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Un universo di buchi neri molto ben nascosti

Osservato ai raggi X, l’intero cielo appare luminoso. Anche a grande distanza dalle sorgenti brillanti, la radiazione X proveniente da oltre la nostra galassia fornisce un bagliore costante da ogni direzione e gli astronomi sospettano da lungo tempo che i maggiori contributi a questo fondo di raggi X fossero i buchi neri che inghiottono le polveri posti al centro delle galassie attive. Il paradosso è che poche di queste sorgenti erano finora state rivelate direttamente. Un gruppo internazionale di ricerca ha ora utilizzato i dati del satellite Swift della NASA per confermare l’esistenza di una popolazione in gran parte non osservata di galassie con un buco nero attivo al loro centro. Le loro emissioni a raggi X sono così pesantemente assorbite che se ne conoscono solo una decina. Queste rappresenterebbero, secondo le attuali conoscenze, solo la punta dell’iceberg, rappresentando solo un quinto di tutte le galassie attive. “Questi buchi neri molto nascosti sono tutti intorno a noi”, ha spiegato Neil Gehrels, principal investigator di Swift del Goddard Space Flight Center della NASA di Greenbelt, nel Maryland e coautore del nuovo studio, il cui resoconto è apparso sulla rivista Astrophysical Journal. “Ma prima di Swift, semplicemente erano troppo deboli e troppo scure per poter essere osservate.” A partire dal 2004, il Burst Alert Telescope (BAT) di Swift ha mappato l’intero cielo nello spettro degli X “duri”, con energie tra 15.000 e 200.000 elettronvolt, migliaia di volte l’energia della luce visibile. Costruito gradualmente anno dopo anno, questo survey è ora il più ampio, sensibile e completo censimento a queste energie, che include centinaia di galassie attive fino a una distanza di 650 milioni di anni luce. Da questo campione, i ricercatori hanno eliminato le sorgenti distanti dal piano della nostra galassia più di 15 gradi e quelle che mostravano un getto di particelle energetiche, per un insieme di 199 galassie. Sebbene esistano molte differenti tipi di galassie attive, gli astronomi spiegano le differenti proprietà osservate sulla base dell’angolo della direzione di vista: vediamo le più brillanti di fronte a noi, e via via che che l’angolo aumenta, l’anello di gas e polveri circostante assorbe le emissioni del buco nero, rendendole difficilmente rilevabili.
“Queste galassie attive estremamente oscure sono molto deboli e difficili da trovare: sul campione di 199 sorgenti, ne abbiamo rilevate solo nove”, ha spiegato Davide Burlon, ricercatore del Max-Planck-Institut per la fisica extraterrestre di Monaco di Baviera e primo autore dello studio. “Con Swift abbiamo ora quantificato esattamente quante galassie attive vi siano intorno a noi” ha concluso Marco Ajello dello SLAC National Accelerator Laboratory di Menlo Park, in California. “Il loro numero è ampio ed è in accordo con i modelli secondo cui sono responsabili della maggior parte del fondo a raggi X”. “Se i numeri rimangono costanti anche a grandi distanze, che corrispondono a un universo molto giovane, allora esiste un numero sufficiente di buchi neri supermassicci che rendono conto del fondo di raggi X”.

Fonte: Link

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