NASA’s Hubble Space Telescope. Cassini ha poi osservato ciò quando è passato vicino alla regione polare di Saturno. Attraverso la luce ad infrarossi, si nota che l’aurora talvolta riempie la regione di circa 82 gradi di latitudine nord, talvolta oltre il polo nord stesso. Questa nuova aurora è anche in costante evoluzione e sparisce in un periodo di tempo di 45 minuti. ” Vi è qualcosa di speciale e di imprevisto, su questa magnetosfera planetaria e il modo in cui interagisce con il vento solare e l’atmosfera del pianeta“, afferma lo scienziato Cassini, Nick Achilleos, presso la University College London. La missione Cassini-Huygens è un progetto di cooperazione tra la NASA, l’Agenzia Spaziale Europea e l’Agenzia Spaziale Italiana.

Sintesi e traduzione (dall’inglese) da http://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-1085354/Mysterious-glowing-aurora-Saturn-confounds-scientists.html

Sotto la foto della misteriosa “aurora luminosa” sul polo nord di Saturno

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Categories: ANOMALIE DELLO SPAZIO

Fotografato il primo pianeta extrasolare

form2Dopo otto anni di tentativi, un gruppo di ricercatori dell’Università di Berkeley (California-Usa) è riuscito finalmente a fotografare un pianeta extrasolare che potrebbe essere per lo più solido, quindi più simile alla Terra rispetto a tutti quelli scoperti finora. Si trova a soli 25 anni luce da noi e, probabilmente, possiede una massa simile a quella di Giove. L’oggetto orbita attorno alla stella Fomalhaut a una distanza che corrisponde a circa 4 volte quella che vi è tra Nettuno e il nostro Sole, che è di circa 4 miliardi e mezzo di chilometri. Al momento al pianeta è stato dato il nome di Fomalhaut b e, stando alle prime indicazioni, potrebbe essere circondato da un gruppo di anelli simili a quelli che Giove possedeva prima che il materiale si addensasse nei noti satelliti galileiani.

“Già nel 2005 avevamo avanzato l’ipotesi che l’anello di polveri che circonda la stella potesse ospitare un grosso pianeta, in quanto avevamo osservato un punto particolarmente privo di materiale. Ciò poteva significare che un pianeta aveva aggregato a sé gli oggetti che riempivano quello spazio. Ora, finalmente, abbiamo la prova visiva che là davvero esiste un pianeta”, ha spiegato Paul Kalas, responsabile della ricerca, che è pubblicata su Science.

Nella maggioranza dei casi i pianeti extrasolari non vengono cercati attraverso fotografie, in quanto gli strumenti oggi in possesso difficilmente riuscirebbero a identificarli vicino alle loro stelle, ma attraverso tecniche che sfruttano il calo di luce che essi causano alla propria stella quando passano loro davanti. Oppure attraverso metodi che rilevano le alterazioni della traiettoria delle stelle attorno a cui orbitano, in seguito dell’attrazione gravitazionale che i pianeti esercitano.

I tentativi di fotografare i pianeti sono stati fatti solo all’infrarosso puntando i telescopi verso stelle giovani nella speranza di osservare pianeti in formazione ancora caldi. Nel caso di Fomalhaut b però si è cercato in luce visibile e per questo il risultato è considerato eccezionale. A onor di cronaca già in un altro caso il Telescopio Gemini posto alle Hawaii aveva fotografato un probabile pianeta extrasolare, ma questi ha una massa di 8-9 volte quella di Giove e quindi si avvicina di più alle “nane brune” (oggetti che sono una via di mezzo tra i pianeti e le stelle), che non a un vero pianeta.

“Fomalhaut b si trova all’interno di una fascia di polveri così ricca che è assai probabile che esso sia per lo più roccioso o per lo meno abbia un nucleo solido assai consistente”, ha detto Eugene Chiang, coautore della ricerca.

Le speranze di trovare vita su quel pianeta tuttavia, sono quasi nulle. La sua stella infatti, possiede solo 200 milioni di anni e vivrà per non più di un miliardo di anni, troppo poco perché sul pianeta si inneschino le condizioni per sostenere la vita (il nostro Sole ha 4,5 miliardi di anni e vivrà per un tempo altrettanto lungo). La breve vita della stella fa si che essa sia 16 volte più luminosa rispetto al nostro Sole e che la luce sul pianeta appaia simile a quella della nostra stella che si osserva da Nettuno, anche se Fomalhaut b si trova ad una distanza 4 volte superiore dalla sua stella madre.

