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Archive for Febbraio 2009

Scoperto il segreto del pesce dalla “testa trasparente”

149a42d06e6d3fUn pesciolino di piccole dimensioni è riuscito a mettere in crisi un’esperta commissione di ricercatori statunitensi che da anni cercano di spiegare scientificamente l’assolutamente singolare peculiarità di questo esemplare unico al mondo: il pesce è stato soprannominato Barrel fa parte di una specie che si distingue da tutte le altre per la trasparenza della testa.

Come è possibile vedere dalle immagini infatti, la testa di questo straordinario pesciolino è completamente trasparente e permette di vederne perfettamente l’interno.
Sono visibili tutti gli organi racchiusi all’interno del capo che grazie alla luce che filtra attraverso l’acqua assumono un colore violaceo.

Il fenomeno è stato spiegato dai ricercatori come uno strano gioco di luci e ombre, permesso dagli occhi tubolari del pesce che permettono a raccogliere e immagazzinare la luce. Il nome scientifico di questo straordinario pesce è Macropinna Microstoma mentre il primo esemplare ad essere mai stato trovato, senza che fino ad oggi si riuscisse a studiarne la conformazione fisica, risale al 1939.

Fonte: http://magazine.ciaopeople.com/News_WorldInfo-1/Ambiente-12/Biologi_studiano_il_pesce_trasparente-7943

Sotto immagini ingrandite dello strano animale

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Categories: CRIPTOZOOLOGIA, SCIENZA

Scoperta in Africa la più antica impronta umana: ha 1,5 milioni di anni

15-million-footprints-uncover_1Un gruppo di impronte fossili rivenute in Kenya dimostrano che gli antenati dell’uomo hanno iniziato a camminare in modo identico al nostro, con un piede anatomicamente moderno, 1,5 milioni di anni fa. L’impronta è stata lasciata da un Homo ergaster, il primo degli ominini dotato delle stesse proporzioni corporee di H. sapiens. La scoperta è frutto di uno studio condotto da ricercatori della Rutgers State University of New Jersey, e della Bournemouth University, in Gran Bretagna, che viene pubblicato come storia di copertina da “Science”.

Le orme sono state scoperte in due strati sedimentari risalenti a 1,5 milioni di anni fa in prossimità della località di Ileret nel nord del Kenya. Queste straordinarie impronte recano traccia della forma e della struttura dei tessuti molli, dati che non è possibile ricavare dai resti fossilizzati delle ossa.

Per eseguire il confronto con le impronte dell’uomo moderno e con quelle di altri antichi ominini, le tracce di Ileret sono state scandite e digitalizzate.

Come spiegano nell’articolo Matthew Bennett, John W.K. Harris e collaboratori, lo strato sedimentario superiore conteneva tre serie di tracce: due di due orme ciascuna, e una di sette impronte, più alcune altre impronte sparse. Un secondo strato sedimentario, cinque metri più profondo, conservava una serie di due impronte più un’impronta isolata, probabilmente dovuta a un ragazzo.

In questi campioni, l’alluce appare parallelo alle altre dita del piede, inoltre l’impronta mostra un arco plantare molto pronunciato, simile a quello dell’uomo moderno, e dita corte, adatte a una stazione eretta con andatura bipede usuale. Dimensioni, spaziatura e profondità delle impronte hanno permesso di avanzare ipotesi sull’andatura, il peso e l’altezza del soggetto, tutti risultati confrontabili con quelli dell’uomo moderno. Le impronte dell’adulto indicano in particolare una persona di un’altezza di 1,75 metri.

“Queste impronte, unite ai dati ricavati da altri reperti archeologici, suffraga l’ipotesi di un ominino con un vasto raggio d’azione e una dieta di qualità superiore, e ci dà un quadro della paleobiologia di Homo erectus che suggerisce un cambiamento negli adattamenti culturali e biologici rispetto agli ominini precedenti”, ha osservato Harris.

