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Datato il misterioso manoscritto di Voynich

Il manoscritto di Voynich – noto anche come “il manoscritto più misterioso della storia” perché scritto con un sistema crittografico che ha resistito a qualsiasi tentativo di interpretarlo – è stato datato con il radiocarbonio da un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Arizona.

A prima vista il manoscritto – ricco di illustrazioni che rappresentano piante sconosciute, mappe celesti e figure umane che sembrano bagnarsi in una fontana della giovinezza – non pare differire da molti altri antichi testi, se non fosse che sembra scritto in una lingua sconosciuta con lettere alquanto strane che hanno sempre affascinato storici, crittologi e, ovviamente, i patiti del mistero.

L’uso di tecniche crittografiche che si sanno essere state impiegate nel Medioevo e nel Rinascimento non ha però permesso di decifrarne il contenuto e anche il ricorso ad analisi con il computer ha dato lo stesso esito inconcludente. Per questo l’ipotesi più accreditata sulla sua origine è che esso sia stato redatto per truffare l’imperatore Rodolfo II, grande collezionista di testi alchemici e di ogni sorta di oggettistica da Wunderkammer.

Attualmente conservato presso la Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell’Università di Yale, fu scoperto a Villa Mondragone nel 1912 da un commerciante di libri antichi, Wilfrid Voynich, fra un gruppo di volumi messi in vendita dalla Compagnia di Gesù che ne era proprietaria.

Ottenuto il permesso di asportare quattro piccoli campioni (un millimetro per sei) dai margini di altrettante differenti pagine, i ricercatori hanno proceduto alla datazione al radiocarbonio, che ha riservato una sorpresa: il manoscritto risale a un periodo compreso fra il 1404 e il 1438, e quindi è ben più antico di quanto finora ritenuto.

Questo risultato rischia quindi di mettere in crisi la spiegazione finora accertata circa l’origine del manoscritto, anche se non definitivamente: “Sarebbe bello se potessimo datare al radiocarbonio gli inchiostri, ma attualmente è estremamente difficile farlo. Sono presenti sulla superficie solo in tracce e il contenuto in carbonio è di solito estremamente basso. Inoltre alcuni inchiostri sono di origine inorganica e non contengono carbonio”, spiega Greg Hodgins, che ha diretto la ricerca. “Sappiamo che i colori sono coerenti con quelli disponibili nel Rinascimento, ma non ci permettono di propendere per una soluzione o l’altra.”

Fonte: Link

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