CENTRO UFOLOGICO TARANTO MAGAZINE

PORTALE DI DIVULGAZIONE E INFORMAZIONE UFOLOGICA, MISTERI SPAZIALI, STORICI E PALEONTOLOGICI

Anticipata La Nascita Dell’ Uomo

Scrivici all’indirizzo: centroufologicotaranto@gmail.com

Due mascelle fossili gettano nuova luce su uno dei più fitti misteri dell’evoluzione umana: la comparsa del genere Homo. I due fossili – uno rinvenuto di recente in Etiopia, l’altro un esemplare rinvenuto mezzo secolo fa e ora ricostruito – indicano l’Africa orientale come culla della nostra linea evolutiva.

Il nuovo fossile etiopico, descritto in uno studio appena pubblicato online da Science, porta indietro nel tempo di almeno mezzo milione di anni – a 2,8 milioni di anni fa – la comparsa del genere a cui apparteniamo. È una datazione che desta sorpresa in quanto differisce di poco da quella (circa 3 milioni di anni fa) dell’ultima presenza documentata di Australopithecus afarensis, il bipede noto soprattutto per il celebre fossile di nome Lucy, che secondo molti studiosi è un antenato diretto del genere Homo. La nuova mandibola, chiamata LD 350-1, è stata scoperta nel gennaio 2013 ad appena una ventina di chilometri dal sito in cui nel 1974 venne rivenuta Lucy.

“È una notizia entusiasmante”, ha commentato Donald Johanson, lo scopritore del celebre fossile.

La regione degli Afar, parte della Rift Valley dell’Africa Orientale, ha restituito molti preziosi fossili di ominidi, tra cui una mascella di Homo datata 2,3 milioni di anni fa e chiamata AL 666-1, che finora era ritenuta la testimonianza fossile più antica del genere cui apparteniamo.

I fossili attribuiti al genere Homo risalenti al periodo compreso tra due e tre milioni di anni fa sono estremamente rari. “Si possono mettere tutti un una scatola da scarpe e rimane ancora spazio per un bel paio di calzature”, disse una volta Bill Kimbel, direttore dell’Institute of Human Origins della Arizona State University, il quale nel1994 scoprì AL 666-1 e che di recente ha partecipato alle analisi del nuovo reperto.

Tra le caratteristiche che collocano il nuovo fossile in quella scatola ci sono un molare affusolato, una particolare disposizione delle cuspidi dentarie e la forma del corpo osseo della mandibola, tutti tratti tipici del genere Homo. Ma la parte anteriore della mandibola presenta una morfologia più primitiva, ossia un mento poco sviluppato caratteristico di A. afarensis.

“Ciò restringe lo spazio temporale in cui concentrare ora le nostre ricerche sulla comparsa della linea evolutiva umana”, dice Kimbel. “Quella che abbiamo davanti è una forma transizionale, esattamente ciò che ci si aspetterebbe in un fossile di quell’età. Il mento guarda al passato; ma la forma dei denti guarda al futuro”.

L’ultimo ritrovamento inoltre sembra smentire la teoria, sostenuta da altri ricercatori, che il diretto antenato del nostro genere ia un australopiteco sudafricano, Australopithecus sediba. Gli autori della ricerca di Science sottolineano infatti che l’unico esemplare fossile noto della specie ha circa un milione di anni in meno della mandibola fossile trovata in Etiopia a cui avrebbe dovuto dare origine.

Il luogo dove è stata ritrovata la nuova mandibola fossile, chiamato Ledi-Geraru, 2,8 milioni di anni fa ospitava un paesaggio misto di praterie e arbusti molto simile all’attuale Serengeti, afferma uno studio correlato condotto da Erin DiMaggio e altri ricercatori della Penn State University. Le specie animali presenti all’epoca del fossile suggeriscono un ambiente che stava diventando più aperto e arido, il che suggerirebbe l’ipotesi di un cambiamento climatico che avrebbe innescato un adattamento evolutivo in molte forme animali. Nonostante questo però, dice Kaye Reed, direttore del progetto Ledi-Geraru all’Institute of Human Origins, “è comunque troppo presto per affermare che l’origine del genere Homo sia stata causata da un cambiamento climatico”.