Diverse altre impronte fossili di ominidi sono state scoperte nei decenni scorsi, le più famose delle quali sono quelle trovate nel 1978 da Mary Leakey a Laetoli, in Tanzania, che risalgono a ben 3,6 milioni di anni fa. Queste, attribuite a un possibile più antico antenato dell’uomo, Australopithecus afarensis, indicavano una postura eretta e un andatura bipede, ma l’arco plantare era molto meno accentuato e gli alluci erano divergenti. (gg)

Fonte: http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/Le_più_antiche_orme_di_un_piede_moderno/1337334

Categories: PALEONTOLOGIA

Antartide: trovate misteriose montagne sotto il ghiaccio

_45110007_antarctica_466inLONDRA – Una catena montuosa grande quanto le Alpi con picchi di oltre 3.000 metri sopra il livello del mare si nasconde sotto una coltre di ghiaccio spessa quasi quattro chilometri in Antartide. A confermarne l’esistenza e le straordinarie dimensioni è stato un progetto internazionale di rilevamento geografico guidato dalla British Antarctic Survey, la cui scoperta ora solleva una serie di interrogativi su come la coltre glaciale si sarebbe formata senza erodere il sistema montuoso.

La catena di Gamburtsev – così fu battezzata dall’equipe di ricercatori sovietici che per la prima volta la identificarono una cinquantina di anni fa senza però arrivare a calcolarne le impressionanti dimensioni – sarebbe lunga circa 800 chilometri e spessa circa 400, con picchi di oltre 3.000 metri e valli a 1.000 metri sotto il livello del mare. A lasciare a bocca aperta gli scienziati – che per diverse settimane hanno mappato la catena montuosa con l’aiuto di radar e sensori magnetici in una temperatura media di -30 gradi – è stata non soltanto l’estensione, ma la forma stessa delle montagne, appuntite e per nulla erose proprio come le Alpi.

La catena di Gamburtsev sarebbero infatti il nucleo intorno al quale la coltre glaciale dell’Antartico orientale, la più grande riserva di ghiaccio del pianeta con un’estensione di 7,7 milioni di chilometri quadrati, si sarebbe formata. A lasciare perplessi gli scienziati è il fatto che se il ghiaccio si fosse formato lentamente come fino ad ora si era ipotizzato, le montagne apparirebbero decisamente più arrotondate per effetto dell’erosione. “Sapevamo che si trattava probabilmente di una regione elevata, ma non ne conoscevamo l’aspetto. Ora sappiamo che questa catena montuosa ha non solo le stesse dimensioni delle Alpi, ma anche lo stesso aspetto, con picchi e valli all’apparenza ‘nuove’”, ha dichiarato al Guardian Fausto Ferraccioli, un geofisico italiano della British Antarctic Survey, aggiungendo: “La presenza dei picchi e delle valli potrebbe indicare che il ghiaccio si è formato molto velocemente. Non sappiamo come spiegarlo. Il prossimo passo ora é analizzare i dati e cercare di comprendere meglio”. Un altro grosso punto interrogativo è la collocazione della catena montuosa.

Montagne così alte, che normalmente nascono dalla collisione tra due placche tettoniche, non dovrebbero trovarsi nel mezzo di un continente così antico. “Siamo nel mezzo di un cratone precambriano e non dovrebbero esserci delle montagne”, ha fatto notare Ferraccioli. Gli scienziati, quando avranno terminato il rilevamento dell’intera catena montuosa, proseguiranno le loro ricerche studiando gli strati di ghiaccio per capire meglio come si sia formato e ottenere dati relativi ai cambiamenti climatici del pianeta.

