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Non sottovalutate le AI

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La crociata contro l’intelligenza artificiale continua. O, meglio, a essere – nuovamente – sotto attacco sono i suoi sviluppi senza freni. “Più pericolosa del demonio”, è stato il primo monito lanciato da Elon Musk lo scorso ottobre. Poco dopo Stephen Hawking ha rincarato la dose. “Il suo ulteriore sviluppo potrebbe portare alla fine della razza umana”, è il pensiero dell’astrofisico britannico. La sua ultima sentenza: “Le macchine ci soppianteranno”. Un dibattito che è cresciuto fino a portare alla redazione di un manifesto targato Future of Life Institute e sottoscritto da oltre 400 scienziati sparsi per il globo. Paesi diversi, opinioni diverse, ma un pensiero comune. Sintetizzando, senza demonizzare: “Intelligenza artificiale sì, ma con delle regole ben precise”.

Questa volta, invece, a scendere in campo per portare l’attenzione sui rischi dell’AI – e sulla conseguente necessità di adottare una normativa mondiale comune – è il papà di Microsoft, Bill Gates. Il coming out lo fa durante un botta e risposta con gli utenti di Reddit, programmato mercoledì scorso. “Filantropia, tecnologia e cosa significa bere un altro tipo di acqua ricavata da feci umane (Gates fa riferimento all’ultima invenzione, capace di trasformare gli escrementi in un liquido potabile ndr)”, sono i topic in programma. Si inizia con una previsione sul futuro dei computer entro il 2045.

“Saranno molto buoni persino per ciò che ha a che fare con i prossimi dieci problemi, come vista, comprensione del parlato e traduzioni”, immagina il magnate cresciuto in uno scantinato. Prosegue: “Le difficoltà relative alle abilità dei robot meccanici, quali la raccolta della frutta o lo spostamento di un paziente in ospedale, verrano risolti. Una volta che sarà facile per i computer/robot sia vedere che muoversi, saranno usati ampiamente”. E specula su un futuro progetto della Corporation conosciuto con il nome di “Personal Agent”, disegnato per aiutare le persone a gestire memoria, focus e attenzione: “l’idea che tu devi trovare delle applicazioni, scaricarle, e ognuna di loro prova a dirti che cosa è nuovo, non è un modello efficiente”, è convinto Gates, “l’agente personale risolverà la questione, e lavorerà attraverso tutti i tuoi dispositivi”.

Una domanda non prevista, però, devia l’attenzione su uno dei temi più discussi e controversi del momento: la capacità di pensiero delle più recenti tecnologie. “Quanto le macchine super smart possono essere considerate un pericolo?”, chiede un utente che si firma beastcoin. “Sono dalla parte di chi se ne occupa”, esordisce l’uomo più ricco del pianeta. Per poi concludere formulando una congettura: “Prima le macchine faranno un sacco di lavoro per noi e non saranno super intelligenti. Sarà positivo, se saremo capaci di maneggiarle bene. Un paio di decenni più tardi, penso, questa intelligenza diventerà un problema. Sono d’accordo con Elon Musk e qualche altro e non capisco perché alcune persone se ne disinteressino”.

Non una condanna in toto, quindi, ma l’ennesimo grido che suggerisce: “state all’erta”, lanciato da una delle voci più autorevoli nel mondo della tecnologia. Ma dietro a tanta preoccupazione da un lato, si cela una certa, e non troppo velata, ipocrisia dall’altro. Infatti, è sempre sugli sviluppi dell’intelligenza artificiale che la Silicon Valley sta di recente puntando miliardi. “Una nuova frenesia”, l’ha definita il giornalista tech Richard Waters sul Financial Times. Proliferano, infatti, le startup a lei dedicate. E la stessa Microsoft – stando a quanto dichiarato alla Bbc da Eric Horvitz, capo del settore ricerche dell’azienda – ci “sta investendo più di un quarto delle sue attenzioni e delle sue risorse”.

Non si tratta, ovviamente, della sola. Nelle scorse settimane, il Facebook Artificial Intelligence Research Lab ha reso pubbliche parte delle sue scoperte in materia per accelerare le nuove ricerche. Baidu, considerato il corrispondente cinese di Google, ha da poco annunciato di aver costruito un super computer per il deep learning. Persino Musk, uno dei critici più duri, può vantare diversi finanziamenti nel ramo. Da Vicarious, nata per sviluppare pc in grado di ragionare come un essere umano, all’auto che si guida da sé. “Sono sempre più convinto che tutti gli studi fatti sull’argomento, tutti gli esperimenti, debbano essere controllati da un organo supervisore, magari a livello sia nazionale sia internazionale, solo per assicurarci che non facciamo nulla di davvero sciocco”, aveva detto il fondatore di Tesla Motors. Insomma, sintetizzando: “Intelligenza artificiale sì, ma con delle regole ben precise”

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