CENTRO UFOLOGICO TARANTO MAGAZINE

PORTALE DI DIVULGAZIONE E INFORMAZIONE UFOLOGICA, MISTERI SPAZIALI, STORICI E PALEONTOLOGICI

Archivi Mensili: maggio 2009

Astronauti fotografano misteriosi “cerchi nel ghiaccio” in Siberia

Questo strano, quasi perfetto “cerchio nel ghiaccio” è apparso su un lago ghiacciato in Siberia. Mentre gli scienziati hanno escluso un coinvolgimento di un UFO, sono comunque perplessi su come si sia potuto formare questo misterioso fenomeno geologico, di circa 2.5 miglia, sul lago Baikal.

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E’ stato notato su lato meridionale del lago, mentre un altro è stato visto in prossimità del centro del lago stesso. Le immagini sono state scattate dagli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, in orbita a circa 220 miglia sopra la Terra. Sono stati fatti del calcoli progressivi dalla prima apparizione dei cerchi, in un periodo che va dal giorno 5 aprile 2009 al giorno 27 aprile 2009, quando il ghiaccio comincia a dividersi. “In tutto il mese di aprile i cerchi sono persistenti“, riferisce un portavoce NASA, “essi appaiono quando il ghiaccio incomincia a coprire le zone circostanti e scompaiono quando il ghiaccio si scioglie. L’aspetto e il modello suggeriscono che il ghiaccio è molto sottile“. La copertura del ghiaccio cambia repentinamente in questo periodo dell’anno, quando il lago russo si scioglie di ghiaccio e si congela durante la notte. Gli scienziati ritengono che uno schizzo d’acqua calda sia salito in superficie, creando poi la forma caratteristica del “cerchio”, ma sono perplessi per quanto concerne la fonte di calore.

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Alti flussi e attività idrotermali sono state osservate in altre parti del lago, ma uno dei cerchi è apparso in prossimità della punta meridionale, dove le acque sono più fredde, perchè relativamente profonde. Il lago Baikal è nella Rift Valley ed è il più grande (in volume) e più profondo (5.400 metri) lago d’acqua dolce del mondo. Il sito Patrimonio Mondiale è anche uno dei laghi più antichi del mondo, con un età compresa tra i 25 e 30 milioni di anni. I sedimenti si sono depositati sul fondo fino ad una profondità di 4,3 miglia. Il lago contiene rare foche e diverse specie di pesci che non si trovano in nessun altro lago della Terra.

Fonte di informazione (in inglese):
http://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-1188879/Mysterious-ice-circles-remote-Siberian-lake-baffle-scientists.html

Dal 2 giugno su Canale 5 il telefilm “Mystere”

C_22_fotogallery_148_lstFoto_foto_0_upiFoto2A partire dal 2 giugno 2009, alle ore 21:10, su Canale 5 verrà mandata in onda la prima serie del telefilm “Mystere”, che si occuperà anche di ufologia. La serie è di produzione francese e nel paese d’origine ha avuto un clamoroso successo di audience, circa il 40% di share. Lo sarà anche qui in Italia? Ecco cosa dice Wikipedia sul telefilm:

Mystère è una serie televisiva francese della durata di una stagione. La serie è un connubio di giallo, mistero, paranormale e fantascienza.

Trama

Un aereo di linea, il volo 173 della linea Parigi – Marsiglia sparisce e riappare dopo 20 minuti sulla stessa rotta.

Oltre venti anni dopo la protagonista, Laure de Lestrade, 27 anni, studentessa di matematica, è testimone di uno strano fenomeno. Sulla strada che da Lione va verso la Provenza, dove intende vendere la villa di famiglia, si ferma per osservare un cerchio nel grano. Mentre esplora il campo è vittima dell’aggressione di uno sconosciuto che ripete ossessivamente “Noi dobbiamo ritrovarci“.

Arrivata a destinazione, ritrova dei quaderni di quando era piccola: in questi quaderni c’è lo stesso disegno che ha appena visto nel campo e viene ripetuta ossessivamente la frase “Noi dobbiamo ritrovarci“.

A questo punto, con l’aiuto del fidanzato, il poliziotto Xavier Mayer, decide di capire cosa le sta succedendo. Scoprirà che molte persone che conosceva sono misteriosamente scomparse (la sua amica d’infanzia, il suo fidanzatino delle superiori) e che la madre, ella stessa scomparsa, è legata ai cerchi nel grano.

