Un quinto degli invertebrati e un terzo degli squali e delle razze sono a rischio di estinzione. Secondo uno studio pubblicato dalla rivista Science, le specie minacciate nel mondo sono 26.000, mentre ogni anno 52 specie si avvicinano all’estinzione a causa della distruzione o della modifica del loro habitat.
Per Nicholas Dulvy, coautore della ricerca e vice presidente dell’associazione International Union for Conservation of Nature, la causa è da ricercare nell’intervento dell’uomo sull’ambiente: “non si possono sopprimere gli ambienti naturali senza conseguenze per la biodiversità”.
La ricerca condotta in 38 paesi è stata pubblicata in concomitanza con la conferenza Onu di Nagoya durante la quale si stanno discutendo gli obiettivi per il 2020 circa la conservazione delle specie. Un delegato americano è in Giappone, ma gli Stati Uniti già nel 1992 non avevano ratificato la Convenzione sulla diversità biologica.
Ambientalisti e scienziati chiedono che entro il 2020, il 25% della terra e il 15% dei mari venga protetto (rispettivamente contro il 14% e l’1% attuale). Secondo il documento però le misure adottate da alcuni Paesi hanno permesso a 64 specie di ricominciare a riprodursi.
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In foto lo Squalo Bianco, a forte rischio estinzione.
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Secondo me sarebbe giusto intervenire soltanto quando l’opera dell’uomo crea tali disagi ad altre specie animali; in altri casi (come quelli naturali) è una prepotenza umana quella di voler salvare ogni specie animale che si trova in pericolo di estinzione. Lasciamo fare alla selezione naturale il suo corso.
Saluti, Vinterer.
Speriamo che tra le 26.000 specie animali ci sia anche l’UOMO, che è il principale responsabile della distruzione del nostro pianeta Terra e delle specie che lo abitano.