CENTRO UFOLOGICO TARANTO MAGAZINE rassegna di Ufologia ed argomenti connessi

Novembre 10, 2009

Agenzia Spaziale del Giappone: inviamo un messaggio su Venere

Archiviato in: ANOMALIE DELLO SPAZIO, ESOBIOLOGIA, SCIENZA — centroufologicotaranto @ 10:50 am

venus_galileoVenere è il pianeta del sistema solare più vicino a noi. La sua dimensione è paragonabile alla nostra Terra ed è un obiettivo principale per lo studio della formazione del nostro ambiente. Precedenti missioni spaziali hanno scoperto un ambiente molto “estremo”: 92 Bar di pressione, abbondanza di CO2, un effetto serra che porta a temperature perfino superiori a quelle che si trovano su Mercurio. Il prossimo anno il Giappone lancerà la missione Venus Climate Orbiter (VCO), con l’obiettivo primario di studiare la misteriosa circolazione atmosferica di Venere osservando i movimenti atmosferici ed i processi di formazione delle nuvole. VCO esplorerà Venere usando nuove fotocamere molto sofisticare dedicate agli studi meteorologici ed utilizzando tecniche di radio scienza. Il nome in codice della missione giapponese è AKATSUKI e l’Agenzia Spaziale Giapponese (JAXA) ha avviato una campagna di coinvolgimento in cui invita tutti noi ad inviare un messaggio che raggiungerà Venere a bordo di AKATSUKI. Una cosa simpatica che differenzia questa iniziativa dalle precedenti indette dalla NASA è che i vari messaggi non saranno registrati in un DVD, ma incisi a lettere su placche di alluminio che saranno poi installate nello scafo VCO, come mostrato dalle fotografie qui sotto. I messaggi dovranno essere al massimo di 20 caratteri per il nome e di 40 caratteri per il testo. C’è tempo fino al 25 dicembre 2009.

Fonte: http://newsspazio.blogspot.com/2009/10/mandiamo-un-mesasggio-su-venere-con.html

Nota Redazione Centro Ufologico Taranto: se Venere è un pianeta ostile per una vita simile alla nostra, a chi mandiamo il messaggio? E’ solo un messaggio simbolico?

Cern: matematici russi sperimentano prova di viaggio nel tempo

Archiviato in: ANOMALIE DELLO SPAZIO, SCIENZA, TECNOLOGIE OCCULTE, UFO — centroufologicotaranto @ 10:43 am

Due matematici russi hanno proposto un esperimento, da eseguire con il large Hadron Collider del Cern destinato a dimostrare sperimentalmente la possibilità di viaggiare nel tempo. Irina Aref’eva e Igor Volovich ritengono che le energie messe in campo dal grande acceleratore di particelle, che dovrebbe rientrare in funzione questo mese, siano sufficienti a creare un minuscolo “wormhole”, ovvero un cunicolo nello spazio-tempo, previsto da certe teorie cosmologiche. Una particella fatta passare attraverso il “wormhole” (ammesso che sia possibile) tornerebbe indietro nel tempo, ma soltanto fino al momento in cui il varco è stato creato. Questo basterebbe, però a dare della fantascientifica possibilità di tornare nel passato una sia pur ridottissima prova sperimentale. La proposta dei due ricercatori russi è stata pubblicata in un articolo sulla rivista “New Scientist”.

Fonte: http://www.unita.it/notizie_flash/62405/scienzamatematici_russi_sperimentano_prova_di_viaggio_nel_tempo

Ottobre 30, 2009

NASA conferma: Indonesia colpita da un asteroide l’8 ottobre scorso

Archiviato in: ANOMALIE DELLO SPAZIO, UFO VIDEO — centroufologicotaranto @ 11:59 am

newsreport_stripNon c’è pace per l’Indonesia. Colpita al cuore da un sisma devastante, diventa anche meta dei corpi celesti. I rilevatori di ultrasuoni lo confermano, non lasciando spazio a smentite. Solo ora la NASA conferma l’accaduto. L’8 ottobre, alle 11 di mattina, un asteroide si è abbattuto su Bone, nel Sulawesi del Sud, in Indonesia. L’esplosione del corpo celeste è avvenuta nella stratosfera, con una forza di esplosione di 50 kilotoni. Si è ovviamente creduto ad un terremoto ma in realtà i rilevatori di infrasuono della NASA hanno monitorato attività fino a 18mila chilometri di distanza. L’Ente Spaziale presume si trattasse di un meteorite di circa 10 metri di diametro i cui detriti, per fortuna, si sono spenti nell’oceano. La scia bianca lasciata dall’esplosione è rimasta ben visibile nel cielo per diversi minuti.

