CENTRO UFOLOGICO TARANTO MAGAZINE

PORTALE DI DIVULGAZIONE E INFORMAZIONE UFOLOGICA, MISTERI SPAZIALI, STORICI E PALEONTOLOGICI

Archivi Mensili: novembre 2011

Doccia fredda per gli alieni

Sappiamo benissimo che cosa s’intende per “zona abitabile” relativa a una stella. E’ quella fascia di possibili posizioni attorno ad essa che, per le condizioni di temperatura, potrebbero permettere la presenza di acqua allo stato liquido. Essa, infatti, sembra il requisito fondamentale per qualsiasi forma di vita biologica superiore, sempre che si basi (come sembra assodato dalle molecole complesse trovate nell’Universo) sul ciclo del carbonio. Abbastanza recentemente, si è visto che vi sono numerose nane rosse (stelle di massa inferiore al Sole) che ospitano sistemi planetari e in essi cominciano a trovarsi oggetti inseriti nelle zone abitabili. Essendo le nane rosse numerosissime, anche se difficilmente osservabili fino a pochi anni fa, ci si era illusi che la vita poteva avere a disposizione molte più stelle, anche ben più piccole del nostro Sole. Per queste, ovviamente, la zona abitabile si situa ben più vicina all’astro centrale, date la minore luminosità ed energia, regalate al corteo planetario. Poco male si diceva… anche se vicini è meglio che niente. E invece no! Basta, infatti, fare pochi calcoli sugli effetti mareali che una stella del genere può causare sui pianeti relativamente prossimi a lei, per distruggere molte speranze. Gli effetti sono essenzialmente tre:

1) la marea tende a portare l’asse di rotazione del pianeta verso una direzione perpendicolare al piano dell’orbita. Senza inclinazione (nel nostro caso è di 23°) non vi sarebbero stagioni (per orbite circolari, ma questo è anche un effetto secondario legato alla marea). Senza stagioni alcune zone del pianeta sarebbero al freddo più intenso ed altre in una continua estate. Non basta, però. Il caldo torrido dell’equatore comporterebbe una rapida evaporazione dell’atmosfera, mentre la notevole variazione termica tra poli e zone tropicali causerebbe spaventosi venti e tempeste.

2) La marea, come nel caso del satellite Io di Giove, causerebbe un riscaldamento notevole dell’interno planetario (sempre che l’ipotetica Terra sia accompagnata da altri fratelli più lontani che tenderebbero a perturbare leggermente la sua orbita) e la formazione parossistica e continua di vulcani su scala globale.

3) Forse addirittura il più grave. L’azione della marea comporta una perfetta sincronizzazione tra periodo orbitale e periodo di rivoluzione, come è capitato per la Luna rispetto alla Terra. Questo vorrebbe dire che il pianeta volgerebbe sempre la stessa faccia alla stella. Metà del mondo vivrebbe costantemente con il Sole sopra l’orizzonte e l’altra metà non lo vedrebbe mai. Lascio a voi immaginare le differenze di temperatura tra i due emisferi e i gradi che si raggiungerebbero in un caso e nell’altro.

I tre effetti renderebbero la vita molto problematica, oltre che agire pesantemente sull’atmosfera e sul mantenimento di acqua liquida e non solo ghiacciata o vaporizzata. Il nostro Gl581g è troppo vicino alla sua piccola stella rossa… Niente alieni su di esso (molto probabilmente). Un test compiuto su GI581g (un esopianeta candidato per essere un corpo situato nella zona abitabile), ha proprio mostrato che la sua orbita è sincronizzata con la rotazione e che l’asse è perpendicolare al piano orbitale. Nessuna stagione, troppo caldo o freddo, e quindi niente acqua liquida, oltre a tutto il resto. Mi sa che dobbiamo accontentarci di stelle di tipo solare…

Peccato!

