CENTRO UFOLOGICO TARANTO MAGAZINE rassegna di Ufologia ed argomenti connessi

Ottobre 9, 2009

Bomba sulla Luna a caccia d’acqua

Archiviato in: ANOMALIE DELLO SPAZIO, ASTRONOMIA — centroufologicotaranto @ 9:27 am

luna-apollo-bigNEW YORK – Una sonda della Nasa si avvia a lanciare un proiettile contro un cratere lunare alla ricerca di eventuali riserve d’acqua, il che potrebbe aprire la strada all’affascinante ipotesi di una colonia umana fuori dall’atmosfera terrestre. La sonda LCROSS (Lunar Crater Observation and Sensing Satellite), partita a giugno dalla base di Cape Canaveral, in Florida, lancerà il missile-bomba, un Centaur, alle 07:31 ora di New York (le 13:31 italiane).

La sonda avrà quindi soltanto quattro minuti per filmare e fotografare gli effetti dell’impatto e, attraverso gli strumenti di rilevamento a bordo, per cercare vapore acqueo o frammenti di ghiaccio nella nube di detriti alzata dall’esplosione. La spettacolare missione potrebbe confermare i risultati della sonda indiana Chandrayaan-1, che ha scoperto tracce d’acqua sulla superficie lunare, aprendo scenari di esplorazione alla ‘Star Trek’, il telefilm cult di fantascienza: la presenza di acqua è, infatti, considerata l’elemento essenziale per un eventuale ritorno dell’uomo sulla Luna, e stavolta per rimanerci, in una base spaziale stabile. Nel programma della Nasa, in attesa dell’approvazione della Casa Bianca, questa ipotesi è fissata per il 2020. Alla stampa americana Alan Andrews, che ha progettato la missione LCROSS, non ha nascosto la sua eccitazione per l’evento, che verrà trasmesso in diretta sul sito della Nasa: “La tempesta di polvere che si scatenerà e che potremo vedere sarà fantastica, come se la Luna ci venisse addosso”, ha detto.

Il Centaur colpirà il cratere a 9000 km orari ed esprimerà una potenza pari a una tonnellata e mezzo di dinamite, sollevando una nube di 350mila chilogrammi di detriti lunari e aprendo una voragine che gli scienziati ritengono avrà un diametro di circa venti metri. La nube sollevata dal Centaur, che arriverà a quasi dieci chilometri d’altezza, sarà visibile anche dalla Terra con un telescopio di dieci pollici. La Luna, però, non corre alcun rischio: in media quattro volte al mese viene colpita da corpi celesti che provocano crateri equivalenti. La differenza, in questo caso, è che il punto dell’impatto è stato scelto dagli scienziati con cura, al polo sud della Luna, dove la luce del Sole non batte mai e dove potrebbero trovarsi depositi di ghiaccio nascosti nel sottosuolo. Svolto il suo primo compito ‘dinamitardo’, la sonda LCROSS rimarrà nello spazio per studiare la superficie lunare, in cerca del sito migliore per il futuro, eventuale, atterraggio sulla luna.

Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/scienza/2009/10/08/visualizza_new.html_985922823.html

 

Sotto (evidenziato in rosso) il cratere che sarà bombardato

goddardvisua

Sotto il link della NASA per seguire in diretta l’evento

http://www.nasa.gov/multimedia/nasatv/

Nuovi calcoli: l’asteroide Apophis è meno pericoloso di quello che si pensava

Archiviato in: ANOMALIE DELLO SPAZIO, ASTRONOMIA — centroufologicotaranto @ 9:22 am

Apophis+2029+flybyL’asteroide Apophis torna a far notizia. Ma questa volta è meno minaccioso del passato. Al Jet Propulsion Laboratory della Nasa dove c’è un nucleo di specialisti che sorveglia e misura i minuscoli pianetini che talvolta circolano minacciosi vicino alla Terra, si sono rifatti calcoli dell’orbita di Apophis concludendo che la probabilità di caderci addosso il 13 aprile 2036 è scesa da una su 45 mila a quattro su un milione. Possiamo dunque dormire sonni tranquilli, sperando che non intervengano strane perturbazioni a modificare la sua traiettoria.

