CENTRO UFOLOGICO TARANTO MAGAZINE

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Alieni sotto i ghiacci

Sollevate i ghiacci del Polo Sud come un coperchio e troverete un continente di terra (e questo è noto). Meno noto è che sia un patchwork di torrenti, fiumi e laghi. C’è chi ne ha contati 150, ma sono solo i maggiori, estesi almeno quanto i famosi Grandi Laghi del Nord America. Rappresentano un mondo nascosto, incapsulato in un’altra era geologica, come se non appartenesse a questo pianeta. Alcuni ricercatori, per dare un’idea eloquente, paragonano l’Antartide alla luna di Giove, Europa, una palla perennemente ghiacciata che custodisce un oceano liquido e al momento segreto. In un caso e nell’altro c’è chi pensa che quelle ricchissime riserve d’acqua siano un brodo accogliente per la vita. Microrganismi diversi da tutto ciò che conosciamo e quindi perfetti per affibbiare loro la definizione di «alieni», parola capace di procurare sempre brividi fantascientifici. Adesso si sta avvicinando il momento di passare dalla fiction alla scienza vera e più entusiasmante, pulsante di radar e computer, ma anche di uomini e donne coraggiosi. Se Europa dovrà aspettare ancora, ci si prepara a curiosare nell’altra realtà – l’Antartide, appunto – che di extraterrestre ha moltissimo. Tre missioni sono al via, con l’obiettivo comune di bucare il mantello gelido e vedere ciò che nasconde. Inglesi, americani e russi sono pronti a spiare quelli che in gergo definiscono «ambienti subglaciali» e che potrebbero essere rimasti isolati per centinaia di migliaia e in alcuni casi anche milioni di anni. Suona come un’avventura e in effetti lo è. I laghi sotterranei si collocano su un immaginaria linea curva, che attraversa il Polo da Est a Ovest: il Vostok, il Whillans e l’Ellesmere. Giacciono a profondità variabili, tra i 3 e i 4 chilometri, come scatoloni sigillati. Li si vuole raggiungere con trivelle progettate appositamente ed esplorare con sonde e robot, raccogliendo campioni unici, di acqua e di sedimenti (e chissà che in quelle «carote» non riposino i tanto attesi batteri). Poi sarà la natura a riparare velocemente le ferite nei ghiacci che, una volta ricongelate, non lasceranno tracce. Non sono pochi i critici che considerano le missioni un’imperdonabile violazione di habitat vergini e, quindi, i team si difendono prima ancora di entrare in azione: assicurano che agiranno con mano leggera e che staranno attenti a evitare i pericoli di contaminazioni. Ma naturalmente i dubbi non si sbriciolano. Al punto che gli americani, pronti a inoltrarsi nel lago Whillans nella stagione 2012-2013, criticano i russi, i più vicini alla meta, di non aver preso sufficienti precauzioni. Loro sono appena a una trentina di metri dal soffitto di cristallo che li separa da acque antiche oltre 30 milioni di anni e già a gennaio potrebbero fare qualche clamoroso annuncio. E non sono certo bastate le parole del direttore Valery Lukin, che al recente meeting dell’American Geophysical Union a Baltimora ha snocciolato promesse e garanzie. La frenesia imposta dalla nuova grande gara internazionale (a un secolo esatto dall’altra sfida polare, quella tra Amudsen e Scott) potrebbe generare disastri? Intanto, mentre gli inglesi assicurano di farcela entro pochi mesi, geologi e climatologi si interrogano sugli scenari che riusciranno a decifrare: vogliono indagare i movimenti di lungo periodo dei ghiacci, le espansioni e le contrazioni che ne hanno regolato la presenza e l’assenza negli ultimi 2 milioni e mezzo di anni e raccogliere così indizi inediti sulle fasi di caldo e di freddo della Terra, oltre che su come sono oscillate nel tempo le caratteristiche dell’acqua e dell’aria. «Con tutti questi progetti in corso è come andare a pescare alle Everglades, sulle Montagne Rocciose e nel Nord del Canada – ha scherzato Robin Bell della Columbia University di New York -. Ogni carniere sarà diverso dagli altri e di sicuro impareremo un sacco di cose nuove». E’ così che dev’essere un’avventura.

Fonte: Link

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