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Incidenti Aerei: GermanWings e Malaysian Airlines

Nota CUT: Pubblichiamo questo articolo alla luce di un nuovo mistero aereo, il volo GermanWings sulla tratta Barcellona-Dusseldorf. Vi raccomandiamo di prendere questo articolo con le pinze. Di questo nuovo incidente, al momento, sappiamo ben poco. Solo che il co-pilota, dopo aver chiuso fuori il pilota (fuori per essere andato in bagno), con oltre 600 ore di volo e 10 anni di esperienza, e con quello che il procuratore ha definito “respiro regolare” (segno che era pienamente cosciente di se) ha effettuato una rapida discesa fino allo schianto fatale che è costato la vita a 148 persone, più pilota e copilota (fonte: huffingtonpost.it). Purtroppo non possiamo che rivolgere un pensiero alle vittime, perchè come al solito, quando ci sono di mezzo segreti (civili o militari che siano) sono sempre gli innocenti ad andarci di mezzo. Buona lettura.

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Lo Stato della Malesia ha annunciato di aver interrotto le ricerche del volo MH370 della Malaysia Airlines, scomparso nell’oceano Indiano lo scorso 8 marzo: il velivolo, che viaggiava da Kuala Lumpur a Pechino, aveva a bordo 239 persone.

Lo riferisce la BBC secondo cui il governo malese ha classificato la vicenda come un incidente. Basandosi sulle analisi dei satelliti, i resti del volo MH370 dovrebbero trovarsi nel mare a largo di Perth, in Australia.

Ma se davvero l’aereo fosse caduto in quella zona di mare dell’Australia si sarebbero trovati i rottami, soprattutto quelli che si staccano per primi la coda e le ali, poi si sarebbe trovata la scia di carburante in mare ed i corpi dei passeggeri e invece non è stato trovato nulla di questo. Neppure è stato trovato alcun rottame, alcuna scatola nera, alcuna pista radar, come sarebbe logico e come è sempre avvenuto tutte le volte in cui un aereo è precipitato in mare.

Questa versione ufficiale dell’immersione dell’aereo in profondità, rimasto intatto, ci sembra assolutamente fantasiosa.

Peraltro l’ultimo segnale partito dall’aereo è quello che proviene da un’area in cui si trova questo atollo di Diego Garcia, nelle isole Chagos dove c’è una base militare della Marina degli Stati Uniti e quindi un aeroporto militare. Gli abitanti delle isole Chagos lo hanno visto, era un aereo con la livrea malesiana e hanno detto che volava in direzione della base militare di Diego Garcia. Ma poi sono stati zittiti e smentiti.

Diego Garcia è la stessa base, concessa in affitto dalla Gran Bretagna agli Usa fino al 2016, da cui decollavano i jet carichi di soldati e di bombe diretti in Iraq e in Afghanistan. E dove atterravano i voli segreti delle «rendition», le discusse operazioni forzate di estradizione dei terroristi islamici finiti a Guantanamo. Dunque un luogo fortemente condizionato dai servizi segreti americani, presumibilmente direttamente in contatto proprio con il presidente degli Stati Uniti Barak Obama e con il suo entourage, il quale, per quel che diremo poi, sembrerebbe non essere stato del tutto informato di ciò che si andava compiendo e di non essere affatto d’accordo con il preambolo di tutta la storia che di qui a poco racconteremo.

La base navale di Diego Garcia in questa vicenda entra in gioco anche per un’altra straordinaria rivelazione. In un villino di Shah Alam, alla periferia di Kuala Lumpur, dove viveva con moglie e figli Zaharie uno dei piloti del B777, la polizia malese scopre che il pilota possedeva un simulatore di volo che si era costruito in salotto assemblando tre computer. L’hard disk rivela che egli si esercitava ad atterrare, proprio con il B777, sulla pista di Diego Garcia e su altre due piste una in India, l’altro nello Sri Lanka, dove presumibilmente l’aereo ha fatto rifornimento. Quindi il dirottamento era programmato da tempo e almeno uno dei due piloti, ma più probabilmente tutti e due, avevano dato la loro adesione al progetto.

