CENTRO UFOLOGICO TARANTO MAGAZINE

PORTALE DI DIVULGAZIONE E INFORMAZIONE UFOLOGICA, MISTERI SPAZIALI, STORICI E PALEONTOLOGICI

Le origini aliene dell’Umanita’

Alla scoperta delle nostre origini tra Mito e Scienza

uomo alieno

-Eugenio Palese

Vorrei iniziare facendo una breve premessa: mi corre l’obbligo di sottolineare che il nostro lavoro di ricerca, pur partendo da basi concrete sia storiche che scientifiche consiste nel formulare ipotesi che adattino, attraverso un ragionamento logico, miti e leggende, vecchi e nuovi, a tali basi. Per questo motivo tali ipotesi, pur essendo per loro natura opinabili, tracciano una strada che noi del C.U.T. seguiamo sin dalla nostra costituzione e che seguiremo fino a ché qualcuno ci dimostri, dati alla mano e senza pregiudizi, che ci stiamo sbagliando. Con questo non voglio dire che le nostre affermazioni sono la verità fino a prova contraria, anzi, ma vuole essere una sorta di “provocazione” a chi è in grado di squarciare quel velo di ignoranza (intesa letteralmente come “non conoscenza”) che accompagna l’uomo da quando si è reso conto che tutto ciò che lo riguarda è in realtà avvolto dal mistero più assoluto! Quando ci si approccia agli argomenti che noi trattiamo, se escludiamo quelle “menti sin troppo aperte” che vedono misteri e complotti ovunque, c’è la tendenza ad un eccesso di criticità e di scetticismo ingiustificato dovuto al fatto che siamo stati costretti, sin da piccoli, ad accettare ciò che ci viene insegnato come l’unica verità possibile. Questo atteggiamento sfocia il più delle volte in una sorta di fondamentalismo negazionista che non dà spazio ad alcuna forma di confronto! In realtà i “veri scettici” siamo noi! Si, è proprio così! Il più delle volte non ci si rende conto che persino i termini che noi utilizziamo tutti i giorni possono essere usati in modo errato perché hanno, in realtà, un significato diverso da quello erroneamente attribuito (quello che in giurisprudenza viene definito “errore ostativo”); cosicché il termine “scettico”, che deriva dal greco “skepticos”=incline al dubbio, può essere riferito solo a colui, o a coloro, che, avendo dei dubbi è portato a fare ricerca per cercare di dissiparli. Noi facciamo ricerca, quindi, noi siamo “i veri scettici”! Così come il termine “mitologico”, che viene utilizzato per attribuire ad un evento una sorta di alone fantastico, in realtà deriva dal greco “mitos” che nell’antica grecia faceva riferimento a dei fatti di cronaca realmente accaduti. Lo stesso termine “religione”, infine, a cui ufficialmente non viene attribuito un preciso significato ma che indica qualcosa che ha attinenza col “sacro”, in realtà, secondo molti antropologi e linguisti, anticamente era sinonimo di “conoscenza”! Tutto il nostro lavoro è incentrato, quindi, alla scoperta dell’uomo e delle sue origini, dove l’Ufologia è solo un pretesto ed un mezzo per cercare di dare risposte alle domande che ci poniamo da sempre (chi siamo…da dove veniamo… qual è il nostro scopo nella vita…etc. etc.) e, come affermiamo nel nostro “blog” alla voce “chi siamo”, la ricerca dell’alieno essere superiore non è fine a sé stesso ma solo una “scorciatoia” per ottenere risposte  a queste domande da “eventuali fratelli maggiori”, qualora siano effettivamente vicino a noi!
Da diverso tempo, ormai, si sta facendo strada una teoria, non proprio nuovissima, sulle origini e l’evoluzione dell’uomo: la “teoria del Disegno Intelligente” che si contrappone fortemente a quella dell’”Evoluzionismo Darwiniano”. Un nutrito gruppo di scienziati di varie branche sostengono l’inadeguatezza di quest’ultima, che presenta effettivamente parecchi lati oscuri, a spiegare la rapida evoluzione delle specie viventi (soprattutto l’uomo), che avrebbero avuto, quindi, troppo poco tempo per svilupparsi in maniera così diversificata, e rispondendo a tale inadeguatezza, sostengono che una “forma di intelligenza” è intervenuta, in un certo momento della Storia Universale, per creare la vita sulla Terra e provocare dei “salti evolutivi programmati”. Non si tratta dell’adattamento scientifico del “Creazionismo Religioso” in quanto il “disegno” riguarda non solo la Terra e le specie viventi che le abitano ma l’intero Universo (o addirittura il Multiverso). Tuttavia sembra proprio coincidere con quanto affermano, sia pure in maniera “allegorica”, tutte la grandi tradizioni spirituali (Religioni). Per quanto incredibile possa essere, tale teoria va presa molto seriamente in quanto ad affermarlo sono scienziati di primissimo livello (un esempio per tutti il Premio Nobel, scopritore del Genoma Umano, Francis Crick). Ecco un elenco di questi scienziati e le loro teorie: Due matematici kazaki, il dr. Vladimir I. Cherbak dell’Università Nazionale del Kazhakistan al-Farabi ed il dr. Maxim A. Makukov dell’Isituto Astrofisico Fesenkov sostengono la “Teoria del Seti Biologico”: secondo loro un segnale intelligente è incorporato nel nostro codice genetico; si tratta di una forma di segnale extraterrestre dalla maggiore longevità rispetto a qualsiasi altra forma di comunicazione in quanto una volta fissato rimane completo ed invariato su scala cosmologica, essendo il DNA la più durevole struttura conosciuta, e può essere spedito attraverso lo spazio ed il tempo. La struttura del DNA presenta in maniera assolutamente precisa delle impronte aritmetiche ed ideografiche del linguaggio simbolico (Semiotica) che porta ad una sola conclusione: è stato inventato miliardi di anni fa lontano dal nostro sistema solare da “ super-esseri” impiantandoli attraverso quella che viene definita “Panspermia Cosmica”! Questa teoria ha generato a sua volta un’altra teoria (molto sfruttata in cinematografia nella saga di “Matrix”), che identifica l’Universo come una sorta di Matrice Olografica” simile ad un programma informatico nella quale il “programmatore ha generato il codice genetico della vita”! Uno scienziato sostenitore di questa teoria è lo spagnolo Antonio Martinez, dottore in medicina ed oftalmologo, membro dell’ Associazione Internazionale Medici e chirurghi per l’Integrità Scientifica, il quale afferma che la “vita” non si può spiegare come un “ fattore casuale” soggetto a mutazioni improvvise come viene invece affermato nelle teorie neo-darwiniste. Com’è stato possibile che una specie si sia evoluta in un’altra più complessa ed in un tempo, cosmologicamente parlando, così relativamente breve? In effetti già da tempo i biologi hanno scoperto che un essere monocellulare per evolversi in uno pluricellulare ha bisogno, in condizioni ottimali, di almeno un miliardo di anni, figuriamoci in forme così diversificate come noi le conosciamo! Le similitudini tra la scienza attuale e le antiche tradizioni spirituali sono di una evidenza che ha dell’incredibile: il DNA si presenta nella sua struttura come una sorta di scala a chiocciola che necessita di 10 pioli per effettuare un giro completo: esattamente come avviene per