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Un pianeta vagante nell’occhio dell’ESO

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Un pianeta vagante nello spazio interstellare, senza una stella intorno a cui orbitare, a soli 100 anni luce da noi: l’hanno osservato alcuni astronomi del Very Large Telescope (VLT) dell’ESO e del Canada-France-Hawaii Telescope, che scrivono un articolo in via di pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics”, preliminarmente pubblicato su ArXiV.

Possibili oggetti dello stesso tipo erano già noti. Tuttavia CFBDSIR2149 – questo il nome del pianeta – ha una particolarità che rende l’osservazione estremamente significativa: appartiene a un gruppo stellare in movimento, noto come l’Associazione di AB Doradus, il più vicino a noi tra quelli del suo tipo. Finora infatti l’individuazione di pianeti vaganti non era mai stata accompagnata da una determinazione della loro età, né di conseguenza era stato possibile dire se si trattasse di autentici pianeti oppure di nane brune (le cosiddette stelle mancate, dotate di una massa maggiore di quella di un pianeta ma minore di quella del Sole).

Rappresentazione artistica del pianeta CFBDSIR2149: si tratta dell’oggetto di questo tipo più vicino a noi (Cortesia ESO/L. Calçada/P. Delorme/Nick Risinger [skysurvey.org]/R. Saito/VVV Consortium). Nel caso di CFBDSIR2149, invece, la prossimità con l’Associazione di AB Doradus (AB Doradus Moving Group) permette di dedurre che il pianeta si sia formato insieme con le stelle e abbia pertanto la stessa età (anche se esiste – ammettono gli astronomi – una piccola probabilità che l’associazione sia frutto del caso). Questo consente anche di ricavare una stima della sua temperatura, pari a circa 430 gradi celsius, della sua massa, pari a 4-7 volte la massa di Giove, nonché della composizione dell’atmosfera che lo circonda, atmosfera che può essere studiata in grande dettaglio proprio grazie alla mancanza di una stella brillante nei dintorni. Le osservazioni spettroscopiche mostrano righe di assorbimento tipiche delle nane di classe spettrale T, ovvero in corrispondenza del monossido di carbonio, dell’acqua e del metano. Per quanto riguarda l’età, i modelli consentono di stabilire che l’oggetto si è formato tra 20 e 200 milioni di anni fa.

Ma quale potrebbe essere l’origine di questi pianeti vaganti? La teoria più accreditata è che si siano formati come pianeti “normali”, successivamente espulsi dall’orbita, oppure come singoli oggetti stellari, come le nane brune, dotate di massa non sufficiente a innescare i processi di fusione nucleare. In questo secondo caso, si tratterebbe di oggetti che si trovano all’estremo inferiore della scala dimensionale delle stelle o delle stelle mancate.

“Osservare i pianeti intorno alle loro stelle è un po’ come cercare di vedere un lucciola a un centimetro dalla superficie di un faro”, ha commentato Philippe Delorme, dell’Istituto di planetologia e di Astrofisica di Grenoble, e del CNRS/Università “Joseph Fourier”, primo autore del nuovo studio, “Questo oggetto vagante vicino ha offerto l’opportunità di studiare la ‘lucciola’ con grande dettaglio, senza l’abbagliante luce del faro”.

Immagine del pianeta CFBDSIR J214947.2-040308.9 catturata in luce infrarossa dallo strumento SOFI del New Technology Telescope dell’ESO presso l’Osservatorio di La Silla. Il pianeta appare come un debole bagliore blu al centro dell’immagine (Cortesia P. Delorme, European Southern Observatory)
Si tratta di un’osservazione importante, che può aiutare a sapere di più sui meccanismi che portano un pianeta a essere espulso da un sistema planetario o su come oggetti molto leggeri possano originarsi dal processo di formazione planetario.

“Saranno necessari ulteriori studi per confermare o per smentire che nel caso di CFBDSIR2149 si tratti effettivamente di un pianeta vagante”, ha concluso Delorme. “Questo oggetto potrebbe essere utilizzato come riferimento per comprendere la fisica di tutti gli esopianeti simili che potranno essere scoperti da futuri sistemi di osservazione ad alto contrasto, tra cui lo strumento SPHERE che sarà installato sul VLT”.

Fonte: Link

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