CENTRO UFOLOGICO TARANTO MAGAZINE

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ARCHIVIO C.U.T. – Documento n° 87

GIOVEDÌ 6 SETTEMBRE 2007
“OOPARTs”: LA MAPPA DEL CREATORE
In Russia è stato rinvenuta una pietra alta 148 cm, larga 106 cm, con uno spessore di 16 cm risalente a 120 milioni di anni fa. Lo ha riferito, nel 2002, il professor Aleksandr Chuvyrov, della facoltà di chimica dell’Università di Bashkir, nella Repubblica Russa dei Bashiri, secondo il quale la mappa tridimensionale potrebbe essere stata realizzata solo grazie a prospezioni aeree. Secondo Chuvyrov la lastra sarebbe solo un frammento di un’enorme mappa di tutta la Terra che, data l’ipotizzata età del manufatto sconvolgerebbe tutte le conoscenze attuali.

Pubblicato da COORDINAMENTO CUT (CENTRO UFOLOGICO TARANTO) a giovedì, settembre 06, 2007 0 commenti
Etichette: OOPARTs
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Russia: Ingranaggio in metallo di .. 300 milioni di anni fa?

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0002.jpg_415368877Un’asta di metallo dentata, realizzata integralmente in un alluminio purissimo che non esiste in natura, celata in un blocco di carbone vecchio di 300 milioni di anni. E’ quanto rinvenuto da un uomo residente a Vladivostok, in Russia. Il signor Dmitry, questo il nome dell’uomo che ha trovato per caso il misterioso oggetto, aveva ordinato del carbone per alimentare la sua stufa e affrontare così il rigido inverno. Mentre trasportava un carico di torba dentro casa si accorto che da un pezzo di questa sporgeva un oggetto metallico non meglio identificabile. Incuriosito lo ha messo da parte per poi consegnarlo ad un ricercatore della vicina università. Il pezzo di carbone è stato preso in consegna da Valery Brier, biologo della regione di Primorye che, insieme ad altri suoi colleghi, ha eseguito delle approfondite analisi di laboratorio. Il risultato? Quell’oggetto, qualsiasi cosa esso sia, non dovrebbe esistere. Risale a circa 300 milioni di anni fa e non si è formato in modo naturale. Brier e colleghi, che prima di incidere il blocco di carbone hanno verificato fosse un unico pezzo e non manomesso, hanno scoperto che l’oggetto incastrato era lungo 7 centimetri, incredibilmente leggero e molto flessibile. Le foto.

La sua composizione risulta esser sorprendente: 98% di alluminio e 2% di magnesio – Un alluminio del genere risulta rarissimo, pertanto, trovandosi all’interno di un pezzo di carbone non alterato, è ipotizzabile che quell’oggetto sia stato creato artificialmente 300milioni di anni fa. E’ difficile credere che un oggetto naturale possa assumere la forma di una rotaia metallica dentata, con proporzioni estremamente precise. Gli intervalli tra i denti dell’ingranaggio, fanno notare poi i ricercatori, sono tanto ampi da far pensare che l’oggetto potesse essere parte di un meccanismo complesso e di grandi dimensioni. Ma allora chi ha creato il misterioso oggetto? La famiglia Hominidae ha fatto la sua comparsa sulla Terra soltanto 5-6 milioni di anni fa. E forse per questo non manca chi, dotato di grande fantasia, ipotizza sia un reperto archeologico di natura extraterrestre. Comunque sia oggetti misteriosi simili a questo ne sono stati scoperti tanti.

Trovare un artefatto strano in un giacimento di carbone è più “comune” di quanto ci si possa aspettare – La prima scoperta di questo tipo risale al 1851, quando gli operai delle miniere di zinco del Massachusetts estrassero un vaso d’argento incastrato in un blocco di carbone che risaliva al periodo cambriano, e cioè a circa 500 milioni di anni fa. Sessant’anni più tardi, nel 1912, in Oklakhoma venne portato alla luce un pezzo di carbone contenente al suo interno un paiolo di ferro che risale a 312 milioni d’anni fa. Nel 1974, in una cava di arenaria della Romania, venne rinvenuto il famoso “martello del Giurassico”, un curioso oggetto di alluminio simile ad un martello, con tanto di manico e che non poteva essere stato prodotto da un umano. Infine, circa un anno fa, sulla penisola della Kamchatka, fu rinvenuto un misterioso dispositivo meccanico fuso in una roccia vulcanica vecchia di 400 milioni di anni. Sul binario dentato in alluminio verranno presto effettuate nuove analisi che si spera possano chiarire meglio la sua vera natura.