Sulla sua strada troverà coinvolto il padre, il generale Guillaume de Lestrade, che comanda una base segreta che studia i cerchi nel grano e li ritiene una minaccia aliena. Il fratellastro François de Lestrade, da sempre in conflitto con lei per l’attenzione del padre, lavora anch’egli alla base. Prima si metterà contro la sorella e poi contro il padre stesso. In suo aiuto interverranno solo la cognata, Érika de Lestrade, e la zia, Michèle Costa.

Alla base di tutto, uno strano impianto inserito nell’orecchio dei passeggeri del volo scomparso e le strane capacità dei figli di quei passeggeri.

In un continuo turbinare di eventi, rapimenti, apparizioni e sparizioni di personaggi, tutti si troveranno legati fra di loro in un piano per la salvezza di una razza aliena.

Curiosità

  • La società produttrice del telefilm si chiama Alma Production, la linea aerea il cui volo viene visitato dagli alieni si chiama Alma Air.
  • Nell’originale francese si usano le parole crop circle che viene subito tradotta con agroglyphe o cercle de culture. Nel doppiaggio italiano, per mantenere i movimenti labiali degli attori, spesso si sentono frasi buffe come “il fenomeno dei cerchi nel grano: si tratta di cerchi nel grano.”

Uno scienziato russo: “un UFO si schiantò sulla meteora di Tunguska per salvare la Terra”

0_21_tunguska_kulikLa notizia che vi proponiamo sembra fantascienza, ma è stata riportata da innumerevoli organi di stampa internazionali, inclusi la “FoxNews”. Secondo quanto riportato nei dispacci stampa, un UFO si sarebbe “sacrificato” il giorno 30 giugno 1908, collidendo con la meteora di Tunguska per salvare il pianeta. Lo afferma un certo dottor Yuri Labvin, presidente della Tunguska Spatial Phenomenon Foundation. Egli ha riferito che lo scontro ha portato a ciò che conosciamo come “evento di Tunguska”, una esplosione stimata in potenza a circa 15 megatoni, che ha raso al suolo circa 80 milioni di alberi, in un area di circa 100 miglia quadrate. Tuttavia nessun essere umano morì. Labvin sostiene che sul luogo dell’esplosioni si sono rivenute delle lastre di quarzo, con strani segni incisi. Labvin sostiene che sono i frammente di un “pannello di controllo extraterrestre”, che cadde a terra dopo che l’UFO si schiantò con la gigantesca meteora. Labvin sostiene che non esiste nessuna tecnologia in grado di incidere quei segni sui cristalli e si è trovato anche silicato di ferro, che può essere prodotto in grande quantità solo nello spazio. Nick Pope, ufologo britannico ed ex impiegato del Ministero delle Difesa inglese ha dichiarato che l’evento di Tunguska è uno dei più grandi misteri del mondo ed afferma che teorie precedenti per spiegare l’evento parlavano di impatti cometari, un mini buco nero o un pezzo di antimateria. La teoria extraterrestre è ancora più strana. Pope conclude dicendo che abbiamo bisogno di fare delle analisi sulla lastre al quarzo per avere delle prove positive  o negative sulla questione.

Fonte di informazione (in inglese) su
http://www.thaindian.com/newsportal/world-news/ufo-crashed-into-a-meteor-to-save-earth-says-russian-expert_100197820.html

Nota Redazione Centro Ufologico Taranto: sarà in grado Nick Pope di avere i reperti indicati per effettuare le analisi? Noi ne dubitiamo, si sente “puzza” di bufala in giro. Non per la teoria che non è nuova, visto che esistono documenti CIA che, riportando notizie di scienziati sovietici, attestano la tesi “extraterrestre tecnologica del corpo di Tunguska”, ma su come è stata divulgata. Io se avessi un frammento di una nave spaziale la porterei a farla analizzare per davvero, da laboratori riconosciuti, magari organizzando una conferenza mondiale dell’evento. Ma, anche in questo caso nulla. Ennesima bufala?

Le “giraffe” del Giurassico

Camarasaurus-or-chambered-004MILANO - I Sauropodi sono il classico esempio di dinosauri erbivori. , resi tanto «popolari» nell’immaginario collettivo da essere spesso usati come modello da esporre in bella vista anche nei musei di storia naturale. Popolavano il Giurassico 150 milioni di anni fa ed erano creature enormi, tra le più grandi che abbiamo mai abitato la terraferma. Potevano superare le 100 tonnellate, avevano un corpo massiccio, zampe tozze, lunga coda. Lunghissimo, soprattutto, il collo. La novità, portata da un nuovo studio britannico, è che questo collo era quasi sempre eretto. Insomma, più come le giraffe di oggi che come nell’immagine «classica» cui ci hanno abituato anche i musei come il Natural History Museum di Londra, dove uno scheletro gigante di Diplodocus è l’attrattiva principale della hall d’ingresso.

