CENTRO UFOLOGICO TARANTO MAGAZINE

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Aeronautica e KGB hanno frammenti UFO

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popovichIn questi giorni si è tenuto l’ottantesimo anniversario della nascita di Marina Popovich, ex colonnello delle Forze Aeree dell’ex Unione Sovietica, ingegnere e leggendario pilota colladuatore sovietico (107 record mondiali di volo su 40 tipi di velivoli). Nata il giorno 20 luglio 1931, è stata sposata con l’astronauta Papel Popovich, matrimonio poi finito con un divorzio. E’ sempre stata una battagliera in tema UFO, lottando strenuamente contro il muro di censura presente in quei determinati anni nell’ex Unione Sovietica. Tra l’altro, ha scritto alcuni libri sulla tematica tra cui “UFO sul pianeta Terra” pubblicato come prima edizione nel 2003 (ndr inedito in Italia).

Marina Popovich ha fatto parte della Commissione Studio Fenomeni Aerei Anomali presso la prestigiosa Accademia delle Scienze Russa.

Nel 1991 fece scalpore nell’opinione pubblica (ndr dichiarazioni oggi totalmente dimenticate) con delle affermazioni quanto meno intriganti. La Popovich ammise che “le Forze Aeree sovietiche e il KGB hanno a disposizione frammenti di cinque UFO precipitati. Il materiale è stato esaminato scientificamente e si è giunti alla conclusione che non potevano essere stati prodotti sulla Terra, utilizzando semplice tecnologia terrestre”.

La Popovich, quindi, affermava che cinque UFO provenienti da altrove si erano schiantati sulla Terra e non erano di fabbricazione umana.

Inoltre, la Popovich elencava i cinque luoghi in cui si erano schiantati gli UFO: Tunguska (territorio di Krasnoyarsk), Novosibirsk, Tallinn (Estonia), Ordzhonikidze (Ossezia del Nord) e Dalnegorsk (territorio di Primorye).

Anche la pluri decorata aviatrice russa è stata testimone di avvistamenti di UFO. Tra cui ricorda quello accaduto nel 1983.

In quell’anno era in escursione sul Pamir con la figlia Oksana (all’epoca quindicenne). Mentre erano in quelle zone, Oksana urla: “Guarda, voltati!”.

Sopra la gola di Varzob era presente un oggetto rotondo, stazionario, luminoso.

Andarono quindi nella direzione dell’oggetto. Una volta avvicinatosi videro che l’UFO aveva la forma di un classico “piatto”, che in pochi secondi scomparve dietro ad una collina.

Fonte: Link

Chase Brandon, ex CIA: a Roswell Recuperati Astronave e Corpi

Nel settore più nevralgico della storia ufologica, quello degli incidenti UFO, ovvero casi riguardanti scafi alieni precipitati al suolo e recuperati ovunque nel mondo, ma soprattutto negli Stati Uniti, le poche conferme che parrebbero degne di considerazione provengono da fonti militari e di intelligence. Ammesso non sia abile disinformazione, quella giunta il 23 Giugno da Chase Brandon, veterano con 35 di servizio dei quali 25 anni trascorsi nelle unità speciali dei Servizi Segreti della CIA, sembra di grande rilevanza.

Brandon ha dichiarato: “Non ho alcun dubbio… so con certezza che un’astronave extraterrestre si schiantò a Roswell e che l’esercito ne raccolse i resti. Non solo i rottami, ma anche i cadaveri e che tutto questo fu momentaneamente reso pubblico. Questo per me è assodato al cento per cento. Lo affermo con tutto me stesso: a Roswell cadde un’astronave e i corpi furono recuperati. La categorica ammissione è arrivata durante il popolare programma radiofonico ‘Coast to Coast’ a cui Brandon ha preso parte per parlare del suo libro The Cryptos Conundrum’, un romanzo basato sull’affascinante aneddotica degli UFO e degli Extraterrestri e, in particolare, sull’incidente di Roswell avvenuto in New Mexico nel 1947. Un romanzo, pura e semplice fiction, dunque. Non proprio, perché la formula del mettere su carta informazioni in chiave non strettamente saggistica da diverso tempo è usata per superare certi limiti imposti dall’alto coefficiente di segretezza riguardante tutta la storia del fenomeno UFO.

Un esempio eclatante fu il best seller ’Out There’ di Howard Blum (Pocket Books, 1990), giornalista del New York Times che in una spy story basata su fatti reali coinvolgenti 17 membri dell’intelligence statunitense, portò alla luce l’esistenza di strutture militari alle prese con il top secret sugli UFO. 

Naturalmente, si tratta di contenuti da soppesare, come tutto ciò che arriva da un mondo dal quale, una volta ci si sia entrati, non si esce più, neppure da cadaveri. È la regola,nell’intelligence.

Ciò vale nel caso di Brandon, 007 super esperto di Hollywood, degli ambienti altolocati della comunicazione e di tutto ciò che fa spettacolo. È stato consulente tecnico per il cinema in pellicole quali ’The Bourne Identity’, ’Mission Impossible’, ’Bad Company’, ’Nemico Pubblico’ e ’La Regola del Sospetto’ e per varie serie televisive, come ’Alias’ e ’24’. È stato intervistato in programmi documentaristici trasmessi da Discovery, Learning Channel,History Channel, PBS, A & E, e dai tabloid televisivi E-Entertainment, Access Hollywood edEntertainment Tonight. Tutto questa sua attività si è dipanata alla luce del sole. Monitorareun impero placcato d’oro su un’anima di cartapesta per Brandon è stato agevole, un gioco da ragazzi e ufficiale per molti anni. Un VIP, insomma.

