
Quella notte del primo sabato del luglio 1968, il rappresentante industriale Walter Marino Rizzi, di Bolzano, era ben lungi dal prevedere ciò che il destino aveva in serbo per lui, che mentre percorreva a bordo della propria auto il Passo Gardena, sulle Dolomiti, intenzionato a raggiungere la località di Campitello, ove la zia gestiva un Hotel, stava in realtà andando incontro all’esperienza più sconvolgente della sua vita.
Erano da poco trascorse le 24 quando, imbattutosi improvvisamente in densi banchi di nebbia, alquanto inusuali per la stagione, fu costretto a fermarsi, completamente privo di visuale. Scorto nelle immediate adiacenze un piccolo piazzale, decise di fermare la vettura per trascorrere lì la notte, desistendo ragionevolmente dal proposito di proseguire un viaggio in condizioni così rischiose. Poco dopo essersi addormentato, venne bruscamente destato da un acre odore di bruciato. Temendo che la sua Seicento stesse prendendo fuoco, per via di un ipotetico corto circuito, volle dare un’occhiata al motore, ma riscontrò che ogni cosa era a posto. Stava ancora ispezionando la macchina, quando scorse sotto di lui, sul lato opposto della strada, a circa 500 metri di distanza, un potente bagliore luminoso che scaturiva attraverso uno squarcio della coltre di nebbia. Sembrava a prima vista la terrazza di un albergo illuminata a giorno: l’unico problema era che in quella zona, a lui estremamente famigliare, di alberghi non ve n’era l’ombra… Avvicinatosi alla fonte dello strano fenomeno, constatò, allibito, la presenza di un enorme oggetto discoidale, immerso in una specie di luce lattiginosa: la strana macchina, sormontata da una cupola trasparente, poggiava su tre sostegni, e misurava, circa settanta-ottanta metri di diametro.
“Arrivato a cinquanta metri, notai che sul lato destro del disco c’era un robot cilindrico alto due metri e mezzo, con tre gambe e quattro braccia, che teneva la parte esterna dell’oggetto, e la faceva girare come se stesse riparando un guasto… ora vedevo perfettamente: era di un alluminio chiaro, che a volte pareva quasi trasparente… la luce bianca terminava a circa cinquanta centimetri dal disco, come se fosse un muro… Arrivato ove iniziava il muro di quella strana luce, mi sentii di colpo bloccato, come se il mio corpo pesasse mille chili; ero incapace di muovermi e facevo molta fatica a respirare. Vi era dintorno un gran calore ed un fortissimo odore di bruciato… La cupola di vetro sulla sommità del disco era particolarmente rilucente e vidi due esseri che guardavano giù…”
In quel preciso momento una specie di botola si aprì nella parte inferiore dell’UFO, sprigionando una densa luce viola ed arancione, dalla quale emerse una strana figura vestita di un casco di vetro e di una aderente tuta argentea, provvista di una vistosa cintura posta in corrispondenza della vita, che gli si fece incontro con dei lunghi passi, “sfiorando” il terreno.
“Sembrava alto poco più di un metro e sessanta… e quando fu a poco più di un metro da me, alzò la mano destra e mi guardò fisso negli occhi… Aveva i capelli cortissimi, castano chiaro… I suoi occhi erano bellissimi, più grandi dei nostri, leggermente obliqui, come quelli di i un gatto, con la parte bianca color nocciola, l’iride azzurro-verde e le pupille ovali, che si contraevano continuamente. Anche il naso, molto piccolo, ricordava quello dei felini. Le sue labbra erano sottilissime e quando sorrise vidi che aveva dei denti bianchi e regolari. La pelle era color verde oliva chiaro e levigata come una gomma… Quello che mi colpì maggiormente in lui erano le gambe e le braccia: i piedi sembravano degli zoccoli, mentre l’avambraccio era molto più lungo del normale; le mani, guantate, mi parevano sottili e lunghe.”
Il contatto visivo ravvicinato con lo sconosciuto trasmise nel testimone una sensazione di improvvisa ed illimitata felicità:
“Mi sentivo ora libero e leggero come una piuma… Non trovo le parole adatte per descrivere lo stato d’animo che avevo, era una sensazione celestiale; volli abbracciarlo ma di colpo mi sentii di nuovo bloccato, e lui con il braccio mi fece cenno di non farlo. Volli allora chiedergli in italiano da dove venisse… Non ebbi neanche il tempo di formulare la domanda, che già nel mio cervello ebbi la risposta… Così si svolse tutta la nostra comunicazione: egli mi leggeva nel pensiero, dandomi all’istante la risposta.”