L’INGRESSO DEI MUSEI DA CAMBIARE -In seguito a questa scoperta sia alcuni musei sia molti parchi di divertimento dovrebbero rivedere i loro allestimenti. Infatti le ricostruzioni fatte finora dagli esperti non corrispondono esattamente alla realtà: questi bestioni infatti non tenevano il collo prostrato verso il suolo, bensì eretto, in modo simile alle giraffe. Il team di ricercatori guidato da Mike Taylor, dell’Università di Portsmouth, ha analizzato le vertebre cervicali dei resti fossili di alcuni esemplari di Sauropodi ed è giunto alla conclusione che queste creature non protendevano il collo in avanti, come sono stati comunemente rappresentati nei disegni, nelle ricostruzioni e nei film. Sembra invece che la testa fosse tenuta in posizione prevalentemente verticale, portata in alto da un collo sinuoso come quello di un cigno. «Dobbiamo presumere che la base del loro collo fosse fortemente incurvata all’insù», spiega Taylor. Taylor però rassicura i curatori dell’esposizione: «Si trova in una postura assolutamente plausibile. E’ solo uno dei tanti movimenti tra la gamma di quelli che avrebbe potuto compiere».

I CRITICI - Ma la teoria del collo eretto non convince tutti gli esperti: c’è ad esempio chi ritiene impossibile che il cuore fosse in grado di pompare il sangue così in alto (la testa poteva trovarsi anche a 15 m dal suolo); obiezione a cui Taylor controbatte facendo notare che le dimensioni dei rettili preistorici sono ben diverse da quelle degli esseri viventi odierni a cui si fa riferimento. Tutti sono però d’accordo nell’affermare che i Sauropdi sono stati esseri bizzarri e che attualmente sulla Terra non esiste un animale a cui possono essere paragonati. Il che rende ancora più difficile la ricostruzione della loro effettiva anatomia.

Fonte:
http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_maggio_27/dinosauri_collo_006e6850-4aae-11de-90df-00144f02aabc.shtml

L’Ufologia non è roba da bambini da tastiera

scrivere stilograficaDa quando abbiamo creato questo “blog” lo scopo era quello di informare, anche azzardando, su ciò che gira nel mondo variegato dell’Ufologia e sulle tematiche scientifiche, che in un modo o in un altro si possono collegare ad essa. E ci siamo riusciti. E’ stato un anno difficile, faticoso ma che ci ha poi portato a delle soddisfazioni. Quella più grande è stata quella delle migliaia di persone che, puntualmente, ci hanno seguito e, presumiamo, continueranno a seguirci. La maggioranza dei nostri lettori ci apprezza per quello che facciamo, a volte giustamente ci critica ma propone anche delle ipotesi, verosimili, che vengono accettate per portare ad un completamento più probante una nostra tesi di lavoro preliminare. Questi lettori sono da apprezzare, perchè criticano democraticamente e senza distruggere. La loro critica è costruttiva ed è grazie, soprattutto a loro, che cresciamo tutti insieme. Ma poi ci sono anche pochi (per fortuna) individui che non fanno altro che passare le loro giornate a “rompere le uova nel paniere”. Il loro “modus operandi” è quello dell’insulto, del “io so tutto, voi siete ridicoli”, della mancanza di rispetto nei confronti di chi scrive e di chi ci legge “per davvero”. Questi “personaggi” si presentano senza generalità e con email palesemente false e criticano distruttivamente e a “costo zero” l’operato del CUT, di tutti i suoi coordinatori, collaboratori e simpatizzanti. Senza scomodare “improbabili” servizi segreti, questi individui sono da ricondurre, con probabilità, a bambini da tastiera, il cui scopo è darsi una parvenza di credibilità nei confronti dei lettori, credendo che la maggioranza dei nostri visitatori abbia l’anello al naso. L’Ufologia è una materia già complessa, poi quando si creano diatribe da bar si scende nel ridicolo. A questi signori che continuano a “infettare” il nostro sito rispondiamo che siete solo ridicoli e inutili. Se il vostro comportamento in questo sito è similare a quello che combinate nella vita sociale siamo messi per davvero male, ma male male. Uscite ogni tanto di casa, la vita è bella e non è bello essere frustrati come voi. Quindi bambini da tastiera vi auguriamo una vita migliore. L’Ufologia non è roba vostra se non portate nulla di costruttivo alla tematica. I vostri commenti non verranno più pubblicati se il comportamento non è consono alla decenza. E non parliamo di censure. E’ questione di rispetto.L’invidia fa per davvero brutti scherzi.

