CENTRO UFOLOGICO TARANTO MAGAZINE

PORTALE DI DIVULGAZIONE E INFORMAZIONE UFOLOGICA, MISTERI SPAZIALI, STORICI E PALEONTOLOGICI

Archivi Mensili: marzo 2012

La Luna negli abissi

Per un trentina di anni, prima ancora di «Aliens» e poi di «Abyss», James Cameron si è divertito a trasportarci in mondi alieni e immaginati dalla sua fantasia. Lunedì mattina ne ha visitato uno personalmente, calandosi a bordo di un sottomarino verde a forma di siluro che lui stesso ha contribuito a disegnare, sul fondale della Fossa delle Marianne, il punto più basso della Terra: 11 mila metri sotto la superficie del mare, l’Everest alla rovescia più duemila metri.

«È stato un viaggio incredibile», ha dichiarato appena riemerso dal Deepsea Challenger, a bordo di Octopus, il mega-yacht dell’amico Paul Allen (co-fondatore della Microsoft) usato come nave-appoggio. «Un posto molto lunare, molto desolato. Ho avuto una sensazione di totale isolamento dal resto dell’umanità, come se nello spazio di un giorno fossi andato e tornato da un altro pianeta». E che cosa ha visto? Il narratore dentro di lui ha trovato ispirazione per nuove storie? «Vogliamo credere che laggiù ci sono calamari giganteschi e mostri marini, ma non ho visto niente di più grande che gamberi lunghi di tre centimetri. Pensavo che la vita si sarebbe adattata alla profondità, ma non ne ho visto traccia».

Cameron non è il primo essere umano che esplora le Marianne. Nel 1960 vi discesero Don Walsh, un ex-capitano della Marina americana, e Jacques Piccard, un ingegnere svizzero, a bordo del batiscafo Trieste. Rimasero sul fondo una ventina di minuti, ma riuscirono a vedere poco o niente per il fango sollevato dai motori. Cameron è il primo ad arrivarci da solo, a bordo di un batiscafo a forma di siluro di 12 tonnellate che ha resistito a una pressione mille volte superiore a quella della superficie terrestre.

Ci è rimasto poco più di due ore, concedendosi anche il lusso di dimenticare per un po’ i monitor e gli schermi della plancia di comando e le quattro telecamere ad alta definizione che, come si addice al regista di «Avatar», erano naturalmente in 3D. «Mi sono fermato e mi sono detto: sono qui, in fondo all’Oceano, nel posto più profondo della Terra. E oltre che un grande senso di isolamento, ho sentito quanto ero piccolo, in questo vasto posto sconosciuto e inesplorato».

Per portare a termine la missione scientifica, condotta in collaborazione con il «National Geographic», Cameron intendeva raccogliere campioni di roccia e di sedimenti, alla ricerca di specie esotiche che potrebbero aiutarci a capire non solo la vita marina ma anche quella extraterrestre. Ma poco dopo avere raccolto i primi campioni, il braccio idraulico non ha più funzionato, unico neo in un’impresa in cui tutto il resto è andato alla perfezione. E che adesso fa di Cameron un pioniere non solo del cinema ma dell’esplorazione.

«Quando hanno chiuso il boccaporto avevo le farfalle nello stomaco», confessa il regista. «Ma poi l’eccitazione e l’adrenalina prendono il sopravvento. In un minuto o due sei nel buio più totale e il sottomarino diventa freddo. E ti metti a pensare come un astronauta. Devo fare questo e quest’altro e non combinare pasticci».