Con queste ultime parole è eloquentemente descritto il processo di interscambio telepatico, sotto la cui egida si articolò l’intero incontro.
Da questo momento l’alieno cominciò ad erudire l’interlocutore terrestre sul proprio mondo di provenienza, un pianeta molto lontano dalla nostra galassia, grande quasi due volte il nostro e provvisto di due soli, uno più grande ed uno più piccolo, determinanti un lungo giorno ed un lungo crepuscolo, a fronte peraltro di una notte brevissima; aggiunse inoltre che il mondo in questione possedeva un panorama di sconfinata bellezza dato da montagne altissime e vegetazione lussureggiante. Poi, passò a descrivere gli usi e costumi vigenti nella propria avanzatissima società, fornendo il classico quadro utopico-idealistico, ricorrente in numerosi resoconti contattistici: rapporti collettivi armonici, indole vegetariana e non violenta degli abitanti, vita molto più lunga della nostra e totale assenza di malattie. In particolare, affermò che la longevità, sul proprio pianeta, era assicurata da una tecnologia in grado di “rigenerare continuamente e potenziare le cellule dell’organismo”, per cui la morte sopraggiungerebbe nel soggetto solo con il totale esaurimento del ciclo energetico interno.
Altri dettagli dell’inconsueta divulgazione furono ovviamente rivolti alle peculiarità fisiche e metaboliche della propria prodigiosa specie spaziale: una pelle il cui colore verde oliva era solo apparente, in quanto mero prodotto della ricezione dello spettro elettromagnetico, tipica dei terrestri; un organismo molto semplice, dato da un apparato digerente privo dei relativi annessi, ma per contro provvisto di un cuore e polmoni alquanto sviluppati, in funzione della necessità di una consistente immissione d’aria per la nutrizione di sangue e cervello. Circa quest’ultimo l’essere spiegò che era di dimensioni doppie rispetto al nostro ed in grado di compiere cose che a noi sarebbero impossibili; inoltre esso accennò alla propria robusta struttura corporea data da muscoli potenti, concepiti per resistere alla forte pressione atmosferica del pianeta di origine. Un ultimo tratto caratteristico, in rapporto all’uomo, era l’assenza di differenziazioni legate al sesso, motivata da una riproduzione non dipendente da accoppiamento.
Particolari alquanto interessanti, alla luce delle nozioni di cui oggi disponiamo sulle presunte caratteristiche tecnico meccaniche degli UFO, affiorano anche dalle osservazioni del testimone sul grande oggetto discoidale: veramente notevoli in un’epoca nella quale vigeva a questo riguardo, presso i pochissimi studiosi, una visione alquanto “naive”, di fatto mutuata dalla pubblicistica fantascientifica:
“Ogni tanto scrutavo il disco per capire come era costituito: non vi era una saldatura o bulloni e giunture: sembrava ‘fuso in un sol pezzo’. La composizione del suo materiale, mi disse, era mille volte più resistente di un qualsiasi nostro. Inoltre aveva la proprietà di ‘autosaldarsi automaticamente’.” L’alieno trasmise inoltre al Rizzi dettagli in merito ai grandi veicoli madre, vere e proprie portaerei siderali che coprono le distanze interstellari, “in grado di arrivare sino a cinque chilometri di diametro”, ed all’energia propulsiva che essi sfruttano, derivante “dai sistemi solari e dai campi di attrazione e repulsione dei pianeti”; una fonte di “inesauribile e terrificante potenza”, con la quale l’avanzatissima tecnologia perviene a velocità ben superiori a quelle della luce: “Eliminano le distanze all’istante, trasferendo la materia, e quindi loro stessi, compresi i loro mezzi.”
Altro interessantissimo particolare di questa comunicazione si riscontra nel punto in cui l’essere informò il terrestre di strani corpi celesti, alquanto temibili per la navigazione spaziale: “Il solo pericolo per questi grandi dischi sono dei pianeti la cui attrazione magnetica è spaventosa anche a grandi distanze; la compattezza di questi pianeti è tale che un solo metro cubo di esso pesa più del nostro sistema solare.” Il pensiero a questo punto non può che correre ai famosi Buchi Neri; vi è però un dato che non può che sconcertare: il fatto che tali corpi furono per la prima volta scoperti nel 1971, vale a dire ben tre anni più tardi l’incontro ravvicinato del Rizzi!