La mandibola etiopica basterebbe a giustificare l’entusiasmo dei paleoantropologi, ma la sua importanza è in qualche modo amplificata dalla nuova ricostruzione di un fossile di Homo che ha un milione di anni di meno, presentata in uno studio appena pubblicato dalla rivista Nature.

La mascella fossile è attribuita alla specie Homo habilis, così battezzata nel 1964 dagli scopritori Louis e Mary Leakey perché il reperto fu rinvenuto nella Gola di Olduvai, in Tanzania, un uno strato di sedimenti che conteneva anche i più antichi strumenti litici mai ritrovati fino ad allora. (In seguito in Etiopia sono stati rinvenuti strumenti più antichi, risalenti ad almeno 2,6 milioni di anni fa).

Louis Leakey e colleghi affermarono che H. habilis era con ogni probabilità l’antenato di tutte le specie successive del genere Homo, compresa Homo sapiens. Da allora H. habilis è rimasto appollaiato sul quel ramo dell’albero evolutivo umano, pur se in maniera abbastanza precaria anche a causa della frammentarietà dell’esemplare fossile che lo rappresentava: una mandibola fortemente distorta, vari pezzetti del cranio e di una mano.

Grazie alla TAC e a un avanzato sistema di imaging 3-D, un team guidato da Fred Spoor dell’University College di Londra e dell’Istituto di Antrolopogia Evolutiva Max Planck, in Germania, ha ricostruito digitalmente l’aspetto originario di quella mandibola. La sua forma allungata, con file di denti paralleli l’uno all’altro ricorda le australopitecine, antenati dell’uomo che precedono la comparsa del genere Homo.

Una nuova ricostruzione di questo cranio fossile di Homo Habilis, chiamato Olduvai Hominid 7, mostra una combinazione di tratti primitivi e altri più moderni, tra cui un cervello più grosso di quanto si pensasse in precedenza, segno che le varie specie di Homo potrebbero aver avuto un antenato comune già dotato di un cervello notevole.

Benché abbia mezzo milione di anni in meno della mascella AL 666-1, la mandibola appena ricostruita è più primitiva. Ciò fa ipotizzare l’esistenza di una linea evolutiva “fantasma” del genere Homo ben precedente a 2,3 milioni di anni fa, e che avrebbe dato origine a entrambe le discendenze.

E – rullo di tamburi – la nuova mandibola etiopica calza a pennello con questa ipotesi.

La mandibola di Ledi-Geraru, secondo Spoor, è arrivata come il cacio sui maccheroni a suggerire un plausibile legame evolutivo tra Australopithecus afarensis e Homo habilis.

Ma non è tutto. Spoor e colleghi hanno ricostruito digitalmente anche la scatola cranica del primo esemplare di H. habilis, la cui capienza cerebrale era stata stimata in precedenza attorno ai 700 centimetri cubici: più delle australopitecine, ma meno delle specie umane successive. Le loro analisi portano invece il volume a 800 centimetri cubici, il che pone H. habilis allo stesso livello di altre due specie di Homo che abitavano le savane dell’Africa orientale due milioni di anni fa, e cioè Homo rudolfensis e i primi Homo erectus.

“Quello che abbiamo di fronte è un animale con un muso molto primitivo, ma con un cervello grande”, ha detto Spoor presentando la nuova ricostruzione del fossile al Turkana Basin Institute in Kenya lo scorso agosto.

È assai improbabile che le tre specie coeve Homo habilis, H. rudolfensis e H. erectus abbiano evoluto un cervello grande in maniera indipendente, quindi si presume che il loro antenato comune viaggiasse già in quella direzione, e prima di quanto di pensasse finora. Se così fosse si ristabilirebbe il collegamento tra la comparsa di un cervello più grande negli ominidi e i primi strumenti in pietra.