Fonte: http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_902658900.html

In alto (a sinistra) e sotto alcune immagini della posizione delle colossali catene montuose

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Categories: MISTERI, SCIENZA

Archeologia: scoperti i sigilli reali di Ezechiele

tuba1Gerusalemme, 25 feb. – (Adnkronos) – Un grande edificio che risale all’epoca del primo tempio di Gerusalemme, che custodiva un’incredibile quantita’ di iscrizioni, e’ stato scoperto da un’equipe archeologica condotta da Zubair Adawi, su incarico dell’Israel Antiquities Authority, nel villaggio di Umm Tuba, nella parte meridionale di Gerusalemme, prima dei lavori di costruzione effettuati da un’impresa privata. Considerando l’area limitata dello scavo e la natura rurale della struttura che e’ stata portata alla luce, gli archeologi sono rimasti sorpresi nel ritrovamento di tante impronte di sigilli reali che risalgono al regno di Ezechiele, re di Giudea (fine dell’VIII secolo a.C.). La notizia della eccezionale scoperta e’ stata annunciata dal sito on line Israele.Net.

Quattro impronte di tipo ”Lmlk” sono state scoperte sui manici di grandi otri che erano usati per conservare vino e olio nei centri amministrativi reali. Sono stati trovati insieme alle impronte dei sigilli di due alti ufficiali di nome Ahimelekh ben Amadyahu e Yehokhil ben Shahar, impiegati nel governo del regno. Il sigillo Yehokhil era stato impresso su una delle impronte ”Lmlk” prima che il vaso fosse cotto in un forno: si tratta del caso molto raro in cui due impronte del genere appaiono insieme su un unico manico.

Un’altra iscrizione ebraica e’ stata scoperta su un frammento del collo di un vaso che risale al periodo asmoneo: si tratta di una sequenza alfabetica che venne incisa con un sottile stilo di ferro sotto il bordo del vaso, nella scrittura ebraica caratteristica dell’inizio del periodo asmoneo (fine del II secolo a.C.). Le lettere da hey a yod e una piccola parte della lettera kaf risultano conservate sul frammento.

Fonte: http://www.adnkronos.com/IGN/Cultura/?id=3.0.3054139368

In alto  (a sinistra) uno dei sigilli ritrovati

Categories: ARCHEOLOGIA

UFO: il drammatico “caso Ferri” del 1984

19841009italypolcanto02Polcanto, nota località mugellana nel comune di Borgo San Lorenzo, nel 1984 fu teatro del caso – ben conosciuto negli ambienti ufologici – che coinvolse il signor Isidoro Ferri e il suo cane. Esattamente a tre chilometri dal paese, in via Tassaia, il signor Ferri, sua moglie, la figlia e il figlio, vivevano a “Villa La Radicchia”, dove l’uomo era custode. Durante la notte fra il 9 e il 10 ottobre, verso le 3, una luce molto potente colpì la finestra della camera in cui il Ferri dormiva; siccome l’uomo non chiudeva mai gli scuretti e la finestra era priva di persiane e tende, il violento fascio di luce lo svegliò. Nella stessa stanza dormiva anche il figlio, il cui sonno non fu interrotto, mentre la moglie si trovava in un’altra camera per assistere la figlia, in quei giorni malata. Senza alzarsi dal letto Isidoro Ferri guardò fuori e vide sulla cima di una ripetta al di là di via Tassaia, quindi a circa quaranta metri di distanza, una sagoma dalle forme umane, eretta, piuttosto imponente, dalla cui testa (o casco) partiva il forte raggio luminoso. Dopo pochi istanti quella “presenza” sparì, e al suo posto apparve una strana sorgente di luce non perfettamente definita, di colore rosa e costituita da tre “getti luminosi” rivolti al suolo che sembravano originati da una “linea” scura orizzontale, al di sopra e a destra di cui però non si osservava niente a causa delle fronde degli alberi. Dopo un paio di minuti anche quel fenomeno svanì improvvisamente e al suo posto una diffusa luce bianchissima e abbagliante prese ad avanzare verso la villa illuminando a giorno la strada, gli alberi e il parco. Quando anche la facciata dell’immobile fu inondata dal bagliore, l’uomo, ormai intimorito, fece per avvicinarsi alla finestra, forse per chiudere almeno gli scuretti, ma a circa mezzo metro dall’apertura si sentì paralizzato, incapace di muoversi e di gridare. Subito dopo la luce si ritirò verso la zona da cui era scaturita, il Ferri poté riprendere il controllo dei propri movimenti e si avvicinò alla finestra. Una volta svanita la luce, nello stesso punto apparve una sfera di colore rosso “incandescente”, dalle dimensioni di circa due o tre metri, la cui luminosità rimaneva confinata entro di essa, senza illuminare l’ambiente circostante. Proprio l’osservazione della sfera provocò al custode della villa un marcato fastidio agli occhi, tanto da non poterla fissare a lungo. Dopo pochi istanti comunque l’oggetto si sollevò e cominciò ad evoluire in direzione sud-ovest, risalendo la collina e sparendo dalla visuale al di là del crinale. Il cane non ha mai abbaiato durante l’evento, ma in seguito al presunto incontro ravvicinato si ammalò gravemente, iniziò a rifiutare il cibo e ben prestò mori. Il signor Ferri ha riferito di una sensazione di strano silenzio durante i cinque minuti totali del fenomeno. I carabinieri, intervenuti dopo la segnalazione, trovarono in un prato poco sopra la zona dell’avvistamento tre depressioni circolari di circa dieci centimetri di diametro e tre di profondità disposte a triangolo . Non fu invece rilevata alcuna traccia di radioattività. Interessante il fatto che altri testimoni notarono quella notte una luce rossa in cielo.