Pensiero di Antonio De Comite (Componente Gruppo Coordinamento Centro Ufologico Taranto)

Forze cosmiche controllano la vita sulla Terra

2004_gallery_Permian_riversideNel 1999, degli astronomi si sono concentrati su una stella al centro della Via Lattea, hanno misurato precisamente quanto impiega il Sole a completare un’orbita (un anno galattico) della nostra galassia: 226 milioni di anni.
L’ultima volta che il Sole si è trovato in questo punto esatto della sua orbita galattica, i dinosauri dominavano il mondo. Si pensa che il Sistema Solare abbia completato circa 20-25 orbite nella sua vita o 0.0008 orbite dall’origine dell’essere umano.

Usando un sistema basato sul radiotelescopio che misura distanze celesti con una accuratezza di 500 volte superiore del Telescopio Spaziale Hubble, gli astronomi hanno tracciato il movimento della Via Lattea e hanno scoperto che il Sole e la sua famiglia di pianeti stavano orbitando attorno alla galassia a circa 135 miglia per secondo. Questo significa che servono circa 226 milioni di anni al Sistema Solare per orbitare attorno alla Via Lattea e segna il valore più preciso mai determinato su uno dei movimenti fondamentali della Terra e del suo Sole.

Il Sole si muove nella Via Lattea alla velocità di circa 486000 miglia per ora. Ogni oggetto nell’ Universo si muove distanziandosi dagli altri oggetti mentre l’ Universo si espande con accelerazione costante.
Il Sole è una fra le circa 100 miliardi di stelle nella Via Lattea, una di miliardi di galassie ordinarie nell’ Universo. La Via Lattea è una galassia a spirale, con braccia curve piene di stelle attorno al suo centro. Il Sistema Solare è a circa metà strada su una di queste braccia e si trova a circa 26.000 anni luce dal centro. Un anno luce è circa 6 trilioni di miglia.

Per la loro misurazione del Sistema Solare, gli astronomi hanno fissato Sagittario A, una stella scoperta circa due decenni fa per segnare il centro della Via Lattea. In un periodo di 10 giorni, hanno misurato l’apparente spostamento della stella rispetto allo sfondo di stelle distanti. L’apparente movimento di Sagittario A è minuscolo rispetto a quanto possa notare l’occhio umano. La misurazione supporta ulteriormente l’idea per cui il centro della Via Lattea contenga un buco nero supermassiccio, un oggetto molto più piccolo del nostro Sistema Solare, contenente un buco nero con una massa pari a 2.6 milioni di masse solari.

All’inizio dell’anno, un team di ricercatori dell’Università del Kansas ha fornito una spiegazione fuori dal mondo, per il fenomeno delle estinzioni di massa sulla Terra basata sul movimento delle stelle attraverso le galassie.
Ricercatori dell’Università della California, a Berkley, hanno scoperto che i fossili marini mostrano che la biodiversità aumenta e decresce secondo un ciclo di 62 milioni di anni. Almeno due delle grandi estinzioni di massa della Terra, la Permiana di 250 milioni di anni fa e l’Ordoviciana di circa 450 milioni di anni fa, corrispondono con i picchi di questo ciclo, cosa non spiegabile con la teoria evoluzionistica.

070423_bio_cycle_02La nostra stella si muove verso il centro della Via Lattea e si allontana da esso e si muove anche su e giù attraverso il piano galattico. Un completo ciclo su e giù richiede 64 milioni di anni, un tempo sospettosamente vicino al ciclo di biodiversità della Terra.
I ricercatori hanno indipendentemente confermato il ciclo della biodiversità, quindi hanno proposto un nuovo meccanismo in cui la causa è il viaggio del Sole nella Galassia.
Non è un segreto che la Via Lattea venga tirata per gravità verso un massiccio gruppo di galassie, chiamato Cluster Virgo, posizionato a circa 50 milioni di anni luce di distanza.

Adrian Mellott e il suo collega Mikhail Medvedev, hanno speculato che col movimento della Via Lattea verso il Cluster Virgo, si genera un cosiddetto bow-shock davanti ad essa, similare a un’onda creata da un jet supersonico.
“Il nostro Sistema Solare ha un bow shock attorno e questo produce una buona quantità dei raggi cosmici che colpiscono la Terra. Perchè la galassia non dovrebbe avere un’onda shock?” dice Melott.

Il bow shock galattico è solo presente nel lato nord del piano galattico della Via Lattea, perchè questo è il lato davanti al Cluster Virgo mentre si muove attraverso lo spazio e produrrebbe un gas supercaldo e raggi cosmici dietro di esso, dice il ricercatore. Normalmente il campo magnetico della nostra galassia scherma il nostro Sistema Solare da questo “vento galattico”. Però ogni 64 milioni di anni il Sistema Solare viaggia sopra il piano galattico.

