CENTRO UFOLOGICO TARANTO MAGAZINE

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Gli Oopart del medioevo

imagesCASW3067 di Eugenio Palese (Centro Ufologico Taranto)

Non di rado nel leggere antichi testi di storia o di letteratura accade di imbatterci in veri e propri o.o.p.arts (out of place arctifacts= artefatti fuori posto), ossia delle affermazioni, dei riferimenti, esatti ma assolutamente fuori tempo e luogo per l’epoca.
E’ il caso, ad esempio, della menzione della “croce del sud” (ossia la stella posta allo zenith del polo sud così come la stella polare si trova allo zenith del polo nord) nella Divina Commedia di Dante Alighieri in un periodo storico in cui si pensava che la Terra fosse piatta ed in cui l’emisfero meridionale australe, quindi, era ben lungi dall’essere scoperto!
Vero è che molte scoperte dell’epoca subivano la “censura” della Chiesa e dei potenti dell’epoca che influenzavano così pesantemente e negativamente il processo di sviluppo dei popoli,
In realtà le cronache che vanno dal periodo dell’Umanesimo in poi sono ricche di scoperte o, molto probabilmente, di riscoperte scientifiche e tecnologiche senza pari fino ad all’ora.
Alcune di queste cronache sono riportate, per esempio, in un libro del 1928 dal titolo “Le Navigazioni Atlantiche” (di Alvise Ca’ Da Mosto- Edizioni Alpes Milano), dove viene esaltato l’ingegno italiano ed in particolare l’abilità dei navigatori genovesi predecessori di Cristoforo Colombo.
Ne riproponiamo alcuni brani da noi rivisitati: -” Per la sua posizione geografica Genova aveva dato alla sua marineria una estensione più larga e più vasta di ogni altro stato europeo. Dal Tirreno doveva necessariamente lanciarsi alla navigazione d’altomare, sia verso levante che verso ponente, fino ad affacciarsi audacemente verso l’Oceano aperto sin dal 1291. Grazie alla solidità delle sue navi ed all’abilità dei suoi marinai nessuna impresa era era reputata per essi impossibile. Grazie a loro le “tradizioni classiche” della “rotondità della Terra” e della conseguente abiltabilità degli “antipodi”, non mai interamente perdute, rinascono e si propagano. A tal proposito va ricordata l’abilità dei cartografi italiani che si riscontrava nell’esattezza della carte nautiche e, sopratutto, nei “mappamondi” (o planisferi):una carta cosmografica contenente tutto il mondo abitabile com’era concepito dall’autore di esso. Tant’è la scienza cartografica italiana si espandeva così in tutto il mondo. In particolare l’arabo Abu Suliman Daud per illustrare la sua opera “Il Giardino dei Dotti” si serviva proprio di un mappamondo italiano che lui chiamava “bab-mandu”, era il 1317! L’uso delle carte indicava nei genovesi di quel tempo, dunque, il possesso di cognizioni nautiche, astronomiche e matematiche avanzatissime rispetto quell’epoca, e di strumenti tecnici ignoti ad altri popoli: basti pensare all’Astrolabio per determinare la latitudine e la longitudine, alla “Bussola” per determinare e regolare la direzione (in particolare va ricordato che proprio la bussola fu proprio uno strumento opera esclusiva degli italiani, molto più avanzato dell’ago calamitato dei cinesi, ed utilizzato molto più tardi da altri popoli), ed infine l’”Orologio a polvere (=clessidra) per la determinazione del tempo.”-
Per una strana coincidenza (?) ai giorni nostri l’Università italiana dove hanno sede i più avanzati centri di ricerche futuristiche d’Italia, ed all’avanguardia nel mondo, ha sede proprio a Genova che annovera, tra l’altro:
-il LIRA LAB (laboratorio integrato di robotica avanzata);
-il DIST (per le ricerche tecnologiche);
-il DIBE (per le ricerche bioelettroniche).

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