CENTRO UFOLOGICO TARANTO MAGAZINE rassegna di Ufologia ed argomenti connessi Email: centroufologicotaranto@gmail.com

Novembre 5, 2009

Contrordine paleontologico: l’Homo Sapiens è nato in Cina

Archiviato in: PALEONTOLOGIA — centroufologicotaranto @ 12:33 am

dn18093-1_500L’uomo moderno, l’Homo sapiens, è nato in Cina e non in Africa. Inoltre è più vecchio: ha 110 mila anni invece dei centomila dell’africano. Questa la conclusione a cui è giunto un gruppo di ricercatori dell’Istituto di paleontologia dell’Università di Pechino dopo il ritrovamento di alcuni resti fossili umani nel sud della Cina, nella provincia di Guangxi. Gli studiosi guidati dal professor Jin Changzhu hanno scoperto parti di una mandibola che analizzata ha portato al risultato annunciato con un comunicato della stessa Università. Le conclusioni porteranno sicuramente molte polemiche anche perché il territorio di ricerca delle nostre origini è complesso e in molti particolari sfumato e impreciso. I cinesi hanno dimostrato una certa determinazione nel descrivere i risultati delle analisi che saranno pubblicati sul Chinese Science Bulletin alla fine di questo mese, anche se tutti concordano, e non potrebbe essere diversamente, che le ricerche dovranno continuare.

IPOTESI MULTIREGIONALE – Se tutto ciò sarà confermato rafforzerà in modo significativo l’«ipotesi multiregionale» che alcuni paleontologi vanno da tempo sostenendo per l’origine dell’uomo. Questa dice che i moderni umani sono i discendenti dei primi uomini usciti dall’Africa ma che poi si sono incrociati con le popolazioni che incontravano nelle altre regioni. L’ipotesi contraria vigente invece dice che tutti noi siamo diretti successori dei progenitori africani di centomila anni fa. Le opinioni già si scontrano. Il professor Milfordd Wolpoff dell’Università americana del Michigan si è espresso a favore del risultato cinese. Chris Stringer paleontologo del Natural History Museum di Londra ipotizza che potrebbero essere i resti di un uomo di Neanderthal la cui popolazione sembrava essersi estesa anche verso la Cina. La ricerca di cui riferisce New Scientist comunque continua, in attesa di conferme ulteriori.

Fonte: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_novembre_03/homo_sapiens_cina_africa_97495c36-c898-11de-b35b-00144f02aabc.shtml

In foto le mandibole fossili scoperte dai ricercatori

Ottobre 15, 2009

Archaeopteryx, non più anello di congiunzione tra dinosauri e uccelli?

Archiviato in: PALEONTOLOGIA — centroufologicotaranto @ 10:01 am

archaeopteryxÈ passato nell’immaginario comune come una sorta di anello di congiunzione tra i dinosauri e gli uccelli, ma ora nuove analisi rischiano di cambiare profondamente l’iconografia dell’Archaeopteryx.

Secondo quanto riferito sulla rivista online ad accesso libero PLoS ONE
, l’animale aveva infatti caratteristiche fisiologiche decisamente meno da uccello di quanto ritenuto finora.

Le immagini microscopiche ottenute da Gregory M. Erickson e colleghi della Florida State University delle antiche cellule e degli antichi vasi sanguigni all’interno delle ossa dell’animale mostrano una crescita e una maturazione assai lenta, tale da richiedere anni. Tale circostanza è condivisa con i grandi rettili, mentre gli uccelli attualmente viventi crescono rapidamente e maturano nell’arco di sole alcune settimane.

Il risultato consente di avanzare l’ipotesi che tale crescita ossea veloce non fosse necessaria per il volo di questo dinosauro volante.

“Non si conosce praticamente nulla della biologia dell’Archaeopteryx: alcuni studiosi hanno ipotizzato che la sua fisiologia fosse assai diversa da quella degli uccelli attuali, ma nessuno aveva analizzato i fossili per rispondere a questi interrogativi”, ha sottolineato Erickson.

I resti fossili di Archaeopteryx furono ritrovati in Germania nel 1860, un anno dopo la pubblicazione dell’”Origine delle specie” di Charles Darwin, e resero più credibile la teoria evoluzionistica per la combinazione di alcune caratteristiche comuni ai rettili e di altre comuni agli uccelli.