Ma le stranezze di quel volo non finiscono qui. A bordo dell’aereo dirottato viaggiavano con passaporti falsi (acquistati sul mercato clandestino thailandese) due agenti segreti iraniani di cui si conoscono anche i nomi: Pouria Nourmohammadi Mehradad e Delavar Seyedmohammarderza, un agente segreto australiano che sapeva che cosa si stava facendo (diremo perché;) e quattro agenti segreti cinesi segno di una collaborazione almeno trilaterale fra segmenti dell’intelligence degli Stati Uniti, segmenti dell’intelligence dell’Iran e segmenti dell’intelligence della Cina, evidentemente maturata a seguito della volontà dell’Iran di rinunciare al programma nucleare, collaborazione trilaterale che certamente non avrà fatto piacere a qualcuno, il quale infatti – a suo modo – si è ribellato.

Inoltre si scopre che sull’aereo c’erano anche 20 funzionari del Pentagono specialisti in guerra elettronica, forse anche dipendenti di un’impresa di Rothschild oppure no. Di questi comunque dodici sono di origine malese e otto sono di origine cinese. In più ci sono i quattro ingegneri cinesi soci del banchiere Jacob Rothschild (alta elite finanziaria) insieme al quale avevano realizzato questo brevetto miliardario sui semiconduttori, che consentiva a chi lo acquistava di realizzare apparecchiature militari che sfuggivano ai controlli dei radar. Ricordiamo che proprio sui semiconduttori si basa oggi il conflitto globale nell’era elettronica.

Questo brevetto, dopo la misteriosa scomparsa del velivolo, sarebbe rimasto interamente nelle mani del quinto socio, l’unico che non era a bordo di quell’aereo: il finanziere anglo-israeliano Jacob Rothschild il quale lo avrebbe registrato appena quattro giorni dopo la scomparsa dell’aereo in cui si trovavano i suoi soci. Ma allora perché questa missione di tutte queste persone prima a Kuala Lumpur e poi a Pechino? Perché questa missione era così protetta? Forse perché se gli scienziati cinesi già finanziati nella ricerca dal banchiere inglese Jacop Rothschild erano contitolari del brevetto evidentemente potevano venderlo a chiunque e partecipando Rothschild – evidentemente – avevano in animo di venderlo con la supervisione e il permesso della massime autorità americane alla Cina e alla Malesia. Ma Cina e Malesia sono impegnate nella campagna di distacco delle loro monete dal dollaro e nell’appoggio allo Stato dell‘Iran per cui in una seconda fase Cina e Malesia avrebbero potuto cedere questo brevetto all’Iran, mentre però il banchiere Rothschild quinto socio del brevetto, ne avrebbe potuto assicurare l’uso ai paesi occidentali Insomma vendi tu che vendo io e insieme guadagniamo alla faccia dei fessi che si fanno le guerre!

Quindi questo brevetto, stava per essere ceduto alle massime autorità della Repubblica popolare cinese dopo che – forse – era stato evidentemente ceduto anche alle massime autorità della Repubblica Malese (e tanto giustificava la nazionalità cinese e malese dei venti ingegneri del Pentagono, colleghi degli ingegneri cinesi titolari del brevetto). Quindi in origine c’era presumibilmente una sinergia fra Cina Malesia e Stati Uniti almeno per la gestione del brevetto. Poi però – evidentemente – questa sinergia si è brutalmente interrotta.

E qui dobbiamo registrare l’ennesimo mistero che caratterizza questa storia del B777 malese scomparso. I poliziotti malesi hanno accertato che nella stiva del B777 c’era, tra le merci, un carico di mangosteen. I mangosteen sono dei frutti tropicali che maturano a giugno. Si tratta di un albero tropicale che può crescere solo in condizioni di calore costante. L’esposizione a temperature inferiori a 4 ° C uccide una pianta matura.

