CENTRO UFOLOGICO TARANTO MAGAZINE

PORTALE DI DIVULGAZIONE E INFORMAZIONE UFOLOGICA, MISTERI SPAZIALI, STORICI E PALEONTOLOGICI

Buzz Aldrin e Marte: andiamoci e restiamoci!

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Aldrin-astronauta-ovni-apoloXI-picL’umanità deve andare su Marte e restarci, passando dalla Luna: a proclamarlo è Buzz Aldrin, ospite d’eccezione oggi dell’ultima giornata del Wired Next Fest a Milano. Inondato dagli applausi di una Wired House gremita, l’astronauta americano passato alla storia come secondo essere umano a calcare il suolo del nostro satellite, ha condiviso memorie del suo leggendario viaggio e le sue idee sul futuro dell’esplorazione spaziale. A cominciare dall’obiettivo Marte, di cui l’87enne astronauta è sostenitore al punto da presentarsi con una maglietta che recita ‘Porta il tuo culo su Marte!’. Ma per Aldrin il pianeta rosso non va semplicemente visitato: “Marte andrebbe occupato con missioni continue che si possono succedere a distanza di anni per sostituire i coloni: dobbiamo andare e restare, non solo lasciare impronte e bandiere.

L’America deve guidare una coalizione di nazioni: in 8 anni potremmo tornare sulla Luna per assemblare gli habitat e i lander riutilizzabili e da lì andare su Marte. Ai nostri tempi non avevamo davvero un piano, stavamo rincorrendo la tecnologia: la collaborazione è migliore della competizione”. Nella sua visione le tappe della conquista marziana passano quindi dal satellite che lui stesso contribuì a conquistare nel 1969: “I contribuenti americani non sosterrebbero mai un ritorno sulla Luna in sé, ma solo come parte di un piano verso Marte. Ma per questo servono voli commerciali tra la Terra e la Luna e un propulsore che sia efficiente ed economico, non il nostro vecchio Saturn”. In questo il ruolo dei privati come SpaceX è essenziale: “Il governo americano non dovrebbe entrare in competizione, dovrebbe lasciare che le aziende aerospaziali private competano tra di loro, e poi esprimere il suo parere e scegliere il propulsore migliore”. Ma anche lo stesso sistema industriale e tecnologico soffre rallentamenti: “Il nostro presidente parla della palude di Washington: effettivamente l’industria aerospaziale tra fusioni, lobbismo, soldi e operato del Congresso si è paralizzata. Bisogna sistemare questa cosa, perché o esploriamo o ci estingueremo”.

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Giove: Tra tempeste giganti e suoni misteriosi

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Giove da 52mila km

JPL/Nasa: Foto di Giove da 52mila km

La ionosfera di Giove emette suoni dolci e spettrali. Potete ascoltarli nel nuovo video pubblicato su YouTube dalla Nasa, che riportiamo in questa notizia. Se possiamo sentirli è grazie agli strumenti della missione Juno, che durante uno dei passaggi ravvicinati ha raccolto questa emozionante testimonianza. Confrontando i dati con quelli raccolti lo scorso 2 febbraio si vede inoltre nello spettrogramma che la densità di plasma è cresciuta rispetto al passaggio precedente. Nella nota ufficiale l’Agenzia Spaziale spiega che i toni tratteggiano la densità elettronica, e sono probabilmente associati a un’interazione tra il veicolo spaziale e le particelle cariche nella ionosfera gioviana. Al momento non sappiamo ancora quale sia la fonte esatta di questi suoni – che è argomento di studio.

Curioso il fatto che se un essere umano stesse sorvolando Giove probabilmente non sentirebbe nulla perché le frequenze sono nell’ordine dei 150 kHz (potete ascoltare qui), troppo alte perché il nostro orecchio possa captarle. I suoni non sono l’unico “bottino” raccolto da Juno nel corso dell’ultimo passaggio ravvicinato. La camera JunoCam come sempre ha svolto un lavoro egregio, che ha permesso agli scienziati di raccogliere informazioni preziose come la presenza di cicloni polari con diametri di mille chilometri, sistemi di tempeste che si spingono in profondità, e un campo magnetico circa 10 volte quello terrestre.

Altra sorpresa è stata regalata dal Juno Microwave Radiometer (MWR), che misura il flusso della radiazione elettromagnetica emessa dalla superficie per effetto della sua temperatura. La sua azione parte dallo strato esterno di nuvole di ammoniaca e arriva fino a quelli più interni, a circa 550 chilometri. Emerge che la presenza di ammoniaca è variabile e sembra aumentare negli strati più interni.

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Il mistero della “stella degli alieni”

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Il fenomeno sembra essere dovuto a qualcosa che si trovi ripetutamente di fronte alla stella KIC 8462852, a 1300 anni luce anni nella costellazione del Cigno. Una delle ipotesi più realistiche è che sia circondata da numerose comete o da pianeti in formazione. Ma c’è che pensa ad affievolire la sua luce possano essere gigantesche strutture costruite da una civiltà aliena.

26310-kic-8462852È un vero mistero. Per cui astronomi professionisti, fisici e semplici appassionati di “cose spaziali”. Torna a indebolirsi, e a mobilitare squadre di astronomi, la stella che ha fatto sognare gli appassionati di fantascienza per il sospetto che ad affievolire la sua luce possano essere gigantesche strutture costruite da una civiltà aliena. Anche in questo caso, il fenomeno sembra essere dovuto a qualcosa che si trovi ripetutamente di fronte alla stella KIC 8462852, a 1300 anni luce anni nella costellazione del Cigno. Una delle ipotesi più realistiche è che sia circondata da numerose comete o da pianeti in formazione.

Come riporta Science sul suo sito, la stella ha ricominciato a indebolirsi il 24 aprile e fino a ieri è successo più volte. Il fenomeno è stato rivelato dall’Osservatorio Fairborn, dell’università statale del Tennessee, che ha notato una diminuzione del 3% della luce della stella, rispetto alla sua normale luminosità. “È il primo chiaro segno di indebolimento che abbiamo visto dal 2013”, ha rilevato l’astronomo Jason Wright, dell’università statale della Pennsylvania, che aveva immaginato che strutture di una civiltà avanzata possano bloccare la luce della stella.

Da quando il fenomeno era stato individuato nel 2013, dagli astronomi guidati da Tabetha Boyajian, dell’università americana di Yale grazie al telescopio spaziale Kepler della Nasa, un’armata di telescopi basati a terra ha cominciato a osservare la stella per riuscire a dare una spiegazione al fenomeno. Il calo di luminosità della luce dell’astro era stato così estremo, fino al 20%, ed era avvenuto a una frequenza apparentemente casuale che non era compatibile con il passaggio di un pianeta, ma di qualcosa di molto più grande e più irregolare. L’ipotesi più realistica è che la stella potrebbe essere circondata da numerose comete, oppure potrebbero esserci frequenti collisioni fra pianeti in grado di oscurare temporaneamente l’astro con le loro polveri. La spiegazione potrebbe arrivare proprio dalle nuove misure. “C’è stata una risposta positiva dalla comunità, con astronomi che hanno interrotto progetti in corso per osservare la stella”, ha detto Boyajian. Sono stati circa una dozzina gli osservatori che sono riusciti a vedere in diretta il fenomeno e combinando i dati si potrebbe arrivare a dare una interpretazione al fenomeno.