Di lui però ben poco si sa in termini di missioni “undercover” come agente infiltrato. Su alcune aleggiano sospetti di operazioni mirate a eliminare individui scomodi. Poca fiction in allegria, stile ’Hollywood Party’ di Blake Edwards con un mirabolante Peter Sellers e molta materia oscura, come nella serie ’Bourne’ con Matt Damon, che Brandon ha peraltro definito “spazzatura”. Una stroncatura, la sua, che a avviso di chi scrive appare pilotata, considerando che i tre episodi della trasposizione cinematografica ispirata da Robert Ludlumpossono essere interpretati casomai come sin troppo vicini alla realtà.

D’altra parte il sospetto di legami ancora attivi di Brandon con l’Agenzia è legittimo. Sarebbe il suo quindi un altro “outing” orchestrato e ben oliato. Come lui stesso ha ammesso in un’intervista al sito di entertainment UGO.com: “Sono stato un funzionario dell’Agenzia per 30 anni, 25 vissuti sotto copertura… Non è un lavoro o una carriera. È uno stile di vita, una vita basata sull’inganno. Il tuo compito è procurare informazioni e trovare persone che siano disposte a lavorare per te. Non sei un agente, ma un dirigente che reperisce agenti in grado di fornire informazioni.” Una mente pensante dietro una rete di spie. Per questo le sue dichiarazioni suscitano un mix di perplessità e consigliano prudenza nel valutarle.

Per corroborarle, Brandon si è riferito a una sua visita agli immensi archivi della HistoricalIntelligence Collection della CIA (HIC) a Langley, Virginia, un sancta sanctorum che custodisce oltre 23.000 volumi di storia mondiale dei servizi segreti, al quale Brandondichiara di aver avuto momentaneo accesso. Raggiunta una stanza laterale dove erano archiviate molte scatole piene di fascicoli, mosso presumibilmente non da semplice curiosità e potendo disporre di pochissimi minuti, Brandon riuscì a scovarne una che recava la dicitura ’Roswell’ e la aprì. Al suo interno “c’era diverso materiale, documenti e altri elementi” ha dichiarato Brandon a Coast To Coast, senza specificare la natura di ciò che aveva visto. Ovvio. Dire e non approfondire, lasciando sgomenti gli inquirenti UFO, è lo sport preferito dei servizi segreti.

Possiamo immaginare un Chase Brandon che allude a fotografie di corpi alieni e di un disco volante semi conficcato nel suolo desertico di Roswell e finanche a rapporti autoptici destinati all’attenzione di vertici militari dell’epoca. Ciò che ogni ufologo o appassionato della materia vorrebbe vedere con i propri occhi.

Però prove vere su Roswell, Brandon non le ha date. Impossibile, in definitiva, conferire credibilità alle sue asserzioni.

Di quest’uomo, dal bel volto da attore hollywoodiano, è noto il curriculum professionale, che include missioni in nazioni straniere tese alla lotta al terrorismo internazionale, operazioni contro-insurrezionali, lotta al traffico globale di stupefacenti e al contrabbando di armi. È stato analista CIA e consulente nello staff presidenziale per gli affari di politica estera, ha operato con servizi segreti di forze militari e della sicurezza straniere, istruttore di tattiche paramilitari e di spionaggio nei campi di addestramento segreti dell’Intelligence

Incredibilmente, il signor Chase Brandon ha anche un profilo Facebook. Mi è sembrato logico e opportuno il tentativo espresso in questo messaggio inoltrato due giorni fa: “Buon Giorno, Signore. Mi chiamo Maurizio Baiata. Sono un giornalista investigativo Italiano. Ho lavorato negli Stati Uniti per molti anni, sempre nel settore dell’Ufologia. Ho avuto l’onore di conoscere personalmente il colonnello Philip J. Corso, il colonnello Wendelle Stevens e il Sergente Maggiore Robert Dean. In Italia ho pubblicato il libro di Corso ‘The Day AfterRoswell’ e il suo diario (mai divulgato negli USA) ‘Dawn of of New Age’. So abbastanza suRoswell per essere convinto della sua realtà. Ciò nonostante, le sue dichiarazioni durante il programma Coast to Coast del 23 Giugno mi hanno molto colpito. Per questo vorreiesprimerle la mia gratitudine e sincera ammirazione. Sto scrivendo un articolo su di lei per il quotidiano Italiano online L’Indro e gradirei ricevere una sua conferma a proposito dei contenuti dell’intervista da lei rilasciata a C2C. L’articolo sarà pubblicato giovedì prossimo. Ringraziandola nuovamente per l’attenzione che vorrà prestarmi, Signore. Maurizio Baiata”.

Si sa, i giornalisti investigativi spesso sono degli idealisti e peccano di ingenuità. Tentar non nuoce, ma pretendere una risposta sollecita in questo caso sembra effettivamente fuor di luogo…

Link: L’Indro – di Maurizio Baiata

UFO Crash in Spagna nel 1899 ?

