Due matematici russi hanno proposto un esperimento, da eseguire con il large Hadron Collider del Cern destinato a dimostrare sperimentalmente la possibilità di viaggiare nel tempo. Irina Aref’eva e Igor Volovich ritengono che le energie messe in campo dal grande acceleratore di particelle, che dovrebbe rientrare in funzione questo mese, siano sufficienti a creare un minuscolo “wormhole”, ovvero un cunicolo nello spazio-tempo, previsto da certe teorie cosmologiche. Una particella fatta passare attraverso il “wormhole” (ammesso che sia possibile) tornerebbe indietro nel tempo, ma soltanto fino al momento in cui il varco è stato creato. Questo basterebbe, però a dare della fantascientifica possibilità di tornare nel passato una sia pur ridottissima prova sperimentale. La proposta dei due ricercatori russi è stata pubblicata in un articolo sulla rivista “New Scientist”.
Novembre 10, 2009
Ottobre 16, 2009
Cina: creato un “buco nero” in laboratorio
Sembrava solo un esercizio teorico quando all’inizio dell’anno due ricercatori proponevano la creazione di un buco nero in laboratorio. Ora Tie Jun Cui e Qiang Cheng della Southeast University di Nanchino (Cina) lo hanno realizzato tra la meraviglia degli stessi teorici. La realizzazione è interessante per le prospettive pratiche che già si immaginano. Quando Evgenii Narimanov e Alexander Kildshev della Purdue University nell’Indiana (Usa) lo ipotizzavano partivano dall’idea di riprodurre le stesse proprietà di un buco nero cosmico nel quale un’intensissima forza di gravità piega lo spazio-tempo circostante impedendo che anche la luce sfugga. E calcolavano anche come costruire uno strumento che materializzasse il loro sogno: in pratica una struttura di elementi cilindrici concentrici con un cuore centrale. Essi avrebbero avuto la capacità di concentrare l’energia luminosa nel cuore, intrappolandola proprio come fanno i mostri del cielo.
MICROONDE INVECE DI LUCE - Dalla teoria alla pratica si è arrivati in fretta all’università di Nanchino partendo dalla teoria elaborata all’università americana. E i due scienziati hanno dimostrato che funziona utilizzando invece della luce visibile delle microonde. Queste vengono catturate e deviate verso il centro senza più uscirne. E dal cuore dove cadono viene generato calore. «Siamo sorpresi che ci siano riusciti così rapidamente» ammettono i teorici statunitensi. «Passare alla lunghezza d’onda della luce visibile – però aggiungono – sarà più complicato e bisognerà far ricorso a materiali diversi». La coppia cinese non si dimostra per niente intimorita dal commento dei concorrenti e anzi aggiungono: «Siamo fiduciosi di riuscire nell’impresa della luce già entro l’anno». Quando ci riusciranno la nuova «tecnologia del buco nero» sarà preziosa per fabbricare celle solari molto più redditizie di quelle finora concepite. «E non serviranno più – nota Narimanov – grandi paraboloidi per concentrare e utilizzare la radiazione solare», come per esempio oggi accade per il solare termodinamico. È solo questione di tempo: dai principi cosmici arrivano così vantaggi quotidiani «energetici». E questi buchi neri da laboratorio non hanno nulla a che fare con i buchi neri che qualche giocherellone ha ipotizzato si possano fabbricare nei laboratori atomici del CERN a Ginevra. È tutta un’altra questione.
Settembre 29, 2009
Fisici GB sfidano il CERN dal fondo di una miniera
In un laboratorio in fondo ad una miniera di potassio nel nord dell’Inghilterra, una piccola equipe di fisici britannici si sta preparando a sfidare il Cern nella caccia ai segreti dell’universo. Con la macchina da loro progettata e realizzata al costo di quattro milioni di sterline – contro i due miliardi spesi per l’acceleratore di particelle del centro svizzero di ricerca nucleare – gli scienziati sperano di identificare le elusive particelle subatomiche che darebbero origine alla materia oscura.
