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Sarebbero sufficienti 10.000 anni per fa sparire tracce di civiltà tecnologiche

Se oggi, ,noi, 6 miliardi e mezzo di esseri umani, sparissimo per un evento imprevedibile e tra 10’000 anni un’astronave aliena si posasse su Manhattan, nessuno dell’equipaggio extraterrestre intuirebbe l’avventura cominciata con Lucy, la donna-scimmia di 3 milioni e mezzo di anni fa, e finita con Sant’Obama.

Di noi non resterebbe nulla di nulla.
 Non è il migliore dei pensieri, anzi è terrificante. Ma è quello che l’americano Alan Weisman, reporter scientifico e professore all’Università dell’Arizona, propone nel suo libro catastrofico e serissimo – «The Earth Without Us».

A prescindere da che cosa ci potrebbe spazzare via (un secondo diluvio o una pandemia), la cosa che trovo sia intrigante sono le conseguenze della fragilità della nostra civiltà.

Ecco cosa succederebbe se la stragrande maggioranza degli esseri umani scomparirebbe, partendo proprio dalla capitale-simbolo della nostra specie, New York.


Pochi giorni, appena, e la rete sotterranea della metropolitana, non più controllata dai sistemi di pompaggio, si sfascia sotto la tempesta di un immenso allagamento. Incredibile? In un normale giorno di sole, i tecnici devono estrarre oltre 45 milioni di litri d’acqua provenienti dalle sorgenti sotterranee dell’antica isola di Manhattan. Nel frattempo i sistemi energetici collassano e già in un paio di decenni strade ed edifici cominceranno a sgretolarsi. I cicli delle stagioni, piogge e neve e le aggressioni della flora aprono crepe e squarci, inducono crolli, scardinano strutture.

Pochi sanno che un grattacielo – se mantenuto in perfetta efficienza – è progettato per durare non più di 60 anni e un ponte non oltre 120. Per vedere come apparirebbe il mondo basta vagare negli ultimi luoghi selvaggi. Per esempio tra Polonia e Bielorussia, dove sopravvive un frammento della foresta primigenia, oppure nella zona smilitarizzata tra le Coree, dove anche là piante e animali prosperano tra i cannoni.


Senza dimenticare i parchi nazionali africani, frementi per l’energia di una natura invincibile. Mettendo insieme scene diverse e interrogando studiosi di tante discipline, dagli ecologi agli ingegneri, Weisman prevede per esempio che il Nord America ridiventi «il regno dei cervi giganti». La prova dell’aggressività della vita è intorno a Cernobyl: abbandonata 20 anni fa dopo il disastro alla centrale nucleare, scarafaggi, topi e cani hanno compiuto uno spettacolare ritorno nella città fantasma di Pripyat.

Quindi, trascorsi solo 10’000 anni, non ci sarebbe più alcuna traccia della nostra tecnologica e avanzata civiltà. Per contro, con ogni probabilità, saranno ancora in piedi le piramidi di Giza, la Sfinge, Baalbeck, Tihauanaco e altre strutture di dubbia origine ma di grande resistenza e perennità.

I sopravvissuti, i nostri posteri, probabilmente si ritroverebbero nella stessa situazione in cui versavano i nostri avi del neolitico. Ripercorrendo i passi della nostra storia, dopo ulteriori 5’000 anni, quando l’uomo avrà ricominciato ad acquisire i rudimenti scientifici e tecnologici, potrà succedere che riuscirà a penetrare all’interno della Grande Piramide e scoprirà, inciso al suo interno, il nome di un certo Napoleone, al quale sarà attribuita la paternità della grande piramide.

Un po’ come hanno fatto i nostri archeologi, i quali attribuirono la paternità della Grande Piramide al Faraone Cheope solo sulla base di alcune iscrizioni scoperte al suo interno.

Se ci si basa solo sull’assenza di resti, segni o oggetti quale prova per escludere la presenza sulla terra di una civiltà aliena in un remoto passato, potremmo sicuramente venirne fuorviati e, in ogni caso, non sarebbe una prova rilevante.

Anche perché, oggi, nel mondo scientifico non c’è ancora unanimità sui veri costruttori, sulle date di costruzione e sui veri scopi delle piramidi di Giza, della Sfinge, del complesso di Baalbeck, di Tihauanaco e di altre enigmatiche strutture che sono in piedi ancora oggi alla faccia del nostro decantato ingegno tecnologico.