Fonte: Astronomia.com

Creato il virus che può uccidere la metà della popolazione mondiale

I ricercatori dell’Erasmus Medical Centre di Rotterdam (Paesi Bassi) hanno prodotto una variante estremamente contagiosa del virus dell’influenza aviariaH5N1 in grado di trasmettersi facilmente a milioni di persone, scatenando, così, una pandemia. Gli scienziati, guidati dal virologo Ron Fouchier, hanno scoperto che bastano cinque modificazioni genetiche per trasformare il virus dell’influenza aviaria (che finora ha ucciso 500 persone nel mondo) in un agente patogeno altamente contagioso che potrebbe scatenare una pandemia in gado di uccidere la metà della popolazione mondiale. La sua elevata capacità di diffusione è stata dimostrata in esperimenti condotti sui furetti, che hanno un sistema respiratorio molto simile a quello dell’uomo.

Le ricerche di Fouchier fanno parte di un più ampio programma mirato a una maggiore comprensione dei meccanismi di funzionamento del virus H5N1. È stato lo stesso virologo ad ammettere che la variante geneticamente modificata è uno dei virus più pericolosi che siano mai stati prodotti. Un altro gruppo di virologi dell’Università del Wisconsin in collaborazione con l’Università di Tokyo è arrivato a un risultato simile a quello di Fouchier.

Ora il dibattito è se pubblicare o no la ricerca. Molti scienziati che sono infatti preoccupati che, in mani sbagliate, il virus potrebbe trasformarsi in un’arma biologica. Negli Stati Uniti le polemiche sono roventi. Thomas Inglesby, scienziato esperto di bioterrorismo e direttore del Centro per la Biosicurezza dell’Università di Pittsburgh è categorico. «E’ solo una cattiva idea quella di trasformare un virus letale in un virus letale e altamente contagioso. E’ un’altra cattiva idea quella di pubblicare i risultati delle ricerche che altri potrebbero copiare». Critico anche Richard Ebright, biologo molecolare della Rutgers University in New Jersey: «Questo lavoro non andava fatto». Pubblicare lo studio però, come sostiene lo stesso Fouchier, aiuterebbe la comunità scientifica a prepararsi a una pandemia di H5N1. Sulla stessa linea d’onda l’italiano Fabrizio Pregliasco, virologo all’Università di Milano: «Non pubblicare lascerebbe i ricercatori al buio su come rispondere a un focolaio. Lo scambio di conoscenze è fondamentale per prevedere la reale gravità di una pandemia. L’aviaria era sì una “bestia” nuova, ma non apocalittica. Con un maggiore scambio di conoscenze la diffusione di informazioni sarebbe stata più precisa e meno allarmistica».

Fonte: Link

La Settimana: Il Commento

Articolo di Franco Pavone – Componente Centro Ufologico Taranto

Recentemente dai nostri archivi abbiamo reperito degli articoli di quotidiani estremamente interessanti. Vi consigliamo di cliccare sugli articoli per ingrandirli. Il primo è estratto dal quotidiano “Il Messaggero” del 30 Luglio 2002 che riguarda fantascientifico esperimento del colosso aeronautico Boeing, che riguarda l’antigravità, studi dello scienziato russo Yevgeni Podkletnov che apparve addirittura in un cammeo della serie X Files, e che dimostrerebbe che la retroingegneria aliena non è un racconto per bambini. Ricordiamo a riguardo la figura del Colonnello Philip J. Corso. La notizia fu ripresa da una rivista militare britannica che si chiama Jane’s Defence Weekly.

La seconda notizia è ripresa dal quotidiano “La Gazzetta Del Mezzogiorno” del 15 Gennaio 1979 e parla del recupero di due cadaveri extraterrestri. L’affermazione viene dall’organizzazione americana Ground Saucer Watch che ha sere a … Phoenix, Arizona, teatro ultimamente di avvistamenti misteriosi, nel 1979 sì parlava già di UFO Crash e cadaveri ET quando ancora non si conosceva il caso Roswell in Italia.

Terza interessante notizia proviene da “Il Messaggero” del 10 Ottobre 2005 ed è una dichiarazione di Luigi Romersa che afferma il fatto che la Germania nel 1942 aveva progettato un’arma distruttiva con cui colpire l’ America del Nord, arma che era stata testata negli stabilimenti BWM di Praga. Questa tecnologia derivava dal Gabinetto RS/33 di Mussolini basata sulla retroingegneria dell’ UFO di Vergiate?

