CENTRO UFOLOGICO TARANTO MAGAZINE

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Federicus 2016: Evoluzione delle Superstizioni: tra scienza e inganno, tra mito e tradizione, di Eugenio Palese (CUT)

Il Centro Ufologico Taranto pubblica le relazioni di Federicus 2016 (quinta edizione), sul tema delle Superstizioni. Cogliamo l’occasione per dirvi che siamo grati di essere stati già invitati alla conferenza del 2017, dal tema “Dame e Cavalieri”. Abbiamo tante idee e saremo lieti di esporle alla conferenza del prossimo anno. Ringraziamo la dottoressa Elena Silvana Saponaro e l’organizzazione tutta di Federicus per la fiducia che, per il terzo anno di fila, ci concedono. Restate sintonizzati per aggiornamenti.

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Che cos’è la Superstizione? Il retaggio di antiche conoscenze sulle quali il tempo ha lasciato la sua patina di oblìo facendo sì che le loro origini e la loro effettive ragion d’essere venissero travisate e trasformate in meri rituali, apparentemente sciocchi e senza senso, oppure abili invenzioni di antichi sapienti atte a manipolare e controllare le menti semplici delle persone ignoranti?

Fatto stà che ancor oggi le manifestazioni assimilabili alle superstizioni hanno ormai assunto la connotazione di vere e proprie tradizioni essendo state tramandate da tempo immemore come forma di veri e propri miti.

Il termine deriva dal latino “superstitio” (=letteralmente “super stare”, ossia essere al di sopra), il cui significato originario indica la condizione di colui che è sopravvissuto ad un avvenimento passato (=da cui “superstite”), la cui testimonianza, quindi, è l’unica fonte di autenticità dell’avvenimento stesso. Cicerone ,poi, nel suo “ De Nature Deorum”, definisce superstiziosi coloro che “compiono sacrifici” tutti i giorni affinché i figli sopravvivano a loro; contemporaneamente nell’ Antica Roma il termine aveva assunto un significato dispregiativo in quanto messo in relazione con la religione: veniva contrapposto al termine “religio” (=scrupolo, preoccupazione di compiere i riti religiosi secondo le regole), mentre la “superstitio” era una “religio” inutile, aggiunta in maniera esagerata; tale contrapposizione la troviamo anche tra il termine “religio”(=re-legere), inteso come creazione di un nuovo legame tra Dio e uomo, e “superstitio” come idolatria, culto e divinizzazione dei defunti come retaggio del paganesimo. Queste contrapposizioni porteranno, nel corso della storia, all’”Inquisizione” ed alla “caccia alle streghe”!

Ma qual è la fonte originaria di questo “lato oscuro” della mente e del comportamento umano? Quale esigenza ne alimenta la sua sussistenza? Tra i bisogni fondamentali dell’uomo quali l’istinto di conservazione, l’alimentazione, la procreazione, o quelle di natura sentimentale quali l’amore e l’amicizia, uno di primaria importanza assume l’esigenza di vivere in un mondo non caotico, governato da leggi precise e circondato da rassicuranti credenze; ma nel momento in cui si verificano eventi “soprannaturali” (perché non è in grado di comprendere!) che fanno venir meno la validità delle leggi della natura, ecco che un senso di sconforto e di smarrimento lo porta a credere che la vita sia influenzata da forze misteriose non controllabili (maghi e spiriti maligni!). Da ciò nasce l’esigenza di dare una sorta di spiegazione “non ortodossa” per poterli affrontare con sistemi altrettanto “non ortodossi” (quali riti magici, utilizzo di amuleti, e quant’altro). Assistiamo così alla nascita di Miti e Leggende che hanno costellato la storia dell’uomo fino all’età moderna, ossia fino al momento in cui l’uomo ha deciso di fondare la sua storia e la sua crescita evolutiva su di sé e la sua scienza.

Tuttavia oggi assistiamo, sia pure sotto forma di tradizioni folkloristiche, a manifestazioni popolari che si rifanno ad antiche credenze (come ad esempio la Festa di Halloween), inoltre, anche se in misura minore rispetto al passato, c’è chi ancora mette addirittura in dubbio la validità delle leggi della scienza e della natura rimanendo ancorati ad antiche superstizioni figlie dell’ignoranza (mi astengo dal fare esempi per non urtare la sensibilità di nessuno!).

Ma l’origine delle superstizioni non sempre è riconducibile ad eventi in spiegabili: molte derivano da antichissime usanze che avevano una loro ragion d’essere ed una valenza diretta al soddisfacimento di alcuni di quei bisogni primari precedentemente accennati. Per esempio è tutt’ora diffusa l’usanza di lanciare una moneta in fontane o pozzi più o meno famosi affinché venga soddisfatto il desiderio espresso in quel momento. Orbene, pochi sanno che questa antichissima usanza trova le sue radici agli albori della civiltà umana quando i corsi d’acqua rappresentavano l’unica fonte di sostentamento dell’uomo non solo perché lo dissetavano ma anche perché nei suoi pressi erano concentrati il cibo sia sotto forma di prodotti della terra sia come cacciagione per la presenza di svariate razze animali; proprio per questi “doni” che la “Grande Madre Terra” (divinizzazione della natura dispensatrice di vita e prima forma di religione riconosciuta e seguita dall’uomo) dispensava agli esseri umani fecero si che questi esprimessero la loro gratitudine “donando” a loro volta una parte del loro cibo presso la fonte da cui attingevano che rappresentava, quindi, l’estensione della “mano divina”.