A rendere la loro sfida ancora più avvincente è il fatto che la loro macchina, chiamata Zeplin-III verrà accesa tra qualche settimana, proprio quando il Cern riavvierà il suo monumentale Large Hadron Collider. Chi per primo scoprirà qualcosa sull’identità della materia oscura, vincerà con ogni probabilità il prossimo Nobel per la fisica. “Questo è uno dei grandi premi e obiettivi della fisica moderna. Si reputa che la materia oscura sia intorno a tutti noi, ma è invisibile, attraversa la materia ordinaria e fino ad ora è stato impossibile percepirla. Chiunque la scoverà , aiuterà a risolvere uno dei grandi misteri del funzionamento dell’universo”, ha spiegato al Sunday Times Sean Paling, portavoce del team di scienziati. Il laboratorio britannico si trova a Boulby, nei pressi di Cleveland, a quasi due chilometri di profondità, per proteggere i macchinari dai raggi cosmici.
I fisici concentreranno le loro ricerche sulle cosiddette Wimps – acronimo di Weakly Interacting Massive Particle – ovvero particelle dotate di massa che interagiscono debolmente con la materia normale solo tramite la gravità e la forza nucleare debole. Le Wimps vengono utilizzate dai cosmologi per indicare le caratteristiche del candidato ottimale di materia oscura. Il team di Bouldy vuole sviluppare strumenti in grado di emettere un segnale quando vengono colpiti da queste particelle e poi analizzare questo segnale per comprendere le proprietà delle particelle. L’approccio è sostanzialmente molto diverso da quello del Cern, che con il suo acceleratore mira a dare origine ad un’unica particella, il bosone di Higgs, per poi studiarla. Gli esperimenti del Cern non hanno però dato finora risultati positivi: lo scorso anno, al primo tentativo, si è verificata un’esplosione. Nonostante l’approccio dei fisici britannici rappresenti una novità interessante, Jim Virdee, professore di fisica dell’Imperial College di Londra, ha detto di non essere d’accordo con l’idea di una gara contro il Cern. “La sola cosa che ha importanza qui è la scienza”, ha detto il professore al quotidiano domenicale.
Fonte: http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/inbreve/visualizza_new.html_1675699662.html
Settembre 25, 2009
Tra vent’anni le nanotecnologie ci porteranno all’immortalità?
Il 61enne americano Ray Kurzweil, visto che la tecnologia informatica sta accelerando a una velocità incredibile, prevede che le nanotecnologie saranno in grado di sostituire molti dei nostri organi vitali tra 20 anni.
Kurzweil precisa che, sebbene le sue affermazioni possano sembrare inverosimili, pancreas artificiali e protesi neurali sono già disponibili.
“Io e molti altri scienziati ora riteniamo che in circa 20 anni avremo i mezzi per riprogrammare i nostri corpi in modo da poter fermare e poi invertire, l’invecchiamento” ha detto Kurzweil. Infine le nanotecnologie ci permetteranno di vivere per sempre.
I nanobot andranno a sostituire le cellule del sangue e a fare il loro lavoro migliaia di volte più efficacemente.
Entro 25 anni saremo in grado di fare uno sprint olimpico per 15 minuti senza prendere fiato, o praticare di lo scuba-diving per quattro ore senza ossigeno.
Le vittime degli attacchi di cuore, che non hanno tratto vantaggio dalle cure disponibili, potranno avere un cuore bionico.
Le nanotecnologie estenderanno le nostre capacità mentali a tal punto che saremo in grado di scrivere dei libri in pochi minuti. E potremo guardare a un mondo in cui gli esseri umani diventano cyborg, con arti e organi artificiali.