Per finire ripubblichiamo il famoso documento Cirvis-Merint che attesta i pericoli paventati dalla difesa militare del Nord America. Questo documento contempla oltre ai pericoli di navi, sottomarini, aerei, missili e dulcis in fundo oggetti volanti e subacquei sconosciuti.

Un lago di acqua liquida sotto ghiacci di Europa

C’è un mare di acqua liquida sotto gli spessi ghiacci che avvolgono una delle più affascinanti lune di Giove, Europa. La grande distesa d’acqua, la cui scoperta è stata annunciata su Nature e dall’Università del Texas di Austin, ha un volume pari a quello dei grandi laghi americani. Europa è il primo corpo celeste nel quale sia mai stata scoperta la presenza di acqua liquida in grandi quantità e adesso si apre la ‘’caccia’’ alla presenza di forme di vita. Distese di acqua allo stato liquido rappresentano infatti un potenziale habitat per la vita. Secondo il responsabile della ricerca, Britney Schmidt, sotto la coltre di ghiaccio di Europa esisterebbero molte altre distese d’acqua simili a quella appena scoperta. Lo studio ha inoltre evidenziato che i movimenti dei blocchi di ghiaccio rimescolerebbero le acque e costituirebbero di conseguenza un potenziale motore per la vita, provvedendo a trasferire nutrienti e energia tra superficie e profondità. Gli scienziati sono arrivati alle loro conclusioni analizzando le immagini scattate dalla sonda Galileo, lanciata dalla Nasa nel 1989 e operativa fino al 2003. Immagini e dati riguardano un’area di Europa chiamata Conamara Chaos, caratterizzata da fratture e strutture caotiche. Prendendo spunto dallo studio dei processi geologici studiati sulla Terra, i ricercatori hanno sviluppato un modello in grado di spiegare l’esistenza di queste strutture, eliminando tutte contraddizioni che finora risultavano irrisolte. I laghi ipotizzati si troverebbero molti chilometri sotto la superficie e, suggeriscono gli stessi ricercatori, l’unica vera conferma di questa teoria potrà arrivare solo da future missioni in grado di penetrare lo stesso strato di ghiacci. Europa, il più piccolo dei satelliti gioviani scoperti da Galileo nel 1610, possiede una tenue atmosfera di ossigeno ed è ricoperto da uno spesso strato di ghiaccio caratterizzato da numerose e profonde spaccature. Ha attirato da molti anni le attenzioni degli scienziati in quanto si ipotizzava la possibilità dell’esistenza di uno strato d’acqua liquida, prima condizione alla vita, sotto la superficie.

Fonte: Link
Ringraziamo il nostro Nicola Antonante per la segnalazione!

UFO Crash in Spagna nel 1899 ?

Su un articolo apparso sul giornale di stampo misteriosofico “Mas Alla” n.272 dell’ Ottobre 2011, scritto da Alex Muniente, si discute riguardo un UFO crash avvenuto nei pressi di Barcellona, quasi mezzo secolo prima della nascita dell’ufologia moderna. L’articolo riporta: “C’è una cospirazione dietro lo schianto extraterrestre avvenuto vicino Barcellona nel 1899? Nel tardo 19esimo secolo, esplose in aria nei pressi della Città dei Conti un misterioso aerolite che ha lasciato attonita e confusa la città.”

Dello stesso avviso non è il blogger Juan Carlos Victorio (qui il link), che pensa invece ad una meteora di grandi dimensioni inabissatasi al largo di Barcellona.

Fonte: Link
Traduzione a cura del CUT.

Alien Abduction? No, disturbo del sonno

Possessioni demoniache, esperienze extracorporee, rapimenti di alieni: nessuno finora ha mai saputo trovare una spiegazione soddisfacente a tutto questo. C’è del vero o chi racconta questi fatti è irrimediabilmente un ciarlatano? Oggi, secondo uno studio pubblicato sulleSleep Medicine Reviews, si scopre che demoni e presenze maligne potrebbero essere il frutto niente affatto sovrannaturale di un disturbo del sonno poco conosciuto, la paralisi ipnagogica.

