Archivio

Archivio per la categoria ‘PALEONTOLOGIA’

Studio USA: i Mammuth vissero 5.600 anni più a lungo

I mammuth non si sono estinti fra 13.000 e 15.000 anni fa, come si e’ creduto finora, ma sono vissuti fra 2.600 e 5.600 anni piu’ a lungo.

Le tracce del loro Dna rimaste intrappolate nel terreno ghiacciato rivelano infatti che questi giganti della preistoria sono scomparsi in un’epoca molto piu’ vicina alla nostra, compresa fra 10.500 e 7.500 anni fa, come emerge dalla ricerca internazionale pubblicata sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, Pnas.

Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/scienza/2009/12/14/visualizza_new.html_1646214415.html

Categories: PALEONTOLOGIA

Cina: scoperto fossile umano di 110.000 anni fa. Cambierà la storia?

È stata annunciata la scoperta (avvenuta l’anno scorso) di un fossile umano datato a 110000 anni fa e trovato sul monte Mulan, nella provincia di Guangxi (Cina). Potrebbe essere un elemento a sfavore della teoria “fuori dall’Africa”.

Il ricercatore Jin Changzhu descrive la caratteristica peculiare del fossile: ”Il mento sporge fuori come se fosse un Homo sapiens, ma l’osso mascellare è inclinato anche come quello di un Homo erectus“.

La teoria “fuori dall’Africa” sostiene che gli esseri umani odierni discesero direttamente da antenati del continente africano e che questi ultimi cominciarono a migrare nel globo circa 60000 anni fa, rimpiazzando gli uomini più primitivi.

Il prof. Wu Xinzhi dice: “Se ciò fosse vero, allora in Cina non dovremmo essere in grado di trovare un osso mascellare di un fossile con caratteristiche moderne più vecchio di 60000 anni. Questo vuol dire che la teoria ‘fuori dall’Africa’ non è vera, almeno non per la Cina”.

Wu sostiene la teoria multiregionale, secondo cui gli antenati dell’umanità si diffusero dall’Africa negli altri continenti incrociandosi con altri uomini primitivi e si evolvettero regionalmente. Lo proverebbe la mescolanza delle caratteristiche degli uomini moderni e dell’Homo erectus trovata nel fossile del monte Mulan.

C’è però scetticismo sulla scoperta e le sue conclusioni.

Il prof. Chris Stringer, propugnatore della teoria “fuori dall’Africa”, dice che il fossile è sfortunatamente troppo incompleto per determinare accuratamente se fosse veramente un Homo sapiens. Per Stringer, da quel che è stato scoperto potrebbe trattarsi anche di un Neanderthal o di un uomo primitivo.

Anche il prof. Tim White è dubbioso: “Dichiarazioni straordinarie meritano prove straordinarie” – che sarebbero invece “limitate”.

Fonte: http://ilfattostorico.com/2009/11/26/un-fossile-di-110000-anni-in-cina/

Fonte originale di informazione (in inglese) http://heritage-key.com/blogs/michael-kan/110000-year-old-chinese-fossil-poses-challenge-out-africa-theory

Nell’immagine le mandibole fossili rinvenute

Paleontologia: scoperti fossili di nuovi e strani coccodrilli

Cinque nuove specie di coccodrilli sono stati trovati tra le sabbie del Sahara dagli archeologi del National Geographic Explorer-in-Residence guidato da Paul Sereno.

I cinque fossili abitavano il Gondwana, la massa continentale che occupava l’emisfero Sud della Terra circa 100 milioni di anni fa, quando il Niger e il Marocco erano ricoperti da una rigogliosa vegetazione solcata da grandi fiumi abitati da famiglie di questi rettili.