Fonte: http://www.in-dies.info/23/09/2009/con-le-nanotecnologie-diventeremo-immortali/1109
Settembre 24, 2009
Sulla nostra Luna c’è un elemento che darà energia pulita per 10.000 anni?
La conferma non è ancora arrivata ufficialmente, ma molti indizi portano a ritenere che sulla nostra luna (Selene) ci sia un raro elemento che potrebbe risolvere la crisi e l’inquinamento energetico. Stiamo parlando dell’Elio-3. Sarebbe questo il vero scopo delle missioni spaziali che andranno a seguire nei prossimi pochi anni. Scoprire e portare sulla Terra questo importante combustibile pulito. Secondo scienziati della University of Wisconsin-Madison le rocce lunari contengono tutta l’energia che gli Stati Uniti hanno bisogno in questo millennio. “La superficie selenita è colma di Elio-3, fonte d’energia“, dichiara Gerald Kulcinski, professore di Ingegneria Nucleare e direttore del Fusion Technology Institute dell’Università. “Se riuscissimo a far atterrare una navetta spaziale sulla Luna, riempire i contenitori con carico di Elio-3 prelevati dalla superficie e riuscissimo a portare ciò sulla Terra, avremmo risolto il problema energetico per molti anni. L’Elio-3 prevede l’emissione di energia pari ad un milione di volte superiore, per libbra, di quella prodotta da una tonnellata di carbone. E non produce emissioni di gas serra” Ha dichiarato Kulcinski all’agenzia di stampa “Associated Press”. Oltre gli americani, anche i cinesi e gli indiani sono molto interessati all’Elio-3. Secondo quanto riferito all’agenzia di stampa “Xinhua News Agency” il Capo Scientifico del Programma Lunare cinese ha dichiarato che “si studieranno nuove prospettive per l’umanità in fatto d’energia. E questo grazie alla Luna. Quando l’ottenimento di energia nucleare dall’Elio-3 diverrà realtà, l’energia prodotta potrà soddisfare le esigenze dell’umanità per circa 10.000 anni“.
Fonti di informazioni (in inglese) http://www.ap.org/ e http://www.winnipegfreepress.com/opinion/westview/why-race-to-the-moon-59168387.html
Settembre 14, 2009
Gli UFO utilizzano onde gravitazionali per spostarsi?
La notizia che vi proponiamo la prendiamo con le pinze, visto che proviene dal tabloid americano (contrariamente a ciò che si può pensare dal titolo di questa rivista) “India Daily”. Secondo il giornale gli UFO avanzati utilizzerebbero le onde gravitazionali oppure qualcosa di simile alla propulsione al plasma attraverso tecniche elettromagnetiche nel nostro Universo tridimensionale. Ma per viaggiare attraverso alte vie interstellari e da Universo a Universo utilizzerebbero le onde gravitazionali. L’avanzato processo di propagazione creato da UFO extraterrestri di IV tipo ossia quello dell’uso della manipolazione della curvatura spazio-tempo è basato sul principio della realizzazione di onde gravitazionali in dimensioni superiori. Mentre la propulsione al plasma offre illimitate opzioni di viaggio, la propulsione ad onde gravitazionali fornirebbe della propulsioni veloci. Le onde gravitazionali sono l’effetto complessivo della curvatura dello spazio-tempo Se l’elettromagnetismo è per noi tridimensionale, le onde gravitazionali sono per noi qualcosa di simile a dimensioni superiori a quelle che conosciamo. Gli scienziati starebbero studiando questo problema attraverso opera di “reverse engineer” (retro-ingegneria), basandosi sui modelli di volo, navigazione ed invisibilità di un UFO. L’unico modo per ottenere i risultati sperati (accedere ad altre dimensioni) sarebbe quello di un acceleratore di particelle. Comportamento molto simile che si produce nei buchi neri, ma per la nostra fisica terrestre è molto difficile far ciò.