Su un articolo apparso sul giornale di stampo misteriosofico “Mas Alla” n.272 dell’ Ottobre 2011, scritto da Alex Muniente, si discute riguardo un UFO crash avvenuto nei pressi di Barcellona, quasi mezzo secolo prima della nascita dell’ufologia moderna. L’articolo riporta: “C’è una cospirazione dietro lo schianto extraterrestre avvenuto vicino Barcellona nel 1899? Nel tardo 19esimo secolo, esplose in aria nei pressi della Città dei Conti un misterioso aerolite che ha lasciato attonita e confusa la città.”

Dello stesso avviso non è il blogger Juan Carlos Victorio (qui il link), che pensa invece ad una meteora di grandi dimensioni inabissatasi al largo di Barcellona.

Fonte: Link
Traduzione a cura del CUT.

Progetto “Palladium”: Quando i cubani inseguivano gli UFO

Durante il 1960, entrambe le parti coinvolte nella guerra fredda cercavano il dominio tecnologico sull’altra. Solo pochi anni prima del 1960, la CIA stava attuando il progetto Oxcart (carro di buoi). Il progetto consisteva in una serie di aerei A-12s da ricognizione che raggiungevano la velocità Mach 3.2 (ndr: ricordiamo che 1 Mach corrisponde alla velocità del suono, 1.2 km/h) e raggiungevano facilmente una quota di crociera di 97.000 piedi (ndr: quasi 29mila metri) ed una gamma di 4.100 miglia nautiche. Per tutto questo tempo, questi aerei sono stati meraviglie tecnologiche in quanto non venivano rilevati dai radar, campo in cui nello stesso tempo i sovietici stavano facendo progressi, oltre ai SAM, missili terra-aria.

Gli USA avevano quindi bisogno di un qualcosa che mandasse fuori uso i sistemi sovietici, ma senza interferire con i loro progressi. Così decisero di ingannare la controparte con il progetto Palladium. Questo progetto consisteva nell’ iniettare nei radar nemici una serie di “aerei fantasma”, e doveva essere utilizzato per un migliore risultato con gli aeromobili Oxcart. Spiega meglio il progetto Gene Poteat, ricercatore CIA:

« Fondamentalmente, il segnale radar viene ricevuto, viene aggiunto del ritardo allo stesso segnale, e viene rispedito al mittente. Aggiungendo questo ritardo abbiamo potuto simulare falsi obiettivi riguardo gamma e velocità. Conoscendo la portata territoriale e la potenza del radar, potevamo simulare un qualsiasi aereo, da uno stealth ad uno immenso, a qualsiasi velocità ed a qualsiasi altitudine, e lungo una qualsiasi rotta prescritta. »

Il sistema non era però esente da difetti. Non si poteva sapere ad esempio quale fonte luminosa riscontravano sui radar i sovietici, o quale velivolo stavano seguendo in quel momento. Tuttavia gli Stati Uniti potevano porre rimedio a questi errori testando il progetto su uno dei radar più potenti che aveva a Cuba. Ancora, Gene Poteat dice:

« Non avevamo alcun problema a manipolare il segnale per mantenere i nostri aerei invisibili propria sopra le teste dei combattenti cubani. Abbiamo spento il sistema solo quando il team dell’ NSA sentì l’aviazione cubana che aveva rilevato a vista uno degli aerei, e che volevano abbatterlo. »

Anche se questi aerei non erano veri e propri UFO, come tali venivano rilevati dai piloti cubani. Più tardi questa tecnica di “ingannare” il nemico sarebbe stata chiamata “spoofing radar” (ndr: dall’inglese “to spoof”: ingannare). Molti scettici del campo UFO si riferisco al progetto Palladium e allo spoofing radar per spiegare gli avvistamenti in cui vengono coinvolti i radar e le apparecchiature tecniche, così come ci sono diversi ufologi che affermano che lo spoofing radar non può assolutamente spiegare tutti gli avvistamenti UFO, di fatti sarebbe impossibile ingannare diversi tipi di radar contemporaneamente, oltre alle eventuali testimonianze visive.

Fonte: LinkTraduzione ed adattamento a cura del CUT.

UFO in Florida, il giallo insoluto del Polaris

La Florida è una terra feconda per gli avvistamenti, un giallo storico che ancora sembra non trovare versioni concordi è quello del “Test Polaris” e del presunto UFO che vi sarebbe stato coinvolto. Una diffusa, e tutt’ora vigente, scuola di pensiero ufologica asserisce che gli UFO, qualunque sia la loro origine, non hanno mai realmente interferito con la propria presenza nella nostra vita quotidiana. Tuttavia numerosi episodi, anche del recente passato, sembrano indicare il contrario.

A Cape Canaveral, il personale della US Navy e dalla base sita in Florida, festeggia un capodanno di lavoro in quel lontano 1961. Mancano dieci giorni al via del test “missilistico”. E’ uno dei tanti esperimenti balistici che si svolgevano a Cape Canaveral in quegli anni. Siamo in piena guerra fredda, lo sviluppo missilistico è uno snodo strategico nella rivalità delle due superpotenze. Massima segretezza, esborso notevole di fondi, ampio uso di personale e mezzi. Cape Canaveral è una base protettissima, anche in funzione della corsa allo spazio. Gli uomini che lavorano al test del “Polaris” non lo sanno ancora, ma in quel gennaio di mezzo secolo fa saranno testimoni di un fatto perlomeno insolito, entrato negli annali dell’ufologia moderna.

Il test del 10 gennaio ha una interferenza e non di poco conto.

