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Le prossime risorse verranno dagli asteroidi

Meta ambiziosa ma interessante quella che si è data un club di miliardari americani: sfruttare le risorse minerarie degli asteroidi. A guidare la cordata c’è James Cameron, regista di Avatar e Titanic, appena riemerso dalla conquista delle fossa delle Marianne nel buio profondo del Pacifico. Ora sogna di volare nella direzione opposta, nel buio cosmico, condividendo l’operazione con Larry Page, co-fondatore di Google, Eric Schmidt, amministratore di Google, Ram Shriran ex capo di Microsoft, Charles Simonyi, due volte nello spazio come turista, e Ross Perot jr., figlio del miliardario che si era candidato alla Casa Bianca.

Lo spirito da imprenditori porta il gruppetto ad affrontare una sfida di lungo periodo. Ma il risultato che potranno ottenere è talmente soddisfacente in termini di ricavo che vedono comunque utile cominciare a investire qualche dollaro per conquistare l’ambito risultato. Per questo hanno fondato una società presentata martedì 24 aprile e dal nome inequivocabile, Planetary Resources, e coordinata da Peter Diamandis, già noto per aver creato X Prize Foundation attraverso la quale stimola imprese apparentemente impossibili. Tra queste lo SpaceShip One, l’aereo a razzo per turisti che tra poco in una versione maggiorata inizierà i voli alle soglie dello spazio.

È stato lo stesso Diamandis a precisare che anche un piccolo asteroide potrebbe contenere una quantità di platino del valore di 20mila miliardi di dollari. Ma varie altre sono le risorse minerarie che la nuova società intende sfruttare e tra queste ci sono ferro, nickel, carbonio, cobalto, silicio e anche acqua. Si è calcolato che un asteroide di 500 tonnellate contenga 80 tonnellate di metalli, 200 di silicati, 100 tonnellate di composti carboniosi e 100 tonnellate di acqua. L’argomento è oggetto di indagini da decenni ma finora le tecnologie non erano in grado di affrontare un problema tanto complicato. Ora almeno si può incominciare a parlarne in maniera seria, programmando i necessari passi tecnologici da compiere per conquistare l’obiettivo finale.

Il tutto parte da una ricerca condotta da una recente indagine effettuata dal Keck Institute for Space Studies che ha definito possibilità e vie da percorrere. L’idea è quella di valutare i cosiddetti Neo (Near Earth Objects), cioè gli asteroidi che si avvicinano alla Terra e quindi più facili da raggiungere, catturarli con una sonda automatica e portarli in orbita lunare dove sarà più facile sfruttarli. Questo nella prospettiva che fra non molto possa pure nascere una colonia abitata in permanenza sul nostro satellite naturale. L’impiego dei materiali sarà duplice: alcuni potranno essere trasferiti sulla Terra (il platino, ad esempio) altri serviranno per costruzioni nello spazio come satelliti per raccogliere l’energia dal Sole e trasmetterla sulla Terra ma anche futuri insediamenti. Sembra un volo della fantascienza (nel film Armageddon si immaginava di frantumare un asteroide minaccioso per la Terra) ma anche lo sbarco dei primi uomini sulla Luna sembrava fantastico solo cent’anni fa e ora, invece, è già un ricordo di quasi mezzo secolo fa.

Fonte: Corriere.it – Giovanni Crapara

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