l’Albero della Vita della Cabala Ebraica che conta 10 “Sephirot”! Lo studioso Stephen Skinner nel suo libro “Geometria Sacra” ha dimostrato che guardando il progetto geometrico del DNA dall’alto assume la forma della lettera greca Phi, che rappresenta il numero aureo 1,6180…, utilizzato in antichità come unità di misura delle distanze geomantiche dei siti sacri terrestri. Il fisico americano Andrej Linde sostiene che l’Universo (o meglio il Multiverso) possiede una impronta uniforme disegnata affinché possa adattarsi esso stesso all’uomo. Tale teoria è conosciuta come “Principio Antropico”, sviluppato per la prima volta nel 1997 dal fisico britannico Brandon Carter, docente all’Università di Cambridge, secondo il quale l’Universo presenta delle leggi fisiche “tarate” per far emergere la vita. Per Linde, quindi, la vita non sembra essere una componente accidentale dell’Universo ma “il suo fine ultimo”! Spazio, tempo e soprattutto coscienza sono componenti fondamentali dell’Universo e formano un sistema unico: la Creazione esiste in quanto vi è qualcuno che la osserva, ossia l’Uomo! Del resto le antiche tradizioni spirituali sostengono che “Tutto è uno”, ed a dimostrazione di ciò basti ricordare che la materia di cui sono fatti gli esseri viventi è a base di carbonio, elemento principale presente nelle Stelle. Anche il fisico americano James Gardner, attraverso la sua “Teoria dell’Universo Autocosciente”, afferma che le vere “costanti fondamentali dell’Universo sono la Vita e l’Intelligenza e che nei primi momenti di vita di questo e di altri Universi (cosiddetti “Universi a Grappolo”) un’intelligenza altamente evoluta (che convenzionalmente definiamo “Dio”) li ha provvisti di un insieme di leggi fisiche costanti sotto forma di un “codice cosmico” finalizzato alla vita che, una volta giunta al massimo dell’evoluzione, ossia alla “vera consapevolezza”, è destinata a ripetere il “ciclo”! (Ciò confermerebbe l’esistenza di antiche civiltà terrestri super-evolute che ci hanno preceduto ciclicamente!) Fin qui il parere degli “esperti”, e per questo il mio ringraziamento va all’ufologo Adriano Forgione per l’articolo di stampa rigorosamente scientifico che ha pubblicato sul web e da cui ho attinto per presentare queste affascinati teorie. Ma la parte “scientifica” non finisce qui, anche perché bisogna tentare di rispondere, azzardando sempre delle ipotesi, ad alcune domande fondamentali: chi può essere questa forma di vita altamente evoluta alla base della Creazione? Alieni? Oppure un Super Essere Primordiale (che definiamo convenzionalmente Dio), o ancora, come ipotizzano alcuni fisici quantistici attraverso la “Teoria dell’Universo Olografico”, il nostro ”Super Io Primordiale” (definito dagli stessi fisici con gli acronimi ZPE=zero point entity o ZPM=zero point module) che ci controlla e guida dall’Iperspazio in attesa di una ricongiunzione in una sorta di “Megaverso Congelato” da cui tutto ha avuto inizio, o, per finire, ci troveremmo in una sorta di “prigione digitale” controllata da alieni dove realtà, tempo e spazio sono solo una illusione, come afferma sulle pagine del Mirror Nick Bostrom, un filosofo transumanista dell’Università di Oxford, teoria avallata, tra l’altro, dal Direttore del Centro per il Calcolo Evolutivo ed Automatizzato del Jet Propulsory Laboratory della N.A.S.A. Rich Terrile. Si tratta, del resto, di una teoria non del tutto nuova se consideriamo il “Mito della Caverna” di Platone e quello del “Cogito Ergo Sum” (=penso quindi sono) di Cartesio con le quali viene spiegato che “l’uomo esiste solo perché è in grado di mettere in discussione la realtà!”
In conclusione vorrei riportare la teoria del Dr. Ellis Silver, un ecologista e ricercatore specializzato nelle tecniche di disinquinamento degli oceani, tratta dal suo libro da titolo “Humans are not from Earth: a scientific evaluetion of the evidence” (Gli umani non provengono dalla Terra: una valutazione scientifica dell’evidenza) e riportata dalla rivista Nexus: egli afferma che le prove della non originalità dell’uomo sulla Terra e che la sua evoluzione non sarebbe avvenuta insieme alle altre forme di vita sul pianeta sono evidenti in maniera rigorosamente scientifica: oltre alle differenze canoniche riguardanti l’intelligenza, la coscienza, la capacità di costruire manufatti attraverso il cosiddetto “pollice opponibile”, etc., le differenze fisiologiche tra l’uomo e le altre forme di vita si evidenziano nel fatto che mentre la Terra soddisfa pienamente l’esigenza degli altri esseri viventi, l’uomo sembra essere, malgrado sia la specie più evoluta e presente in ogni angolo del pianeta, un disadattato perché inadatto e non equipaggiato per l’ambiente terrestre: le scottature provocate dal Sole e l’abbagliamento dei nostri occhi ci dimostrano che la nostra pelle ed i nostri occhi sono inadatti a sopportare i raggi di questa stella; anche le difficoltà che le donne incontrano durante il parto perché la testa del bambino è troppo sviluppata può essere un segno di tale inadeguatezza; ed infine il fatto di soffrire di mal di schiena sembra mostrare che l’essere umano sia stato concepito per un ambiente a gravità più bassa. Gli animali ,come le piante, si sono adattate ciascuno al proprio ambiente ed alle proprie esigenze (p.e. le lucertole non hanno gli stessi problemi dell’uomo per l’esposizione alla luce solare). Sembra, addirittura, che il nostro orologio biologico sia tarato per la durata di 25 ore giornaliere e non di 24! Secondo Silver, quindi, la Terra potrebbe essere stata un’antica prigione dove tra i 60.000 ed i 200.000 anni fa furono portati i nostri progenitori in una sorta di “Botany Bay” ante litteram! Fantascientifica anche questa teoria? Secondo un recente documentario, rigorosamente scientifico, mandato in onda sull’emittente televisiva “Focus”, un gruppo di scienziati della N.A.S.A. e del Progetto S.E.T.I., affermano che per poter colonizzare pianeti di altri sistemi solari simili (ma non identici) alla Terra sarà più semplice ed efficace, piuttosto che “terraformare” questi ambienti, modificare il DNA umano per meglio adattare l’uomo alla “nuova casa” (così come si fa già da tempo per le colture O.G.M.). Questo procedimento biologico, a detta di questi scienziati, sarebbe possibile sin da adesso! Come ulteriore conferma di ciò vorrei riportare un brano di una mia vecchia ricerca del 2001 sulle nanotecnologie: “Tra i nuovi prodigi tecnologici che ci portiamo dal XX° secolo vi è quello della “nanotecnologia” il cui scopo è quello di manipolare la materia a livello atomico producendo “chip” grandi al massimo 100 nanometri (un nanometro corrisponde ad un milionesimo di millimetro, ossia allo spazio occupato da dieci atomi di idrogeno messi insieme o ad un millesimo delle dimensioni di un batterio). L’applicazione pratica di questi microchips si realizza soprattutto nel campo della medicina (nanobiologia o nanomedicina) per quanto attiene