Infatti per diversi minuti, sui radar militari in Florida, si sarebbe registrata una traccia non identificata. E’ un oggetto non riconoscibile e non autorizzato a sorvolare quell’area. Dalle tracce radar si evinse che questo oggetto volante non identificato, quindi tecnicamente un UFO, sorvolò da vicino il missile. La sua velocità era notevole. Il test fallì. La cosa finì nel dimenticatoio, in ossequio alla segretezza e la paranoia della guerra fredda. L’episodio è citato in volumi di notevole pregio tematico, come ad esempio quelli di Greg Jenkins. Di cosa si trattò realmente? I realisti immaginano potesse trattarsi di qualche velivolo spia dei sovietici. Gli ufologi oltranzisti asseriscono l’impossibilità di tale teoria. L’Urss non disponeva di mezzi simili. Difficile stabilirlo mezzo secolo dopo, la nebbia della guerra fredda alimenta il giallo. Cosa volò nei cieli della Florida il 10 gennaio 1961?

Fonte: Link

1975, Abduction: Travis Walton

Locandina Americana di "Bagliori Nel Buio"

Cosa accadde in quella notte di novembre del 1975 a Travis Walton, giovane taglialegna allora residente in un tranquillo paesino dell’Arizona? E’ un caso che, a distanza di trentacinque anni, fa ancora discutere l’opinione pubblica americana e tutti coloro che si interessano di ufologia, tanto da ispirare una pellicola cinematografica (“Bagliori nel buio” di Robert Liberman, prodotto nel 1993). Il caso di Travis Walton è particolare, perchè è uno dei pochissimi episodi di presunto rapimento alieno cui avrebbero assistito numerosi testimoni oculari e le cui testimonianze coincidevano con estrema precisione.

Il rapimento e la sessione di iponosi regressiva. Travis Walton sarebbe stato rapito quella notte di novembre mentre, insieme ad altri suoi colleghi, rientrava in auto verso le rispettive abitazioni. Ricomparso in evidente stato di shock, cinque giorni dopo, fu sottoposto ad un trattamento di ipnosi regressiva. Durante la seduta affermò di essere stato vittima di esperimenti medici da parte di strani esseri. Gli esperti e appassionati di ufologia dettero immediatamente peso alla vicenda seguendo un classico teorema: troppi elementi coincidenti fanno una prova.

Travis Walton fu il bersaglio di violente polemiche. Il plotone degli ufo-scettici tentò di smontare, così come accade puntualmente durante la pubblicazione di un video d’avvistamento, punto per punto le tesi dei protagonisti e di coloro che le sostenevano. Tuttavia Walton si sottopose anche alla “macchina della verità”. Anche questo nuovo test non lo smentì: Walton perlomeno raccontava una storia a cui credeva sul serio.

Se fossero esistiti i telefonini nel 1975 il mistero, forse, sarebbe stato svelato. All’epoca, ovviamente, non esistevano mezzi tecnologici di larga diffusione per testimoniare, con un video, l’avvenuto contatto con gli alieni. Sarebbe bastato un telefonino di nuova generazione per riprendere la scena e portare la prova inconfutabile di quanto accaduto. La mancanza di riscontri, se non appunto le testimonianze oculari dei colleghi di lavoro di Travis Walton, rende il caso ancora aperto e senza una conclusione condivisa. Certo è che i presunti avvistamenti degli ultimi anni, documentati con tanto di riprese video caricate sul web, assottiglia ogni giorno che passa il campo degli ufo-scettici, riequilibrando di fatto l’opinione corrente sull’argomento. La differenza, tra ciò che accadde allora e ciò a cui assistiamo oggi, è forse tutta lì.

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Aggiornamenti Dalla Conferenza Stampa Del 27/09/2010 Su UFOs E Basi Nucleari

Alla fine la conferenza stampa degli ex militari statunitensi sugli ufo c’è stata. E non ha deluso le aspettative.

Come da noi anticipato già ieri, il capitano Salas ha ribadito: «L’aeronautica militare statunitense sta mentendo sulla sicurezza nazionale riguardo gli oggetti volanti non identificati, e noi possiamo provarlo». Accanto a lui ha rincarato la dose un altro ex ufficiale, il colonnello in pensione Charles Halt, che ha affermato di aver visto un disco volante proiettare fasci di luce verso il basso nella base aerea RAF Bentwaters in Inghilterra, e di aver saputo che l’oggetto è poi sbarcato nella nella zona di stoccaggio delle armi nucleari.

Molti gli episodi raccontati durante la conferenza stampa. Primo fra tutti l’episodio accaduto 16 marzo 1967, quando il capitano Robert Salas si trovava a più di 60 metri sotto terra, mentre svolgeva un turno di 24 ore monitorando un centro di lancio dotato di 10 missili nucleari Minuteman. Salas dice di essere stato coinvolto in un incidente nella Malmstrom Air Force Base in Montana, in cui un UFO avrebbe manomesso missili nucleari. Vi abbiamo ampiamente raccontato come si svolsero i fatti.

