CENTRO UFOLOGICO TARANTO MAGAZINE rassegna di Ufologia ed argomenti connessi Email: centroufologicotaranto@gmail.com

Novembre 12, 2009

Convegno di contattisti in Perù: “la Terra è monitorata dagli extraterrestri”

Archiviato in: ESOBIOLOGIA, UFO — centroufologicotaranto @ 10:16 am

OvniEsperti internazionali sul fenomeno degli Unidentified Flying Objects (UFOs) hanno avvertito che la Terra è “sorvegliata” dagli extraterrestri e hanno assicurato che ciò “preoccupa” i paesi più sviluppati del mondo. Gli specialisti, che hanno partecipato al IV° Congresso Mondiale di Ufologia nella capitale peruviana, hanno dichiarato che la regione costiera peruviana di Chilca, e vaste zone dell’Argentina sono “permanentemente osservate” dagli extraterrestri. Il presidente dell’organizzazione “Alfa & Omega”, il peruviano Antonio Cordova, ha anche messo in guardia circa la possibilità che nel 2013 vi sia “una invasione di UFOs” e un terribile terremoto distruggerà gli Stati Uniti d’America. Cordoba e un gruppo di ufologi hanno discusso, questa settimana a Lima, sugli aspetti della “politica estera intergalattica”, insistendo sul fatto che il nostro pianeta è colmo di apparizioni di esseri provenienti da altri mondi. Il comandante in pensione della Fuerza Aérea del Perú, Julio Chamorro, che è stato uno degli oratori del convegno, ha asserito che esiste una forte preoccupazione per le grandi potenze della Terra, per quanto riguarda la crescente presenza degli avvistamenti di UFOs. Indica, peraltro, che il tema preoccupa sin dal 1940 i paesi più sviluppati del mondo, anche se apertamento non si pronunciano su questo aspetto. La “parapsichica” peruviana Giannina Bertoli, nel frattempo, ha assicurato di avere “legami” con esseri provenienti da altri pianeti, però non ha dato prove di quello che ha asserito. Ha dichiarato soltanto che ha filmato la presenza con questi esseri (ndr CUT mai mostrato). Anticipando le critiche provenienti dal settore scettico della popolazione, Bertoli ha lamentato che le autorità di diversi Paesi non accettano la presenza UFO, per paura del ridicolo pubblico. Il congresso di Lima è stato organizzato dalla denominata “Asociación Misionera de la Orden Revelada Alfa y Omega” (Associazione Missionaria dell’Ordine Rivelato Alfa & Omega) e dal programma radiofonico “Viaggio in un Altra Dimensione”. Nel corso della riunione, Cordova ha riferito che si sta già preparando per una “invasione” aliena alla Terra e, per dimostrarlo, mostra alcuni fogli di carta con l’interpretazione della Bibbia. Secondo Cordova sarebbero procedure per come si può sviluppare un “disco volante”. Cordova, un artigiano di gioielli in oro di 74 anni, conduce un programma settimanale dal titolo “La hora estelar de la divina revelación Alfa y Omega” (L’ora stellare della divina rivelazione Alfa & Omega), che trasmettono le radio Union, a Lima (Perù) 880.

Fonte (dallo spagnolo) http://www.cronica.com.mx/nota.php?id_nota=467619

Nota redazione CUT (Centro Ufologico Taranto): il termine contattista, in Ufologia, sta ad indicare qualunque persona che si dichiara in contatto volontario con esseri extraterrestri. Da questi esseri avrebbe messaggi che vanno dal messianico all’apocallitico. Nella stragrande maggioranza del casi, il “contattismo” si è rivelato dannoso per lo studio serio dell’Ufologia. La storia è piena di falsi ed inganni provenienti da questi sedicenti santoni. Nel caso del congresso peruviano è la stessa cosa. Si parla di fine del mondo, terremoti apocalittici ed invasioni extraterrestri. Anche se nel 5% dei casi il fenomeno contattista non è da gettare, il buon 95% invece si, soprattutto per quelle persone che parlano, sparlano e si arricchiscono, in particolar modo economicamente. Senza mai portare nessuna prova di ciò che dichiarano.

