CENTRO UFOLOGICO TARANTO MAGAZINE

PORTALE DI DIVULGAZIONE E INFORMAZIONE UFOLOGICA, MISTERI SPAZIALI, STORICI E PALEONTOLOGICI

60 anni fa Laika , un ricordo e una riflessione

di Franco Pavone – Componente Centro Ufologico Taranto

SPUTNIK II SPACE DOGPremesso il fatto che il sottoscritto è un amante degli animali , i cani in
particolar modo , visto che ho allevato due yorkshire , Rocky e l’attuale
Michael , cani che considero alla stregua di figli , e che preferisco
chiamare esseri viventi e non cani , anche perché a dispetto di qualcuno
pure loro hanno cuore , cervello e anima e a cui manca solo la parola , non
posso esimermi come ricercatore appassionato di storia dell’astronautica ,
e di tutte le altre materie di studio di cui mi occupo con la passione prima
accennata , dal rievocare e fare delle riflessioni sulla tragica storia della
cagnetta Laika , il cui vero nome era Kudrjavka ( ricciolina ) .
Parlare di esseri viventi è fondamentale , perché se non abbiamo
considerazione delle creature con cui dividiamo il nostro martoriato
pianeta , dove il rispetto per la vita umana , animale e vegetale sembra sia
diventato quasi impossibile ,
in questa era contemporanea a dir poco complicata , dove violenze fisiche
e psicologiche varie , che non stiamo in questa sede a elencare , e un
progresso tecnologico non andato di pari passo con quello di mentalità ,
non riesco ad immaginare come potremo un giorno interagire con altre
civiltà del Cosmo . Quando Laika , che pare significasse
“ piccolo abbaiatore “ , fu lanciata dal cosmodromo di Baikonour in
Kazakistan il 3 Novembre 1957 , seconda capsula spaziale lanciata
dall’URSS dopo lo Sputnik I° , si pensava anche di far coincidere il lancio
con il 40° anniversario della Rivoluzione d’Ottobre del 7 Novembre 1917 ,
in nome della supremazia sovietica nella gara spaziale con gli Stati Uniti in
periodo di Guerra Fredda , quando si sacrificavano in nome della scienza
militare sia vite umane che animali . Conosciamo bene del resto l’epopea
dei fratelli Judica Cordiglia , che oltre ad aver intercettato il battito
cardiaco della stessa Laika , captarono anche le invocazioni di alcuni
cosmonauti perduti rimasti sconosciuti . Chi come persone della mia età ha
seguito le imprese spaziali americane e sovietiche di quel tempo , le prime
pionieristiche esplorazioni spaziali , essendo come ho detto prima un
grande appassionato di astronautica , con in testa il primo sbarco umano
sulla Luna del 21 Luglio 1969 dove all’età di 15 anni per tutta la notte fui
attento spettatore in televisione di quell’ impresa lunare , sono sempre
rimasto colpito dalla storia di Laika . La sua missione di bastardina