Che a compiere questa impresa sia stato proprio Cameron non è così sorprendente. Cresciuto nell’Ontario, in Canada, lontano dagli oceani, sin da bambino rimase affascinato dai documentari di Jacques Cousteau. A 16 anni aveva il suo diploma di sub, nel 1995, due anni prima di girare il film, andò a esplorare i resti del Titanic a quattromila metri sotto la superficie del mare al largo della Newfoundland. Ci è tornato altre 32 volte e ha condotto altrettanti viaggi di esplorazione marina, a volte con compagni, altre da solo. Il mare è la sua passione, una frontiera ai suoi occhi molto più interessante di quella extraterrestre. «Non riesco a pensare a un altrove più lontano», sostiene. E se ieri non è riuscito a raccogliere i campioni come previsto, non è un problema: «Significa che devo tornarci e prenderne altri dice – questo è solo l’inizio». Poi ha lasciato Octopus, è salito a bordo di un elicottero e poi di un jet diretto a Londra, dove assisterà alla prima di «Titanic» in versione 3D.

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Scoperti due nuovi gruppi sanguigni

I gruppi sanguigni non sono i quattro che tutti conosciamo – A, B, AB e 0 – ma molti di più: con gli ultimi 2 appena scoperti da un gruppo di ricercatori dell’ Università del Vermont il totale sale a 32.

I due nuovi gruppi, battezzati Junior e Langreis in onore dei portatori, sono stati identificati isolando due proteine mai osservate prima nei globuli rossi dei due pazienti.

I diversi gruppi sanguigni si caratterizzano per la presenza di antigeni sulla superficie dei globuli rossi: si tratta di macromolecole capaci di interagire con il sistema immunitario. Le due recentemente scoperte dagli scienziati americani sono le proteine e ABCB6 e ABCG2.

Gli individui con sangue appartenente a uno dei nuovi gruppi sono molto rari e concentrati in alcune zone del pianeta: i ricercatori stimano che in Giappone ci siano almeno 50.000 persone con gruppo sanguigno Junior negativo che potrebbero avere problemi con le trasfusioni di sangue o, nel caso di donne in gravidanza, manifestare incompatibilità con il bambino che portano in grembo.

Il problema dei gruppi sanguigni rari o sconosciuti non è solo la scarsità di donatori, ma anche la mancanza nel laboratori di analisi dei reagenti necessari a identificarli. «Grazie a questa scoperta il test per i nuovi gruppi sanguigni entrerà nella routine, perchè ora sappiamo cosa cercare» ha spiegato alla stampa Bryan Ballif, biologo presso l’Università del Vermont.

I risultati di questo studio permetteranno ai medici di arrivare meglio preparati alle trasfusioni o ai trapianti di organi e tessuti su pazienti con gruppi sanguigni rari: «Molto spesso le crisi di rigetto hanno cause ignote, che però potrebbero essere riconducibili alla presenza di questi antigeni» spiega Ballif.
Eccesso di autodifesaLa reazione è causata dal sistema immunitario del ricevente che non riconosce come suoi i tessuti trapiantati o il sangue trasfuso e attiva tutte le difese utili a scacciare il presunto intruso. Tramite gli anticorpi, l’organismo inizia quindi a combattere se stesso.

La ricerca non è però conclusa: Ballif e i suoi colleghi ipotizzano la presenza di almeno altri 10 o 15 gruppi sanguigni oggi sconosciuti. «Anche se si tratta di gruppi estremamente rari, per i portatori è una delle cose più importanti da sapere» conclude lo scienziato.

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Resti di una specie non ancora nota

Potrebbero appartenere ad una ancora sconosciuta specie umana, i resti fossili di uomini preistorici ritrovati all’interno di due grotte nel Sud-Ovest della Cina.

Gli ominidi, vissuti tra 14.500 e 11.500 anni fa, avrebbero avuto un aspetto inedito, un mix di caratteristiche anatomiche primitive e moderne. La scoperta, che potrebbe diventare una nuova pagina sull’evoluzione è pubblicata su Plos One da un gruppo di ricerca guidato dall’universita’ australiana del Nuovo Galles del Sud.

