CENTRO UFOLOGICO TARANTO MAGAZINE rassegna di Ufologia ed argomenti connessi

Novembre 10, 2009

Agenzia Spaziale del Giappone: inviamo un messaggio su Venere

Archiviato in: ANOMALIE DELLO SPAZIO, ESOBIOLOGIA, SCIENZA — centroufologicotaranto @ 10:50 am

venus_galileoVenere è il pianeta del sistema solare più vicino a noi. La sua dimensione è paragonabile alla nostra Terra ed è un obiettivo principale per lo studio della formazione del nostro ambiente. Precedenti missioni spaziali hanno scoperto un ambiente molto “estremo”: 92 Bar di pressione, abbondanza di CO2, un effetto serra che porta a temperature perfino superiori a quelle che si trovano su Mercurio. Il prossimo anno il Giappone lancerà la missione Venus Climate Orbiter (VCO), con l’obiettivo primario di studiare la misteriosa circolazione atmosferica di Venere osservando i movimenti atmosferici ed i processi di formazione delle nuvole. VCO esplorerà Venere usando nuove fotocamere molto sofisticare dedicate agli studi meteorologici ed utilizzando tecniche di radio scienza. Il nome in codice della missione giapponese è AKATSUKI e l’Agenzia Spaziale Giapponese (JAXA) ha avviato una campagna di coinvolgimento in cui invita tutti noi ad inviare un messaggio che raggiungerà Venere a bordo di AKATSUKI. Una cosa simpatica che differenzia questa iniziativa dalle precedenti indette dalla NASA è che i vari messaggi non saranno registrati in un DVD, ma incisi a lettere su placche di alluminio che saranno poi installate nello scafo VCO, come mostrato dalle fotografie qui sotto. I messaggi dovranno essere al massimo di 20 caratteri per il nome e di 40 caratteri per il testo. C’è tempo fino al 25 dicembre 2009.

Fonte: http://newsspazio.blogspot.com/2009/10/mandiamo-un-mesasggio-su-venere-con.html

Nota Redazione Centro Ufologico Taranto: se Venere è un pianeta ostile per una vita simile alla nostra, a chi mandiamo il messaggio? E’ solo un messaggio simbolico?

Cern: matematici russi sperimentano prova di viaggio nel tempo

Archiviato in: ANOMALIE DELLO SPAZIO, SCIENZA, TECNOLOGIE OCCULTE, UFO — centroufologicotaranto @ 10:43 am

Due matematici russi hanno proposto un esperimento, da eseguire con il large Hadron Collider del Cern destinato a dimostrare sperimentalmente la possibilità di viaggiare nel tempo. Irina Aref’eva e Igor Volovich ritengono che le energie messe in campo dal grande acceleratore di particelle, che dovrebbe rientrare in funzione questo mese, siano sufficienti a creare un minuscolo “wormhole”, ovvero un cunicolo nello spazio-tempo, previsto da certe teorie cosmologiche. Una particella fatta passare attraverso il “wormhole” (ammesso che sia possibile) tornerebbe indietro nel tempo, ma soltanto fino al momento in cui il varco è stato creato. Questo basterebbe, però a dare della fantascientifica possibilità di tornare nel passato una sia pur ridottissima prova sperimentale. La proposta dei due ricercatori russi è stata pubblicata in un articolo sulla rivista “New Scientist”.

Fonte: http://www.unita.it/notizie_flash/62405/scienzamatematici_russi_sperimentano_prova_di_viaggio_nel_tempo

Ottobre 23, 2009

Ipotesi extraterrestre per i metalli della Terra

Archiviato in: SCIENZA — centroufologicotaranto @ 9:26 am

homecoverL’abbondanza di alcuni minerali all’interno delle rocce della crosta terrestre potrebbe essere di origine extraterrestre: è questa la conclusione di una ricerca di un gruppo di geologi dell’Università di Toronto e del Maryland.

“L’estrema temperatura a cui si formò il nucleo terrestre avrebbe estratto completamente qualunque metallo prezioso dalle rocce per depositarlo nel nucleo”, ha commentato James Brenan del Dipartimento di geologia dell’Università di Toronto, coautore dell’articolo apparso sulla rivista “Nature Geoscience”.