Fonte: http://www.055news.it/notizia.asp?idn=5993

A sinistra (in alto) e sotto la ricostruzione degli “esseri” incontrati dal Ferri

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Categories: MISTERI, UFO

Trovata una nuova spiegazione naturale per alcuni avvistamenti UFOs

090223-ilan-sprite-02Misteriosi avvistamenti di UFOs possono andare di pari passo con un enigmatico fenomeno naturale, noto come “Sprite” (Elfi), chiarori nell’alta atmosfera innescati da un fulmine. La danza di luce (o di luci) che appare sopra le tempeste, fu riportata a lungo nella storia, ma solo nel 1989, grazie ad un accidentale registrazione fotografica, i ricercatori hanno avuto la possibilità di investigare e di approfondire. “I raggi del fulmine esercitano sulla cima un campo elettrico, producendo un “flash” chiamato elfo“, ha detto Colin Price, geofisico presso l’Università di Tel Aviv, Israele. “Adesso ho capito che si tratta di un tipo specifico di scarica elettrica, che inizia con la produzione dei cosiddetti elfi“. I ricercatori hanno rilevato i chiarori tra le 35 e le 80 miglia (56-129 chilometri) dal suolo, ben al di sopra delle 7 e 10 miglia (11-16 chilometri), dove i fulmini sono solito formarsi. Gli elfi possono assumere la forma di sfere elettriche che passano veloci, anche se riprese precedenti hanno suggerito linee o ramificazioni. La causa e la funzione del chiarore rimane ancora nebulosa, ma Price suggerisce che potrebbe spiegare alcune relazioni sugli UFOs, che sono apparse nel corso degli anni. Essa può fornire qualche consolazione per gli appassionati di UFOs, delusi da frodi ufologiche nel passato. I piloti di aerei commerciali e jets militari, assieme agli astronauti, hanno riferito in precedenza di avvistamenti di elfi, assieme al differente, ma ugualmente misterioso fenomeno conosciuto col nome di “Blue Jets”. Price e i suoi colleghi si sono focalizzati sul tema “Elfi Invernali”, che appaiono solo nell’emisfero settentrionale, durante i mesi invernali. Telecamere controllate a remoto (ndr a distanza), montate sopra i tetti, individuano tempeste che producono “elfi” sopra il Mar Mediterraneo. Tecniche di triangolazione hanno consentito ai ricercatori di calcolare le dimensioni degli “elfi”. Le candele di “elfi” raggiungono le 15 miglia di altezza, mentre il raggruppamento di “elfi” raggiunge le 45 miglia di larghezza. “Essi appaiono come una enorme festa di compleanno“, riferisce Price. Gli “elfi” possono avere qualche effetto sullo strato di ozono della Terra, ma i ricercatori sospettano che l’impatto globale è limitato.