Durante le ore immediatamente precedenti all’accaduto e nelle ore seguenti si sono registrate attività sismiche di notevole forza in un’ ampia zona che va dall’Indonesa del sud fino alle isole Santa Cruz, nell’oceano pacifico. Nei comunicati emessi all’epoca di questa nuova serie di scosse si è escluso il pericolo tsunami.

Altrettanto non è stato possibile fare nei comunicati riguardanti le scosse dello stesso giorno che hanno interessato la Papua Nuova Guinea e le isole limitrofe del Pacifico. In quel caso l’allarme tsunami è stato esteso anche all’Australia e la Nuova Zelanda. Le autorità della Nuova Caledonia hanno evacuato la popolazione della costa est del Paese. L’evento è stato ovviamente documentato dai presenti.

Fonte:  http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo464487.shtml

Secondo altre informazioni, l’esplosione prodotta dal corpo celeste ha prodotto un energia pari a 50 Kilotoni, circa tre volte superiore l’energia liberata dall’esplosione della bomba atomica di Hiroshima. Peter Brown, del “Meteor Infrasound group in the department of Physics and Astronomy at the University of Western Ontario”, ha dichiarato che le dimensioni dell’oggetto dovevano essere approssimativamente tra i 16 e i 33 metri di diametro. Per fortuna, a causa dell’esplosione avvenuta tra i 15 e 20 chilometri sopra la superficie terrestre, non è accaduto nulla di catastrofico. Infine Brown conclude che probabilmente anche satelliti militari hanno visto ciò, ma non hanno ancora divulgato nulla. Si augura che ci sia una inversione di tendenza su ciò in futuro.

Articolo completo (in inglese) su http://www.msnbc.msn.com/id/33540411/ns/technology_and_science-space/

Sotto video dell’asteroide mandato su un telegiornale indonesiano

Dal 2003 in orbita terrestre un oggetto spaziale di origini sconosciute

Archiviato in: ANOMALIE DELLO SPAZIO, UFO CASI CLASSICI — centroufologicotaranto @ 11:30 am

philip_k_dick_albemuth_1stusPorta la sigla enigmatica di “9U01FF6″. E’ un oggetto misterioso scoperto a metà anno 2003, che ancora non è stato identificato. Quindi dal 2003 abbiamo in orbita satellitare un USO (Unidentified Space Object). L’ultima notizia della sua presenza si ha dal sito
http://www.spaceweather.com, il quale nell’edizione del 27 ottobre 2009 riferisce che un misterioso oggetto è stato “scoperto” il giorno 26 ottobre 2009 dagli astronomi dell’Arizona, New Mexico e Spagna. Questo team di ricercatori, tutti specializzati nel cercare asteroidi in prossimità della Terra, ha avvistato questo misterioso oggetto, la cui orbita intorno al nostro pianeta è di 31 giorni. Le dimensioni dell’oggetto non identificato sono piccole e la sua forma è allungata. Si ipotizza che sia un frammento di un satellite delle missioni lunari Apollo. Il problema è che, nonostante gli sforzi di capire cosa sia, resta “non identificato” dall’anno 2003 (come riferito dal sito del CFA Center for Astrophysics di Harvard), data ufficiale della sua scoperta. Il mistero continua.