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“Piccola” macchia sul Sole

Una foto scattata vicino Merida, in Spagna, ha catturato una serie di macchie solari grandi più volte le dimensioni della Terra che hanno inondato il pianeta con una serie di particelle ad alta energia. La foto è stata scattata la scorsa settimana al culmine dell’ “Active Region 1429″ [nome dato al fenomeno, ndr], che ha causato l’effetto “Aurora”. Il gruppo di macchie solari è grande la metà delle dimensioni di Giove, 40mila miglia, e svariate volte più grande delle dimensioni della Terra. Adesso sta ruotando verso un’altra zona del Sole, tracciato costantemente dai satelliti NASA. Le immagini provenienti dalla Spagna sono state catturate da Juan Manuel Pérez Rayego. “Le particelle che hanno colpito la terra sono state responsabili di molte aurore colorate viste nelle ultime due settimane.” dice la NASA nel suo sito Astronomy Picture of the Day, spiegando che il monitoraggio verrà continuato dalle sonde Stereo e SOHO attorno al Sole ed alla Terra. Gli esperti avvertono che simili attività diventeranno più frequenti nel corso dei prossimi due anni. Il dottor Matthew Penn, del National Solar Observatory in Arizona ha detto che macchie solari di questo tipo possono causare tempeste spaziali molto intense e dannose. “Nel corso dei prossimi due anni, ci aspettiamo che il numero di macchie solari visibili sul sole raggiungerà un record. Sappiamo che le macchie solari sono la causa di tempeste spaziali, e ci aspettiamo alcune ripercussioni qui sulla Terra.”

Fonte:Link – Cliccare l’immagine per ingrandire – Traduzione ed adattamento a cura del CUT.

UFO su Taranto: 23 Febbraio e 13 Marzo 2012

Il 23 Febbraio, il nostro amico Giuseppe, ci segnala la presenza di un UFO nella verticale su Taranto. Essendo un militare ha confermato come questo oggetto, date l’assenza di luci di posizione o segnalazioni legalmente riportate, non sia un oggetto convenzionale. In basso trovate una delle immagini che ci ha portato il nostro amico. Cliccate per ingrandire.

Il testimone ci segnala d’aver visto un puntino luminoso che lampeggiava con una frequenza ed intensità molto elevata. Le prossime foto sono state scattate in data 13 Marzo:

Queste che abbiamo riportato sono solo alcune delle decine di foto che ci ha portato l’amico Giuseppe. Il testimone ha affermato d’aver visto solo una sfera luminosa, quindi possiamo ipotizzare che l’effetto filiforme sia dovuto al tempo d’esposizione, oppure siamo di fronte ai famosi EBANIs sudamericani? Lasciamo il resto all’utenza.

L’uomo del 100mila d.C. “Non ci estingueremo”

Pensare al futuro, per l’uomo d’oggi, generalmente significa prepararsi o preoccuparsi per quello che può accadere fra sei mesi (Israele attacca l’Iran per distruggere le centrali nucleari), fra due anni (l’economia mondiale ricomincia a crescere) o fra venti (la Cina è la nuova superpotenza planetaria). Ma nuovi studi stanno cercando di stabilire come sarà il nostro mondo non fra cinquant’anni e nemmeno tra un secolo o due, bensì fra 100mila anni: provando a immaginare, dati scientifici alla mano, che aspetto avremo, che lingua parleremo, dove vivremo, pressappoco nell’anno 102012.

Raramente ci azzardiamo a guardare così lontano, anche perché l’esercizio ci spaventa: fra cambiamento climatico, pericolo di pandemie provocate da nuovi virus, rischio che un asteroide gigante colpisca la terra, il catastrofismo è talmente diffuso che preferiamo non immaginare un domani troppo distante, nel timore che non ve ne sarebbe affatto uno.

Non per nulla la Global Catastrophic Risk Conference, tenuta a Oxford nel 2008, calcolava che gli esseri umani avevano solo il 19 per cento di probabilità di sopravvivere fino al 2100. Un simile pessimismo, avverte tuttavia il settimanale New Scientist, citando un crescente numero di pubblicazioni ed esperti, è prematuro, sbagliato.