Quando gli esseri umani scoprirono che attraverso l’agricoltura potevano sottomettere la natura stessa e con i primi rudimenti di ingegneria scavare pozzi e deviare i corsi d’acqua, l’originario impulso di rendere onore agli dei è andato a scemare. Solo alcuni di essi, timorosi che gli dei volessero “vendicarsi” per la manomissione della natura, hanno mantenuto nel tempo questo rituale trasformandolo, però, in mere “azioni magiche” destinate ad impadronirsi del loro potere per poi utilizzarli a scopi personali. Col passare del tempo, addirittura, la presunzione umana (mista ad una buona dose di ignoranza) arriva ad un livello inusitato con la formulazione della bestemmia, una forma di attribuzione di colpa della proprie disgrazie ad esseri sovrannaturali ed al tempo stesso una sorta di “esorcismo” nei confronti dei loro poteri.

Ma i “rituali propiziatori” volti al soddisfacimento dei bisogni primari non sono l’unica spiegazione dell’origine delle “credenze” che oggi in maniera frettolosa e superficiale releghiamo al ruolo di superstizioni. Ho già accennato nella mia precedente relazione in occasione della lV° edizione della ricorrenze federiciane della scorso anno , dal titolo Castel del Monte, Misteri tra Cielo e Terra – “Un Faro per la Conoscenza”, al caso del semiologo americano Thomas A. Sebeok (voglio rammentare che la semiologia studia il significato dei simboli), al quale un ente governativo americano in materia di energia nucleare chiese come fare, in caso di distruzione quasi totale dell’umanità a causa di un conflitto nucleare o anche di immani calamità naturali, a tramandare alle generazioni future, figli di quei pochi “fortunati” sopravvissuti, la conoscenza e, soprattutto, la pericolosità che potavano comportare scoperte quali, per l’appunto, quella dell’energia nucleare? Dopo aver escluso qualsiasi manufatto tecnologico e qualsiasi testimonianza scritta, dato che, presumibilmente, non avrebbero capito né l’utilizzo della tecnologia né il linguaggio ed il simbolismo utilizzato nella scrittura, egli arrivò alla conclusione che ’unico modo per perpetuare quanto meno il “senso del pericolo” che potevano generare particolari scoperte era l’uso del Tabù, del Mito, della Superstizione, ciò attraverso la creazione di una sorta di Religione che impartisse determinati “comandamenti” da perpetuare oralmente alle future generazioni attraverso l’utilizzo di una sorta di “casta sacerdotale” composta, in realtà, da scienziati esperti in tutte le discipline che avrebbero avuto il compito di “controllare la crescita della nuova umanità” e di trasmettere, a loro volta, la loro effettiva conoscenza ai più fedeli dei loro adepti. Da qui il vero significato del termine Religione che, anticamente, era sinonimo di Conoscenza!

Questa serissima relazione, stilata da un serio e stimato professore su richiesta di un ente governativo della prima potenza mondiale, apre scenari a dir poco fantascientifici: la concreta possibilità che antichissime civiltà tecnologicamente progredite siano esistite ed organizzate in una società globale in un periodo remotissimo e che degli immani cataclismi naturali, o generati da conflitti nucleari ,le abbiano spazzate via non lasciando, in apparenza, alcuna memoria storica.

Miti come quello del Diluvio Universale, comune a tutte le prime civiltà storicamente accertate, farebbe da “spartiacque”, è il caso di dire, tra il “ciclo precedente” ed il nostro “successivo”, e solo le recenti scoperte archeologiche, come per esempio quelle di antiche piramidi scoperte in ogni angolo della terra, sembrerebbero rappresentare, se non delle prove, quanto meno dei forti indizi circa la teoria suddetta, e l’Atlantide di Platone non rappresenterebbe più una semplice leggenda ma un punto di partenza per una più accurata ricerca del nostro “passato dimenticato”! Questa nuova strada renderebbe più plausibile, alla luce delle teorie di Sebeok, il retaggio di antiche superstizioni ed i racconti di maghi e spiriti maligni che in origine potevano essere degli uomini come noi in possesso di mirabolanti conoscenze tecnologiche che ai “posteri ignoranti” potevano sembrare manifestazioni di magia.

Spesso le storie fantastiche inerenti a periodi remotissimi vengono etichettate col termine “mitologiche”, quindi assumono la forma del Mito. Ma cos’è il Mito? Deriva dal greco “mytos” che significa letteralmente “parola” e stà ad indicare il racconto di un fatto di cronaca realmente accaduto e tramandato attraverso la sola tradizione orale perché avvenuto in un periodo in cui la scrittura ancora non esisteva o (più probabilmente) era una “conoscenza segreta” a beneficio di pochi. Comprendere il Mito è di fondamentale importanza per conoscere la vere origini delle superstizioni, intese letteralmente come credenze e riti sopravvissuti ad avvenimenti passati, giunti sino a noi come “manifestazioni folkloristiche” perché hanno perso, con il trascorrere del tempo, il loro vero significato.