Fonte: http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=529820&idsezione=16&idsito=129&idtipo=410

5 risposte a Sarebbero sufficienti 10.000 anni per fa sparire tracce di civiltà tecnologiche

  1. albertofago febbraio 12, 2010 alle 2:52 pm

    Affascinante, intrigante. Ma a me sembra un po’ esagerato. Dopotutto troviamo molto di più di semplici “tracce” del neolitico. Tiahuanaco stesso o Puma Punku si sospetta possa essere (secondo l’archeologo polacco Posnansky) del 10450 a.C.
    Diciamo che “forse” -per essere pessimisti- a livello di superficie le tracce potrebbero essere minime o poco visibili. Ma basterebbe scavare. Allora oggetti come cavi elettrici in materiale pastico contenenti rame, monitor di vetro, magari rotti, oggetti in particolari resine resistenti al tempo, statue, sculture, grandi opere come dighe, reti autostradali, ecc. dovrebbero risultare visibili. In fin dei conti se nelle grotte troviamo i resti di antenati dell’uomo, per quale motivo non ci dovrebbe essere traccia visibile della nostra civiltà.
    Mi sembra che ci sia una petizione di principio, ovvero che l’affermazione dello scienziato che ha immaginato questa situazione sia la seguente: “Potrebbe essere che tra 10.000 anni, con una catastrofe che distrugge ogni cosa (perfino le tracce) non vi sarà alcun segno della passata esistenza della nostra civiltà tecnologica” D’accordo, ma se lui stesso ipotizza una catastrofe che cancella tutto, è ovvio (tautologico) che non ci possano essere “tracce”. Bisogna invece capire quale tipo di catastrofe possa produrre questa eventualità. Certo, è possibile, ma …”a quale condizione”?

  2. IMMA febbraio 12, 2010 alle 5:40 pm

    Con la sola forza del pensiero potremmo spostare le montagne:infatti le piramidi sono state costruite esattamente cosi’:per questo gli scienziati che sanno spiegare le cose solo con la scienza non arriveranno mai alla Verità!

  3. IMMA febbraio 13, 2010 alle 3:05 pm

    il mio commento qui sopra era riferito all’articolo sulle piramidi!

  4. gimbo febbraio 13, 2010 alle 4:26 pm

    In effetti il pensiero e l’intelligenza sono le uniche energie che possano aver costruito le piramidi,ma senza un buon braccio che raccordi intelletto e materia nulla spunta dal nulla.Immaginare e calcolare virtualmente è il primo atto “creativo” dell’uomo,poi c’è la fatica.Magari con regole diverse a gestire lo spazio,l’energia e la materia basta il pensiero,ma in questo mondo difficilmente!La scienza non è un mezzo per spiegare le cose,ma lo studio delle cose.La scienza cerca di capire non è un libro in cui tutto è già scritto.L’uomo studia un fenomeno,cerca con i mezzi che la natura gli ha dato di capire e riprodurre quel fenomeno,questa è la scienza.L’uomo non studia il fenomeno,accetta lo stesso come forza o entità oltre le proprie capacità,questa è la religione.Mentre la scienza è positiva la religione è passiva.La verità è che l’uomo è una anomalia della natura poichè capace di capire ciò che gli sta attorno e interagire in maniera distruttiva.Che poi utilizzi religione o scienza per avanzare il suo cammino nel tempo,questa è una cosa tutta Umana ma non naturale.

  5. Kla febbraio 15, 2010 alle 8:23 am

    E’ una valida ipotesi quella secondo cui molto tempo fa, avremmo avuto a nostra disposizione una tecnologia molto più avanzata di quella attuale ma poi, forse a causa di un qualche cataclisma o epidemia, fosse andato tutto inesorabilmente perduto. Ecco come si spiegherebbero il ritrovamento di reperti sofisticati antichissimi, il sapere astrofisico di molte civiltà estinte senza parlare poi delle capacità architettoniche. Forse, addirittura, ci potremmo essere autodistrutti decine di volte, senza avere ancora imparato il giusto rapporto con la natura, data l’improvvisa mancanza di supporti sui quali trasmettere nel futuro le nostre esperienze … una ipotesi sicuramente molto affascinante.

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