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La Chiesa, il MIT e gli Alieni

“Se domani venisse una spedizione di marziani verdi, con il naso lungo e le orecchie grandi come vengono dipinti dai bambini. Ma se uno di loro dicesse «io voglio il battesimo» cosa accadrebbe?” si era espresso così papa Francesco lo scorso 12 maggio nel corso dell’omelia quotidiana a Santa Marta commentando una pagina degli Atti (11, 1-18).

E c’è un altro gesuita che parla volentieri di vita extraterrestre, come al recente simposio della NASA (18-19 settembre) dedicato all’astrobiologia presso la Biblioteca del Congresso a Washington o nel suo ultimo testo “Would You Baptize an Extraterrestrial?” (Vuoi battezzare un ET?): è fratel Guy Consolmagno, 62 anni, nativo di Detroit e dal 1993 astronomo della Specola vaticana.

Un tema ricorrente nei suoi interventi degli ultimi anni a convegni scientifici, articoli o talk show, come la settimana scorsa, alla vigilia del convegno (cui erano invitati a parlare anche filosofi e teologi), nello studio di Raymond Arroyo su EWTN. Come dire: per un gesuita che è anche astrofisico (ha studiato e insegnato al MIT di Boston) l’idea di una qualche forma di vita extraterrestre è tutt’altro che lontana o perlomeno non crea alcun problema. “Ogni essere vivente, non importa quanti tentacoli abbia, può avere un’anima”, aveva detto a Londra due anni fa.

Nel testo che sarà in libreria ad ottobre – scritto insieme ad un altro astronomo della Specola, padre Paul Müller – scrive che la notizia di forme di vita altrove prima o poi arriverà e “non sarà una grande scoperta” perché gli scienziati l’aspettano da anni. “Non possiamo pensare che Dio sia così limitato da aver creato esseri intelligenti solo sulla Terra”.

La scienza ha individuato almeno 1400 esopianeti potenzialmente abitabili. Che su qualcuno di essi esistano organismi non è affatto da escludere: di qui il Convegno NASA sulla sfida alle nostre concezioni stesse della vita e del nostro posto nell’universo.

Ma i due gesuiti, in una sorta di dialogo, vanno oltre e allargano il discorso al rapporto scienza e fede. “Non è come crede la gente: non esiste alcun conflitto fra scienza e fede”. Sul mio tavolo ho due libri – ha risposto al giornalista Arroyo – la Bibbia e un testo di meccanica quantistica. Apro entrambi con la stessa serenità”.

Vorrebbe che la gente comprendesse che si può essere al contempo uno scienziato e un consacrato o semplicemente un cattolico laico. “E’ una cosa estremamente appassionante, ma Dio si conosce proprio sperimentando la gioia”. “Sono felice quando giungo ad una nuova comprensione di come funziona l’universo nel mio ristretto campo scientifico, sono felice e appagato quando sosto in preghiera in una chiesa, sono felice quando presto aiuto ai poveri, quando lavoro con gli studenti, con gli anziani …”.

Il libro affronta questioni sulla teoria del Big Bang e l’origine dell’universo in rapporto al testo biblico, il cielo all’epoca della stella di Betlemme, le ipotesi sul destino dell’universo, l’Inquisizione e Galileo Galilei.

Nel 2000 ha avuto l’onore di vedersi intitolare un asteroide (il 4597 Consolmagno), lo scorso mese di luglio è stato annunciato vincitore del Premio “Carl Sagan” dell’American Astronomical Society con la motivazione di occupare “una posizione unica e originale come portavoce credibile di onestà scientifica in un contesto di fede” (il premio gli verrà conferito ufficialmente il prossimo novembre).

Non è un caso che la NASA l’abbia invitato ad un Simposio sull’astrobiologia. “Qualsiasi forma di vita così avanzata da attraversare il cosmo per farci visita potrebbe insegnarci anche il modo per superare i nostri drammi quali le malattie o le catastrofi naturali”.

Prima di entrare nei gesuiti, a 36 anni, aveva preso un sabbatico per andare in Africa nell’US Peace Corp: “Il cielo appartiene a tutti. La fame di cibo è disumana anche perché toglie la fame della bellezza, della gioia, della ricerca, la fame di Dio”.

Sant’ Ignazio di Loyola nella “Contemplazione per raggiungere l’amore” scriveva: “Osservo come Dio è presente nelle creature: negli elementi dando l’esistenza, nelle piante dando la vita, negli animali dando la sensibilità, negli esseri umani dando l’intelligenza”.

Fonte: LaStampa.it

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