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CIA: 13 Milioni di documenti declassificati

cia-seal1Sono circa 13 milioni le pagine dei documenti confidenziali desecretati dalla Cia e diffusi online per la prima volta. I documenti, suddivisi in quasi 800mila file, includono documenti di Henry Kissinger, segretario di Stato durante le presidenze Nixon e Ford, diverse analisi dell’agenzia di intelligence statunitense e ricerche scientifiche.

I file appartenenti al Cia Records Search Tool (CREST) sono stati pubblicati online dopo una causa legale di due anni promossa contro la Cia da un’organizzazione no-profit che lotta per la libertà d’informazione, chiamata MuckRock.

Tra i documenti più insoliti adesso reperibili online ci sono informazioni sugli avvistamenti di Ufo, una serie di rapporti sui dischi volanti e le ricette per l’inchiostro invisible.

Sono state pubblicate in rete inoltre le carte del cosiddetto progetto Stargate, nome in codice utilizzato per indicare gli studi della Cia sull’esistenza di poteri psichici e la percezione extrasensoriale.

Questi includono i test del 1973 su Uri Geller, la celebrità israeliana che affermava di avere poteri psichici.

Gli appunti mostrano come Geller fosse in grado di replicare parzialmente disegni eseguiti in un’altra stanza con un’accuratezza variabile, ma a volte precisa. Tanto da spingere i ricercatori a scrivere che lui aveva “dimostrato la sua abilità percettiva paranormale in maniera convincente e inequivocabile”.

(Uno dei documenti dello studio sui poteri psichici di Uri Geller, in cui lui replicava parzialmente disegni eseguiti in un’altra stanza dai ricercatori. L’articolo continua sotto la foto)

Molte di queste informazioni erano state rese note nella metà degli anni Novanta, ma era possibile accedervi esclusivamente dai computer degli archivi nazionali in Maryland, e solo in certi giorni ed entro determinati orari.

Dopo aver annunciato la pubblicazione online a novembre 2016, ora la Cia ha reso invece tutti i documenti dell’archivio accessibili con un semplice clic sul suo sito a questo link.

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Spazio: potente lampo radio veloce individuato dagli astronomi

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lampo-radio-veloceNuovo lampo radio veloce individuato dagli astronomi. Grazie al radiotelescopio Square Kilometre Array Pathfinder in Australia, un team di ricercatori, guidati da Keith Bannister dell’ente nazionale di ricerca Csiro, ha avvistato un particolare Fast Radio Burst (FRB). L’origine del fenomeno è stata individuata ad una distanza compresa tra i sei e gli otto miliardi di anni luce da una sorgente in grado di emettere, in un solo millisecondo, la stessa energia che il nostro Sole emana in oltre due anni e mezzo.

Da sempre considerati come fenomeni molto oscuri, i lampi radio veloci sono dei fenomeni astrofisici di altissima energia, forse prodotti da cataclismi spaziali con una durata di pochissimi millisecondi. Nonostante la loro incredibile energia, individuare i Fast Radio Burst non è affatto facile; basti pensare che sono solo dodici gli eventi individuati fino ad oggi. La scoperta è dovuta ai potenti ricevitori collegati al radiotelescopio; il prossimo obbiettivo è di comprendere l’origine con precisione l’origine del fenomeno.

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Tracce di civiltà tecnologiche nascoste nel Sistema Solare

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sistema-solare-300x200.jpgDove cercare- e magari trovare- le prove dell’esistenza di altre civiltà evolute, così avanzate da poter viaggiare nello spazio? Per un astrofisico americano, forse non bisogna andare troppo lontano: potremmo scoprirle proprio nel nostro sistema solare. E persino qui, sulla Terra, ammesso che il passare inesorabile del tempo non le abbia cancellate per sempre.

È il senso dello studio di Jason T. Wright, professore associato di astronomia e astrofisica all’Università di Stato della Pennsylvania. In un articolo pubblicato sul sito online ArXiv.org, il ricercatore ipotizza che in epoche remote una civiltà indigena ora estinta possa essersi sviluppata su Marte (quando era ancora dotato di acqua), su Venere (prima che l’effetto-serra la rendesse bollente e invivibile) o persino sul nostro pianeta, prima- molto prima- dell’esplosione della vita dell’età Cambriana (avvenuta circa 540 milioni di anni fa). Una posizione coraggiosa, che sintetizza così nell’abstract dell’articolo.

“Una delle principali questioni aperte dell’astrobiologia è se ci sia o ci sia mai stata vita altrove nel sistema solare. Una delle implicazioni di questo lavoro di ricerca è che stiamo cercando vita microscopica o al massimo non intelligente, anche se gli artefatti tecnologici potrebbero essere molto più facili da individuare. Il lavoro del SETI (sigla che sta per Search for Extra Terrestrial Life, N.d.A.), in questo ambito, presuppone comunque che siano di origine extrasolare, anche se si sa che la vita esiste sulla Terra da eoni.

Ma se una precedente specie di tipo tecnologico, magari in grado di viaggiare nello spazio, è mai comparsa nel sistema solare, potrebbe aver prodotto artefatti o altre tracce tecnologiche sopravvissute fino ai giorni nostri (…) Qui io discuto le origini e le possibili posizioni delle tracce di queste precedenti specie avanzate, che potrebbero essere comparse sulla Terra in epoche antiche o su un altro corpo celeste, ad esempio su Venere prima dell’effetto serra o su Marte provvisto di acqua.
Nel caso di Venere, l’arrivo del surriscaldamento globale potrebbe aver cancellato tutte le evidenze della sua esistenza sulla superficie venusiana. Nel caso della Terra, l’erosione e, sostanzialmente, le placche tettoniche possono aver eliminato la maggior parte delle prove, se mai questa specie ha vissuto qui un miliardo di anni fa. I resti di tracce tecnologiche indigene dovrebbero essere estremamente vecchie, limitando i luoghi in cui potrebbero essere trovate al di sotto della superficie di Marte o della Luna oppure nel sistema solare esterno.”

Affermazioni sorprendenti, anche perché finora gli unici ad aver ipotizzato che in un passato remoto creature capaci di viaggiare nello spazio abbiano popolato i pianeti o i satelliti del sistema solare- Terra e Luna incluse- sono stati solo scrittori di fantascienza, ricercatori alternativi e ufologi, non certo docenti di astronomia. Nel tempo, sono persino state “avvistate” piramidi, sculture e basi segrete sul Pianeta Rosso, oppure obelischi, strade e altre complesse costruzioni sulla superficie lunare, ma finora la scienza aveva sempre riso di queste discusse scoperte.