Novembre 10, 2009

Agenzia Spaziale del Giappone: inviamo un messaggio su Venere

Archiviato in: ANOMALIE DELLO SPAZIO, ESOBIOLOGIA, SCIENZA — centroufologicotaranto @ 10:50 am

venus_galileoVenere è il pianeta del sistema solare più vicino a noi. La sua dimensione è paragonabile alla nostra Terra ed è un obiettivo principale per lo studio della formazione del nostro ambiente. Precedenti missioni spaziali hanno scoperto un ambiente molto “estremo”: 92 Bar di pressione, abbondanza di CO2, un effetto serra che porta a temperature perfino superiori a quelle che si trovano su Mercurio. Il prossimo anno il Giappone lancerà la missione Venus Climate Orbiter (VCO), con l’obiettivo primario di studiare la misteriosa circolazione atmosferica di Venere osservando i movimenti atmosferici ed i processi di formazione delle nuvole. VCO esplorerà Venere usando nuove fotocamere molto sofisticare dedicate agli studi meteorologici ed utilizzando tecniche di radio scienza. Il nome in codice della missione giapponese è AKATSUKI e l’Agenzia Spaziale Giapponese (JAXA) ha avviato una campagna di coinvolgimento in cui invita tutti noi ad inviare un messaggio che raggiungerà Venere a bordo di AKATSUKI. Una cosa simpatica che differenzia questa iniziativa dalle precedenti indette dalla NASA è che i vari messaggi non saranno registrati in un DVD, ma incisi a lettere su placche di alluminio che saranno poi installate nello scafo VCO, come mostrato dalle fotografie qui sotto. I messaggi dovranno essere al massimo di 20 caratteri per il nome e di 40 caratteri per il testo. C’è tempo fino al 25 dicembre 2009.

Fonte: http://newsspazio.blogspot.com/2009/10/mandiamo-un-mesasggio-su-venere-con.html

Nota Redazione Centro Ufologico Taranto: se Venere è un pianeta ostile per una vita simile alla nostra, a chi mandiamo il messaggio? E’ solo un messaggio simbolico?

Novembre 9, 2009

Astronomia, il Vaticano: “lo studio della vita extraterrestre non è fantascienza”

Archiviato in: ESOBIOLOGIA — centroufologicotaranto @ 10:55 am

Si e’ aperta il 6 Novembre 2009 in Vaticano una settimana di studi dedicata all’Astrobiologia, ovvero allo studio della vita fuori dalla terra, un’iniziativa che rientra nell’ambito dell’attuale Anno dell’Astronomia e organizzata dalla Pontificia Accademia delle Scienze insieme alla Specola Vaticana. Lo studio della possibilita’ di un’altra vita intelligente nell’universo oltre all’uomo, ha detto il card. Giovanni Lajolo che ha

Funes

 portato il saluto del Papa agli studiosi che partecipano all’incontro, e’ ”un compito che esige serieta’ scientifica e che non va confuso con la fantascienza”. ”Nella ricerca nessuna verita’ puo’ farci temere”, ha aggiunto, perche’ ”le scienze, proprio mentre aprono l’uomo a nuova conoscenza, contribuiscono a realizzare l’uomo come uomo’‘.

Per padre Jose’ Funes, direttore della Specola Vaticana, ”finora sappiamo che ci sono circa 350 stelle che hanno pianeti che girano loro intorno; tra questi pianeti, potrebbero essercene di simili alla terra. Ecco, questo e’ lo scopo dell’astrobiologia: cercare possibilita’ di vita nell’universo, al di fuori della terra”. Durante la settimana di studio, ‘’si presenteranno gli ultimi risultati per aiutarci a capire meglio a che punto siamo nella ricerca della vita nell’universo; e anche per fare il punto della situazione in una disciplina in cui crediamo che sia molto importante che la Chiesa sia coinvolta in questo tipo di ricerca, almeno nel seguire i principali risultati riconosciuti dalla comunita’ scientifica”.

Finora, spiega, ”non abbiamo nessuna prova dell’esistenza di vita, nemmeno nelle forme piu’ primitive, nell’universo”.

“Ancor piu’ si puo’ dire della vita intelligente al di fuori della terra”. Pero’, aggiunge, ”questo e’ un confine, una frontiera della scienza; credo che il paragone tra gli studi che compiono i biologi sulla terra, come le forme di vita anche molto primitive che possano sopravvivere a condizioni estreme, come ad esempio nelle profondita’ degli oceani, ci possono aiutare a comprendere anche le possibilita’ che esista la vita anche in altri mondi. Allo stesso tempo, se riuscissimo a scoprire se c’e’ vita fuori dalla terra, questo potrebbe aiutarci a comprendere meglio come si e’ formata e sviluppata la vita sul nostro pianeta”.