Fonti informazioni (in inglese) http://www.spaceweather.com/archive.php?view=1&day=27&month=10&year=2009

http://www.cfa.harvard.edu/~gwilliams/DASO/000000/DASO_000321.txt

In foto ricostruzione artistica di un UFO extraterrestre in orbita terrestre

Ottobre 26, 2009

Luna: trovato un misterioso buco

Archiviato in: ANOMALIE DELLO SPAZIO — centroufologicotaranto @ 10:41 am

moonskylightHanno trovato un buco sulla Luna e lo hanno fotografato. È il primo ad essere scoperto dopo anni di ipotesi e ricerche sulle fotografie raccolte in quasi mezzo secolo di esplorazioni spaziali. A riuscirci è stata la sonda giapponese Kaguya che per due anni, e sino al giugno scorso, ha ripreso in continuazione mari e valli seleniche. Un apposito team di planetologi della Jaxa, l’agenzia spaziale nipponica, era al lavoro proprio con questo fine: trovare buchi lunari. E ci sono riusciti aprendo un interessante panorama di possibilità per quanto riguarda i piani della colonizzazione di cui si parla sempre più insistentemente.

LE IPOTESI - Il buco è stato identificato in un’area vulcanica vicino alle colline «Marius Hills» e ha un diametro di 65 metri. Junichi Haruyama, il leader del gruppo di ricercatori, ha spiegato che potrebbe scorrere in profondità per centinaia di metri creando una cavità molto stabile. Come si sia formato non è ben chiaro. Potrebbe essere stato generato in seguito a un’eruzione vulcanica nelle prime epoche della formazione del corpo celeste. Nei processi di raffreddamento della lava si generano situazioni del genere. Oppure si ipotizza che possa essere un buco che dalle profondità lunari permetteva la fuoriuscita della lava miliardi di anni fa. Comunque sia l’origine, il buco c’è ed ora si vuol capire bene le sue caratteristiche. Per questa ragione la sonda americana Lunar Reconnaissance Orbiter della Nasa, da poco arrivata in orbita, punterà i suoi obiettivi per tracciarne con maggior dettaglio (dieci volte superiore) un identikit. Ma nel frattempo si metterà alla ricerca anche di altri possibili buchi esistenti in regioni diverse della superficie.

FUTURA RESISDENZA? - Questo interesse, oltre ad essere legato alla decifrazione della geologia lunare e alle caratteristiche del sottosuolo, mira già ad un’importante applicazione. Quella di trasformare questi buchi in residenze per gli astronauti nella colonia lunare a cui si sta pensando. Sulla Luna c’è il problema delle radiazioni dalle quali gli esploratori dovranno difendersi. Per risolvere questo problema che condiziona i futuri sviluppi dell’esplorazione ci sono tre possibilità. Una è quella di costruire unità di abitazione con materiali e sistemi in grado di schermare la pioggia di radiazioni cosmiche che costituiscono un grave pericolo alla salute umana. La seconda ipotesi è quella di ricoprire le unità di abitazione di uno strato di regolite, che è il materiale della superficie, il quale funziona da schermo. La terza è di scovare caverne lunari nelle quali abitare. In questo caso il basalto della struttura geologica lunare è efficacissimo nella protezione. Ecco perché si cercano i buchi come quello finalmente trovato. Le successive indagini ci diranno se la via delle caverne è davvero la soluzione vincente. Intanto le abbiamo trovate e questo è un punto di partenza concreto importante che materializza una possibilità in passato soltanto teorizzata.

Fonte: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_ottobre_23/scoperto-buco-luna_6b9c18d0-bfd3-11de-856b-00144f02aabc.shtml

Ottobre 9, 2009

Bomba sulla Luna a caccia d’acqua

Archiviato in: ANOMALIE DELLO SPAZIO, ASTRONOMIA — centroufologicotaranto @ 9:27 am

luna-apollo-bigNEW YORK – Una sonda della Nasa si avvia a lanciare un proiettile contro un cratere lunare alla ricerca di eventuali riserve d’acqua, il che potrebbe aprire la strada all’affascinante ipotesi di una colonia umana fuori dall’atmosfera terrestre. La sonda LCROSS (Lunar Crater Observation and Sensing Satellite), partita a giugno dalla base di Cape Canaveral, in Florida, lancerà il missile-bomba, un Centaur, alle 07:31 ora di New York (le 13:31 italiane).