alla diagnostica ed alla somministrazione controllata di farmaci. L’importanza che questo tipo di tecnologia riveste nei paesi occidentali è tale da essere uno dei pochi settori a veder crescere gli stanziamenti per la ricerca in maniera costante (solo negli U.S.A. nel 2001 sono stati stanziati 22 milioni di dollari e nel 2002 avranno un incentivo del 22%). Anche in Italia la ricerca in questo campo è all’avanguardia tanto da non avere niente da invidiare agli U.S.A.: il Prof. Claudio Nicolini, biofisico dell’Università di Genova, ha costituito nel 1994 la Fondazione Elba con lo scopo di svolgere ricerche in diversi ambiti della nanotecnologia che vanno dall’elettronica alle cellule fotovoltaiche ed alla medicina.Come già detto la nanobiologia è l’attività che genera più attenzione da parte dei ricercatori, ed in merito a ciò va segnalata la creazione dei “dendrimeri” ossia della molecole sferiche ricche di ramificazioni e cavità interne il cui scopo è quello di “alloggiare frammenti di DNA da usare per la terapia genetica”. Ma questo è solo l’inizio: lo scienziato americano Robert Freitas, già progettista della N.A.S.A. ed ora in forza a grandi aziende del settore delle nanotecnologie, ha “profetizzato” nel suo libro “Nanomedicine” che in un futuro non molto lontano sarà possibile creare un globulo rosso artificiale costruito con 18 milioni di atomi di carbonio uniti in una struttura a forma di diamante capace di trattenere una quantità infinitamente maggiore di ossigeno rispetto a quelli naturali permettendo, ad esempio, di stare tre oro sott’acqua senza respirare e senza l’ausilio di bombole di ossigeno. Un altro scienziato americano, Eric Drexler, sostiene addirittura che sarà possibile creare macchine così piccole da poter entrare nelle cellule per riconoscere e riparare ogni sorta di danno!” Queste testimonianze dimostrano che siamo arrivati ad un bivio: un salto evolutivo senza precedenti ci ha portato in poco più di un secolo a traguardi di sviluppo impensabili e mai contemplati nella storia conosciuta dell’Umanità, è forse questo il preludio ad uno stato di coscienza superiore, avallata dai movimenti “new age” e definita dai fisici quantistici “salto quantico”, attraverso il quale avremo finalmente alcune risposte? O è solo l’inizio della fine? (In questo caso tutti gli scongiuri sono leciti!) Nel frattempo cerchiamo di ipotizzare una “storia più antica dell’Umanità” e delle sue origini attraverso lo studio di antichi miti e leggende che vanno “reinterpretate” alla luce di quanto finora affermato, riscrivendola in maniera meno “allegorica” e più attinente alle reali ed attuali nostre conoscenze. Per meglio comprendere questo lavoro di “reinterpretazione” partiamo da un esempio: immaginiamo di riunire 10 bambini in età prescolastica, facciamo vedere loro le immagini dell’allunaggio dell’Apollo 11 e la prima passeggiata dell’uomo in tuta spaziale sulla luna, diciamo loro di descrivere la scena a modo loro e di dare un nome ai personaggi (in questo caso gli astronauti) ed alle cose (la nave spaziale ed il modulo lunare); orbene, ciascuno di loro descriverà l’avvenimento in maniera apparentemente diversa, dando dei nomi di pura fantasia o presi magari dai loro cartoni animati preferiti, ma il cosiddetto “arco mitologico” (cioè quello che in cinematografia viene definita la storia centrale di una vicenda complessa, che si dirama, cioè, in varie direzioni e sfaccettature) è lo stesso per tutti! Così, presumibilmente, sono nati i miti e le leggende più antiche in ogni angolo della Terra: ogni popolo ha dato nomi diversi ai personaggi di “quella” storia ed in maniera allegorica hanno descritto le loro vicende, ma il nucleo centrale di queste (cioè l’arco mitologico) è identico: la creazione dell’uomo da parte di esseri superiori, gli dei venuti dal cielo che ci hanno portato la civiltà, il mito del Diluvio Universale, etc. Non c’è alcun testo biblico, nessun libro di storia antica che non inizi riportando “l’avvento di esseri venuti da cielo” che hanno creato l’uomo e che lo hanno accompagnato sin dall’esordio della sua esistenza insegnandoli le prime fondamentali regole di vita ed i primi rudementi della scienza! 
Cominciamo con l’esaminare il libro che sin da piccoli siamo “abituati” a leggere o sentirci raccontare la cui storia è sinonimo di “verità assoluta”: la “Sacra Bibbia”. In realtà, come sappiamo, la parte di “estrazione Cristiana” riguarda solo il “Nuovo Testamento”, cioè dalla nascita di Gesù Cristo in poi, mentre quello che ci interessa ai fini di questa ricerca è l’Antico Testamento, ripreso dalla tradizione ebraica e modificato ad uso e consumo dei fondatori del potere temporale della Chiesa Cattolica.La parte relativa alla Genesi ci narra della Creazione da parte del Signore di tutto il Creato ed in fine dell’uomo avvenuto nel Giardino dell’Eden ( di cui ci fa una esauriente descrizione Enoch nel suo racconto quando fu prelevato dagli Angeli mandati da Dio e portato al suo cospetto dopo aver visitato diversi punti del pianeta). Da questo sito uscirono, ad immagine e somiglianza di Dio, il primo uomo, Adamo, e la prima donna, Eva (anche se, in realtà, prima di lei era stata creata Lilith, poi “trasformatasi in demone”!). Attenzione: Adamo ed Eva furono i primi, dice la Bibbia, MA NON GLI UNICI! Del resto, avendo avuto solo figli maschi (Caino, Abele e poi Seth), come potevano dare origine all’Umanità? Secondo una recente teoria antropologica, avvallata anche da stimati matematici, per avere oggi una popolazione di 7 miliardi di individui, malgrado la guerre, le pestilenze e le calamità naturali, ci sarebbe voluto un nucleo iniziale di almeno 2.000 unità! Da qui si fa strada un’ipotesi apparentemente sconvolgente e sacrilega ma che ha una sua logica: e se il “Giardino dell’Eden” fosse stato una sorta di “laboratorio di genetica”? Di fatto gli antropologi sostengono che i Cro-Magnon (ossia i primi “homo sapiens”) apparvero all’improvviso e soppiantarono i Neanderthal, ed ancora oggi si cerca “l’anello mancante” che ne spieghi l’origine e la successiva evoluzione. E se fosse avvenuta, quindi, una sorta di manipolazione genetica (effettuata chiaramente sui Neanderthal)? Questa Teoria, fantasiosa per quanto possa sembrare, colmerebbe le lacune suddette! Anche il “Popol-Vuh”, la Bibbia dei Maya Quichè del Guatemala, ci narra della Creazione del primo uomo fatto ad immagine e somiglianza del suo Creatore (denominato Tepeu=Creatore o Gucumatz=Modellatore) che non aveva genitori, e che era il risultato di ben tre tentativi: in maniera allegorica il primo utilizzando del “fango”, il secondo utilizzando il “legno” ed infine il “mais” per giungere all’uomo “completo” (anche nella Bibbia ebraico-cristiana si sostiene che Dio utilizzò il fango per creare l’uomo!). Ma la cosa più importante è che entrambi gli “scritti”, così come tutti gli antichi testi che hanno caratterizzato le credenze spirituali delle civiltà