MESI DI OSSERVAZIONI - Il risultato è il frutto di molti mesi di osservazioni soprattutto condotte da un gruppo di astronomi dell’Università delle Hawaii utilizzando il telescopio di 2,2 metri collocato sulla vetta del Mauna Kea. Ma altri osservatori sono stati coivolti: dal Kitt Peak in Arizona ad Arecibo a Porto Rico. Quando Apophis venne scoperto nel 2004 si era calcolata una probabilità del 2,7 per cento che ci finisse addosso nel 2029. Ma ulteriori rilevamenti ed elaborazioni allontanarono la tremenda prospettiva ed ora si sa che quando arriverà il 13 aprile 2029, transiterà a 29.450 chilometri dal nostro pianeta; vale a dire al di sotto dell’orbita geostazionaria di 36 mila chilometri dove ruotano i satelliti per le telecomunicazioni e quindi ben più vicino della Luna. La Nasa continua a monitorare la minaccia dei asteroidi e comete attraverso il programma Near Earth Object Observation Program, noto come «Spaceguard». E intanto si studia come poter intervenire per ridurre il pericolo e allontanare qualche intruso che la traccia della sua traiettoria porterebbe a collidere con il nostro globo.

Fonte: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_ottobre_09/asteroide-apophis-orbita_4f144326-b4a3-11de-939a-00144f02aabc.shtml

Scoperto il gigantesco anello di Saturno

Archiviato in: ANOMALIE DELLO SPAZIO, ASTRONOMIA — centroufologicotaranto @ 9:18 am

L’anello comincia a 5,95 milioni di chilometri dal pianeta e si estende fino a 11,9 milioni di chilometri. La scoperta di un gigantesco anello attorno a Saturno, il più grandi finora trovato nel sistema solare, ha portato oltre che la sorpresa anche la soluzione di un mistero. L’osservatorio Spitzer della Nasa che guarda nell’infrarosso ha colto intorno al pianeta già famoso per i suoi magnifici anelli la presenza remota di un altro ben più grande anello di polvere. I granelli che lo formano sono praticamente microscopici misurando appena 10 micron (milionesimi di metro). Ma la sensibilità del potente telescopio orbitale lo ha smascherato e misurato: esso si estende sino a 13 milioni di chilometri dal pianeta, vale a dire cinquanta volte più lontano dell’ultimo anello conosciuto noto con la lettera E. La sua orbita è inclinata di 27 gradi rispetto agli altri, giusto come l’orbita della luna Phoebe che sembra essere all’origine della sua formazione. Gli astronomi sostengono che i bombardamenti cosmici subiti da Phoebe abbiano sollevato quel pulviscolo che poi ha dato forma all’anello. Essendo la sua costituzione così debole, le piccole particelle sono soggette a spostamenti sotto l’effetto della pressione della radiazione solare. E queste finirebbero su una delle facce della luna Iapetus rendendola più oscura dell’altra.

ENIGMA RISOLTO -È così che si scioglie l’enigma delle zone scure e chiare della luna e per il quale non c’era fino a ieri una spiegazione soddisfacente. Gli anelli saturniani continuano dunque a stupire. Il primo ad osservarli era stato Galileo Galilei che però non era riuscito a vederli per intero perché le sue osservazioni gli avevano fatto cogliere solo due zone luminose laterali. Ma era l’inizio e tra i grandi studiosi, sempre da Padova negli anni Ottanta, ottenne notevoli risultati il professor Giuseppe Colombo che aveva anche scoperto gli esatti movimenti di Mercurio. La storia continua.

Fonte: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_ottobre_07/saturno-anello-esterno_ff2a017a-b31c-11de-b362-00144f02aabc.shtml

Sotto la ricostruzione artistica dell’anello scoperto

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Ottobre 6, 2009

Nuovi dubbi sull’esistenza della materia oscura

Archiviato in: ANOMALIE DELLO SPAZIO, ASTRONOMIA — centroufologicotaranto @ 9:59 am

20070515_materia_oscura_foto_dal_telescopio-736218Si chiama materia oscura, forse esiste e forse no. Nella prima ipotesi rappresenta il 90 per cento dell’Universo, non emette luce visibile né altre radiazioni elettromagnetiche. Però sembra costringere la materia luminosa circostante a un “moto anomalo” altrimenti inspiegabile. Ora un gruppo di astrofisici europei, tra cui Gianfranco Gentile dell’Università di Gent (Belgio) e Paolo Salucci della Sissa (Scuola internazionale superiore di studi avanzati di Trieste), ha pubblicato su Nature uno studio che mette in discussione la sua esistenza e anche le teorie sulla formazione delle galassie.