Non mancò neppure un inquietante vaticinio sul futuro del pianeta Terra, come da prassi frequentemente riscontrata nella casistica degli incontri con entità extraumane:
“Volli inoltre sapere perché non ci facessero partecipi delle loro conoscenze tecnologiche e perché non rimanessero con noi per un certo tempo… Replicò che era impossibile per loro interferire con l’evoluzione di un altro pianeta; che trascorrere del tempo nel nostro sistema solare li avrebbe fatti invecchiare precocemente, e infine che non avremmo mai raggiunto il loro stadio evolutivo, per via della precarietà della crosta terrestre: in un prossimo futuro avverrà uno spostamento dei poli e questo produrrà una vasta apertura nella crosta terrestre, provocando cataclismi che distruggeranno l’ottanta per cento della popolazione mondiale, lasciando solo una stretta striscia di terra inabitabile per i superstiti.”
I pensieri del terrestre corsero quindi all’immagine di Dio, chiedendo allo straniero se un credo del genere esistesse anche sul suo lontano pianeta. Dapprima apparentemente confuso, l’essere rispose che per loro Dio è ovunque: nelle piante, negli animali, nelle rocce, nell’erba ed in tutta la natura esistente, e che da come ci si comporta verso quanto ci circonda, si ricevono determinanti influssi positivi o negativi.
Nel frattempo il robot, cessato il proprio lavoro, era divenuto più piccolo, e sfiorando il terreno si era avvicinato alla parte inferiore del disco, in corrispondenza della botola dalla quale fuoriusciva una luce arancione. Con estremo rammarico Rizzi avvertì ché l’incontro stava volgendo al termine:
“Venni preso dalla disperazione, pensando che non l’avrei più rivisto. Gli chiesi, lo supplicai di prendermi con loro… mi disse che non era possibile: il mio organismo non avrebbe sopportato le loro vibrazioni ed energie; allora, preso dalla disperazione, mi misi in ginocchio e piangendo lo pregai di darmi qualcosa di lui. Mi fissò con il suo meraviglioso sguardo, dandomi ancora quella sensazione di pace e tranquillità e nel contempo allungò il suo braccio destro, sfiorando la mia spalla sinistra, e mi sentii sollevare da terra come una piuma…”
Contemporaneamente lo straniero amico indietreggiò lentamente, e alzando il braccio destro in direzione del terrestre, in segno di saluto, si portò al centro del disco, ponendosi di fianco al robot, e scomparendo in un fascio di intensissima luce.
“In quell’istante una forza invisibile mi sospinse lontano dal disco: cercai di fermarmi ma era come se fossi trasportato di peso. Solo dopo circa duecento metri potei fermarmi. Con emozione mi misi a guardare la partenza, la luce bianchissima ovattata che avvolgeva il disco cominciò ad affievolirsi, i sostegni rientrarono… il rotore esterno prese a girare vorticosamente, silenzioso, la luce cominciò a divenire sempre più intensa… giunto ad un altezza di trecento metri, l’alone che circondava l’oggetto divenne bianchissimo, nel contempo udii come un fischio che mi ruppe quasi i timpani, e come una schioppettata si alzò in cielo verso Nord Est e sparì…”
Brancolando l’uomo si portò alla sua auto, pizzicandosi più volte come per accertarsi che non fosse reduce da un comune sogno… Malgrado scosso e sconcertato, sentiva che quel giorno aveva aperto un capitolo completamente nuovo della sua vita.
Improvvisatosi “field investigator”, Rizzi fece più sopralluoghi nei giorni che seguirono sul punto dell’atterraggio, raccogliendo qua e là campioni vegetali e minerali, e scattando foto.
“Con mia grande sorpresa – ricorderà – mi accorsi che sull’area ove era caduta la luce abbagliante, l’erba era cresciuta tre volte più alta rispetto a quella circostante.” A casa egli cercò inutilmente di rendere edotto il cugino della propria straordinaria avventura, ma questi, pur constatando in lui uno stato d’animo effettivamente alquanto atipico, reagì con una risata alla narrazione, insinuando che egli si fosse ubriacato. Riuscì peraltro a trovare pieno ascolto e fiducia da parte della figlia, che egli, allo scopo, raggiunse in California, ove si era trasferita.