Fonte: Link

Lago Vostok: una struttura metallica sul fondo

Gli scienziati lo stanno studiando ormai da diversi anni, tuttavia le sorprese non mancano. Si tratta dei misteri celati dal lago Vostok, un bacino sotterraneo del continente antartico scoperto negli anni Settanta, vecchio di almeno 20 milioni di anni ed esteso più o meno come il lago canadese Ontario: 250 km di lunghezza per circa 50 di larghezza, profondo oltre mille metri e ricoperto da strati di ghiaccio fra i quali i più recenti risalirebbero ad almeno 12mila anni fa, ovvero più di 3.000 metri di spessore glaciale, dove dopo oltre trent’anni di lavoro, le trivelle russe hanno finalmente terminato l’impiego. Ed è solo uno dei 70 laghi sotterranei presenti nel bacino antartico. Un territorio già di per se caratterizzato da un alone di mistero, al quale si aggiungono altrettanto misteriosi accadimenti nel corso degli ultimi anni, come la sparizione – senza lasciare traccia – della squadra di ricercatori che attualmente era assegnata allo studio del territorio in questione, riapparsa d’improvviso, dopo oltre una settimana di assoluto silenzio. Con il termine dei lavori di perforazione ed il raggiungimento della superficie del lago sotterraneo, iniziano ora gli studi scientifici. Gli esperti dicono che il lago potrebbe celare un tesoro biologico la cui scoperta equivarrebbe al raggiungimento della Luna. Certamente – dicono gli scienziati – l’acqua del Vostok può essere considerata di una purezza senza pari al mondo, totalmente incontaminata rispetto all’ambiente terrestre, con le caratteristiche di un ecosistema e forme di vita risalenti ad almeno 20 milioni di anni indietro nel tempo. Si pensi che in alcune zone del lago, la temperatura dell’acqua misura circa 30°. Come si spiega? Secondo gli scienziati, il lago è situato in una zona dove la crosta terrestre è più sottile, da qui l’acqua temperata. Di fatto, le acque del Vostok potrebbero celare forme di vita aliene rispetto all’ambiente odierno. In sostanza: un mondo sconosciuto, una sorta di “endopianeta” in cui il ciclo dell’acqua potrebbe essere completo, e con forme di vita complesse. Sicuramente con forme di vita batteriche. Con tutto ciò, i ricercatori hanno espresso anche l’ipotesi che questo sistema, fermo a 20 milioni di anni fa, potrebbe non essere compatibile con il mondo di oggi. Un qualche elemento proveniente dall’esterno potrebbe anche pregiudicare l’equilibrio esistente e sterminare letteralmente le forme di vita contenute.
Per questo, le operazioni di analisi delle acque del Vostok dovranno essere effettuate con la massima cautela. A tale proposito è già stato messo a punto un sistema per cui l’acqua da analizzare verrà prelevata tramite un foro attraverso cui la pressione spingerà il liquido verso l’alto.

Uno studio particolare verrà poi dedicato alla singolarissima atttività magnetica. Nella zona sud-occidentale del lago, i ricercatori hanno individuato la presenza di una fortissima anomalia magnetica, al momento inspiegabile, estesa per una superficie di 105km per 75. Alcuni rilevamenti hanno evidenziato la presenza di un elemento metallico di grandi dimensioni, di forma circolare o forse cilindrica alla base del lago.

Gli appassionati di ufologia si dicono convinti che questa presenza potrebbe rivelare un gigantesco disco volante rimasto intrappolato nei ghacci. E’ comunque un fatto che tale elemento sia di natura solida, dal profilo regolare, e che sul luogo sono già intervenuti gli addetti della sicurezza nazionale americana (NSA) che ha secretato l’intera zona e vietato l’accesso a chiunque non sia espressamente autorizzato.

Fonte: Link

Pallottole contro i Neanderthal?