I ricercatori hanno scoperto che la densità superficiale della materia luminosa all’interno di una zona caratteristica della materia oscura è la stessa in tutte le galassie, indipendentemente dalla loro grandezza e morfologia. “Questo ci conduce a due ipotesi conclusive”, ha spiegato Salucci, che ormai da vent’anni indaga sulla distribuzione della materia oscura nell’Universo: “O quello che noi identifichiamo per materia oscura non esiste ed è semplicemente l’effetto di una nuova legge di gravità che agisce sulla materia ordinaria, oppure la materia oscura è veramente formata da una nuova particella elementare, ma c’è un processo fisico nella formazione delle galassie che ci sfugge”.

La fisica non riesce a spiegare alcuni fenomeni cosmologici solo sulla base di ciò che è visibile. Osservando le galassie a spirale, per esempio, le leggi sull’attrazione gravitazionale dicono che le stelle si sarebbero dovute sparpagliare per ogni dove, causa la forza centrifuga, se non le trattenesse la gravità esercitata da una massa maggiore di quella effettivamente calcolata: una massa di materia mancante, oscura appunto. Secondo la “Teoria della materia oscura fredda” quindi, questa giocherebbe un ruolo determinante nella formazione delle galassie e sarebbe responsabile delle strutture che tengono insieme l’Universo. Inoltre, sempre secondo questa teoria, mentre la distribuzione della materia luminosa è molto diversa da galassia a galassia, quella della sua controparte dovrebbe essere uguale in tutte. 

Gli scienziati europei però, osservando diversi tipi di galassie con potenti telescopi (dislocati negli Stati Uniti e in Cile) e  radiotelescopi (in Olanda e Australia), hanno scoperto che la materia ordinaria e quella oscura avrebbero in realtà rapporti molto più complessi e difficilmente spiegabili dalle leggi della fisica di quanto previsto.Tutto ciò porta a nuove domande sull’evoluzione dell’universo. Alle quali potrebbero rispondere, almeno in parte, gli esperimenti del Cern di Ginevra con Lhc.  (a.d.)

Riferimenti: http://www.nature.com/nature/journal/v461/n7264/abs/nature08437.html 

Fonte: http://www.galileonet.it/news/11911/nuovi-dubbi-sulla-materia-oscura

Settembre 23, 2009

C’è acqua sulla Luna? Forse domani annuncio della NASA

Archiviato in: ANOMALIE DELLO SPAZIO, ASTRONOMIA, ESOBIOLOGIA — centroufologicotaranto @ 9:23 am

NEW DELHI – Prima che interrompesse prematuramente la sua attività, gli strumenti a bordo del satellite indiano Chandrayaan-1 potrebbero aver localizzato la presenza di acqua sulla luna. Lo scrive oggi il quotidiano The Times of India. L’ipotesi è legata al fatto che domani nel quartier generale della Nasa a Washington è stata convocata una conferenza stampa per un “annuncio rilevante” da parte di Carle Pieters, scienziato legato al progetto Moon Mineralogy Mapper (M3). La strumentazione del M3 era ospitata in base a un contratto di affitto nel Chandrayaan-1, che ha interrotto la sua attività il 30 agosto scorso, e che aveva fra i suoi obiettivi proprio quello di rilevare acqua sulla superficie lunare.

Fonte: http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_1674010351.html

Luna di Saturno ha schermo contro ultravioletti

Archiviato in: ANOMALIE DELLO SPAZIO, ASTRONOMIA, ESOBIOLOGIA — centroufologicotaranto @ 9:16 am

titanoSulla più grande luna di Saturno, Titano, c’é uno schermo capace di bloccare i raggi ultravioletti in modo simile a quanto fa sulla Terra lo strato di ozono della Terra. Lo ha scoperto il gruppo di ricerca coordinato da Ralf Kaiser, dell’università delle Hawaii, che ha pubblicato i dati sulla rivista dell’Accademia delle Scienze Americane, Pnas. I ricercatori hanno individuato una serie di reazioni chimiche nell’atmosfera di Titano che potrebbero avere non solo una funzione protettiva dalla radiazione ultravioletta ma potrebbero essere anche responsabili della formazione di grandi molecole organiche che compongono la spessa e fosca atmosfera arancione della luna. Titano, la Terra e Venere, spiegano gli esperti, sono gli unici corpi planetari con una superficie solida e una spessa atmosfera; di conseguenza comprendere alcuni meccanismi presenti nell’atmosfera di Titano potrebbe fornire indizi sull’evoluzione chimica dell’atmosfera e sull’origine della vita sulla Terra. I ricercatori si sono concentrati sullo studio di una molecola organica presente nella scura atmosfera di Titano, il triacetilene, e ne hanno studiato la formazione in laboratorio e con simulazioni al computer. Hanno scoperto così che il triacetilene può essersi formato a partire da due molecole, l’etinile e il diacetilene, grazie a una reazione innescata anche dalle temperature fredde presenti nell’atmosfera. Secondo gli autori lo studio potrebbe portare a una più dettagliata comprensione delle dinamiche chimiche che avvengono sui pianeti del Sistema Solare.