Fonte di informazione (in inglese) http://www.indiadaily.com/editorial/20872.asp
Agosto 31, 2009
Alla ricerca del Plasmobot, il primo robot amorfo
Con un finanziamento di 238.000 sterline da parte del Leverhulme Trust, un gruppo di ricercatori dell’University of the West of England, a Bristol, cercherà di sviluppare il primo robot amorfo biologico, non basato sulle tecnologie del silicio ma su una comune muffa che vive nei boschi, nei giardini e in ambienti umidi, Physarum polycephalum.
Il progetto rappresenta uno degli elementi di punta di un programma che studia metodi di calcolo non convenzionale, in particolare il cosiddetto calcolo amorfo.
“L’idea di computer della maggioranza delle persone è quella di un pezzo di hardware con un software progettato per compiere specifici compiti. Questa muffa è una sostanza naturale con una propria intelligenza acclusa. Si propaga e cerca fonti di nutrienti e quando li trova si ramifica in una serie di prolungamenti protoplasmatici. La muffa è capace di risolvere complessi calcoli computazionali, come trovare il percorso più breve fra diversi punti e altri calcoli logici. In precedenti esperimenti abbiamo già mostrato anche la capacità di questa muffa di trasportare oggetti. E possiamo usare la luce o stimoli chimici per farla crescere in certe direzioni”, ha dichiarato Andy Adamatzky, che dirige il progetto di ricerca. In precedenti lavori Adamatzky e colleghi erano già riusciti a mostrare come questa muffa potesse essere sfruttata per eseguire funzioni computazionali.
“Questo nuovo robot, chiamato plasmobot, sarà in grado di sentire piccoli oggetti, afferrarli e trasportarli lungo una direzione preprogrammata. I robot avranno input e ouput paralleli, una rete di sensori e la capacità di divorare numeri come quella di un super computer. Il plasmobot sarà controllato da gradienti spaziali di luce, campi elettromagnetici e dalle caratteristiche del substrato su cui è collocato. Sarà un robot amorfo intelligente completamente controllabile e programmabile in cui è incorporato un computer a parallelismo massiccio.”
“Siamo appena ai primi stadi della nostra comprensione di come possano essere applicate le potenzialità di questo microrganismo, ma negli anni a venire potremmo essere in grado di utilizzare, per esempio, la capacità della muffa di spostare piccole quantità di sostanze chimiche verso un obiettivo usando la luce per indirizzarlo su un bersaglio; oppure si potrebbe usare il movimento come aiuto al montaggio di microcomponenti di macchine. In un futuro molto lontano potremo essere in grado di sfruttare la forza del microrganismo all’interno del corpo umano, per esempio per trasportare farmaci in certi distretti del corpo. E’ anche possibile che migliaia di minuscoli plasmobot vivano sulla nostra pelle eseguendo compiti di routine e liberando il nostro cervello per altre cose. Per il momento è del tutto teorico, ma diversi scienziati lo vedono come un potenziale sviluppo del calcolo amorfo.”
Agosto 21, 2009
Genoma, più vicina la vita artificiale
MILANO – Il corredo genetico di un essere vivente trasferito in una cellula di lievito, modificato e quindi trapiantato in un altro vivente: è il nuovo traguardo raggiunto dal gruppo statunitense diretto da Craig Venter (il «papà» della prima mappa del genoma umano) e rappresenta un nuovo importante passo in avanti verso la vita artificiale. In poco meno di due anni dal trapianto di Dna fra due batteri, i ricercatori coordinati da Carole Lartigue (una microbiologa e biologa molecolare di origini belga che da anni lavora con il gruppo di Venter) hanno completato un’altra tappa verso la creazione di un organismo artificiale e il risultato dei loro studi sarà pubblicato venerdì su Science.