Fonte || Link

Alla Scoperta Del Sistema Solare: Cerere

Scrivici all’indirizzo: centroufologicotaranto@gmail.com

Solo pochi giorni e la sonda Dawn entrerà in orbita intorno al pianeta nano. Nel frattempo, le immagini che ci invia di Cerere continuano a sorprendere gli scienziati. Gli ultimi scatti, infatti, effettuati da una distanza di circa 46.000 km, mostrano la già nota macchia bianca, in compagnia di una seconda macchia altrettanto chiara e ben visibile.

“Si può notare che ora la macchia bianca di Cerere ha una compagna di minore luminosità ma apparentemente nella stessa area. Si potrebbe pensare ad un’origine vulcanica ma dovremo attendere foto con risoluzione migliore prima di poter fare altre interpretazioni geologiche,” dichiara Chris Russell, a capo della missione Dawn, alla University of California, Los Angeles.

Cerere è l’asteroide più massiccio della fascia principale del sistema solare: fu il primo ad essere scoperto (il 1º gennaio 1801 da Giuseppe Piazzi) e per mezzo secolo è stato considerato l’ottavo pianeta. Dal 2006 è l’unico asteroide del sistema solare interno ad essere considerato un pianeta nano, come Plutone, Makemake, Haumea ed Eris. Il suo diametro è di circa 950 km e la sua massa è pari al 32% di quella dell’intera fascia principale. L’ingresso nell’orbita del pianeta è previsto per il 6 marzo 2015, e si tratta della prima volta in cui una sonda ha raggiunto due obiettivi: Dawn ha già fatto visita all’asteroide Vesta, esplorandolo per 14 mesi tra il 2011 e il 2012.

“Cerere è quasi un totale mistero per noi,” dichiara Christopher Russell, responsabile della missione Dawn presso l’Università della California. “A differenza di Vesta, Cerere non ha meteoriti che possano rivelarci i suoi segreti. Quello che possiamo predire con certezza è che ci sorprenderà.” La missione è unica nel suo genere perché sfrutta un nuovo sistema di propulsione a ioni, “orbitare attorno a Vesta e Cerere sarebbe davvero impossibile con un sistema di propulsione convenzionale,” spiega Marc Rayman, del JPL NASA. “grazie a questo tipo di propulsione, stiamo per fare la storia con la prima sonda in assoluto che orbiterà attorno a due mondi alieni inesplorati.”

Fonte || Link

Il Buco Nero Carnivoro

Scrivici all’indirizzo: centroufologicotaranto@gmail.com

Sembra impossibile, ma esiste: è un gigantesco buco nero con una massa 12 miliardi di volte quella del Sole e nato all’alba dell’Universo, appena 900 milioni di anni dopo il Big Bang. A scovarlo è stato Xue-Bing Wu, dell’Università di Pechino, a capo del gruppo di ricerca internazionale che ha descritto su Nature questo enigmatico mostro cosmico, la cui esistenza spinge a rivedere le attuali conoscenze sulla crescita dei buchi neri.

“Il ‘mistero’ è come sia potuto diventare così grande in così poco tempo”, ha spiegato Adriano Fontana, dell’Osservatorio Astronomico di Roma dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e a capo del Large Binocular Telescope (Lbt), uno dei telescopi che ha reso possibile la scoperta del ‘mostro comico’, chiamato SDSS J0100 + 2802.