“Tenuto conto di queste considerazioni, ci chiediamo per quale motivo siano presenti ancora concentrazioni di metalli preziosi come il platino e il rodio nella porzione rocciosa della Terra attuale”: i nostri risultati indicano che non possono essere il frutto di alcun processo interno noto. Per contro, essi potrebbero essere arrivati successivamente, nel corso di una sorta di pioggia di detriti extraterrestri, quali comete e meteoriti.”

Secondo la visione corrente, 4,5 miliardi di anni fa la Terra era una massa di roccia fredda mescolata a ferro fuso dal calore generato dall’impatto di massicci oggetti delle dimensioni di un pianeta. Tale processo avrebbe separato dalle rocce il ferro che avrebbe poi costituito il nucleo terrestre.

Brenan e il collega William McDonough dell’Università del Maryland hanno riprodotto in laboratorio una miscela simile sottoponendola a condizioni di presione e di temperatura estreme (fino a 2000 gradi Celsius) e misurando la composizione di roccia e ferro risultante.

Si è cosi potuto constatare come durante il processo il metallo lasciasse la roccia. Per questo motivo, gli studiosi hanno ipotizzato che un analogo fenomeno si sia verificato nel periodi di formazione della Terra e che una qualche forma di fonte esterna – come una “pioggia” di materiale extraterrestre – abbia contribuito alla presenza di alcuni metalli preziosi nella porzione rocciosa della crosta terrestre.

“Una simile ipotesi è in grado di spiegare anche un altro mistero che riguarda il contenuto di idrogeno, carbonio e fosoforo, i componenti essenziali della vita, che probabilmente andarono perduti durante il violento processo di formazione del nostro pianeta.”

Fonte: http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/Ipotesi_extraterrestre_per_i_metalli_della_Terra/1340535

Settembre 29, 2009

Fisici GB sfidano il CERN dal fondo di una miniera

Archiviato in: SCIENZA, TECNOLOGIE OCCULTE — centroufologicotaranto @ 9:23 am

cern1In un laboratorio in fondo ad una miniera di potassio nel nord dell’Inghilterra, una piccola equipe di fisici britannici si sta preparando a sfidare il Cern nella caccia ai segreti dell’universo. Con la macchina da loro progettata e realizzata al costo di quattro milioni di sterline – contro i due miliardi spesi per l’acceleratore di particelle del centro svizzero di ricerca nucleare – gli scienziati sperano di identificare le elusive particelle subatomiche che darebbero origine alla materia oscura.

A rendere la loro sfida ancora più avvincente è il fatto che la loro macchina, chiamata Zeplin-III verrà accesa tra qualche settimana, proprio quando il Cern riavvierà il suo monumentale Large Hadron Collider. Chi per primo scoprirà qualcosa sull’identità della materia oscura, vincerà con ogni probabilità il prossimo Nobel per la fisica. “Questo è uno dei grandi premi e obiettivi della fisica moderna. Si reputa che la materia oscura sia intorno a tutti noi, ma è invisibile, attraversa la materia ordinaria e fino ad ora è stato impossibile percepirla. Chiunque la scoverà , aiuterà a risolvere uno dei grandi misteri del funzionamento dell’universo”, ha spiegato al Sunday Times Sean Paling, portavoce del team di scienziati. Il laboratorio britannico si trova a Boulby, nei pressi di Cleveland, a quasi due chilometri di profondità, per proteggere i macchinari dai raggi cosmici.

I fisici concentreranno le loro ricerche sulle cosiddette Wimps – acronimo di Weakly Interacting Massive Particle – ovvero particelle dotate di massa che interagiscono debolmente con la materia normale solo tramite la gravità e la forza nucleare debole. Le Wimps vengono utilizzate dai cosmologi per indicare le caratteristiche del candidato ottimale di materia oscura. Il team di Bouldy vuole sviluppare strumenti in grado di emettere un segnale quando vengono colpiti da queste particelle e poi analizzare questo segnale per comprendere le proprietà delle particelle. L’approccio è sostanzialmente molto diverso da quello del Cern, che con il suo acceleratore mira a dare origine ad un’unica particella, il bosone di Higgs, per poi studiarla. Gli esperimenti del Cern non hanno però dato finora risultati positivi: lo scorso anno, al primo tentativo, si è verificata un’esplosione. Nonostante l’approccio dei fisici britannici rappresenti una novità interessante, Jim Virdee, professore di fisica dell’Imperial College di Londra, ha detto di non essere d’accordo con l’idea di una gara contro il Cern. “La sola cosa che ha importanza qui è la scienza”, ha detto il professore al quotidiano domenicale.