Nel museo di Storia Naturale di Londra si trova un teschio datato circa 38.000 anni fa, periodo Paleolitico, rinvenuto in Zambia nel 1921. Sulla parete sinistra del teschio c’è un foro perfettamente rotondo. Stranamente non ci sono linee radiali attorno al foro o altri segni che indichino sia stato prodotto da un’arma, una freccia o una lancia.
Nella parete opposta al foro, il teschio è spaccato e la ricostruzione dei frammenti mostra che il reperto è stato rotto dall’interno verso l’esterno, come si fosse trattato di un colpo di fucile. Esperti forensi dichiarano che non può essere stato nulla di diverso da un colpo esploso ad alta velocità con l’intenzione di uccidere.
Chi possedeva un fucile 38.000 anni fa? Certamente non l’uomo delle caverne, ma forse una razza più avanzata e civilizzata.
Un altro caso simile viene citato dal giornalista Victor Louis dalla Russia, il quale riferisce che nel Museo di Paleontologia di Mosca si trova un cranio perfettamente conservato di un bisonte dalle lunghe corna rinvenuto nella Yakuzia (Siberia orientale). Secondo i paleontologi tale specie sarebbe vissuta dai 30.000 ai 70.000 anni fa. Al centro della sua fronte è visibile un foro rotondo che, secondo alcuni studiosi, potrebbe essere stato causato da una pallottola.
Il teschio di Moia
Moia’ è un comune di circa 5.000 abitanti, situato a circa 40 km a nord di Barcellona (Catalogna-Spagna). In prossimità di Moia’ si trova Cova del Toll, una cavità naturale sotterranea, coperta da un corso d’acqua che è stato usato come un insediamento umano dalla fine del Paleolitico al Bronzo. Queste grotte note come Toixoneres sono servite da rifugio e camere di sepoltura. Gli scavi cominciarono negli anni Cinquanta (l’ingresso principale è stato scoperto il 29-10-1954) la prova della presenza di una ricca fauna in questo luogo fa si che sia considerata dagli esperti come uno dei settori con una maggiore ricchezza di specie di animali del Quaternario, e che corrisponde all’ultima glaciazione di tale epoca anche detto periodo Wurm. La grotta ha una profondità di 1.148 metri, mentre solo 158 possono essere visitati dalla Cova del Sud Tollcorresponden alla Galleria, che è quello che è stato occupato dal primitivo Neanderthal e successive razze.
E ’stato in questa grotta dove hanno trovato i resti di numerosi ominidi tra i ritrovamenti si evidenzia il cosiddetto Teschio di Moia’. Si tratta di un esemplare di Cro-Magnon che ha vissuto in quella zona circa 10.000 anni fa e morì a un’età troppo avanzata per l’epoca, 60 anni. Apparentemente, è stato colpito da varie malattie come l’artrite reumatoide e l’osteoporosi diffusa.
Lo scheletro è molto ben conservato e ciò che attira l’immediata attenzione del visitatore è una perforazione perfettamente circolare che può essere visto al centro dello osso frontale del cranio e che immediatamente ci fa pensare all’impatto di un proiettile.Come in altre occasioni, non è stata valutata la possibilità che la perforazione sarebbe stata prodotta dall’impatto di una pietra in fronte o la forte punta di uno degli strumenti usati da uomo primitivo. Tuttavia, un danno di questo tipo avrebbero prodotto un buco molto più irregolari, ne si è presa in considerazione la possibilità di una trapanazione poichè le dimensioni del buco e anche la sua posizione, sembravnoa escludere questa ipotesi.
Infine, gli esperti hanno concluso che questo ominide aver subito un brutta infezione al dente nella mascella superiore e, di conseguenza, aveva sviluppato una infezione dei seni nasali che danneggiò osso frontale. Gli esperti concordano sul fatto che questo, però, non è stata la causa della sua morte e che è sopravvissuto alla malattia.
Questa spiegazione, forse apparentemente poco plausibile, ma ciò, sembrava rispondere alle questioni sollevate, e sicuramente molto più normale per gli esperti che così non hanno dovuto affrontare l’ “assurdo” teoria che il buco era stato causato da qualcosa di simile di un moderno proiettile. Una dettagliata osservazione del buco del cranio, sembra dimostrare che il foro sia stato fatto dal’esterno verso l’interno dell’osso. Vi è un chiaro ripiegamento dell’osso verso l’ interno, e può essere vista una leggera angolazione di entrata da destra a sinistra. Tutto questo, più esattamente l’ordine e la perfetta rotondità del buco, suggerisce un trauma da ferita probabilmente causato da un impatto esterno, smentendo tutte le teorie mediche constatate in precedenza da medici, il mistero rimane.
 

