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ARCHIVIO CUT – Documento n° 5

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“BRONZI  DI  BRINDISI” <Un enigma del passato>

Il mese di luglio del 1992 fu caratterizzato da un importante ritrovamento archeologico, nelle acque del Golfo di Brindisi. Questo recupero, avrebbe ben presto occupato le pagine dei maggiori quotidiani nazionali ed esteri. Con il nome ben più noto di “Bronzi di Punta Serrone”. Nel corso dell’estate, durante un’immersione subacquea, a circa 300 metri dalla riva e ad una profondità di 16 metri, il Maggiore dei Carabinieri Luigi Robusto, vagliando il fondale sabbioso, vide affiorare il piede di una statua bronzea. In un primo momento, si fece largo il pensiero relativo ad un macabro rinvenimento, subito dopo confutato per la consistenza del materiale individuato : “Il Bronzo”, Le successive immersioni, effettuate grazie all’aiuto del metal-detector e allargato il perimetro dell’esplorazione, l’Ufficiale ed i tecnici subacquei del Ministero dei Beni Culturali, portarono ben presto in superficie circa

150 frammenti, di cui una ventina tra mani e braccia, un corpo panneggiato, un torso virile, una quindicina  di piedi di varie dimensioni e sette teste integre o rotte.

E’ inutile aggiungere che il fondale divenne subito un vero e proprio cantiere archeologico subaqueo. Ovviamente queste operazioni dettero il via ad un recupero programmato e altamente scientifico, realizzato in modo da garantire bon solo l’impossibilità di effettuare scippi clandestini nelle ore notturne, ma anche di realizzare un corretto recupero a fini conservativi. Molti studiosi, ma anche diversi esponenti della Stampa, paragonarono questo rinvenimento a quello ancor più eclatante  costituito dai “Bronzi di Riace”, recuperati nelle acque dello Jonio nel lontano 1979. Sin qui la cronaca del rinvenimento archeologico poiché chi scrive ha fatto parte, in qualità di tecnico della Conservazione della Soprintendenza Archeologica della Puglia, di quel ristretto staff di restauratori che si adoperarono per assicurare, sin dalle prime fasi del recupero, una corretta applicazione delle metodologie conservative in stretta intesa con l’Istituto Centrale del Restauro di ROMA. Conclusosi il recupero, il mondo della Scienza Archeologica si  trovò ben presto di fronte ad un vero e proprio rebus o giallo “Archeologico.

Tutti i frammenti bronzei relativi a mani e teste avrebbero  dovuto corrispondere ad altrettanti torsi di statue. Invece assolutamente nulla!!!!

Dal fondale marino non venne recuperato più nulla. La prima ipotesi vagheggiata dagli esperti fu quella di sostenere la tesi riguardante il trasporto marittimo di questi frammenti, destinati ad una fonderia e finiti in mare in seguito ad un naufragio.

Se si è trattato di un naufragio ci chiediamo : “Che fine ha fatto lì imbarcazione che li trasportava ?, considerato che  non sono stati reperiti fasciame o chiglie di navi o altri oggetti cge avrebbero potuto ricondurre ad un natante ?”

Si sa che il luogo del recupero è formato da un costone roccioso, battuto da violente mareggiate, capaci di modificare il fondale in questione. Poiché la piattaforma, è

Circa un  miglio dalla costa. Precipita fino a 50/55 metri, è automaticamente impossibile che i frammenti bronzei in seguito recuperati abbiano potuto risalire (anche in presenza di violente mareggiate) il costone,per essere depositati più a riva. Pertanto, le ricerche effettuate in un raggio prossimo alla costa, a distanza di oltre un anno dal ritrovamento, non hanno mai dato risultati positivi. C’è anche di più, qualcuno molto intelligentemente ha posto un’altra ipotesi ancora da vagliare: “Alla luce di ciò che il mare ci ha restituito, perché non pensare a quello che veramente rappresentano i frammenti  ?”. Cioè unicamente traccedi bronzo gettati in mare volutamente perché costituenti scarti di statue incomplete ?

L’assenza di tracce anche piccolissime del bastimento confermerebbero questa tesi.

Tutto questo per dovere di cronaca, ma c’è ancora qualcosa che riguarda Punta Serrone. Seconda lìAntica Ystoria Brindisina, in taluni momenti dell’anno le acquie di quel luogo erano interessati  da fenomeni luminosa non ben definitri cge sembravano volteggiare su quella porzione di mare.

Abbiamo a che fare con un problema ufologico risalente allìantichità ?

Se così è cosa nascondeva di interessante Punta Serrone ?

A cura di Domenico ARCO

Coordinatore del settore Conservazione e

Restauro-Soprintendenza Archeologica

Della Puglia

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