Fonte: http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/inbreve/visualizza_new.html_1675699662.html

Settembre 7, 2009

Taiwan: catturato strano animale che sembra un…extraterrestre

Archiviato in: CRIPTOZOOLOGIA, SCIENZA — centroufologicotaranto @ 9:34 am

A--trange-cr-atUn gruppo di investigatori dell’Istituto di Oceanologia di Taiwan hanno catturato uno strano essere acquatico, considerato come un placton, un insieme di piante e animali minuscoli che galleggiano nel mare. L’animaletto è molto simile agli extraterrestri del film “Alien vs Predator”: è inferiore a 3 centimentri di lunghezza ma ha proporzioni molto strane, la testa estremamente grande, dotata di enormi occhi composto e un corpo magro. Lo straordinario animale ha il suo habitat nelle acque profonde del mare, con poca luce. “In questo contesto, gli animali tengono gli occhi grandissimi, con un acuto senso visivo indispensabile per la sopravvivenza“, ha spiegato il ricercatore Liao Yunzhi. Il plancton è un buon cacciatore nelle profondità del mare. La strana immagine del plancton come gli extraterrestri ha creato una immensa ispirazione fantastica nei romanzieri di fantascienza. L’animale delle acque profonde occupa l’interno di altre specie nella riproduzione. “E’ possibile vedere le uova rosa. Quando il piccolo animale viene alla luce, la femmina plancton abbandona il corpo ospite“, afferma il ricercatore. Lo scienziato propone di proteggere lo strano plancton delle acque profonde, “una specie molto preziosa, che si è trasformata in una sorta di strana figura per la sopravvivenza“, ha commentato.

Fonte (in spagnolo) su http://spanish.peopledaily.com.cn/92121/6750355.html

Settembre 4, 2009

SKA, il telescopio che ascolta gli alieni

Archiviato in: ESOBIOLOGIA, SCIENZA — centroufologicotaranto @ 9:17 am

400xLa scienza pensa in grande e vuole spiare eventuali alieni.

Australia e Nuova Zelanda hanno dato disponibilità ad ospitare SKA (Square Kilometer Array) un radiotelescopio da un chilometro quadrato composto da 5000 antenne paraboliche dal diametro di 12 metri ciascuna.

Tale progetto, più grande strumento di ascolto delle radioonde, richiederà investimenti per 3,1 miliardi di dollari. Per questo, SKA viene considerato “big science”, al pari dell’acceleratore di protoni LHC costruito al Cern di Ginevra per la fisica subnucleare o del Progetto Genoma che nel 2001 ha portato a decifrare l’intera sequenza del DNA umano.

Per ora, SKAR è solo un’idea su carta, mentre una commissione di studiosi riflette su il “dove” ed il “come” migliore. Ne esiste però un prototipo, un “modellino” da 2 milioni di dollari.

Ma, una volta costruito l’originale, esso potrà essere usato per una varietà di ricerche: dalla cosmologia (origine ed evoluzione dell’universo) allo studio di oggetti lontani come galassie attive e pulsar, all’indagine sui cambiamenti climatici della Terra fino all’esame per trovare segnali radiocosmici intelligenti.

Il gruppo di scienziati coinvolti nel progetto SETI (Search for Extra Terrestrial Intelligence) guarda così con interesse e fiducia a SKA. Nonostante il radiotelescopio non potrà essere usato per spiare gli extraterrestri a tempo pieno, è indubbio che apre prospettive interessanti anche nel campo della comunicazione al di fuori del pianeta Terra.

Inoltre, caso, o no l’ingresso di SKA avviene in contemporanea del cinquantenario dell’atto di nascita della ricerca di segnali radio intelligenti provenienti dallo spazio.
Il 19 settembre del 1959, la rivista Nature pubblicava l’articolo di due fisici (Cocconi e Morrison) che suggerivano di usare, per ascoltare, le frequenze corrispondenti alle lunghezze d’onda tra 18 e 21 centimetri. Per i due studiosi, questa era la scelta logica per tentare di comunicare con eventuali intelligenze aliene: su queste frequenze emettono l’ossidrile e l’idrogeno neutro, cioè un “pezzo” della molecola dell’acqua e l’elemento più semplice e abbondante dell’universo.

Chissà, magari, lassù qualche alieno sta parlando. Ed aspetta che noi iniziamo ad ascoltarlo.