I numeri nacquero in Africa 20.000 anni fa

Senza aver mai messo piede in Africa Darwin aveva gia’ capito tutto: era li’ che bisognava cercare l’origine dell’umanita’. Il nostro albero genealogico da Lucy, con i suoi tre milioni e mezzo di anni, a Roumai, vecchio di sette milioni di stagioni, continua a infrondarsi in quella terra delle meraviglie antropologiche che e’ l’Africa Orientale. Adesso si affaccia e si discute di un’altra ipotesi affascinante, sconvolgente: e se oltre che l’uomo anche la sua attivita’ piu’ astratta e insieme piu’ pratica ovvero la Matematica, fossero state inventate da un genio africano? Cinquemila anni fa ci avevano assicurato finora, nella terra dei due fiumi, i sumeri cominciarono a contare. Niente affatto! Ventimila anni fa nel cuore del continente nero pescatori pieni di immaginazione creativa gia’ utilizzavano ossa segnate con sistemi numerici. C’e’ di che sconbussolare perfino gli estremismi di Martin Bernal e della sua Atena nera. Raccontiamo questo giallo archeologico africano. Ventimila anni fa dunque, in Africa australe, ancor piu’ di oggi terra coperta di foreste spesse e di laghi grandi come il mare. Gli archeologi vi diranno che era l’eta’ della pietra tarda: la animavano tribu’ indaffarate di pastori e di allevatori. Qui vicino alle rive del lago Edward si dedicavano alla pesca. Era una vera civilta’, capace di migliorare sistematicamente i propri strumenti di lavoro, come gli arpioni fatti di osso, che disponeva di mole e pietre di quarzo perfettamente tagliate, che aveva corde fatte di fibre vegetali. Tutti oggetti che ha lasciato sulle rive del lago in provvidenziali discariche, insieme alle ossa degli animali e gli scheletri dei pesci. Quanto sarebbero smilzi i nostri libri di storia antica senza questi magazzini di rifiuti! Un giorno un pescatore, forse in attesa che la pesca desse i suoi frutti, prese in mano due piccole ossa, uno di dieci e l’altro di quattordici centimetri. Uno era di un mammifero, forse un leone, forse una grande scimmia, l’altra umano. Ne incise metodicamente la superficie su tutte le facce: i segni ancora oggi hanno una cadenza perfetta simmetrica, sono serie cadenzate separate da uno spazio. Quell’uomo era forse il primo matematico della storia? Ventimila anni dopo, nel 1950, in quella terra si chiama Ishango una cittadina del Congo ancora belga arriva Jean de Heinzelin, ricercatore de l’Institut Royal des Sciences Naturelles. Ha scelto proprio quella terrazza fossile all’imbocco del lago perche’ qui sono stati ritrovati arpioni in osso e una mandibola di ominide. Intuizione fortunata la sua: dalle due profonde trincee scavate nel suolo escono conchiglie, arpioni, utensili in quarzo bianco. E il primo dei «bastoni di Ishango», l’osso che quell’ignoto antenato aveva cosi’ accuratamente inciso nella preistoria. Il suo lavoro e’ evidente: a una delle estremita’ ancora c’e’ un piccolo frammento di quarzo che serviva certo a tagliare. Nove anni dopo il secondo osso arrichisce e ispessisce il mistero. Che spalanca ipotesi cosi’ innovative da turbare gli studiosi da piu’ di mezzo secolo e da indurli a prudentissime reticenze. A Bruxelles fino a venerdi’ le due ossa saranno le «vedette» di un convegno internazionale. Eppure i numeri sono li': tre tratti, otto tratti… come non convertire le colonne in cifre? Il gioco delle combinazioni e’ inarrestabile, su un lato 10+1, 20+1, i numeri primi nel secondo, la regola del doppio nella terza, insomma un sistema matematico completo a base dieci. Altri hanno speculato sulla presenza prevalente del sei. Ecco la prova definitiva! Ancora oggi molte popolazioni africane usano questa cifra come base di calcolo. Altri sono andati ancora piu’ in la': e’ un calendario lunare. Oppure un’oggetto divinatorio. O uno strumento per dividere la pesca del giorno. Siamo alla fantascienza archeologica? Un regista misterioso si diverte a cancellare gli indizi: perche’ la mineralizzazione rende impossibile utilizzare la prova del radiocarbonio.

Fonte: quotidiano “La Stampa” del 1° marzo 2007 (http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=7544025)

Sopra immagine delle “Ossa di Ishango”

Sotto le ossa e l’equivalente numerico odierno

Ucraina anno 1975: scoperta una “sfera nera” artificiale extraterrestre?

