CENTRO UFOLOGICO TARANTO MAGAZINE

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Archivi Categorie: SCIENZA

Il Canada e la Ricerca di Vita ExtraTerrestre

L’Agenzia Spaziale Canadese (CSA) fornirà una serie Strumenti per Telescopio Spaziale James Webb, un progetto ONU da 8 miliardi di Dollari che verrà lanciato nel 2018. Il Canada fornirà due telescopi ed uno dei quattro strumenti di ricerca che saranno a bordo del telescopio. Secondo Sara Seager, professoressa di astronomia e fisica del MIT di Toronto “molte cose dipendono dal nostro telescopio, compresa la scoperta di vita extraterrestre. Abbiamo effettivamente avuto la possibilità di trovare tracce di vita, ma sarebbe come vincere la lotteria cinque volte di fila. Penso che nei prossimi 10 anni avremo la capacità di trovare segni di vita su uno qualunque dei pianeti extrasolari che studieremo”. Dal 1990, centinaia di pianeti extrasolari – pianeti situati in sistemi solari diversi dal nostro – sono stati rilevati dal veicolo spaziale. Lo scorso aprile, un pianeta delle dimensioni della Terra è stato scoperto nella “zona abitabile” della sua stella, ad una distanza con temperature favorevoli alla vita. Come la signora Seager, collocata nel 2012 nella lista del Time magazine 25 esperti più influenti sulla ricerca spaziale, gli scienziati si stanno concentrando sulla scoperta di gas in atmosfere planetarie. “Sappiamo che la vita sulla Terra, inclusi gli esseri umani in una certa misura, produce gas come prodotto di scarto della vita, e questo è ciò che cerchiamo.” La dottoressa conclude dicendo che non si aspettano di trovare omini verdi, ma lascia ad ognuno le proprie convinzioni, facendo affrontare alla comunità scientifica il proprio lavoro.

Fonte: LaPresse.ca

Vita dopo la Morte

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“C’è la prova della vita dopo la morte”, titola in terza pagina oggi il Daily Telegraph , che riporta uno studio dell’Università di Southampton che in quattro anni ha studiato i casi di oltre 2mila infartuati gravi fra Regno Unito, Stati Uniti e Austria. Di questi, 330 sono sopravvissuti e 140 hanno parlato, una volta tornati alla normalità funzionale, di esperienze assai “singolari”.

Così, secondo gli accademici, il 40% di chi risulta clinicamente morto per pochi minuti e poi viene “riportato in vita” ha raccontato di aver avuto consapevolezza di sé in quegli istanti in cui il cuore aveva smesso di battere.

Una sorta di “coscienza aumentata”, dicono ora gli studiosi dell’Università britannica, che riportano in particolare il caso di un’infermiera 57enne del sud dell’Inghilterra che ha raccontato esattamente che cosa fosse successo nella stanza nei minuti successivi al blocco del suo apparato circolatorio. I risultati sono stati pubblicati anche sul giornale Resuscitation ed è una delle prime volte che un’università pubblica effettua uno studio di questo tipo.

Fonte: TuttoScienze – LaStampa.it

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NDR: Riportiamo di seguito l’articolo del Corriere sul neurochirurgo Eben Alexander, che dopo un coma di 7 giorni ha riportato una incredibile testimonianza di NDE.
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Il professor Eben Alexander era sempre stato scettico a proposito di vita ultraterrena e dei racconti di esperienze extracorporee che gli venivano fatti dai suoi pazienti. Ma da quando nel 2008 rimase in coma sette giorni a causa di una rara forma di meningite la sua opinione è parecchio cambiata. La sua storia è finita sulla copertina di Newsweek, ma anche in un libro intitolato significativamente “Proof of Heaven” (“La prova del paradiso”, che uscirà il 23 ottobre), e racconta di un’esperienza durante la quale il medico cinquantottenne ha visitato quello che lui stesso definisce un luogo «incommensurabilmente più in alto delle nuvole, popolato di esseri trasparenti e scintillanti».

Una mattina dell’autunno del 2008 Alexander si svegliò con un feroce mal di testa e di lì a poco venne ricoverato d’urgenza in uno degli ospedali dove aveva lavorato, il Lynchburg General Hospital in Virginia. Qui gli venne diagnosticata una meningite batterica da Escherichia Coli, una patologia tipica dei neonati, che in poche ore lo condusse al coma. Per sette giorni il neurochirurgo statunitense rimase tra la vita e la morte e le frequenti TAC cerebrali e le accurate visite neurologiche dimostrarono una totale inattività della sua neocorteccia (nell’uomo rappresenta circa il 90 per cento della superficie cerebrale e viene considerata la sede delle funzioni di apprendimento, linguaggio e memoria).

