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NASA, addio a Marte

E’ tempo di tagli anche per lo spazio e a farne le spese è Marte. Il nuovo budget della Nasa proposto dal presidente Obama, pur vedendo un aumento dello 0,3%, stacca la spina alle missioni sul pianeta rosso, a favore di altre priorità come i viaggi spaziali umani e la tecnologia. E la prima conseguenza è la cancellazione delle missioni congiunte con l’Europa in programma per il 2016 ed il 2018.

Scelte difficili, o forse il fascino del pianeta è un po’ in declino. “Non proseguiremo più nei progetti delle missioni Exomars nel 2016 e nel 2018 insieme all’Esa”, ha ammesso in conferenza stampa il direttore della Nasa Charles Bolden. La spiegazione fornita è che il taglio “è stato deciso sulla base del lancio nel 2011 della sonda Mars Science Laboratory e della conclusione vicina del progetto Mars Atmosphere and Volatile Evolution Mission, una sonda per studiare l’atmosfera marziana che sarà lanciata nel 2013″, a brevissimo giro, quindi.

La missione Exomars, che prevede il lancio di due sonde su Marte – una orbitante e una sul terreno in grado di prelevare campioni fino a due metri di profondità e di riportarli sulla Terra – doveva essere finanziata con 1,4 miliardi di dollari da parte statunitense e 1,2 da parte europea, ma ora tutti i progetti marziani della Nasa sono stati tagliati del 40%. E Obama vuole ridurre anche lo studio degli altri pianeti del sistema solare di 309 milioni di dollari, con nuovi tagli nei prossimi anni.

Il nuovo budget, di circa 17,7 miliardi di dollari – che dovrà ora essere approvato dal Congresso – privilegia le missioni umane, con 3 miliardi di dollari stanziati per la Stazione Spaziale Internazionale e 3,9 miliardi di dollari per lo sviluppo di un nuovo veicolo spaziale destinato a rimpiazzare gli Shuttle ormai in pensione. E’ stato confermato anche l’impegno per il successore di Hubble, il James Webb Telescope, cui sono destinati 600 milioni di dollari, mentre 1,8 miliardi saranno destinati a progetti che riguardano la Terra.

Nelle intenzioni del presidente c’è anche quella di raddoppiare i contributi alle aziende private interessate a sviluppare le proprie navicelle spaziali che in futuro potrebbero funzionare come taxi spaziali per portare gli astronauti alla Stazione spaziale internazionale. In modo da ridurre la dipendenza degli Usa dalla Russia per i “passaggi” in orbita.

Fonte: Link

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