DA WIKIPEDIA: La parola mito deriva dal greco “mythos” che significa parola, discorso, racconto mentre la parola “mitologia” designa l’insieme dei miti tramandati da un popolo ma anche gli studi sul mito stesso. Il mito, propriamente parlando, è quindi la più ricca fonte di informazione della storia umana; esso può essere considerato un racconto sacro che svela i misteri e che dà la risposta a molti interrogativi degli uomini: come sono nati l’Universo e l’Uomo, come hanno avuto origine gli Astri e la Terra, le piante e gli animali, e spiega come si sono formate le società civili, la scienza, la tecnica e l’arte con l’aiuto degli eroi umani e soprannaturali. E’ in definitiva il “discorso” per eccellenza, la storia che si è narrata sull’esistenza di esseri antropomorfi, spesso immortali ed onnipotenti, che vissero avventure e compirono azioni fantastiche, interessandosi a ciò che avveniva tra i mortali, modificando il Mondo con il loro intervenendo; narrazioni investite di sacralità relativa, quindi, alle origini del Mondo e alle modalità con cui il Mondo stesso e le creature viventi hanno raggiunto la forma presente in un certo contesto socio-culturale in uno o più popoli specifici. Creazioni dunque, nate dal genio primitivo che possiamo intendere come la trasfigurazione poetica di avvenimenti reali del mondo e della natura o di quello delle prime società umane. Spesso le vicende narrate nel mito hanno luogo in un’epoca che precede la storia scritta. Nel dire che il Mito è una narrazione sacra s’intende che esso viene considerato verità di fede e che gli viene attribuito un significato religioso spirituale. Ciò naturalmente non implica che la narrazione sia vera, né che sia falsa. Si differenzia dalla “Leggenda” in quanto questa, oltre a derivare dal latino Legenda=”ciò che deve essere letto”, si riferisce ad un racconto scritto, quindi più recente del Mito, che può riguardare anche racconti di natura fantastica in quanto mescola il “reale” con il “meraviglioso”. Vi sono vari tipi di mito: è “eziologico” se narra l’origine di un nome, “antropogonico” se tratta dell’origine dell’uomo e del genere umano, “cosmogonico” se descrive l’origine del cosmo, ed infine “teogonico” se narra dell’origine degli dei.

Questa descrizione letterale del Mito non è fine a sé stessa: alcuni esempi possono fare luce su alcune “credenze” che, bollate per secoli come pure superstizioni, si sono rivelate incredibilmente “reali” grazie alle moderne scoperte scientifiche! Prendiamo, ad esempio, il Mito Cosmogonico per eccellenza, citate nei sacri testi risalenti alle più famose civiltà arcaiche ( i Veda Indiani, il Popol Vuh dei Maya, le Stanze del Dzyan dei Tibetani), ossia quello dell’”Uovo Cosmico”! ( A dire il vero in essi sono presenti anche chiari riferimenti antropogonici che tratterò appositamente in un’altra occasione!).