più antiche in ogni angolo della Terra, ci descrivono una “catastrofe globale” di “carattere punitivo” che falcidiò i “primi prodotti” della Creazione perché “non idonei” a soddisfare le “aspettative” (o i bisogni?) del loro Creatore: il “Diluvio Universale”. Proprio questa “antica memoria collettiva” ci induce a credere nell’effettivo accadimento di tale cataclisma, peraltro descritto in maniera pressoché identica: “…il cielo si oscurò e piovve una pioggia nera…” (probabilmente non solo acqua!). Tornando alla tradizione cabalistica della Genesi Umana colpisce in maniera particolare la storia narrata nel Libro di Raziel: all’indomani della cacciata di Adamo ed Eva dal “Paradiso Terrestre” (quello “Celeste” si riferisce al luogo di origine o alla dimora del Creatore) per aver mangiato il “frutto proibito della conoscenza” (allegoria del principio “non devi sapere senza autorizzazione”, anche se, in realtà, alcune interpretazioni parlano del frutto proibito come riferimento a quello della “longevità” che viene descritto come simile ad una “mela” mentre quello del “sapere” sarebbe in realtà simile all’uva, il che spiegherebbe la longevità dei primi patriarchi discendenti di Adamo); ciò avvenne perché istigati da Satana, un Angelo “caduto”, un demone o comunque un ribelle rispetto al “potere precostituito”, con l’evidente obiettivo di “boicottare” sistematicamente l’operato del Creatore! Il Signore, impietositosi per il dolore provato da Adamo, inviò il suo fidato Arcangelo Raziel per consegnarli il “Libro della Conoscenza” che conteneva non solo tutta la conoscenza ma anche la storia passata, presente e futura dell’Umanità: tramite questo libro l’uomo non solo sarebbe stato in grado, se usato con saggezza, di realizzare “miracoli”, ma avrebbe consentito ad Adamo ed ai suoi discendenti di “fare ritorno in Paradiso e di ricongiungersi col Padre”! Se sostituiamo il termine “miracolo” con “scienza” (quindi con capacità tecnologica) e la frase “far ritorno in Paradiso” con “ritorno al luogo (o pianeta) di origine” forse avremo una interpretazione più plausibile! Siamo, comunque, davanti ad una contraddizione in termini: perché il Signore, dopo essersi adirato con Adamo per aver avuto accesso alla Conoscenza senza il “suo permesso” si sarebbe poi prodigato a donargli addirittura una sorta di “Enciclopedia Universale Omnicomprensiva”? Questo “libro” si sarebbe successivamente tramandato tra i vari patriarchi biblici citati nella Bibbia per giungere infine ai cosiddetti “illuminati” appartenenti alle varie sette massoniche susseguitesi nel corso della storia umana, tant’è che la setta dei Rosacroce, una delle più famose, fa risalire proprio ad Adamo l’origine della loro costituzione. Ma se questo “libro” esistesse veramente quale “veste “ assumerebbe? Per alcuni potrebbe essere la Torah! Nel libro “Codice Genesi” scritto alla fine degli anni ’90 e pubblicato in Italia agli inizi del secolo, dopo una strana iniziale censura, dalla casa editrice Rizzoli, si evince una sorprendente coincidenza con quanto fino adesso affermato. Innanzitutto vorrei brevemente accennare il contenuto di questo libro: in questo reportage giornalistico (perché di questo si tratta!), emerge il fatto, estremamente suggestivo, che nella Torah si celi in realtà un messaggio codificato attraverso il quale viene rivelata la storia passata, presente e futura dell’intera Umanità, intesa non solo in senso generale ma addirittura riguardante ogni singolo individuo, che sarebbe stato decodificato grazie alla scoperta di una “chiave matematica” elaborata grazie a dei computer di ultima generazione (compreso, pare, quello del Pentagono), per quel periodo (parliamo degli anni ’90). Sembrerebbe un racconto di fantascienza se non fosse che i protagonisti sono delle persone reali ed al di sopra di ogni sospetto: iniziamo con l’autore Michael Drosnin, giornalista del N.Y.Times, dichiaratamente scettico nonostante le sue scoperte; Eliahu Rips, consulente del suddetto e noto matematico israeliano di fama internazionale già ospite in Italia della trasmissione televisiva “Il Maurizio Costanzo Show” dove diede efficace dimostrazione della decodifica di alcuni passi del libro compresi quelli riguardanti alcuni ospiti in studio; i dottori Alexander Ratenberg ed Alex Polishuk, colleghi del precedente ed elaboratori del “programma” (chiave) che ha portato alla scoperta del codice; i geologi del M.I.T. David Neex e Yuval Bentov, altri consulenti di Drosnin; ed infine alti dirigenti politici e militari israeliani tra cui il Generale Ben Israel, già capo del Dipartimento Scientifico del Ministero della Difesa Israeliana. A dimostrazione dell’autenticità di quanto viene sostenuto nel libro prendo come esempio un solo caso: almeno un anno prima era stato decodificato dalla Torah l’attentato e la morte del premier israeliano Isaac Rabin ad opera di un fanatico ebreo ortodosso com’è puntualmente avvenuto! Ma due sono i capitoli che mi hanno colpito e che sono legati indissolubilmente a questa relazione: il 6° dal titolo “L’Arca d’Acciaio” ed il 10° dal titolo “L’Alieno”. Orbene, questi due capitoli ci parlano di una storia a dir poco eccezionale: l’atterraggio di un’ “Arca d’Acciaio” nei pressi della Penisola del Lisan nel Mar Morto in tempi remoti, con la quale esseri alieni avrebbero portato il DNA umano e “creato” l’uomo a loro immagine e somiglianza! Sciocchezze? Il Premio Nobel Francis Crick, scopritore del genoma umano, sosteneva, senza ombra di dubbio, che il nostro DNA era stato portato tramite un veicolo parlando esplicitamente di “nave spaziale” (cosiddetta Teoria della Panspermia Guidata)! Così come la storia dell’uomo inizia con la comparsa delle prime forme di comunicazione come la scrittura, che risalirebbe “ufficialmente” a 3-4mila anni prima di Gesù Cristo, come dicono gli storici, così risulterebbe dalla traduzione dei testi sacri ebraici! Tutto ciò sembra indicare che anche il “Codificatore” della Torah fosse, quindi, si un essere umano ma non di origine terrestre. La “chiave del codice” era stata portata sulla Terra dalla stessa astronave che portava il DNA; le affermazioni come :…”Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza” (Genesi), …”Dio consegnò a Mosè la Torah sul Monte Sinai” (come si ricorda nella festività ebraica dello Shavout), sono indicazioni che fanno pensare come tale suggestiva ipotesi scaturita dal libro di Drosnin (alla quale nemmeno lui, a dire il vero, crede molto!) non sia del tutto campata in aria! Ulteriori importanti testimonianze ci vengono riportate da due storici del passato: Manetone e Beroso. Iniziamo dal primo: era un sacerdote egizio del culto di Serapide (dio greco-egizio simile a Zeus) durante il regno del Faraone Tolomeo I° nel III° secolo a.C.. A lui si deve la prima cronologia della più antiche dinastie dei Faraoni egizi, ma le sue “cronache” iniziano addirittura all’indomani dell’ultima glaciazione avvenuta all’incirca