Jason T. Wright, evidentemente, non ritiene che queste teorie siano solo delle mere sciocchezze, ma le considera spunti di partenza per una riflessione. Scrive ancora: “Strutture rimaste sepolte sotto la superficie potrebbero sopravvivere ed essere riscoperte, almeno fino a quando non subiscono delle collisioni così colossali con meteoriti che la loro natura artificiale viene eliminata. La semplice distruzione invece le renderebbe non più funzionali, ma potrebbero essere ancora riconoscibili come tecnologiche.” E ancora: “Potremmo congetturare che insediamenti o basi su questi corpi celesti siano stati costruiti sotto la superficie per una varietà di ragioni ed essere ancora ritrovabili ai nostri giorni.”
Ma come verificare la fondatezza di queste azzardate ipotesi? L’astronomo americano ritiene che l’archeologia spaziale– un ambito di ricerca nato di recente- potrebbe aiutare a svelare le tracce di una eventuale specie tecnologica primigenia originata sulla Terra e poi forse distrutta da un cataclisma cosmico o forse emigrata altrove nello spazio. “Tali scoperte potrebbero aver luogo utilizzando gli strumenti della nascente archeologia spaziale che include la ricerca, l’individuazione e l’interpretazione di artefatti umani nello spazio”, spiega il professore. “Forse molto più probabilmente i radar in grado di esplorare il sottosuolo utilizzati nello studio della geologia delle superfici planetarie potrebbero rilevare tracce di edifici sepolti o di altri artefatti.”

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Anche le comete .. Respirano

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7c6eda079d843a590787ce0cb01f5942Anche le comete ‘respirano’ e producono ossigeno ogni volta che si avvicinano al Sole. La scoper
ta, pubblicata sulla rivista Nature Communications, è il risultato di una simulazione e propone una spiegazione alternativa alle osservazioni fatte nel 2015 sulla base di immagini e dati relativi alla cometa della missione europea Rosetta, la 67P/Churyumov Gerasimenko.

Allora per la prima volta si era osservato che la cometa produceva ossigeno molecolare (O2), ossia molecole composte da due atomi di ossigeno. Quel risultato era stato considerato la prova che l’ossigeno molecolare era presente nella nube primordiale dalla quale è nato il Sistema Solare.

Adesso gli stessi dati e una simulazione suggeriscono una nuova ipotesi, secondo cui l’ossigeno molecolare viene prodotto dalla cometa come in una sorta di ‘respiro’.

La scoperta è arrivata dal California Institute of Technology (Caltech) e a ideare l’esperimento è stato l’ingegnere chimico Konstantinos P. Giapis, che generalmente si occupa di nuove tecniche per fabbricare microprocessori. Giapis ha avuto l’idea notando che le reazioni chimiche osservate sulla cometa erano molto simili a quelle che studiava in laboratorio da 20 anni nelle collisioni di atomi elettricamente carichi (ioni) sulle superfici dei materiali superconduttori. Se l’obiettivo principale di queste ricerche è mettere a punto memorie più grandi e chip più veloci per i computer, Giapis ha deciso di applicare le stesse tecniche di ricerca per studiare le comete.

E’ stato così che il ricercatore ha dimostrato, con una simulazione fatta in laboratorio, che quando la cometa si avvicina al Sole libera vapore acqueo, le cui molecole diventano elettricamente cariche (si ionizzano) per effetto dei raggi ultravioletti. Contemporaneamente il flusso di particelle cariche proveniente dal Sole (vento solare) colpisce la superficie della cometa. Quando questo accade la molecola di ossigeno presente nell’acqua si lega a un altro atomo di ossigeno, dando origine all’ossigeno molecolare.

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La crosta terrestre è piovuta dal cielo, la scoperta

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terra

La crosta terrestre non è il solo prodotto delle eruzioni vulcaniche, come si credeva in precedenza, ma è anche ”piovuta dal cielo”. A rivelarlo è una ricerca della McGill University di Montreal e pubblicata sulle pagine dell’Earth and Planetary Science Letters. Studiando le caratteristiche chimiche dello strato più esterno del nostro pianeta, il gruppo di studio canadese ha scoperto numerosi componenti chimici non compatibili con le eruzioni vulcaniche, ma con un processo di condensazione prodotto in atmosfera in un passato riconducibile a 4,5 miliardi di anni fa.

Secondo la ricostruzione degli esperti gran parte dei minerali della crosta sarebbero stati prodotti dalla caduta dei minerali raffreddatisi e dissoltisi in atmosfera a seguito dell’impatto tra il nostro pianeta e l’embrione planetario Theia. Un evento disastroso che portò alla fusione delle rocce superficiali che, appena risalite in atmosfera, sarebbero successivamente ricadute ”come una pioggia”. Il fenomeno è stato ricostruito attraverso una simulazione durante la quale è stato surriscaldato un miscuglio di acqua ed un composto a base di silice successivamente inserito in un contenitore a pressione ed ad una temperatura di 727 gradi. Il tutto per riprodurre le estreme condizioni della Terra primordiale. Tale processo, secondo gli esperti, avrebbe creato le condizioni adatte per la formazione della vita.

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Una storia inedita della Seconda Guerra Mondiale , tra misteri , segreti , nuove rivelazioni e conferme . 8a parte . di Franco Pavone

Prosegue il nostro lavoro di ricerca storica sugli enigmi del secondo conflitto mondiale , collegati anche ai nostri studi ufologici , cercando di reperire fatti , situazioni , drammi , eroismi , progetti segreti e personaggi più o meno conosciuti della guerra che ha cambiato il mondo , cercando in archivi , giornali e riviste d’epoca e recenti , libri , internet , che magari anche se non trattano dell’argomento guerra in questione , conservano reminescenze , dettagli , ricordi e fatti inediti o quasi; perché alcune volte in dossier dove non si pensa possa esserci un fatto collegato alla guerra , si trovano aneddoti importanti che gettano una nuova luce su questo tragico periodo dell’Umanità . Voglio occuparmi nella mia ricerca in alcuni dei prossimi capitoli , di personaggi italiani e stranieri noti o sconosciuti ai più , e di cui si hanno scarse informazioni sulla loro vita e sulle loro implicazioni con la guerra. A volte si scoprono cose interessanti che chiariscono tanti risvolti su episodi fondamentali della stessa .