Da una seria ricerca effettuata dal noto ricercatore ed ufologo Valentino Compassi e riportata nel suo libro dal titolo “La colonna di Fuoco: origine interplanetaria delle religioni” voglio accennare proprio la parte riguardante il Mito dell’Uovo Cosmico:…”le cognizioni e le credenze cosmogoniche e cosmologiche dell’India Antica sono davvero sorprendenti; le teorie e gli studi concernenti la nascita dell’Universo, formulata migliaia di anni fa dagli studiosi e dagli scienziati indiani, risultano essere l’originale delle clamorosa enunciazioni e scoperte degli attuali scienziati, anzi, diremo che le spiegazioni e le dimostrazioni dei remoti concetti sulla nascita dell’Universo sembrano essere molto più precise di quelle odierne. La teoria che oggi viene accettata dalla gran parte degli studiosi è quella del cosiddetto “Big Bang”, l’immane esplosione del primordiale “Uovo Cosmico”, che ha generato l’Universo visibile. Questo inimmaginabile “Uovo Cosmico Primordiale” racchiudeva tutto ciò che ora è divenuto Universo Visibile: galassie, ammassi stellari, nebulose, pulsar, quasar, polvere interstellare, buchi neri eccetera. Questo immenso Uovo esplose generando il “Tutto”: una concentrazione nucleare immane, una potenza inimmaginabile che violentemente esplose lanciando materia infuocata per ogni dove, che tutt’oggi continua ad allontanarsi dal punto di origine creando, appunto, le galassie in fuga. Tra miliardi di anni avverrà quello che gli scienziati chiamano “implosione”: tutti i componenti dell’attuale Universo Visibile cominceranno a “ricadere” verso il punto della primordiale deflagrazione; tutto l’Universo scomparirà e con esso tutti i sistemi di vita, e si riformerà l’immane “Uovo Cosmico” che entrerà in una nuova fase di “gestazione”, e dopo altri miliardi di anni riesploderà, ricreando un nuovo Universo. Un immenso moto perpetuo cosmico che è stato paragonato alla funzione del cuore: le diastole e le sistole del cuore del cielo! Questa definizione ricorre proprio nel testo sacro dei Maya Quiché del Guatemala, il “Popol Vuh”, dove lo sterminato Universo viene paragonato ad un’immensa pompa cardiaca, un cuore che assorbe e rigetta tutto ciò che naviga nello spazio infinito (che infinito però non è in quanto, secondo la teoria del “Megaverso”, non è che uno dei tanti), tant’è che gli astronomi Maya parlavano proprio di “Huracan”= “il Cuore dell’Universo”! Ma se gli scienziati moderni hanno varato ed accettato questa bellissima teoria, quasi di un Universo pensante, anche antichissimi scienziati non erano da meno: nel meraviglioso e remoto testo tibetano “le Stanze del Dzyan” (dove il termine stanza stà per capitolo) è scritto dell’Uovo Cosmico che esplode per effetto di un “dardo luminoso”, generando così l’Universo visibile. Nel manoscritto in lingua sanscrita “Manava Darmashastra” è scritto:”…Tutto questo Universo all’origine non era altro che tenebre mancante di forme distinte, impossibile d’essere circoscritto dalla ragione, incomprensibile, esso si trovava immerso in un sonno profondo…Da questa prima causa impercettibile ed esterna, che è insieme “l’essere ed il non essere”, fu generato il Divino che è celebrato col nome di Brahma. Egli, dopo aver riposato il suo tempo nell’Uovo d’Oro, lo divise in due parti…Così alternando il risveglio al sonno, l’Ente immutabile fa rivivere o morire tutto questo vasto complesso di creature mobili ed immobili…”. Nel famoso “Rig-Veda” indiano, remoti testi sanscriti risalenti tra il 4.000 ed il 6.000 a.C., viene riferito questo passo:”…In una oscurità profonda, come abisso tenebroso senza luce, il Germe che dormiva ancora nel suo dorato involucro esplose, quale unica natura, sotto l’influenza del calore ardente…”. Ecco sintetizzato, in questa descrizione, la moderna Teoria del “Big Bang”! Anche gli antiche Fenici possedevano delle cognizioni astronomiche e cosmogoniche di avanguardia e ciò viene documentato dalla loro conoscenza sulla nascita dell’Universo e sul moto della sua espansione. Anch’essi conoscevano il Mito dell’Uovo Cosmico e la primordiale esplosione a cui diedero il nome di “Mot” il fango primordiale dal quale ebbe origine l’attuale Universo Visibile, proprio come quello degli antichi scienziati indiani, dove erano racchiusi tutti i germi della Creazione. Quando Mot esplose tutti i componenti vennero lanciati nello spazio e, dopo periodi di assestamento, i Mondi si popolarono di esseri celesti intelligenti e coscienti, che si chiamavano Zophesamin(=coloro che guardano i cieli). L’Uovo Cosmico dell’antica tradizione indiana era chiamato “Hiranyagarbha” o “Germe d’Oro”, a sua volta racchiuso nel suo immenso involucro denominato “Hiranyakosha”. Nel testo denominato “Visuddimagga scritto da Buddhagosa nel 300°a.C., è detto testualmente: 1) periodicamente il Mondo (inteso come Universo) attraversa la fase di contrazione (denominata “Samvattati”) e quella di espansione (denominata Vivattati); 2) il tempo è diviso in 2 eoni (denominati “Mahakappa”), ciascuno dei quali consiste in quattro periodi definiti gli “incontabili” (=”Asamkheyya”), ossia: a) l’incontabile della contrazione (implosione dell’Universo); b) l’incontabile in uno stato contratto (Uovo Cosmico in gestazione); c) l’incontabile dell’evoluzione (esplosione del Big Bang); d) l’incontabile in uno stato evolutivo (l’Universo in espansione). Pur velate da forme poetiche tipiche della lingua orientale, in questa descrizione sono contenute nozioni di altissimo livello tecnologico e di pura scienza astronomica; da dove avevano attinto queste nozioni gli antichissimi scienziati indiani? Si è parlato di Libri Sacri scritti nella lingua degli Dei e di manoscritti antichissimi che si perdono nella notte dei tempi, da cui questo Mito ha attinto. Forse contenevano nozioni portate a conoscenza degli uomini da esseri superiori provenienti dallo spazio infinito che poi furono chiamate Divinità? Tra l’altro questi periodi erano calcolati con mirabile precisione matematica in svariati miliardi di anni! Per gli indiani il tempo si divideva in tre categorie: c’è il Tempo di Brahma, definito “Kalpa” ossia il “Gran Tempo dell’Essere Supremo, cui dei, semidei, uomini ed animali erano subordinati; poi c’è il Tempo degli Dei, definito “Manvatara”, esseri superiori intermediari tra Brahma e gli uomini; ed infine il Tempo degli Uomini, definito “Yuga”, in quanto esseri terrestri…” (Questa suddivisione del tempo ci viene descritta anche dallo storico greco del III° secolo a.C. Manetone, famoso per aver stilato la prima cronologia delle dinastie dei Faraoni Egizi, che ci narra di una Terra sottomessa al “Governo degli Dei”, a cui succedette un Mondo governato da “Semidei e Spiriti della Morte seguaci del Dio Horus”, ed infine arrivò il tempo degli Uomini, ai quali, a tutt’oggi, è affidato il destino del Mondo!). Per concludere la descrizione di questo antichissimo Mito vorrei citare un ultimo esempio a dimostrazione della precisione utilizzata dagli antichi scienziati indiani: l’Uovo Cosmico Primordiale della cosmologia indiana (tratta dal Puràna, ossia l’insieme dei testi sacri indiani), ne calcola la sua grandezza in 500 milioni di yojnas (secondo la loro unità di misura), corrispondenti, all’incirca, a 4 miliardi e mezzo di km.