Fonte: http://www.asca.it/news-ASTRONOMIA__VATICANO_STUDIA_VITA_EXTRATERRESTRE___NON_E__FANTASCIENZA_-872786-ORA-.html

In foto padre Jose’ Funes

Novembre 5, 2009

Su Marte ci sono (per davvero) fossili di microrganismi

Archiviato in: ESOBIOLOGIA — centroufologicotaranto @ 12:23 am

Nasa_mars_opportunity_rock_water_150_eng_02mar04Nel suolo di Marte ci sono probabili resti di microrganismi. E’ quanto emerge da uno studio italiano pubblicato sull’International Journal of Astrobiology, secondo cui “e’ possibile” che le strane sferule soprannominate “mirtilli”, scoperte da tempo nella zona del pianeta chiamata Meridiani Planum, la grande pianura a Sud dell’equatore marziano, siano resti di forme di vita molto antiche e primitive. Le analisi, basate sulle immagini raccolte e trasmesse a Terra dalla sonda della Nasa Opportunity, sono state condotte da Vincenzo Rizzo, del dipartimento di Scienze della Terra dell’universita’ di Firenze, e da Nicola Cantasano, dell’Istituto per i Sistemi Agricoli e Forestali del Mediterraneo (Isafom) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr). Sull’origine dei cosiddetti “mirtilli” sono state avanzate finora moltissime ipotesi, ma l’unico dato che ha trovato d’accordo coloro che le hanno studiate e’ che sono formazioni “pertinenti alla presenza di acqua”. Nel complesso i sedimenti hanno l’aspetto di sottilissime lamine ed e’ su queste ultime che si sono concentrati gli sforzi dei due studiosi italiani. “Il nostro studio – scrivono – mostrano che questi sedimenti e le sferule che contengono potrebbero essere strutture organosedimentarie, probabilmente prodotte da microrganismi”. Si tratterebbe insomma di microfossili che nel tempo sono andati accumulandosi, dando origine a sottilissimi strati. Una struttura che, scrivono i ricercatori, “sembra essere consistente con l’esistenza della vita su Marte”. Inoltre la loro origine potrebbe trovare una spiegazione simile a quella delle strutture chiamate stromatoliti presenti sulla Terra e formate da sottilissime lamine nelle quali sono intrappolati microrganismi antichissimi, sia animali (colonie di batteri) o vegetali (microscopiche alghe).

Fonte: http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=132455

Fonte (in inglese) http://adsabs.harvard.edu/abs/2009IJAsB…8..267R

Ottobre 21, 2009

I marziani siamo noi?

Archiviato in: ESOBIOLOGIA — centroufologicotaranto @ 9:29 am

20090316-pinacoteca_ingressoE’ il titolo provocatorio e al tempo stesso la domanda finale del seminario di Giovanni Bignami dello IUSS di Pavia al convegno Dalla Luna a Marte, tenutosi a Palazzo Brera il 14 e 15 ottobre. Il suo seminario, tenutosi in chiusura della prima giornata, è stato preceduto dall’altro interessantissimo talk di Alessandro Morbidelli dell’Osservatorio della Costa Azzurra dal titolo L’evoluzione violenta del sistema solare.
Nelle righe che seguiranno vi racconterò della prima giornata del convegno, in particolare dei seminari di Bignami e Morbidelli, mentre la seconda giornata ho dovuto trascurarla a causa della contemporanea conferenza stampa di presentazione di Leonardo e il cantiere del Duomo di Milano.