randagia cominciò quando fu raccolta dalle strade di Mosca , una delle
tante creature a quattro zampe che vagavano libere per le vie , incuranti del
fatto che un giorno sarebbero potute diventare cavie per esperimenti , in
nome di una ideologia atta a dimostrare la presunta supremazia in campo
spaziale . Incrocio tra un husky siberiano e un terrier , Laika fu condotta
nella Città delle Stelle , il centro spaziale sovietico dove si allenavano i
futuri cosmonauti , e sottoposta ad allenamenti estenuanti , come quello
nella centrifuga , che provocava in lei un aumento abnorme dei battiti
cardiaci e un terrore che le sarebbe rimasto in eterno , oltre ad essere
rinchiusa in strettissime gabbie per settimane , per abituarla alla
permanenza nell’angusta capsula spaziale Sputnik II° . Laika si affezionò
ai suoi istruttori , non presagendo il destino a cui andava incontro ,
capitanati da Oleg Gazenko , che in seguito si è più volte dichiarato pentito
per aver causato inutili sofferenze alla povera bestiola , che non hanno
portato significativi progressi alla scienza spaziale . In effetti mi sono
sempre chiesto perché non sono stati mandati subito cosmonauti volontari
in questa missione , per testare gli effetti dell’assenza di gravità , della
permanenza umana nello Spazio e delle reazioni al bombardamento dei
raggi cosmici sull’organismo , invece di una cagnetta che in mancanza di
parola non poteva difendere i suoi diritti , anche perché la gara spaziale
non ammetteva ritardi . Chi si arroga la presunzione di decidere che
l’uomo è più intelligente di un cane o di una qualsiasi altra creatura
senziente ? E a proposito del concetto di intelligenza , rammento un
romanzo di letteratura di anticipazione del 1972 , letteratura infinite volte
preveggente su tali tematiche , dal titolo : Conscience Interplanetary ,
pubblicato in Italia dalla collana Urania Mondatori n. 655 il 13 Ottobre
1974 con il titolo “ Chi è intelligente ? “, romanzo dello scrittore
americano Joseph Green , che in precedenza aveva lavorato per la NASA ,
specializzato nella pubblicazione di brochure e materiale scientifico per il
pubblico interessato alle imprese spaziali . In questo romanzo uno speciale
corpo di “ esperti “ , denominati “ filosofi ambientali “ , aveva il compito
di prendere le difese delle specie aliene intelligenti contro l’ingordigia
umana , ma non tutti avvallavano le loro decisioni . I Conservazionisti si
opponevano alla salvaguardia delle specie intelligenti aliene , magari
perché avevano forme diverse dalla natura umana , tipo : foche , farfalle ,
cristalli ecc. , in nome di uno sfruttamento economico , fisico e
psicologico, trattandole come creature inferiori . Il filosofo ambientale
protagonista del romanzo , girava la galassia di mondo in mondo per

stabilire il grado di intelligenza delle varie razze che venivano scoperte ,
così da evitare e di ripetere i conosciuti atti di sterminio della storia
terrestre , con popoli perseguitati perché ritenuti inferiori . Ma ovviamente
i casi erano molto diversi tra loro , perché non esisteva una definizione
universale di intelligenza : ognuno nel proprio mondo e nel proprio
contesto aveva il suo tipo di intelligenza . Quindi il filosofo ambientale
protagonista del romanzo doveva salvare specie endogene “ stupide “ ,
dando dimostrazione che in qualcosa pure loro avevano una parvenza di
intelligenza . In effetti come decidere dove finisce l’istinto e dove
comincia l’intelligenza ? Questa mia citazione di un’opera pubblicata anni
fa è illuminante in rapporto alla storia di Laika , un essere vivente
intelligente che per mancanza di parola e di una diversa forma anatomica ,
non ha potuto difendere la propria vita , non disponendo all’epoca di un
filosofo ambientale che ne prendeva le difese . Quindi ribadisco , dove
comincia l’istinto e dove la ragione ? Cosa balenava nella mente di Laika
nel terrore che accompagnò il suo lancio nello Spazio ? Quali erano i suoi
pensieri di creatura intelligente ? Siamo sicuri che l’uomo è l’essere più
intelligente ? Da qualche tempo nutro seri dubbi su questo assunto . Mi
auguro solo che Laika abbia sofferto il meno possibile , anche perché nel
2002 a un congresso di medicina spaziale organizzato a Houston nel
Texas, il dott. Dimitri Malashenkov , lo specialista che ne seguì le sorti ,
affermò che la cagnetta morì dopo 5 ore dal lancio , dopo aver compiuto la
4a la orbita intorno alla Terra , perché la temperatura nella navicella
cominciò a oscillare tra il caldo e il freddo estremi . Il cuore di Laika
cominciò a battere in maniera irregolare e andò in fibrillazione . L’assenza
di peso ne rallentò quindi le pulsazioni e il suo cuore cessò di battere . Ma
forse morì di paura , solo per il fatto stesso di essere rinchiusa in
quell’abitacolo stretto , e nella solitudine dello Spazio , oltre allo stress
sonoro del lancio . Probabilmente si trovava meglio come randagia nei
vicoli di Mosca , dove rincorreva i gatti e stava in compagnia con altri
cani, non immaginando che quegli uomini che la stavano addestrando e a
cui si era affezionata , stavano organizzando il suo lungo celeste funerale ,
che sarebbe durato 6 mesi e 2570 orbite , vittima della crudeltà umana ,
che per mezzo di cavie animali , sperimenta anche nuovi farmaci in nome
di una scienza inumana e del profitto delle multinazionali farmaceutiche .
Che diritto abbiamo quando pur di salvare vite umane usiamo gli animali
come carne da macello . Del resto non dimentichiamo che durante la
Seconda Guerra Mondiale , anche cavie umane furono usate per

agghiaccianti esperimenti dai “ medici “ nazisti e da quelli giapponesi
della sinistra Unità 731 . L’uomo è recidivo in questo senso . Ma come ho
detto poc’anzi , dove comincia l’istinto e dove l’intelligenza ?
Forse lo sa solo Dio .