L’Ucraina, come ogni altro paese dell’Europa orientale, è famosa per le basse temperature nel periodo invernale, le quali sono devastanti per il territorio. Ma, come la vicina Russia, le sue viscere sotterranee nascondono misteri che meritano di essere salvati dall’oblio. La “sfera nera” è una di questi. Ciò che a prima vista sorprende è che questo oggetto sembra nient’altro che una sorta di minerale circolare non molto grande e con toni marroni-nerastri in tutta la sua superficie. Tuttavia, se ci soffermiamo a guardare la storia di questo ritrovamento, cominceremo a vedere che le analisi effettuate su di essa  sono state completate, con risultati sicuramente unici. La strana formazione fu trovata, da un gruppo di lavoratori, nel 1975 in Ucraina occidentale, in particolare all’interno di una cava di argilla, situata a circa 8 metri di profondità. La prima attenzione fu data dalla sua forma regolare, ma che in maniera anomala si trovava in uno strato argilloso dell’età di circa 10 milioni di anni fa. Uno di questi lavoratori, che si trovava nella cava, tentò di colpire l’oggetto ma non si ruppe totalmente, scheggiando una piccola parte. Cio permise l’uomo di intravedere all’interno dell’oggetto stesso, costituito da una sostanza simile al vetro. L’uomo prese così il macigno e lo portò a casa. Ignaro di cosa fosse, lo donò al figlio piccolo. Il bambino, ignaro di ciò che aveva tra le mani, se lo portò a scuola. Ma lo dimenticò lì. Fu lì che un professore intuì che si trattava di un qualcosa di più di una semplice formazione rocciosa. La sfera passò degli anni in un museo cittadino fino a quando, coincidenze del destino, cadde nelle mani del professor Boris Nikolayevich Naumenko, componente dell’Istituto di Fisica della Terra dell’Accademia Russa delle Scienze. La scoperta di Naumenko consentì finalmente di prendere seriamente in carico indagini scientifiche e si avvalse così della consulenza di due suoi colleghi: il dottor Menkov dell’Istituto di Fisica di Mosca e Valentin Fomenko, dell’Associazione Industriale e Scientifica “Soyuz”. Fin dall’inizio, dopo aver stabilito lo sviluppo di un programma di analisi, l’obiettivo comune fu quello di non peggiorare lo stato della pietra, che poteva essere di origine extraterrestre. Dalle analisi si evinse che la sfera aveva una forma ovoidale, l’asse di simmetria misurava 8,75 centimetri e il diametro perpendicolare della maggiore longitudine misurava 8,47 centimetri. Il suo peso fu stimato di 617,22 grammi. La sua densità, invece, di 1,934 grammi/centimetro cubico era inferiore a quella del cristallo, del quarzo e dell’ossidiana. Un punto importante dello studio fu quello di stabilire l’età dell’oggetto. Dopo aver effettuato la procedura del caso, si notò che la differenza tra il metodo effettuato e l’età geologica differiscono a malapena. Di conseguenza, e tenendo conto che si trattava di un oggetto apparentemente artificiale, chi realizzò questa cosa 10 milioni di anni fa e con quale scopo? Il dottor Formenko fece ulteriori analisi, utilizzando una unità industriale di raggi X RUP 150/300. Dalla radiografia fatta alla sfera comprovò che il nucleo, simile ad un mezzo uovo, possedeva una densità minore di zero. Vale a dire che era di massa negativa. I dati appena esposti, uniti alla presunta antichità, sono ben al di là di qualsiasi attività umana, lasciando aperta la possibilità della costruzione da parte di una civiltà ancora sconosciuta. Ovviamente, se si ipotizza con la probabilità che la massa del nucleo sia negativa, i dottori russi hanno anche ipotizzato trattarsi di un deposito di antimateria, inteso (sempre ipoteticamente) come fonte di energia. Le indagini sulle misteriosa sfera nera continuano, anche nella mani di parapsicologi, i quali si sono affrettati a dire che il dispositivo ha la capacità di trasmettere una inquietante “energia psichica”. Ma questa è un’altra storia.

Fonte di informazione (in spagnolo) http://archivo.elnuevodiario.com.ni/2004/marzo/21-marzo-2004/mundo_oculto/mundo_oculto4.html

In apertura immagine di una pagina della presunta analisi scientifica fatta sul reperto.

Nota di Antonio De Comite (Direttore Generale Centro Ufologico Taranto). Al momento questa storia sembra essere scomparsa dai libri di Ufologia e archeologia misterica. Qui si tratterebbe di un vero OOPART, un reperto che per caratteristiche e funzionamento non ha nulla a che vedere con il sito geologico di ritrovamento. Tralasciando il discorso dubbio sull’intervento di parapsicologi, qui si parla di analisi scientifiche, che sfociano in ipotesi sconvolgenti come “fonte energetica” ad antimateria. Fantascienza? Forse, ma che fine a fatto questa storia? Perchè non c’è un approfondimento su ciò? Perchè di questa (apparente) scoperta non se ne parla più?

India: scoperti graffiti con figure extraterrestri?

Nota di Antonio De Comite (Direttore Generale Centro Ufologico Taranto): pubblichiamo l’articolo che segue con le pinze. Saranno necessari altri studi, per determinare se la notizia sia veritiera o meno. Se fosse vera sarebbe una bomba, se falsa verrà inserita nelle innumerevoli bufale che si sono susseguite nelle passate settimane. Resta il fatto che la preistoria (e non solo) è piena di misteri. E questo è un dato di fatto.

