Un subdolo virus che si intrufola nel cervello umano, capace di lasciare tracce permanenti del suo passaggio ed in grado persino di influenzare l’evoluzione della nostra specie. Fantascienza o nuova affascinante scoperta? Se alla domanda contenuta nel sottotitolo avete risposto, con un sardonico sorrisetto, “Fantascienza!”, aprite bene gli occhi, perchè qui non siamo davanti all’improbabile trama dell’ennesimo disaster movie, ma abbiamo a che fare con le scoperte di un gruppo di ricercatori giapponesi, pubblicate sulla prestigiosa rivista Nature. Nulla di più serio dunque. In realtà il fatto che i retrovirus, in particolare, siano in grado di integrare il loro DNA all’interno del genoma umano, era già noto alla comunità scientifica, così come il fatto che alcune di queste sequenze di DNA sono ormai entrate a far parte stabilmente del nostro patrimonio genetico e della nostra storia evolutiva. La vera novità presentata nello studio del team di ricercatori giapponesi sta nella scoperta delle tracce, nel genoma umano e di altre specie di mammiferi, del bornavirus, un virus non-retrovirale, che infetta principalmente i neuroni. Sequenze simili al gene endogeno N dei bornavirus sono state rintracciate in diverse linee di mammiferi e lo studio suggerisce che questi eventi di integrazione siano avvenuti in tempi diversi, circa 40 milioni di anni fa nel caso dei Primati, meno di 10 milioni di anni fa per gli scoiattoli. Un altra straordinaria sorpresa, viene dal fatto che due di queste sequenze, presenti nel genoma umano, contengono le cosiddette Open Reading Frames, ovvero danno origine a delle proteine. In uno di questi due casi è stato dimostrato che, la proteina prodotta da questo gene ereditato dal bornavirus, sia anche in grado di interagire con diversi processi cellulari. Non solo una testimonanza molecolare fossile di un’antica infezione virale dunque, ma una vera e propria partecipazione all’evoluzione da parte del piccolo bornavirus, che lasciandoci il suo materiale genetico ha dato il via ad una nuova imprevedibile fonte di innovazione del nostro genoma.
Fonte: http://www.pikaia.eu/easyne2/LYT.aspx?Code=Pikaia&IDLYT=425&ST=SQL&SQL=ID_Documento=5144
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Queste scoperte tendono sempre più a confermare che non tutta l’evoluzione è avvenuta seguendo il modello Darwiniano del lento adattamento all’ambiente ma che nella storia della vita di tanto intanto accade qualcosa che fa fare un balzo in avanti. La simbiosi di essere complessi con virus potrebbe esserne tranquillamente una causa.
Nano nano
Aiace
I batteri sono sopravvisuti ma non si sono evoluti più di tanto! Certo è che virus e altro potrebbero anche averlo aiutato a mettersi dritto in piedi. Ma non lo avrebbe fatto se non ne avesse avuto l’idea. Ovvero, una semplice onda elettromagnatica, una intuizione artistica, come in un big bang mitocondriale, ha prodotto un lento-rapido cambiamento genetico. Come ama dire Massimo Corbuci: “Quel che mi eccita non è la donna è l’idea.”
Orbene: solo immaginando un nuovo mondo, solo guardando nuovi orizzonti, l’uomo riuscirà ad evolversi. E’ questa la più grande preoccupazione per la sopravvivenza della nostra specie.