Ma sono emersi altri dettagli riguardanti altri avvenimenti: l’ex capitano Bruce Fenstermacher ad esempio, ha raccontato di aver visto volare nel 1976 una gigantesca astronave a forma di sigaro sulla base FE Warren nel Wyoming. Sei anni prima, era successa la stessa cosa alla base inglese della RAF di Bentwater, vicino Ipswich, che custodiva perfino testate atomiche. In questo caso è l’ex colonnello Charlese Halt della RAF ha testimoniato di aver sentito con le proprie orecchie la radio militare lanciare l’allarme che una astronave aliena era atterrata nel cortile della base, proprio a fianco agli ordigni atomici.
Il ricercatore ed esperto di UFO Robert Hastings, autore del libro UFO and Nukes: extraordinary encounters at nuclear weapon sites e che ha moderato la conferenza stampa ha infine dichiarato che finora gli alieni si sono limitati a sorvegliare il nostro pianeta, limitandosi ogni tanto a farci qualche “scherzetto” (vedi le basi nucleari), ma non esclude che, a breve, non si manifestino in modo più visibile e deciso.

La riunione è stata ripresa da numerosi media di tutto il mondo e un’ampia sintesi è stata trasmessa dalla CNN. Uno speciale è andato in onda anche su FOXNews. Insomma si fa sul serio, nessun pazzo scatenato che grida all’ufo, ma una serie di illustri militari, con anni di esperienza alle spalle, che senza avere la spada di damocle del licenziamento ha deciso di vuotare il sacco. Verità che non si possono liquidare con un’alzata di spalle. Fatti certi con cui l’opinione pubblica e i governi del mondo dovranno prima o poi fare i conti.

L’ultima riflessione è sulla copertura mediatica delle televisioni italiane: non pervenute. Ancora una volta tolti i siti specializzati nessuno ha fatto sentire nella nostra penisola la voce dei cover up.

A casa nostra del resto i problemi sono altri.

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Iran: un “lampo di luce” fa esplodere petroliera giapponese?

Il cargo nipponico colpito nelle acque fra Iran e Oman. Un membro dell’equipaggio ha visto un lampo di luce. Un marinaio è rimasto ferito. Una petroliera giapponese è stata danneggiata da un’esplosione vicino allo stretto di Hormuz, nelle acque fra l’Oman e l’Iran e si teme che sia stato un attacco. La società proprietaria, la Mitsui Osk Lines LTD , ha riferito al ministero dei Trasporti nipponico che l’episodio ha registrato un solo ferito. La nave è stata parzialmente danneggiata, ma è riuscita comunque a proseguire la navigazione. Dal cargo di grande stazza non c’è stata fuoriuscita di greggio. Secondo la Mitsui O.S.K Lines LTD, l’esplosione potrebbe essere stata creata da un attacco esterno. «Dal momento che uno dei membri dell’equipaggio ha visto un lampo all’orizzonte immediatamente prima dell’esplosione, la società sospetta che sia probabile un attacco», ha detto il ministero dei Trasporti giapponese. La nave trasportava 270mila tonnellate di petrolio greggio e si dirigeva dagli Emirati Arabi Uniti verso il porto di Chiba in Giappone. La nave ha deciso di cambiare rotta e di ritornare nel porto di Abu Dhabi, negli Emirati arabi uniti, da dove era partita, per riparare i danni prodotti dalla deflagrazione e per far curare un membro dell’equipaggio rimasto ferito. A bordo della petroliera erano presenti 16 filippini e 15 indiani, tutti membri dell’equipaggio. Al momento non sono chiari i motivi dell’esplosione, ma si ritiene che la nave possa essere stata oggetto di un attacco dei pirati somali, presenti in quell’area. Lo Stretto di Hormuz collega il Golfo Persico -con i porti di ricchi Paesi petroliferi come Kuwait, Bahrain e Qatar- e l’Oceano Indiano, ed è un canale altamente strategico per le forniture energetiche globali.

Fonte: http://www.lastampa.com/redazione/cmsSezioni/esteri/201007articoli/57116girata.asp

Nessun attacco, solo un “onda anomala”

E’ stata un’onda anomala a colpire la petroliera giapponese M.Star nello stretto di Hormuz, nelle acque fra l’Oman e l’Iran. Lo ha reso noto un funzionario dell’autorità portuale degli Emirati arabi uniti, citando membri dell’equipaggio. Inizialmente alcuni testimoni avevano raccontato di aver visto un “forte bagliore”, lasciando ipotizzare un attacco di pirati. La nave è diretta dagli Emirati arabi uniti verso il porto di Chiba in Giappone.

Fonte: http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo487412.shtml

Dubbi sull’onda anomala e sul terremoto

Il sito DEBKAfile che si occupa di Analisi Politica Globale, Spionaggio, Terrorismo e Sicurezza dichiara che, anche se si è avuta una conferma di un terremoto di basso livello nella zona di Bandar Abbas con magnitudo 3.4 della scala Richter, non è spiegabile il fatto del “lampo di luce” poco prima dell’esplosione. Ciò non corrisponde, secondo analisti militari, alla teoria del terremoto.

Articolo completo (in inglese): http://www.debka.com/article/8934/

Ci domandiamo, da dove proveniva quel “lampo di luce” all’orizzonte prima dell’esplosione?

Veterano della Marina statunitense vide un UFO suoi radar

 

Jim Warnica fu arruolato nella Navy Reserve nel periodo che andava dal 1944 al 1946. Nacque il 31 luglio del 1926 a Clovis e visse a Portales. Racconta, in una intervista rilasciata sul quotidiano online “Cannonconnections”, che assistette al lancio della bomba ad Hiroshima e Nagasaky ed ebbe la fortuna di assistere alla firma del “deponete le armi” dei giapponesi a Tokyo. Nell’intervista racconta anche che, mentre era in servizio al Navy Reserve come addetto radar, vide un oggetto misterioso. Dichiara che “ricordo che un giorno il mio schermo radar rilevò un oggetto veloce in movimento, che non aveva l’aspetto di un aereo. Si muoveva più veloce di qualsiasi aereo che potesse volare. Questo avvenne prima che gli UFO fossero conosciuti“. Davvero una testimonianza inedita, importante, di una persona attendibile.