Un gruppo di antropologi, che lavorava con le tribù di montagna in una zona remota dell’India, ha fatto una scoperta sconvolgente. Intricate pitture rupestri preistoriche, che raffigurano extraterrestri e velivoli simili agli UFO (vedi foto in alto). Le immagini sono state scoperte nel distretto di  Hoshangabad (Stato di Madhya Pradesh), a soli 70 chilometri dal centro comunale di Raisen. Le grotte sono nascoste nel profondo di una fitta giungla. La figura più chiara è quella che potrebbe rappresentare un extraterrestre in tuta spaziale, che può essere visto nei dipinti della grotta assieme ad un UFO, dalla forma che ricorda un classico disco volante, che sembra emettere qualcosa di luminoso verso il basso o un raggio di qualche tipo, nel quale si potrebbe identificare un antico scenario di “UFO abduction”. Un campo di forze o una traccia di qualche tipo è stata identificata dalla parte posteriore dell’UFO. Inoltre è visibile un altro oggetto che potrebbe rappresentare un “wormhole”, che spiegherebbe come gli extraterrestri siano giunti sulla Terra. Questa immagini possono portare gli appassionati UFO a pensare che i graffiti siano stati fatti con l’aiuto degli extraterrestri stessi. L’archeologo locale, il signor Wassim Khan, ha personalmente visto le immagini. Sostiente che gli oggetti e le creature viste sono di natura “anomala”, in un contesto generale già scoperto di altre pitture rupestri, che rappresentano la vita preistorica  della zona. Quindi ciò può costituire l’ipotesi che si possa trattare di esseri provenienti da altri pianeti, che avrebbero interagito con gli esseri umani fin dalla preistoria. E’ la classica teoria dell'”Antico Astronauta”, la quale afferma che la civiltà umana è stata istituita con l’aiuto di esseri extraterrestri di natura benevola.

Fonte: http://www.allnewsweb.com/page1199999325.php

750.000 anni fa: gli uomini preistorici avevano comportamenti moderni

I ricercatori dell’Università di Gerusalemme hanno scoperto testimonianze di comportamenti umani sofisticati risalenti a 750.000 anni fa, circa mezzo milione di anni prima di quanto pensassero gli archeologi.
La scoperta è stata fatta nel corso degli scavi sul sito preistorico di Gesher Benot Ya’aqov, situato lungo la faglia del Mar Morto, nella parte meridionale della Valle di Hula, nel nord di Israele, da un’équipe dell’istituto di archeologia dell’Università di Gerusalemme. L’analisi della distribuzione spaziale dei reperti rivela un modello di aree specifiche in cui si svolgevano varie attività. Questo tipo di destinazione indica una concettualizzazione formalizzata dello spazio vitale, che richiede organizzazione sociale e comunicazione tra i membri del gruppo. Tali capacità organizzative erano ritenute proprie solo degli uomini moderni.
Finora i tentativi di rintracciare le origini di questi comportamenti in vari siti preistorici nel mondo si erano concentrati sulle analisi spaziali dei siti del paleolitico medio, dove le aree di attività, in particolare quelle associate ai focolari, sono state trovate solo fino a circa 250.000 anni fa.
Il nuovo studio dell’Università di Gerusalemme, un rapporto pubblicato questa settimana dalla rivista Science, descrive uno strato acheuleano (cultura primitiva con utensili di pietra) a Gesher Benot Ya’aqov che è stato datato a circa 750.000 anni fa. I reperti consistono in numerosi utensili di pietra, ossa di animali e una ricca collezione di resti botanici. L’analisi della distribuzione spaziale di tutti questi reperti ha rivelato due aree di attività nello strato. La prima area è caratterizzata da abbondanti ritrovamenti di utensili in pietra. Una grande quantità di resti di pesci in questa zona suggerisce che vi fosse molta lavorazione e consumo di pesce, una delle prime testimonianze di consumo ittico tra i popoli preistorici.
Nella seconda area, è stata identificata una maggiore varietà di attività, che si svolgevano tutte vicino a un focolare. I numerosi pezzi di legno trovati in quest’area erano usati come combustibile per il fuoco. La lavorazione del basalto e del calcare era spazialmente ristretta alla zona del focolare, dove le attività indicano l’uso di grandi utensili di pietra come asce, mannaie, raschietti e punteruoli. La presenza di martelli di pietra, e in particolare di incudini bucate (usate come pietre per denocciolare), suggeriscono che la lavorazione delle nocciole avvenisse accanto al fuoco e forse anche l’uso di arrostire le nocciole. Inoltre vicino al fuoco venivano probabilmente consumati pesce e granchi.