Fin qui l’affascinante racconto dell’Uovo Cosmico che ci dimostra come le antichissime civiltà ci abbiano tramandato nozioni scientifiche attualissime ammantate da un alone fantastico da renderle talmente incredibili nel corso dei secoli da assumere la fisionomia di una vera e propria superstizione, intesa nel senso dispregiativo del termine. Ne è un ulteriore prova la recentissima scoperta di due scienziati: il professor Roger Penrose dell’ Università di Oxford (Regno Unito) ed il professor Vaha Gurzadyan dell’Università di Yerevan (Armenia), che hanno individuato i luoghi del nostro Universo in cui una Super Civiltà Avanzata potrebbe essere esistita prima del Big Bang, esaminando delle anomalie della Mappa della Radiazioni Cosmiche interpretate come prova dell’esistenza di società tecnologicamente avanzate esistite prima della nascita del nostro Universo! (Allegato a questa relazione vi è l’articolo per intero).

Un’altra categoria di superstizioni sono quelle riconducibili alle cosidette “profezie”, quelle forme di “divinazioni” grazie alle quali si possono prevedere avvenimenti futuri, più o meno tragici, come ad esempio un’Apocalisse, pezzo forte di ogni grande profezia che si rispetti. A dire il vero ognuno di noi fa di continuo profezie allorquando fissiamo un appuntamento con un amico o col dottore in quanto interpretiamo la situazione del momento, ossia il desiderio di incontrarsi con un amico o di farci curare dal medico .Tra questi due estremi (l’Apocalisse e l’appuntamento) esistono vari livelli di profezia come le premonizioni, le precognizioni e le predizioni. Le prime sono sensazioni indefinite che si avvertono in uno stato di coscienza pressoché normale oppure come postumo di un sogno dimenticato; un esempio può essere la sensazione che un amico, o una persona cara, sta per avere un incidente. Le seconde sono più precise delle precedenti perché si manifestano in maniera visiva, o attraverso un sogno o in uno stato di coscienza alterata, e vengono percepite come se fossimo completamente svegli; talvolta gli avvenimenti oggetto delle precognizioni sono precedute da immagini o suoni, come ad esempio rumore di passi prima che si apra una porta (queste sensazioni sono denominate col termine norvegese di “vardogr”). Le terze, infine, si differiscono dalle precedenti in quanto si avvalgono di due tecniche fondamentali: la prima si avvale della lettura di segni particolari come, ad esempio, la posizione dei pianeti (Astrologia), le linee della mano (Chiromanzia), i fondi di caffè, il lancio di monetine, eccetera; la seconda, invece, consiste nell’alterazione della coscienza attraverso l’uso di droghe e di rituali intesi ad invocare l’intervento di esseri soprannaturali dotati di poteri profetici (ne è un esempio l’uso del “peyote”, una droga a base di “mescalina” utilizzata dai nativi americani e dagli sciamani messicani). Al di là di queste distinzioni, la “profezia” propriamente detta non si avvale di alcuna tecnica, ma è considerata come una “rivelazione” proveniente direttamente da Dio ( o dagli Dei a seconda della religione seguita!); insomma, in questa “fascia di spettro profetico” non si distinguono meglio di quelle che compongono i colori dell’arcobaleno, cosicché si passa dal carattere emotivo della premonizione (come il desiderio di incontrare un amico), a quello visionario della precognizione (immagini visive di ciò che accadrà) o della lettura dei segni della predizione, fino alla sensazione dell’assoluta certezza di ciò che non è ancora avvenuto tipica della profezia, che quasi sistematicamente viene smentita dagli eventi, a meno ché, per ragioni attinenti alla memoria, all’osservazione, alla determinazione e sì anche ad un po’ di fortuna, una “profezia ordinaria”, come quella di un appuntamento, si avveri, ma ciò grazie a questa combinazione di fattori tutt’altro che misteriosi.