“Quando emergiamo fuori dal disco, abbiamo meno protezione e quindi siamo esposti a molti più raggi cosmici”, dice Melott.
L’incremento di esposizione ai raggi cosmici può avere un effetto diretto sugli organismi della Terra, secondo il paleontologo Bruce Lieberman. La radiazione porterebbe più frequenza nelle mutazioni genetiche degli organismi o interferirebbe con la loro capacità di riparazione del DNA. In questo modo il processo potrebbe portare a nuove specie e alla morte di altre.

I raggi cosmici sono anche associati con maggiore copertura di nuvole, che potrebbero raffreddare il pianeta bloccando più raggi del Sole. Interagiscono anche con le molecole nell’atmosfera per creare ossido di azoto, un gas che riduce lo strato di ozono del pianeta, che ci protegge dai raggi ultravioletti del Sole.
Richard Muller, uno dei fisici di Berkley che ha collaborato alla scoperta del ciclo, ha detto che Melott e i suoi colleghi hanno suggerito una spiegazione galattica plausibile per il ciclo della biodiversità.

Se studi futuri confermeranno il collegamento galassia-biodiversità, questo forzerebbe gli scienziati ad allargare le loro idee su cosa possa influenzare la vita sulla Terra. “Forse non sono solo il clima e gli eventi tettonici sulla Terra”, ha detto Lieberman. “Forse dobbiamo iniziare a pensare di più in merito all’ambiente extraterrestre”.

di Casey Kazan

Fonti:
http://www.altrogiornale.org/news.php
 oppure
http://www.dailygalaxy.com/my_weblog/2009/05/hubbles-secret.html
 oppure
http://www.livescience.com/space/scienceastronomy/070423_cosmic_evo.html
 oppure
http://www.lbl.gov/Science-Articles/Archive/Phys-fossil-biodiversity.html

Nella prima immagine a sinistra una illustrazione artistica di alcuni componenti la biodiversità del periodo Permiano (230 milioni di anni fa circa)

Nella seconda immagine il grafico che mostra la biodiversità marina fossile che aumenta e diminuisce in cicli di 62 milioni di anni. Stranamente ci sono stati animali immuni al ciclo, come coralli, spugne e trilobiti (questi ultimi quasi completamente estinti, visto che il loro unico discendente vivente è il limulo) che sono sopravvisuti al ciclo, mentre molte specie di pesci, calamari e lumache non hanno passato il ciclo.

Einstein: scoperti solchi anomali nel suo cervello

Albert_Einstein_by_Yousuf_KarshLa genialità di Albert Einstein forse ha lascia­to traccia nel suo cervello. Con questa convinzione la pa­leoantropologa Dean Falk del­l’Università della Florida ha elaborato e studiato le imma­gini della materia cerebrale del grande scienziato arrivan­do a una conclusione che giudica «interessante». Sui lo­bi parietali normalmente as­sociati alle abilità matemati­che e alla cognizione spaziale e visuale la scienziata ha iden­tificato in superficie una doz­zina di variazioni rispetto alla norma. Sono rilievi e solchi che fanno pensare ad una riorganizzazione diversa da­gli standard e frutto ipotizza­bile delle straordinarie capaci­tà intellettuali. Dean Falk è una illustre stu­diosa dell’evoluzione cerebra­le dei primi uomini, dei quali ha indagato anche le origini del linguaggio e le doti cogni­tive. Ora applicando le stesse tecniche ha voluto esplorare quanto è rimasto della prezio­sa materia grigia appartenuta al fisico più grande del Vente­simo secolo che ha rivoluzio­nato l’idea dello spazio e del tempo.

IL CERVELLO CONSERVATO - Einstein moriva all’ospeda­le di Princeton nell’aprile 1955. Aveva 76 anni, e sul co­modino trovarono le ultime formule con le quali cercava di creare una teoria del tutto. Aveva rifiutato un rischioso intervento chirurgico avver­tendo i medici che decideva lui quando morire. E dava di­sposizioni perché il suo cor­po venisse cremato e le cene­ri sparse al vento in un luogo segreto.
Così accadeva, ma non per il cervello che venne asporta­to durante l’autopsia e conse­gnato al patologo Thomas Harvey il quale lo trattò per la conservazione eseguendo una serie di fotografie ora uti­lizzate da Dean Falk. Poi ne ri­cavò 240 sottili campioni che montò su vetrini da microsco­pio distribuiti agli studiosi che ne facevano richiesta. Il ri­manente lo pose in un conte­nitore sottovuoto che tenne con sé per decenni nei vari spostamenti fra gli Stati Uni­ti. Egli pure cercò di analizzar­lo senza però riscontrare nul­la e nel 1998 restituiva il tutto al Medical Center dell’Univer­sità di Princeton che ora lo conserva rigorosamente.