“I buchi neri – ha spiegato Fontana – crescono ‘mangiando’ i materiali che li circondano, polveri o stelle, e per essere così grande SDSS J0100 + 2802 deve aver mangiato tanto e molto in fretta. Non solo è uno dei più grandi buchi neri che conosciamo, ma è anche molto giovane”. Un rapidità di ‘ingrassare’ che mette in discussione molte teorie che spiegano la crescita di questi oggetti. Esistono infatti in queste teorie dei limiti ben precisi, superati i quali il buco nero ‘collassa': “una sorta di limite di ‘indigestione'”, ha proseguito il ricercatore italiano. Il quasar SDSS J0100 + 2802 è un vero gigante dell’universo: con una luminosità pari a 420.000 miliardi di volte quella del nostro Sole, questo nuovo quasar è 7 volte più luminoso di quello ad oggi più distante. “E pensare che finora la sua vera natura ci era sfuggita – ha precisato Fontana – invece di un buco nero supermassivo in piena attività, ai confini dell’universo, pensavamo che SDSS J0100 + 2802 fosse una ‘semplice’ stella”.

Fonte || Link

UFO: Consigliere di Obama: “Dobbiamo dire la Verità”

Scrivici all’indirizzo: centroufologicotaranto@gmail.com

John Podesta ha ricoperto alcune delle cariche politiche americane più illustri: è il consigliere uscente dell’attuale Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e Capo di gabinetto della Casa Bianca di Bill Clinton.
Allo scadere del suo mandato ha deciso di comunicare con un tweet i suoi 10 rimpianti del 2014.
Ma quello che sta facendo discutere, è l’ultima voce della lista, dove ammette che il suo più grande fallimento del 2014 è stato quello di non aver potuto diffondere i file sugli UFO e svelare la verità sull’esistenza degli alieni.
Non è la prima volta che il consigliere uscente lasci trapelare qualche informazione suigli “X-Files”.
Podesta ha chiesto pubblicamente il rilascio del materiale UFO durante un discorso al National Press Club nel 2002 e nel 2003.

“Penso che sia arrivato il momento di aprire i libri su questioni che sono rimaste al buio, sulle indagini governative degli UFO”, aveva dichiarato. “E’ tempo di scoprire che cosa sia in realtà la verità che è là fuori. Dobbiamo farlo perché è giusto e perché il popolo americano sia in grado di gestire la verità. E dobbiamo farlo perché è la legge”.

Un outing che si aggiunge alle molte dichiarazione rilasciate da alcune alte cariche del mondo, come l’ex premier russo Dmitri Medvedev, che invitò pubblicamente Barack Obama a rivelare la verità su UFO e alieni, o di Paul Hellyer, ex ministro della Difesa del Canada, che dichiarò di essere a conoscenza dell’esistenza extraterrestre, solo per citarne alcuni.
Fece discutere in particolare la dichiarazione di Boyd Bushman, scienziato che lavorò per anni nell’Area 51 e che prima di morire rilasciò l’estate scorsa, scottanti rivelazioni sugli alieni e i segreti della base militare, corredate anche da immagini.

Fonte || Link

Maussan: il 5 Maggio verità su Roswell ?

Scrivici all’indirizzo: centroufologicotaranto@gmail.com

Nel corso di una conferenza stampa ampiamente pubblicizzata dai Media messicani e dalla trasmissione “Tercer Milenio” che lo stesso Maussan conduce da anni, è stato infatti anticipato che saranno rese note, per la prima volta, due fotografie scattate tra il 1947 e il 1949 nelle quali comparirebbero i corpi degli Alieni morti nello schianto di Roswell. ”È la prova più importante nella storia dell’investigazione sugli Ufo e la sveleremo con l’aiuto di una tecnologia molto avanzata e spettacolare”, ha promesso il giornalista messicano.

Non senza orgoglio, ha poi dichiarato: “Non avrei mai immaginato di poter presentare le immagini degli esseri rinvenuti a Roswell qui, nel mio Paese, davanti al mio pubblico e alla mia gente. Verranno persone da ogni parte del mondo per vedere queste prove: è molto più di quanto io abbia mai sognato in vita mia.