“Nel corso del nostro studio, abbiamo analizzato i resti fossili per confrontare la velocità di crescita delle ossa di Archaeopteryx con quelle degli uccelli attuali, con quelle di altri dinosauri imparentati filogeneticamente, come i deinonicosauri, e di altri animali simili a uccelli vissuti in epoche posteriori, come Jeholornis prima e Sapeornis chaochengensi ritrovati in Cina”, ha continuato il ricercatore. “Il tutto è stato reso possibile dalla disponibilità di campioni di un esemplare giovane di Archaeopteryx e dalla collaborazione dei colleghi cinesi.”

Fonte: http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/Archaeopteryx,_più_dinosauro_che_uccello/1340459

Agosto 28, 2009

Olanda: è falso il pezzo di Luna esposto al Museo Nazionale. E’ legno fossile

Archiviato in: ANOMALIE DELLO SPAZIO, MISTERI SVELATI, PALEONTOLOGIA, SCIENZA — centroufologicotaranto @ 10:40 am

NETHERLANDS NOT MOON ROCKAMSTERDAM – Il sasso di provenienza lunare da vent’anni nelle collezioni del Museo Nazionale olandese di Amsterdam è falso. Cioè non proviene dalla Luna: un’analisi geologica approfondita ha dimostrato senza ombra di dubbio che si tratta di legno fossile. E a meno di ipotizzare che sul nostro satellite naturale ci siano foreste pietrificate – cosa che neanche il più folle scrittore di fantascienza si sognerebbe mai – l’oggetto in questione non è stato raccolto dagli astronauti dell’Apollo 11, come finora si era pensato. «Non vale più di 50 euro», ha commentato il geologo Frank Beunk. Ma se è falso, come è arrivato in uno dei musei europei più prestigiosi?

INTRIGO POLITICO - Il finto reperto ha padri più che nobili e probabilmente del tutto ignari della «bufala», che a questo punto si può ipotizzare messa in atto dalla Nasa o dal dipartimento di Stato americano. Il sasso arrivò al Rijksmuseum nel 1988, dopo la scomparsa dell’ex primo ministro olandese Willem Drees. Il reperto faceva parte della collezione personale del premier e gli venne donato il 9 ottobre 1969 dall’allora ambasciatore americano in Olanda, J. Williams Middendorf, in occasione della visita promozionale nei Paesi Bassi dei tre astronauti dell’Apollo 11. I nomi dei cinque protagonisti «dell’intrigo internazionale» sono infatti riportati nel cartellino che accompagna la roccia. Dopo la missione di Apollo 11, gli Stati Uniti mandarono in giro per il mondo (24 nazioni in 45 giorni) i tre astronauti in un tour promozionale, portando in dono vari reperti raccolti sulla Luna. Uno di questi – raccolto però dall’Apollo 17 – è conservato anche al Museo di scienze naturali di Milano, anche se non gli viene dato troppa evidenza.

DUBBI - Alcuni dubbi sull’autenticità del campione olandese sorsero nel 2006, in occasione della prima esposizione al pubblico del reperto. Un esperto di voli spaziali fece notare che la maggior parte dei reperti regalati dagli americani a un centinaio di nazioni (tra le quali appunto l’Italia) non proviene dall’Apollo 11, ma da missioni successive. Ed è inoltre molto strano che la Nasa avesse regalato una preziosissima roccia lunare a soli due mesi e mezzo dal ritorno sulla Terra di Armstrong, Aldrin e Collins, prima ancora di aver avuto il tempo di analizzarla. Arrivando però dalla collezione di un ex primo ministro, nessuno aveva avuto dubbi, anche se ricercatori della Free University di Amsterdam avevano detto che «a vista» si capiva che quel pezzo non poteva venire dalla Luna. L’ex ambasciatore Middendorf, ora in pensione in Rhode Island, contattato da organi di informazione olandesi, ha detto di non ricordare più a distanza di 40 anni tutti i dettagli ma di essere sicuro che la roccia gli venne consegnata dal dipartimento di Stato Usa.