Il primo a parlare è Elio Antonello, dell’Osservatorio di Brera, con un seminario dal titolo I primi 150 anni dell’Osservatorio Astronomico di Brera. L’excursus storico presentato scorre agile e brillantemente esposto, supportato da immagini interessanti che tra l’antico e il moderno ripercorrono la storia dell’Osservatorio, mettendo al centro la figura di G.V.Schiaparelli. Uno dei punti che accomuna questo intervento con i due successivi è un accenno polemico con la recente politica di tagli alla ricerca dell’attuale governo. In effetti Antonello ricorda come al tempo di Schiaparelli il nastente stato italiano, retto dai piemontesi, si trovasse in non poche difficoltà economiche, costretto addirittura a mettere tasse pesanti finanche sul pane. Eppure il parlamento italiano votò a larga maggioranza per fornire fondi a Schiaparelli, a quel tempo uno dei più illustri astronomi europei: il contrasto con la situazione italiana non solo è evidente, ma è addirittura sottolineato sia da Antonello, sia da Andrea Silvestri sia da Dionigi Galletto nei loro obiettivamente soporiferi interventi storici, rispettivamente Intersezioni tra Istituto Lombardo, Osservatorio di Brera e Politecnico e Da Copernico a Newton alla nascita dell’astronomia moderna: mentre il primo si concentra sulla storia delle tre istituzioni milanesi, il secondo dimostra di conoscere più che la fisica la storia della fisica. I discorsi dei due studiosi, pur se ricchi di contenuti interessanti, non sono supportati da molte immagini (in particolare quello di Galletto, la cui unica immagine proposta è quella del seminario successivo!). Oserei dire che questi due ultimi talk pur restando sulla falsa riga della bellissima Guarda che Luna!, durata troppo poco, risultano obiettivamente meno efficaci, mancando soprattutto della genuinità di un discorso a braccio, per quanto preventivamente preparato.

La Terra attraverso gli anulli di Saturno - foto sonda Cassini

Questa genuinità, invece, non è mancata ne Il Sistema Solare e la sua comprensione razionale di Bruno Bertotti. Si parte con una breve rappresentazione del cielo pre-copernicano e quindi di come è velocemente cambiata la nostra visione dell’universo, per poi concentrarci sul Sistema Solare, in particolare su Giove e sui suoi satelliti medicei o galileiani, Io, Europa, Ganimede e Callisto. In particolare Bertotti si concentra sulle risonanze che avvengono in questo mini-sistema planetario, citando anche gli effetti mareali che avvengono su Io, effetti previsti da Peale, Cassen e Reynolds in Melting of Io by Tidal Dissipation (qui il pdf), pubblicato su Science il 2 marzo del 1979 con procedura di revisione accelerata in maniera da uscire prima dell’arrivo dei risultati della sonda Voyager sul satellite gioviale, arrivati appena 3 giorni dopo: le osservazioni di Voyager confermarono le previsioni teoriche di Peale e colleghi. Interessante, poi, l’osservazione di come sia i satelliti dei vari pianeti come Giove e Saturno, sia i pianeti del Sistema Solare, si ritrovano a orbitare intorno al corpo centrale su orbite sostanzialmente coplanari, che però risultano particolarmente eccentriche e su piani inclinati all’aumentare della distanza dal pianeta o dalla stella (cosa che accade ad esempio a Plutone). Bellissime e incredibili, poi, le immagini di supporto, come ad esempio quella spettacolare scattata a Saturno dalla sonda Cassini con il Sole alle spalle del pianeta e il suo ingrandimento in cui, attraverso gli anelli, si intravede un puntolino luminoso che è la Terra.
A questo punto non mi resta che parlarvi di Morbidelli e Bignami.