 

 

Fonte: http://www.newsfood.com/q/30fb182c/ska-il-radiotelescopio-che-ascolta-gli-alieni/

 

Sotto la batteria (vista dall’alto) di telescopi SKA. Sembra un “crop circle”?

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Agosto 29, 2009

Carl Gustav Jung: i “dischi volanti” sono reali e non sono illusioni

Archiviato in: ANTROPOLOGIA, COMUNICAZIONI, DALLA STAMPA DI IERI, SCIENZA, UFO — centroufologicotaranto @ 12:56 pm

Quello che vi proponiamo è un articolo datato, ma molto significativo sul fatto che molto spesso, tutt’oggi, vengono fatte affermazioni distorte, da eminenti personaggi che cercano di non dire tutta la verità su fatti storici del passato. E’ il caso di uno dei più grandi psicologi e psichiatri, se non il più grande, mai esistiti al mondo. Stiamo parlando di Carl Gustav Jung. In ambito ufologico è famoso per aver scritto il libro “Su cose che si vedono in cielo”, editato nell’anno 1958. Secondo gli scettici, Jung aveva affermato che gli avvistamenti di “dischi volanti” erano da addebitarsi ad un “mito moderno”, creato dall’inconscio, attraverso immagini unificatrici a scopo di rassicurazione. Ma stranamente nessuno scettico dichiara che Jung non si riferiva a tutti gli “UFO”. La prova in questo articolo che uscì su “L’Europeo, numero 669, 10 agosto 1958″. Jung affermava che i “dischi volanti” sono reali e non sono spiegabili con fatti psicologici collettivi. Cari “debunked” come la mettiamo con ciò?

Sotto le due parti dell’articolo in questione

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Sopra parte 1

Sotto parte 2

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Agosto 28, 2009

Olanda: è falso il pezzo di Luna esposto al Museo Nazionale. E’ legno fossile

Archiviato in: ANOMALIE DELLO SPAZIO, MISTERI SVELATI, PALEONTOLOGIA, SCIENZA — centroufologicotaranto @ 10:40 am

NETHERLANDS NOT MOON ROCKAMSTERDAM – Il sasso di provenienza lunare da vent’anni nelle collezioni del Museo Nazionale olandese di Amsterdam è falso. Cioè non proviene dalla Luna: un’analisi geologica approfondita ha dimostrato senza ombra di dubbio che si tratta di legno fossile. E a meno di ipotizzare che sul nostro satellite naturale ci siano foreste pietrificate – cosa che neanche il più folle scrittore di fantascienza si sognerebbe mai – l’oggetto in questione non è stato raccolto dagli astronauti dell’Apollo 11, come finora si era pensato. «Non vale più di 50 euro», ha commentato il geologo Frank Beunk. Ma se è falso, come è arrivato in uno dei musei europei più prestigiosi?

INTRIGO POLITICO - Il finto reperto ha padri più che nobili e probabilmente del tutto ignari della «bufala», che a questo punto si può ipotizzare messa in atto dalla Nasa o dal dipartimento di Stato americano. Il sasso arrivò al Rijksmuseum nel 1988, dopo la scomparsa dell’ex primo ministro olandese Willem Drees. Il reperto faceva parte della collezione personale del premier e gli venne donato il 9 ottobre 1969 dall’allora ambasciatore americano in Olanda, J. Williams Middendorf, in occasione della visita promozionale nei Paesi Bassi dei tre astronauti dell’Apollo 11. I nomi dei cinque protagonisti «dell’intrigo internazionale» sono infatti riportati nel cartellino che accompagna la roccia. Dopo la missione di Apollo 11, gli Stati Uniti mandarono in giro per il mondo (24 nazioni in 45 giorni) i tre astronauti in un tour promozionale, portando in dono vari reperti raccolti sulla Luna. Uno di questi – raccolto però dall’Apollo 17 – è conservato anche al Museo di scienze naturali di Milano, anche se non gli viene dato troppa evidenza.