RISATA - Che fine farà ora il reperto? «La terremo da parte come una curiosità», ha detto Xandra van Gelder, portavoce del museo. «È una bella storia, con molte domande che non hanno ancora una risposta. Comunque possiamo farci una risata». Anche perché questo fatto non farà che rinfocolare le teorie di chi crede che l’uomo non sia mai stato sulla Luna e tutto sia stata una grande presa in giro.

Fonte: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_agosto_27/olanda_luna_falso_3243612c-930c-11de-9adc-00144f02aabc.shtml

Luglio 23, 2009

Paleontologia: è asiatico e non africano il primo primate

Archiviato in: PALEONTOLOGIA — centroufologicotaranto @ 10:18 am

Ganlea%20MegacaninaL’antenato comune di uomini, scimmie e gorilla si sarebbe evoluto in Asia e non in Africa. A suggerirlo è uno studio condotto da ricercatori americani guidati da Chris Beard, paleontologo al Carnegie Museum di storia naturale di Pittsburgh. La ricerca è pubblicata nell’edizione online della rivista Proceedings of the Royal Society. I ricercatori hanno analizzato un nuovo fossile di primate scoperto in Myanmar. Il fossile, risalente a circa 38 milioni di anni fa, appartiene alla nuova specie Ganlea megacanina e avrebbe avuto dei denti canini particolarmente sviluppati, che usava per aprire i duri frutti tropicali. “Questo strano modo di mangiare – ha spiegato Beard – non è mai stato documentato tra le proscimmie come i lemuri, ma è caratteristico di alcune specie di scimmie del Sud America. La specie Ganlea quindi – ha concluso – ha preso il modo di mangiare caratteristico delle scimmie moderne già 38 milioni di anni fa”. Il primate scoperto in Asia, inoltre, sarebbe molto diverso da ‘Ida’, il fossile scoperto recentemente in Germania che, secondo Beard e colleghi, sarebbe più vicino a lemuri e proscimmie piuttosto che all’uomo o alle scimmie antropomorfe.

Fonte: http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/News/134436

Luglio 9, 2009

Brasile: scoperto fossile di animale metà armadillo, metà coccodrillo

Archiviato in: PALEONTOLOGIA — centroufologicotaranto @ 9:22 am

540Un coccodrillo dotato di una corazza rigida, muso corto con denti sporgenti e che scava buche profonde per proteggersi dal caldo e dai predatori e’ stato scoperto in questi giorni in Brasile e subito battezzato coccodrillo-armadillo. Ricercatori dell’Universita’ di Rio de Janeiro (Ufrj) hanno annunciato la scoperta nel cosiddetto Bacino di Bauru’ (tra Minas Gerais e Mato Grosso) di un fossile di circa 90 milioni di anni fa di un animale sconosciuto della famiglia dei coccodrilli, ma con caratteristiche uniche nella specie. Battezzato ‘Armadillosuchus arrudai’, il coccodrillo-armadillo viveva in una ambiente secco e molto caldo, per cui non aveva le abitudini acquatiche dei suoi discendenti moderni. Anzi, per resistere al caldo di 45 gradi della zona all’epoca, con le unghie anteriori sviluppatissime scavava buche profonde dove aspettava presumibilmente la notte per cacciare. Altra caratteristica che lo rende unico, la capacita’ di masticare, e non ingoiare le prede intere come i coccodrilli e la maggior parte dei rettili di oggi. Il fossile di Armadillosuchus e’ lungo due metri, e il muso triangolare assomiglia di piu’ ai serpenti velenosi di oggi che ai coccodrilli. Secondo i ricercatori dell’Ufrj, l’animale scomparve con l’incapacita’ di adattarsi al clima sempre piu’ umido della zona delle ere seguenti.

Fonte: http://www.ansa.it/ambiente/notizie/notiziari/natura/20090708190934911343.html

Sotto alcune immagini del fossile dell’animale scoperto

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Sotto ricostruzione di come doveva apparire da vivo