Vogliamo mandare un messaggio forte e chiaro: dimostreremo che il Messico è la Nazione più interessata a questo tema e che è la capitale mondiale del fenomeno Ufo.” Il convegno si chiamerà “BeWitness -se testigo. El cambio en la historia” (Essere testimoni. Il cambiamento nella storia). All’auditorium sono attesi addirittura 10 mila partecipanti.

Tutti gli altri potranno seguire i lavori in diretta streaming e sentire le testimonianze di ospiti di eccezione. Interverrà anche Edgar Mitchell, il sesto uomo ad aver calpestato il suolo lunare, da tempo convinto che il Governo di Washington nasconda una scomoda verità proprio in merito al celebre incidente avvenuto nel luglio del ’47 nella cittadina del New Mexico.

L’ex astronauta si è più volte detto certo che a precipitare, in quel giorno d’estate di quasi 70 anni fa, non sia stato un pallone meteo o un velivolo sperimentale segreto- come affermato in seguito dall’Air Force degli Stati Uniti- ma un vero e proprio disco volante. Un’opinione maturata dopo aver parlato, personalmente, con molti testimoni di quella strana vicenda con la quale ha avuto inizio la moderna ufologia.

Alla conferenza di maggio prenderanno parte anche i ricercatori statunitensi che sono entrati in possesso di quei due scatti (a dir poco clamorosi, se si dimostreranno veritieri al di là di ogni ragionevole dubbio): il giornalista Adam Dew e gli scrittori Donald Schmitt e Tom Carey, tra i principali esperti del caso Roswell. Sostengono di aver sottoposto i fotogrammi ad una complessa serie di esami per stabilirne la veridicità e dopo cinque anni sono arrivati alla conclusione che sono reali.

Le immagini in questione erano custodite in una vecchia scatola dimenticata nella soffitta di una casa di Sedona, in Arizona. Un ritrovamento assolutamente casuale e a quanto pare molto fortunato. Secondo Carey- che ha diffuso nei mesi scorsi l’incredibile notizia- le due diapositive Kodachrome immortalano un essere umanoide, dalla grande testa simile a quella di un insetto, alto poco più di un metro, dissezionato come dopo un’autopsia e probabilmente imbalsamato per consentirne la conservazione.

Lo storico ufficiale della Kodak, nella sede di Rochester, ha analizzato le immagini e ne ha confermato l’autenticità. O almeno, ha verificato che provengono da una pellicola prodotta effettivamente nel 1947 e che le emulsioni sulle diapositive sono originali dell’epoca. Nessuno ha alterato le fotografie aggiungendo in un secondo momento il bizzarro soggetto raffigurato. Ma è tutto da appurare che il protagonista di quelle foto sia davvero un Alieno.

Cosa di cui Jaime Maussan è invece sicuro, visto che- giocandosi la credibilità e forse anche la carriera- ha proclamato con grande enfasi che produrrà “la prova più importante del caso ufologico più importante” , in grado di segnare una svolta nella storia dell’Umanità. ”Mi sono chiesto più volte come sarebbe stato il mondo se nel 1947 avessimo accettato l’esistenza di creature extraterrestri. Perché in quell’anno è precipitata un’astronave, sono stati recuperati dei corpi e questa è una verità che appartiene a tutto il genere umano”, ha detto. Aspettiamo dunque il 5 maggio e (forse) la conosceremo anche noi.

Fonte || Link

Nota CUT: Come ben sapranno i lettori del sito, Maussan non è nuovo a dichiarazioni “eclatanti” e purtroppo, anche a colpi a salve. Non ci stupiremmo se dietro tutto questo rumore alla fine non venisse trovato il proiettile. Il CUT suggerisce quindi di prendere questa notizia con le pinze. Appena ci saranno aggiornamenti, come al solito, ve li riporteremo.