A causa di restrizioni sulle importazioni, il mangosteen non è comunemente disponibile al grande pubblico. Viene esportato dalle regioni del sud-est asiatico (Vietnam) ed è disponibile solo in alcuni mercati di nicchia del Nord America, dell’ Europa e -forse – dei paesi arabi. Non risulta che sia commercializzato in Malesia o in Cina. Peraltro l’8 marzo, quando il volo MH370 è decollato, i mangosteen non erano neppure sulla pianta. Quindi nel pacco c’era sicuramente qualcosa di strano.

Gli 007 russi del Gru (Glavnoye Razvedyvatel’noye Upravleniye) pare avessero segnalato al Ministero della Sicurezza cinese la presenza di un carico «altamente sospetto» per esempio una bomba batteriologica che poteva provocare una epidemia di peste bubbonica a Pechino e – forse – una bomba tradizionale. Questo carico era sbarcato il 17 febbraio 2014 (quindi circa un mese prima) alle isole Seychelles portato da un container trasportato dalla imbarcazione americana Maersk Alabama (Stati Uniti) società che svolge solitamente operazioni coperte per conto del Pentagono. Senonchè, quando il carico si trovava ancora sulla Maersk Alabama le due guardie giurate che lo sorvegliavano, Mark Daniel Kennedy e Jeffrey Keith Reynolds, sono state assassinate in circostanze misteriose. Ciò è avvenuto il 24 febbraio 2014, quindi pochi giorni prima del volo da Kuala Lumpur (Malesia) per Pechino (Cina) (8 marzo). Entrambe le guardie giurate lavoravano per la Trident Group, società di sicurezza privata che ha scortato varie volte materiale atomico e batteriologico per conto del Pentagono. Quindi presumibilmente si trattava di una fornitura di armi a paesi arabi amici, che poi è stata dirottata su Kuala Lumpur. Infatti il carico era decollato, con un volo della Emirates, verso Kuala Lumpur in Malesia dopo una sosta a Dubai, negli Emirati Arabi. Domanda: perché doveva andare a Kuala Lumpur? E perché doveva andare poi a Pechino ricongiungendosi a quella strana missione?

A seguito della segnalazione russa, la Cina «per sicurezza» voleva fare atterrare il volo MH 370 sull’isola di Hainan, evidentemente perché a Pechino c’era qualcuno che lo attendeva con qualche telecomando a distanza e comunque per limitare i danni se danni l’aereo portava con sé. Ma l’aereo lì non ci è mai arrivato. Secondo il Gru il volo MH 370 sarebbe stato dirottato sulla base americana di Diego Garcia nell’Oceano Indiano perché anche Barak Obama voleva dare una sbirciatina al pacco misterioso nel quale la merce evidentemente era stata sostituita. Come dire che nemmeno Barak Obama il presidente della repubblica degli Stati Uniti era stato informato di questa operazione e tanto meno il presidente della Repubblica popolare cinese.

La prova di questo è l’arrivo sullo sperduto atollo di Diego Garcia dopo l’atterraggio del Boeing degli esperti medici del Center for Disease Control and Prevention americano e del Centro di Prevenzione delle Malattie del Ministero della Sanità cinese nel quadro – evidentemente – di una collaborazione cino-americana ad altissimo livello (ma non anche a livelli più bassi) per prevenire qualcosa di molto grave che taluni all’insaputa anche dei presidenti americano e cinese stavano tramando alle loro spalle. Perché taluni evidentemente non solo volevano dare avvio al conflitto regionale Israele-Iran, ma volevano dare avvio anche al terzo conflitto planetario, facendo apparire tutta la vicenda come un’operazione di intelligence, voluta a tradimento dalle massime autorità americane e dal presidente Barak Obama ai danni della Cina.

Dalla base di Diego Garcia il Boeing sarebbe poi volato negli Usa, dove tuttora si troverebbe. E il carico pericoloso sarebbe stato trasportato anch’esso negli Usa dove sarebbe stato distrutto il 19 marzo 2014 nel Nuovo Messico. Qui infatti è stata registrata un’esplosione con un pennacchio di fumo rilevato persino dai satelliti.

Ma da oggi la versione ufficiale è che l’aereo è scomparso per un incidente.

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