Deciso a divulgare la storia del suo contatto, con l’aiuto della congiunta, prese a spedire innumerevoli lettere a tutti gli indirizzi che comparivano sulle riviste americane dedicate agli UFO. Non ricevendo alcuna risposta, rientrò in Italia, del tutto rassegnato all’idea di dover tenere per sé la propria avventura, come avrebbe fatto per parecchi anni a venire.
Ma l’incredibile avventura del Rizzi aveva trovato una curiosissima anticipazione in un episodio avvenuto parecchi anni prima, durante la guerra. Nel 1941/42, il nostro protagonista era di stanza a Rodi, in Grecia, ove prestava servizio come meccanico aeronautico e interprete per l’aeronautica italiana e tedesca all’aeroporto di Gadurra. Un giorno, su invito di una bambina che andava spesso a trovarlo al campo, si fece condurre in cima ad una montagna, dove dimorava un singolare personaggio, detto il “Santone”, un vero e proprio eremita. Come l’uomo si avvide dell’arrivo dell’italiano, alzò la mano destra, in segno di saluto, proprio come avrebbe fatto lo “straniero” dai tratti felini parecchi anni dopo. E alla stessa stregua del misterioso Visitatore, il vecchio prese ad erudire il Rizzi con nozioni “fantastiche” agli occhi di quest’ultimo, parlando di un universo ricco di pianeti abitati, e della possibilità di viaggiare nello spazio con il proprio corpo astrale, superando in tal modo le enormi distanze cosmiche. Un singolare accenno fu dedicato dal “Santone” agli abitanti di tali mondi, alcuni dei quali, precisò, sarebbero in possesso di avanzatissime tecnologie date da mezzi di trasporto capaci di viaggiare con la velocità dei fulmini. “I vostri aerei – affermò – fanno ridere in confronto!” Su richiesta dell’ospite, il vecchio prese a tracciare per terra i profili di quelle macchine, a suo dire così straordinarie. Con spirito di distacco il Rizzi constatò fra sé che quei disegni descrivevano incomprensibili ed inverosimili ordigni circolari, che mai avrebbero potuto levarsi in volo in quanto del tutto privi di ali e di eliche… Intuito lo scetticismo dell’italiano, il vecchio concluse sorridendo: “Verrà un tempo in cui dovrai ricrederti…” tratteggiando così vagamente in quelle parole ciò che un giorno si sarebbe effettivamente verificato.
Fonte: http://www.fratellidiluce.it
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Ho avuto avvistamenti ufo dal 1954,ho avuto la senzazione di trovarmi in presenza di oggetti non corrispondenti alla nostra tecnologia ,ho ricevuto solo messaggi visivi non ho mai parlato con nessuno.Il racconto del testimone mi sembra manipolato per renderlo adeguato alle nostre credenze,mi sembra un racconto di fantascienza.L’unico elemento a favore del Rizzi e il disegno dell’Ufo ,è identico al grande oggetto discoidale visto nella notte a metà anni 70 alle ore 22,30 circa a Poggiorenatico ( fe ) ,era prima rosso poi quando mi ha sorvolato divenne color ruggine e aveva sotto un portellone circolare molto grande e tre semicerchi equidistanti ai bordi della circonferenza ,dove,forse alloggiavano i 3 piedistalli di atterraggio.Mi ha sorvolato lentamente e poi è partito velocemente .Non ho avuto alcun messaggio telepatico ma mi sono reso conto che nell’Universo vi sono altri abitantii.
non voglio fare il guasta feste, anch’io spero continuamente che la nostra società incontri una più evoluta per fare il salto di qualità nella evoluzione come noi la intendiamo. ma mi chiedo perchè questi esseri dovrebbero da una parte (con i cerchi nel grano) comunicare con noi con misteriosi messaggi, e dall’altra avere degli incontri del terzo tipo, con esseri che addirittura per comunicare usano la stessa lingua.
allora chiedo a voi esperti, di spiegarmi a che gioco si sta giocando, perchè io non riesco a capire.
non sono dottore, ne scienziato, ne filoso o quant’altro la mia conoscenza è primitiva e limitata.