CAPITOLO 28 / Rosario Di Lorenzo

soldatiIl quotidiano tarantino “ Corriere del Giorno “ , che purtroppo causa la perdurante crisi economica che ha travolto anche l’editoria , ha chiuso le pubblicazioni , riportò Domenica 26 Agosto 2001 nella pagina dedicata alle “ lettere al Corriere “ , una missiva proveniente da Londra scritta da Denys Simmons , un ufficiale dell’esercito inglese , dove raccontò che nel Giugno del 1942 fu fatto prigioniero dai tedeschi a Tobruk , durante le battaglie contro l’Afrika Corps del Generale Rommel , “ la volpe del deserto “ . In seguito fu trasferito in un campo di prigionia in Italia vicino Chieti , a quel tempo sotto il controllo tedesco , dove restò per più di un anno . Dopo la resa italiana agli Alleati e quindi dopo l’8 Settembre , i tedeschi decisero di trasferirlo in Germania , ma durante il trasporto in treno , Simmons riuscì a fuggire con altri due ufficiali nei pressi di Carsoli in Abruzzo . Il loro intento era quello di attraversare le linee nemiche per ricongiungersi con le truppe Alleate nei pressi di Cassino . Dopo alcune settimane durante le quali furono aiutati soprattutto da una famiglia di Meta vicino Civitella Roveto nei pressi di Balsorano , vennero in contatto con due ufficiali della Regia Aeronautica italiana e tre soldati , diretti anche loro verso il fronte , e decisero di proseguire insieme . Con i due piloti e uno dei soldati che si chiamava Rosario , fecero amicizia , proseguendo a piedi per circa una settimana attraverso monti e boschi , dormendo dove capitava sia all’aperto che in alcuni capanni , mangiando quello che trovavano grazie anche a qualche buon cuore contadino . Il 10 Novembre , quando erano quasi vicini alle linee Alleate e ascoltavano già i rimbombi dell’artiglieria , mentre riposavano in un casolare in località Donato Val di Comino , traditi da un collaborazionista del luogo , vennero catturati da una pattuglia tedesca . I due piloti essendo vestiti in abiti civili riuscirono a fuggire mischiandosi con alcuni abitanti della frazione , mentre Denys Simmons , gli inglesi e i tre soldati che indossavano ancora le divise , furono fatti prigionieri . Rosario durante la cattura portava ancora la pistola di ordinanza , quindi fu separato dagli altri e tragicamente fucilato la mattina dopo . Simmons e gli altri furono deportati in Germania , dove rimasero fino al termine della guerra . L’ufficiale inglese non venne quindi a sapere dove Rosario era stato sepolto e se i familiari erano stati informati della sua morte . Simmons non si perse d’animo e alla fine della guerra contattò il Commissariato Generale Onoranze Funebri Caduti in Guerra del Ministero della Difesa inglese , dove lo informarono che l’italiano si chiamava Rosario Di Lorenzo ed era nato a Taranto . Venne anche a conoscenza che alcuni anni dopo la guerra i parenti del soldato trasferirono i suoi resti sepolti dal cimitero comunale di San Donato Val di Comino , alla tomba di famiglia a Taranto . Durante la sua ricerca Simmons venne a sapere che secondo i documenti ufficiali del Ministero inglese Rosario prima di essere passato per le armi , fu costretto a scavarsi la fossa . I parenti non sapevano cosa fosse realmente avvenuto e perché fu passato per le armi . E’ plausibile che i due soldati sopravvissuti , se sono sopravvissuti alla guerra , abbiano dato loro queste informazioni , ma Simmons nella lettera al Corriere si rese disponibile a chiarire le circostanze della sua tragica fine , quindi chiese al Direttore del Corriere del Giorno di aiutarlo a rintracciare i membri restanti della famiglia , tramite un’inserzione sul giornale . Non sappiamo come questo scambio epistolare si sia concluso , ci siamo ripromessi di approfondire la storia in seguito con la nostra ricerca , visto che Rosario Di Lorenzo era anche un nostro concittadino ; ma intanto citiamo la risposta che il Direttore del Corriere ha dato sul giornale all’ex ufficiale dell’Esercito di Sua Maestà britannica : << Davvero un bel gesto quello di mister Simmons , che nonostante siano passati tanti anni , mantiene un ricordo così vivido di questo drammatico episodio , tanto da essersi cimentato in ricerche impegnative e non certo facili . Ci chiediamo quanti al suo posto lo avrebbero fatto per un’amicizia durata appena una settimana , ma che è sopravvissuta intatta nel tempo . Il Corriere del Giorno è ben lieto di offrire il suo contributo , facendo da tramite tra mister Simmons e i familiari dello sfortunato soldato italiano nato a Taranto >> . Per concludere , questa storia dimostra come anche durante una delle pagine più drammatiche del XX° secolo , certi valori come la vera amicizia e la solidarietà , emergevano tra i militari , anche di diversa nazionalità nonostante la guerra , valori che in questi tempi di violenze e sopraffazioni gratuite , grazie anche agli ameni esempi dei politici , causate anche dall’ eccessivo benessere di pochi a scapito dei problemi generali delle masse , e da una tecnologia non sempre al servizio dell’uomo , ma al contrario fonte di stress vari , mi sembrano inconcepibili . Agli attuali parenti di Rosario Di Lorenzo porgiamo le più sentite condoglianze postume da parte del Centro Ufologico Taranto .