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Svelato il mistero della materia mancante dell’universo

shape=(5000,5000)Potrebbe nascondersi nei debolissimi filamenti di gas, che come una gigantesca ragnatela pervadono tutto l’universo e collegano le galassie, la massa mancante dell’universo, ossia la materia ordinaria che manca all’appello nei calcoli degli astrofisici. Lo indicano due ricerche indipendenti coordinate da Anna de Graaff, dell’università di Edimburgo, e da Hideki Tanimura, dell’Istituto di Astrofisica Spaziale di Orsay, e pubblicate sul sito arXiv.

I cosmologi hanno infatti un problema di ‘inventario’: non riescono a osservare molta della materia che compone l’universo. Oltre alla sfida di individuare energia oscura e materia oscura, due componenti invisibili e misteriose che costituiscono più del 95% del cosmo, c’è anche un altro problema meno noto: manca all’appello anche parte della materia visibile, che compone tutto quello che conosciamo, dalle stelle, ai pianeti, agli esseri umani.

Quando gli astronomi osservano l’universo, vedono infatti in stelle, nebulose, nubi di gas e polveri presenti nelle galassie, solo circa il 50% della materia ordinaria, ma manca all’appello l’altra metà. È stato teorizzato che la materia mancante dovrebbe trovarsi in forma di filamenti di gas molto rarefatto che si trovano tra le galassie, ma finora queste strutture non erano mai state individuate.

Analizzando i dati del satellite Planck, dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), che ha osservato l’universo neonato, e confrontandoli con i dati relativi a oltre 2 milioni di galassie, i ricercatori per la prima volta hanno visto le tracce della materia mancante. In particolare nei dati di Planck gli astrofisici hanno cercato il segnale termico chiamato effetto Sunyaev-Zel’dovich che consente di individuare oggetti celesti molto deboli nella radiazione cosmica di fondo che permea l’universo, residuo dell’esplosione del Big Bang. E proprio grazie al confronto tra le mappe di Plank con quelle delle galassie, e alla sovrapposizione delle immagini, i ricercatori hanno trovato il debolissimo segnale di quei filamenti di gas molto rarefatti che sfuggono alle osservazioni dirette.

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Buzz Aldrin e Marte: andiamoci e restiamoci!

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Aldrin-astronauta-ovni-apoloXI-picL’umanità deve andare su Marte e restarci, passando dalla Luna: a proclamarlo è Buzz Aldrin, ospite d’eccezione oggi dell’ultima giornata del Wired Next Fest a Milano. Inondato dagli applausi di una Wired House gremita, l’astronauta americano passato alla storia come secondo essere umano a calcare il suolo del nostro satellite, ha condiviso memorie del suo leggendario viaggio e le sue idee sul futuro dell’esplorazione spaziale. A cominciare dall’obiettivo Marte, di cui l’87enne astronauta è sostenitore al punto da presentarsi con una maglietta che recita ‘Porta il tuo culo su Marte!’. Ma per Aldrin il pianeta rosso non va semplicemente visitato: “Marte andrebbe occupato con missioni continue che si possono succedere a distanza di anni per sostituire i coloni: dobbiamo andare e restare, non solo lasciare impronte e bandiere.

L’America deve guidare una coalizione di nazioni: in 8 anni potremmo tornare sulla Luna per assemblare gli habitat e i lander riutilizzabili e da lì andare su Marte. Ai nostri tempi non avevamo davvero un piano, stavamo rincorrendo la tecnologia: la collaborazione è migliore della competizione”. Nella sua visione le tappe della conquista marziana passano quindi dal satellite che lui stesso contribuì a conquistare nel 1969: “I contribuenti americani non sosterrebbero mai un ritorno sulla Luna in sé, ma solo come parte di un piano verso Marte. Ma per questo servono voli commerciali tra la Terra e la Luna e un propulsore che sia efficiente ed economico, non il nostro vecchio Saturn”. In questo il ruolo dei privati come SpaceX è essenziale: “Il governo americano non dovrebbe entrare in competizione, dovrebbe lasciare che le aziende aerospaziali private competano tra di loro, e poi esprimere il suo parere e scegliere il propulsore migliore”. Ma anche lo stesso sistema industriale e tecnologico soffre rallentamenti: “Il nostro presidente parla della palude di Washington: effettivamente l’industria aerospaziale tra fusioni, lobbismo, soldi e operato del Congresso si è paralizzata. Bisogna sistemare questa cosa, perché o esploriamo o ci estingueremo”.