Fonte: http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_1674008394.html

Settembre 17, 2009

Scoperto il primo pianeta extrasolare roccioso come la Terra

Archiviato in: ASTRONOMIA, ESOBIOLOGIA — centroufologicotaranto @ 9:12 am

pianeta01MILANO – Il più piccolo pianeta extrasolare e il più vicino alle sembianze della Terra ruota attorno ad una stella distante 500 anni luce dalla Terra nella costellazione Monoceros, L’Unicorno. Ora gli astronomi che lavorano con il satellite Corot hanno costruito un preciso identikit fornendo la prima solida prova di un pianeta roccioso nella nostra galassia.

IL SATELLITE – Corot è un satellite nato per compiere questo lavoro. Lanciato dal Cnes, l’agenzia spaziale francese, permette di indagare la presenza di nuovi pianeti quando questi transitano davanti all’astro madre, un metodo prezioso per capire le loro caratteristiche fisiche. Combinando queste misure con quelle della velocità radiale si arriva ad un’accurata stima della massa, del raggio e della densità media. Così si è visto che Corot-7b, come è stato battezzato il pianeta la cui presenza era stata inizialmente individuata all’inizio dell’anno, ha una densità media 5,5 grammi per centimetro cubo. Ciò lo rende il più simile, tra tutti i pianeti di questo tipo rilevati, a Mercurio, Venere, Terra e Marte. Un bel risultato nella ricerca del gemello della Terra per il satellite Corot al cui programma ha collaborato anche l’ESA europea fornendo alcune parti tra cui delle ottiche del telescopio. Per questo, in cambio, vari astronomi europei lo utilizzano nelle loro osservazioni. Per quanto riguarda il diametro esso è meno del doppio della nostra Terra mentre la sua distanza dalla stella è di 2,5 milioni di chilometri. Intorno ad essa compie un giro in 20,4 ore. L’ambiente non sembra però essere dei migliori essendo un po’ infernale e quindi senza vita. Intanto Corot continua a indagare e presto avremo altre preziose informazioni sul lontano corpo celeste.

Fonte: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_settembre_16/pianeta_roccioso_caprara_6c1aaab4-a2d8-11de-a7b6-00144f02aabc.shtml

In immagine la ricostruzione artistica del pianeta Corot-7b

Settembre 10, 2009

Scoperta italiana: ecco come nascono i buchi neri giganti

Archiviato in: ANOMALIE DELLO SPAZIO, ASTRONOMIA — centroufologicotaranto @ 10:10 am

POMAug2009_webGli astronomi li chiamano «AGN fortemente oscurati»: sono galassie che hanno al centro un buco nero supermassiccio, oscurato però da materiale talmente denso da assorbire le pur potentissime emissioni ad alta energia. Ma quanti sono, rispetto al totale degli AGN? Su questo punto, che ha implicazioni fondamentali per l’astrofisica, c’è parecchio disaccordo. Alcune osservazioni ad alta energia (nei raggi X e gamma), infatti, sembrano indicare che siano appena 1 su 10, mentre quelle nella banda ottica ne individuano una percentuale assai più cospicua. Ora, uno studio guidato da astrofisici dell’INAF potrebbe aver chiarito il mistero: i buchi neri supermassicci avvolti da un pesante toro di polvere (AGN Compton-thick, questo il loro nome esatto), osservati nei raggi gamma, sono una frazione rilevante della popolazione totale di AGN, ma più sono distanti e più è difficile individuarli.