Ma mentre Eben Alexander giaceva immobile e privo di conoscenza, sperimentava anche un vivido e incredibile viaggio destinato a cambiare la sua esistenza. Tutto ha avuto inizio «in un mondo di nuvole bianche e rosa stagliate contro un cielo blu scuro come la notte e stormi di esseri luminosi che lasciavano dietro di sé una scia altrettanto lucente». Secondo Alexander catalogarli come uccelli o addirittura angeli non renderebbe giustizia a questi esseri che definisce forme di vita superiore. In questa dimensione, arricchita da un canto glorioso, l’udito e la vista sono diventate un tutt’uno. Come ha raccontato a Newsweek il medico americano: «potevo ascoltare la bellezza di questi esseri straordinari e contemporaneamente vedere la gioia e la perfezione di ciò che stavano cantando».

Per buona parte del suo viaggio Alexander è stato accompagnato da una misteriosa ragazza bionda dagli occhi blu, che l’uomo racconta di avere incontrato per la prima volta camminando su un tappeto costituito da milioni di farfalle dai colori sgargianti. Nella memoria del neurochirurgo la giovane aveva uno sguardo che esprimeva amore assoluto, ben al di sopra di quello sperimentabile nella vita reale, e parlava con lui senza usare le parole, inviando messaggi «che gli entravano dentro come un dolce vento». Eben Alexander ne ricorda tre in particolare. Il primo era «tu sei amato e accudito», poi «non c’è niente di cui avere paura» e infine «non c’è niente che tu possa sbagliare». Ma l’accompagnatrice del medico aggiungeva anche: «Ti faremo vedere molte cose qui. Ma alla fine tornerai indietro».

Proseguendo il cammino l’autore di Proof of Heaven è infine giunto in un vuoto immenso, completamente buio, infinitamente esteso e confortevole, illuminato solo da una sfera brillante, «una sorta di interprete tra me e l’enorme presenza che mi circondava. È stato come nascere in un mondo più grande e come se l’universo stesso fosse un gigantesco utero cosmico. La sfera mi guidava attraverso questo spazio sterminato». Non si tratta certamente del primo caso di quello che gli anglosassoni chiamano Near Death Experience (esperienze ai confini della morte), ma di certo turba il fatto che a raccontarla sia un affermato docente di neurochirurgia, da sempre dichiaratosi scettico al proposito. «Mi rendo conto di quanto il mio racconto suoni straordinario, e francamente incredibile – ha dichiarato Eben Alexander -; se qualcuno, persino un medico, avesse raccontato questa storia al vecchio me stesso, sarei stato sicuro che fosse preda di illusioni. Ma quanto mi è capitato è reale quanto e più dei fatti più importanti della mia vita, come il mio matrimonio o la nascita dei miei due figli».

Fonte || Corriere.it

La NASA: “Prepariamoci Agli Alieni”

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nasa_logo1Ci sono nella Storia (quella con la S maiuscola) dei momenti di passaggio fondamentali, delle fasi che segnano la svolta, delle epoche che cambiano il futuro dell’Umanità. Talvolta chi li vive si rende conto di essere all’inizio di una nuova era. Probabilmente è quello che sta accadendo alla nostra generazione, sul punto di scoprire- al di là di ogni ragionevole dubbio- l’esistenza di altre forme di vita nella galassia attorno a noi.

Sembra davvero questione di tempo ormai e la scienza non vuole arrivare impreparata al grande giorno. Ecco perché la Nasa e la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti hanno riunito astronomi, storici, filosofi, fisici e teologi di tutto il mondo per un simposio dal tema significativo: ”Prepararsi alla scoperta”. Ovviamente, degli altri esseri viventi del cosmo. Tra i punti del dibattito: valutare come dovremmo predisporci in vista dell’inevitabile individuazione di vita extraterrestre, sia essa in forma batterica oppure intelligente.

“Stiamo considerando ogni possibile scenario in merito. Se si scoprono dei microorganismi, è un conto. Ma se si trovano creature intelligenti, è un altro. E se comunicano, è un altro ancora e in base a quello che ci dicono, se ne profila uno diverso!”, ha detto all’Huffington Post l’astrobiologo Steven J. Dick, ex della Nasa ed organizzatore di questa due-giorni di Washington.

“L’idea non è stare ad aspettare fino al giorno in cui arriveremo ad una scoperta, ma tentare di preparare il pubblico a tutte le potenziali implicazioni in vista della scoperta.” Insomma, il punto non è se, ma quando ciò si verificherà. E anche l’ente spaziale americano ne è ben consapevole e vuole giocare d’anticipo. “Credo che a spingere la Nasa in questa direzione siano tutti i nuovi esopianeti individuati e i progressi dell’astrobiologia in generale. La gente considera molto probabile che troveremo qualcosa ed è un’opinione sostenuta anche dalla scienza: ad un certo momento, nel futuro, scopriremo la vita”, ha spiegato Dick.