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Giove: Tra tempeste giganti e suoni misteriosi

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Giove da 52mila km

JPL/Nasa: Foto di Giove da 52mila km

La ionosfera di Giove emette suoni dolci e spettrali. Potete ascoltarli nel nuovo video pubblicato su YouTube dalla Nasa, che riportiamo in questa notizia. Se possiamo sentirli è grazie agli strumenti della missione Juno, che durante uno dei passaggi ravvicinati ha raccolto questa emozionante testimonianza. Confrontando i dati con quelli raccolti lo scorso 2 febbraio si vede inoltre nello spettrogramma che la densità di plasma è cresciuta rispetto al passaggio precedente. Nella nota ufficiale l’Agenzia Spaziale spiega che i toni tratteggiano la densità elettronica, e sono probabilmente associati a un’interazione tra il veicolo spaziale e le particelle cariche nella ionosfera gioviana. Al momento non sappiamo ancora quale sia la fonte esatta di questi suoni – che è argomento di studio.

Curioso il fatto che se un essere umano stesse sorvolando Giove probabilmente non sentirebbe nulla perché le frequenze sono nell’ordine dei 150 kHz (potete ascoltare qui), troppo alte perché il nostro orecchio possa captarle. I suoni non sono l’unico “bottino” raccolto da Juno nel corso dell’ultimo passaggio ravvicinato. La camera JunoCam come sempre ha svolto un lavoro egregio, che ha permesso agli scienziati di raccogliere informazioni preziose come la presenza di cicloni polari con diametri di mille chilometri, sistemi di tempeste che si spingono in profondità, e un campo magnetico circa 10 volte quello terrestre.

Altra sorpresa è stata regalata dal Juno Microwave Radiometer (MWR), che misura il flusso della radiazione elettromagnetica emessa dalla superficie per effetto della sua temperatura. La sua azione parte dallo strato esterno di nuvole di ammoniaca e arriva fino a quelli più interni, a circa 550 chilometri. Emerge che la presenza di ammoniaca è variabile e sembra aumentare negli strati più interni.

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Il mistero della “stella degli alieni”

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Il fenomeno sembra essere dovuto a qualcosa che si trovi ripetutamente di fronte alla stella KIC 8462852, a 1300 anni luce anni nella costellazione del Cigno. Una delle ipotesi più realistiche è che sia circondata da numerose comete o da pianeti in formazione. Ma c’è che pensa ad affievolire la sua luce possano essere gigantesche strutture costruite da una civiltà aliena.

26310-kic-8462852È un vero mistero. Per cui astronomi professionisti, fisici e semplici appassionati di “cose spaziali”. Torna a indebolirsi, e a mobilitare squadre di astronomi, la stella che ha fatto sognare gli appassionati di fantascienza per il sospetto che ad affievolire la sua luce possano essere gigantesche strutture costruite da una civiltà aliena. Anche in questo caso, il fenomeno sembra essere dovuto a qualcosa che si trovi ripetutamente di fronte alla stella KIC 8462852, a 1300 anni luce anni nella costellazione del Cigno. Una delle ipotesi più realistiche è che sia circondata da numerose comete o da pianeti in formazione.

Come riporta Science sul suo sito, la stella ha ricominciato a indebolirsi il 24 aprile e fino a ieri è successo più volte. Il fenomeno è stato rivelato dall’Osservatorio Fairborn, dell’università statale del Tennessee, che ha notato una diminuzione del 3% della luce della stella, rispetto alla sua normale luminosità. “È il primo chiaro segno di indebolimento che abbiamo visto dal 2013”, ha rilevato l’astronomo Jason Wright, dell’università statale della Pennsylvania, che aveva immaginato che strutture di una civiltà avanzata possano bloccare la luce della stella.