Brian Sharpless, psicologo dell’università della Pennsylvania, si è messo a rivedere i dati di 35 ricerche sul tema condotte negli ultimi 50 anni, che hanno coinvolto oltre 36mila persone in tutto il mondo. Sharpless voleva capire innanzitutto quanto è comune la paralisi ipnagogica, una condizione che si verifica più spesso nelle fasi di addormentamento o di risveglio nella quale i muscoli volontari sono paralizzati, mentre i movimenti oculari e respiratori restano intatti; nei pochi minuti di paralisi che ai pazienti sembrano eterni è come se il corpo fosse già entrato o ancora immerso in una condizione di assoluto riposo, mentre il cervello è già sveglio e attivo. In questi momenti di transizione il paziente spesso ha delle allucinazioni, e sono queste che potrebbero spiegare le strane esperienze riferite da chi sostiene di essere posseduto oppure di essere stato rapito dagli alieni. «Non c’erano finora dati precisi circa la frequenza del disturbo, così ho rianalizzato tutte le ricerche precedenti e un mio recente studio condotto in soggetti di diverse età e caratteristiche – spiega Sharpless –. I risultati indicano innanzitutto che il problema è relativamente frequente: circa l’8 per cento della popolazione ha avuto un episodio almeno una volta nella vita, ma c’è pure chi ne ha tutte le notti».

La frequenza della paralisi ipnagogica si impenna però in due gruppi di persone: gli studenti giovani, dove la prevalenza arriva al 28 per cento, e i pazienti con disturbi psichiatrici, fra cui si arriva al 32 per cento od oltre (in chi soffre del disturbo di panico, ad esempio, si sale fino al 35 per cento). Tutto ciò forse si spiega con i motivi che più spesso sono alla base del problema, ovvero mancanza di sonno, stress, ritmi di vita irregolari. Il problema è assai poco piacevole, viste le allucinazioni che accompagnano la paralisi: nella maggior parte dei casi il paziente “sente” la presenza di un intruso, oppure un senso di oppressione al petto accompagnato dall’idea di essere aggrediti, oppure ancora si ha la sensazione di fluttuare al di fuori del proprio corpo e levitare. Quasi tutti sono impauriti, si sentono impotenti; moltissimi poi pensano di essersi svegliati, ma sono invece ancora immersi nel sogno. Così, ecco spiegate possessioni, rapimenti alieni ed esperienze extracorporee: secondo Sharpless è tutta colpa della “paralisi nel sonno” e delle sue allucinazioni visive, tattili, uditive e olfattive, che poi nelle diverse culture prendono “colori” diversi. Ce n’è pure testimonianza in un grande romanzo, Moby Dick, quando Ismaele “sente” un’oscura presenza malevola nella sua stanza, di notte. «Per chi soffre spesso di episodi di paralisi ipnagogica andare a dormire può essere un incubo, sono pochi quelli a cui piacciono le sensazioni provate durante le fasi di paralisi – osserva Sharpless –. Ora che sappiamo che si tratta di un disturbo non così raro, dobbiamo chiederci come riconoscerla e come aiutare i pazienti, quando la paralisi ha un impatto negativo sulle loro vite».