nel 36.525 a.C.: ” …per 13.900 anni ci fu il “governo degli Dei”, per i successivi 11.025 anni ci fu il “governo dei Semidei e degli Spiriti della morte seguaci di Horus”, ed infine arrivò quello degli “Uomini”! Prima di questa era vi era stato un periodo di circa 95.000 anni in cui il clima era stato più mite della fine della precedente era glaciale, condizione ideale per far sviluppare intellettualmente e tecnologicamente una civiltà (forse le mitiche Iperborea, Atlantide, Mu e Lemuria?), ed in quel periodo, probabilmente, furono disegnate i più famosi “portolani” tra cui la “Carta di Piri Reis”. Reperti particolari, i cosiddetti O.O.P.Art. (out of place arctifact=reperti fuori posto) che sono ancora oggi oggetto di diatriba tra archeologi “ortodossi” e “non”, possono, se non altro per dei fattori coincidenti, farci ipotizzare l’esistenza, in un remoto passato, di civiltà organizzate socialmente e tecnologicamente molto evolute; le stesse Piramidi, che vengono ormai scoperte in ogni angolo della Terra, da quelle egizie a quelle meno note della Cina, del Mar del Giappone, del Mar Nero, della Bosnia, etc., tutte risalenti ad oltre 12.000 anni fa, a testimonianza che queste civiltà non erano localizzate in limiti territoriali ma erano distribuite su tutto il pianeta, il che fa presupporre l’esistenza di un avanzato sistema globale di comunicazione. Passiamo ora a Beroso, o Berossus (dal greco bell-rà ushu=il Signore è il mio pastore): era un sacerdote e storico babilonese dedito all’astrologia, vissuto tra il 350 a.C. ed il 270 a.C., e probabile contemporaneo di Alessandro Magno i cui successori gli affidarono l’incarico di compilare un riassunto dei testi sumeri-accadici che parlavano dell’arrivo sulla Terra degli Annunaki e degli eventi successivi fino alla caduta di Babilonia e dell’Assiria raccolto nei tre volumi della “Storia di Babilonia”, testi andati irrimediabilmente perduti tranne che per alcuni frammenti. Il primo di questi tre volumi tratta argomenti cosmologici: l’arrivo degli Annunaki sulla Terra 432.000 anni (o 120 sars o seroi secondo la loro unità di misura temporale) prima del Diluvio Universale, Dei portatori di conoscenze nelle arti e nelle scienze, e la storia mitologica dei fratelli Enki (o Ea) ed Enlil, del loro cugino Kingu e della madre di questi Tiamat, sconfitta in seguito dal potente Dio Marduk (piccola nota in margine: Enki ed Enlil vengono rappresentati come due serpenti piumati od alati e riportati nel “caduceo” simbolo della medicina sin dai tempi dell’antica Grecia, inoltre ricordano molto i simboli sacri dei Totem dei pellerossa americani, ad ulteriore dimostrazione della “globalizzazione” di questi antichi miti). Il secondo volume narra della Storia Umana nella quale il Diluvio Universale fa da “spartiacque” tra due epoche ben distinte: la prima caratterizzata dal “Regno dei Dieci Sovrani Antidiluviani” che avevano regnato in tempi lunghissimi misurati in sars o seroi (1 sars=3.600 anni) e contraddistinti dalla presenza di esseri definiti “uomini pesce”, perché usciti dal mare e sulla testa portavano un “qualcosa” simile alla testa di un pesce e sul dorso una sorta di “coda”, ma avevano testa ed arti umani (forse indossavano scafandri da sub?), che portarono agli uomini la civiltà insegnando loro arti e scienze ed assumendo il ruolo di “consiglieri” di tali sovrani (il più famoso di questi “uomini pesce” aveva il nome di Oannes, come riportato nelle sue ricerche dal noto ricercatore russo Zacharia Sitchin). Dopo il Diluvio la durata dei regni diminuisce e vengono calcolati in neroi (1 neroi=600 anni). Il terzo volume narra dei personaggi storici e dei sovrani che si sono succeduti fino alla caduta del Regno di Babilonia ed in particolare di quello più famoso di Nabucodonosor immortalato nella famosa Opera il “Nabucco” di Giuseppe Verdi. Per questa sua grandiosa opera Beroso sosteneva di essersi basato su documenti ufficiali che coprivano una enorme estensione temporale, e la decifrazione di alcune tavolette con incisi dei testi cuneiformi decifrate da alcuni studiosi francesi nel XX° secolo confermano quanto descritto nei suoi testi! Altre conferme di quanto riportato da Beroso, soprattutto per quanto riguarda gli eventi di grande portata, le troviamo ancora nella Bibbia: la Creazione dell’Uomo, il Diluvio Universale (con il protagonista Noé che prende il nome greco di Sisistro e babilonese di Utnapishtim), la confusione delle lingue (narrata nella vicenda della Torre di Babele), la longevità di molti personaggi antidiluviani; ciò fa pensare ad una forte influenza da parte delle “credenze sumerico-babilonese” verso la la religione ebraico-cristiana e non solo: un esempio per tutte lo troviamo nella morte e resurrezione di Gesù Cristo che ricorderebbe quella del dio mesopotamico Marduk e di quello egizio Osiride! Ma Beroso non era solo uno storico: le sue conoscenze dell’astronomia e dell’astrologia erano strumenti essenziali per la conoscenza dell’uomo, del suo passato e del suo futuro, questo grazie al fatto che poteva consultare delle tavolette astronomiche vecchie di 500.000 anni, a testimonianza delle antichissime conoscenze mesopotamiche che hanno contribuito a mitizzare quell’antica civiltà. Grazie a queste antiche conoscenze poté affermare che la Luna aveva un emisfero sempre luminoso ed uno sempre oscuro, spiegando già da allora le fasi lunari; che la vita umana aveva, ai suoi tempi, una durata massima di 116 anni; che quando i pianeti del nostro sistema solare erano allineati nel segno del Capricorno il mondo subisce una “inondazione” e che se sono allineati nel segno del Cancro subisce gli effetti deleteri del Sole! Questa periodicità dei cataclismi, che egli metteva in relazione alle ere zodiacali, è alla base del concetto di ciclicità della Storia Umana: una serie di ere comuni a tutte le antiche civiltà porta al concetto che “la storia si ripete” (non fu un caso che un personaggio famoso che dedicò gran parte dei suoi studi su Beroso e sulle sue ricerche fu Nostradamus!). Questa nozione è legata (manco a dirlo!) alla concezione biblica della storia come Principio e Fine, ma l’una conseguente dell’altra; ne sono un esempio le “sacre scritture” qui riportate: …”Io, il Signore, sono il Primo ed Io stesso l’Ultimo”…-disse il Signore al Profeta Isaia-…”Io sono l’Alpha e l’Omega”…-dice il Signore-… – il Primo e l’Ultimo secondo il “Libro dell’Apocalisse”, ed essendo, quindi, eterno in quanto la Fine è un nuovo Principio, tutto è previsto e programmato, così come il Signore rivelò sempre al Profeta Isaia:…”Io dal Principio annuncio la Fine, e molto prima, quando non è ancora stato compiuto”…Da questo principio se ne deduce un altro (affermato sempre dal noto ricercatore Zacharia Sitchin): tutti i calendari lineari, come quello Maya ad esempio, stabiliscono la Fine dei Tempi solo in termini ciclici, come le ere zodiacali ed astronomiche, per poi ripartire con una nuova era!