Tra gli esperti chiamati a confrontarsi su queste tematiche c’era anche l’ astronomo del Papa, Padre Guy Consolmagno, neopresidente del Vatican Observatory Foundation, noto per le sue affermazioni in merito alla possibilità di catechizzare anche gli Alieni. La sua frase “qualsiasi entità- non importa quanti tentacoli possa avere- possiede un’anima” lo ha portato alla ribalta internazionale, insieme alla sua dichiarata disponibilità a somministrare il battesimo ad E.T.- ma solo su richiesta…

Al Simposio, il gesuita ha ribadito il concetto mentre al quotidiano online ha spiegato il suo approccio all’argomento. “Credo che la vita aliena esista, ma non ne ho le prove. Ne sarei davvero entusiasta e renderebbe la comprensione della mia religione più profonda e ricca, in modo che ancora non so neppure immaginare, ed è per questo che sarebbe tanto esaltante”, ha affermato. “Essere un bravo scienziato significa ammettere che non possediamo tutta la verità, c’è sempre da imparare”. E a suo avviso, l’ annuncio epocale -non siamo soli nell’ Universo, anzi, siamo circondati da forme di vita…- non scatenerebbe affatto il panico.

“Penso che in realtà ci sarebbero tre giorni di stupore, ma poi torneremmo a preoccuparci dei programmi Tv o delle follie che accadono a Washington. Perché l’umanità è fatta così. E la maggior parte delle persone sono come me: noi ce l’aspettiamo che là fuori ci sia qualcosa. E la nostra reazione sarebbe: wow, grazie al cielo, era ora…”

A rendere così sicuri gli scienziati che sia ormai partito il conto alla rovescia, sono i numeri- enormi, impressionanti- relativi alle stelle e ai sistemi planetari attorno a noi. Certo, sono solo stime perché nessuno sa con esattezza quante copie della Terra, dotate delle medesime caratteristiche adatte alla vita, esistano realmente, ma la statistica non è un’opinione e i potenziali mondi abitati sono davvero innumerevoli- proprio come diceva, quattro secoli fa, Giordano Bruno.

“I pianeti del genere, nella nostra galassia, sono decine di miliardi, senza parlare delle lune. E il numero delle galassie che siamo in grado di vedere è circa 100 miliardi”, ha affermato Seth Shostak, astronomo del SETI Institute. Solo nella parte di universo che noi riusciamo ad osservare, ci potrebbero essere 10 mila miliardi di stelle.

“Sappiamo che la maggior parte ha dei pianeti, per il 70-80 per cento. Se tutti questi pianeti sono privi di vita e l’uomo è l’unica cosa interessante del cosmo, be’, allora è un miracolo. Sarebbe un’eccezione a livelli estremi. Un approccio più pragmatico è invece dire: no, l’uomo non è un miracolo, è solo uno dei tanti nell’elenco. Il punto di arrivo è ipotizzare che una stella su 5 possa avere un omologo della Terra. E questo significa un sacco di mondi abitabili. Anzi, il numero delle copie della Terra nella sola nostra galassia potrebbe essere nell’ordine di 50 miliardi.”

Quante potrebbero ospitare civiltà così evolute da possedere una tecnologia a noi ancora sconosciuta in grado di compiere viaggi interstellari? La scoperta della vita extraterrestre passerà anche dall’individuazione di un’ astronave in volo in un punto della galassia? Sarà il James Webb Space Telescope, in orbita dal 2018 per analizzare le atmosfere dei pianeti lontani, a trovare anche la prova dell’esistenza degli Ufo?

Domande che l’ Huffington Post ha rivolto a Steven J. Dick e alle quali l’astrobiologo non si è sottratto. Anzi, ha dato una risposta che dovrebbe far riflettere i tanti scettici ad oltranza che per principio ritengono l’argomento Ufo una baggianata da non prendere neppure in considerazione. “Io cerco di tenere la mente aperta”, ha detto Dick. “ Il 90 e passa per cento di avvistamenti è spiegabile come fenomeni naturali. Il punto è cosa dobbiamo fare del restante 3 o 4 per cento. Secondo me, andrebbe ulteriormente studiato.

Per definizione, gli Ufo sono qualcosa che non sappiamo cosa sia. Potrebbero essere fenomeni fisici, psichici o sociali che ignoriamo. Certo, è un bel salto concludere che siano extraterrestri, non ne vedo la dimostrazione. Non ho analizzato da vicino i dati per poter affermare che ci sia una forma di intelligenza dietro ad essi, ma ho visto abbastanza per sapere che ci sono delle realtà non spiegate che dovremmo osservare meglio e per il momento il governo degli Stati Uniti non lo sta facendo.”

Fonte || Panorama.it

La medusa dal cuore di topo

Per fare una medusa ci vuole un ratto. Per la verità, nel meraviglioso mondo della biologia sintetica bastano solo alcune cellule cardiache del roditore, montate su un’impalcatura di silicone. Tutto qui: con questi pochi materiali di base un gruppo di ricerca congiunto tra il Caltech Biological Propulsion Lab e il Disease Biophysics Group di Harvard è riuscito a ricostruire in laboratorio una medusa artificiale che assomiglia moltissimo a una medusa vera.