Fonte: http://www.livescience.com/space/090223-ufos-sprites-explained.html

In foto di apertura una immagine di un misterioso “Sprite”

Sotto altre immagini enigmatiche

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Sopra fenomeno chiamato “blue jets”

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Sopra un “Red Sprite”

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Sopra ricostruzione di un”Elfo”

Categories: MISTERI, UFO

Scoperti in Sudan i resti dell’asteroide che ha colpito la Terra il 7 Ottobre scorso

frammento_b1-180x140MILANO - Sono stati finalmente trovati i frammenti dell’asteroide disintegratosi nell’atmosfera sopra il Sudan il 7 ottobre scorso. Il piccolo corpo cosmico, battezzato «2008 TC3», aveva un diametro di cinque metri ed era stato scoperto il giorno precedente: era la prima volta che un oggetto veniva trovato mentre stava precipitando sulla Terra. Appena venti ore prima, infatti, e fortuna ha voluto che le sue dimensioni fossero contenute e che la sua natura risultasse di debole costituzione. Così si sbriciolò in molti frammenti creando varie scie nel cielo. Un pilota su un aereo di linea della KLM lo avvistava raccontando di una palla di fuoco che solcava l’aria e il satellite meteorologico Meteosat-8 lo seguiva dallo spazio.

ANALISI IN CORSO ALLA NASA - Da quel momento un gruppo di ricercatori dell’Università di Khartoum si mise alla caccia e la Nasa forniva i dati necessari. Alla battuta partecipava anche Peter Jenniskens del SETI Institute di Mountain View, in California. Alcuni frammenti venivano infine rinvenuti in zone desertiche e consegnati al Jet Propulsion Laboratory della Nasa per le indagini ancora in corso. Nei giorni scorsi Lindley Johnson, direttore del Near-Earth Object Program della Nasa, ha ricostruito la storia del rarissimo evento e presentato le prime foto dei reperti durante la riunione delle Nazioni Unite tenuta a Vienna e dedicata ai problemi spaziali, soprattutto legati alla spazzatura cosmica. Le analisi dei frammenti sono ora in pieno svolgimento e «possono raccontare – ha spiegato Johnson – le condizioni in cui ritrovava il sistema solare nelle prime epoche della sua formazione come la temperatura e la composizione chimica».

Fonte: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_febbraio_20/frammenti_asteoride_sudan_giovanni_caprara_cb5dd948-ff53-11dd-a1d5-00144f02aabc.shtml