Intervista completa (in inglese) su http://www.cannonconnections.com/news/strong-2981-navy-overseas.html

Sopra foto di esempio (non corrisponde all’avvistamento in questione) di una postazione radar.

Incontri ravvicinati del 3° tipo: il caso Rizzi

Quella notte del primo sabato del luglio 1968, il rappresentante industriale Walter Marino Rizzi, di Bolzano, era ben lungi dal prevedere ciò che il destino aveva in serbo per lui, che mentre percorreva a bordo della propria auto il Passo Gardena, sulle Dolomiti, intenzionato a raggiungere la località di Campitello, ove la zia gestiva un Hotel, stava in realtà andando incontro all’esperienza più sconvolgente della sua vita.
Erano da poco trascorse le 24 quando, imbattutosi improvvisamente in densi banchi di nebbia, alquanto inusuali per la stagione, fu costretto a fermarsi, completamente privo di visuale. Scorto nelle immediate adiacenze un piccolo piazzale, decise di fermare la vettura per trascorrere lì la notte, desistendo ragionevolmente dal proposito di proseguire un viaggio in condizioni così rischiose. Poco dopo essersi addormentato, venne bruscamente destato da un acre odore di bruciato. Temendo che la sua Seicento stesse prendendo fuoco, per via di un ipotetico corto circuito, volle dare un’occhiata al motore, ma riscontrò che ogni cosa era a posto. Stava ancora ispezionando la macchina, quando scorse sotto di lui, sul lato opposto della strada, a circa 500 metri di distanza, un potente bagliore luminoso che scaturiva attraverso uno squarcio della coltre di nebbia. Sembrava a prima vista la terrazza di un albergo illuminata a giorno: l’unico problema era che in quella zona, a lui estremamente famigliare, di alberghi non ve n’era l’ombra… Avvicinatosi alla fonte dello strano fenomeno, constatò, allibito, la presenza di un enorme oggetto discoidale, immerso in una specie di luce lattiginosa: la strana macchina, sormontata da una cupola trasparente, poggiava su tre sostegni, e misurava, circa settanta-ottanta metri di diametro.
“Arrivato a cinquanta metri, notai che sul lato destro del disco c’era un robot cilindrico alto due metri e mezzo, con tre gambe e quattro braccia, che teneva la parte esterna dell’oggetto, e la faceva girare come se stesse riparando un guasto… ora vedevo perfettamente: era di un alluminio chiaro, che a volte pareva quasi trasparente… la luce bianca terminava a circa cinquanta centimetri dal disco, come se fosse un muro… Arrivato ove iniziava il muro di quella strana luce, mi sentii di colpo bloccato, come se il mio corpo pesasse mille chili; ero incapace di muovermi e facevo molta fatica a respirare. Vi era dintorno un gran calore ed un fortissimo odore di bruciato… La cupola di vetro sulla sommità del disco era particolarmente rilucente e vidi due esseri che guardavano giù…”
In quel preciso momento una specie di botola si aprì nella parte inferiore dell’UFO, sprigionando una densa luce viola ed arancione, dalla quale emerse una strana figura vestita di un casco di vetro e di una aderente tuta argentea, provvista di una vistosa cintura posta in corrispondenza della vita, che gli si fece incontro con dei lunghi passi, “sfiorando” il terreno.
“Sembrava alto poco più di un metro e sessanta… e quando fu a poco più di un metro da me, alzò la mano destra e mi guardò fisso negli occhi… Aveva i capelli cortissimi, castano chiaro… I suoi occhi erano bellissimi, più grandi dei nostri, leggermente obliqui, come quelli di i un gatto, con la parte bianca color nocciola, l’iride azzurro-verde e le pupille ovali, che si contraevano continuamente. Anche il naso, molto piccolo, ricordava quello dei felini. Le sue labbra erano sottilissime e quando sorrise vidi che aveva dei denti bianchi e regolari. La pelle era color verde oliva chiaro e levigata come una gomma… Quello che mi colpì maggiormente in lui erano le gambe e le braccia: i piedi sembravano degli zoccoli, mentre l’avambraccio era molto più lungo del normale; le mani, guantate, mi parevano sottili e lunghe.”
Il contatto visivo ravvicinato con lo sconosciuto trasmise nel testimone una sensazione di improvvisa ed illimitata felicità:
“Mi sentivo ora libero e leggero come una piuma… Non trovo le parole adatte per descrivere lo stato d’animo che avevo, era una sensazione celestiale; volli abbracciarlo ma di colpo mi sentii di nuovo bloccato, e lui con il braccio mi fece cenno di non farlo. Volli allora chiedergli in italiano da dove venisse… Non ebbi neanche il tempo di formulare la domanda, che già nel mio cervello ebbi la risposta… Così si svolse tutta la nostra comunicazione: egli mi leggeva nel pensiero, dandomi all’istante la risposta.”
Con queste ultime parole è eloquentemente descritto il processo di interscambio telepatico, sotto la cui egida si articolò l’intero incontro.
