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Mercurio: materiale organico e acqua

Acqua ghiacciata e materiale orMercurio_2010-2-24_19-1-16ganico nelle regioni polari del pianeta Mercurio: li ha individuati la sonda MESSENGER, come riferiscono tre distinti articoli pubblicati sulla rivista “Science” da un’ampia collaborazione di istituti statunitensi.

Precedenti osservazioni radar effettuate dalla Terra avevano suggerito che potesse esservi del ghiaccio all’interno dei crateri permanentemente in ombra in prossimità dei poli del pianeta. Ma lo sguardo ravvicinato della missione MESSENGER (MErcury Surface, Space ENvironment, GEochemistry and Ranging) della NASA, lanciata nel 2004 ed entrata in orbita intorno a Mercurio nel marzo 2011, ha permesso di approfondire molti aspetti rimasti poco chiari.

All’origine della scoperta di ghiaccio e materia organica vi sono alcune anomalie delle aree perennemente in ombra del polo nord di Mercurio relative alla riflettanza, la proporzione di luce che una superficie è in grado riflettere quando ne viene investito. Come si legge nell’articolo di Gregory Neumann del Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, nel Maryland, e colleghi, queste anomalie, concentrate sui pendii rivolti verso il polo, portano a ipotizzare la presenza di depositi con un’alternanza di zone chiare e zone scure in corrispondenza della lunghezza d’onda di 1064 nanometri.

Secondo quanto riportano David A. Paige del Department of Earth and Space Sciences dell’Università della California a Los Angeles, e colleghi, il confronto di queste osservazioni con i modelli riguardanti le temperature indica che le regioni chiare corrisponderebbero alla presenza di ghiaccio superficiale, mentre quelle scure indicherebbero la presenza di strati superficiali di materiale organico complesso, che con tutta probabilità ricopre il ghiaccio sepolto e fornisce l’isolamento termico. L’impatto di comete o di asteroidi ricchi di materiali volatili potrebbe aver fornito entrambi i depositi.

Le misurazioni di David Lawrence, del Laboratorio di Fisica applicata della Johns Hopkins University, e colleghi, si sono basate sullo spettrometro di neutroni a bordo della MESSENGER. La spettroscopia neutrinica planetaria è diventata ormai una tecnica standard per misurare da remoto le concentrazioni d’idrogeno (uno dei due componenti della molecola di acqua). I neutroni vengono prodotti per effetto dell’impatto di raggi cosmici energetici su superfici di corpi planetari quasi o del tutto privi di atmosfera (come Mercurio, nella fattispecie) e vengono classificati come termici (per energie inferiori a 0,5 eV), epitermici (tra 0,5 eV e 0,5 MeV) e “veloci” (energie maggiori di 0,5 MeV).

Poiché possiedono praticamente la stessa massa dei neutroni, gli atomi di idrogeno hanno una capacità unica di rallentarli. Questo fenomeno si evidenzia in particolare con una drastica diminuzione del flusso di neutroni epitermici, come avviene in corrispondenza della superficie dei poli di Mercurio. Le misure di Lawrence e colleghi sono compatibili con la presenza di uno strato ricco d’idrogeno spesso alcune decine di centimetri, sottostante a uno strato più superficiale di materiali più poveri d’idrogeno. Tutto ciò porta a ipotizzare la presenza di ghiaccio di acqua sepolto a una limitata profondità nelle zone permanentemente in ombra del polo nord del pianeta più vicino al Sole.

Fonte: Link

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