Non sottovalutate le AI

Scrivici all’indirizzo: centroufologicotaranto@gmail.com

La crociata contro l’intelligenza artificiale continua. O, meglio, a essere – nuovamente – sotto attacco sono i suoi sviluppi senza freni. “Più pericolosa del demonio”, è stato il primo monito lanciato da Elon Musk lo scorso ottobre. Poco dopo Stephen Hawking ha rincarato la dose. “Il suo ulteriore sviluppo potrebbe portare alla fine della razza umana”, è il pensiero dell’astrofisico britannico. La sua ultima sentenza: “Le macchine ci soppianteranno”. Un dibattito che è cresciuto fino a portare alla redazione di un manifesto targato Future of Life Institute e sottoscritto da oltre 400 scienziati sparsi per il globo. Paesi diversi, opinioni diverse, ma un pensiero comune. Sintetizzando, senza demonizzare: “Intelligenza artificiale sì, ma con delle regole ben precise”.

Questa volta, invece, a scendere in campo per portare l’attenzione sui rischi dell’AI – e sulla conseguente necessità di adottare una normativa mondiale comune – è il papà di Microsoft, Bill Gates. Il coming out lo fa durante un botta e risposta con gli utenti di Reddit, programmato mercoledì scorso. “Filantropia, tecnologia e cosa significa bere un altro tipo di acqua ricavata da feci umane (Gates fa riferimento all’ultima invenzione, capace di trasformare gli escrementi in un liquido potabile ndr)”, sono i topic in programma. Si inizia con una previsione sul futuro dei computer entro il 2045.

“Saranno molto buoni persino per ciò che ha a che fare con i prossimi dieci problemi, come vista, comprensione del parlato e traduzioni”, immagina il magnate cresciuto in uno scantinato. Prosegue: “Le difficoltà relative alle abilità dei robot meccanici, quali la raccolta della frutta o lo spostamento di un paziente in ospedale, verrano risolti. Una volta che sarà facile per i computer/robot sia vedere che muoversi, saranno usati ampiamente”. E specula su un futuro progetto della Corporation conosciuto con il nome di “Personal Agent”, disegnato per aiutare le persone a gestire memoria, focus e attenzione: “l’idea che tu devi trovare delle applicazioni, scaricarle, e ognuna di loro prova a dirti che cosa è nuovo, non è un modello efficiente”, è convinto Gates, “l’agente personale risolverà la questione, e lavorerà attraverso tutti i tuoi dispositivi”.

Una domanda non prevista, però, devia l’attenzione su uno dei temi più discussi e controversi del momento: la capacità di pensiero delle più recenti tecnologie. “Quanto le macchine super smart possono essere considerate un pericolo?”, chiede un utente che si firma beastcoin. “Sono dalla parte di chi se ne occupa”, esordisce l’uomo più ricco del pianeta. Per poi concludere formulando una congettura: “Prima le macchine faranno un sacco di lavoro per noi e non saranno super intelligenti. Sarà positivo, se saremo capaci di maneggiarle bene. Un paio di decenni più tardi, penso, questa intelligenza diventerà un problema. Sono d’accordo con Elon Musk e qualche altro e non capisco perché alcune persone se ne disinteressino”.

Non una condanna in toto, quindi, ma l’ennesimo grido che suggerisce: “state all’erta”, lanciato da una delle voci più autorevoli nel mondo della tecnologia. Ma dietro a tanta preoccupazione da un lato, si cela una certa, e non troppo velata, ipocrisia dall’altro. Infatti, è sempre sugli sviluppi dell’intelligenza artificiale che la Silicon Valley sta di recente puntando miliardi. “Una nuova frenesia”, l’ha definita il giornalista tech Richard Waters sul Financial Times. Proliferano, infatti, le startup a lei dedicate. E la stessa Microsoft – stando a quanto dichiarato alla Bbc da Eric Horvitz, capo del settore ricerche dell’azienda – ci “sta investendo più di un quarto delle sue attenzioni e delle sue risorse”.