Da questo momento l’alieno cominciò ad erudire l’interlocutore terrestre sul proprio mondo di provenienza, un pianeta molto lontano dalla nostra galassia, grande quasi due volte il nostro e provvisto di due soli, uno più grande ed uno più piccolo, determinanti un lungo giorno ed un lungo crepuscolo, a fronte peraltro di una notte brevissima; aggiunse inoltre che il mondo in questione possedeva un panorama di sconfinata bellezza dato da montagne altissime e vegetazione lussureggiante. Poi, passò a descrivere gli usi e costumi vigenti nella propria avanzatissima società, fornendo il classico quadro utopico-idealistico, ricorrente in numerosi resoconti contattistici: rapporti collettivi armonici, indole vegetariana e non violenta degli abitanti, vita molto più lunga della nostra e totale assenza di malattie. In particolare, affermò che la longevità, sul proprio pianeta, era assicurata da una tecnologia in grado di “rigenerare continuamente e potenziare le cellule dell’organismo”, per cui la morte sopraggiungerebbe nel soggetto solo con il totale esaurimento del ciclo energetico interno.
Altri dettagli dell’inconsueta divulgazione furono ovviamente rivolti alle peculiarità fisiche e metaboliche della propria prodigiosa specie spaziale: una pelle il cui colore verde oliva era solo apparente, in quanto mero prodotto della ricezione dello spettro elettromagnetico, tipica dei terrestri; un organismo molto semplice, dato da un apparato digerente privo dei relativi annessi, ma per contro provvisto di un cuore e polmoni alquanto sviluppati, in funzione della necessità di una consistente immissione d’aria per la nutrizione di sangue e cervello. Circa quest’ultimo l’essere spiegò che era di dimensioni doppie rispetto al nostro ed in grado di compiere cose che a noi sarebbero impossibili; inoltre esso accennò alla propria robusta struttura corporea data da muscoli potenti, concepiti per resistere alla forte pressione atmosferica del pianeta di origine. Un ultimo tratto caratteristico, in rapporto all’uomo, era l’assenza di differenziazioni legate al sesso, motivata da una riproduzione non dipendente da accoppiamento.
Particolari alquanto interessanti, alla luce delle nozioni di cui oggi disponiamo sulle presunte caratteristiche tecnico meccaniche degli UFO, affiorano anche dalle osservazioni del testimone sul grande oggetto discoidale: veramente notevoli in un’epoca nella quale vigeva a questo riguardo, presso i pochissimi studiosi, una visione alquanto “naive”, di fatto mutuata dalla pubblicistica fantascientifica:
“Ogni tanto scrutavo il disco per capire come era costituito: non vi era una saldatura o bulloni e giunture: sembrava ‘fuso in un sol pezzo’. La composizione del suo materiale, mi disse, era mille volte più resistente di un qualsiasi nostro. Inoltre aveva la proprietà di ‘autosaldarsi automaticamente’.” L’alieno trasmise inoltre al Rizzi dettagli in merito ai grandi veicoli madre, vere e proprie portaerei siderali che coprono le distanze interstellari, “in grado di arrivare sino a cinque chilometri di diametro”, ed all’energia propulsiva che essi sfruttano, derivante “dai sistemi solari e dai campi di attrazione e repulsione dei pianeti”; una fonte di “inesauribile e terrificante potenza”, con la quale l’avanzatissima tecnologia perviene a velocità ben superiori a quelle della luce: “Eliminano le distanze all’istante, trasferendo la materia, e quindi loro stessi, compresi i loro mezzi.”
Altro interessantissimo particolare di questa comunicazione si riscontra nel punto in cui l’essere informò il terrestre di strani corpi celesti, alquanto temibili per la navigazione spaziale: “Il solo pericolo per questi grandi dischi sono dei pianeti la cui attrazione magnetica è spaventosa anche a grandi distanze; la compattezza di questi pianeti è tale che un solo metro cubo di esso pesa più del nostro sistema solare.” Il pensiero a questo punto non può che correre ai famosi Buchi Neri; vi è però un dato che non può che sconcertare: il fatto che tali corpi furono per la prima volta scoperti nel 1971, vale a dire ben tre anni più tardi l’incontro ravvicinato del Rizzi!
Non mancò neppure un inquietante vaticinio sul futuro del pianeta Terra, come da prassi frequentemente riscontrata nella casistica degli incontri con entità extraumane:
“Volli inoltre sapere perché non ci facessero partecipi delle loro conoscenze tecnologiche e perché non rimanessero con noi per un certo tempo… Replicò che era impossibile per loro interferire con l’evoluzione di un altro pianeta; che trascorrere del tempo nel nostro sistema solare li avrebbe fatti invecchiare precocemente, e infine che non avremmo mai raggiunto il loro stadio evolutivo, per via della precarietà della crosta terrestre: in un prossimo futuro avverrà uno spostamento dei poli e questo produrrà una vasta apertura nella crosta terrestre, provocando cataclismi che distruggeranno l’ottanta per cento della popolazione mondiale, lasciando solo una stretta striscia di terra inabitabile per i superstiti.”
I pensieri del terrestre corsero quindi all’immagine di Dio, chiedendo allo straniero se un credo del genere esistesse anche sul suo lontano pianeta. Dapprima apparentemente confuso, l’essere rispose che per loro Dio è ovunque: nelle piante, negli animali, nelle rocce, nell’erba ed in tutta la natura esistente, e che da come ci si comporta verso quanto ci circonda, si ricevono determinanti influssi positivi o negativi.