Nel pomeriggio Giorgio Giorello e Antonio Giorgilli parlano rispettivamente di Il newtonianesimo alle origini dell’Illuminismo: Francesco Algarotti, Il newtonianesimo per le donne e Il Sistema Solare tra ordine e caos, che ho spudoratamente saltato in favore dei seminari di Alessandro Morbidelli e Giovanni Bignami.
nice model simulationMorbidelli, come scritto all’inizio, parla de L’evoluzione violenta del sistema solare. Grazie alle sempre più puntuali e precise scoperte di nuovi pianeti extra-esolari o esopianeti, sappiamo che buona parte dei sistemi solari nell’universo hanno una formazione e una dinamica piuttosto violente: mentre, infatti, le orbite coplanari sono sostanzialmente la norma nel nostro Sistema, in molti altri le orbite eccentriche e inclinate rispetto ai piani di rotazione delle stelle centrali sono molto più numerose. Bertotti ci ha fatto osservare come per i corpi più esterni sia del Sistema Solare sia dei micro-sistemi planetari ad esempio di Giove presentano piani di rotazione inclinati e orbite più eccentriche rispetto ai corpi centrali. Tutto questo potrebbe essere dovuto al meccanismo di formazione del Sistema Solare stesso, ritenuto almeno fino al 2005 estremamente violento all’inizio, mentre successivamente le orbite dei vari pianeti si sono andate semplicemente stabilizzando, senza ulteriori scossoni intermedi. Eppure ci sono, visibili, una serie di indizi che fanno risalire a circa 3,9 miliardi di anni fa l’avvento di un evento cataclismatico che ha sconvolto il nostro Sistema: crateri di impatto, orbite di pianeti giganti, asteroidi, Troiani e della cintura di Kuiper hanno suggerito a un gruppo di astrofisici le idee per preparare un modello alternativo per l’evoluzione delle orbite dei pianeti Solari.
nice model simulationGomes, Levison, Tsiganis e il nostro Morbidelli hanno proposto nel 2005 su tre pubblicazioni(1) quello che è oggi noto come il Nice model. Secondo tale modello i quattro grandi pianeti Saturno, Nettuno, Giove, Urano, restarono in risonanza uno con l’altro, tranquilli, per molti milioni di anni, circondati da una fascia di planetesimi abbastanza affollata. A un certo punto la simulazione mostra una variazione in questo equilibrio: le orbite dei pianeti più esterni si modificano, creando un nuovo equlibrio e sparpagliando soprattutto verso l’esterno la fascia di planetesimi. Finito questo periodo di instabilità, causa della cattura da parte dei pianeti più esterni della maggior parte degli oggetti osservabili oggi, le orbite planetarie ottengono la forma oggi nota. A conferma del modello non solo la descrizione delle orbite di Giove, Saturno e compagnia, ma anche la sua capacità di riprodurre statisticamente orbite, eccentricità e gli altri dati caratteristici per quel che riguarda troiani e fascia di Kuiper.
nice model simulationIl successo del modello, però, viene anche dall’accettazione da parte della comunità scientifica: considerando che è nato da appena 4 anni e già sta diventando uno standard, è più che comprensibile l’orgoglio con cui Morbidelli ha presentato la sua ricerca al congresso. Come dulcis in fundo, a una domanda del pubblico, Morbidelli fa anche notare che, nonostante la grande instabilità prevista dal loro modello, sul nostro pianeta si sono trovate tracce di vita risalenti proprio a quel periodo.

Brillante, irriverente, divertente, ma comunque serio e preciso: così si può riassumere I marziani siamo noi? di Giovanni Bignami, il seminario che chiude la prima giornata di lavori. Il talk parte con Copernico, il teorico pazzo polacco che propose l’eliocentrismo: inizia con lui il derby uomo-Universo, come lo definisce simpaticamente Bignami, con l’Universo, ovviamente, vincitore.
l'ultima foto della Terra scattata da VoyagerI protagonisti, praticamente tutti a favore dell’Universo, sono in ordine sparso Galileo, Darwin, Giordano Bruno, materia ed energia oscure. L’excursus storico-scientifico è divertente e leggero ma mai banale e mette in fila tutta una serie di dati, senza scordare che negli ultimi 15 anni sono stati scoperti circa 400 pianeti extra-solari, iniziando così solo negli ultimi anni a provare a rispondere all’annosa domanda: Siamo soli nell’Universo?
Eppure da alcuni dati sembrava che non dovesse esserci vita nemmeno sulla Terra: le prime missioni NASA verso Venere montavano alcuni strumenti che avrebbero dovuto rilevare tracce di vita e di attività intelligente sulla superficie. Sagan, che collaborava a quelle prime missioni, decise di accendere gli strumenti durante il volo sulla superficie terrestre, eppure non ci fu alcun inequivocabile segno di vita intelligenti sul nostro pianeta. Le uniche tracce di un certo rilievo furono l’emissione di gas metano e le onde radio: sono circa 100 anni, ovvero da Marconi, che il nostro pianeta le emette nel resto del cosmo e possono essere decisamente la chiave per la scoperta e la possibilità di comunicazione, per quanto difficoltosa, con eventuali intelligenze lontane.
Non è però necessario andare a cercare tracce di vita inteligente: ad esempio la missione Stardust ha letteralmente inseguito una cometa catturando alcune particelle della sua coda. Al suo interno sono sono state trovate alcune particelle di glicine, che comunque si è dimostrato lievemente diverso da quello terrestre e che in un certo senso sembrano confermare come molti elementi su cui si basa la vita vengono trasportati proprio dalle affascinanti comete. Alla fine, tra curiosità(2) e divertimento Bignami conclude con