CAPITOLO 29 / Italo Balbo

Italo Balbo nato a Quartesana il 6 G220px-Profilo_Italo_Balbo.jpgiugno del 1896 e morto a Tobruk il 28 Giugno del 1940 , è stato un aviatore , generale della Regia Aeronautica e politico italiano iscritto al Partito Nazionale Fascista . Partecipò come quadriumviro alla marcia su Roma , diventando in seguito comandante generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e sottosegretario all’economia . Nel 1929 fu nominato Ministro dell’Aeronautica e siccome era considerato un potenziale rivale politico di Mussolini, vista la popolarità che aveva raggiunto , fu allontanato , diventando nel 1934 governatore della Libia . Figlio di Camillo Balbo e Malvina Zuffi , entrambi maestri elementari , piemontese il padre , romagnola la madre , nella sua famiglia si rispettava in toto la monarchia e il servizio militare . Prestò servizio durante la Prima Guerra Mondiale nel battaglione Alpini “ Val Fella “ e dopo la nomina a tenente il 16 Ottobre 1917 , fece domanda per essere assegnato al Deposito Aeronautico di Torino per un corso di pilotaggio , la sua grande passione . Nel 1924 sposò la contessa Emanuela Florio , da cui ebbe tre figli . Nonostante il fatto che in gioventù era stato di idee repubblicano-mazziniane , dopo il 1920 entrò nella Massoneria e fece parte della Loggia “ Giovanni Bovio “ , anche se il Gran Consiglio del Fascismo aveva approvato il divieto per gli iscritti al Partito Nazionale Fascista di far parte della stessa . Dovendo però pensare al suo futuro e quindi a sistemarsi , aderì al Partito . Il 6 novembre 1926 venne nominato sottosegretario di Stato all’Aviazione e cominciò ad organizzare la nuova Regia Aeronautica , che essendo ai primi passi aveva bisogno di essere ammodernata , e oltre ad avere un alto esponente del fascismo al suo comando , permetteva a Mussolini di avere sotto controllo un tale popolare personaggio . Balbo prese il brevetto di pilota nel 1927 all’età di 31 anni , e creò una sede definitiva per il Ministero dell’Aeronautica . In seguito iniziò la fondazione della “ città dell’aria “ a Guidonia , dove sorse un modernissimo centro ricerche di ingegneria aeronautica , con scienziati del calibro di Gaetano Arturo Crocco , Luigi Crocco , Antonio Ferri , ecc. , probabili futuri componenti del Gabinetto RS 33 , oltre al prof. Luigi Broglio , padre della ricerca spaziale italiana , oltre che direttore del futuro poligono di lancio del primo satellite orbitale italiano San Marco , nella Guyana francese . Quindi diede vita nella nuova cittadella scientifica Guidonia-Montecelio a un centro studi per promuovere lo sviluppo aeronautico . Altra creazione di Italo Balbo fu la Scuola Alta Velocità . In seguito Mussolini lo nominò Generale di Squadra Aerea e il 12 Settembre 1929 , a soli 33 anni Italo Balbo fu nominato Ministro dell’Aeronautica , carica che fino a quel momento era stata ad appannaggio di Benito Mussolini . Nel 1932 Balbo guidò due voli transatlantici in formazione , proponendo in seguito a Mussolini la creazione di un unico Ministero della Difesa , anticipando il futuro , ma vista l’accesa rivalità tra la Regia Marina e la Regia Aeronautica , oltre alla gelosia di Mussolini verso il giovane Ministro aviatore , il progetto naufragò . Durante il 1929 convinse l’ingegnere Alessandro Marchetti ( la SIAI –Marchetti fu collegata alla connection Gabinetto RS 33 ) a mettere a punto idrovolanti S55A , nel tentativo di attraversare in formazione l’oceano Atlantico . La traversata fu effettuata nell’Atlantico meridionale con 12 velivoli supportati da 5 cacciatorpediniere della Regia Marina . Partiti da Orbetello il 17 Dicembre 1930 guidati da Balbo , gli aerei arrivarono a Rio de Janeiro il 15 Gennaio 1931 . Per celebrare il Decennale della Regia Aeronautica Balbo dal 1° Luglio al 12 Agosto 1933 guidò una seconda trasvolata atlantica di 25 idrovolanti S55X verso il Canada , in occasione della Century of Progress , esposizione universale che si tenne a Chicago negli Stati Uniti tra il 1933 e il 1934 . Il 26 Giugno del 1933 Italo Balbo era apparso sulla copertina della famosa rivista Time . Il Governatore dell’Illinois , il Sindaco e la città di Chicago riservarono ai trasvolatori italiani un’accoglienza trionfale e dedicarono a Balbo una strada nelle vicinanze del lago Michigan , la Balbo Avenue , tutt’ora esistente . I discendenti indiani Sioux presenti all’esposizione lo nominarono capo indiano con il nome di “ Capo Aquila Volante “ . All’epoca prima della Seconda Guerra Mondiale , i rapporti fra Italia e Stati Uniti erano ottimi e proseguendo il suo volo fino a New York , fu acclamato per le strade , dove gli intitolarono un viale e dove fu ricevuto anche dal Presidente Franklin Delano Roosevelt . Rientrato in Italia fu promosso Maresciallo dell’Aria . Successivamente si oppose alla concessione di bombardieri alla Regia Marina e alla realizzazione di portaerei , con il motivo che avrebbe sottratto fondi , materiali , oltre che indipendenza alla da poco fondata Regia Aeronautica . La mancata costruzione di portaerei influì negativamente sulle missioni della Marina durante la Seconda Guerra Mondiale , in special modo nella battaglia di Capo Matapan , ma la colpa non fu solo relativa all’opposizione di Balbo , viste anche le posizioni conservatrici della Regia Marina . Italo Balbo raggiunse una enorme popolarità e forse venne considerato politicamente insidioso per Mussolini ; proprio per questo probabilmente venne promosso Governatore della Tripolitania , della Cirenaica e del Fezzan , che nel 1934 si fusero nell’attuale Libia . Il Ministero dell’Aeronautica ritornò nelle mani di Mussolini ; del resto Balbo era il meno servile dei gerarchi fascisti , infatti dopo l’occupazione tedesca della Cecoslovacchia nel Marzo del 1938 , accusò gli altri membri del Gran Consiglio del Fascismo di lustrare le scarpe alla Germania , e fu l’unico a criticare la decisione del Duce di allearsi al Reich di Hitler , oltre a preoccuparsi per la cooperazione militare e scientifica con i nazisti , condivisa anche da Galeazzo Ciano , Emilio De Bono e Dino Grandi , forse anche in virtù della documentazione sui files fascisti del Gabinetto RS 33 . Assieme a Ciano accusò Adolph Hitler di aver violato il Patto d’Acciaio