La prima buona notizia, annunciata da scienziati della Long Now Foundation, creata a San Francisco con l’obiettivo di scrutare il futuro più remoto, è che fra 100mila anni ci saremo ancora. Reperti fossili suggeriscono che i mammiferi possono sopravvivere un milione di anni, e alcune specie dieci volte più a lungo: perché il mammifero più intelligente, l’Homo Sapiens, non potrebbe essere fra queste?

Sulla base dei 200mila anni di esistenza umana sulla terra, Richard Gott, astrofisico della Princeton University, stima che vivremo altri 7 milioni e mezzo di anni. Disastri provocati da noi stessi (guerre termonucleari), nuovi killer virus pandemici (ce ne sono stati quattro nell’ultimo secolo) o l’eruzione di un super vulcano (ogni circa 50mila anni ce n’è una), potrebbero fare gravi danni, ma difficilmente farebbero scomparire 7 miliardi di persone distribuite su ogni angolo del pianeta.

Il pericolo più grave è che un asteroide gigante colpisca la terra, come accadde probabilmente 65 milioni di anni or sono, provocando l’estinzione dei dinosauri. Ma anche questo, secondo calcoli della Nasa, non provocherebbe la scomparsa dell’intera civiltà umana. Un rischio più concreto è il surriscaldamento del pianeta: se la temperatura crescerà nel prossimo secolo dai 2 ai 10 gradi, New York, Londra e Tokyo verranno sommerse dall’innalzamento degli oceani, intere isole finiranno sott’acqua, le zone tropicali diventeranno invivibili. Altre zone, tuttavia, oggi aride o semi inaccessibili, diventeranno abitabili e perfino floride, dalla tundra siberiana all’Antartico. Parte dell’umanità sarà costretta a traslocare, su per giù nei prossimi tremila anni, ma non a soccombere.

Stabilito che ci saremo ancora ma dovremo cambiare residenza, resta da decidere che aspetto avremo. Un vecchio esperimento immaginava la possibilità di prendere un uomo del Cro-Magnon (30mila anni fa), rasarlo, vestirlo e metterlo nel centro di New York: avrebbe riconosciuto i suoi simili? Sì, è la risposta degli antropologi, anche se non avrebbe riconosciuto nient’altro.

Facciamo lo stesso gioco: prendiamo un uomo del 2012 e mettiamolo nel 102012: riconoscerebbe gli individui e le cose che ha intorno? Sì e no. Potrebbero esserci cyborg e robot di silicio non a nostra immagine e somiglianza; ma così come l’uomo della preistoria non ci risulterebbe una forma del tutto aliena, allo stesso modo l’uomo del 100mila dopo Cristo non avrà tre gambe e un solo occhio ma continuerà in qualche modo a somigliarci, afferma lo studioso Graham Lawton.

Comunicare potrebbe però essere più complicato. Oggi non comprendiamo l’inglese di mille anni fa, e solo chi ha fatto il liceo classico capisce il latino di Roma antica. Le lingue si evolvono più radicalmente di chi le parla: l’Oxford Dictionary aggiunge 2.500 nuove parole all’anno, le regole grammaticali mutano. Ma forse dicendo “il mio nome è Mario” riusciremmo a farci capire anche nell’anno 100mila, sostiene il linguista Mark Pagel della Reading University.

Cos’altro vedono gli indovini del futuro a lungo termine? Finiremo alcune risorse, come petrolio e gas, ma ne troveremo delle nuove, più in profondità e su altri pianeti. A proposito: esploreremo il nostro sistema solare, ma sembra improbabile che raggiungeremo le stelle (a 40 mila km orari, impiegheremmo 115 mila anni a raggiungere la più vicina, Alfa Centauri).

Per cui è verosimile che noi terrestri continueremo a sentirci soli nell’universo: a meno che, nel frattempo, non venga a trovarci qualche specie più evoluta e più veloce della nostra.