Da quando il fenomeno era stato individuato nel 2013, dagli astronomi guidati da Tabetha Boyajian, dell’università americana di Yale grazie al telescopio spaziale Kepler della Nasa, un’armata di telescopi basati a terra ha cominciato a osservare la stella per riuscire a dare una spiegazione al fenomeno. Il calo di luminosità della luce dell’astro era stato così estremo, fino al 20%, ed era avvenuto a una frequenza apparentemente casuale che non era compatibile con il passaggio di un pianeta, ma di qualcosa di molto più grande e più irregolare. L’ipotesi più realistica è che la stella potrebbe essere circondata da numerose comete, oppure potrebbero esserci frequenti collisioni fra pianeti in grado di oscurare temporaneamente l’astro con le loro polveri. La spiegazione potrebbe arrivare proprio dalle nuove misure. “C’è stata una risposta positiva dalla comunità, con astronomi che hanno interrotto progetti in corso per osservare la stella”, ha detto Boyajian. Sono stati circa una dozzina gli osservatori che sono riusciti a vedere in diretta il fenomeno e combinando i dati si potrebbe arrivare a dare una interpretazione al fenomeno.

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CIA: 13 Milioni di documenti declassificati

cia-seal1Sono circa 13 milioni le pagine dei documenti confidenziali desecretati dalla Cia e diffusi online per la prima volta. I documenti, suddivisi in quasi 800mila file, includono documenti di Henry Kissinger, segretario di Stato durante le presidenze Nixon e Ford, diverse analisi dell’agenzia di intelligence statunitense e ricerche scientifiche.

I file appartenenti al Cia Records Search Tool (CREST) sono stati pubblicati online dopo una causa legale di due anni promossa contro la Cia da un’organizzazione no-profit che lotta per la libertà d’informazione, chiamata MuckRock.

Tra i documenti più insoliti adesso reperibili online ci sono informazioni sugli avvistamenti di Ufo, una serie di rapporti sui dischi volanti e le ricette per l’inchiostro invisible.

Sono state pubblicate in rete inoltre le carte del cosiddetto progetto Stargate, nome in codice utilizzato per indicare gli studi della Cia sull’esistenza di poteri psichici e la percezione extrasensoriale.

Questi includono i test del 1973 su Uri Geller, la celebrità israeliana che affermava di avere poteri psichici.

Gli appunti mostrano come Geller fosse in grado di replicare parzialmente disegni eseguiti in un’altra stanza con un’accuratezza variabile, ma a volte precisa. Tanto da spingere i ricercatori a scrivere che lui aveva “dimostrato la sua abilità percettiva paranormale in maniera convincente e inequivocabile”.

(Uno dei documenti dello studio sui poteri psichici di Uri Geller, in cui lui replicava parzialmente disegni eseguiti in un’altra stanza dai ricercatori. L’articolo continua sotto la foto)

Molte di queste informazioni erano state rese note nella metà degli anni Novanta, ma era possibile accedervi esclusivamente dai computer degli archivi nazionali in Maryland, e solo in certi giorni ed entro determinati orari.

Dopo aver annunciato la pubblicazione online a novembre 2016, ora la Cia ha reso invece tutti i documenti dell’archivio accessibili con un semplice clic sul suo sito a questo link.

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Spazio: potente lampo radio veloce individuato dagli astronomi

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lampo-radio-veloceNuovo lampo radio veloce individuato dagli astronomi. Grazie al radiotelescopio Square Kilometre Array Pathfinder in Australia, un team di ricercatori, guidati da Keith Bannister dell’ente nazionale di ricerca Csiro, ha avvistato un particolare Fast Radio Burst (FRB). L’origine del fenomeno è stata individuata ad una distanza compresa tra i sei e gli otto miliardi di anni luce da una sorgente in grado di emettere, in un solo millisecondo, la stessa energia che il nostro Sole emana in oltre due anni e mezzo.

Da sempre considerati come fenomeni molto oscuri, i lampi radio veloci sono dei fenomeni astrofisici di altissima energia, forse prodotti da cataclismi spaziali con una durata di pochissimi millisecondi. Nonostante la loro incredibile energia, individuare i Fast Radio Burst non è affatto facile; basti pensare che sono solo dodici gli eventi individuati fino ad oggi. La scoperta è dovuta ai potenti ricevitori collegati al radiotelescopio; il prossimo obbiettivo è di comprendere l’origine con precisione l’origine del fenomeno.