Non si tratta, ovviamente, della sola. Nelle scorse settimane, il Facebook Artificial Intelligence Research Lab ha reso pubbliche parte delle sue scoperte in materia per accelerare le nuove ricerche. Baidu, considerato il corrispondente cinese di Google, ha da poco annunciato di aver costruito un super computer per il deep learning. Persino Musk, uno dei critici più duri, può vantare diversi finanziamenti nel ramo. Da Vicarious, nata per sviluppare pc in grado di ragionare come un essere umano, all’auto che si guida da sé. “Sono sempre più convinto che tutti gli studi fatti sull’argomento, tutti gli esperimenti, debbano essere controllati da un organo supervisore, magari a livello sia nazionale sia internazionale, solo per assicurarci che non facciamo nulla di davvero sciocco”, aveva detto il fondatore di Tesla Motors. Insomma, sintetizzando: “Intelligenza artificiale sì, ma con delle regole ben precise”

AAAS: Messaggi Nello Spazio

Scrivici all’indirizzo: centroufologicotaranto@gmail.com

seti-institute1Oggi [12 Febbraio 2015, ndr] i più grandi esperti di vita aliena dibatteranno su uno dei problemi dei giorni nostri: è giusto inviare messaggi nello spazio, permettendo così ad eventuali ascoltatori di individuarci facilmente?

Ma i cervelloni riuniti a San Jose per l’annuale congresso dell’ AAAS -Associazione Americana per l’ Avanzamento della Scienza- hanno dimenticato che la decisione è già stata presa 7 anni fa.

I lettori già sapranno che nel 2008, i gestori del portale Bebo -contenitore di spazzatura adolescenziale- nel tentativo di far parlare un po’ di loro, decidono di raccogliere alcuni dei loro messaggi e di inviarli al sistema solare Gliese 581.

Dopo aver spulciato attraverso una vetrina di semianalfebeti da web 2.0, devoti al sito, hanno assunto il controverso astronomo russo Alexander Zaitsev per far spedire i messaggi fino a Gliese da un potente telescopio radoar ucraino affittato per lo scopo.

Gliese 581 è una stella rossa che dista 20 anni luce di distanza da noi nella costellazione della Bilancia, ed è noto per avere la più alta probabilità di possedere pianeti simili alla Terra. Gliese 581c è considerato in maniera particolare il pianeta con le più alte caratteristiche che permetterebbero la vita: considerata la “giusta distanza” dalla stella, avrebbe acqua liquida.

Purtroppo per i terrestri, vista la gravità, qualora gli abitanti di Gliese 581c dovessero essere umanoidi, possiederebbero una forma sovrumana vista la gravità di diverse volte superiore alla Terra, o magari hanno forme differenti o potrebbero non vivere sulla superficie ..

In realtà non importa perchè questi ipotetici abitanti saranno molto arrabbiati quando vedranno le loro comunicazioni soffocate da un’orribile raccolta di gattini e boyband e messaggi come “Siamo fatti ossa. Abbiamo sensi. Senza queste cose non vivremmo” – “Amo la televisione. Ci guardiamo cartoni animati e telefilm sulla vita reale. Potrei sedermi e guardarla tutto il giorno.” – “Ciao sono Nicole. Un giorno mi piacerebbe apparire sul palco del west end in un show da capogiro. Mi piacerebbe fare anche programmi TV e non importa se in una parte principale o meno vorrei apparire nel Dottor Who. A dopo. Nicole”

Ammesso e concesso che gli alieni non abbiano un sistema d’armamenti interplanetario questo suggerirebbe loro un rapido progresso nello svilupparli, e potremmo aspettarceli nel 2049, o se hanno raggiunto i motori hyperdrive anche nel 2030. Speriamo a questo punto che non ci sia vita su Gliese 581 o su qualsiasi altro sistema di passaggio di questo messaggio, o se proprio si è sviluppata che non vada oltre i primi sistemi multicellulari in modo da non essere offesi dalle nostre trasmissioni.