LE ANOMALIE - Nel 1985 un neuroscienzia­to dell’Università di Califor­nia, Marion Diamond, pubbli­cava i primi risultati ottenuti dall’esame di alcuni vetrini sostenendo la presenza di un maggior numero di cellule ce­rebrali rispetto alla norma. Negli anni seguenti Sandra Witelson alla McMaster Uni­versity di Hamilton (Ontario) raccontava che le sue analisi mostravano nell’ area parieta­le associata alla visione e al ra­gionamento un’estensione del 15 per cento maggiore nei confronti del normale. Inol­tre notava che il cervello in quella zona era privo di una tradizionale fessura fonden­do insieme due aree molto importanti. Seguendo questi indizi Dean Falk ha voluto ap­profondire trovando altre anomalie. «Il cervello di Einstein è ve­ramente inusuale — com­menta — Almeno in superfi­cie sembra diverso dagli al­tri ». Ma lei stessa ammette che è difficile stabilire se le forme osservate siano causa od effetto del genio. Ciò non toglie che i tentativi di indivi­duare qualche prova si ripeta­no nel tempo. E non solo per Einstein. Il Cremlino aveva addirittura creato un Istituto del cervello nel quale aveva invitato il neu­rologo tedesco Oscar Vogt per esaminare il cervello di Lenin. E nell’Istituto si conser­varono e si indagaro­no fino al crollo del­l’Unione Sovietica i cervelli di Stalin e Breznev ma anche di Majakovskij e Bul­gakov, di Tupolev e Sacharov. Mai alcuna scoperta, tuttavia, emerse dagli illustri reperti.

LE IDEE - L’attrazione per il genio di Ulm è però troppo forte per non attrarre i ricercatori. Dalla sua mente usci­rono 300 memorie scientifiche che rivo­luzionarono la scienza ma lui stesso affermava di non ave­re parole per spiegare i suoi risultati. «Una nuova idea ar­riva all’improvviso e in ma­niera piuttosto intuitiva», di­ceva. «Vorrei che Einstein fos­se vivo — conclude Dean Falk — e forse ponendogli certe domande scopriremmo come egli pensava».

Fonte:
http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_maggio_26/caprara_einstein_5caba828-49bc-11de-8785-00144f02aabc.shtml

Fotografato UFO a Lecce, avvistamento anche a Taranto

Ci giungono notizie di avvistamenti dalla Puglia. Il primo, corroborato da foto, ci giunge da Lecce. L’avvistamento è avvenuto il giorno 23 maggio 2009, alle ore 21:42. Ecco cosa racconta il nostro affezionato lettore che ci ha segnalato ciò:

Salve,
Sono Alessandro (omettiamo il cognome per la privacy) da Mesagne e faccio parte dell’X-TEAM Puglia, vi ricorderete
sicuramente di me per l’avvistamento della flotta di UFO sulla superstrada Brinsisi-Lecce del dicembre scorso. Bè ieri sera a Lecce c’è stato un altro avvistamento, ma questa volta a farmene accorgere sono state un gruppo di persone che indicavano il cielo, mentre passeggiavo con la mia ragazza in via Salvatore Trinchese nei pressi del Cinema Ariston. Sono riuscito a scattare solo una foto col mio cellulare, l’oggetto si presentava come una grossa sfera di color rosso, che pulsava a intervalli non regolari, e si muoveva lentamente, priva di qualsiasi indicatore luminoso che lo potesse far identificare come aeromobile o elicottero. Spedisco la foto in allegato.
Sarei lietissimo di condividere questa informazione con voi del CUT.
 
Cordiali Saluti

Sotto la foto originale

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Sotto evidenziamento UFO con analisi al rilievo

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L’altra segnalazione proviene da Taranto, e precisamente da Leporano. L’avvistamento è avvenuto il giorno 24 maggio 2009 e la segnalazione proviene dal nostro collaboratore Antonello (omettiamo cognome per la privacy). Ecco cosa ci racconta:

Buonasera! E’ ora tarda, ma sono appena tornato da una visita a casa di parenti, una villa, in mezzo ad una via poco trafficata, e di consueguenza il cielo è risultato essere molto limpido! Proprio questo mi ha portato a guardarlo con attenzione per circa un paio d’ore .. ed eccolo lì: un UFO!
 
Vado a riportarvi di seguito i dati dell’ avvistamento:
 
Ora: 21.38 – 21.39
 
Dati Ambientali:
Zona: Leporano.
Visibilità: Ottima.
Vento: Assente.
 