Categories: ASTRONOMIA, ESOBIOLOGIA

Nuove e interessanti teorie sulla vita extraterrestre e la sua creazione

dna3A volte, per insistere troppo ciecamente a voler dimostrare una tesi, si finisce per dimostrare il suo esatto contrario. Il professor Davies, fisico dell’università della Arizona, ha sostenuto al recente simposio della AAAS (American Association for the Advancement of Science) la possibilità che la vita si sia sviluppata sulla terra più di una volta, e che i discendenti di questa prima “genesi” sopravvivano oggi in quella che lui ha chiamato una “biosfera ombra”, nella forma di strutture chimiche primarie intrappolate in alcuni fra i terreni più inospitali della terra, come deserti, laghi salati, zone con temperature o pressioni estreme. Tali “resti di un’altra vita” potrebbero essere sfuggiti alla nostra attenzione, secondo Davies, perchè sono forme biologiche basate su una struttura molecolare diversa da quella che noi normalmente riconosciamo nelle forme viventi. “La vita potrebbe essere basata sul DNA o RNA – ha detto Davies – ma con un codice genetico leggermente diverso, o con diversi aminoacidi”. Ma lo scopo di Davies va ben oltre la semplice scoperta di eventuali resti di tipo biologico: “Personalmente, mi interessa solo stabilire se la vita ha avuto luogo più di una volta. Se scoprissimo che si è creata due volte dal nulla, significa che questo deve essere successo dappertutto nell’universo. L’universo sarebbe formicolante di vita, con ottime probabilità che noi non siamo soli.” A sua volta Davies sostiene che tali forme di vita “arcaiche” potrebbero aver avuto origine su altri corpi celesti. Siamo quindi alla famosa Equazione di Drake – che calcola statisticamente le probabilità che la vita sia nata anche altrove nell’universo – con la base di partenza moltiplicata per due. Non è una differenza da poco, poichè una base di partenza doppia accrescerebbe queste probabilità di un’intera magnitudine. “Se potessimo creare molecole che si comportano come esseri viventi – ha detto Davies – potremmo metterci a cercarle nell’ambiente circostante”. Quasi a proseguire il suo discorso, il professor Brenner dell’università della Florida ha dichiarato: “Annunciamo oggi il primo esempio di sistema chimico sintetico artificiale capace di evoluzione darwiniana”. “E’ vivo? – ha proseguito Brenner – Beh, posso dirvi che non è in grado di sostentarsi da solo. Ci vuole uno studente che si occupi di nutrirlo, di tanto in tanto. Però si evolve.” La molecola – spiega l’articolo della BBC – è essenzialmente una versione modificata del nostro DNA a doppia elica, ma con sei “lettere” nel codice genetico, invece di quattro. Questi nucleotidi si accoppiano in lunghe sequenze, che sono in grado di replicarsi, ma solo con l’aiuto di enzimi di polimerasi e di calore. “A volte avvengono errori, nella replicazione – ha detto Brenner – e questi errori vengono mantenuti nella generazione seguente, cioè il sistema si evolve.” “Il passo seguente – ha concluso – è di applicare la selezione naturale, per vedere se è in grado di evolversi sotto la pressione del processo selettivo. La definizione comunemente accettata di “vita” è una molecola capace di evoluzione darwiniana, per cui stiamo cercando di creare molecole capaci fare quello.” Restiamo quindi in attesa che la molecola a 6 nucleotidi, a furia di sbagliare nel replicarsi, diventi un Leonardo da Vinci (ci si potrebbe anche accontentare di un Berlusconi, in questo caso), perchè quel giorno il professor Brenner rischia di restarci davvero molto male, vedendo il suo homunculus che si alza sulle zampe posteriori e si domanda : “Ohibò. E io come mi trovo qui? Chi sono? Da dove vengo? Dove sto andando?” Poi l’homunculus si guarda in giro e dice: “Boh. Io non vedo nessuno. Vorrà dire che mi son creato da solo, per caso.” Non sa infatti l’homunculus – e lo dimentica lo stesso professore – che è stato proprio lui a “crearlo” con il DNA già fatto, e poi ad assisterlo amorevolmente, con un boccone di qui e una scaldatina di là, finchè è diventato adulto. Un pò come il Dio biblico, che infondeva alla materia il suo soffio vitale per trasformarla in un essere vivente, e poi ne aiutava la crescita circondandolo di risorse naturali adatte alla sua sopravvivenza. Pensate invece a quali paradossi può arrivare la cecità scientistica di oggi: un noto professore, un emerito fisico, un rispettabile scienziato, dice testualmente di “aver creato” una forma di vita, per dimostrare che la vita è in grado di nascere da sola. E’ lui il dio di quella creazione, e nemmeno se ne accorge.