firmandone uno con Stalin nell’Agosto 1939 , che successivamente con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale il 1° Settembre 1939 , portò alla spartizione della Polonia . Balbo era contrario all’entrata in guerra dell’Italia al fianco della Germania nazista , in una ipotetica guerra lampo promulgata da Hitler , anzi propose un’alleanza con il Regno Unito e la Francia ; Mussolini invece rimase fedele alla Germania . Il 28 Giugno 1940 Balbo si alzò in volo da Derna in Libia , dove era al comando di un contingente di quasi 200.000 uomini , diretto al campo d’aviazione T.2 di Tobruk con due trimotori S.M.79 , uno pilotato dallo stesso Balbo e uno dal Generale Felice Porro , comandante della 5a Squadra Aerea . Dell’equipaggio faceva parte anche il Capitano Nello Quilici , direttore del Corriere Padano e padre del documentarista Folco Quilici. Giunti in vista di Tobruk verso le 17 , i piloti videro delle colonne di fumo, risultato di un bombardamento inglese con aerei Bristol Blenheim . Balbo ordinò l’atterraggio , per rendersi conto della situazione , senza però avvisare la base . Scambiato per un bombardiere inglese dalla contraerea e dall’incrociatore San Giorgio alla fonda nel porto , fu preso di mira dallo stesso incrociatore e colpito . L’aereo del generale Porro con una manovra diversiva non fu centrato , mentre l’aereo di Balbo , colpito in pieno , precipitò in fiamme al suolo , con la conseguente morte di tutto l’equipaggio . Il 29 Giugno Mussolini lo ricordò con poche parole : << Un bell’alpino , un grande aviatore , un autentico rivoluzionario . Il solo che sarebbe stato capace di uccidermi >> . Con grande signorilità e stile , segno di nobiltà d’animo e di rispetto verso il nemico , un aereo britannico paracadutò sul campo italiano una corona di alloro con un biglietto di cordoglio . La salma di Italo Balbo e degli altri caduti rimasero in Libia fino al 1970 , quando l’ondata di nazionalismo libico fomentato dal colonnello Mu’ammar Gheddafi , minacciò la distruzione dei cimiteri italiani nell’ex colonia dell’Impero . La famiglia Balbo fece rimpatriare la salma in Italia , dove fu tumulata a Orbetello con tutti i membri dell’equipaggio , con l’eccezione di Nello Quilici . La vedova di Balbo , Emanuela Florio , disse che la morte del marito fu dovuta a un ordine venuto da Roma . Il prefetto di Ferrara dove la Florio viveva , Temistocle Testa , sollecitò il capo della polizia Bocchini , a intervenire sulla vedova Balbo per invalidare le sue dichiarazioni . Claudio Marzola , il capopezzo imbarcato sull’incrociatore San Giorgio , autore dell’abbattimento dell’aereo di Balbo , confermò l’errore di valutazione . Dello stesso parere sono o furono giornalisti e storici come : Indro Montanelli , Mario Cervi , Arrigo Petacco e Gregory Alegi . La teoria del complotto ebbe credito anche per la presenza a bordo dell’aereo di Balbo di Nello Quilici , direttore del Corriere Padano , che tante volte aveva sfidato la censura fascista , ma il figlio Folco Quilici smentì l’ipotesi della cospirazione , visti i tanti soldati impiegati e gli altri elementi raccolti per il suo libro Tobruk 1940 “ , pubblicato nel 2004 , e confermò la causa dell’abbattimento dovuto al mancato riconoscimento dell’aereo di Balbo . Nel 2006 Quilici fu contattato da Aldo Massa , che il giorno dell’abbattimento dell’aereo di Balbo era di vedetta in un bunker in cemento armato dotato di un’ampia feritoia . Grazie a questo tipo di testimonianza Quilici venne a sapere che quel giorno nella rada di Tobruk si trovava alla fonda un misterioso sottomarino , che in seguito fu identificato nel sommergibile posamine italiano Marcantonio Bragadin , arrivato da Napoli . La raffica che abbattè l’aereo di Balbo partì dal sommergibile , causando lo schianto e l’incendio dell’aereo. Nel trambusto che seguì , il Bragadin salpò la sera stessa . Lo storico e giornalista Arrigo Petacco relazionò nel 1997 su un documento ritrovato tra le carte segrete di Mussolini , che reca la data del 1° Luglio 1940 , dove la versione ufficiale pare sia confermata . Fin qui la storiografia ufficiale . Ma a noi del CUT piace andare a scavare nelle pieghe della Storia dettagli inusuali collegati alle nostre ricerche , che aggiungono risvolti nuovi e misteriosi al mosaico della Storia stessa . Anche Italo Balbo non è esente da questi risvolti , non presenti nei libri di Storia ufficiali , visto che sia lui che Filippo Eredia , suo braccio destro , erano di casa a Vergiate , dove come sappiamo pare fu ritrovato un VNC ( velivolo non convenzionale ) , UFO ante-litteram così definito durante l’epoca fascista . Dai documenti in possesso degli studiosi si apprende che Balbo avrebbe fatto parte dell’élite del Gabinetto RS/33 , come grande esperto aeronautico , con stretti contatti con Guglielmo Marconi, referente ufficiale dello stesso organismo , come dimostra un articolo pubblicato sul quotidiano “ La Sera “ del 15 Luglio 1933 , che menzionava reciproci telegrammi tra i due . La Storia ufficiale dice che Balbo decollava per le sue mirabolanti imprese aeree da Sesto Calende o appunto da Vergiate . Filippo Eredia era responsabile dell’Ufficio Meteorologico di Stato , forniva a Balbo notizie sulle condizioni atmosferiche ed era di casa negli stabilimenti della Marchetti , industria che sarebbe implicata nell’affaire files fascisti del Gabinetto RS 33 . Alla fine della guerra proprio Eredia stranamente divenne uno dei più accaniti scettici d’ufficio sul fenomeno UFO , in effetti un film già visto in questi studi . Ricordiamo che sempre secondo le fonti in possesso degli studiosi , proprio su un giornale varesino si parlò , dopo il recupero dell’ordigno di Vergiate , dell’esistenza di forme di vita su Marte in contatto con la Terra . Il giornale in questione era la “ Cronaca Prealpina “ del 20 Giugno 1933 . Ancora stranamente gli americani non bombardarono gli stabilimenti Marchetti , durante i loro raid della Seconda Guerra Mondiale , quando invece ne avevano bombardati altri nove nell’area . L’appartenenza di Balbo al Gabinetto RS 33 fascista , aggiunge alla sua biografia un capitolo molto interessante e rivelatore sui misteri di quel periodo storico , con qualche residuo , ma motivato dubbio sulla sua morte .