L’idea è venuta qualche anno fa al bioingegnere Kit Parker, in visita al New England Aquarium di Boston. Di fronte alla vasca delle meduse Parker, che si occupa da tempo di ingegneria del tessuto cardiaco, ha pensato che questi animali potevano essere un ottimo modello semplificato di cuore,in fin dei conti, sia la medusa sia il cuore non sono altro che pompe. Così, ha chiesto una mano a John Dabiri, ingegnere aeronautico “prestato” allo studio della propulsione biologica. Per anni, i due (insieme a un bel gruppo di studenti, dottorandi e postdoc, ovvio) hanno cercato di capire esattamente come nuota una medusa e in particolare lo stadio giovanile di Aurelia aurita, la medusa quadrifoglio: come sono organizzati i muscoli (un singolo strato di fibre allineate intorno a un anello centrale), come si propaga l’onda di contrazione, come la dinamica dei fluidi influenza i movimenti. Una volta capiti i fondamentali, si sono messi al lavoro per creare una loro medusa o, meglio, un medusoide.

Come raccontato su Nature Biotechnology, il “corpo” di questo organismo artificiale è fatto di polidimetilsilossano, un polimero di silicone molto usato in applicazioni di bioingegneria e dall’aspetto “gelatinoso” davvero simile a quello di una medusa. Sul foglio di silicone, sagomato a forma di fiore con 8 petali, i ricercatori hanno stampato un reticolo di proteine che ha funzionato da guida per la crescita e l’organizzazione di cardiomiociti di ratto. Una volta staccata dal suo supporto e immersa in un acquario in cui era applicato un lieve campo elettrico, la “creatura” ha cominciato a contrarsi.

A parte la meraviglia per un foglietto di silicone che si contrae e si distende ritmicamente, a che cosa serve tutto ciò? Intanto a mostrare una via precisa alla bioingegneria e alla biomimetica, che secondo Dabiri e Parker dovrebbero concentrarsi meno sulle forme della natura e più sulle sue funzioni, da riprodurre con i materiali più disparati e, soprattutto, come primo passo verso la costruzione di un modello artificiale di cuore, da utilizzare per testare nuovi farmaci o per sviluppare, un giorno, pacemaker fatti esclusivamente di elementi biologici.

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Neve su Marte grande come globuli rossi

I fiocchi di neve su Marte hanno le dimensioni dei globuli rossi. E’ quanto ha calcolato un gruppo di ricerca americano del Massachusetts Institute of Technology (Mit) analizzando i dati raccolti da due sonde della Nasa, il Mars Global Surveyor (MGS) e il Mars Reconnaissance Orbiter (Mro). Il risultato è descritto sul Journal of Geophysical Research. Nel cuore dell’inverno marziano un manto di nuvole ricche di neve copre i poli del pianeta rosso ma, a differenza dei fiocchi di neve terrestri a base di acqua, le particelle di neve su Marte sono cristalli congelati di anidride carbonica. La maggior parte dell’atmosfera marziana, spiegano gli esperti, è composta da anidride carbonica, e durante l’inverno ai poli fa così freddo che l’anidride carbonica presente nell’atmosfera si condensa, formando minuscole particelle di neve.

Per avere un quadro preciso della condensazione dell’anidride carbonica su Marte, i ricercatori hanno analizzato una quantità immensa di dati, inclusi i profili di temperatura e pressione raccolti dalla sonda Mro ogni 30 secondi nel corso di cinque anni marziani (che corrispondono a più di nove anni sulla Terra). Esaminando i dati il gruppo ha calcolato che nel Sud i fiocchi di neve sono leggermente più piccole rispetto a quelli che si formano nel Nord, ma entrambe hanno le dimensioni simili a quelle di un globulo rosso. “Si tratta di particelle molto fini. Se cadessero depositandosi sulla superficie di Marte, è probabilmente che le vedremmo come una nebbia che cala”, ha osservato uno degli autori, Kerri Cahoy.

Conoscere la dimensione dei fiocchi di neve nelle nubi di anidride carbonica su Marte, secondo uno degli autori, Renyu Hu, potrebbe aiutare a comprendere proprietà e comportamento delle polveri nell’atmosfera del pianeta. Perchè la neve si formi, l’anidride carbonica deve condensarsi intorno a qualcosa, per esempio a una piccola particella di polvere o silicati. Ma si chiede il ricercatore “che tipo di polvere è richiesta perchè la CO2 si condensi?, c’è bisogno di minuscole particelle di polvere? O di un rivestimento d’acqua intorno alle polveri per facilitare la formazione di nubi?”. Proprio come la neve sulla Terra influenza il modo in cui è distribuito il calore attorno al pianeta, Hu sottolinea che le particelle di neve su Marte possono avere un effetto simile, riflettendo la luce solare in vari modi, a seconda della dimensione di ciascuna particella.