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Luglio 6, 2009

Australia: scoperte tre nuove specie di dinosauro

Archiviato in: PALEONTOLOGIA — centroufologicotaranto @ 9:08 am

Tre nuove specie di dinosauri australiani sono state scoperte in un corso d’acqua preistorico nell’entroterra del Queensland, nel nordest del continente. Sono i primi grandi dinosauri scoperti in Australia in quasi 30 anni e vagavano per il continente durante il Cretaceo, 98 milioni di anni fa. I fossili dei due sauropodi erbivori e di un teropode carnivoro sono stati scavati nelle rocce della formazione sedimentaria di Winton, un’area ricca di resti fossili, dove durante il cretaceo si trovava un tratto di mare poco profondo, che si prosciugava lentamente con il calare del livello dei mari. Ora gli scheletri ricomposti sono esposti nel Museo dell’ eta’ dei dinosauri di Winton, inaugurato oggi dalla premier del Queensland, Anna Bligh. La scoperta, descritta nell’edizione corrente della rivista internazionale PloS One della Public Library of Science, riporta l’Australia sulla mappa della paleontologia e descrive la sua fauna prima che si separasse dal supercontinente Gondwana, scrive il paleontologo Scott Hocknull del Museo del Queensland, che ha guidato gli scavi. I tre scheletri sono di nuovi generi di dinosauri, che mostrano legami evolutivi con i dinosauri dell’emisfero nord. ”I dinosauri si diversificarono e si diffusero per tutto il mondo ma l’Australia, essendo un luogo molto isolato e all’estremita’ del mondo, ha sviluppato la sua fauna unica”, aggiunge. Il nuovo genere di carnivoro, chiamato Australovenator dai ricercatori, era leggero e agile, era alto sei metri, si muoveva a grande velocita’ e su terreno aperto poteva raggiungere qualsiasi preda. La sua arma letale erano tre lunghi artigli affilati in ciascuna zampa superiore. I dinosauri vegetariani sono due nuovi tipi di sauropodi titanosauri, i piu’ grandi animali che abbiano mai percorso la terra. Uno chiamato Wintonotitan, dal collo lunghissimo e la testa piccola, arrivava a 16 metri d’altezza, mentre il Diamantinasaurus aveva corporatura simile ad un ippopotamo. Vi sono ancora molti fossili da scoprire nel sito di Winton, scrive Hocknull, che spera di trovare anche resti dei piu’ antichi mammiferi dell’Australia: ”Vi sono almeno 50 altri siti che conosciamo e che devono ancora essere scavati, quindi i prossimi 20 o 30 anni saranno molto interessanti per la scienza dei dinosauri australiani”.

Fonte: http://www.ansa.it/ambiente/notizie/notiziari/natura/20090703125734908350.html

Sotto ricostruzione artistica delle tre nuove specie

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Maggio 28, 2009

Le “giraffe” del Giurassico

Archiviato in: PALEONTOLOGIA — centroufologicotaranto @ 9:18 am

Camarasaurus-or-chambered-004MILANO - I Sauropodi sono il classico esempio di dinosauri erbivori. , resi tanto «popolari» nell’immaginario collettivo da essere spesso usati come modello da esporre in bella vista anche nei musei di storia naturale. Popolavano il Giurassico 150 milioni di anni fa ed erano creature enormi, tra le più grandi che abbiamo mai abitato la terraferma. Potevano superare le 100 tonnellate, avevano un corpo massiccio, zampe tozze, lunga coda. Lunghissimo, soprattutto, il collo. La novità, portata da un nuovo studio britannico, è che questo collo era quasi sempre eretto. Insomma, più come le giraffe di oggi che come nell’immagine «classica» cui ci hanno abituato anche i musei come il Natural History Museum di Londra, dove uno scheletro gigante di Diplodocus è l’attrattiva principale della hall d’ingresso.

L’INGRESSO DEI MUSEI DA CAMBIARE -In seguito a questa scoperta sia alcuni musei sia molti parchi di divertimento dovrebbero rivedere i loro allestimenti. Infatti le ricostruzioni fatte finora dagli esperti non corrispondono esattamente alla realtà: questi bestioni infatti non tenevano il collo prostrato verso il suolo, bensì eretto, in modo simile alle giraffe. Il team di ricercatori guidato da Mike Taylor, dell’Università di Portsmouth, ha analizzato le vertebre cervicali dei resti fossili di alcuni esemplari di Sauropodi ed è giunto alla conclusione che queste creature non protendevano il collo in avanti, come sono stati comunemente rappresentati nei disegni, nelle ricostruzioni e nei film. Sembra invece che la testa fosse tenuta in posizione prevalentemente verticale, portata in alto da un collo sinuoso come quello di un cigno. «Dobbiamo presumere che la base del loro collo fosse fortemente incurvata all’insù», spiega Taylor. Taylor però rassicura i curatori dell’esposizione: «Si trova in una postura assolutamente plausibile. E’ solo uno dei tanti movimenti tra la gamma di quelli che avrebbe potuto compiere».