In questi giorni giunge un’altra scoperta di pianeti extrasolari, che verrà anch’essa pubblicata su Science. Si tratta di una vera e propria famiglia di pianeti portata alla luce dal telescopio Gemini. Grazie ad esso infatti, ricercatori del Lowell Observatory hanno messo in luce che attorno alla stella HR 8799 vi sono ben tre pianeti che hanno un’età di circa 60 milioni di anni. Secondo alcune stime essi dovrebbero avere una massa di 7, 10 e 10 volte quella di Giove ed avere un diametro compreso tra il 20 e il 30% superiore al nostro pianeta gigante.

Ad oggi i pianeti extrasolari scoperti sono 322 ed orbitano attorno a 276 stelle. Ma c’è da essere certi, si è solo all’inizio.

Fonte: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/scienza_e_tecnologia/astrofisica/pianeta-come-terra/pianeta-come-terra.html

Sotto ricostruzione artistica del pianeta

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Categories: ASTRONOMIA

DNA rivela: i Fenici “papà” dei siciliani

ori36 Se siete in Sicilia ed entrate in un posto affollato, guardatevi intorno: un antico fenicio, almeno uno, è vicino a voi. Perché un siciliano su diciassette, ancora oggi, nel suo patrimonio genetico porta un cromosoma Y che deriva direttamente dai maschi d’una delle più antiche e misteriose civiltà mediterranee. La rivelazione è contenuta in uno studio che un gruppo di ricercatori, finanziato da Ibm e National Geographic, ha pubblicato sull’American Journal of Human Genetics: ci sono alcuni popoli del Mare Nostrum, e fra questi Cipro, la Tunisia e appunto la Sicilia, in cui la mappa genetica ha conservato le caratteristiche di quei navigatori che ci lasciarono in eredità l’alfabeto, la porpora, l’arte di decorare.

L’INDAGINE - Un po’ lo immaginavamo: i resti della civiltà fenicia sopravvivono dal Libano alla Spagna e, anche in Sicilia, ci vollero i Romani e le Guerre puniche a chiudere la lunga dominazione di Cartagine sull’isola. Ora, lo certifica un’indagine condotta per tre anni sul Dna di circa 100mila persone: «In ogni classe scolastica – dice Daniel Platt, uno dei ricercatori – c’è almeno un bambino che possiamo definire discendente diretto dei Fenici. Lo possiamo dire con certezza solo dei maschi, perché il cromosoma che abbiamo studiato si tramanda quasi intatto di padre in figlio. È con lo stesso procedimento che, qualche anno fa, abbiamo ricostruito in Asia gli spostamenti delle armate di Gengis Khan».

«ABILI MERCANTI» – Come poi fossero questi avi semiti, duemila anni avanti Cristo, non lo sappiamo bene. La koiné, la comunanza fenicia oggi riguarda tre continenti, quindici Paesi, settanta città. Segni del loro passaggio sono stati trovati perfino in Irlanda e nella Guinea Equatoriale. Però le loro tracce su papiro sono naufragate, assieme alla loro civiltà. E soltanto i contemporanei e i posteri, gli assiri e i persiani e gli egizi, ce li descrivono in varie testimonianze: abili mercanti, pratici, furbi, con una certa fama di veloce disonestà nelle trattative. Ma anche raffinati, amanti del bello: furono loro a insegnare l’arte del commercio ai greci, o la decorazione delle placche d’avorio (oggi sostituita dall’argento e dal rame) con incisioni, smalti, oro e pietre colorate, un sistema di lavorazione ancora diffuso fra gli arabi.

NECROPOLI – La curiosità su questa civiltà riemersa è molta. Proprio in questi giorni a Tiro, in Libano, sta venendo alla luce una gigantesca necropoli che un gruppo d’archeologi dell’Università di Barcellona definisce «la più importante fonte d’informazioni su questo popolo». Il cimitero si trova all’ingresso orientale della città: fu localizzato nel 1997, gli scavi erano cominciati nel 2004, ma due anni fa la guerra fra Hezbollah e Israele aveva bloccato tutto. Adesso, spuntano meraviglie: un centinaio d’urne funerarie, molte ancora sigillate, i segni della cremazione dei corpi. Con Biblos, Sidone e Beirut, Tiro fu una dei grandi centri fenici: «Avere trovato la necropoli qui – spiegano gli archeologi – ci aiuterà a sapere che cosa mangiavano, come vivevano, quanto ricchi fossero, che funerali celebrassero». E magari capire che cos’è rimasto di loro, nei siciliani d’oggi.

Fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_novembre_13/fenici_811ab8ac-b1aa-11dd-a7b7-00144f02aabc.shtml

Categories: ANOMALIE DELLA STORIA