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Venti anni per l’immortalità

Lo scienziato Ray Kurzweil autore del libro “The Singularity is Near”, sostiene che tra venti anni saremo immortali, infatti dice: “Il sottoscritto, assieme ad altri scienziati, è convinto che entro 20 anni potremmo essere in grado di invertire l’invecchiamento riprogrammando l’età cellulare. Il tutto sarà possibile grazie all’uso delle nanotecnologie, saremo in grado di modificare anche il sangue”. Kurzweil afferma che riusciremo a nuotare sott’acqua per ore, senza aver bisogno delle bombole di ossigeno e che potremo scrivere scrivere libri in pochi minuti. Lo scienziato continua dicendo, che tutto questo dipende dal fatto che tra venti anni si raggiungerà, in ambito tecnologico, una nuova età dell’oro. Negli ultimi venti anni abbiamo assistito alla nascita dell’informatica, di internet, dei telefonini cellulari…secondo lo scienziato, i progressi in costante crescita dell’ambito scientifico e tecnologico, ci porteranno, dunque, a raggiungere l’immortalità. Lo studioso pensa che stiamo ancora sfruttando poco l’intelligenza artificiale, che siamo solo all’inizio ma che questo è un settore destinato ad espandersi. Kurzweil conclude: “Possiamo guardare avanti in un mondo dove l’uomo diventa cyborg, con arti e organi artificiali”. In effetti è una teoria che potrebbe affascinare, l’uomo da sempre insegue l’immortalità e sicuramente in futuro ci saranno nuove scoperte scientifiche che oggi non siamo in grado di immaginare.

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Rilevati dati significativi sul Bosone di Higgs

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“Gli esperimenti lo diranno domani pero’ hanno un evidenza molto solida e non piu’ vaga. I dati sono compatibili con l’aver trovato un Higgs”. Insomma “gli indizi sono seri” che e’ stata trovata la particella di Dio. Nessun giro di parole da parte del fisico Sergio Bortolucci, capo della Ricerca e Computing del Cern, che, raggiunto telefonicamente a Ginevra dall’Adnkronos, alla vigilia dell’atteso annuncio di domani da parte dei fisici del Cern, e dopo cautela e fughe di notizie su media e blog di tutto il mondo, conferma cosi’ che quell’elusivo bosone di Higgs, che spiega come mai tutte le cose nell’universo abbiano una massa, davvero esiste. L’analisi dei dati intanto sta procedendo negli esperimenti Atlas e Cms del Large Hadron Collider (Lhc), ma il margine di dubbio si fatto sottilissimo. Al Cern di Ginevra come al Tevatron negli Usa, l’acceleratore di particelle in Illinois. La sicurezza degli scienziati del Tevatron e’ di ’3 sigma’, considerata un ottimo livello, pari al 90%, ma a Ginevra avrebbero una sicurezza del 99,999% che la particella di Dio e’ stata trovata. “Higgs pero’ e’ un meccanismo ed e’ quello che da’ la massa a tutti i costituenti della materia. Non basta aver trovato la particella ma capirne il meccanismo. E questo sara’ il nostro lavoro da domani in avanti” avverte Bertolucci. Poi il capo di tutte le ricerche del Cern aggiunge subito. “E’ un bel momento, comunque”.

Dunque, cosa e’ stato trovato. Bertolucci usa una metafora che rende tutto piu’ chiaro: le certezze ed i dubbi che si vogliono tenere ancora aperti. “Cercavamo un gatto, abbiamo trovato un animale che fa le fusa, che ha quattro zampe, che ha una coda ma non sappiamo se miagola o abbaia” dice il fisico italiano. “Quello che noi abbiamo visto -aggiunge- non possiamo ancora dire se miagola o abbaia ma e’ sicuramente qualcosa che e’ compatibile con un Higgs. Ora per dire che e’ proprio un gatto, che e’ proprio un Higgs, dobbiamo studiarlo ancora”. Insomma all’Organizzazione europea per la ricerca nucleare, il piu’ grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle, un fiore all’occhiello della scienza europea e mondiale, si continuano le ultime verifiche anche in queste ore prima dell’annuncio e resta un minimo margine di incertezza bassissimo. E, al tempo stesso, mentre si attende per domani l’annuncio del Cern, “forti indizi” che la particella di Dio esista vengono confermati anche dai fisici del Fermi National Accelerator Lab che, dopo dieci anni di lavoro con il Tevatron, a loro volta hanno annunciato di aver visto “il piu’ forte indizio” della particella di Dio in frammenti di collisioni nell’acceleratore dell’Illinois. E, se gli scienziati al di qua ed al di la’ dell’Oceano confermano quanto hanno fatto trapelare, si tratterebbe di una delle scoperte scientifiche piu’ importanti degli ultimi cento anni. Soprannominata “particella di Dio”, il bosone, o il “campo di Higgs” di cui e’ prodotto, e’ all’origine della massa e la conferma della sua esistenza potrebbe segnare un enorme passo avanti alla scienza.