Fonte: http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3081

Categories: ESOBIOLOGIA

La leggenda della “Terra Piatta”

terrapiattaUna interpretazione che trova le sue radici nelle polemiche positivistiche ottocentesche, vuole che il Medioevo abbia rimosso tutte le scoperte scientifiche dell’antichità classica per non contraddire la lettera delle sacre scritture. È vero che alcuni autori patristici hanno cercato di dare una lettura assolutamente letterale della Scrittura là dove essa dice che il mondo è fatto come un tabernacolo. Per esempio nel IV secolo Lattanzio (nel suo Institutiones divinae), su queste basi si opponeva alle teorie pagane della rotondità della terra, anche perché non poteva accettare l’idea che esistessero degli Antipodi dove gli uomini avrebbero dovuto camminare con la testa all’ingiù.
E idee analoghe aveva sostenuto Cosma Indicopleuste, un geografo bizantino del VI secolo, che nella sua Topografia Cristiana, sempre pensando al tabernacolo biblico, aveva accuratamente descritto un cosmo di forma cubica, con un arco che sovrastava il pavimento piatto della Terra.

Ora, che la terra fosse sferica, tranne alcuni presocratici, lo sapevano già i greci, sin dai tempi di Pitagora, che la riteneva sferica per ragioni mistico-matematiche. Lo sapeva naturalmente Tolomeo, che aveva diviso il globo, ma lo avevano già capito Parmenide, Eudosso, Platone, Aristotele, Euclide, Archimede, e naturalmente Eratostene, che nel terzo secolo avanti Cristo aveva calcolato con una buona approssimazione la lunghezza del meridiano terrestre.

Tuttavia si è sostenuto (anche da parte di seri storici della scienza) che il Medioevo aveva dimenticato questa nozione antica, e l’idea si è fatta strada anche presso l’uomo comune, tanto è vero che ancora oggi, se domandiamo a una persona anche colta che cosa Cristoforo Colombo volesse dimostrare quando intendeva raggiungere il levante per il ponente, e che cosa i dotti di Salamanca si ostinassero a negare, la risposta, nella maggior parte dei casi, sarà che Colombo riteneva che la terra fosse rotonda, mentre i dotti di Salamanca ritenevano che la terra fosse piatta e che dopo un breve tratto le tre caravelle sarebbero precipitate dentro l’abisso cosmico.


In verità a Lattanzio nessuno aveva prestato troppa attenzione, a cominciare da Sant’Agostino il quale lascia capire per vari accenni di ritenere la terra sferica, anche se la questione non gli sembrava spiritualmente molto rilevante. Caso mai Agostino manifestava seri dubbi sulla possibilità che potessero vivere esseri umani ai presunti antipodi. Ma che si discutesse sugli antipodi è segno che si stava discutendo su un modello di terra sferica.
Quanto a Cosma, il suo libro era scritto in greco, una lingua che il medioevo cristiano aveva dimenticato, ed è stato tradotto in latino solo nel 1706. Nessun autore medievale lo conosceva.

Nel VII secolo dopo Cristo Isidoro di Siviglia (che pure non era un modello di acribìa scientifica) calcolava la lunghezza dell’equatore in ottantamila stadi. Chi parla di circolo equatoriale evidentemente assume che la terra sia sferica.

Anche uno studente di liceo può facilmente dedurre che, se Dante entra nell’imbuto infernale ed esce dall’altra parte vedendo stelle sconosciute ai piedi della montagna del Purgatorio, questo significa che egli sapeva benissimo che la terra era sferica, e che scriveva per lettori che lo sapevano. Ma della stessa opinione erano stati Origene e Ambrogio, Beda, Alberto Magno e Tommaso d’Aquino, Ruggero Bacone, Giovanni di Sacrobosco, tanto per citarne alcuni. La materia del contendere ai tempi di Colombo era che i dotti di Salamanca avevano fatto calcoli più precisi dei suoi, e ritenevano che la terra, tondissima, fosse più ampia di quanto il nostro genovese credesse, e che quindi fosse insensato cercare di circumnavigarla. Naturalmente né Colombo né i dotti di Salamanca sospettavano che tra l’Europa e l’Asia stesse un altro continente.

