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Pentagono: lo shuttle supersegreto torna a terra dopo 469 giorni

centroufologicotaranto@gmail.com – Il CUT su Facebook

Nel segreto più assoluto è atterrato sulla pista della base spaziale militare di Vandenberg in California dove nulla appare perché tutto è nascosto sottoterra: silos missilistici, centri di controllo, hangar. Così si è concluso il secondo volo da record dello shuttle del Pentagono distinto, ovviamente, soltanto con delle sigle: X-37B-OTV-2 (da Orbital Test Vehicle). A bordo non ha astronauti e questo dimostra il suo livello tecnologico perché è in grado di gestire autonomamente tutte le fasi critiche della missione, rientro e atterraggio compresi. «È il più nuovo e più avanzato veicolo spaziale in grado di andare e tornare dall’orbita», ha sottolineato un comunicato dell’Usaf, l’aviazione militare, che governa l’operazione.

L’X-37B è rimasto lassù 468 giorni, 13 ore e due minuti dopo essere stato lanciato il 5 marzo 2011 con un razzo vettore Atlas-5 da Cape Canaveral. Un vero record che era anche uno degli obiettivi della spedizione: verificare la capacità di durata nello spazio sottoponendo i vari componenti ai rigori del cosmo. Questa era il secondo volo dello shuttle militare costruito in due esemplari: il primo esemplare effettuava una missione di 224 giorni nel 2010. Che cosa abbia fatto in tutto questo tempo in orbita è un segreto. I portavoce del Pentagono si limitano a dire che doveva solo sperimentare e collaudare le nuove tecnologie con cui è realizzato. Ha però una stiva con un portellone che si apre e dal quale esce un grande pannello solare con celle di nuova generazione che gli consentono di rimanere a lungo in orbita.

Lo shuttle della Nasa, infatti, utilizzava celle a combustibile con idrogeno e ossigeno ma non poteva rimanere oltre i 18 giorni. Nella stiva, inoltre, il veicolo-spia trasportava anche apparecchiature di osservazione e sensori vari di natura però non precisata. E questi li ha sicuramente utilizzati in alcune manovre che compiva con una cadenza di due-tre giorni non solo abbassando e alzando l’orbita iniziale di 331 chilometri ma cambiando pure l’inclinazione del piano orbitale da 42,8 gradi a 41,9 gradi. Tutto ciò aveva fatto circolare la voce, ovviamente smentita dai portavoce dell’Usaf, che in gennaio l’X-37B si fosse avvicinato alla nuova ministazione spaziale cinese Tiangong-1 sulla quale sabato è arrivata la prima taikonauta cinese Liu Yang. Le orbite dei due veicoli sono su piani diversi e quindi l’unico momento in cui sui possono avvicinare è quando si incrociano. Perché ciò accada occorre un sincronismo dei tempi e operazioni indubbiamente complicate, che però non si possono escludere a priori.

L’X-37B è più piccolo (dieci metri di lunghezza) dello shuttle della Nasa ormai in pensione, ma circolano progetti che prevedono una versione più grande in grado di ospitare a bordo sei astronauti. Gli aspetti più nuovi del veicolo rispetto alle navette civili riguardano il sistema di protezione termica ceramico più efficace, caratteristiche aerodinamiche superiori e soprattutto un sistema di autoguida e orientamento eccezionalmente evoluto. Entro la fine dell’anno partirà per la sua seconda missione l’Otv-1 che ha volato nel 2010. Nulla si sa sui suoi obiettivi se non quello di dimostrare la capacità di andare più volte nello spazio.

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