 
Per calcolarne correttamente la distribuzione, dunque, occorre valutare non solo quanta polvere li avvolge, ma anche a che distanza si trovano. È ciò che ha fatto il gruppo di astrofisici guidato da Angela Malizia, dell’INAF-IASF Bologna, basandosi sui dati raccolti dal telescopio spaziale INTEGRAL dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea), finanziato per l’Italia dall’ASI (Agenzia Spaziale Italiana). «Abbiamo preso in esame il campione completo degli 88 AGN con l’emissione più intensa», spiega Malizia, «e li abbiamo analizzati uno a uno, con infinita pazienza, ricostruendone il flusso, l’oscuramento e la distanza. E ci siamo accorti che quelli fortemente oscurati diminuivano mano a mano che la distanza aumentava. Così, per calcolare in modo affidabile la distribuzione, abbiamo pensato di selezionare un sotto-campione che comprendesse solo le sorgenti più vicine. Il risultato? Gli AGN fortemente oscurati sono superiori al 24% del totale, dunque circa 1 su 4».

 
L’importante risultato è in corso di pubblicazione sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. Ed è già stato selezionato come Picture of the Month del mese di agosto, il riconoscimento che il team internazionale di INTEGRAL assegna, di mese in mese, al miglior lavoro scientifico realizzato grazie ai dati raccolti dal satellite. Oltre ad Angela Malizia, alla ricerca hanno preso parte John Stephen e Loredana Bassani dell’INAF-IASF Bologna, Anthony Bird della University of Southampton (UK), Francesca Panessa e Pietro Ubertini dell’INAF-IASF Roma.

 

Fonte: http://www.inaf.it/

Settembre 7, 2009

Cosmo: scoperta una nana bianca supermassiva pronta ad esplodere

Archiviato in: ANOMALIE DELLO SPAZIO, ASTRONOMIA — centroufologicotaranto @ 10:28 am

new_massive_white_dwarf_RXJ0648_LDa 12 anni gli astronomi si chiedevano che razza di oggetto fosse quello che emanava raggi X vicino alla luminosa stella HD 49798. Finalmente lo hanno scoperto, e la risposta li ha lasciati sbalorditi. Grazie all’eccezionale  sensibilità del telescopio orbitante dell’ESA XMM-Newton, un gruppo di ricercatori italiani dell’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) ha appena dimostrato che si tratta di una nana bianca, piccole stelle morenti di debolissima luminosità, dalle caratteristiche fuori dall’ordinari. Pur avendo un diametro di quasi 7.000 chilometri, pari solo a circa metà di quello della Terra, è una tra le più massicce mai scoperte e quella che ruota con la maggior velocità finora conosciuta: impiega appena 13 secondi per compiere un giro completo. Se solo questa rotazione fosse un poco più rapida, la sua struttura non reggerebbe l’enorme forza centrifuga prodotta e la stella si distruggerebbe. Già questa caratteristica fa di RX J0648 una vera e propria rarità nel panorama dei corpi celesti. Ma la cosa più sorprendente è che questa scoperta, appena annunciata sulla rivista Science, è stata possibile “per un soffio”, in tempi cosmologici. Infatti RX J0648-4418 – questa  è la sua sigla – sta per esplodere. Tra qualche  milione di anni, questa nana bianca si disintegrerà, collassando in una Supernova sotto il suo stesso peso.

Gli scienziati lo hanno dedotto calcolando con precisione il peso della nana bianca. L’ago della bilancia ha segnato valori limite, pari a circa il doppio della tipica massa delle stelle del suo genere. “Grazie al fatto che RXJ0648 è in un sistema binario, abbiamo potuto misurarne la  massa in maniera estremamente accurata, senza dover ricorrere ad assunzioni o modelli teorici difficili da verificare, ma basandoci sulle leggi della meccanica classica”, commenta Sandro Mereghetti, dell’INAF-Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica di Milano, primo autore dell’articolo. “Ci aspettavamo di trovare una massa minore di quella del Sole. Invece la massa di RXJ0648 non solo è già pericolosamente vicina al limite massimo sostenibile da una nana bianca – una stella che ha esaurito le fonti di energia nucleare al suo interno – ma sta anche crescendo”.

Questa stella infatti è vicina ad un altro astro, noto come HD 49798, cui è legata dalla reciproca forza di attrazione gravitazionale. La stella compagna sta cedendo a RXJ0648 parte degli strati più esterni del gas che compone la sua atmosfera, rendendo la nana bianca sempre più massiccia. Già adesso la sua massa è pari a 1,3 masse solari. Quando raggiungerà un peso pari a 1,4 masse solari, tra qualche  milione di anni, la quantità di materia accumulatasi su RXJ0648 sarà sufficientemente elevata da innescarne il collasso gravitazionale che potrebbe portare all’esplosione come una Supernova di tipo Ia o alla formazione di una stella di neutroni.

