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Quando Tesla parlava con i marziani

Jean Echenoz lo chiama Gregor ma è Nikola Tesla, serbo di nascita (1856) e cittadino americano dal 1891 al 7 gennaio 1943, giorno della sua morte in una stanza del New Yorker Hotel di New York. Scienziato irregolare, inventore visionario, fantasioso millantatore, caso psichiatrico, personaggio romanzesco. Nulla di strano che Echenoz, a sua volta figlio di uno psichiatra, scrittore minimalista e simbolista, vincitore di un Premio Médicis e di un Goncourt, si sia ispirato a lui per scrivere “Lampi”, la sua ultima opera narrativa, presentata ora dall’editore Adelphi nella traduzione di Giorgio Pinotti.

Sia pure di striscio, due volte Tesla tocca l’astronomia. Quando annuncia di aver trovato un sistema per illuminare la Terra intera con un unico marchingegno elettrico e un solo interruttore e quando dichiara di avere stabilito un contatto radio con esseri alieni, probabilmente abitanti di Venere o di Marte.

Nel primo caso l’astronomia è chiamata in causa per negazione, nel senso che se mai l’idea di Tesla fosse stata attuabile, addio stelle. In realtà, poiché l’inquinamento luminoso in ogni caso ha quasi cancellato lo spettacolo del cielo notturno, forse c’è da rimpiangere che Tesla non abbia realizzato il suo progetto. Che non era del tutto destituito di fondamento scientifico.

Dobbiamo ricordare, infatti, che Tesla aveva realizzato un trasformatore in grado di creare correnti alternate ad alta frequenza e con esso dava spettacolo. Abile istrione, usava il trasformatore per produrre enormi scintille e – al sicuro grazie all’effetto pelle che fa passare solo in superficie le correnti elettriche ad alta frequenza – si esibiva in esperimenti apparentemente pericolosissimi. Uno di questi consisteva nell’accendere un tubo al neon senza fili impugnandolo come una spada. Semplicemente lo avvicinava a un trasformatore per generare correnti ad alto voltaggio, bassissima intensità e altissima frequenza. E’ un fenomeno che i radioamatori conoscono bene. La fluorescenza del tubo è un fenomeno analogo per certi aspetti delle aurore polari causate dall’attività solare nell’alta atmosfera. Tesla immaginò di scaricare nell’aria correnti al alta frequenza, così da produrre artificialmente un’aurora polare perenne su tutto l’emisfero buio della Terra. Non possiamo negare che lo spettacolo sarebbe stato suggestivo.

Quanto alla comunicazione con i marziani, Tesla ha certo avuto le sue responsabilità nel vantare il contatto con gli extraterrestri, ma i giornalisti ci misero del loro pur di sparare titoli d’effetto in prima pagina, e lo fanno ancora oggi, ogni tanto, con apparizioni di Ufo non più attendibili dei messaggi alieni captati da Tesla.

Il Gregor/Nikola Tesla di Echenoz è uno strano miscuglio di storia e invenzione. Ben disegnata è la sua competizione con Thomas Edison, uomo brutto, antipatico, sleale e sordastro, mitico inventore della lampadina e del fonografo, nonché leggendario titolare di altre millenovantuno invenzioni. All’alba dell’era elettrica, Edison puntava sulla corrente continua, e ne nacque la General Electric. Tesla aveva capito che sarebbe stato possibile distribuire a grande distanza soltanto la corrente alternata ad alto voltaggio e per questo aveva inventato il trasformatore: di qui nacque la Western Union di Westinghouse. Fu il colpo di genio della sua vita, quello che lo rese ricco (almeno fino a quando seppe amministrarsi).

Per dimostrare che la corrente alternata era pericolosa, Edison non esitò a usarla pubblicamente per uccidere un pazzo criminale, e così inventò la sedia elettrica. Ma Tesla (che invece pensava a usarla per indurre l’anestesia) aveva ragione. Il suo torto semmai era un altro, era un furto intellettuale: la prima distribuzione a distanza dell’elettricità deve essere attribuita al nostro Galileo Ferraris e al francese Lucien Gaulard, che la attuarono nel 1881 tra Torino e Lanzo. Non solo: Tesla defraudò Galileo Ferraris anche dell’invenzione del motore a induzione funzionante a corrente alternata. Lo scienziato piemontese non aveva voluto brevettarlo per metterlo a disposizione dell’intera umanità. Tesla se ne appropriò e lo tutelò con cinque brevetti. Un personaggio così ebbe peraltro la faccia tosta di accusare di plagio molti dei suoi rivali, incluso Guglielmo Marconi.

La vicenda del furto intellettuale a Galileo Ferraris, storia tutt’altro che trascurabile, non la troverete nel romanzo di Echenoz.. Troverete invece il Tesla maniacale, con l’ossessione dell’igiene per difendersi dai batteri, il Tesla che si sedeva a tavola e usava 21 tovaglioli per pulire posate e stoviglie e che contava ogni boccone cercando di arrivare sempre a multipli di tre, il Tesla che in contrasto con la sua disperata ricerca di asetticità, nutriva e curava colombi nella sua stanza d’albergo, il Tesla che, pur essendo forse attratto almeno da una donna, Ethel, moglie del banchiere John Pierpont Morgan, vive come asessuato e muore vergine. Di stenti, dopo aver dissipato una fortuna.

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