Fonte: Corriere.it

La Settimana: Il Commento

Articolo di Vozza Antonello – Componente CUT

Questa settimana sono due le principali notizie che mi hanno colpito, che consentono un sicuro spunto di riflessione per quanto concerne il nostro campo di ricerca ufologica e per quanto riguarda un sano ragionamento che mi piace voler considerare filosofico. Il primo riguarda senza dubbio la risposta che la Casa Bianca ha regalato (o relegato) agli ufologi. Come volevasi dimostrare, non hanno le prove della presenza aliena qui sulla Terra. E’ come chiedere ad un bambino se ha o meno preso la cioccolata dalla dispensa. Questo ovviamente la dice molto lunga su una serie di situazioni collaterali che riguardano questo tema, una serie infinita di contraddizioni da parte delle autorità competenti (?!) riguardo gli oggetti volanti non identificati ed i loro occupanti. Così, se da un lato non abbiamo nessuna prova riguardo la presenza aliena sulla Terra, in America e nel nostro paese (da cui è partita una delle petizioni riguardanti l’attività UFO ai tempi della guerra fredda ripresa dalle basi americane in Italia, a firma del nostro amico Roberto La Paglia) si studiano questi oggetti che a quanto pare non esistono. Una piccola contraddizione di fondo proveniente ad esempio da quegli stati che declassificano i files tanto amati da una larga fetta di ricercatori (in Italia non è successo, nonostante una commissione creata dall’ On. Andreotti nel 1979 e l’ammissione da parte dell’ Aeronautica Militare attraverso la pubblicazione sul loro sito ufficiali di svariati avvistamenti civili e militari, 11 nel 2010, pochini rispetto alle centinaia che ci sono pervenuti dall’inizio di questo anno, che non pubblichiamo perchè l’80% delle volte sprovvisti di supporto visivo) … dobbiamo quindi supporre che tali files fungano da specchietto per le allodole? Un modo di usare internet come mezzo di distrazione di massa, una volta capito che la TV non la guarda più nessuno per ottenere informazioni. Certo, le domande a questo punto sono tante, nonostante alcune evidenze sulle quali nessuno, dal mondo scientifico agli organi di stato ufficiali, si è mai espresso, penso ad esempio ai telegrammi dell’ UFO Crash del 1933 nei pressi di Milano. A questo punto dunque, siamo allo stesso livello degli anni in cui è arrivata l’ufologia in Italia, con gli stessi giochi disinformativi di allora, e se la situazione ufologica rimane stagnante con gruppi che si fanno la guerra tra la fanghiglia in cui il mondo è crollato, politicamente ed economicamente, di sicuro non saremo noi a cambiare il corso degli eventi, e non possiamo aspettarci una svolta. Ma la situazione non può essere sviscerata qui, ne tantomeno adesso, quindi parliamo dell’altra notizia interessante della settimana, ed a pensarci è quasi ovvio che doveva essere così, altrimenti nulla avrebbe avuto senso: le stelle emettono materia organica complessa! E’ una cosa davvero straordinaria. Prima di tutto, dobbiamo ricordare che anche il nostro Sole è una Stella e che il nostro pianeta ruota intorno ad essa, di conseguenza ogni stella è un sole, attorno a cui ruota almeno un pianeta. La questione adesso è particolare e sicuramente emozionante: se l’obiettivo della vita è sopravvivere, come suggerisce il nostro componente Rodolfo Solito, e se le stelle sfornano materia, allora vuol dire che un sistema solare nasce per vivere, e che sarebbe stupido pensare che su almeno un pianeta oltre la Terra non si sia formata vita intelligente! Del resto, credo che un sistema solare vuoto sarebbe inutile: se si vive per -appunto- vivere, ovvero per fare l’esperienza della vita, pensare che possa esserci un punto vuoto nell’universo (vuoto in senso assoluto), perchè non sarebbe utile ai fini dell’esperienza, e di questa “legge” che vuole le stelle portatrici di vita. Consideriamo così, per chiudere, l’immensità numerica delle stelle “sparse in incalcolabile cammino” (detto alla Guccini), ricordandoci di quelle così lontane che non riusciamo a vedere .. considerate un numero di circa 300 miliardi di stelle solo nella nostra galassia, che è una delle tante miliardi sparse nell’universo, che è uno di chissà quanti universi sparsi per i megaversi e le dimensioni, insomma, solo statisticamente è impossibile che, data la condizione che discutiamo, non ci sia altra vita intelligente. Questo ovviamente apre altri spiragli sulla condizione della coscienza: è possibile ipotizzare che a questo punto tutto possa avere coscienza, e che ogni cosa, anche ciò che pensiamo sia inanimato, come un pianeta, in realtà sia vivo e dal cuore pulsante. Alzate quindi gli occhi al cielo di tanto in tanto, e spero che pensando a questo possano sorgervi delle domande, e perchè no, agire in base ad esse. Spero di non avervi annoiato e grazie della lettura.