Nel frattempo il robot, cessato il proprio lavoro, era divenuto più piccolo, e sfiorando il terreno si era avvicinato alla parte inferiore del disco, in corrispondenza della botola dalla quale fuoriusciva una luce arancione. Con estremo rammarico Rizzi avvertì ché l’incontro stava volgendo al termine:
“Venni preso dalla disperazione, pensando che non l’avrei più rivisto. Gli chiesi, lo supplicai di prendermi con loro… mi disse che non era possibile: il mio organismo non avrebbe sopportato le loro vibrazioni ed energie; allora, preso dalla disperazione, mi misi in ginocchio e piangendo lo pregai di darmi qualcosa di lui. Mi fissò con il suo meraviglioso sguardo, dandomi ancora quella sensazione di pace e tranquillità e nel contempo allungò il suo braccio destro, sfiorando la mia spalla sinistra, e mi sentii sollevare da terra come una piuma…”
Contemporaneamente lo straniero amico indietreggiò lentamente, e alzando il braccio destro in direzione del terrestre, in segno di saluto, si portò al centro del disco, ponendosi di fianco al robot, e scomparendo in un fascio di intensissima luce.
“In quell’istante una forza invisibile mi sospinse lontano dal disco: cercai di fermarmi ma era come se fossi trasportato di peso. Solo dopo circa duecento metri potei fermarmi. Con emozione mi misi a guardare la partenza, la luce bianchissima ovattata che avvolgeva il disco cominciò ad affievolirsi, i sostegni rientrarono… il rotore esterno prese a girare vorticosamente, silenzioso, la luce cominciò a divenire sempre più intensa… giunto ad un altezza di trecento metri, l’alone che circondava l’oggetto divenne bianchissimo, nel contempo udii come un fischio che mi ruppe quasi i timpani, e come una schioppettata si alzò in cielo verso Nord Est e sparì…”
Brancolando l’uomo si portò alla sua auto, pizzicandosi più volte come per accertarsi che non fosse reduce da un comune sogno… Malgrado scosso e sconcertato, sentiva che quel giorno aveva aperto un capitolo completamente nuovo della sua vita.
Improvvisatosi “field investigator”, Rizzi fece più sopralluoghi nei giorni che seguirono sul punto dell’atterraggio, raccogliendo qua e là campioni vegetali e minerali, e scattando foto.
“Con mia grande sorpresa – ricorderà – mi accorsi che sull’area ove era caduta la luce abbagliante, l’erba era cresciuta tre volte più alta rispetto a quella circostante.” A casa egli cercò inutilmente di rendere edotto il cugino della propria straordinaria avventura, ma questi, pur constatando in lui uno stato d’animo effettivamente alquanto atipico, reagì con una risata alla narrazione, insinuando che egli si fosse ubriacato. Riuscì peraltro a trovare pieno ascolto e fiducia da parte della figlia, che egli, allo scopo, raggiunse in California, ove si era trasferita.
Deciso a divulgare la storia del suo contatto, con l’aiuto della congiunta, prese a spedire innumerevoli lettere a tutti gli indirizzi che comparivano sulle riviste americane dedicate agli UFO. Non ricevendo alcuna risposta, rientrò in Italia, del tutto rassegnato all’idea di dover tenere per sé la propria avventura, come avrebbe fatto per parecchi anni a venire.
Ma l’incredibile avventura del Rizzi aveva trovato una curiosissima anticipazione in un episodio avvenuto parecchi anni prima, durante la guerra. Nel 1941/42, il nostro protagonista era di stanza a Rodi, in Grecia, ove prestava servizio come meccanico aeronautico e interprete per l’aeronautica italiana e tedesca all’aeroporto di Gadurra. Un giorno, su invito di una bambina che andava spesso a trovarlo al campo, si fece condurre in cima ad una montagna, dove dimorava un singolare personaggio, detto il “Santone”, un vero e proprio eremita. Come l’uomo si avvide dell’arrivo dell’italiano, alzò la mano destra, in segno di saluto, proprio come avrebbe fatto lo “straniero” dai tratti felini parecchi anni dopo. E alla stessa stregua del misterioso Visitatore, il vecchio prese ad erudire il Rizzi con nozioni “fantastiche” agli occhi di quest’ultimo, parlando di un universo ricco di pianeti abitati, e della possibilità di viaggiare nello spazio con il proprio corpo astrale, superando in tal modo le enormi distanze cosmiche. Un singolare accenno fu dedicato dal “Santone” agli abitanti di tali mondi, alcuni dei quali, precisò, sarebbero in possesso di avanzatissime tecnologie date da mezzi di trasporto capaci di viaggiare con la velocità dei fulmini. “I vostri aerei – affermò – fanno ridere in confronto!” Su richiesta dell’ospite, il vecchio prese a tracciare per terra i profili di quelle macchine, a suo dire così straordinarie. Con spirito di distacco il Rizzi constatò fra sé che quei disegni descrivevano incomprensibili ed inverosimili ordigni circolari, che mai avrebbero potuto levarsi in volo in quanto del tutto privi di ali e di eliche… Intuito lo scetticismo dell’italiano, il vecchio concluse sorridendo: “Verrà un tempo in cui dovrai ricrederti…” tratteggiando così vagamente in quelle parole ciò che un giorno si sarebbe effettivamente verificato.

Fonte: http://www.fratellidiluce.it

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