Per arrivare a questa scoperta sono state determinanti le osservazioni nei raggi X del satellite per l’astrofisica delle alte energie XMM-Newton dell’Agenzia Spaziale Europea ESA.  È infatti impossibile  studiare questa nana bianca nella luce visibile,  poiché la sua stella compagna è molto più grande e luminosa. Le osservazioni nei raggi X hanno così permesso di svelare la natura di RXJ0648 e fornire informazioni decisive sulla sua massa, che avranno importanti ricadute anche nello studio dei processi che regolano lo scambio di materia nei sistemi stellari binari, della struttura interna delle stelle nane bianche o  dell’origine delle Supernovae di tipo Ia, utilizzate come “metri cosmici” per studiare l’espansione dell’Universo. “L’esistenza di sistemi binari simili a questo era stata prevista dai modelli teorici, ma finora non ne era stato  individuato nessuno.” prosegue Mereghetti.“Ci aspettiamo quindi che RXJ0648 e la sua stella compagna saranno oggetto in futuro di numerose osservazioni che permetteranno di ottenere nuove  informazioni sulla evoluzione di questi oggetti celesti e sulle loro proprietà fisiche”.

 Anche se RX J0648-4418 è abbastanza lontana per non rappresentare un pericolo per la Terra, è sufficientemente vicina per regalarci, quando esploderà, uno spettacolo celeste mozzafiato che sarà ben visibile nel cielo anche di giorno e ad occhio nudo. Chi vivrà, vedrà.

Fonte: http://www.asi.it/it/news/bomba_a_orologeria_nel_cosmo

Settembre 2, 2009

Margherita Hack: “nell’Universo ci sono molte altre forme di civiltà”

Archiviato in: ASTRONOMIA, ESOBIOLOGIA — centroufologicotaranto @ 10:54 am

image«Il viaggio ora per me è una gran fatica, anche se la mente continua a viaggiare senza soste. Ho 87 anni e mi muovo male, ma un tempo mi piaceva molto scorazzare per il mondo. Mi piace molto viaggiare in treno e in aereo, vedere anche nuovi modi che sono sempre ulteriori possibilità per allargare il nostro campo culturale, però questo piacere oggi è diventato un grande dispendio di energie che non ho più».
L’astrofisica Margherita Hack, già direttrice del Dipartimento di astronomia dell’università e del centro interuniversitario regionale per l’astrofisica e la cosmologia di Trieste, è la prima ospite di Parolario 2009. A lei, che ne conosce ogni segreto e allo stesso ha dedicato molti libri (l’ultimo s’intitola ”Così parlano le stelle” – Sperling & Kupfer) si deve la creazione di una generazione di astrofisici nel nostro Paese, e la continua opera divulgativa.
Signora Hack qual è lo scopo ultimo del suo lavoro senza sosta?
Cerco un po’ di ricostruire come l’uomo è arrivato dall’osservazione a capire che cos’era l’universo. Ci son voluti molti secoli per vincere quelle che erano le illusioni dei sensi. Ora si sa tanto dell’universo, ma ci sono tanti problemi aperti come la scoperta dell’energia oscura. Quindi la coscienza e noi, la materia di cui siamo fatti, che rappresenta appena il 4 o il 5%, mentre il 23% è materia oscura, e non sappiamo che cosa sia. Si vanno scoprendo sempre nuovi pianeti extrasolari.
Ma ci saranno davvero altri pianeti abitati oltre alla terra?
Questo per il momento resta un enigma, ma sempre ci si chiede quanti saranno i pianeti terrestri, ed è probabile che quando su un pianeta ci sono le condizioni adatte allo sviluppo della vita, che questa si sviluppi. C’è una effettiva probabilità che nell’universo ci siano molte altre forme di civiltà.
I viaggi interplanetari si continueranno a fare?
Sì, e probabilmente fra dieci o vent’anni i viaggi a Marte potranno diventare realtà. Ma oltre sarà difficile perché le distanze sono enormi e la velocità della luce è un limite insuperabile. Credo che spostarsi da un sistema solare all’altro credo sia destinato a restare fantascienza.

Fonte: http://www.laprovinciadicomo.it/stories/Cultura%20e%20Spettacoli/87355_margherita_hack_altri_mondi_un_enigma_probabile/

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