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Paul Davies: cercate gli Alieni nel nostro DNA

Avete presente «2001, odissea nello spazio»? In quel film una civiltà extraterrestre fa visita alla Terra in un remoto passato (milioni di anni fa) e ci lascia a testimonianza del suo transito un monolite, che poi viene riscoperto dagli umani ai tempi nostri, e il cui aspetto squadrato ne rivela con certezza l’origine non naturale. Ecco, secondo uno scienziato americano sarebbe ora mettersi a cercare sulla Terra le tracce delle civiltà di altri mondi, i cui esploratori potrebbero aver fatto una capatina dalle nostre parti. Ma anche lo scienziato in questione, l’astrofisico Paul Davies (università dell’Arizona), si rende conto che è improbabile che troviamo per caso, qua e là, una discarica di pneumatici abbandonati delle auto di ET oppure qualche lattina di birra di un’altra galassia, dimenticata ad arrugginire qui da noi. Così Davies propone qualcosa di molto più sofisticato: per esempio di andare in cerca di sostanze chimiche non naturali (e non create dall’uomo), la cui presenza sul nostro pianeta fosse spiegabile solo col fatto che qualcuno ce li ha portati di proposito, venendo da fuori, o addirittura di verificare se nel nostro Dna, o in quello di altre specie, ci sono sequenze cromosomiche inutili alla sopravvivenza, ma scritte deliberatamente nelle cellule da qualcuno, al solo scopo di lasciare una firma. Davies è convinto che se gli extraterrestri sono davvero passati da qui, hanno tracciato dei segnali, equivalenti a scritte sui muri, per far sapere della loro visita a chi (in futuro) avesse acquisito la capacità di leggerli. Nel peggiore dei casi (ipotesi meno impegnativa) avranno disperso qualcosa senza volerlo. Cominciamo da questa seconda alternativa. In che cosa potrebbero consistere le tracce lasciate sbadatamente da ET? Davies fa l’esempio del plutonio. Questo elemento quasi non esiste in natura: è stato creato sulla Terra a partire dagli Anni 40 per fare le bombe atomiche. Perciò, quello che si trova ora disperso in atmosfera è dovuto alle centinaia di esplosioni A e H che abbiamo scatenato nella nostra follia. In realtà, esistono anche deboli tracce di plutonio che si forma naturalmente nelle miniere di uranio, e qualcosa si genera pure nelle stelle supernove. Tuttavia, ragiona l’astrofisico Davies, se trovassimo sulla Terra un deposito consistente di plutonio, di origine certamente non umana (per esempio, incapsulato dentro una formazione geologica antica di milioni di anni e intatta) e la cui esistenza non è nemmeno spiegabile con i processi naturali detti sopra, potremmo pensare di aver trovato le scorie del passaggio di extraterrestri; magari una discarica di carburante nucleare esaurito. Ma adesso affrontiamo l’ipotesi più impegnativa e intrigante. Davies immagina che se gli extraterrestri arrivano sulla Terra nella preistoria, trovano degli scimmioni come nel film «2001» e non riescono a comunicarci, incorporino il loro messaggio a futura memoria non in un manufatto (tipo monolite), ma addirittura nel codice genetico della specie sulla cui evoluzione scommettono. Questo guizzo di fantasia in più aiuta a garantire la durata del messaggio nel lungo periodo. Il ragionamento è che tutte le cose materiali si deteriorano (anche i monoliti) e non si sa se ci saranno ancora dopo un milione di anni, mentre il codice genetico persiste, soprattutto quello residuale, cioè le porzioni del patrimonio cromosomico che non hanno più funzioni da svolgere, ma si trasmettono, inerti e uguali a se stesse, di generazione in generazione. Se si scrive un messaggio fra quelle serie di molecole, è probabile che non vada più via. Quale messaggio? Un altro film di fantascienza ha ipotizzato, ad esempio, che come firma inequivoca di intelligenza, interpretabile da civiltà diverse senza bisogno di vocabolario bilingue, l’ideale sia una sequenza di numeri primi: facile da identificare e di certo non creabile naturalmente. Secondo Davies, bisognerebbe cercare se nel nostro genoma c’è qualcosa di simile. È lui il primo ad ammettere che le probabilità di successo sono poche, ma aggiunge che «si tratta di una ricerca poco costosa. Basta frugare fra masse di dati che ci sono già disponibili, persino in Internet». Le reazioni dei colleghi scienziati? Sorpresa, interesse, perplessità e qualche rilievo critico puntuale. Per esempio il microbiologo Steve Benner commenta che «Paul sovrastima la capacità di durata del Dna non funzionale»: cioè il materiale genetico residuale non è semi-eterno, si deteriora eccome. Sull’altra faccenda, cioè la ricerca del plutonio, il fisico teorico David Deutsch (di Oxford) dice che vale la pena di impegnarcisi. Precisa: «Non credo che il plutonio sia una fonte di energia sufficiente per i viaggi interstellari. Immagino necessario qualche carburante più potente, per esempio l’antimateria»; ma aggiunge (scherzandoci sopra)che, se si trova qualche deposito sotterraneo di plutonio, «potrebbe trattarsi di vecchie batterie di telefoni cellulari extraterrestri». Il commento più negativo è del biologo Norman Pace (università del Colorado), secondo cui le provocazioni di Davies sono «mainly bullshit», espressione che non traduciamo. Ma persino lui concede qualcosa con quell’avverbio «mainly», quasi ad ammettere che non tutto è «bullshit»… Per gli scienziati esplorare le vie dell’improbabile è sempre una tentazione irresistibile. Pensate poi che in bella vista sulle venature rocciose di un’enorme parete delle Dolomiti, in caratteri alti decine di metri, potrebbe esserci scritto «Walter ama Samanta», ma nella lingua di Andromeda, per cui non lo sappiamo leggere.