I coccodrilli che abitavano il Niger ed il Marocco  erano animali del tutto diversi dalle specie che abitavano nei continenti del Nord, e cosa che rende la scoperta degli archeologi ancora più interessante è che le specie, che appartengono allo stesso periodo cronologico, sono state ritrovate tutte nella stessa area geografica. La specie più stupefacente scoperta da Sereno ed il suo team è il Supercroc, un gigante di 12 metri di lunghezza ed un peso di 8 tonnellate, nome scientifico Imperator Sarcosuchus. I coccodrilli fossili scoperti nel Sahara avevano andatura verticale ed agile, braccia e gambe con piedi sotto il corpo come i mammiferi terrestri anziché distese ai lati e petto che tocca il suolo come i coccodrilli odierni. Con tutta probabilità questi animali correvano sulla terraferma e poi si immergevano in acqua ed usavano il movimento  della coda e del corpo come propulsione per nuotare ed andare alla ricerca di pesce e prede. Alcuni di loro mangiavano piante ed altri addirittura gli altri dinosauri.

Ecco una breve descrizione delle cinque nuove specie:

BoarCroc: Sei  metri di lunghezza, andatura eretta, un mangiatore di carne con muso corazzato e fornito di zanne per tagliare la carne,  muso rinforzato con armatura ossea, si nutriva di dinosauri. Zona Niger.

PancakeCroc: Sei  metri di lunghezza, con tre strati di scorza dura sul capo, mascelle dotate di una fila di denti appuntiti. Si nutriva di pesce. La tecnica con la quale si procurava le prede era quella di aspettare che esse nuotassero entro il suo raggio di azione. Zona Niger e Marocco.

DuckCroc: Lungo un metro, andatura eretta, era un coccodrillo fornito di becco lungo e liscio, possedeva un olfetto sensibilissimo  e denti uncinati. Fiutava la vegetazione e le acque poco profonde in cerca di rane, larve e piccoli pesci. Zona Niger.

DogCroc:  Lungo un metro, andatura eretta, erbivoro, con zampe molto sottili,  in teoria usate per la corsa. Zona Niger.

RatCroc: Lungo un metro, andatura eretta,  mangiatore di larve. Denti utilizzati per scavare il terreno alla ricerca di tuberi e insetti. Zona Marocco.

Fonte: http://periodicoitaliano.info/2009/11/20/coccodrilli-fossili-emergono-dal-sahara/

Categories: PALEONTOLOGIA

Contrordine paleontologico: l’Homo Sapiens è nato in Cina

dn18093-1_500L’uomo moderno, l’Homo sapiens, è nato in Cina e non in Africa. Inoltre è più vecchio: ha 110 mila anni invece dei centomila dell’africano. Questa la conclusione a cui è giunto un gruppo di ricercatori dell’Istituto di paleontologia dell’Università di Pechino dopo il ritrovamento di alcuni resti fossili umani nel sud della Cina, nella provincia di Guangxi. Gli studiosi guidati dal professor Jin Changzhu hanno scoperto parti di una mandibola che analizzata ha portato al risultato annunciato con un comunicato della stessa Università. Le conclusioni porteranno sicuramente molte polemiche anche perché il territorio di ricerca delle nostre origini è complesso e in molti particolari sfumato e impreciso. I cinesi hanno dimostrato una certa determinazione nel descrivere i risultati delle analisi che saranno pubblicati sul Chinese Science Bulletin alla fine di questo mese, anche se tutti concordano, e non potrebbe essere diversamente, che le ricerche dovranno continuare.

IPOTESI MULTIREGIONALE – Se tutto ciò sarà confermato rafforzerà in modo significativo l’«ipotesi multiregionale» che alcuni paleontologi vanno da tempo sostenendo per l’origine dell’uomo. Questa dice che i moderni umani sono i discendenti dei primi uomini usciti dall’Africa ma che poi si sono incrociati con le popolazioni che incontravano nelle altre regioni. L’ipotesi contraria vigente invece dice che tutti noi siamo diretti successori dei progenitori africani di centomila anni fa. Le opinioni già si scontrano. Il professor Milfordd Wolpoff dell’Università americana del Michigan si è espresso a favore del risultato cinese. Chris Stringer paleontologo del Natural History Museum di Londra ipotizza che potrebbero essere i resti di un uomo di Neanderthal la cui popolazione sembrava essersi estesa anche verso la Cina. La ricerca di cui riferisce New Scientist comunque continua, in attesa di conferme ulteriori.