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Tracce di civiltà tecnologiche nascoste nel Sistema Solare

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sistema-solare-300x200.jpgDove cercare- e magari trovare- le prove dell’esistenza di altre civiltà evolute, così avanzate da poter viaggiare nello spazio? Per un astrofisico americano, forse non bisogna andare troppo lontano: potremmo scoprirle proprio nel nostro sistema solare. E persino qui, sulla Terra, ammesso che il passare inesorabile del tempo non le abbia cancellate per sempre.

È il senso dello studio di Jason T. Wright, professore associato di astronomia e astrofisica all’Università di Stato della Pennsylvania. In un articolo pubblicato sul sito online ArXiv.org, il ricercatore ipotizza che in epoche remote una civiltà indigena ora estinta possa essersi sviluppata su Marte (quando era ancora dotato di acqua), su Venere (prima che l’effetto-serra la rendesse bollente e invivibile) o persino sul nostro pianeta, prima- molto prima- dell’esplosione della vita dell’età Cambriana (avvenuta circa 540 milioni di anni fa). Una posizione coraggiosa, che sintetizza così nell’abstract dell’articolo.

“Una delle principali questioni aperte dell’astrobiologia è se ci sia o ci sia mai stata vita altrove nel sistema solare. Una delle implicazioni di questo lavoro di ricerca è che stiamo cercando vita microscopica o al massimo non intelligente, anche se gli artefatti tecnologici potrebbero essere molto più facili da individuare. Il lavoro del SETI (sigla che sta per Search for Extra Terrestrial Life, N.d.A.), in questo ambito, presuppone comunque che siano di origine extrasolare, anche se si sa che la vita esiste sulla Terra da eoni.

Ma se una precedente specie di tipo tecnologico, magari in grado di viaggiare nello spazio, è mai comparsa nel sistema solare, potrebbe aver prodotto artefatti o altre tracce tecnologiche sopravvissute fino ai giorni nostri (…) Qui io discuto le origini e le possibili posizioni delle tracce di queste precedenti specie avanzate, che potrebbero essere comparse sulla Terra in epoche antiche o su un altro corpo celeste, ad esempio su Venere prima dell’effetto serra o su Marte provvisto di acqua.
Nel caso di Venere, l’arrivo del surriscaldamento globale potrebbe aver cancellato tutte le evidenze della sua esistenza sulla superficie venusiana. Nel caso della Terra, l’erosione e, sostanzialmente, le placche tettoniche possono aver eliminato la maggior parte delle prove, se mai questa specie ha vissuto qui un miliardo di anni fa. I resti di tracce tecnologiche indigene dovrebbero essere estremamente vecchie, limitando i luoghi in cui potrebbero essere trovate al di sotto della superficie di Marte o della Luna oppure nel sistema solare esterno.”

Affermazioni sorprendenti, anche perché finora gli unici ad aver ipotizzato che in un passato remoto creature capaci di viaggiare nello spazio abbiano popolato i pianeti o i satelliti del sistema solare- Terra e Luna incluse- sono stati solo scrittori di fantascienza, ricercatori alternativi e ufologi, non certo docenti di astronomia. Nel tempo, sono persino state “avvistate” piramidi, sculture e basi segrete sul Pianeta Rosso, oppure obelischi, strade e altre complesse costruzioni sulla superficie lunare, ma finora la scienza aveva sempre riso di queste discusse scoperte.

Jason T. Wright, evidentemente, non ritiene che queste teorie siano solo delle mere sciocchezze, ma le considera spunti di partenza per una riflessione. Scrive ancora: “Strutture rimaste sepolte sotto la superficie potrebbero sopravvivere ed essere riscoperte, almeno fino a quando non subiscono delle collisioni così colossali con meteoriti che la loro natura artificiale viene eliminata. La semplice distruzione invece le renderebbe non più funzionali, ma potrebbero essere ancora riconoscibili come tecnologiche.” E ancora: “Potremmo congetturare che insediamenti o basi su questi corpi celesti siano stati costruiti sotto la superficie per una varietà di ragioni ed essere ancora ritrovabili ai nostri giorni.”
Ma come verificare la fondatezza di queste azzardate ipotesi? L’astronomo americano ritiene che l’archeologia spaziale– un ambito di ricerca nato di recente- potrebbe aiutare a svelare le tracce di una eventuale specie tecnologica primigenia originata sulla Terra e poi forse distrutta da un cataclisma cosmico o forse emigrata altrove nello spazio. “Tali scoperte potrebbero aver luogo utilizzando gli strumenti della nascente archeologia spaziale che include la ricerca, l’individuazione e l’interpretazione di artefatti umani nello spazio”, spiega il professore. “Forse molto più probabilmente i radar in grado di esplorare il sottosuolo utilizzati nello studio della geologia delle superfici planetarie potrebbero rilevare tracce di edifici sepolti o di altri artefatti.”