I marziani siamo noi?
(Certamente veniamo dal Big Bang)

con un sentito inchino ai convenuti, che ovviamente non gli hanno risparmiato applausi, domande e curiosità.

eclisse di Saturno vista dalla sonda Cassini

(1) Origin of the cataclysmic Late Heavy Bombardment period of the terrestrial planets, Origin of the orbital architecture of the giant planets of the Solar System, Chaotic capture of Jupiter’s Trojan asteroids in the early Solar System
(2) Lo stesso Bignami ha recentemente scoperto che circa mezza tonnellata di sassi marziani finiscono sulla Terra (così come una quantità paragonabile di sassi terrestri finisce su Marte: uno scambio di rocce nel Sistema abbastanza naturale), anche se di questi solo una piccolissima parte viene trovata e studiata (e questo perché la maggior parte finisce in mare). Riuscendo, con analisi attente e complicate, a determinare i sassi marziani, sarebbe possibile quindi studiare il pianeta rosso senza necessariamente dover sbarcare sul suo suolo!

Fonte: http://sciencebackstage.blogosfere.it/2009/10/i-marziani-siamo-noi.html

Ottobre 19, 2009

Europa, luna di Giove, ha abbastanza ossigeno per sostenere la vita

Archiviato in: ESOBIOLOGIA — centroufologicotaranto @ 10:38 am

1-europahasenoUna nuova ricerca suggerisce che vi è abbondanza di ossigeno disponibile nel sottosuolo dell’oceano di Europa a supporto di processi metabolici di ossigeno, per la vita simile a quella della Terra. In realtà, non può essere ossigeno sufficiente per supportare la complessità, organismi simili agli animali che hanno richieste di ossigeno maggiori rispetto ai microrganismi. Il globale oceano di Europa contiene circa il doppio di acqua allo stato liquido di tutti gli oceani terrestri messi assieme. La nuova ricerca suggerisce che ci potrebbe essere molto ossigeno disponibile in questo oceano per sostenere la vita, un centinaio di volte superiore di quello stimato in precedenza. La possibilità di vita è incerta, perchè l’oceano di Europa si trova sotto chilometri di ghiaccio, che lo separa dalla produzione di ossigeno sulla superficie di particelle caricate energeticamente (simile ai raggi cosmici). Senza ossigeno, la vita, concettualmente, potrebbe esistere in sorgenti di acqua calda in fondo all’oceano, che usa un esotico metabolismo chimico, basato sullo zolfo oppure attraverso la produzione di metano. Tuttavia, non è certo che sul fondo dell’oceano di Europa ci siano in realtà le condizioni per la vita di quel tipo. Dunque una questione chiave sta nel fatto che l’abbodanza di ossigeno nell’oceano supporta processi metabolici basati sull’ossigeno stesso, molto familiari a noi. Una risposta viene dalla considerazione della giovane età della superficie di Europa. La sua geologia e la scarsità di crateri da impatto suggeriscono che la parte superiore ghiacciata è continuamente riformata, in modo che la superficie attuale potrebbe avere una età di circa 50 milioni di anni, circa l’1% rispetto all’età del Sistema Solare. Richard Greenberg, dell’Università dell’Arizona, ha considerato tre processi di riemersione. Gradualmente materiale fresco arriva alla superficie; apre delle fessure che si riempie dal basso di ghiaccio fresco e ostacolano la formazione di altro materiale fresco. Utilizzando le stime per la produzione di ossidanti in superficie, si scopre che il tasso di emissione nell’oceano è così veloce che la concentrazione di ossigeno può essere superiore, in pochi milioni di anni, rispetto a quello degli oceani della Terra. Greenberg ha presentato le sue scoperte in occasione della riunione del 41° Meeting della  American Astronomical Society’s Division for Planetary Sciences, in corso a Fajardo (Portorico). Greenberg afferma anche che le concentrazioni di ossigeno sarebbero grandi abbastanza per sostenere non solo i microrganismi, ma anche “macrofauna”, composta da organismi complessi come animali, che richiedeno valori di ossigeno maggiori. L’approvvigionamento continuo di ossigeno potrebbe sostenere circa 3 miliardi di chilogrammi di macrofauna, assumendo concentrazioni di ossigeno simili ai pesci terrestri. Richard Greenbarg è autore del recente libro “Unmasking Europa: The Search for Life on Jupiter’s Ocean Moon“, che offre per il lettore comune un quadro esaustivo e comprensivo di Europa.