(Da: Università di Gerusalemme, Dept of Media Relations, 21.12.09)

Fonte: http://www.israele.net/sezione,,2703.htm

Nota Redazione CUT (Centro Ufologico Taranto): questa è l’ennesima dimostrazione che dell’antico passato, nebuloso e frammentario, definito dagli archeologi e paleoantropologi “Preistoria” non sappiamo davvero nulla. Scoperte continue smentiscono ciò che si credeva fino a qualche decennio fa, ossia quello del “non mistero” che avvolge il periodo affascinante della nostra antica storia, quel periodo preistorico pieni di enigmi e contraddizioni che ha come protagonista l’Homo Sapiens…e come in questo caso Homo Erectus.

In foto strumenti in pietra rinvenuti nel sito di Bnot Ya’acov

Giganti: le prove storiche della loro esistenza

libroProponiamo di seguito un intervista effettuata dalla redazione di OOPART.it al ricercatore indipendente Daniele Piras, autore del libro “Giganti, le prove storiche di un antica esistenza in Sardegna e nel mondo”:

Come è nata l’idea di questo libro?
Conoscevo già da tempo le antiche cronache sui Giganti, specie quelle documentate dai testi sacri e dagli storici del passato, ma quando ho avuto modo di sentire persone viventi in Sardegna che denunciavano la sparizione dei reperti ho ritenuto utile raggrupparle in modo tale da rendere possibile una loro analisi comparata nonché un confronto con le testimonianze più antiche.

Per quale scopo secondo lei la scienza o meglio il mondo accademico e così restio a riconoscere la veridicità di queste scoperte?
L’impatto su quanto è stato scritto finora sarebbe tale da comportare la riscrittura di molte pagine dei testi canonici, specialmente quelle riguardanti la paleoantropologia e l’evoluzione dell’uomo. Per questo motivo si preferisce ignorare certe verità o metterle a tacere.

Come si giustifica la presenza di tante prove distribuite nel mondo, in quale continente si ha la frequenza maggiore di ritrovamenti?
La quantità ed eterogeneità di prove e testimonianze è certamente un indice della veridicità dell’argomento e della sua validità storica, ma non credo ci sia stato un continente con una maggiore concentrazione di ritrovamenti, quanto aree nelle quali sono state registrate più testimonianze che sono potute giungere sino a noi attraverso le fonti scritte.

L’antica iconografica riporta spesso immagini di figure di altezza singolare rispetto alle altre inserite nel contesto, notoriamente si tratta di divinità faraoni, Re etc… E’ possibile che questi fossero invece dei Giganti?
E’ vero che talvolta re e i faraoni potevano essere raffigurati più grandi rispetto alle figure circostanti per simboleggiare una loro maggiore importanza o statura sociale, ma alcuni casi possono trarre in inganno. Si pensi alla tavoletta mesopotamica WA91001 da me pubblicata nel libro, la quale ritrae un Anunnaki seduto sul trono accanto a uomini comuni; non si può ritenere che le dimensioni del re fossero simboliche in quanto è risaputo che gli Anunnaki fossero Giganti.

E’ mai venuto a contatto con reperti la cui fattura è attribuibile ai Giganti oppure ossa o scheletri?
Una volta ho ricevuto alcuni denti di grandi dimensioni che ho inviato all’Estero per le analisi del DNA, ma non ne ho avuto più notizia. Altre volte mi hanno fatto vedere dei reperti ossei convincenti ma, purtroppo, non si sono fidati di cedermeli per farli analizzare. Mi auguro che un libro controcorrente come il mio possa spronare chi ha qualcosa da mostrare a renderla disponibile e a collaborare.

Ha notizie di analisi fatte su frammenti ossei attribuiti ai Giganti in cui si è riscontrato la presenza di DNA definibile umano?
Purtroppo no, ma ho notizia di molti ritrovamenti di corpi la cui forma era talmente palese da non richiedere alcun esame del DNA, per lo meno al fine di confermarne l’origine umana. Coloro che sostengono di aver visto gli scheletri interi qui in Sardegna affermano che non v’era alcun dubbio sul fatto che fossero umani e, molte volte, i corpi erano accompagnati da un corredo funebre. So che il famoso Smithsonian Institute ha occultato a più riprese reperti umani abnormi trovati in America, ma non sono al corrente se siano state condotte delle analisi.

Quali spiegazioni si potrebbero dare alla presenza di sei dita e di una doppia fila di denti?
Credo fossero caratteristiche morfologiche peculiari di alcune razze di Giganti, specialmente quelle antidiluviane. Le testimonianze a riguardo non si trovano solo nella Bibbia ma anche nelle tavolette mesopotamiche, trovando conferma in alcuni corpi che sono stati trovati in epoca moderna.

