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Scoperta in Africa la più antica impronta umana: ha 1,5 milioni di anni

15-million-footprints-uncover_1Un gruppo di impronte fossili rivenute in Kenya dimostrano che gli antenati dell’uomo hanno iniziato a camminare in modo identico al nostro, con un piede anatomicamente moderno, 1,5 milioni di anni fa. L’impronta è stata lasciata da un Homo ergaster, il primo degli ominini dotato delle stesse proporzioni corporee di H. sapiens. La scoperta è frutto di uno studio condotto da ricercatori della Rutgers State University of New Jersey, e della Bournemouth University, in Gran Bretagna, che viene pubblicato come storia di copertina da “Science”.

Le orme sono state scoperte in due strati sedimentari risalenti a 1,5 milioni di anni fa in prossimità della località di Ileret nel nord del Kenya. Queste straordinarie impronte recano traccia della forma e della struttura dei tessuti molli, dati che non è possibile ricavare dai resti fossilizzati delle ossa.

Per eseguire il confronto con le impronte dell’uomo moderno e con quelle di altri antichi ominini, le tracce di Ileret sono state scandite e digitalizzate.

Come spiegano nell’articolo Matthew Bennett, John W.K. Harris e collaboratori, lo strato sedimentario superiore conteneva tre serie di tracce: due di due orme ciascuna, e una di sette impronte, più alcune altre impronte sparse. Un secondo strato sedimentario, cinque metri più profondo, conservava una serie di due impronte più un’impronta isolata, probabilmente dovuta a un ragazzo.

In questi campioni, l’alluce appare parallelo alle altre dita del piede, inoltre l’impronta mostra un arco plantare molto pronunciato, simile a quello dell’uomo moderno, e dita corte, adatte a una stazione eretta con andatura bipede usuale. Dimensioni, spaziatura e profondità delle impronte hanno permesso di avanzare ipotesi sull’andatura, il peso e l’altezza del soggetto, tutti risultati confrontabili con quelli dell’uomo moderno. Le impronte dell’adulto indicano in particolare una persona di un’altezza di 1,75 metri.

“Queste impronte, unite ai dati ricavati da altri reperti archeologici, suffraga l’ipotesi di un ominino con un vasto raggio d’azione e una dieta di qualità superiore, e ci dà un quadro della paleobiologia di Homo erectus che suggerisce un cambiamento negli adattamenti culturali e biologici rispetto agli ominini precedenti”, ha osservato Harris.

Diverse altre impronte fossili di ominidi sono state scoperte nei decenni scorsi, le più famose delle quali sono quelle trovate nel 1978 da Mary Leakey a Laetoli, in Tanzania, che risalgono a ben 3,6 milioni di anni fa. Queste, attribuite a un possibile più antico antenato dell’uomo, Australopithecus afarensis, indicavano una postura eretta e un andatura bipede, ma l’arco plantare era molto meno accentuato e gli alluci erano divergenti. (gg)

Fonte: http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/Le_più_antiche_orme_di_un_piede_moderno/1337334

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