La sonda avrà quindi soltanto quattro minuti per filmare e fotografare gli effetti dell’impatto e, attraverso gli strumenti di rilevamento a bordo, per cercare vapore acqueo o frammenti di ghiaccio nella nube di detriti alzata dall’esplosione. La spettacolare missione potrebbe confermare i risultati della sonda indiana Chandrayaan-1, che ha scoperto tracce d’acqua sulla superficie lunare, aprendo scenari di esplorazione alla ‘Star Trek’, il telefilm cult di fantascienza: la presenza di acqua è, infatti, considerata l’elemento essenziale per un eventuale ritorno dell’uomo sulla Luna, e stavolta per rimanerci, in una base spaziale stabile. Nel programma della Nasa, in attesa dell’approvazione della Casa Bianca, questa ipotesi è fissata per il 2020. Alla stampa americana Alan Andrews, che ha progettato la missione LCROSS, non ha nascosto la sua eccitazione per l’evento, che verrà trasmesso in diretta sul sito della Nasa: “La tempesta di polvere che si scatenerà e che potremo vedere sarà fantastica, come se la Luna ci venisse addosso”, ha detto.

Il Centaur colpirà il cratere a 9000 km orari ed esprimerà una potenza pari a una tonnellata e mezzo di dinamite, sollevando una nube di 350mila chilogrammi di detriti lunari e aprendo una voragine che gli scienziati ritengono avrà un diametro di circa venti metri. La nube sollevata dal Centaur, che arriverà a quasi dieci chilometri d’altezza, sarà visibile anche dalla Terra con un telescopio di dieci pollici. La Luna, però, non corre alcun rischio: in media quattro volte al mese viene colpita da corpi celesti che provocano crateri equivalenti. La differenza, in questo caso, è che il punto dell’impatto è stato scelto dagli scienziati con cura, al polo sud della Luna, dove la luce del Sole non batte mai e dove potrebbero trovarsi depositi di ghiaccio nascosti nel sottosuolo. Svolto il suo primo compito ‘dinamitardo’, la sonda LCROSS rimarrà nello spazio per studiare la superficie lunare, in cerca del sito migliore per il futuro, eventuale, atterraggio sulla luna.

Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/scienza/2009/10/08/visualizza_new.html_985922823.html

 

Sotto (evidenziato in rosso) il cratere che sarà bombardato

goddardvisua

Sotto il link della NASA per seguire in diretta l’evento

http://www.nasa.gov/multimedia/nasatv/

Nuovi calcoli: l’asteroide Apophis è meno pericoloso di quello che si pensava

Archiviato in: ANOMALIE DELLO SPAZIO, ASTRONOMIA — centroufologicotaranto @ 9:22 am

Apophis+2029+flybyL’asteroide Apophis torna a far notizia. Ma questa volta è meno minaccioso del passato. Al Jet Propulsion Laboratory della Nasa dove c’è un nucleo di specialisti che sorveglia e misura i minuscoli pianetini che talvolta circolano minacciosi vicino alla Terra, si sono rifatti calcoli dell’orbita di Apophis concludendo che la probabilità di caderci addosso il 13 aprile 2036 è scesa da una su 45 mila a quattro su un milione. Possiamo dunque dormire sonni tranquilli, sperando che non intervengano strane perturbazioni a modificare la sua traiettoria.

MESI DI OSSERVAZIONI - Il risultato è il frutto di molti mesi di osservazioni soprattutto condotte da un gruppo di astronomi dell’Università delle Hawaii utilizzando il telescopio di 2,2 metri collocato sulla vetta del Mauna Kea. Ma altri osservatori sono stati coivolti: dal Kitt Peak in Arizona ad Arecibo a Porto Rico. Quando Apophis venne scoperto nel 2004 si era calcolata una probabilità del 2,7 per cento che ci finisse addosso nel 2029. Ma ulteriori rilevamenti ed elaborazioni allontanarono la tremenda prospettiva ed ora si sa che quando arriverà il 13 aprile 2029, transiterà a 29.450 chilometri dal nostro pianeta; vale a dire al di sotto dell’orbita geostazionaria di 36 mila chilometri dove ruotano i satelliti per le telecomunicazioni e quindi ben più vicino della Luna. La Nasa continua a monitorare la minaccia dei asteroidi e comete attraverso il programma Near Earth Object Observation Program, noto come «Spaceguard». E intanto si studia come poter intervenire per ridurre il pericolo e allontanare qualche intruso che la traccia della sua traiettoria porterebbe a collidere con il nostro globo.