Esaminiamo ora la Genesi dal punto di vista scientifico. Secondo la Bibbia di creò l’uomo dalla polvere (o dal fango) del suolo (la terra) e gli soffiò nelle narici l’”alito della vita” (quest’ultima descrizione ci porta alla mente l’immagine di un essere umano “attaccato” ad un “apparato di respirazione artificiale”).
Dal punto di vista scientifico ciò è plausibile: secondo il libro “Nanomedicine” (scritto dal Dr. Wei Chining, presidente dell’Accademia Americana di Nanomedicine e riguardante tutte le moderne applicazioni nel campo di questa modernissima branca della medicina), il corpo umano è composto da 41 elementi chimici tra cui il carbonio, il ferro, l’ossigeno, etc. (tra l’altro sono gli stessi elementi chimici che si trovano nelle stelle), e sono tutti presenti nella polvere di cui è composta la Terra.
Il problema è: come fanno tutti questi elementi ad aggregarsi ed a dare origine ad un essere umano?
Tra l’altro un osso umano è composto da 7 miliardi di miliardi di atomi, 100.000 miliardi di cellule, decine di organi e 9 principali apparati e sistemi!
Questa macchina biologica ed incredibilmente complessa è frutto del puro caso o nasce dal progetto di una entità intelligente superiore?
Lo stesso concetto di “vita” è impossibile da formularne una definizione accettata da tutti e la cui fonte è da tutti sconosciuta tranne che per coloro che hanno “fede” e ne attribuiscono le origini a Dio!
L’affermazione, poi, che Eva fu formata da una “costola” di Adamo, secondo le odierne conoscenze scientifiche, non susciterebbe dubbi circa l’effettuazione di una sorta di “clonazione/manipolazione genetica” ante litteram, anche se molto più avanzata rispetto alle tecniche moderne (anche se non di molto!).
Del resto oggi la chirurgia estetica fa uso della cartilagine delle costole per le sue capacità ricostruttive, in attesa di utilizzare “materia clonata” per la sostituzione di organi malati.
Dopo la cacciata dall’Eden diverse testimonianze riportano l’effettiva esistenza di Adamo ed Eva e del loro tipo di rapporto:
lo stesso Gesù Cristo, ad una domanda sul divorzio, replicò affermando:”…dal principio della Creazione Dio li fece maschio e femmina. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre, e i due saranno una sola carne. Perciò quello che Dio ha aggregato insieme l’uomo non lo separi…” (da Marco 19:6-9).
Al di là delle implicazioni giuridiche, che in questo caso a noi interessa poco o niente, è importante stabilire che il rapporto uomo-donna sin dalle origini bibliche non è un rapporto di sottomissione di uno rispetto l’altro né un rapporto paritario, bensì un rapporto “unico”, di complicità totale al fine di perpetuare la specie secondo i dettami impartiti da Dio.
Ciò risponderebbe alle classiche domande sul fine dell’esistenza umana!
Ma dal punto rigorosamente scientifico, grazie a delle recenti scoperte pubblicate sulla prestigiosa rivista “Science” a cui hanno contribuito scienziati italiani del C.N.R. e dell’Università di Sassari, si è scoperto che in realtà Adamo ed Eva sono nati contemporaneamente smentendo clamorosamente le due opposte tesi fin qui propugnate da due opposte ideologie: quella religiosa, che propende per la rigorosa tesi biblica secondo la quale dopo la “creazione” di Adamo da una sua costola fu “creata” Eva, e quella scientifica, fino ad oggi ritenuta l’unica valida dal punto di vista biologico, secondo la quale l’Eva “mitocondriale”, dal nome del DNA che si eredita solo per via materna e che si trova nei mitocondri, ossia delle “centraline energetiche” delle cellule, e non nel nucleo delle cellule, fosse nata prima dell’Adamo “cromosomiale Y”.
I genetisti hanno analizzato proprio questi due elementi, il DNA mitocondriale ed il cromosoma Y come se fossero una “scatola nera” dell’evoluzione umana ed andando indietro nel tempo di millenni hanno permesso di ricostruire i nostri “alberi genealogici” registrando tutte le linee di discendenza fino ad arrivare al momento della comparsa dei nostri “primi genitori” da cui noi tutti discendiamo, approssimativamente 150.000 anni fa!
Queste conclusioni non avvallerebbero, quindi, le “versioni ufficiali” cui siamo abituati sin dalla tenera età a seguire come verità indiscutibili (tanto per i credenti quanto per i non credenti), ma quella “eretica” della “manipolazione genetica” senz’altro più plausibile!
Se andiamo più indietro nel tempo ed esaminiamo la traduzione “letterale” di alcuni testi ancora più antichi come per incanto troviamo delle forti attinenze con le più recenti scoperte scientifiche.
E’ il caso dell’”Atra Hasis”, probabilmente il più antico poema della storia che narra della creazione dell’uomo.
Scritto in lingua accadica (la più antica scrittura mai attestata usata nell’antica Mesopotamia da Assiri e Babilonesi dalle quali sono derivati tutti i linguaggi scientifici), significa il “sommo saggio”, ma assume diversi nomi a secondo dei popoli che attinsero dalla sua storia originale, tra cui Utnapishtim (=”colui che ha trovato la vita”), che noi conosciamo col nome di Noé, fino al mitico Gilgamesh, e ci racconta un’altra Genesi, che ad un primo esame può sembrare un racconto di pura fantascienza, ma che stranamente riporta delle conoscenze scientifiche che coincidono con quelle attuali!
Tra l’altro lo stesso Beroso, o Berossus qualsivoglia (sacerdote babilonese a cui si deve la cosmogonia (origine dell”Universo) sumerica e la storia della Creazione su mandato (probabilmente) di Alessandro Magno, ci narra della venuta di esseri celesti: gli Annunaki (gli Elhoim degli ebrei), a cui si deve la creazione dell’uomo e la sua crescita culturale, nonché di tutta la cronologia delle dinastie reali sumeriche fino all’ultimo re Nabucodonosor (stranamente in questa sua opera sulla “Storia di Babilonia”, divisa in tre volumi di cui solo una parte è giunta a noi perché andata semidistrutta in uno dei tanti roghi della Biblioteca di Alessandria, la storia “ufficiale” dà come dato reale l’effettiva esistenza dei sovrani sumeri, ma pone una forte censura sull’effettiva esistenza degli Annunaki, anche se lo stesso Beroso affermò di aver tradotto l’intera storia da tavolette incise in tempi antichissimi, forse di migliaia di anni, senza tralasciare nulla).
Ma ecco un breve riassunto di un passo di questo poema riguardante proprio la Genesi, tradotta in maniera letterale e secondo le nostre attuali conoscenze scientifiche dal ricercatore e scrittore statunitense di origine azera Zacharia Sitchin (breve nota a margine: lo scrittore costruisce la sua teoria sulla traduzione letterale dei passi e non sull’interpretazione del testo originale come vorrebbero i blasonati accademici che dettano legge nel campo della cultura mondiale, tuttavia egli è in buona compagnia, infatti diversi autori e ricercatori famosi hanno seguito la sua stessa strada: da Mauro Biglino a Mario Pincherle e Peter Kolosimo, da Padre Barry Downing a Padre Enrique Lopez Guerrero , da Claude Vorilhon a Corrado Malanga e Biagio Russo, tutti sostenitori della cosiddetta “Teoria degli Antichi Astronauti”).