Tralasciando i Profeti e le Profezie di carattere religioso, per non urtare le sensibilità di nessuno, voglio esaminare alcune tra quelle più famose che hanno condizionato, se non tutta l’Umanità, una parte di essa. Iniziamo con la famosa profezia dell’Apocalisse del 2012 attribuita (?) ai Maya: secondo i Maya la Terra sarebbe andata incontro ad una immane Apocalisse nel giorno del solstizio d’inverno esattamente il 21 dicembre dell’anno 2012 (esattamente alle ore italiane 11.11). Ciò sarebbe derivato dal fatto che il famoso calendario dei Maya, lo Tzok’in, terminava esattamente in quella data e rappresentava un allineamento cosmico che interseca il meridiano solare con l’equatore galattico della Terra ed il centro della Galassia, dopo un ciclo di ben 26.000 anni. Ma come abbiamo potuto felicemente constatare questa si è rivelata la “bufala del millennio”! In realtà i Maya non hanno mai fatto profezie, ma essendo valenti astronomi facevano previsioni di natura astronomica. Da una ricerca effettuata anzitempo da un professore spagnolo di nome Carlos Barrios, il quale ha intervistato ben 600 sacerdoti Maya Quiché in Guatemala, si evince chiaramente che questa “burla” ha scatenato le ire degli stessi, anche perché lo Tzolk’in è uno dei ben 17 calendari che attestano la sofisticata capacità degli antichi Maya nella comprensione del tempo, delle stagioni e dei cicli astronomici, ed alcuni di essi sono stati calcolati con estrema precisione per un periodo di oltre 10 milioni di anni!

Restando in materia di profezie voglio accennare ad alcune di quelle originate all’alba dell’era moderna. Esaminiamo la prima, poco conosciuta, ad opera di Giordano Bruno (monaco domenicano nato ad Aversa ed arso vivo in Campo dei Fiori in Roma l’11 febbraio del 1600 con l’accusa di eresia), riportata nel volume XXXI° della sua opera “Acta Sententiarum ac Testimoniarum” scritta il 23 gennaio 1599:”… quando i tempi saranno maturi, l’egoismo ed il denaro regneranno sovrani… si vedranno santi e madonne dappertutto, miracoli ed avvenimenti straordinari e ruote di fuoco nel cielo…magia e satanismo coinvolgeranno molte persone. Satana sarà presente sulla Terra, ingannerà molti…la veste di Satana sarà sempre seducente e sarà la veste di esseri provenienti dal cosmo…perché la Terra è solo un granello di sabbia nella progressione infinita dell’Universo. In quei giorni si saprà finalmente che cosa significa l’acccartocciarsi del cielo. E un sole nero nello spazio inghiottirà il Sole, la Luna e tutti i pianeti che girano intorno al Sole. Ricordatevi che, quando sarà prossima la fine, l’uomo viaggerà nel Cosmo e dal Cosmo apprenderà il giorno della fine. E l’uomo si ricordi che molte superbe e ricche città, proprio quando l’uomo si crederà padrone del Cosmo, faranno la fine di Sodoma e Gomorra…”. Tutto ciò è stato scritto ben 300 anni prima della pubblicazione dei primi romanzi di fantascienza e 350 anni prima della nascita dell’Ufologia, senza contare gli avvistamenti di UFO che si susseguono da oltre 70 anni! Un’altra profezia pubblicata a Venezia nel 1527 ed attribuita ad un monaco di Padova recita:”… quando l’uomo salirà sulla Luna grandi cose saranno per maturare sulla Terra. Roma verrà abbandonata, come gli uomini abbandonano una vecchia megera, e del Colosseo non rimarrà che una montagna di pietre avvelenate!…” Infine quella attribuita ad un monaco olivetano:”… le stagioni saranno due e dall’inverno si passerà all’estate…allora i nonni racconteranno ai loro nipoti che un tempo vi era una stagione meravigliosa durante la quale il Sole intiepidiva l’aria, ed un’altra dove le foglie diventavano rosse ed abbandonavano gli alberi…così come si abbandona un vecchio amico”. E’ vero o no che oggi non esistono più le mezze stagioni?

Non si può terminare questa parte dedicata alle profezie senza citare colui che, più di tutti nella storia, le ha rese oggetto di culto ed al tempo stesso di studio: Michel De Nostredame, meglio conosciuto con l’appellativo latino di Nostradamus, la cui traduzione significa “noi diamo il nostro sapere”. Infatti egli fu un uomo di grande sapienza, un ricercatore di tutto ciò che riguardava l’uomo, uno scienziato ed astronomo e, soprattutto, un valente medico, molto più all’avanguardia rispetto ai colleghi della sua epoca. Erroneamente ricordato come un veggente, fu in realtà colui che per primo aveva una propensione per la medicina pratica: capì che per prevenire le malattie era fondamentale l’igiene e che per curare la malattie era necessario guardare al passato attraverso i rimedi antichi dell’utilizzo delle piante e delle loro virtù terapeutiche. Ad esempio fu lui ad intuire che per curare la febbre era necessario usare un decotto di scorza di salice ricavando, così, l’acido acetilsalicilico: fu, probabilmente, l’inventore della moderna aspirina! Ma al tempo stesso non disdegnava dedicarsi alle antiche conoscenze riportate nei libri ereditati dai nonni, in particolare quello paterno di origine ebrea che cambiò il nome da Guy Cassonet a Pierre De Nostredame, nei quali, oltre alle antichissime conoscenze in campo medico, astronomico e matematico, vi erano inestimabili conoscenze attraverso le quali sarebbe stato possibile conoscere il futuro! Questi testi antichi risalirebbero allo stesso Mosé; successivamente sarebbero poi passati alla Tribù di Issacar i cui Eletti, i cosiddetti Terapeuti, ossia i Maestri di Giustizia Esseni, a cui furono tramandati le Memorie Sacerdotali dell’Antico Egitto, avrebbero avuto particolari doti e conoscenze per predire il futuro, ed ai quali la tradizione esoterica ne attribuisce l’origine della discendenza di Nostradamus. Grazie a questi antichi testi nel 1550 pubblicò le “Pronosticationes”, degli almanacchi di previsioni meteorologiche e di avvenimenti che si sarebbero verificati l’anno successivo; nel 1555 pubblicò le famose “Centurie”, una serie di quartine attraverso le quali venivano descritti avvenimenti futuri in maniera volutamente criptica per evitare guai con l’Inquisizione. Quest’opera fece si che Nostradamus fosse erroneamente visto come una sorta di mago; in realtà le sue erano, più che predizioni, delle deduzioni fatte secondo il principio della ripetizione ciclica degli avvenimenti (più o meno come fanno oggi i famosi “analisti” di agenzie governative come la C.I.A. e l’F.B.I. negli U.S.A.), con la differenza che queste derivavano dall’interpretazione di questi antichi testi sacri. Lui stesso scriveva testualmente:”…Sono entrato in possesso di molti volumi nascosti per lunghi secoli; dubitando di ciò che mi sarebbe accaduto, dopo la lettura li ho gettati alle fiamme e mentre essi li divoravano, divampando alte, generavano un insolito chiarore, più intenso della fiamma naturale, simile ad un’accecante folgore…”.Non fu un caso che il suo continuo pellegrinare in tutta Europa era rivolto, non solo a trasmettere le sue conoscenze in campo medico, ma anche alla ricerca degli Illuminati che, come lui, erano Iniziati all’Alta Scienza, con lo scopo di allargare le sue già ampie conoscenze.