I CRITICI - Ma la teoria del collo eretto non convince tutti gli esperti: c’è ad esempio chi ritiene impossibile che il cuore fosse in grado di pompare il sangue così in alto (la testa poteva trovarsi anche a 15 m dal suolo); obiezione a cui Taylor controbatte facendo notare che le dimensioni dei rettili preistorici sono ben diverse da quelle degli esseri viventi odierni a cui si fa riferimento. Tutti sono però d’accordo nell’affermare che i Sauropdi sono stati esseri bizzarri e che attualmente sulla Terra non esiste un animale a cui possono essere paragonati. Il che rende ancora più difficile la ricostruzione della loro effettiva anatomia.

Fonte: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_maggio_27/dinosauri_collo_006e6850-4aae-11de-90df-00144f02aabc.shtml

Maggio 26, 2009

Forze cosmiche controllano la vita sulla Terra

Archiviato in: ANOMALIE DELLO SPAZIO, MISTERI, PALEONTOLOGIA — centroufologicotaranto @ 11:01 am

2004_gallery_Permian_riversideNel 1999, degli astronomi si sono concentrati su una stella al centro della Via Lattea, hanno misurato precisamente quanto impiega il Sole a completare un’orbita (un anno galattico) della nostra galassia: 226 milioni di anni.
L’ultima volta che il Sole si è trovato in questo punto esatto della sua orbita galattica, i dinosauri dominavano il mondo. Si pensa che il Sistema Solare abbia completato circa 20-25 orbite nella sua vita o 0.0008 orbite dall’origine dell’essere umano.

Usando un sistema basato sul radiotelescopio che misura distanze celesti con una accuratezza di 500 volte superiore del Telescopio Spaziale Hubble, gli astronomi hanno tracciato il movimento della Via Lattea e hanno scoperto che il Sole e la sua famiglia di pianeti stavano orbitando attorno alla galassia a circa 135 miglia per secondo. Questo significa che servono circa 226 milioni di anni al Sistema Solare per orbitare attorno alla Via Lattea e segna il valore più preciso mai determinato su uno dei movimenti fondamentali della Terra e del suo Sole.

Il Sole si muove nella Via Lattea alla velocità di circa 486000 miglia per ora. Ogni oggetto nell’ Universo si muove distanziandosi dagli altri oggetti mentre l’ Universo si espande con accelerazione costante.
Il Sole è una fra le circa 100 miliardi di stelle nella Via Lattea, una di miliardi di galassie ordinarie nell’ Universo. La Via Lattea è una galassia a spirale, con braccia curve piene di stelle attorno al suo centro. Il Sistema Solare è a circa metà strada su una di queste braccia e si trova a circa 26.000 anni luce dal centro. Un anno luce è circa 6 trilioni di miglia.

Per la loro misurazione del Sistema Solare, gli astronomi hanno fissato Sagittario A, una stella scoperta circa due decenni fa per segnare il centro della Via Lattea. In un periodo di 10 giorni, hanno misurato l’apparente spostamento della stella rispetto allo sfondo di stelle distanti. L’apparente movimento di Sagittario A è minuscolo rispetto a quanto possa notare l’occhio umano. La misurazione supporta ulteriormente l’idea per cui il centro della Via Lattea contenga un buco nero supermassiccio, un oggetto molto più piccolo del nostro Sistema Solare, contenente un buco nero con una massa pari a 2.6 milioni di masse solari.

All’inizio dell’anno, un team di ricercatori dell’Università del Kansas ha fornito una spiegazione fuori dal mondo, per il fenomeno delle estinzioni di massa sulla Terra basata sul movimento delle stelle attraverso le galassie.
Ricercatori dell’Università della California, a Berkley, hanno scoperto che i fossili marini mostrano che la biodiversità aumenta e decresce secondo un ciclo di 62 milioni di anni. Almeno due delle grandi estinzioni di massa della Terra, la Permiana di 250 milioni di anni fa e l’Ordoviciana di circa 450 milioni di anni fa, corrispondono con i picchi di questo ciclo, cosa non spiegabile con la teoria evoluzionistica.