Fonte: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_novembre_03/homo_sapiens_cina_africa_97495c36-c898-11de-b35b-00144f02aabc.shtml

In foto le mandibole fossili scoperte dai ricercatori

Categories: PALEONTOLOGIA

Archaeopteryx, non più anello di congiunzione tra dinosauri e uccelli?

archaeopteryxÈ passato nell’immaginario comune come una sorta di anello di congiunzione tra i dinosauri e gli uccelli, ma ora nuove analisi rischiano di cambiare profondamente l’iconografia dell’Archaeopteryx.

Secondo quanto riferito sulla rivista online ad accesso libero PLoS ONE
, l’animale aveva infatti caratteristiche fisiologiche decisamente meno da uccello di quanto ritenuto finora.

Le immagini microscopiche ottenute da Gregory M. Erickson e colleghi della Florida State University delle antiche cellule e degli antichi vasi sanguigni all’interno delle ossa dell’animale mostrano una crescita e una maturazione assai lenta, tale da richiedere anni. Tale circostanza è condivisa con i grandi rettili, mentre gli uccelli attualmente viventi crescono rapidamente e maturano nell’arco di sole alcune settimane.

Il risultato consente di avanzare l’ipotesi che tale crescita ossea veloce non fosse necessaria per il volo di questo dinosauro volante.

“Non si conosce praticamente nulla della biologia dell’Archaeopteryx: alcuni studiosi hanno ipotizzato che la sua fisiologia fosse assai diversa da quella degli uccelli attuali, ma nessuno aveva analizzato i fossili per rispondere a questi interrogativi”, ha sottolineato Erickson.

I resti fossili di Archaeopteryx furono ritrovati in Germania nel 1860, un anno dopo la pubblicazione dell’”Origine delle specie” di Charles Darwin, e resero più credibile la teoria evoluzionistica per la combinazione di alcune caratteristiche comuni ai rettili e di altre comuni agli uccelli.

“Nel corso del nostro studio, abbiamo analizzato i resti fossili per confrontare la velocità di crescita delle ossa di Archaeopteryx con quelle degli uccelli attuali, con quelle di altri dinosauri imparentati filogeneticamente, come i deinonicosauri, e di altri animali simili a uccelli vissuti in epoche posteriori, come Jeholornis prima e Sapeornis chaochengensi ritrovati in Cina”, ha continuato il ricercatore. “Il tutto è stato reso possibile dalla disponibilità di campioni di un esemplare giovane di Archaeopteryx e dalla collaborazione dei colleghi cinesi.”

Fonte: http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/Archaeopteryx,_più_dinosauro_che_uccello/1340459

Categories: PALEONTOLOGIA

Olanda: è falso il pezzo di Luna esposto al Museo Nazionale. E’ legno fossile

NETHERLANDS NOT MOON ROCKAMSTERDAM – Il sasso di provenienza lunare da vent’anni nelle collezioni del Museo Nazionale olandese di Amsterdam è falso. Cioè non proviene dalla Luna: un’analisi geologica approfondita ha dimostrato senza ombra di dubbio che si tratta di legno fossile. E a meno di ipotizzare che sul nostro satellite naturale ci siano foreste pietrificate – cosa che neanche il più folle scrittore di fantascienza si sognerebbe mai – l’oggetto in questione non è stato raccolto dagli astronauti dell’Apollo 11, come finora si era pensato. «Non vale più di 50 euro», ha commentato il geologo Frank Beunk. Ma se è falso, come è arrivato in uno dei musei europei più prestigiosi?