Voglio iniziare con un brevissimo antefatto: si narra della “venuta” di un popolo proveniente da un altro pianeta (Nibiru) guidati dal Dio Anu (=Signore del Cielo) e dei suoi figli Enlil (=Signore del Vento), governatore dell’E-Din (la base centrale posta presumibilmente in Mesopotamia) ed Enki (=Signore della Terra), governatore dell’Ab-Zu (sito minerario posto presumibilmente in Africa nell’attuale Zimbabwe), il cui obiettivo era lo sfruttamento delle risorse minerarie della Terra attraverso l’uso della manovalanza costituita dagli Igigi, la forza lavoro degli Annunaki.
Quando questi si rivoltarono ai loro capi per le insopportabili condizioni di lavoro a cui erano sottoposti si giunse ad un accordo grazie ad un’idea di Enki che fu sottoposta al Gran Consiglio degli Annunaki e da questi approvata: utilizzare come manodopera gli ominidi autoctoni del pianeta che noi conosciamo col termine di Homo Erectus o, più propriamente Uomo di Neanderthal, attraverso un’ibridazione genetica con gli stessi Annunaki affinché dargli le capacità fisiche ed intellettuali per meglio interagire con essi, farli, cioè, “a loro immagine e somiglianza”.
In realtà Enki, in gran segreto, aveva già avviato degli esperimenti con scarso successo, ma dopo l’autorizzazione del Gran Consiglio degli Annunaki, intraprese un vero e proprio “piano di ibridazione su larga scala”, e per far ciò chiese aiuto alla sua sposa: Ninti.
Ma chi era Ninti? Secondo le regole di successione degli Annunaki, poi adottati dai sovrani sumeri, la successione non riguardava necessariamente il primogenito ma il figlio che avrebbe avuto per primo un erede maschio dalla sorellastra (figlia dello stesso padre ma di madre diversa).
Qui entra in gioco Ninti: i due fratelli si contesero i suoi “favori” fino a quando Enki le propose di seguirlo presso l’Ab-Zu per aiutarlo nei suoi esperimenti in quanto lei ricopriva il ruolo di una sorta di Primo Ufficiale Medico, ottenendo anche l’obiettivo di renderla sua sposa.
Da questa unione,però, nacquero solo figlie femmine precludendo, quindi, la successione al trono di Enki; tuttavia ciò fu di sprone per cercare di “creare” un esemplare ibrido maschio quasi per “colmare questa mancanza”.
Il significato del nome Ninti era “Signora della Vita”, ma tutti la conosciamo con un nomignolo certamente più familiare: Mammi o Mama da cui Mamma, (questa particolarità ha probabilmente dato origine al mito della Grande Madre, prima vera religione dell’Umanità!).
Dal rapporto collaborativo, o per meglio dire di complicità, con Enki, dopo vari tentativi fallimentari che Beroso ci tramanda raccontandoci di esseri pre-umani dotati di ali o con due teste o ermafroditi, oppure con zampe o corna o, addirittura, con corpo di animale e testa umana (come per esempio i mitici centauri), l’obiettivo di creare un Adama (=terrestre) a loro immagine e somiglianza riuscì in pieno, al ché Ninti,con un tocco di orgoglio misto a malvagità, avrebbe dichiarato:”…E’ buono o cattivo il corpo di un uomo? Come il cuore mi suggerisce posso determinare il suo destino, buono o cattivo…)
I due Annunaki/Elohim, attraverso la manipolazione genetica, mescolando i geni degli ominidi preesistenti con i loro stessi geni, accelerarono il processo evolutivo dell’Uomo di Neanderthal, che si sarebbe evoluto in ogni caso così come era avvenuto nel loro luogo di origine (Nibiru), ma che in questo caso avrebbe “saltato” un baratro di almeno 40 milioni di anni!
Nota in margine: Con questa premessa risulta quantomeno strano che nel corso della storia conosciuta la donna avrebbe avuto un ruolo quasi da “comprimaria”, senza potere decisionale se non in rarissimi casi o attraverso la “manipolazione” di uomini dal carattere debole e facilmente influenzabili!
Il poema continua con la descrizione della tecnica di manipolazione genetica approntata dalle due divinità (che tralascio per non dilungarmi), il cui stadio finale consisteva nel reimpiantare l’ovulo fecondato in un utero femminile, ma non in quello di una femmina indigena, bensì in quello di una Annunaki; a tal proposito si offrì volontaria proprio Ninti ( o Mammi o Mama qualsivoglia, “Signora della Vita”), ed il suo sposo Enki annunciò all’Assemblea degli Annunaki che la sua compagna avrebbe “intrapreso l’opera” determinando, così, il destino del “nuovo essere”.
Giunse infine il momento del parto, e qui la storia si fa nebulosa a causa del danneggiamento delle tavolette che ne riportavano le trascrizioni originarie; sembrerebbe che, a causa di complicazioni e ritardi, fu necessario praticare quello che noi conosciamo come “taglio cesareo” per poter permettere la nascita del primo essere umano.
Quando ciò avvenne Ninti fu sopraffatta dalla gioia e, sollevando il neonato affinché tutti lo vedessero, pare avesse esclamato:” …Io l’ho creato! Le mie mani lo hanno fatto!…”
La successiva creazione di Eva resta avvolta nel mistero e per questo motivo sono giunte a noi diverse versioni della storia.
Quello che ci viene tramandato attraverso l’Atra Hasis riguarda la successiva creazione di altri Adama(=terrestri) grazie all’intervento di 14 femmine Annunaki di cui 7 avrebbero partorito maschi e 7 avrebbero partorito femmine, fino a raggiungere un numero tale da poter permettere un numero sufficiente di “forza lavoro”.
Mancava un’ultima cosa: la possibilità di far procreare gli Adama fra di loro senza l’ausilio degli Annunaki: fu probabilmente questa capacità che spinse gli uomini ad essere autonomi dopo quella che noi conosciamo come la “cacciata dal Paradiso Terrestre”, ma che, più probabilmente, fu una forma di emancipazione, così come i figli, una volta diventati adulti lasciano la casa dei genitori!
Ninti (o Mamma), da quel momento sarà ricordata come colei che ci ha dato la vita, che ci ha protetti in tenera età e che ci ha nutrito e continua a farlo con i “doni della terra” (acqua e cibo), rappresentando la prima divinità, e quindi la prima forma religiosa, che l’uomo abbia conosciuto!