Quindi c’e’ un’attesa da red carpet per questo annuncio di domani del Cern, per il quale c’e’ in collegamento anche il ministro italiano della Ricerca, Francesco Profumo. I responsabili dei due esperimenti, Fabiola Gianotti di Atlas e Joseph Incandela di Cms, hanno deciso di diffondere i dati per il congresso di fisica delle particelle che si apre proprio domani in Australia, a Melbourne, dove si svolgera’ fino all’11 luglio prossimo. Ma perche’ tanta attesa per questo Higgs la cui caccia, costata circa 8 mld di euro, e’ iniziata gia’ 50 anni fa. Il primo a mettere sotto i riflettori l’elusivo bosone e’ stato Peter Higgs che, nel 1964, ritenne che da qualche parte questa particelladoveva esserci. Il bosone di Higgs e’ un ipotetico bosone massivo e scalare previsto dal Modello standard ed e’ l’unica particella del modello la cui esistenza doveva essere ancora verificata sperimentalmente. Giocherebbe un ruolo fondamentale in quanto portatore di forza del campo di Higgs, che secondo la teoria permea l’universo e, mediante rottura spontanea di simmetria dei campi elettrodebole e fermionico, conferisce la massa alle particelle. Va fatta una distinzione fra meccanismo di Higgs e bosone di Higgs. Introdotti nel 1964, il meccanismo di Higgs fu teorizzato dal fisico scozzese Peter Higgs, insieme a François Englert e Robert Brout, lavorando su un’idea di Philip Anderson, e indipendentemente da G. S. Guralnik, C. R. Hagen, e T. W. B. Kibble, tutti questi fisici, rimasti relativamente in ombra rispetto a Peter Higgs, sono stati premiati nel 2010 per il loro contributo. Ma solo la pubblicazione di Higgs citava esplicitamente, in una nota finale, la possibile esistenza di un nuovo bosone. Egli aggiunse tale nota dopo che una prima stesura era stata rifiutata dalla rivista Physics Letters, prima di reinviare il lavoro a Physical Review Letters. Il bosone e il meccanismo di Higgs sono stati successivamente incorporati nel Modello standard, in una descrizione della forza debole come teoria di gauge, indipendentemente da Steven Weinberg e Abdus Salam nel 1967. Ed ora la caccia sembra davvero finita.
Sono ”molto significativi” i dati sulla cosiddetta ”particella di Dio”, il bosone di Higgs grazie al quale ogni cosa ha una massa. Tanto che il margine di errore sembra essere vicinissimo al livello oltre il quale si possa parlare di una scoperta. ”In questo momento c’e’ almeno una persona al mondo che conosce esattamente i risultati degli esperimenti, ma non c’e’ dubbio che i risultati che saranno presentati domani al Cern saranno molto significativi”, ha detto oggi all’ANSA il presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Fernando Ferroni. Nel seminario e nella conferenza stampa internazionale in programma domani al Cern saranno presentati i dati piu’ aggiornati raccolti dai due esperimenti che stanno dando la ‘caccia’ al bosone di Higgs: Atlas, diretto dall’italiana Fabiola Gianotti, e Cms, diretto da Joseph Incandela. Finora i due esperimenti hanno lavorato l’uno senza conoscere i risultati dell’altro e soltanto nelle ultime ore i risultati di entrambi sono stati messi a confronto. Come ha detto Ferroni, sono in pochissimi, ”forse una sola persona al mondo”, a conoscerli, ma si puo’ gia’ dire che ”sono coincidenti dal punto di vista qualitativo e quantitativo”, ha detto ancora il presidente dell’Infn. ”Immagino – ha aggiunto – che la direzione generale abbia discusso con entrambi gli esperimenti”. Tuttavia, ha aggiunto, ”e’ un miracolo che siamo arrivati cosi’ presto intorno a 5 deviazioni standard”.

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Der Spiegel: Italia presto spaccata