Articolo completo (in inglese) su http://www.physorg.com/news174918239.html

Settembre 23, 2009

C’è acqua sulla Luna? Forse domani annuncio della NASA

Archiviato in: ANOMALIE DELLO SPAZIO, ASTRONOMIA, ESOBIOLOGIA — centroufologicotaranto @ 9:23 am

NEW DELHI – Prima che interrompesse prematuramente la sua attività, gli strumenti a bordo del satellite indiano Chandrayaan-1 potrebbero aver localizzato la presenza di acqua sulla luna. Lo scrive oggi il quotidiano The Times of India. L’ipotesi è legata al fatto che domani nel quartier generale della Nasa a Washington è stata convocata una conferenza stampa per un “annuncio rilevante” da parte di Carle Pieters, scienziato legato al progetto Moon Mineralogy Mapper (M3). La strumentazione del M3 era ospitata in base a un contratto di affitto nel Chandrayaan-1, che ha interrotto la sua attività il 30 agosto scorso, e che aveva fra i suoi obiettivi proprio quello di rilevare acqua sulla superficie lunare.

Fonte: http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_1674010351.html

Luna di Saturno ha schermo contro ultravioletti

Archiviato in: ANOMALIE DELLO SPAZIO, ASTRONOMIA, ESOBIOLOGIA — centroufologicotaranto @ 9:16 am

titanoSulla più grande luna di Saturno, Titano, c’é uno schermo capace di bloccare i raggi ultravioletti in modo simile a quanto fa sulla Terra lo strato di ozono della Terra. Lo ha scoperto il gruppo di ricerca coordinato da Ralf Kaiser, dell’università delle Hawaii, che ha pubblicato i dati sulla rivista dell’Accademia delle Scienze Americane, Pnas. I ricercatori hanno individuato una serie di reazioni chimiche nell’atmosfera di Titano che potrebbero avere non solo una funzione protettiva dalla radiazione ultravioletta ma potrebbero essere anche responsabili della formazione di grandi molecole organiche che compongono la spessa e fosca atmosfera arancione della luna. Titano, la Terra e Venere, spiegano gli esperti, sono gli unici corpi planetari con una superficie solida e una spessa atmosfera; di conseguenza comprendere alcuni meccanismi presenti nell’atmosfera di Titano potrebbe fornire indizi sull’evoluzione chimica dell’atmosfera e sull’origine della vita sulla Terra. I ricercatori si sono concentrati sullo studio di una molecola organica presente nella scura atmosfera di Titano, il triacetilene, e ne hanno studiato la formazione in laboratorio e con simulazioni al computer. Hanno scoperto così che il triacetilene può essersi formato a partire da due molecole, l’etinile e il diacetilene, grazie a una reazione innescata anche dalle temperature fredde presenti nell’atmosfera. Secondo gli autori lo studio potrebbe portare a una più dettagliata comprensione delle dinamiche chimiche che avvengono sui pianeti del Sistema Solare.

Fonte: http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_1674008394.html

Settembre 17, 2009

Scoperto il primo pianeta extrasolare roccioso come la Terra

Archiviato in: ASTRONOMIA, ESOBIOLOGIA — centroufologicotaranto @ 9:12 am

pianeta01MILANO – Il più piccolo pianeta extrasolare e il più vicino alle sembianze della Terra ruota attorno ad una stella distante 500 anni luce dalla Terra nella costellazione Monoceros, L’Unicorno. Ora gli astronomi che lavorano con il satellite Corot hanno costruito un preciso identikit fornendo la prima solida prova di un pianeta roccioso nella nostra galassia.