Come ultima categoria di superstizioni non si può non considerare le cosiddette “maledizioni”, ossia quei “rituali magici” volti a colpire i propri nemici, a creare loro forti disagi o sconfitte in battaglia. Come ogni superstizione che si rispetti le origini delle “maledizioni” si perdono nella notte dei tempi. Secondo un resoconto tratto dal libro “I Misteri dell’Antico Egitto” di Alberto Fenoglio, le prime “testimonianze storiche” risalgono agli Antichi Egizi: nel mondo segreto dei sacerdoti egizi alcuni di loro erano dotati di particolari poteri, acquisiti sin dalla nascita o attraverso lo studio di testi ancora più antichi (forse di civiltà perdute), che facevano di loro dei veri e propri maghi. Al servizio dei Faraoni, rappresentavano una sorta di baluardo insormontabile dedito alla loro protezione. Testimonianze scritte di ciò ci sono pervenute attraverso alcuni papiri oggi custoditi in vari musei: il papiro magico Rollin, ad esempio, ritroveto nei pressi di Edfu nell’Alto Egitto tra Tebe e l’attuale Assuan, descrive l’azione di un mago che praticava la magia allo scopo di paralizzare i nemici e costringerli a restare nel luogo in cui si trovavano, per provocare disastri, e questo attraverso la fabbricazione di numerose statuette di cera di forma umana che impiegava per sprofondare nella più completa inerzia gli individui che esse rappresentavano nel piano stabilito. Un altro papiro, il Brenner-Rhind, descrive il rituale magico destinato a neutralizzare i nemici del Faraone: “…le formule magiche devono essere pronunciate da un uomo casto e purificato. Scrivere con l’inchiostro verde, su foglie di papiro vergini, i nomi di tutti i nemici del Faraone, siano essi vivi o morti, oltre ai nomi di tutti coloro che sono sospetti a qualsiasi titolo ed i nomi dei loro padri, delle loro madri e dei loro figli; fare anche una statuetta in cera per rappresentare ciascuna di quelle persone ed incidervi sopra il loro nome. Unire poi le foglie di papiro con una piuma di colombo nero, sputarvi sopra e calpestare con il piede sinistro, poi trafiggerle con un giavellotto dalla punta metallica, se possibile in ferro. Gettarle infine sul fuoco e farvele bruciare fino a che non siano perfettamente ridotti in cenere…”. I Faraoni facevano, quindi, ricorso alla magia per sottomettere o vincere i loro nemici. Per ordine del Faraone il mago modellava statuette di argilla sulle quali incideva i nomi dei nemici oltre a quelli dei ribelli, poi spezzava queste effigi, recitando formule imprecatorie. Secondo il testo di una stele ritrovata vicino a Dendera, nell’Alto Egitto, un mago fu chiamato in soccorso dal Faraone ed invitato a sterminare, con procedimenti magici appropriati, i nemici dell’Egitto che abitavano nelle regioni dell’Asia. Questo episodio è riportato in un papiro conservato nel Museo di Hannover, in Germania, con il testo integrale delle imprecazioni lanciate contro Cambise, il re dei Persiani, che subì una sanguinosa disfatta nei pressi dell’oasi di El Bayariyah, ora Djedies. Nel Tempio di Edfu, precedentemente accennato, infine, un testo spiega lo scopo della magia egiziana: “intimidire e sottomettere gli uomini con il terrore, costringere gli abitanti dei territori, anche di paesi stranieri, ad accettare la dominazione del Faraone, ai piedi del quale saranno ormai posti”. Non ci è dato sapere se dietro questa teatralità si celasse l’utilizzo di efficaci “mezzi tecnologici”. Ma se non si può provare l’effettiva “efficacia” di certi rituali, di certo si è potuta sfatare la “famosa “maledizione dei profanatori delle tombe dei Faraoni, grazie alle moderne scoperte scientifiche. Ad esempio l’alone di mistero che si creò con la scoperta della tomba del Faraone Tutankamen circa la “maledizione” che aleggiava su di essa e che portò alla precoce dipartita di quasi tutti i componenti della spedizione archeologica, è stata spiegata scientificamente (in un primo momento) con l’”istoplasmosi” o “ male delle caverne (come quella che colpì il suo promotore Lord Carnavon), diffusa da funghi, detriti organici e polvere. Tuttavia, con il passare