INTRIGO POLITICO - Il finto reperto ha padri più che nobili e probabilmente del tutto ignari della «bufala», che a questo punto si può ipotizzare messa in atto dalla Nasa o dal dipartimento di Stato americano. Il sasso arrivò al Rijksmuseum nel 1988, dopo la scomparsa dell’ex primo ministro olandese Willem Drees. Il reperto faceva parte della collezione personale del premier e gli venne donato il 9 ottobre 1969 dall’allora ambasciatore americano in Olanda, J. Williams Middendorf, in occasione della visita promozionale nei Paesi Bassi dei tre astronauti dell’Apollo 11. I nomi dei cinque protagonisti «dell’intrigo internazionale» sono infatti riportati nel cartellino che accompagna la roccia. Dopo la missione di Apollo 11, gli Stati Uniti mandarono in giro per il mondo (24 nazioni in 45 giorni) i tre astronauti in un tour promozionale, portando in dono vari reperti raccolti sulla Luna. Uno di questi – raccolto però dall’Apollo 17 – è conservato anche al Museo di scienze naturali di Milano, anche se non gli viene dato troppa evidenza.

DUBBI - Alcuni dubbi sull’autenticità del campione olandese sorsero nel 2006, in occasione della prima esposizione al pubblico del reperto. Un esperto di voli spaziali fece notare che la maggior parte dei reperti regalati dagli americani a un centinaio di nazioni (tra le quali appunto l’Italia) non proviene dall’Apollo 11, ma da missioni successive. Ed è inoltre molto strano che la Nasa avesse regalato una preziosissima roccia lunare a soli due mesi e mezzo dal ritorno sulla Terra di Armstrong, Aldrin e Collins, prima ancora di aver avuto il tempo di analizzarla. Arrivando però dalla collezione di un ex primo ministro, nessuno aveva avuto dubbi, anche se ricercatori della Free University di Amsterdam avevano detto che «a vista» si capiva che quel pezzo non poteva venire dalla Luna. L’ex ambasciatore Middendorf, ora in pensione in Rhode Island, contattato da organi di informazione olandesi, ha detto di non ricordare più a distanza di 40 anni tutti i dettagli ma di essere sicuro che la roccia gli venne consegnata dal dipartimento di Stato Usa.

RISATA - Che fine farà ora il reperto? «La terremo da parte come una curiosità», ha detto Xandra van Gelder, portavoce del museo. «È una bella storia, con molte domande che non hanno ancora una risposta. Comunque possiamo farci una risata». Anche perché questo fatto non farà che rinfocolare le teorie di chi crede che l’uomo non sia mai stato sulla Luna e tutto sia stata una grande presa in giro.

Fonte: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_agosto_27/olanda_luna_falso_3243612c-930c-11de-9adc-00144f02aabc.shtml

Paleontologia: è asiatico e non africano il primo primate

Ganlea%20MegacaninaL’antenato comune di uomini, scimmie e gorilla si sarebbe evoluto in Asia e non in Africa. A suggerirlo è uno studio condotto da ricercatori americani guidati da Chris Beard, paleontologo al Carnegie Museum di storia naturale di Pittsburgh. La ricerca è pubblicata nell’edizione online della rivista Proceedings of the Royal Society. I ricercatori hanno analizzato un nuovo fossile di primate scoperto in Myanmar. Il fossile, risalente a circa 38 milioni di anni fa, appartiene alla nuova specie Ganlea megacanina e avrebbe avuto dei denti canini particolarmente sviluppati, che usava per aprire i duri frutti tropicali. “Questo strano modo di mangiare – ha spiegato Beard – non è mai stato documentato tra le proscimmie come i lemuri, ma è caratteristico di alcune specie di scimmie del Sud America. La specie Ganlea quindi – ha concluso – ha preso il modo di mangiare caratteristico delle scimmie moderne già 38 milioni di anni fa”. Il primate scoperto in Asia, inoltre, sarebbe molto diverso da ‘Ida’, il fossile scoperto recentemente in Germania che, secondo Beard e colleghi, sarebbe più vicino a lemuri e proscimmie piuttosto che all’uomo o alle scimmie antropomorfe.