Fonte: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_ottobre_09/asteroide-apophis-orbita_4f144326-b4a3-11de-939a-00144f02aabc.shtml

Scoperto il gigantesco anello di Saturno

Archiviato in: ANOMALIE DELLO SPAZIO, ASTRONOMIA — centroufologicotaranto @ 9:18 am

L’anello comincia a 5,95 milioni di chilometri dal pianeta e si estende fino a 11,9 milioni di chilometri. La scoperta di un gigantesco anello attorno a Saturno, il più grandi finora trovato nel sistema solare, ha portato oltre che la sorpresa anche la soluzione di un mistero. L’osservatorio Spitzer della Nasa che guarda nell’infrarosso ha colto intorno al pianeta già famoso per i suoi magnifici anelli la presenza remota di un altro ben più grande anello di polvere. I granelli che lo formano sono praticamente microscopici misurando appena 10 micron (milionesimi di metro). Ma la sensibilità del potente telescopio orbitale lo ha smascherato e misurato: esso si estende sino a 13 milioni di chilometri dal pianeta, vale a dire cinquanta volte più lontano dell’ultimo anello conosciuto noto con la lettera E. La sua orbita è inclinata di 27 gradi rispetto agli altri, giusto come l’orbita della luna Phoebe che sembra essere all’origine della sua formazione. Gli astronomi sostengono che i bombardamenti cosmici subiti da Phoebe abbiano sollevato quel pulviscolo che poi ha dato forma all’anello. Essendo la sua costituzione così debole, le piccole particelle sono soggette a spostamenti sotto l’effetto della pressione della radiazione solare. E queste finirebbero su una delle facce della luna Iapetus rendendola più oscura dell’altra.

ENIGMA RISOLTO -È così che si scioglie l’enigma delle zone scure e chiare della luna e per il quale non c’era fino a ieri una spiegazione soddisfacente. Gli anelli saturniani continuano dunque a stupire. Il primo ad osservarli era stato Galileo Galilei che però non era riuscito a vederli per intero perché le sue osservazioni gli avevano fatto cogliere solo due zone luminose laterali. Ma era l’inizio e tra i grandi studiosi, sempre da Padova negli anni Ottanta, ottenne notevoli risultati il professor Giuseppe Colombo che aveva anche scoperto gli esatti movimenti di Mercurio. La storia continua.

Fonte: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_ottobre_07/saturno-anello-esterno_ff2a017a-b31c-11de-b362-00144f02aabc.shtml

Sotto la ricostruzione artistica dell’anello scoperto

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Ottobre 6, 2009

Nuovi dubbi sull’esistenza della materia oscura

Archiviato in: ANOMALIE DELLO SPAZIO, ASTRONOMIA — centroufologicotaranto @ 9:59 am

20070515_materia_oscura_foto_dal_telescopio-736218Si chiama materia oscura, forse esiste e forse no. Nella prima ipotesi rappresenta il 90 per cento dell’Universo, non emette luce visibile né altre radiazioni elettromagnetiche. Però sembra costringere la materia luminosa circostante a un “moto anomalo” altrimenti inspiegabile. Ora un gruppo di astrofisici europei, tra cui Gianfranco Gentile dell’Università di Gent (Belgio) e Paolo Salucci della Sissa (Scuola internazionale superiore di studi avanzati di Trieste), ha pubblicato su Nature uno studio che mette in discussione la sua esistenza e anche le teorie sulla formazione delle galassie.

I ricercatori hanno scoperto che la densità superficiale della materia luminosa all’interno di una zona caratteristica della materia oscura è la stessa in tutte le galassie, indipendentemente dalla loro grandezza e morfologia. “Questo ci conduce a due ipotesi conclusive”, ha spiegato Salucci, che ormai da vent’anni indaga sulla distribuzione della materia oscura nell’Universo: “O quello che noi identifichiamo per materia oscura non esiste ed è semplicemente l’effetto di una nuova legge di gravità che agisce sulla materia ordinaria, oppure la materia oscura è veramente formata da una nuova particella elementare, ma c’è un processo fisico nella formazione delle galassie che ci sfugge”.