CAPITOLO 30 / Walter Dornberger

220px-Bundesarchiv_Bild_146-1980-009-33,_Walter_Dornberger.jpgNel libro “ Operazione Paperclip “ di Annie Jacobsen , reporter americana del Los Angeles Times Magazine , pubblicato nel 2013 dall’editore Little Brown and Company di New York , e in
Italia nel 2014 dalle Edizioni Piemme di Milano , giornalista tra l’altro autrice anche del bestseller “ Area 51 “ pubblicato nel 2011 , così la stessa giornalista fa la recensione del tedesco Walter Dornberger :

Generale responsabile in tempo di guerra dello sviluppo delle armi , e ufficiale del personale tecnico nei tunnel di Nordhausen , dove venivano usati lavoratori schiavi . Fu arrestato dai britannici per crimini di guerra , internato in Inghilterra e in seguito rilasciato in custodia agli alleati americani . Con l’Operazione Paper Clip lavorò per l’Aeronautica Militare statunitense e poi alla Bell Aircraft Corporation ( multinazionale , diciamo noi , che ricorda la retroingegneria aliena di Philip J. Corso) . Fino agli anni 50 fu impiegato come consulente dello Stato Maggiore in tema di missili e armi spaziali ; era dotato di un’autorizzazione top secret e si recava spesso al Pentagono “ . Così la Jacobsen . Generale di artiglieria in entrambe le guerre mondiali , fu durante la Seconda Guerra Mondiale uno dei componenti del programma sulle V2 nel centro sperimentale di Peenemunde . Nato a Gielen il 6 Settembre 1895 , si arruolò nel 1914 . Nell’Ottobre del 1918 come tenente di artiglieria fu fatto prigioniero dai marines americani e rimase per due anni in un campo di prigionia francese . Dopo la Prima Guerra Mondiale completò un corso di ingegneria con lode presso l’Istituto Tecnico di Berlino . Nel 1930 si laureò in ingegneria meccanica alla Scuola Tecnica di Charlottenburg , sempre a Berlino . Nel 1935 ebbe un dottorato honoris causa dal Colonnello Karl Emil Becker , che lo nominò preside della nuova facoltà di tecnologia militare . Nell’Aprile del 1930 fu nominato esperto balistico dell’Esercito tedesco , come assistente nello sviluppo di un combustibile liquido per la produzione di razzi , che avrebbero soppiantato i comuni proiettili di artiglieria . Il 21 Dicembre del 1932 testò un motore a razzo a Kummersdorf . Il 1° Ottobre 1934 ebbe il suo ultimo comando militare . Nel Maggio del 1937 Dornberger e il suo gruppo furono trasferiti a Peenemunde , per collaborare alla creazione di nuove avveniristiche armi , tra cui le V1 e le V2 . Il terzo lancio di prova di una V2 , il 3 Ottobre 1942 , ebbe finalmente successo e il 7 Luglio 1943 il dott. Ernst Steinhoff , Werner von Braun e Dornberger si recarono in volo al quartier generale di Adolph Hitler per mostrargli il filmato del lancio di prova . In un discorso fatto a Peenemunde , sempre il 3 Ottobre 1942 , Walter Dornberger pronunciò una frase sibillina : << Questo terzo giorno del mese di Ottobre 1942 , è il primo di una nuova era nel settore dei trasporti , quello dei viaggi nello Spazio ……>> . Nel Dicembre del 1944 diventò un’autorità nel campo dei razzi da contraerea . Su proposta dello stesso Dornberger , Albert Speer sostituì la commissione delle armi a lungo raggio con i progetti dello scienziato . Il 2 Maggio del 1945 Dornberger , von Braun e altri cinque uomini partiti da HausIngeborg , mentre passavano dal piccolo villaggio austriaco di Schattwald , incrociarono soldati americani accampati per la notte . Altre fonti storiche affermano che i sette furono arrestati dalla Terza Armata del generale Patton nei pressi di Praga . Chiusi in un campo di internamento inglese alla fine della guerra , durante la prigionia fu intercettata una conversazione tra Dornberger e il generale Gerhard Bassenge , in cui Dornberger diceva che con von Braun avevano assodato , prima di essere catturati , che il Terzo Reich si avviava alla sconfitta e che avevano cercato un contatto con la General Electric Corporation , attraverso l’ambasciata tedesca in Portogallo , per venire ad un accordo sull’immunità, in cambio dei loro progetti tecnici . Nell’Agosto del 1945 , dopo aver partecipato all’Operazione Backfire , Dornberger fu portato a Londra per essere interrogato dagli inquirenti britannici sui crimini di guerra dalla Investigation Unit , per aver usato prigionieri in lavori forzati , per la produzione di V2 . Successivamente fu trasferito e detenuto per due anni a Bridgent , nel Galles del sud . Insieme ad altri scienziati missilistici tedeschi , Dornberger fu rilasciato e trasferito negli Stati Uniti , sotto l’egida dell’Operazione Paperclip , e lavorò per la United States Air Force per tre anni nello sviluppo dei missili teleguidati . Dal 1950 al 1965 prestò la sua opera per una non meglio identificata Aircraft Corporation , su diversi progetti segreti . Giocò un ruolo importante nella creazione del prototipo X-15 , primo aereo a superare la barriera del suono , e fu consulente chiave del Progetto X-20 Dyna-Soar . Ebbe anche un ruolo nella creazione di idee e progetti che portarono alla realizzazione delle moderne navette Space-Shuttle . Dornberger sviluppò anche la prima guida elettronica per i missili terra-aria per lo Strategic Air Command . Nel corso degli anni cinquanta , ebbe alcune divergenze di opinioni con Werner von Braun , e allora con diversi ingegneri aerospaziali fu trasferito alla base di Huntsville in Alabama per collaborare con l’Usaf a diversi progetti . Il più notevole fu il Krafft Ehricke , antesignano del razzo Centaur . Partecipò inoltre attivamente a diversi altri progetti di difesa . Dopo il pensionamento Dornberger andò in Messico e in seguito dopo tanti anni tornò in Germania , dove morì nel 1980 a Baden-Wurttemberg . Da quello che abbiamo appurato nella nostra ricerca , fu uno degli artefici del programma spaziale americano insieme a Werner von Braun e ad altri scienziati del Terzo Reich , che hanno fatto la storia sconosciuta dell’Astronautica , non riportata fino a qualche tempo fa sui libri di storia ufficiali , ma che alla fine sta riemergendo anche dagli archivi segreti della Seconda Guerra Mondiale .