DUBBI - Alcuni dubbi sull’autenticità del campione olandese sorsero nel 2006, in occasione della prima esposizione al pubblico del reperto. Un esperto di voli spaziali fece notare che la maggior parte dei reperti regalati dagli americani a un centinaio di nazioni (tra le quali appunto l’Italia) non proviene dall’Apollo 11, ma da missioni successive. Ed è inoltre molto strano che la Nasa avesse regalato una preziosissima roccia lunare a soli due mesi e mezzo dal ritorno sulla Terra di Armstrong, Aldrin e Collins, prima ancora di aver avuto il tempo di analizzarla. Arrivando però dalla collezione di un ex primo ministro, nessuno aveva avuto dubbi, anche se ricercatori della Free University di Amsterdam avevano detto che «a vista» si capiva che quel pezzo non poteva venire dalla Luna. L’ex ambasciatore Middendorf, ora in pensione in Rhode Island, contattato da organi di informazione olandesi, ha detto di non ricordare più a distanza di 40 anni tutti i dettagli ma di essere sicuro che la roccia gli venne consegnata dal dipartimento di Stato Usa.

RISATA - Che fine farà ora il reperto? «La terremo da parte come una curiosità», ha detto Xandra van Gelder, portavoce del museo. «È una bella storia, con molte domande che non hanno ancora una risposta. Comunque possiamo farci una risata». Anche perché questo fatto non farà che rinfocolare le teorie di chi crede che l’uomo non sia mai stato sulla Luna e tutto sia stata una grande presa in giro.

Fonte: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_agosto_27/olanda_luna_falso_3243612c-930c-11de-9adc-00144f02aabc.shtml

Agosto 21, 2009

Genoma, più vicina la vita artificiale

Archiviato in: SCIENZA, TECNOLOGIE OCCULTE — centroufologicotaranto @ 9:20 am

1282genomeMILANO – Il corredo genetico di un essere vivente trasferito in una cellula di lievito, modificato e quindi trapiantato in un altro vivente: è il nuovo traguardo raggiunto dal gruppo statunitense diretto da Craig Venter (il «papà» della prima mappa del genoma umano) e rappresenta un nuovo importante passo in avanti verso la vita artificiale. In poco meno di due anni dal trapianto di Dna fra due batteri, i ricercatori coordinati da Carole Lartigue (una microbiologa e biologa molecolare di origini belga che da anni lavora con il gruppo di Venter) hanno completato un’altra tappa verso la creazione di un organismo artificiale e il risultato dei loro studi sarà pubblicato venerdì su Science.

L’ESPERIMENTO – Dal batterio Mycoplasma mycoides gli studiosi statunitensi hanno prelevato il Dna e, anziché trasferirlo subito (come avevano fatto due anni fa), lo hanno modificato con un passaggio intermedio nelle cellule di lievito e poi lo hanno trasferito nel Mycoplasma capricolum. In quest’ultimo batterio il Dna modificato ha cominciato a dividersi generando un nuovo ceppo del batterio donatore del Dna, il Mycoplasma mycoides.

IL SOGNO DI VENTER – Venter può dunque vantare un nuovo successo nel cammino verso la vita artificiale. Un cammino realizzato nell’istituto nel Craig Venter Institute di Rockville, nel Maryland. Il primo importante risultato del «Bill Gates della biologia» risale al giugno 2007, quando per la prima volta l’intero corredo genetico di un essere vivente è stato trapiantato in un altro vivente. Oggi viene annunciato un altro passo, con il primo essere vivente che riceve il Dna modificato di un altro individuo. L’obiettivo ultimo? Venter nonha mai fatto mistero di voler creare microrganismi completamente nuovi: batteri con un Dna completamente costruito in laboratorio, esseri viventi oggi inesistenti sulla Terra da utilizzare per produrre biocarburanti o bonificare zone contaminate da rifiuti tossici.

 Fonte: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_agosto_20/genoma_vicina_vita_artificiale_0d64bb3c-8dab-11de-ac5b-00144f02aabc.shtml