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Secondo l’analisi geologica del quotidiano tedesco Der Spiegel, il destino dell’Italia è segnato: i terremoti spaccheranno e lacereranno il Paese portandolo alla frantumazione. Il terremoto dell’Emilia ha messo in moto nuovamente sismologi e geologi (e anche qualche complottista), che hanno cercato di dare una spiegazione al sisma, di collegarlo entro il quadro di un’analisi geologica, per poter stabilire eventuali sviluppi del fenomeno e conseguenze. Qualcuno ha estremizzato ipotizzando che il terremoto dell’Emilia si potesse mettere in relazione con le eclissi, o addirittura che fosse stato creato artificialmente. Alle voci che si stanno levando in questi giorni, alcune autorevoli, altre soltanto “bufale”, si aggiunge quella del quotidiano tedesco “Der Spiegel”. Il giornale si è occupato del terremoto nel Nord Italia ed è giunto alla conclusione che il futuro geologico del nostro Paese dipende proprio dai terremoti. I movimenti tettonici porteranno alla lacerazione e alla frantumazione del Paese.
L’Italia è situata proprio nella zona di collisione tra due grandi placche tettoniche note con il nome di zolla Euro-Asiatica e zolla Africana, che la stringono come in una tenaglia. Inoltre, a est c’è la placca adriatica e ad ovest c’è la Corsica, che si trova sulla placca tettonica europea e che si sposta ogni anno di tre millimetri verso l’Italia. Il Belpaese risulta, in questo modo, come intrappolato. In questo mosaico geologico ogni placca pesa milioni di tonnellate e si spinge in profondità per chilimotetri: il movimento di una placca contro l’altra genere tensione, che si accumula tra le parti e che viene poi scaricata violentemente nei terremoti. Questi ultimi interessano gran parte del Paese e diventano più forti nella zona centrale e nella zona della pianura padana vicina a Bologna. I rilevatori GPS, che i geologi hanno messo su tutto il territorio, evidenziano come singoli pezzi del Paese vadano alla deriva in direzioni differenti. Il Sud si sposta verso la direzione dei Balcani, parti del Nord sobbalzano verso il Sudovest, Roma si sposta verso Nord, il centro Italia verso Est. L’ipotesi del quotidiano tedesco prevede, in un futuro lontano, zone dell’Italia legate alle Alpi, altre con i Balcani, e alcune regioni che diventeranno isole in mezzo al Mediterraneo.

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La Psicosi dei boati nel cielo

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Il “suono dell’ Apocalisse” dilaga su youtube. Dall’estate scorsa inquietanti boati sembrano scuotere i cieli del pianeta. Allarmate segnalazioni arrivano da Usa, Europa, Costa Rica, Russia, Australia. Ma cosa c’è di vero? E quale sarebbe la causa di questi fenomeni? “La fonte di una manifestazione così potente e immensa di onde acustiche a bassa frequenza – ha detto il geofisico russo Elchin Khalilov – non può che essere legata a processi energetici di larga scala, ad esempio alla ripresa dell’attività solare”. L’intervista, diffusa dall’agenzia Wosco, ha eccitato i catastrofisti e irritato la comunità scientifica. “Le onde acustiche gravitive (Acoustic Gravity Waves o AGW) -commenta Cesidio Bianchi, ricercatore dell’ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – possono propagarsi nell’atmosfera in seguito a fenomeni di enorme potenza quali le eruzioni solari, che investono la Terra con grandi quantità di plasma. Una frazione di particelle ionizzate, le più energetiche, impattano la ionosfera polare e attraverso meccanismi elettrodinamici, generano AGW che si propagano fino alle nostre latitudini. Ma si tratta sopratutto di infrasuoni, quindi rilevabili dagli strumenti e non dall’uomo”. Le AGW potrebbero essere provocate anche da esplosioni atomiche o da forti eventi sismici e per questo lo stesso Khalilov ha fatto ulteriormente discutere, proponendo di utilizzarle per prevedere i terremoti. “Ma questo è assurdo – aggiunge Bianchi – visto che le AGW si manifestano simultaneamente all’evento sismico e mai prima”. E tuttavia Khalilov ha avanzato anche un’ipotesi alternativa per spiegare gli Sky Hum: “il 15 novembre 2011 tutte le stazioni geofisiche della rete “Atropatena” che registrano anche le variazioni del campo gravitazionale terrestre, hanno rilevato un forte picco”. Le stazioni sono collocate a notevole distanza: Istanbul, Kiev, Baku, Istamabad e Yogyarta, in Indonesia. “Dunque – secondo Khalivov – un evento di questa portata potrebbe aver avuto origine nel nucleo terrestre e, poichè i processi che avvengono nel nucleo regolano l’energia interna del pianeta, dovremo aspettarci per la fine del 2012 un aumento di terremoti, eruzioni, tsunami ed eventi climatici estremi, con un massimo nel 2013/2014, quando l’attività solare toccherà il picco”. Un’ulteriore allamer, che ha spinto la comunità scientifica a reagire di nuovo. Se è vero che il campo magnetico terresre, che si genera nel nucleo aoltre 3mila km di profondità, ha accelerato un po’ la sua consueta variazione secolare, “cio non implica alcuna relazione tra nucleo e atmosfera – chiarisce Antonio Meloni, ricercatore dell’ Ingv – e anche in merito all’ipotizzata connessione tra AGW, campo magnetico e nucleo si può dire che non esiste alcuna conferma”. Sugli Sky Hum lo scontro continua.

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Quando Tesla parlava con i marziani

Jean Echenoz lo chiama Gregor ma è Nikola Tesla, serbo di nascita (1856) e cittadino americano dal 1891 al 7 gennaio 1943, giorno della sua morte in una stanza del New Yorker Hotel di New York. Scienziato irregolare, inventore visionario, fantasioso millantatore, caso psichiatrico, personaggio romanzesco. Nulla di strano che Echenoz, a sua volta figlio di uno psichiatra, scrittore minimalista e simbolista, vincitore di un Premio Médicis e di un Goncourt, si sia ispirato a lui per scrivere “Lampi”, la sua ultima opera narrativa, presentata ora dall’editore Adelphi nella traduzione di Giorgio Pinotti.