del tempo, ci si è posti un interrogativo ancora più sconcertante a causa della scoperta delle diagnosi fatte su altre cause di decesso, che furono possibili solo all’indomani delle ecatombe di Hiroshima e Nagasaki: com’è possibile che si trattasse di “cancrena atomica”? L’archeologo egiziano prof. Ghoneim arrivò alla conclusione, grazie anche alle ricerche fatte da un gruppo di studiosi egiziani, che la pece con cui venivano conservati cadaveri attraverso la mummificazione, provenienti dalle rive del Mar Rosso e da alcune regioni dell’Asia Minore, conteneva sostanze fortemente radioattive, così come le bende che fasciavano le mummie! Tutto fa pensare che i sacerdoti egizi conoscessero le caratteristiche della radioattività, vedendo in essa una manifestazione del Dio Ra, il Dio Sole, se non proprio le caratteristiche dell’energia atomica, visto che possedevano conoscenze scientifiche non indifferenti. (questa scoperta, del resto, potrebbe, molto probabilmente, aver influenzato la relazione del prof. Sebeok, a cui ho accennato precedentemente!) Tali conoscenze, rimaste ancora sconosciute, erano di altissima tecnologia, basti pensare che i vani interni di alcune Mausolei e di alcune Piramidi (la cui etimologia, non dimentichiamo, deriva dai termini pyra=fuoco ed amyd=sorgente il cui significato è “sorgente di fuoco” o “sorgente di energia”, alimentando la teoria, non del tutto fantasiosa, di un loro utilizzo simile alle nostre moderne centrali nucleari!), erano talmente segreti che l’aria fresca fece il suo ingresso solo grazie ai suoi scopritori; inoltre sono state rinvenute pareti e soffitti ricoperti di finissimi geroglifici eseguiti a costruzione ultimata, dopo che al suo interno erano stati sigillati collaboratori e servitù del Faraone insieme alla sua salma! Ma di quale luce si potevano servire gli artisti che li fecero se non furono usate fiaccole o lampade? A questa conclusione si è arrivati per i seguenti logici motivi: 1) senza ossigeno come comburente le fiaccole non potevano bruciare, ma gli artisti dei geroglifici potevano stranamente respirare, il che fa pensare ad una tecnica di riciclaggio dell’aria; 2) non vi è traccia di fuliggine all’interno dei vani in questione; 3) occorreva una fonte luminosa ben più potente delle fiaccole per effettuare tali lavori! Forse la spiegazione, poco ortodossa ma certamente più plausibile, è da ricercare nel fatto che gli egizi conoscessero l’uso dell’energia elettrica. Del resto un ingegnere tedesco incaricato di costruire il sistema fognario di Baghdad, scoprì tra le “cianfrusaglie” del museo locale delle “pile elettriche” ancora funzionanti etichettate come “oggetti di culto”, risalenti alla dinastia dei Sassanidi (226-639) di appartenenza ad una setta che da duemila anni custodiva i segreti dell’elettricità. Poco più a sud, nell’Antica Babilonia, furono addirittura rinvenuti degli “accumulatori” risalenti ancor prima, intorno al 3-4mila a.C., fatti su…licenza egizia! Lo stesso Mosé, pare, dopo essere stato adottato da Thermetis, figlia del Faraone Ramsete II°, fu iniziato ai grandi segreti scientifici dell’epoca, tanto che la famosa “Arca dell’Alleanza” (l’oggetto più sacro della religione ebraica che custodiva le “Tavole delle Leggi”), sarebbe stata protetta da un congegno elettrico che sprigionava “raggi di fuoco”, che tenevano lontani i nemici ed i malintenzionati (teoria sostenuta fortemente dall’archeologo francese Robert Charroux).

In conclusione vorrei citare delle massime che ben si addicono ai misteri che da sempre accompagnano la vita dell’uomo e che, in definitiva, lo sprona a migliorarsi nel tentativo di svelarli: 1) L’esperienza più bella che possiamo fare è l’incontro con il mistero. Esso è fonte di ogni arte e scienza (Albert Einstein). 2) Finché l’uomo avrà fantasia nessun traguardo gli sarà precluso (Jules Verne). 3) Il mistero rimane tale finché non viene svelato! Ed è proprio questo uno degli scopi dell’uomo e che lo spinge ad andare avanti: svelare i misteri della vita! (modestamente il sottoscritto)!

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