Dati Oggetto:
Forma: Al centro un nucleo e ai lati quelle che sembravano essere ali.
Colore: Arancione Chiaro, colore costante per tutto l’avvistamento.
Rumore: Assente.
Direzione: Nord-Ovest (basandomi sulla cintura di Orione – potrei però sbagliare)
 
Osservazioni:
L’ Oggetto è poi svanito quasi nel nulla, la luce si è improvvisamente indebolita per poi sparire. Se la forma potrebbe ricordare quella di un aereo per via delle ali, il nucleo e l’assenza della coda escludono a priori questa opportunità. La luce inoltre è un altro indizio che fa riflettere, in quanto non corrisponde a nessun veicolo conosciuto (almeno da me). Sempre riguardo la luce poi, questa sembrava essere sprigionata in maniera omogenea da tutte le parti dell’ Oggetto. Inoltre, sembrava seguire una rotta ben precisa, in quanto lineare per tutto il tragitto e di velocità costante. Non sono purtroppo riuscito a scattare una foto, per cui sono a conoscenza che di certo c’è solo la mia parola, ma ne sono contento comunque.
 
Antonello.

Dal “Project Sign”: gli UFOs possono essere animali oppure astronavi extraterrestri

air_force_materiel_commandQuando si parla di documenti declassificati ci si riferisce a tutti quei cartacei, prima gelosamente secretati poi (alcuni) in parte derubricati, che raccontano una storia diversa da quella che ci hanno propinato i libri di storia classici, e nel caso degli UFOs (Unidentified Flying Objects) ci raccontano testimonianze ed ipotesi che lasciano interdetti e scioccati. E’ vero che il grosso del problema UFO è ancora sotto i lucchetti del segreto, ma quel poco che esce fuori, soprattutto da parte degli USA è molto interessante. E’ il caso dell’archivio completo del progetto Bluebook sugli UFO dell’USAF. Tra i documenti di interesse c’è da rilevare quello del cosidetto “Project Sign”, creato nel finire del 1947 e concluso all’inizio del 1949. Innanzitutto il “Project Sign” non aveva trovato negazione o chiusura mentale nelle conclusioni. Infatti l’esistenza degli UFOs oppure di nuovi tipi e sconosciuti velivoli non veniva confermata ma nemmeno esclusa, come si evince nell’introduzione del “Project Sign”, rilasciata dal “Quartier Generale dell’Air Materiel Command, Wright-Patterson Air Force Base, Dayton, Ohio, del mese di Febbraio 1949″. Tra gli aspetti che ha colpito chi scrive è quello contenuto nella cosiddetta “Appendice C”, scritta da G.E.Valley, Membro Scientifico dell’Ufficio del Comandante di Squadra dell’USAF. Il titolo è “Some Considerations Affecting the Interpretation of Reports of Unidentified Flying Objects”. In questo documento si fa il punto (nel 1949) sugli UFOs. Vi si afferma che si suddividono in 5 categorie, tra cui quelle più importanti sono le prime quattro. La prima categoria afferma che molti numerosi rapporti provengono da avvistamenti fatti alla luce del giorno, di oggetti metallici a forma di disco. Questi oggetti hanno la capacità di alte velocità ed accelerazioni. Si possono muovere in gruppo, alcune volte in formazione. Hanno la capacità di fluttuare. La seconda categoria è quelle delle cosiddette “luci notturne”, anche queste capaci di alte velocità ed accelerazioni. Vengono molte volte viste volare in gruppo. La terza categoria riguarda oggetti a forma di “razzo”, simili ai razzi “V2″, la quarta categoria invece riguarda palloni di forma inusuale, di proprietà della General Mills Company, sotto contratto Navy. Ma non finisce qui, questo documento continua illustrando come possono essere propulsi questi “oggetti sconosciuti”, si va da oggetti solidi che utilizzano propellenti inusuali, che vanno da quelli che producono “raggi” o “travi”, all’ipotesi che gli UFOs utilizzino le onde magnetiche della Terra. Valley inoltre afferma l’ipotesi (siamo nel 1949) della possibilità di costruire uno “scudo antigravità”. Ed ora passiamo alle categorie di origine degli “Unidentified Aerial Objects” (come venivano chiamati all’epoca): classificazione 1 (fenomeni di natura terrestre), classificazione 2 (fenomeni di costruzione umana), classificazione 3 (oggetti extraterrestri). In quest’ultima categoria vengono inclusi: meteore, animali e navi spaziali. Senza avallare nulla, uno dei responsabili dell’USAF, metteva (senza ironizzare) in cantiere la possibilità che alcuni UFOs potessero essere per davvero esogeni a questo pianeta, senza “se” e senza “ma”. Per di più si da l’ipotesi sconvolgente che oltre alla classiche “astronavi aliene” ci potessero essere nell’atmosfera “UFOs biologici”, ossia forme di vita extraterrestre. Ipotesi sconvolgenti ma che provengono da fonti ufficiali. Ma ci poniamo l’annosa domanda, ma il “cover up” c’è più oggi che ieri?