Sia pure di striscio, due volte Tesla tocca l’astronomia. Quando annuncia di aver trovato un sistema per illuminare la Terra intera con un unico marchingegno elettrico e un solo interruttore e quando dichiara di avere stabilito un contatto radio con esseri alieni, probabilmente abitanti di Venere o di Marte.

Nel primo caso l’astronomia è chiamata in causa per negazione, nel senso che se mai l’idea di Tesla fosse stata attuabile, addio stelle. In realtà, poiché l’inquinamento luminoso in ogni caso ha quasi cancellato lo spettacolo del cielo notturno, forse c’è da rimpiangere che Tesla non abbia realizzato il suo progetto. Che non era del tutto destituito di fondamento scientifico.

Dobbiamo ricordare, infatti, che Tesla aveva realizzato un trasformatore in grado di creare correnti alternate ad alta frequenza e con esso dava spettacolo. Abile istrione, usava il trasformatore per produrre enormi scintille e – al sicuro grazie all’effetto pelle che fa passare solo in superficie le correnti elettriche ad alta frequenza – si esibiva in esperimenti apparentemente pericolosissimi. Uno di questi consisteva nell’accendere un tubo al neon senza fili impugnandolo come una spada. Semplicemente lo avvicinava a un trasformatore per generare correnti ad alto voltaggio, bassissima intensità e altissima frequenza. E’ un fenomeno che i radioamatori conoscono bene. La fluorescenza del tubo è un fenomeno analogo per certi aspetti delle aurore polari causate dall’attività solare nell’alta atmosfera. Tesla immaginò di scaricare nell’aria correnti al alta frequenza, così da produrre artificialmente un’aurora polare perenne su tutto l’emisfero buio della Terra. Non possiamo negare che lo spettacolo sarebbe stato suggestivo.

Quanto alla comunicazione con i marziani, Tesla ha certo avuto le sue responsabilità nel vantare il contatto con gli extraterrestri, ma i giornalisti ci misero del loro pur di sparare titoli d’effetto in prima pagina, e lo fanno ancora oggi, ogni tanto, con apparizioni di Ufo non più attendibili dei messaggi alieni captati da Tesla.

Il Gregor/Nikola Tesla di Echenoz è uno strano miscuglio di storia e invenzione. Ben disegnata è la sua competizione con Thomas Edison, uomo brutto, antipatico, sleale e sordastro, mitico inventore della lampadina e del fonografo, nonché leggendario titolare di altre millenovantuno invenzioni. All’alba dell’era elettrica, Edison puntava sulla corrente continua, e ne nacque la General Electric. Tesla aveva capito che sarebbe stato possibile distribuire a grande distanza soltanto la corrente alternata ad alto voltaggio e per questo aveva inventato il trasformatore: di qui nacque la Western Union di Westinghouse. Fu il colpo di genio della sua vita, quello che lo rese ricco (almeno fino a quando seppe amministrarsi).

Per dimostrare che la corrente alternata era pericolosa, Edison non esitò a usarla pubblicamente per uccidere un pazzo criminale, e così inventò la sedia elettrica. Ma Tesla (che invece pensava a usarla per indurre l’anestesia) aveva ragione. Il suo torto semmai era un altro, era un furto intellettuale: la prima distribuzione a distanza dell’elettricità deve essere attribuita al nostro Galileo Ferraris e al francese Lucien Gaulard, che la attuarono nel 1881 tra Torino e Lanzo. Non solo: Tesla defraudò Galileo Ferraris anche dell’invenzione del motore a induzione funzionante a corrente alternata. Lo scienziato piemontese non aveva voluto brevettarlo per metterlo a disposizione dell’intera umanità. Tesla se ne appropriò e lo tutelò con cinque brevetti. Un personaggio così ebbe peraltro la faccia tosta di accusare di plagio molti dei suoi rivali, incluso Guglielmo Marconi.

La vicenda del furto intellettuale a Galileo Ferraris, storia tutt’altro che trascurabile, non la troverete nel romanzo di Echenoz.. Troverete invece il Tesla maniacale, con l’ossessione dell’igiene per difendersi dai batteri, il Tesla che si sedeva a tavola e usava 21 tovaglioli per pulire posate e stoviglie e che contava ogni boccone cercando di arrivare sempre a multipli di tre, il Tesla che in contrasto con la sua disperata ricerca di asetticità, nutriva e curava colombi nella sua stanza d’albergo, il Tesla che, pur essendo forse attratto almeno da una donna, Ethel, moglie del banchiere John Pierpont Morgan, vive come asessuato e muore vergine. Di stenti, dopo aver dissipato una fortuna.

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