L’ESPERIMENTO – Dal batterio Mycoplasma mycoides gli studiosi statunitensi hanno prelevato il Dna e, anziché trasferirlo subito (come avevano fatto due anni fa), lo hanno modificato con un passaggio intermedio nelle cellule di lievito e poi lo hanno trasferito nel Mycoplasma capricolum. In quest’ultimo batterio il Dna modificato ha cominciato a dividersi generando un nuovo ceppo del batterio donatore del Dna, il Mycoplasma mycoides.
IL SOGNO DI VENTER – Venter può dunque vantare un nuovo successo nel cammino verso la vita artificiale. Un cammino realizzato nell’istituto nel Craig Venter Institute di Rockville, nel Maryland. Il primo importante risultato del «Bill Gates della biologia» risale al giugno 2007, quando per la prima volta l’intero corredo genetico di un essere vivente è stato trapiantato in un altro vivente. Oggi viene annunciato un altro passo, con il primo essere vivente che riceve il Dna modificato di un altro individuo. L’obiettivo ultimo? Venter nonha mai fatto mistero di voler creare microrganismi completamente nuovi: batteri con un Dna completamente costruito in laboratorio, esseri viventi oggi inesistenti sulla Terra da utilizzare per produrre biocarburanti o bonificare zone contaminate da rifiuti tossici.
Luglio 9, 2009
Ecco l’aereo “stealth” di Hitler
Roma – 8 Maggio 1945. Ormai stritolato dalla morsa degli alleati il Terzo Reich si arrende, determinando la fine della Seconda Guerra Mondiale in Europa. Le installazioni militari in Germania sono state ridotte a un cumulo di macerie dai bombardamenti, tranne alcuni hangar in cui alloggiavano vari prototipi ancora in fase di sviluppo.
Dal punto di vista tecnologico era evidente la superiorità tedesca duranti gli anni del conflitto. Il Messerschmitt Me 262, per fare un esempio, è stato il primo e unico aereo con motori a getto a solcare i cieli infuocati dalla guerra. Si è trattato in questo caso di uno dei pochi programmi bellici nazisti sviluppati in tempo per prendere parte alle battaglie.
Nel novero delle incompiute tedesche rientra anche quello è probabile sia il primo velivolo stealth della storia: si tratta del cacciabombardiere Horten Ho 2-29, un aereo la cui linea ricalca quella del bombardiere strategico statunitense B-2, progettato 50 anni dopo.
Uno dei pochissimi esemplari rimasti integri è stato utilizzato dagli esperti della Northrop-Grumman, in collaborazione con il National Geographic per analizzare la traccia radar del velivolo.
I risultati ottenuti hanno stabilito effettivamente che gli ingegneri tedeschi avevano realizzato un aeroplano dalle capacità incredibili per l’epoca. Il modello era equipaggiato con uno dei primissimi seggiolini eiettabili della storia. Il raggio d’azione superava i mille chilometri e la velocità massima si aggirava intorno ai 1000km/h.
Se fosse entrato in produzione non avrebbe avuto rivali tra gli alleati. Il P-80 statunitense e il Gloster Meteor britannico, pur non avendo mai combattuto nel conflitto, appartenevano alla stessa classe del Me-262.
L’esperimento più interessante è quello eseguito mettendo alla prova le capacità dei radar dell’epoca. È stato stabilito che una squadriglia di Horten diretta verso Londra sarebbe stata individuata con 10 minuti di ritardo rispetto ai bombardieri utilizzati dalla Luftwaffe nella decisiva Battaglia d’Inghilterra, impendendo ai piloti britannici di intevenire in tempo.
Le offensive aeree tedesche che misero a ferro e fuoco la Gran Bretagna nell’estate del 1940 furono infatti vanificate grazie all’operato delle postazioni radar dispiegate sulle coste britanniche, che individuavano gli aerei nemici ben prima che questi giungessero in prossimità della costa. Una volta ricevuto l’allarme gli aerei della RAF avevano solitamente venti minuti di tempo per alzarsi in volo e salvare la regina da un nemico capace di una flotta aerea da combattimento tre volte più grande di quella britannica.