La fisica non riesce a spiegare alcuni fenomeni cosmologici solo sulla base di ciò che è visibile. Osservando le galassie a spirale, per esempio, le leggi sull’attrazione gravitazionale dicono che le stelle si sarebbero dovute sparpagliare per ogni dove, causa la forza centrifuga, se non le trattenesse la gravità esercitata da una massa maggiore di quella effettivamente calcolata: una massa di materia mancante, oscura appunto. Secondo la “Teoria della materia oscura fredda” quindi, questa giocherebbe un ruolo determinante nella formazione delle galassie e sarebbe responsabile delle strutture che tengono insieme l’Universo. Inoltre, sempre secondo questa teoria, mentre la distribuzione della materia luminosa è molto diversa da galassia a galassia, quella della sua controparte dovrebbe essere uguale in tutte. 

Gli scienziati europei però, osservando diversi tipi di galassie con potenti telescopi (dislocati negli Stati Uniti e in Cile) e  radiotelescopi (in Olanda e Australia), hanno scoperto che la materia ordinaria e quella oscura avrebbero in realtà rapporti molto più complessi e difficilmente spiegabili dalle leggi della fisica di quanto previsto.Tutto ciò porta a nuove domande sull’evoluzione dell’universo. Alle quali potrebbero rispondere, almeno in parte, gli esperimenti del Cern di Ginevra con Lhc.  (a.d.)

Riferimenti: http://www.nature.com/nature/journal/v461/n7264/abs/nature08437.html 

Fonte: http://www.galileonet.it/news/11911/nuovi-dubbi-sulla-materia-oscura

Ottobre 5, 2009

Dalla Terra al cosmo, 13 beffe mandano in tilt gli scienziati

Archiviato in: ANOMALIE DELLO SPAZIO, MISTERI — centroufologicotaranto @ 9:02 am

materia-oscura-3-bigCi sono 13 misteri che non solo sfidano la capacità di comprensione degli scienziati, ma mettono in crisi la nostra immagine del mondo. Ne fa una rassegna il libro «13 Things That Don’t Make Sense» di Michael Brooks (Vintage Books).

1. Effetto placebo
La posizione numero uno va a un esperimento condotto a Torino dal fisiologo Fabrizio Benedetti. Se ai malati che provano dolore si somministra prima la morfina e poi una soluzione salina senza proprietà analgesiche, si avrà l’«effetto placebo». Ma Benedetti ha verificato che, se alla soluzione salina viene aggiunto (sempre a insaputa dei malati) del naloxone, che annulla gli effetti della morfina, il placebo non fa più effetto. Come è possibile? Pare che il placebo induca non una mera auto-suggestione, ma una reale risposta biochimica, ormonale e immunitaria del corpo; così reale da essere annullata da una sostanza di contrasto.

2. Orizzonti cosmici
L’universo ha 14 miliardi di anni e un diametro di 28 miliardi di anni luce. Niente può viaggiare più velocemente delle radiazioni elettromagnetiche. E nessuna radiazione ha avuto il tempo di attraversare tutto l’universo per realizzare l’equilibrio termico che osserviamo. Come si spiega che da ogni direzione ci colpisca una radiazione cosmica di 3 gradi? Si ipotizza che l’omogeneità sia dovuta a un’espansione particolarmente rapida in una fase di poco successiva al Big Bang. Ma è una «spiegazione» che richiede a sua volta di essere spiegata.

3. Raggi energetici
I raggi cosmici sono particelle che viaggiano ad altissima velocità. Nel farlo, collidono coi fotoni presenti nello spazio e perdono energia. Einstein calcolò che nessun raggio cosmico extragalattico possa raggiungerci con un’energia superiore a 5×10 elettronvolt elevato a 19. Eppure, da 10 anni si rilevano raggi cosmici dotati di un’energia enormemente superiore. Come mai? Si fanno ipotesi da brivido, per esempio che lo spazio non sia uniforme e che esistano direzioni privilegiate lungo le quali le particelle perdono meno energia. Questo scardinerebbe la nostra conoscenza del cosmo.