070423_bio_cycle_02La nostra stella si muove verso il centro della Via Lattea e si allontana da esso e si muove anche su e giù attraverso il piano galattico. Un completo ciclo su e giù richiede 64 milioni di anni, un tempo sospettosamente vicino al ciclo di biodiversità della Terra.
I ricercatori hanno indipendentemente confermato il ciclo della biodiversità, quindi hanno proposto un nuovo meccanismo in cui la causa è il viaggio del Sole nella Galassia.
Non è un segreto che la Via Lattea venga tirata per gravità verso un massiccio gruppo di galassie, chiamato Cluster Virgo, posizionato a circa 50 milioni di anni luce di distanza.

Adrian Mellott e il suo collega Mikhail Medvedev, hanno speculato che col movimento della Via Lattea verso il Cluster Virgo, si genera un cosiddetto bow-shock davanti ad essa, similare a un’onda creata da un jet supersonico.
“Il nostro Sistema Solare ha un bow shock attorno e questo produce una buona quantità dei raggi cosmici che colpiscono la Terra. Perchè la galassia non dovrebbe avere un’onda shock?” dice Melott.

Il bow shock galattico è solo presente nel lato nord del piano galattico della Via Lattea, perchè questo è il lato davanti al Cluster Virgo mentre si muove attraverso lo spazio e produrrebbe un gas supercaldo e raggi cosmici dietro di esso, dice il ricercatore. Normalmente il campo magnetico della nostra galassia scherma il nostro Sistema Solare da questo “vento galattico”. Però ogni 64 milioni di anni il Sistema Solare viaggia sopra il piano galattico.

“Quando emergiamo fuori dal disco, abbiamo meno protezione e quindi siamo esposti a molti più raggi cosmici”, dice Melott.
L’incremento di esposizione ai raggi cosmici può avere un effetto diretto sugli organismi della Terra, secondo il paleontologo Bruce Lieberman. La radiazione porterebbe più frequenza nelle mutazioni genetiche degli organismi o interferirebbe con la loro capacità di riparazione del DNA. In questo modo il processo potrebbe portare a nuove specie e alla morte di altre.

I raggi cosmici sono anche associati con maggiore copertura di nuvole, che potrebbero raffreddare il pianeta bloccando più raggi del Sole. Interagiscono anche con le molecole nell’atmosfera per creare ossido di azoto, un gas che riduce lo strato di ozono del pianeta, che ci protegge dai raggi ultravioletti del Sole.
Richard Muller, uno dei fisici di Berkley che ha collaborato alla scoperta del ciclo, ha detto che Melott e i suoi colleghi hanno suggerito una spiegazione galattica plausibile per il ciclo della biodiversità.

Se studi futuri confermeranno il collegamento galassia-biodiversità, questo forzerebbe gli scienziati ad allargare le loro idee su cosa possa influenzare la vita sulla Terra. “Forse non sono solo il clima e gli eventi tettonici sulla Terra”, ha detto Lieberman. “Forse dobbiamo iniziare a pensare di più in merito all’ambiente extraterrestre”.

di Casey Kazan

Fonti: http://www.altrogiornale.org/news.php oppure http://www.dailygalaxy.com/my_weblog/2009/05/hubbles-secret.html oppure http://www.livescience.com/space/scienceastronomy/070423_cosmic_evo.html oppure http://www.lbl.gov/Science-Articles/Archive/Phys-fossil-biodiversity.html

Nella prima immagine a sinistra una illustrazione artistica di alcuni componenti la biodiversità del periodo Permiano (230 milioni di anni fa circa)

Nella seconda immagine il grafico che mostra la biodiversità marina fossile che aumenta e diminuisce in cicli di 62 milioni di anni. Stranamente ci sono stati animali immuni al ciclo, come coralli, spugne e trilobiti (questi ultimi quasi completamente estinti, visto che il loro unico discendente vivente è il limulo) che sono sopravvisuti al ciclo, mentre molte specie di pesci, calamari e lumache non hanno passato il ciclo.