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Nuvole gonfiate ed aereosol salveranno la Terra?

Un tramonto rosso fuoco perenne e specchi giganti nello spazio per riflettere la luce solare. Orizzonti alla Blade Runner, ma non è fantascienza. È il futuro (forse) del nostro pianeta: ipotesi di ingegneria climatica che sono già al vaglio degli esperti. La geoingegneria è una realtà – complessa – che sta mobilitando la comunità scientifica internazionale. E che fa discutere. Il suo scopo è quello di combattere il surriscaldamento globale. Ma gli interventi e i tempi prospettati sono molto diversi tra loro: c’è chi studia l’immagazzinamento e lo smaltimento di anidride carbonica e c’è un ramo più radicale che propone esperimenti «solari», che mutino o catturino le radiazioni a livello della stratosfera.

«A mio parere, mentre ha senso la rimozione di CO2, sono ancora inopportuni interventi di altro tipo», spiega Antonello Provenzale, ricercatore dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) del Cnr di Torino. «Prima di agire ci sono dei fattori che vanno presi in considerazione: la sostenibilità nel tempo di azione del genere, la loro effettiva efficacia e la nascita di ampie alleanze geopolitiche in grado di sostenerle». Le teorie al vaglio degli scienziati spaziano per cieli, terra, aria e mari: si va dalla «semina» di ferro negli oceani, per aumentare la presenza dei microrganismi che intercettino la CO2 all’adozione di specie di piante ad alto potere riflettente, alla messa in orbita di giganteschi parasole. Ma l’idea più discussa riguarda l’uso di gas aerosol come l’anidride solforosa da immettere con costanza nella stratosfera per riflettere la luce solare. Controindicazioni del caso: secondo alcuni studiosi (e detrattori della teoria), le emissioni assottiglierebbero lo strato di ozono. In realtà i gas aerosol sono già presenti nell’atmosfera. Non solo. «Negli ultimi anni», chiarisce Provenzale, «sono state individuate altre due cause oltre all’effetto serra che hanno provocato l’innalzamento delle temperature: la massiccia deforestazione e l’uso di gas aerosol di origine antropica, specie in Cina e nel Sudest asiatico». Una differenza però c’è: «Rispetto all’anidride carbonica, questi gas stanno meno tempo nell’atmosfera, circa 10-15 giorni».

Intanto l’idea di manipolare il clima ha già catturato l’attenzione di plurimiliardari come Bill Gates, Richard Branson e il fondatore di Skype Niklas Zennstrom. La politica, per ora, punta su studi o interventi mirati. Lo scorso autunno il Bipartisan Policy Center (un’organizzazione non profit fondata da quattro ex senatori Usa, due repubblicani e due democratici) ha invitato la Casa Bianca a creare «un programma di ricerca federale». Scienziati delle università inglesi hanno organizzato un test per pompare nella stratosfera particelle chimiche. Esperimento abortito. Anzi, rimandato.

Anche perché è stata proprio la Royal Society britannica, alla conferenza sul clima di Durban nel 2011, a presentare un rapporto sugli scenari della geoingegneria: «Giocare con la natura in questo modo deve essere solo una soluzione estrema», scrivono gli scienziati inglesi, «ed è comunque una soluzione pericolosa». Sulla stessa linea anche un report commissionato dal ministero dell’Educazione e della Ricerca tedesco, che auspica «ulteriori ricerche» e sostiene che «le conseguenze dell’utilizzo di queste tecniche non possono essere stimate con la precisione necessaria». Nessun allarmismo in Cina, invece, dove si ipotizzano nuove frontiere. E dove gli effetti della geoingegneria sono già tangibili. Mentre in altri Paesi sono state sperimentate solo occasionalmente, a Pechino e nella regione di Jilin le piogge artificiali – grazie a nuvole «gonfiate» con ioduro d’argento – sono una realtà. E il governo sta pianificando di estendere l’esperimento ad altre cinque zone.