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Anche le comete .. Respirano

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7c6eda079d843a590787ce0cb01f5942Anche le comete ‘respirano’ e producono ossigeno ogni volta che si avvicinano al Sole. La scoper
ta, pubblicata sulla rivista Nature Communications, è il risultato di una simulazione e propone una spiegazione alternativa alle osservazioni fatte nel 2015 sulla base di immagini e dati relativi alla cometa della missione europea Rosetta, la 67P/Churyumov Gerasimenko.

Allora per la prima volta si era osservato che la cometa produceva ossigeno molecolare (O2), ossia molecole composte da due atomi di ossigeno. Quel risultato era stato considerato la prova che l’ossigeno molecolare era presente nella nube primordiale dalla quale è nato il Sistema Solare.

Adesso gli stessi dati e una simulazione suggeriscono una nuova ipotesi, secondo cui l’ossigeno molecolare viene prodotto dalla cometa come in una sorta di ‘respiro’.

La scoperta è arrivata dal California Institute of Technology (Caltech) e a ideare l’esperimento è stato l’ingegnere chimico Konstantinos P. Giapis, che generalmente si occupa di nuove tecniche per fabbricare microprocessori. Giapis ha avuto l’idea notando che le reazioni chimiche osservate sulla cometa erano molto simili a quelle che studiava in laboratorio da 20 anni nelle collisioni di atomi elettricamente carichi (ioni) sulle superfici dei materiali superconduttori. Se l’obiettivo principale di queste ricerche è mettere a punto memorie più grandi e chip più veloci per i computer, Giapis ha deciso di applicare le stesse tecniche di ricerca per studiare le comete.

E’ stato così che il ricercatore ha dimostrato, con una simulazione fatta in laboratorio, che quando la cometa si avvicina al Sole libera vapore acqueo, le cui molecole diventano elettricamente cariche (si ionizzano) per effetto dei raggi ultravioletti. Contemporaneamente il flusso di particelle cariche proveniente dal Sole (vento solare) colpisce la superficie della cometa. Quando questo accade la molecola di ossigeno presente nell’acqua si lega a un altro atomo di ossigeno, dando origine all’ossigeno molecolare.

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La crosta terrestre è piovuta dal cielo, la scoperta

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terra

La crosta terrestre non è il solo prodotto delle eruzioni vulcaniche, come si credeva in precedenza, ma è anche ”piovuta dal cielo”. A rivelarlo è una ricerca della McGill University di Montreal e pubblicata sulle pagine dell’Earth and Planetary Science Letters. Studiando le caratteristiche chimiche dello strato più esterno del nostro pianeta, il gruppo di studio canadese ha scoperto numerosi componenti chimici non compatibili con le eruzioni vulcaniche, ma con un processo di condensazione prodotto in atmosfera in un passato riconducibile a 4,5 miliardi di anni fa.

Secondo la ricostruzione degli esperti gran parte dei minerali della crosta sarebbero stati prodotti dalla caduta dei minerali raffreddatisi e dissoltisi in atmosfera a seguito dell’impatto tra il nostro pianeta e l’embrione planetario Theia. Un evento disastroso che portò alla fusione delle rocce superficiali che, appena risalite in atmosfera, sarebbero successivamente ricadute ”come una pioggia”. Il fenomeno è stato ricostruito attraverso una simulazione durante la quale è stato surriscaldato un miscuglio di acqua ed un composto a base di silice successivamente inserito in un contenitore a pressione ed ad una temperatura di 727 gradi. Il tutto per riprodurre le estreme condizioni della Terra primordiale. Tale processo, secondo gli esperti, avrebbe creato le condizioni adatte per la formazione della vita.

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