Maggio 20, 2009

Ecco l’anello mancante tra scimmie e uomo: si chiama “Ida”

Archiviato in: PALEONTOLOGIA — centroufologicotaranto @ 9:23 am

The-Missing-LinkI primati, di cui noi umani siamo l’ultima versione, hanno da ieri l’avo, anzi l’ava più antica. Si chiama Ida e ha 47 milioni di anni, secondo la carta d’identità custodita nel fossile, benissimo conservato e riassemblato al 95%.

Un gruppo di scienziati l’ha studiato in gran segreto per un paio d’anni, ma la presentazione al mondo è stata fatta ieri, al Museo di Storia Naturale di New York in pompa magna multimediale, con un libro già stampato in 100 mila copie, un film per la tv «History Channel», un accordo di esclusiva con il network ABC News e un sito web dedicato al fenomeno. Come ha fatto notare con malizia il «New York Times», benvenuti nella «scienza per l’Età del Mediocene», la fase attuale dell’evoluzione del mondo dove tutto è show, con audience e copyright sparsi in tempo reale per il grande pubblico globale.

La scoperta, secondo i dati forniti dai protagonisti, merita del resto tutto il clamore minuziosamente preparato. La proscimmia promette d’essere l’«anello mancante» capace di portare l’orologio della preistoria indietro laddove non s’era mai spinto, 20 volte più lontano rispetto all’ultima data conosciuta per gli esseri viventi, bipedi mammiferi, che la teoria di Darwin ha censito quali nostri antenati. Il fossile è quello di una specie di transizione, un pre-lemuride che mostra le caratteristiche di una linea evolutiva molto primitiva di non-umani (prosimians), ma anche aspetti propri delle famiglie degli antropodi, come le scimmie e gli scimpanzè.

E’ questa convergenza che porrebbe Ida alla radice dell’evoluzione che è arrivata fino a noi, collegandoci con i primati. «L’annuncio è destinato a rivoluzionare la nostra comprensione dell’evoluzione umana», titola il comunicato ufficiale del Museo, ma la comunità scientifica è prudente nell’abbracciare la novità come un fatto provato. La rivista scientifica «PLoS», nel riportare la notizia, ha per esempio scritto che gli scienziati scopritori sostengono che il fossile potrebbe essere «un ramo» dell’albero evolutivo. Ma «noi non lo sosteniamo», ha precisato «PLoS».

Per Jorn Hurum, lo scienziato dell’Università di Oslo che ha acquistato il fossile in Germania e ha poi coordinato il team di specialisti che l’hanno analizzato, non ci sono invece più segreti. Come per Michael Novacek, il rettore per la scienza del Museo di Storia Naturale, che ha difeso la cerimonia del lancio e l’esposizione del fossile: «Non l’avremmo ospitato, se non fossimo stati convinti dell’importanza della scoperta». Hurum iniziò l’avventura di Ida nel 2006, quando ad una fiera tedesca ad Amburgo la comprò da un venditore privato di resti fossili, che la teneva in un cassetto da 25 anni e disse che era stata trovata nel Pozzo di Messel, un cratere largo oltre un chilometro, ricco di greggio e con una buona quantità di residui fossili dall’Età dell’Eocene.

A differenza di Lucy e degli altri fossili di primati trovati nella «culla dell’umanità» in Africa, Ida è dunque vissuta in Europa, il che se non altro restituisce lustro alla definizione di Vecchio Continente. L’analisi fossile ha rivelato che si tratta di una giovanissima femmina, con le dita e le unghie dei piedi al posto delle zampe a «dimostrare» che è una pre-umanoide. La presenza del pollice opponibile nelle due mani e dell’astragalo, l’osso breve del tarso, lega, anzi, ancora più direttamente Ida agli umani. Il fossile permette anche di risalire alla forma completa di una corporatura di carne soffice, con tanto di resti di cibo nello stomaco. Erbivora, alta all’incirca 60 centimetri, la «ragazza» si nutriva di frutta, semi e foglie: i raggi X hanno mostrato che aveva, insieme, denti sia da bambina sia da adulta. Morì per aver bevuto l’acqua del lago Messel, prima vittima dell’inquinamento da ossido di carbonio, sprigionato dal vicino vulcano. La sua età è stata calcolata attorno ai nove mesi, che tradotti in età da umani significa circa sei anni. I lemuridi, altra prova dell’«anello mancante», erano noti invece per avere una «dentatura a pettine».