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Cile: Gli UFO esistono, provenienza sconosciuta

Un pilota di un caccia comunica l’avvistamento di un oggetto volante misterioso, che sta intersecando la sua rotta senza autorizzazione nei cieli sopra Santiago del Cile. Ad un certo punto dice alla torre di controllo: “Roger… In questo momento non lo vedo più. Ma prima l’ho visto in modo forte e chiaro…Sembrava una nuvola, era camuffato come una nuvola, ma con un movimento irregolare.” Lo stesso, strano oggetto viene segnalato, in quella stessa area, negli stessi minuti, anche da due aerei di linea.

Rivelati gli X-files del Cile: “Gli Ufo esistono, ma non sappiamo cosa siano”
SABRINA PIERAGOSTINI

L’episodio è avvenuto il 24 giugno del 2010 ed è noto come il “Caso Pelican”, dal nome del velivolo militare coinvolto. È uno dei tanti, inspiegabili fenomeni avvenuti in Cile resi noti dall’ex generale dell’aeronautica Ricardo Bermudez, ora direttore del CEFAA (Comitato degli Studi per i fenomeni aerei anomali), che fa parte della DGAC, l’Agenzia per l’Aviazione Civile del Cile, equivalente al nostro ENAC.
Il 21esimo Congresso Internazionale sugli Ufo, che si è svolto nei giorni scorsi a Fountain Hills, in Arizona, si può a buon conto definire “storico”, perchè proprio durante i lavori del convegno l’ex alto ufficiale ha illustrato, con tanto di prove audio-video, gli X-files del suo Paese. Una “disclosure” pubblica, che – visto il ruolo rivestito da Bermudez- non può non aver avuto l’autorizzazione del Governo.
Lo ha in fondo affermato lui stesso, dicendo nel corso del suo intervento: “Abbiamo l’appoggio di ciascun ramo delle nostre forze armate e della polizia. Crediamo che il fenomeno Ufo sia lo stesso in tutto il mondo e per questo intratteniamo rapporti con gli investigatori provenienti da 14 paesi”. Dunque, il Cile considera gli avvistamenti di oggetti volanti non identificati molto più di semplici allucinazioni, bufale o eventi naturali privi di interesse. Anzi: li studia con molta attenzione. E preoccupazione, per il bene della Nazione.

Nel 2008 infatti il Parlamento cileno ha approvato una norma nota come “Legge sulla trasparenza”, che obbliga tutti gli enti dello Stato a rispondere entro 20 giorni alle domande dei cittadini su tutto ciò che riguarda eventi di pubblico interesse. “Questo è il nostro modo di affrontare il problema: apertamente e liberamente“, ha rimarcato il direttore del CEFAA che in virtù di questo principio ha illustrato i casi ufologici più singolari avvenuti nei cieli cileni, corredati da documenti eccezionali.
Mentre infatti gli altri Governi che finora hanno aperto i loro archivi in materia ( come Gran Bretagna, Nuova Zelanda, Francia) si sono limitati a declassificare essenzialmente i dossier cartacei, il Cile ha invece deciso di rendere pubblici anche molti filmati, foto e registrazioni dei dialoghi radio intercorsi tra i piloti e la torre di controllo. “L’agenzia per l’aviazione civile deve garantire la sicurezza di tutte le attività aeree nel Paese, per questo il nostro ente ha accesso immediato a tutte queste informazioni, prima tra tutte le comunicazioni di volo ”, ha spiegato l’ex generale.