CAPITOLO 31 / Rudolf Ladenburg

USS_Eldridge_DE-173_(1944)Per concludere questa ottava parte sui misteri della Seconda Guerra Mondiale , voglio parlare di un altro scienziato tedesco , di cui si hanno poche informazioni , ma quel poco è abbastanza interessante , come vedremo in seguito . Questo enigmatico personaggio è Rudolf Ladenburg , nato a Kiel il 6 Giugno del 1882 e passato a miglior vita a Princeton in New Jersey , negli Stati Uniti , il 6 Aprile del 1952 . Fu un fisico atomico emigrato dalla Germania nel 1932 in America . Era figlio di un professore di chimica oltre che farmacista ebreo , di nome Albert Ladenburg , che diede la sua opera presso l’Università di Kiel e poi presso l’Università di Breslavia . Dal 1900 al 1906 Rudolf Ladenburg studiò all’Università Ruprecht Karls di Heidelberg e successivamente all’Università Luddwig – Maximilian di Monaco . Conseguì il dottorato nel 1906 a Heidelberg sotto la direzione di Wilhelm Rontgen , scienziato che diede il nome all’unità di misura delle radiazioni nucleari . Dopo aver lavorato dal 1921 al 1924 all’Istituto di Fisica presso l’Università di Breslavia , Ladenburg divenne capo della divisione di fisica presso l’Istituto Kaiser Wilhelm . La sua principale ricerca esplorò le linee di dispersione negli spettri atomici , e uno dei suoi più grandi contributi alla fisica sperimentale , fu un approccio ragionato alla teoria della dispersione atomica , secondo il parere autorevole dello scienziato Hans Koppermann di Gottingen . Studiò inoltre anche le variazioni dell’idrogeno in stati eccitati . Come detto in precedenza , emigrò negli Stati Uniti nel 1932 , dove divenne professore-ricercatore presso il laboratorio di fisica Palmer , dell’Università di Princeton . Dall’Aprile del 1933 , dopo l’avvento del Nazismo e la salita al potere di Adolph Hitler in Germania , aiutò molti scienziati tedeschi a emigrare negli Stati Uniti d’America . Si ritirò dall’Università di Princeton nel 1950 e morì sempre a Princeton nel 1952 . Dopo aver accennato alla biografia di Rudolf Ladenburg , posso dire che alcuni anni fa ho letto il libro “ Esperimento Filadelfia “ , tra l’altro acquistato a un mercatino dell’usato di Taranto , scritto a due mani da William L. Moore , autore anche del libro “ The Roswell Incident “ , e Charles Berlitz , famoso autore di tanti libri sui misteri del nostro pianeta , fra cui quelli sul Triangolo delle Bermuda . Nel libro “ Esperimento Filadelfia “ , pubblicato nel 1979 dalla casa editrice Sonzogno di Milano , in un capitolo lo stesso Moore parlò di un’intervista a un certo dott. Rinehart , pseudonimo di un testimone che non voleva essere identificato per paura di indesiderate ritorsioni . In questa “ interessante “ intervista concessa a William Moore , Rinehart affermò testualmente che la proposta per il famoso “ esperimento “ partì non solo da Albert Einstein , con la sua teoria sul campo unificato e dal geniale Nikola Tesla , ma anche da Rudolf Ladenburg , anche perché con Einstein si conoscevano già dal 1908 , quando si trovava in Svizzera . Secondo Rinehart , che lo aveva conosciuto di persona , Ladenburg era un personaggio reticente , preciso , con delle manie aristocratiche , da vecchio prussiano ; i colleghi però lo rispettavano profondamente perché lo ritenevano un lavoratore e un pensatore solitario . Era un esperto nel settore delle mine , dei siluri e delle contromisure nei confronti di questo tipo di armi . Rinehart ricordò in particolare una conferenza o un colloquio al quale parteciparono numerose persone , dove ad un certo punto si passò a discutere del possibile sviluppo di una nuova arma tedesca . Il dott. W.W. Albrecht , pseudonimo anch’esso , era irritato perché alcuni personaggi e ufficiali di grado elevato stavano portando avanti delle idee non troppo intelligenti . Albrecht intervenne nella discussione citando Ladenburg come l’unica persona presente che aveva avuto esperienze nell’organizzazione militare tedesca , e disse che lo stesso era stato comandante di un sottomarino o qualcosa del genere durante la Grande Guerra . Rinehart ebbe però il sospetto che lo disse più per far colpo che per affermare una cosa vera . Non era sicuro che Ladenburg fosse un ufficiale sommergibilista o meno , ma comunque non gli importò molto , perché l’espediente ebbe successo . Raccontò che Ladenburg si alzò in piedi e affermò che i tedeschi avrebbero potuto creare con quello che avevano ( tecnologia non di questo mondo ? ) armi di nuova concezione . Il discorso impressionò alquanto gli ufficiali di grado elevato , che lasciarono perdere e tornarono ai temi della conferenza . Nell’estate e nell’autunno del 1939 Ladenburg lavorò a esperimenti di fissione nei laboratori di fisica a Princeton , dove pare che ne avesse discusso con lo stesso Einstein . Rinehart ricordò anche che risaliva più o meno al 1940 la proposta di progetti che precedettero l’esperimento con la nave , e che si pensava fossero il risultato delle lunghe discussioni tra Ladenburg e Einstein sull’impiego di campi elettromagnetici per neutralizzare mine e siluri . Fu lo stesso Einstein a scrivere la proposta , anche perché insieme a Ladenburg erano stati tra i primi a proporre progetti di ricerca , ma quando ne dovevano discutere con gli alti gradi , preferivano stare nelle “ ultime file “ . Il dott. John von Neumann , uno dei pionieri del calcolo elettronico e famoso matematico , capace di influenzare e di mettere in azione i potenti , forse uno degli artefici del Project Rainbow , nome in codice del Philadelphia Experiment , convinse gli apparati militari a effettuare l’esperimento , come detto , progettato anche da Ladenburg . Questi gli chiesero impressionati , vista l’alta tecnologia e l’energia necessarie alla cosa , se l’esperimento si riferiva alla Seconda Guerra Mondiale o a una ipotetica guerra futura. Questa misteriosa testimonianza pervenuta dall’enigmatico dott. Rinehart sull’altrettanto enigmatico dott. Rudolf Ladenburg , confermerebbe la sconvolgente storia dell’Esperimento Filadelfia , in attesa in generale di prove più probanti sui segreti della Seconda Guerra Mondiale , anche se con il passare degli anni le testimonianze si fanno sempre più difficili , visto che sono passati 74 anni dalla faccenda . La nostra ricerca continua nella prossima 9a parte ( 32° capitolo ) …..

( Sono disponibili sul nostro blog Internet le precedenti 7 parti con i 27 capitoli ) .

FONTI BIBLIOGRAFICHE

Corriere del Giorno , Taranto , domenica 26 Agosto 2001 .

Wikipedia , Italo Balbo .

Taccuino da altri mondi wordpress.com

Digilander.libero.it

Wikipedia , Walter Dornberger .

Libro , Annie Jacobsen , Operazione Paperclip , 2014 Edizioni Piemme SpA Milano

2013 Little, Brown and Company New York , USA .

Wikipedia , Rudolf Ladenburg .

W.W.W. energia alternativa . org

Libro , W.L. Moore , C. Berlitz , Esperimento Filadelfia , 1979 Editore Sonzogno

Milano .

NASA: Su Encelado acqua e alta probabilità di vita

centroufologicotaranto@gmail.com – Mi Piace !

encelado-e1492107968951Encelado potrebbe ospitare forme di vita, al pari della Terra primordiale. E’ l’atteso contenuto della conferenza stampa che la NASA sta trasmettendo in questi minuti. Si tratta di una scoperta davvero clamorosa (anche se non del tutto nuova), e che potrebbe aprire nuovi scenari sulla ricerca di vita extraterrestre. La luna di Saturno è caratterizzata da uno strato di ghiaccio superficiale che la rende molto luminosa nello spazio: una crosta glaciale che nasconde un vasto oceano di acqua.

Ed è proprio nelle profondità del profondo strato di liquido che gli esperti hanno scoperto gli indizi che ricondurrebbero ad un ambiente ospitale per alcune forme di vita batteriche. La scoperta è il frutto dei dati della sonda Cassini la quale ha rilevato idrogeno molecolare ed anidride carbonica nei pennacchi che si elevano in alcune aree di Encelado. Si tratta una prova dell’esistenza di sorgenti idrotermali oceaniche e soprattutto dell’esistenza degli ”elementi critici” per lo sviluppo del processo di metanogenesi. La relativa abbondanza di idrogeno e di condizioni che favoriscono la formazione di metano dall’anidride carbonica, rappresenta un elemento importante perché suggerisce la presenza delle condizioni di temperatura ed energia del tutto simili a quelle indispensabili per sostenere forme di vita, anche senza fotosintesi. Si tratterebbe dello stesso processo che si verifica nelle profondità degli oceani terrestri. Insomma la presenza di forme di vita, sulla luna di Saturno, potrebbe essere davvero probabile.

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