Fonte: http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/News/134436

Categories: PALEONTOLOGIA

Brasile: scoperto fossile di animale metà armadillo, metà coccodrillo

540Un coccodrillo dotato di una corazza rigida, muso corto con denti sporgenti e che scava buche profonde per proteggersi dal caldo e dai predatori e’ stato scoperto in questi giorni in Brasile e subito battezzato coccodrillo-armadillo. Ricercatori dell’Universita’ di Rio de Janeiro (Ufrj) hanno annunciato la scoperta nel cosiddetto Bacino di Bauru’ (tra Minas Gerais e Mato Grosso) di un fossile di circa 90 milioni di anni fa di un animale sconosciuto della famiglia dei coccodrilli, ma con caratteristiche uniche nella specie. Battezzato ‘Armadillosuchus arrudai’, il coccodrillo-armadillo viveva in una ambiente secco e molto caldo, per cui non aveva le abitudini acquatiche dei suoi discendenti moderni. Anzi, per resistere al caldo di 45 gradi della zona all’epoca, con le unghie anteriori sviluppatissime scavava buche profonde dove aspettava presumibilmente la notte per cacciare. Altra caratteristica che lo rende unico, la capacita’ di masticare, e non ingoiare le prede intere come i coccodrilli e la maggior parte dei rettili di oggi. Il fossile di Armadillosuchus e’ lungo due metri, e il muso triangolare assomiglia di piu’ ai serpenti velenosi di oggi che ai coccodrilli. Secondo i ricercatori dell’Ufrj, l’animale scomparve con l’incapacita’ di adattarsi al clima sempre piu’ umido della zona delle ere seguenti.

Fonte: http://www.ansa.it/ambiente/notizie/notiziari/natura/20090708190934911343.html

Sotto alcune immagini del fossile dell’animale scoperto

430073_400

430070_400

Sotto ricostruzione di come doveva apparire da vivo

90m-years-old-fossils-of-crocodile-found-in-Brazil-250x142

Categories: PALEONTOLOGIA

Australia: scoperte tre nuove specie di dinosauro

Tre nuove specie di dinosauri australiani sono state scoperte in un corso d’acqua preistorico nell’entroterra del Queensland, nel nordest del continente. Sono i primi grandi dinosauri scoperti in Australia in quasi 30 anni e vagavano per il continente durante il Cretaceo, 98 milioni di anni fa. I fossili dei due sauropodi erbivori e di un teropode carnivoro sono stati scavati nelle rocce della formazione sedimentaria di Winton, un’area ricca di resti fossili, dove durante il cretaceo si trovava un tratto di mare poco profondo, che si prosciugava lentamente con il calare del livello dei mari. Ora gli scheletri ricomposti sono esposti nel Museo dell’ eta’ dei dinosauri di Winton, inaugurato oggi dalla premier del Queensland, Anna Bligh. La scoperta, descritta nell’edizione corrente della rivista internazionale PloS One della Public Library of Science, riporta l’Australia sulla mappa della paleontologia e descrive la sua fauna prima che si separasse dal supercontinente Gondwana, scrive il paleontologo Scott Hocknull del Museo del Queensland, che ha guidato gli scavi. I tre scheletri sono di nuovi generi di dinosauri, che mostrano legami evolutivi con i dinosauri dell’emisfero nord. ”I dinosauri si diversificarono e si diffusero per tutto il mondo ma l’Australia, essendo un luogo molto isolato e all’estremita’ del mondo, ha sviluppato la sua fauna unica”, aggiunge. Il nuovo genere di carnivoro, chiamato Australovenator dai ricercatori, era leggero e agile, era alto sei metri, si muoveva a grande velocita’ e su terreno aperto poteva raggiungere qualsiasi preda. La sua arma letale erano tre lunghi artigli affilati in ciascuna zampa superiore. I dinosauri vegetariani sono due nuovi tipi di sauropodi titanosauri, i piu’ grandi animali che abbiano mai percorso la terra. Uno chiamato Wintonotitan, dal collo lunghissimo e la testa piccola, arrivava a 16 metri d’altezza, mentre il Diamantinasaurus aveva corporatura simile ad un ippopotamo. Vi sono ancora molti fossili da scoprire nel sito di Winton, scrive Hocknull, che spera di trovare anche resti dei piu’ antichi mammiferi dell’Australia: ”Vi sono almeno 50 altri siti che conosciamo e che devono ancora essere scavati, quindi i prossimi 20 o 30 anni saranno molto interessanti per la scienza dei dinosauri australiani”.