Ida visse 47 milioni di anni fa, un periodo critico della storia della Terra, l’Eocene, quando cominciarono a stabilizzarsi le specie dei mammiferi. Dopo l’estinzione dei dinosauri, i primi cavalli, i pipistrelli, le balene e molte altre creature iniziarono ad apparire nel pianeta subtropicale. La Terra cominciava a prendere la sembianza che noi conosciamo oggi, con i monti dell’Himalaya e le evoluzioni della flora e della fauna. I mammiferi di terra, compresi i primati, convivevano nella giungla. Gli scienziati dovranno spiegare la migrazione verso la Germania di questa piccola prozia di scimmie e umani, orgogliosamente diversa dei lemuridi che avevano finora occupato la casella al di sopra della scala evolutiva degli umani. Ma intanto, con gli occhi già simili ai nostri e lo sguardo fisso in avanti che la rendeva capace di vedere a distanza e a tre dimensioni, Ida ha già conquistato uno spot da prima donna.

PERCHÉ DISCENDIAMO TUTTI DA LEI
Lontano parente
Ida ha caratteristiche che si riscontrano nella specie umana, tra cui il pollice opponibile, le unghie al posto degli artigli e, nel piede, l’osso del tallone che lascia intravedere il passaggio dall’andatura a quattro zampe alla camminatura eretta.
Epoca decisiva
Secondo gli scienziati, il fossile «è importante perché permette una migliore comprensione della paleobiologia di un primate del periodo dell’Eocene»: è l’epoca in cui i primati cominciarono a evolversi in due specie: le proscimmie e gli antropoidi.
Dal cacciatore ai ricercatori
Ida era stata ritrovata da un cacciatore di fossili 25 anni fa, nei pressi di Darmstadt, in una cava. Solo nel 2006, però, entrò in possesso del gallerista Thomas Perner, che l’ha venduta al museo di storia naturale di Oslo per un milione di dollari.

Fonte: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.asp?ID_blog=38&ID_articolo=1282&ID_sezione=243&sezione=News

In foto il fossile che riscriverà i libri evoluzionistici

Maggio 11, 2009

Paleontologia: scoperto anello mancante scimmia-uomo

Archiviato in: PALEONTOLOGIA — centroufologicotaranto @ 1:08 pm

attenbghBBC310506_228x282LONDRA – La Bbc ha preparato uno straordinario documentario, presentato da David Attenborough, in cui rivelerà la scoperta di uno scheletro fossilizzato che rappresenterebbe l”anello mancanté dell’evoluzione umana. Secondo il Mail on Sunday il documentario è top secret, ma fonti negli Usa dicono che la rivoluzionaria scoperta verrà presentata il prossimo 19 maggio da un gruppo di scienziati e documentaristi a New York.

In quell’occasione verrà presentato il primo scheletro intero mai trovato di un particolare tipo di un animale che si chiamava Adapide, battezzato Darwinius masillae: le ossa fossilizzate, che hanno dai 37 ai 47 milioni di anni, sono stati trovati nella cava Messel in Germania, un sito famoso per i suoi fossili. L’animale, una femmina, somiglia a un lemure (il mammifero dalla lunga coda che vive in Madagascar). Attenborough spiegherà che i ricercatori hanno concluso che quell’animale non è semplicemente un antenato dei lemuri (mancano diverse caratteristiche), ma fa parte di un gruppo collegato di primati che si sarebbero evoluti in scimmie ed esseri umani.

Lo studio cui fa riferimento la Bbc verrà pubblicato dalla rivista angloamericana Public Library of Science. Philip Gingerich, presidente della Us Paleontological Society, co-autore dello studio, ha dichiararo al Mail: “Ho esaminato questo scheletro, è incredibilmente completo e datato con precisione. Lo abbiamo tenuto nascosto perché non si può parlare di qualcosa finché non la capisci a fondo. Ora abbiamo capito, farà progredire la nostra conoscenza dell’evoluzione”. Interpellato sul documentario Bbc, Sir David ha risposto: “temo di non essere autorizzato a parlarne”.

Fonte: http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/inbreve/visualizza_new.html_960154595.html

In foto Sir David Attenborough

Nota Redazione Centro Ufologico Taranto: notizia clamorosa, vi terremo aggiornati

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