Materia organica complessa nell’ universo

Nel numero di questa settimana della rivista Nature, gli astronomi hanno annunciato di aver trovato che i composti organici complessi esistono in tutto l’Universo. I risultati suggeriscono che la materia organica non sia presente sono su pianeti che possono ospitare la vita, ma possono essere prodotti anche dalle stelle.

Il prof. Sun Kwok e il dottor Yong Zhang della Università di Hong Kong mostrano che una particolare sostanza organica si trova comunemente in tutto l’Universo. Si tratta di una miscela di idrocarburi aromatici (che contengono un anello di carbonio) e alifatici (a catena carboniosa). I composti sono così complessi che le loro strutture chimiche assomigliano a quelle del carbone e del petrolio. Ma il carbone e il petrolio sono i fossili di antiche forme di vita, e finora questo tipo di materia organica era ritenuto possibile solo grazie alla sua sintesi da parte di organismi viventi. La scoperta del team suggerisce che i composti organici complessi possono essere sintetizzati nello spazio anche quando non sono presenti forme di vita.

I ricercatori hanno studiato un fenomeno irrisolto: una serie di emissioni infrarosse rilevate nelle stelle, nello spazio interstellare e nelle galassie. Queste firme spettrali sono note come “caratteristiche di emissione agli infrarossi non identificateiss”. Per oltre due decenni, la teoria più comunemente accettata sull’origine di queste firme è stata che essi provenero da semplici molecole organiche fatte d atomi di carbonio e idrogeno, detti idrocarburi policiclici aromatici (IPA).

Ma da osservazioni prese dalla Infrared Space Observatory e il telescopio spaziale Spitzer, Kwok e Zhang hanno mostrato che gli spettri astronomici hanno caratteristiche che non possono essere spiegate da molecole IPA. Invece, la squadra propone che le sostanze che generano queste emissioni infrarosse abbiano strutture chimiche molto più complesse. Analizzando gli spettri di polvere di stelle formatasi in esplosioni di supernove, hanno visto che le stelle generano questi composti organici complessi su scale di tempo estremamente brevi dell’ordine di settimane.

Non solo le stelle producono materia organica complessa, ma sono anche la causa della sua presenza nello spazio interstellare. Il lavoro sostiene un’idea già proposta da Kwok, ossia che le stelle sono fabbriche molecolari in grado di produrre composti organici. “Il nostro lavoro ha dimostrato che le stelle non hanno alcun problema a realizzare composti organici complessi in condizioni di quasi-vuoto”, dice Kwok. “In teoria, questo è impossibile, ma dall’osservazione dobbiamo constatare che succede.”

Ancora più interessante, questa polvere di stelle organica è simile alla struttura complessa di composti organici trovati nei meteoriti. Dal momento che si tratta di resti di meteoriti del sistema solare, i risultati sollevano la possibilità che le stelle abbiano arricchito il sistema solare di composti organici ancora prima della nascita della Terra. La Terra primordiale potrebbe quindi essere stata sottoposta a bombardamenti di comete e asteroidi, che avrebbero potenzialmente portato questo materiale organico.

Se questi composti organici abbiano o meno giocato un ruolo nello sviluppo della vita sulla Terra, rimane una questione aperta.

Fonte: Link

Sings di Novembre online

Ricordandovi che il CUT è in collaborazione con l’ amico Roberto La Paglia, vi informiamo che la sua rivista online dal titolo Signs è disponibile all’indirizzo http://ufosigns.byethost14.com/ . In basso la copertina, per altre informazioni vi rimandiamo al sito precedentemente segnalato.

Di seguito il sommario:

Ufo: Dossier Sicilia
Roberto La Paglia / Salvatore Giusa

Enigmi: le dieci tribù perdute di Israele
Angelo Matteo Colonna

La forte Amicizia tra umani e alieni: il caso di Isla Friendship
Alessio Vasselli

L’enigma dei monoliti nell’antichità
Giancarlo Longhi

Scoperte le Montagne della Follia?
Claudio Foti

Ufo a Velletri
Daniele Cataldi

Ufo: una possibile realtà
Robert Straw

Inserto Speciale:
Ufo Psiche
Impatto Psicologico in ipotesi di Civiltà Extraterrestri
Nino Capobianco