4. Omeopatia a Belfast
La medicina omeopatica ritiene che i farmaci possono conservare una capacità d’azione pur se diluiti all’estremo. Finora non c’erano prove, ma alla Queen’s University di Belfast dicono di aver dimostrato che un’istamina (sostanza antiallergica naturale) fa effetto anche così diluita che nella soluzione non ne resta più neanche una molecola, come se l’acqua ne avesse assunto le proprietà. Un bel mistero.

5. Materia oscura
La quantità di materia visibile non genera abbastanza forza di gravità da tenere insieme le galassie e i loro ammassi; ce ne vorrebbe 10 volte di più. Si è battezzata «materia oscura» la massa mancante, attribuendole la caratteristica di manifestarsi solo con la forza di gravità e con nient’altro. Ipotesi alternativa: alle lunghissime distanze la legge di gravità è diversa da come la conosciamo. Allora dovremmo riscrivere la fisica.

6. Flatulenze su Marte
Nel ‘76 su Marte la sonda Viking somministrò delle sostanze nutrienti marcate con carbonio 14 a una porzione di terriccio e rilevò un’emissione di metano (una flatulenza?) marcata col carbonio 14, come se qualcosa avesse digerito quelle sostanze. Esperimenti paralleli non hanno, però, confermato la presenza di microrganismi. Ora, uno studio in California ha messo in rilievo un ritmo circadiano (legato ai tempi del sole) in quell’attività biochimica. E i ritmi circadiani sono un ulteriore indizio di vita.

7. Tetra-neutroni
Il principio di esclusione di Pauli vieta a due neutroni nello stesso sistema di avere identiche proprietà quantistiche. Ma un esperimento in Francia ha individuato 4 neutroni che si trovavano nella condizione proibita. Smarrimento totale.

8. Pioneer troppo veloci
Le sonde Pioneer 10 e 11, lanciate negli Anni 70 verso l’esterno del sistema solare, hanno subito una misteriosa accelerazione che le ha portate fuori traiettoria di 400 mila chilometri. Forse subiscono l’influenza dell’«energia oscura».

9. Energia oscura
Si credeva che l’espansione dell’universo frenasse per influsso della gravità, invece abbiamo scoperto che accelera. Quale energia provoca questa accelerazione? Provvisoriamente si chiama energia oscura. Tanto varrebbe chiamarla X. Buio totale.

10. Decimo pianeta
Deve esserci. Non uno dei tanti pianetini tipo Quaorar o Sedna che ogni tanto vengono trovati; deve trattarsi di un pianeta grande come la Terra che ha ripulito di detriti il sistema solare al di là di Plutone. Verso il 2015 una sonda della Nasa arriverà in zona e forse lo individuerà.

11. Segnale radio «Wow!»
Il 15 agosto 1977 un radioastronomo dell’Ohio gridò «Wow!» dopo aver registrato un segnale di 37 secondi e concentrato sui 1420 megahertz, frequenza non usata per le trasmissioni sulla Terra. I segnali dallo spazio sono sempre su uno spettro più ampio e dai bordi frastagliati. Questa «pallottola radio» è la cosa più simile a un messaggio di extraterrestri che abbiamo mai ricevuto.

12. Costanti non costanti
Nel 1997 in Australia è stata analizzata la luce di quasar distanti 12 miliardi di anni luce. Risultato: durante il viaggio la luce è stata esposta a variazioni nella cosiddetta costante di struttura fine, legata a sua volta ad altre costanti della fisica. Ma le costanti non dovrebbero essere immutabili? Se variano nel tempo e nello spazio, non potremo capire più nulla dell’universo.

13. Fusione fredda
Nel 1989 due scienziati annunciarono di aver riprodotto a temperatura ambiente il processo che genera energia nel cuore del Sole. L’esperimento non fu accettato, ma gli studi proseguono. Se andassero a buon fine, molti dei problemi energetici sarebbero risolti. Il punto 13 vale più dei precedenti messi assieme.

Fonte:  http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.asp?ID_blog=38&ID_articolo=1455&ID_sezione=243&sezione=News

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