Fonte: http://www.ansa.it/ambiente/notizie/notiziari/natura/20090703125734908350.html

Sotto ricostruzione artistica delle tre nuove specie

journal_pone_0006190_g040

Categories: PALEONTOLOGIA

Le “giraffe” del Giurassico

Camarasaurus-or-chambered-004MILANO - I Sauropodi sono il classico esempio di dinosauri erbivori. , resi tanto «popolari» nell’immaginario collettivo da essere spesso usati come modello da esporre in bella vista anche nei musei di storia naturale. Popolavano il Giurassico 150 milioni di anni fa ed erano creature enormi, tra le più grandi che abbiamo mai abitato la terraferma. Potevano superare le 100 tonnellate, avevano un corpo massiccio, zampe tozze, lunga coda. Lunghissimo, soprattutto, il collo. La novità, portata da un nuovo studio britannico, è che questo collo era quasi sempre eretto. Insomma, più come le giraffe di oggi che come nell’immagine «classica» cui ci hanno abituato anche i musei come il Natural History Museum di Londra, dove uno scheletro gigante di Diplodocus è l’attrattiva principale della hall d’ingresso.

L’INGRESSO DEI MUSEI DA CAMBIARE -In seguito a questa scoperta sia alcuni musei sia molti parchi di divertimento dovrebbero rivedere i loro allestimenti. Infatti le ricostruzioni fatte finora dagli esperti non corrispondono esattamente alla realtà: questi bestioni infatti non tenevano il collo prostrato verso il suolo, bensì eretto, in modo simile alle giraffe. Il team di ricercatori guidato da Mike Taylor, dell’Università di Portsmouth, ha analizzato le vertebre cervicali dei resti fossili di alcuni esemplari di Sauropodi ed è giunto alla conclusione che queste creature non protendevano il collo in avanti, come sono stati comunemente rappresentati nei disegni, nelle ricostruzioni e nei film. Sembra invece che la testa fosse tenuta in posizione prevalentemente verticale, portata in alto da un collo sinuoso come quello di un cigno. «Dobbiamo presumere che la base del loro collo fosse fortemente incurvata all’insù», spiega Taylor. Taylor però rassicura i curatori dell’esposizione: «Si trova in una postura assolutamente plausibile. E’ solo uno dei tanti movimenti tra la gamma di quelli che avrebbe potuto compiere».

I CRITICI - Ma la teoria del collo eretto non convince tutti gli esperti: c’è ad esempio chi ritiene impossibile che il cuore fosse in grado di pompare il sangue così in alto (la testa poteva trovarsi anche a 15 m dal suolo); obiezione a cui Taylor controbatte facendo notare che le dimensioni dei rettili preistorici sono ben diverse da quelle degli esseri viventi odierni a cui si fa riferimento. Tutti sono però d’accordo nell’affermare che i Sauropdi sono stati esseri bizzarri e che attualmente sulla Terra non esiste un animale a cui possono essere paragonati. Il che rende ancora più difficile la ricostruzione della loro effettiva anatomia.

Fonte: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_maggio_27/dinosauri_collo_006e6850-4aae-11de-90df-00144f02aabc.shtml

Categories: PALEONTOLOGIA