Sotto alcune pagine dell’appendice C del “Project Sign” del 1949

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Sopra la parte del documento che parla di “animali e navi spaziali extraterrestri”

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Fonte documento:
http://www.bluebookarchive.org/page.aspx?PageCode=NARA-PBB85-37
 

Rubrica curata da Antonio De Comite (Componente Gruppo Coordinamento Centro Ufologico Taranto)

Scoperti sulla Terra batteri che vivono in condizioni “extraterrestri”

600px-Europa-moonROMA – Scoperte forme di vita nel lago sottomarino Urania, uno dei luoghi più inaccessibili della Terra, a oltre 3.500 metri di profondità nel Mediterraneo, dove non c’è luce nè ossigeno.
Le condizioni a quel livello sono paragonabili a quelli della Terra primordiale e ad ambienti extraterrestri, come quello di Europa, uno dei satelliti del pianeta Giove, o di Marte.

SCOPERTA ITALIANA - La scoperta arriva da un gruppo di ricercatori guidato dall’Università degli Studi di Milano ed è in pubblicazione questa settimana su Pnas, la rivista scientifica americana Proceedings of the National Academy of Sciences of the Usa. La ricerca, pubblicata con il titolo «Sulfur cycling and methanogenesis primarily drive microbial colonization of the highly sulfidic Urania deep hypersaline basin», rivela infatti i processi metabolici che sostengono una stupefacente oasi di vita microbica nel lago Urania, uno degli ambienti più estremi e inospitali del pianeta Terra. Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Milano, guidati da Daniele Daffonchio e Sara Borin del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche della Facoltà di Agraria, in collaborazione con nove altri gruppi di ricerca italiani ed europei.

IPERSALINITÀ - «Urania -spiegano i ricercatori- è uno dei bacini anossici ipersalini situati nel Mar Mediterraneo orientale ad una profondità superiore ai 3.500 metri. Questi laghi hanno concentrazione saline fino a dieci volte più alta di quelle dell’acqua marina sovrastante. Profondità e ipersalinità sono, però, solo due dei fattori che concorrono a rendere Urania uno degli ambienti più estremi del pianeta». «Altri fattori di stress – continuano i ricercatori – sono l’assenza di luce ed ossigeno, e in particolare per il Lago Urania, dato che lo differenzia dagli altri laghi sottomarini, la presenza di elevate concentrazioni di metano e idrogeno solforato. Il bacino Urania è tra gli ambienti marini noti più ricchi in quest’ultimo composto, che qui supera abbondantemente la soglia di tossicità per molti organismi, incluso l’uomo.

COMUNITÀ DI MICROORGANISMI - Nel loro studio, i ricercatori hanno descritto l’esistenza di una complessa comunità di microrganismi lungo la colonna d’acqua del lago Urania, particolarmente concentrati e stratificati nel sottile strato che separa le zone ipersaline dalla normale acqua marina sovrastante. «In questo strato, di soli 2 metri rispetto ad una colonna d’acqua di più di 3.500 metri, -sottolineano gli scienziati- si genera una differenza di salinità e di nutrienti in grado di sostenere particolari attività metaboliche». «I fattori che regolano la produttività di questo ecosistema estremo -aggiungono- sono risultati legati a metabolismi energetici tipicamente microbici, basati su reazioni di riduzione ed ossidazione delle specie chimiche dello zolfo e sulla produzione di metano, unitamente allo sfruttamento della “dark energy”, una forma di energia chimica indipendente dalla luce e dai processi fotosintetici». Secondo i ricercatori, infine, «la scoperta dei processi metabolici e dei microrganismi che sostengono i cicli degli elementi e della vita nel lago sottomarino Urania fornisce un solido punto di partenza per formulare ipotesi sulla vita primordiale sul nostro pianeta o su altri corpi celesti. Inoltre, le capacità metaboliche dei microrganismi adattati a vivere nel lago Urania costituiscono una risorsa biotecnologica con potenziali applicazioni in molte attivitá antropiche».

Fonte:
http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_maggio_20/vita_lago_urania_b90592b4-451b-11de-982b-00144f02aabc.shtml

In foto il satellite naturale di Giove, Europa

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