Fonte: TuttoScienze

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3 risposte a “Paul Davies: cercate gli Alieni nel nostro DNA

  1. Giovanni Mantovani ottobre 14, 2011 alle 8:27 am

    Intanto la mia non è un ipotesi ,ma una certezza , nel Cosmo vi sono altre civiltà molto evolute.Una sera di agosto anni 80 ero sulle rive del Pò ,il cielo era stellato ,non c’erano nubi,la visione del cielo era perfetta,ad un tratto ho visto 2 sigari molto grandi che percorrevano il cielo.Poi erano seguiti da altri 3 grossi sigari uguali ai primi 2 ma a un certo punto in rapida sequenza l’ultimo superava gli altri 2 con una accelerazione mozza fiato .Gli oggetti visti erano molto grandi rapportati a un nostro aereo e non ho mai visto un nostro aereo accelerare in quel modo.Le stelle in cielo sono ferme ma non accelerano rapidamente.

  2. JackdiSpade ottobre 15, 2011 alle 8:46 pm

    Ciao. L’idea di Paul Davies ha una base di buon senso, certo la critica dello scienziato che dice che il plutonio non sarebbe un buona fonte energetica per i viaggi interstellare è inutile. Probabilmete lo scienziato ha fatto un esempio, non ha detto di cercare per forza il plutonio, e poi se questi simaticissimi alieni si fossero fermati che so… in campania! non potevano lì aprire una piccola centrale nucleare per i propri fabbisogni energetici sulla superficie terrestre? non mi suona tanto male una cosa del genere, cioè è possibile.
    Sul DNA, L’astrofisico davis, e sottolineo astrofisico, che avrà delle conoscenze di genetica, non comparabili con esperti della materia, ma ha dato un buon suggerimento.

    Credo cmq che se si ritroverà qualcosa…avverrà per caso, chi si metterebeb a spendere soldi per andare alla ricerca di una fantomatica traccia aliena ?

  3. Edmondo aprile 7, 2012 alle 7:59 pm

    Anche Sitchin ha sempre richiesto al British Museum di Londra la ricerca del genoma dalle ossa di una presunta regina vissuta qualche migliaia di anni fa,nella speranza di individuare i 234 geni di origine non umana.

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