La mente funziona ad archetipi. La comunicazione telepatica si baserebbe su archetipi, e non su linguaggio.
Antonello Vozza,
Coadiutore Web CUT.
Spero sia una balla.
Perché se ci atteniamo ai fatti di questa storia, avremo una bella sorpresa nel 2012.
oppure dobbiamo credere a quelllo che dice Davide Russo Diesi?
in http://www.2012annodiluce.com/ ….spero di no.
Ma non vi berrete mica questa storia?! L’omino col cinturone, il robot a forma di bidone aspiratutto che cammina, le luci che escono dal portellone d’ingresso dell’astronave (ma perchè ogni volta che leggo di qualcuno che vede alieni che escono dai loro velivoli c’è sempre sta luce accecante che esce dal portello d’ingresso?! Questa è roba da hollywood!), ecc….
Sembra di vedere un film degli anni sessanta, mentre l’alieno mi fa venire in mente la serie televisiva “Mork e Mindy” (tranne che lui non aveva il cinturone), ma fatemi il piacere. Poi non bisogna lamentarsi se quando si raccontano certe storie si viene derisi.
Per non parlare del discorso che c’è stato tra i due, sentito e strasentito.
E poi alcune osservazioni dell’uomo, tipo: “La composizione del suo materiale, mi disse, era mille volte più resistente di un qualsiasi nostro”. Da quando si capisce la resistenza di un materiale solo guardandolo?!
Ciao
Bravo Antonello e la dimostrazione è il nostro inconscio, difatti i nostri sogni sono il linguaggio della nostra mente. Per quanto riguarda questo episodio, il mio pensiero è negativo, fà quasi tenerezza.
è pur sempre possibile ke gli alieni hanno sembianze feline….vi ricordo ke in passato gli uomini(es. in Egitto) adoravano i gatti come delle divinità!!! lascio a voi immaginare tutto il resto…
io su youtubeho cercato gli ufo ma nn corrispondono a queste desrcizioni
mo ki dei due si sbagli
Come astrofilo passo divrse notti ad osservare il cielo, e nel basso polesine di oggetti strani ne ho visti…. ma di oggetti che emettono luci colorate neanche l’ombra!! “LORO” fanno di tutto per occultarsi, non per farsi vedere. Costui é un MEGALOMANE che ha visto vecchie pellicole di fantascienza!!!
Non sono un credente degli Ufo.Gli ho visti.dal 1954 all’1988 ho avuto parecchi avvistamenti.A metà anni 1970 ,tora ripetere che ho visto 2 ufo a bassa quota che presentavano le caratteristiche dell’ufo visto dal Rizzi .Uno ha proseguito la sua corsa ma l’altro ha deviato per sorvolarci ( eravamo in 4 ) prima era rosso poi quando ci ha sorvolato ad una altezza di circa 150-200m. è diventato color ruggine e presentava un grande portellone centrale e aveva dei portelli semicircolari ai lati dell circonferenza ,dove forse vi erano le zampe di atterraggio ,come quelle viste dal Rizzi.Ora se due persone a distanza di anni vedono lo stesso Oggetto ,questo è una dimostrazione che qualcosa di vero c’è nel fenomeno Ufo.
Ma, chi ha disegnato quei disegni delle foto? Sembrano un po’ finti.
Ciao!
CARI SIGNORI TUTTI DEL BLOG,A PRESCINDERE DA TUTTO QUELLO CHE AVETE VISTO O AVETE PRESUNTO DI VEDERE ! ATTENDIAMO IL 2012 E VI ASSICURO CHE NE VEDREMO DELLE BELLE !
eoooooooo svegliatevi dal sonno ma che dite … credete ancora l’asino che vola .. sono storielle vecchie per far addormentare i bimbi … capite o no … e voi ci siete cascati come i polli …. tutte queste stronz—e sul web mi fanno vomitare aaaaaaaaaaaaaaeeeeeeeeeeeeeeeeeehhhhhh
Torno a ripetere che nel 1975 ale ore 22,30 circa ho visto 2 ufo molto grandi come qullo visto dal Rizzi.Uno ha deviato mentre l’altro ci ha sorvolato lentamente.Prima era rosso fuoco poi è diventato color ruggine.Sotto aveva un grande portellone circolare e 3 semicirconferenze come portelloni di atterraggio ,forse simili a quelli visti dal Rizzi.