Sulla base di questi dati c’è chi ha pensato che se il secondo conflitto mondiale si fosse protratto per almeno altri due anni la Germania avrebbe avuto dalla sua parte una rinnovata capacità bellica per ribaltare nuovamente le sorti della guerra, vanificando così gli effetti dell’operazione Overlord.
Giorgio Pontico
Fonte: http://punto-informatico.it/2660158/PI/News/stealth-hitler.aspx
Sotto il video (in inglese) del servizio giornalistico andato in onda su “Fox News”
Maggio 18, 2009
Il DARPA prepara l’arma bellica della telepatia
Dai campi di battaglia del futuro, tra il fischio delle pallottole che fendono l’aria, il boato delle granate che esplodono, il fragore degli elicotteri che volano bassi, potrebbe sparire un suono che ha caratterizzato le guerre da prima della polvere da sparo: quello della voce umana. La Darpa, l’agenzia del ministero della Difesa statunitense che si occupa di sviluppare le tecnologie militari dei prossimi decenni, ha finanziato un progetto che prevede l’uso della telepatia come mezzo di comunicazione tra i soldati.
Battezzato “Silent Talk”, il programma ha l’obiettivo di “consentire la comunicazione tra utenti su un campo di battaglia senza l’uso della voce, attraverso l’analisi dei segnali neurali”, come si legge in uno stralcio di documento riportato dal sito della rivista Wired. Il Pentagono ha destinato al progetto 4 milioni di dollari, che vanno a sommarsi agli ulteriori 4 milioni che l’esercito americano aveva stanziato un anno fa per indagare, insieme alla University of California, la possibilità della cosiddetta “computer-mediated telepathy”.
Alla base dell’idea c’è la consapevolezza che le parole e le frasi, prima di venire pronunciate, si formano nella mente, mettendo in moto un complesso processo il cui esito ultimo è l’emissione dei suoni. La tecnologia immaginata dalla Darpa dovrebbe intercettare i segnali emessi dal cervello nel momento in cui le parole vengono pensate e trasmetterle correttamente al destinatario senza passare dalla bocca.
La tecnologia per trasformare le onde cerebrali in comandi interpretabili dai computer ha fatto negli ultimi anni enormi progressi, soprattutto in relazione all’assistenza dei disabili. Sono ormai realtà i prototipi di protesi ortopediche e sedie a rotelle comandate con la mente, così come i sistemi che permettono di comporre frasi attraverso una tastiera senza il bisogno di toccarla. Ma il progetto “Silent Talk”, per avere successo, richiede ben altri progressi: prima di tutto, bisogna trovare il modo di estrarre parole e concetti da un elettroencefalogramma. Poi bisogna capire se tra i segnali neurali di individui differenti esistano pattern comuni o generalizzabili. Infine, c’è da costruire un sistema in grado di decodificare questi segnali e trasmetterli a breve distanza. In prospettiva, il sistema immaginato dal Darpa potrebbe servire anche al contrario, cioè per intercettare i pensieri del nemico direttamente alla fonte.
Nata nel 1958, la Darpa ha la missione di sviluppare tecnologie futuristiche di applicazione militare, spesso destinate ad avere effetti dirompenti in ambito civile: i ricercatori del Pentagono furono i primi a occuparesi del programma spaziale statunitense, poi affidato alla Nasa. Nel 1969 crearono Arpanet, un sistema di comunicazione tra computer che sarà il primo nucleo di internet.
Sopra a sinistra uno dei loghi del DARPA, davvero misterioso. Una piramide con un occhio sul vertice che controlla la Terra. Illuminati? Davvero strano, per di più vi mostriamo immagini più approfondite di questa sezione DARPA, denominata “Information Awareness Office, Scientia Est Potentia”.


http://web.archive.org/web/20020802012150/http://www.darpa.mil/iao/