Signs Movies

Libreria: Luca Scantamburlo – Gianluca Rampini

News

Un laser per bucare lo spazio-tempo

Un laser da 200 petawatt può risultare utile in molte applicazioni, dalla fisica al settore militare. Ma il laser “ELI” (Extreme Light Infrastructure), progettato all’ Ultra-High Field Facility, ha in programma qualcosa di molto più ambizioso: creare una frattura nel tessuto spazio-temporale. Giusto per dare un’idea della potenza coinvolta, 200 petawatt corrispondono bene o male a 100.000 volte la produzione di energia su tutto il pianeta. Anche se può sembrare un controsenso il fatto di poter generare una quantitativo così estremo di energia rispetto a quanta se ne produca sulla Terra, occorre specificare che quella potenza verrà sprigionata da un sistema di laser che concentrerà i 200 petawatt in uno spazio minuscolo, emettendo un lampo della durata di un trilionesimo di secondo. Il sistema laser ELI prevede la costruzione di 10 laser puntati contro un piccolo volume di materia. Questo, secondo gli scienziati, consentirebbe di ricreare le condizioni del nucleo del nostro sole, concentrando l’equivalente dell’energia che la Terra riceve dalla nostra stella in uno spazio grande quanto una capocchia di spillo. La speranza è che questa immensa energia concentrata in un singolo punto possa creare uno strappo nello spazio-tempo, aprendo il campo ad una nuova era della fisica. Quello che intriga gli scienziati è la possibilità che possano esistere delle “particelle fantasma”, particelle virtuali che potrebbero essere in qualche modo “domate” dalla frattura nel tessuto spazio-temporale e fornirci una prova dell’esistenza di dimensioni extra. “Ci hanno sempre insegnato a pensare che il vuoto sia sostanzialmente spazio senza materia, ma anche nel vero e proprio vuoto sembra ci siano coppie di molecole che appaiono nel nostro universo per un brevissimo periodo di tempo” spiega Wolfgang Sandner, coordinatore del Laserlab Europe network. “Un laser estremamente potente potrebbe separare queste particelle e mantenerle in vita più a lungo”. Per dirla in soldoni, pare che nel vuoto si generino spontaneamente delle coppie di particelle composte da materia e antimateria. Se suona strano parlare di generazione spontanea nel XXI° secolo, queste coppie pare nascano effettivamente dal nulla, specialmente in presenza di enormi fonte di energia o perturbazioni gravitazionali. Ma trattandosi di materia e antimateria, è naturale che l’annichilazione sia sempre dietro l’angolo: queste particelle collidono e scompaiono in tempi brevissimi, impedendo agli scienziati di studiarle a fondo. L’unico modo per fermare l’annichilazione è tentare di separare la materia dall’antimateria attraverso un potentissimo campo gravitazionale o energetico, come quello di un buco nero. Attorno ai buchi neri si verificherebbero fenomeni estremamente curiosi: materia e antimateria verrebbero creati dal nulla tramite sottrazione di energia dal buco nero, ma dato che tra loro interferisce l’enorme campo gravitazionale, alcune di queste particelle riuscirebbero a sfuggire all’annichilazione, facendo pian piano evaporare il buco nero e diventando delle particelle reali, non più virtuali o “fantasma”. L’esperimento ELI non vuole ricreare un buco nero, ma per lo meno avvicinarsi al campo gravitazionale di uno di questi mostri cosmici, per poter permettere agli scienziati di studiare a fondo le particelle fantasma. “Ci sono molte sfide che dobbiamo ancora superare per trasformarlo in realtà, ma è principalmente questione di scalare la tecnologia che abbiamo ora per produrre la potenza necessaria” spiega Sandner. I primi prototipi sono in fase di costruzione in Repubblica Ceca, Ungheria e Romania, ma solo nel 2015 si saprà se l’ambizioso progetto da oltre 1, 6 miliardi di euro sarà portato a termine, e la location definitiva del sistema ELI. “Eli ci porterà in zone della fisica non ancora esplorate. Potrebbero esserci molte soprese” conclude Thomas Heinzl, professore di fisica teorica della Plymouth University.

Fonte: Link

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