Sette i casi esposti durante la conferenza. Come la collisione mancata per un soffio con un mezzo volante estraneo avvenuta all’aeroporto di Puerto Montt, nel 1988, o l’avvistamento registrato al Chacalluta Airport di Arica, nel 1997. In quest’ultimo episodio, ad esempio, dopo che un velivolo militare ha avvistato un oggetto volante non identificato, la voce dell’operatore sulla torre di controllo dice: “Abbiamo avuto diverse chiamate che sostengono la presenza in questo settore di un UFO. . . Siamo in allerta per qualsiasi rapporto. . . Il pilota riferisce a ore 3 un oggetto che si muove a velocità incredibile . .. testuali parole…”
E ancora, un Ufo avvistato da tre aeromobili commerciali in avvicinamento all’aeroporto Internazionale Pudahuel di Santiago. Nel nastro registrato, si sente chiaramente uno dei piloti dire:”Dà l’impressione di essere un treno con tanti finestrini, si vedono benissimo”. Un’immagine riferita, su diverse frequenze, dagli equipaggi dei tre differenti velivoli che descrivono la stessa situazione. Ricordiamo, ovviamente, che tutto avveniva mentre i jet erano in volo. E i treni non volano…
Bermudez ha poi esposto il “Caso Pelican”- che ha visto coinvolti, ancora una volta, tre aerei distinti. Parlando alla torre di controllo, il pilota del Pelican chiede insistentemente conferma di traffico aereo al di sotto del suo jet, avendo visto passare due oggetti a velocità impressionante da due direzioni opposte. Ma sul radar non risulta nulla e l’operatore replica: “Non ho alcuna informazione a proposito”. Ma il militare insiste: “Li ho visti chiaramente: il primo a circa 3mila piedi sotto di me, l’altro è arrivato da est verso ovest. Non saprei cosa fossero, andavano troppo veloci!”

UN AEREO E UNO STRANO OGGETTO VOLANTE, IN UNA RIPRESA DELLA TV CILENA.

“Pensate un attimo- ha detto il relatore al pubblico del convegno- Se un pilota di linea di grande esperienza mi dice di aver visto qualcosa volargli davanti, io lo sto ad ascoltare; se un secondo pilota di linea mi dice la stessa cosa pochi secondi dopo, la mia attenzione aumenta; ma se addirittura un terzo pilota, per giunta militare, conferma il racconto, io sono portato a crederci. Ma in questo specifico fatto abbiamo un solo Ufo che si avvicina ai tre velivoli oppure abbiamo due Ufo? Perchè, se ne abbiamo uno solo, la sua stupefacente velocità non corrisponde a nulla di nostra conoscenza.”
Ma l’episodio più clamoroso indagato dal CEFAA è avvenuto il 4 novembre del 2010, mentre all’Accademia militare di El Bosque, a Santiago, era in corso una cerimonia ufficiale per il cambio della guardia ai vertici dell’Aeronautica cilena. Era in corso una parata aerea: uno spettacolo ammirato anche dal Presidente Sebastian Piñera, oltre che dalle massime autorità civili e militari dello Stato sudamericano. Il tutto, davanti a decine di cameramen, fotografi e videoamatori.
Nessuno si è accorto di nulla durante la cerimonia. Eppure, sembra molto probabile che qualcuno si sia presentato senza invito, forse per controllare da vicino l’andamento della giornata, come emerge da ben sette filmati girati da mani diverse analizzati dagli esperti dell’agenzia diretta da Bermudez. Tutti hanno ripreso un oggetto metallico sconosciuto di forma quasi circolare che a velocità sorprendente si muove in mezzo ai velivoli militari- Falcon, F5 e F16- che sfilano volteggiando in cielo.

L’UFO AVVISTATO DURANTE UNA CERIMONIA AD EL BOSQUE NEL 2010

Un frame – ricavato da uno dei video – mostra perfettamente l’intruso volare accanto ai Falcon. Un’altra immagine, tratta da un altro filmato, lo raffigura ancora: stavolta vicino agli F5 in formazione. Non si tratta di un fotomontaggio: le analisi hanno accertato che l’oggetto presenta la stessa ombra dei jet militari e il suo raggio era di tra i 5 e 10 metri. Lo stesso, misterioso disco volante poi si palesa per la terza volta, in un altro video girato durante l’esibizione degli F16.
“Se pensate che non sia sufficiente, ho un’altra sorpresa per voi”, ha detto Bermudez all’uditorio. “In questo filmato, esso compare per una frazione di secondo. I nostri astronomi più scettici hanno calcolato che la sua velocità doveva essere 18 volte quella dei caccia F16, ovvero più di 10mila km all’ora. E non era nè un meteorite, nè una cometa o spazzatura spaziale, nè tantomeno un uccello.”