Tuttavia proprio nei manoscritti di Isidoro appariva la cosiddetta mappa a t, dove la parte superiore rappresenta l’Asia, in alto, perché in Asia stava secondo la leggenda il Paradiso terrestre, la barra orizzontale rappresenta da un lato il Mar Nero e dall’altro il Nilo, quella verticale il Mediterraneo, per cui il quarto di cerchio a sinistra rappresenta l’Europa e quello a destra l’Africa. Tutto intorno sta il gran cerchio dell’Oceano. Naturalmente le mappe a t sono bidimensionali, ma non è detto che una rappresentazione bidimensionale della terra implichi che la si ritenga piatta, altrimenti a una terra piatta crederebbero anche i nostri atlanti attuali. Si trattava di una forma convenzionale di proiezione cartografica, e si riteneva inutile rappresentare l’altra faccia del globo, ignota a tutti e probabilmente inabitata e inabitabile, così come noi oggi non rappresentiamo l’altra faccia della Luna, di cui non sappiano nulla.
Infine, il Medioevo era epoca di grandi viaggi ma, con le strade in disfacimento, foreste da attraversare e bracci di mare da superare fidandosi di qualche scafista dell’epoca, non c’era possibilità di tracciare mappe adeguate. Esse erano puramente indicative. Spesso quello che preoccupava maggiormente l’autore non era di spiegare come si arriva a Gerusalemme, bensì di rappresentare Gerusalemme al centro della terra.

Infine si cerchi di pensare alla mappa delle linee ferroviarie che propone un qualsiasi orario in vendita nelle edicole. Nessuno da quella serie di nodi, in se chiarissimi se si deve prendere un treno da Milano a Livorno (e apprendere che si dovrà passare per Genova), potrebbe estrapolare con esattezza la forma dell’Italia. La forma esatta dell’Italia non interessa a chi deve andare alla stazione (…).

Si veda ora questa immagine del Beato Angelico nel duomo di Orvieto. Il globo (di solito simbolo del potere sovrano) tenuto in mano da Gesù rappresenta una Mappa a T rovesciata. Se si segue lo sguardo di Gesù si vede che egli sta guardando il mondo e quindi il mondo è rappresentato come lo vede lui dall’alto e non come lo vediamo noi, e quindi capovolto. Se una mappa a T appare sulla faccia di un globo vuole dire che essa era intesa come rappresentazione bidimensionale di una sfera.

Articolo scritto da Umberto Eco

Fonte: http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/spettacoli_e_cultura/medioevo-eco/medioevo-eco/medioevo-eco.html

Categories: SCIENZA

Le misteriose onde radio captate da ARCADE

arcade2Nel luglio del 2006 la NASA ha finanziato un progetto finalizzato allo studio delle onde radio emesse da corpi celesti molto distanti da noi. Per questo è stato creato ARCADE (Absolute Radiometer for Cosmology, Astrophysics, and Diffuse Emission): il sofisticato strumento capace di captare segnali dai confini dell’Universo, dopo una severa fase di test, durante la quale i ricevitori radio sono stati immersi nell’elio liquido ad una temperatura ci 2,7 gradi sopra lo zero assoluto,  è stato agganciato ad un pallone aerostatico e sollevato fino a 36 km di altezza. Oggi arrivano i primi sorprendenti risultati che rivelano la presenza di un segnale anomalo, almeno sei volte più intenso di quello che ci si aspettava, una specie di oceano di onde radio sulle nostre teste che, il gruppo di scienziati coinvolti nel progetto, non riesce in alcun modo a giustificare. Secondo alcuni le onde radio potrebbero essere di ostacolo alle ricerche programmate in ogni caso si tratta di una grande sfida che potrebbe portare a nuove ed importanti scoperte.

Fonte: http://arte-cultura-recensioni.noiblogger.com/le-misteriose-onde-radio-captate-da-arcade/#more-2715

Categories: ASTRONOMIA, MISTERI