Viste le rilevanti diversità di altezza delle testimonianze, secondo lei appartengono tutti allo stesso ceppo?
Io credo che le differenze di statura possano essere spiegate efficacemente dalla teoria dell’involuzione dell’Uomo che ho sostenuto e documentato nel mio libro avvalendomi di antiche fonti indiane, ebraiche, egizie e caldee. Questa tesi si accorda bene sia con il gigantismo animale e vegetale riconosciuti dalla Scienza sia con il fatto che più i megaliti sono antichi più sono grandi.

Quali sono secondo lei le principali strutture architettoniche che meglio rappresentano questa civiltà e che tecnologie secondo lei avevano sviluppato?
Quelle più colossali come Baalbeck, Cuzco, Stonehenge e addirittura le Piramidi, che secondo me sono costruzioni che precedono il Diluvio avvenuto circa 11.500 anni fa, sono indubbiamente le più rilevanti. Quanto alle tecnologie ritengo possibile che in altre ère l’uomo godesse di uno sviluppo tecnologico invidiabile, ma i cataclismi che si ripetono ciclicamente in lunghissimi archi di tempo ne abbiano cancellato le tracce (ooparts a parte, ovviamente). 

Come è possibile che alcune strutture costruttive attribuite ai giganti non abbiamo caratteristiche funzionali all’utilizzo degli stessi ingressi e corridoi interni vedute esterne etc…?
Secondo le antiche cronache gli ultimi Giganti sopravissuti al cataclisma furono impiegati dalla popolazione nella costruzione di strutture megalitiche come i nuraghi, i quali erano comunque destinati a persone comuni e non ai loro costruttori. Le torri di maggiori dimensioni, quelle più antiche, potevano ospitare comunque persone di maggiore statura ed è anche vero che l’altezza di molti architravi può trarre in inganno per via della sedimentazione che depositata in prossimità degli ingressi li rende più bassi.

Alcuni affermano che in realtà i resti di giganti apparentemente umani appartengono ai Gigantopithecus, è secondo lei possibile la seguente tesi?
Talvolta è possibile, soprattutto nel caso delle impronte fossili nella roccia come quelle trovate dal Dr. Rex Gilroy in Australia. Tuttavia, la maggior parte delle testimonianze si riferisce chiaramente a fattezze umane tali da escludere ogni possibilità d’errore.

Gli scheletri umani “impossibili” di Guadalupa

0a_00aa_030aguadalupa_1Gli scheletri della Guadalupa sono resti umani ritrovati in quest’ isola delle Indie Occidentali, la loro particolarità è che sono stati trovati lungo una formazione di calcare che secondo la datazione geologica moderna, è di 28 milioni di anni cioè è uno strato del Miocene, molti millenni prima di quando l’uomo moderno apparve sulla terra. Questo ha fatto si che molti studiosi non accettino la datazione di questi scheletri sebbene il dibattito sia ancora aperto. Gli scheletri sono attualmente alloggiati nelle collezioni del British Museum of Natural History.

Proprio al largo della Guadalupa, a est del villaggio di Moule, nelle Indie Occidentali, si trova una formazione  lunga un chilometro di calcare del Miocene, di circa 25 milioni di anni. Ciò è del tutto normale. Tuttavia, la storia ricorda che alla fine dal 1700 molti scheletri umani – tutti indistinguibili da uomo moderno – sono state trovati in questa formazione calcarea. Uno dei campioni estratti,  in una lastra 2-ton, è stato spedito al British Museum nel 1812 ed è stato mostrto al pubblico, ma con l’arrivo della teoria di Darwin, lo scheletro fossile è stato messo nel seminterrato. Questi esemplari sono stati  recentemente riportati all’attenzione dal creazionista di Bill Cooper del libro ( “Fossili umani e il diluvio di Noè”, vol. 5, no. 3, 1983, pp. 6-9).
Tuttavia, la scoperta di questi resti umani è stato ben documentato nella letteratura scientifica e tutt’ora tali fossili sono visibili. Questo però presenterebbe un problema  per la teoria evoluzionistica poichè sarebbe innegabile che un essere umano moderno sia in un “terreno” di 25 milioni di anni prima! Non solo, ma l’uomo non sarebbe nato in Africa, ma bensì nelle Americhe una ventina di migliaia di anni fa.
Anche se pertinenti geologhi datano la formazione di calcare del Miocene , questa si trova 2-3 metri al di sotto di una vecchia barriera corallina di almeno un milione di anni, l’unico modo di comprendere questa grave anomalia geologico o archeologico può essere cercare di capire se veramente la formazione di calcare da cui provengono questi resti è stato veramente così.

Fonte: http://www.oopart.it

Sotto foto di scheletri umani “anomali”

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