Ma se siamo sfortunati possiamo dare la colpa dell’estinzione ad internet. Stai ascoltando, Silicon Valley?

Fonte || Link
Traduzione ed adattamento a cura del CUT.

[NDR] Al di la del tono ironico dell’articolo del TheRegister.co.uk, molte sono state le volte in cui gli scienziati hanno discusso della sensatezza di inviare o meno messaggi nello spazio. Certo, dal punto vista scientifico è un “se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna”, ma parafrasando le parole di Stephen Hawking, incontrarli poitrebbe essere molto pericoloso, ed inviare un messaggio nello spazio sarebbe come mettersi un bersaglio sulla testa. E’ anche vero che quello riportato non è il primo caso di messaggio inviato nello spazio…

Un saluto ad Ade Capone

Ci ha lasciati Ade Capone, colpito da un infarto a 56 anni, autore dal 1980 di fumetti, libri e programmi TV nella storia più recente. Il CUT era venuto in contatto con lui nel novembre dello scorso anno, quando dall’altro capo della cornetta del nostro Franco Pavone si era presentato come direttore della rivista Mistero, chiedendo il permesso di pubblicare un suo articolo nel mese di dicembre. Il CUT saluta Ade e porge le più sentite condoglianze alla famiglia.

Auguri e Comunicazioni ai Lettori

Scrivici all’indirizzo: centroufologicotaranto@gmail.com

La rivista cartacea Mistero del programma omonimo di ITALIA  UNO di Mediaset, ha pubblicato nel n. 22 di Dicembre 2014, in questi giorni in edicola, un articolo del nostro componente Franco Pavone dal titolo “Aurora UFO-crash” . Ringraziamo il direttore di MISTERO  Ade Capone per aver pubblicato uno dei lavori del Centro Ufologico Taranto.

unnamed

Cogliamo l’occasione per augurare a tutti i lettori del Centro Ufologico Taranto un felice 2015!

Più Difficile La caccia Ai Mondi Alieni

Si complica la caccia ai ‘fratelli della Terra’, ossia ai pianeti esterni al Sistema Solare che potrebbero ospitare forme di vita. Vengono infatti offuscati da una luce mille volte più brillante di quella osservata intorno al Sole:è la luce zodiacale, osservata per la prima volta attorno a nove stelle vicine. La scoperta, pubblicata sulla rivista Astronomy & Astrophysics, si deve al gruppo coordinato da Steve Ertel, dell’Eso (European southern observatory), sulle Ande cilene, grazie al telescopio Vlt.

La luce zodiacale è la luce stellare riflessa dalla polvere creata dalla collisione tra asteroidi e dall’evaporazione di comete. Dalla Terra appare come un diffuso e debole chiarore visibile dopo la fine del crepuscolo, o appena prima dell’alba e può essere vista anche da qualsiasi punto del Sistema Solare.

Tramite il telescopio Vlt gli astronomi hanno osservato 92 stelle vicine, scoprendo la luce zodiacale brillante in nove di esse. In questo caso hanno osservato la polvere generata dalla collisione tra piccoli oggetti di pochi chilometri di diametro, detti planetesimi (simili agli asteroidi e alle comete), scoprendo che la maggior parte della polvere si trova intorno alle stelle più antiche.

Un risultato che ha sorpreso i ricercatori, dal momento che la produzione di polvere causata dalla collisione dei planetesimi dovrebbe diminuire nel tempo, poichè il loro numero cala a mano a mano che vengono distrutti. La luce zodiacale rivelata in questo studio è invece mille volte più brillante di quella finora osservata intorno al Sole. Per uno degli autori della ricerca, Olivier Absil dell’Università di Liegi, ”sembra che ci sia un grande numero di sistemi che contengono polvere meno brillante, non rivelabile con la nostra ricerca, ma sempre molto più brillante di quella del Sistema Solare”.

Fonte || Ansa.it

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 150 follower