IL SATELLITE – Corot è un satellite nato per compiere questo lavoro. Lanciato dal Cnes, l’agenzia spaziale francese, permette di indagare la presenza di nuovi pianeti quando questi transitano davanti all’astro madre, un metodo prezioso per capire le loro caratteristiche fisiche. Combinando queste misure con quelle della velocità radiale si arriva ad un’accurata stima della massa, del raggio e della densità media. Così si è visto che Corot-7b, come è stato battezzato il pianeta la cui presenza era stata inizialmente individuata all’inizio dell’anno, ha una densità media 5,5 grammi per centimetro cubo. Ciò lo rende il più simile, tra tutti i pianeti di questo tipo rilevati, a Mercurio, Venere, Terra e Marte. Un bel risultato nella ricerca del gemello della Terra per il satellite Corot al cui programma ha collaborato anche l’ESA europea fornendo alcune parti tra cui delle ottiche del telescopio. Per questo, in cambio, vari astronomi europei lo utilizzano nelle loro osservazioni. Per quanto riguarda il diametro esso è meno del doppio della nostra Terra mentre la sua distanza dalla stella è di 2,5 milioni di chilometri. Intorno ad essa compie un giro in 20,4 ore. L’ambiente non sembra però essere dei migliori essendo un po’ infernale e quindi senza vita. Intanto Corot continua a indagare e presto avremo altre preziose informazioni sul lontano corpo celeste.

Fonte: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_settembre_16/pianeta_roccioso_caprara_6c1aaab4-a2d8-11de-a7b6-00144f02aabc.shtml

In immagine la ricostruzione artistica del pianeta Corot-7b

Settembre 4, 2009

SKA, il telescopio che ascolta gli alieni

Archiviato in: ESOBIOLOGIA, SCIENZA — centroufologicotaranto @ 9:17 am

400xLa scienza pensa in grande e vuole spiare eventuali alieni.

Australia e Nuova Zelanda hanno dato disponibilità ad ospitare SKA (Square Kilometer Array) un radiotelescopio da un chilometro quadrato composto da 5000 antenne paraboliche dal diametro di 12 metri ciascuna.

Tale progetto, più grande strumento di ascolto delle radioonde, richiederà investimenti per 3,1 miliardi di dollari. Per questo, SKA viene considerato “big science”, al pari dell’acceleratore di protoni LHC costruito al Cern di Ginevra per la fisica subnucleare o del Progetto Genoma che nel 2001 ha portato a decifrare l’intera sequenza del DNA umano.

Per ora, SKAR è solo un’idea su carta, mentre una commissione di studiosi riflette su il “dove” ed il “come” migliore. Ne esiste però un prototipo, un “modellino” da 2 milioni di dollari.

Ma, una volta costruito l’originale, esso potrà essere usato per una varietà di ricerche: dalla cosmologia (origine ed evoluzione dell’universo) allo studio di oggetti lontani come galassie attive e pulsar, all’indagine sui cambiamenti climatici della Terra fino all’esame per trovare segnali radiocosmici intelligenti.

Il gruppo di scienziati coinvolti nel progetto SETI (Search for Extra Terrestrial Intelligence) guarda così con interesse e fiducia a SKA. Nonostante il radiotelescopio non potrà essere usato per spiare gli extraterrestri a tempo pieno, è indubbio che apre prospettive interessanti anche nel campo della comunicazione al di fuori del pianeta Terra.

Inoltre, caso, o no l’ingresso di SKA avviene in contemporanea del cinquantenario dell’atto di nascita della ricerca di segnali radio intelligenti provenienti dallo spazio.
Il 19 settembre del 1959, la rivista Nature pubblicava l’articolo di due fisici (Cocconi e Morrison) che suggerivano di usare, per ascoltare, le frequenze corrispondenti alle lunghezze d’onda tra 18 e 21 centimetri. Per i due studiosi, questa era la scelta logica per tentare di comunicare con eventuali intelligenze aliene: su queste frequenze emettono l’ossidrile e l’idrogeno neutro, cioè un “pezzo” della molecola dell’acqua e l’elemento più semplice e abbondante dell’universo.

Chissà, magari, lassù qualche alieno sta parlando. Ed aspetta che noi iniziamo ad ascoltarlo.

 

 

Fonte: http://www.newsfood.com/q/30fb182c/ska-il-radiotelescopio-che-ascolta-gli-alieni/

 

Sotto la batteria (vista dall’alto) di telescopi SKA. Sembra un “crop circle”?

400xa 

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