Luglio 15, 2009

Tra paranoia, pitture e alieni: l’odissea senza fine dei veterani

Archiviato in: ANOMALIE DELLO SPAZIO, SCIENZA — centroufologicotaranto @ 9:42 am
Edgar_Mitchell_S70-55388C’è chi ha cessato di dare autografi nel timore che finiscano nelle mani di avidi speculatori, chi si è dedicato alla pittura, chi è diventato senatore, chi si sente protagonista di fenomeni paranormali, chi fa il commentatore tv e chi invece ispira personaggi per romanzi, passa il tempo a scrivere libri, a sognare di tornare nello spazio e parlare di UFO oppure ha scelto la fede, diventando reverendo per assistere i carcerati bisognosi di attenzioni: questo è avvenuto ai 9 astronauti ancora in vita fra i 12 delle missioni Apollo della Nasa che misero piede sulla Luna.
Il veterano dello spazio che ha timore dei propri autografi è il più famoso: Neil Armstrong, classe 1930, il primo dell’Apollo 11 a toccare la Luna, compiendo «il grande passo per l’umanità». Coperto da premi, fama e riconoscimenti, ma affetto da problemi di salute, Armstrong nel 1994 ha lasciato la moglie Janet con cui era sposato da 38 anni per unirsi con Carol Held Knight, incontrata su un campo di golf. Proprio quell’anno decide di non concedere più autografi, dopo aver scoperto che uno di questi era stato messo all’asta su eBay per 1000 dollari. E’ l’inizio di un processo di chiusura in se stesso che lo spinge a rifiutare qualsiasi uso pubblico del suo nome o di cose che gli appartengano, fino al punto da fare causa al barbiere che gli aveva tagliato una ciocca di capelli, trattenendola senza autorizzazione. Corteggiato senza successo da Presidenti Usa e anchorman tv, ha ceduto solo a «60 Minutes» della Cbs per dirsi convinto che «andare su Marte si rivelerà più facile dello sbarco sulla Luna».

A non voler più parlare di spazio invece è Alan Bean, della missione Apollo 12, che da quando ha lasciato la Nasa nel 1981 si è dedicato alla pittura nel suo studio di Houston, in Texas. A chi gli chiede il perché della scelta risponde di voler «aggiungere colori alla Luna» e in effetti i panorami lunari si impongono nelle sue opere, che vanno a ruba fra gli appassionati. Per Edgard Mitchell, veterano di Apollo 14, la vita «dopo Luna» è stata contrassegnata da misteri e avvistamenti di UFO. I misteri riguardano fenomeni paranormali, dei quali assicura di essere stato protagonista – la prima volta proprio a bordo dell’Apollo – con il risultato di spingerlo a creare l’«Istituto di scienze neoetiche», la cui missione è finanziare ricerche su «eventi della psiche».

Fra gli ex astronauti Mitchell è il più determinato assertore dell’esistenza degli UFO: afferma che i primi avvestamenti risalirebbero al 1940 e ritiene le prove sull’«esistenza di alieni» talmente solide da includere i «segreti dell’ingegneria sonica» sfruttati tanto dalla Nasa che dall’Air Force per confezionare i propri gioielli. Protagonista di numerosi documentari, si è trovato in competizione con David Scott, già comandante dell’Apollo 15, gettonato commentatore sulla tv britannica, consulente di film sullo spazio del canale Hbo e anche conduttore di programmi. Scott ha però sfruttato meglio le entrate, riuscendo a farsi largo nel mondo della finanza come top manager.

John Young, che camminò sulla Luna il 21 aprile 1972 durante la missione Apollo 16, tornato alla vita civile, è invece diventato un pungente critico degli errori della Nasa, a cominciare dai disastri del Challenger e del Columbia, trasformandosi in una spina nel fianco di molti ex colleghi, con i quali i rapporti sono ormai incrinati. Storia a parte è quella di Charles Duke, l’ex generale dell’aviazione protagonista della missione Apollo 16, che nella sua «seconda vita» ha scelto di intraprendere il percorso della fede, è diventato un «cristiano rinato» e quindi ministro di culto con la missione auto-designata di portare «aiuto e conforto» a chi si trova nelle carceri federali. Lo slancio verso il prossimo ne ha fatto un protagonista degli eventi di beneficienza, ma Duke continua anche a conservare la grinta del militare di razza che i suoi colleghi astronauti apprezzavano. In particolare la dimostra ogni volta che si imbatte con i dubbi sulla verdicità dello sbarco sulla Luna. «Ci siamo stati ben 9 volte, è possibile che siano state tutte un falso?», ribatte, tradendo molta irritazione.

Rispetto agli altri eroi dell’esplorazione della Luna Eugene Cernan, ex comandante di Apollo 17, ha avuto una vita civile assai più prevedibile: l’autobiografia «The Last Man on the Moon» (L’ultimo uomo sulla Luna) e la miniserie tv che vi si è ispirata. Ma niente di più, quanti a interpretare con tale basso profilo proprio la conclusione di una fase dell’esplorazione spaziale. Anche Harrison Schmitt era a bordo dell’ultima missione Apollo 17 e l’ha sfruttata in politica, facendosi eleggere con i repubblicani dal 1977 al 1983 come senatore del New Mexico a Capitol Hill e diventando poi un consulente tecnologico di molti gruppi di interesse che operano a Washington.

 
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