L’IMMAGINE DELL’UFO VICINO AGLI F5 IN VOLO.

L’esame tecnico ha poi dimostrato che l’Ufo ha effettuato una manovra ad alto rischio, passando davanti ai Falcon da ovest verso est, volando a bassa quota ed a folle velocità. Inoltre, il rapporto sostiene che l’oggetto presentava una forma ellipsoidale e rifletteva la luce come se fosse metallico. Infine si legge: “Il pubblico da terra non ha percepito l’oggetto, nonostante sia passato sopra le loro teste, dal momento che non ha prodotto alcuna onda sonora. Si muoveva con l’inclinazione di 25 gradi: questo è lo stesso angolo con il quale le astronavi entrano nell’atmosfera.”

LO STESSO OGGETTO MISTERIOSO ACCANTO ALLA SQUADRIGLIA DI F16.

Nel concludere il suo intervento, il generale Ricardo Bermudez ha così sintetizzato la questione:
1) I fenomeni aerei anomali definiti Ufo sono reali e si presentano all’interno e all’esterno dello spazio aereo controllato;
2) Non abbiamo alcuna idea di cosa siano e da dove provengano;
3) È indispensabile continuare a studiare il fenomeno;
4) È indispensabile condividere tutte le informazioni.
Ha poi aggiunto alcune frasi che suonano da monito. Eccole:
“Io credo che si debba indagare su tutto ciò che comporti un rischio alle operazioni di volo, non importa quanto incredibile possa apparire: ignorarlo sarebbe da irresponsabili. Serve un’agenzia internazionale che coordini tutte le investigazioni in materia: deve poter raccogliere ogni informazione e procedere ad esami scientifici. Penso che dovrebbe essere sotto la responsabilità del settore Affari Spaziali delle Nazioni Unite.”
Insomma, gli Ufo non sono fantasie di gente sfaccendata, ma un pericolo reale che può diventare una minaccia per la sicurezza aerea in tutto il mondo. Il generale Bermudez lo ha fatto capire portando prove e documenti davvero impressionanti. Sulla strada che porta alla rivelazione del mistero-Ufo, il Cile sembra aver assunto il ruolo di apripista.

Fonte: Link

Anche il “telegiornale” di Italia 1 “Studio Aperto” ha divulgato la notizia, trovate il link a questo indirizzo, con spezzoni di video: Studio Aperto.

Online Signs di Marzo 2012

Vista la nostra collaborazione con l’amico Roberto La Paglia, ci invia e pubblichiamo la copertina del numero della sua rivista digitale “Signs” di Marzo 2012. Di seguito copertina e link al sito.

Ufo Signs

Potrete trovare articoli come: Elohim, misteri angelici (Pag. 8, Roberto La Paglia) – Gli Enigmi Delle Città Perdute (Pag. 15, Ellen Wilson) – Albano Raziale (RM), un avvistamento storico (Pag. 21, Daniele Cataldi) – Il Drago e Il Loto Bianco (Pag. 25, Jeff Holland) – Le Pietre di Ica, un Passato che non Dovrebbe Esistere (Pag. 29, Simone Barcelli) – Signs Libreria (Pag. 36) – Inserto Speciale: Diario di uno Skywatcher: Comportamento Luci, Anomalie Monti Lucretili (Pag. 39, Aurelio Nicolazzo) – Signs Movie (Pag. 58).

Ribadiamo all’utenza che la nostra collaborazione è a titolo gratuito, come ha ricordato anche l’amico Roberto sulla sua rivista. Buona Lettura.

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