Cosa può essere successo, quindi, prima dell’inizio della storia conosciuta, ossia quella che è possibile accertarne la veridicità grazie non solo alle scoperte di resti archeologici databili con estrema precisione, ma soprattutto attraverso l’uso dei simboli, dei linguaggi e delle scritture le quali, una volta tradotte, è stato possibile ricostruire parte del nostro passato? La storia “non ufficiale”, ossia quella tramandata da miti e leggende, avrebbe, in realtà, anch’essa delle “testimonianze archeologiche” attraverso gli O.O.P.Art (di cui abbiamo precedentemente fatto cenno), tuttavia l’interpretazione di tali resti ancor oggi sono difficilmente dimostrabili e comunque, come precedentemente accennato, osteggiati dalla “archeologia accademico-ortodossa”, tant’è che si parla di Archeologia Misteriosa o Proibita, od ancora Fanta o Pseudo Archeologia, la cui origine viene attribuita allo studioso americano Charles Fort, vissuto a cavallo tra il 19° ed il 20° secolo, che dedicò la sua intera vita alla paziente raccolta di tutte le notizie che riportassero fatti, oggetti e scoperte incredibili, che lo portarono alla convinzione che tutta la Storia dell’Umanità, sin dalle sue origini, fosse diretta da un “potere alieno”. La Società di Studi Fortiani si occupa a tutt’oggi della divulgazione di tali scoperte. Per concludere questa parte dedicata alla “mitologia dell’uomo” non si può fare a meno di accennare al lavoro svolto da colui che, a mio modesto parere, è il più grande ricercatore italiano in materia di antiche civiltà: Valentino Compassi, che qualcuno ricorderà come ospite in diverse occasioni del programma televisivo il “Maurizio Costanzo Show”. Un suo libro in particolare dal titolo “La Colonna di Fuoco”-sottotitolo: “Le Origini Interplanetarie delle Religioni”- edito dalla casa editrice Mondadori nel 1993, sviluppa in maniera completa ed esaustiva l’argomento in questione. Da questo libro voglio solo accennare al mito delle “Stanze del Dzyan”, un libro sacro custodito nel Tibet più segreto (forse la mitica Shangri-lah o Shamba-lah qualsivoglia), vestigia di una remota ed altissima tecnologia il cui contenuto spazia dalla Creazione dell’Universo alla comparsa di esseri celesti sulla Terra e la Creazione, da parte Loro, dell’Essere Umano con vari esperimenti di ingegneria genetica. Questo libro ha ben poco di mistico: inviolabile nella sua copia originale, è un libro colossale chiuso tra due tavole d’oro magistralmente cesellate ed è scritto con la “lingua degli Dei”, ed i suoi grandissimi fogli sono di colore nero e densi di simboli a carattere di oro zecchino. E’ un libro “magnetico” nel senso che appoggiando il palmo della mano sinistra(?) sui suoi simboli, avendo l’animo e la mente completamente scevri da qualsiasi impurità, si vedono passare avvenimenti, si odono voci, si percepiscono segreti svelati: sembra proprio la descrizione di una sorta di moderno tablet touch screen! Il testo è diviso in due parti: la prima tratta dell’Evoluzione Cosmica e consta di 7 stanze (=capitoli) ed in 53 capoversi; la seconda tratta dell’Antropogenesi (=genesi, creazione dell’uomo), e comprende 12 stanze e 49 capoversi. ( Anche nel caso delle “Stanze del Dzyan” l’accostamento al “Libro di Raziel”, di cui ho parlato precedentemente E’ D’OBBLIGO! ). Fu portato alla ribalta dalla studiosa russa Helena Petrovna Blavatsky nella seconda metà del 19° secolo: pare fosse venuta in possesso di una “copia”(?) da cui trasse diversi libri che ne commentavano il contenuto. Conosciuta anche come “sensitiva” era “accreditata” presso tutte le corti reali e le cancellerie europee; fondò nel 1875 la Società Teosofica a cui aderirono noti intellettuali e personaggi famosi dell’epoca, tra cui Rudolph Steiner, fondatore degli Istituti Steineriani ancor oggi attivi e frequentati dai rampolli dall’Alta Società e dai figli del Gotha politico internazionale. Le “Stanze del Dzyan” divenne il “testo sacro” di questo movimento la cui “cosmogonia teosofica”, come riportato si Wikipedia, “…prevede uno sviluppo dell’uomo tramite vari stadi intermedi tra la materia e lo spirito; l’uomo composto di corpo, spirito e anima (la mer-ka –ba egizia), cresce anch’esso attraverso vari stadi definiti: materia, corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale, ragione, anima ed infine spirito. L’anima umana non ha né inizio né fine: essa è destinata ad un ciclo di reincarnazione, finché raggiunge la “sostanza assoluta del cosmo”. L’Antropologia Cosmica, poi, rappresenta una “scienza d’avanguardia” che ha l’obiettivo di dare una visione chiara sul passato remoto dell’uomo attraverso la scoperta dei significati occulti racchiusi in fatti storici e religiosi e la rielaborazione degli stessi, scrollandoci di dosso le diverse teorie scientifiche e religiose che vogliono l’uomo originato dalla terra o da soffi miracolosi! Compassi definisce l’Umanità:… una “Nave Spaziale Orfana”, la cui semenza è venuta dallo Spazio e che con affanno sta bruciando le tappe che dovrebbero ricondurla alla “Casa del Padre”, la “Casa d’ Origine”, e riconquistare, così, quello Spazio così per lungo tempo dimenticato ma che è ancora celato come ancestrale ricordo nel più profondo dell’animo, e dopo aver scoperto la sua vera origine, tutta la sua storia e tutto il suo sapere, e quando l’attuale specie umana terrestre discenderà, divisa in poche équipes di uomini e donne, su un pianeta atto ad ospitarli con il compito di perpetuare la razza terrestre, essi verranno sottoposti ad interventi di ingegneria genetica ed il loro DNA verrà manipolato per dar loro una perenne “tessera di riconoscimento anatomico” acciocché la loro provenienza possa essere riconosciuta in campo interplanetario… Questo affermava Valentino Compassi oltre 20 anni prima dei tecnici della N.A.S.A.! Un’ultima doverosa precisazione riguarda il termine Dzyan: deriva da Dhy’a’ni , Dei formatori e costruttori (come Tepeu e Gucumatz per i Maya) che, assieme ai Lh’a’, Dei celesti con poteri sovrumani, ed ai Lh’a’myn, Dei risplendenti inferiori, misero ordine sul pianeta Terra e cominciarono a costruire Razze Umane, alcune distrutte perché non riuscite (così come si narra nel Popol Vuh dei Maya Quiché), fino a giungere alla Quinta Schiatta che tutt’ora alberga sulla Terra. Per concludere questa parte dedicata a Valentino Compassi vorrei solo accennare ad alcune particolarità emerse dalle sue ricerche: la prima riguarda una figura comune a tutte le religioni più antiche che è quella della Grande Madre che col nome Gea raffigurava la Terra; gli egizi la identificarono con la Dea Hator, la”Grande Nutrice”; ma in tre tavolette paleo-babilonesi si racconta una meravigliosa storia della Creazione dell’Umanità ad opera di una Grande Dea dal titolo (tradotto) “Quando gli Dei erano uomini”, il cui nome era Mama, un nome ancor oggi “famoso” in tutto il mondo! La seconda particolarità la riscontriamo nell’”olimpo” delle divinità sumerico-babilonesi dove la figura della Grande Madre era invece rappresentata dalla Luna denominata Ninna, mentre il pianeta Venere, identificato come Dea dell’Amore, era denominato Nanna: questo accostamento ci colpisce in maniera particolare perché ancor oggi questi nomi vengono sussurrati ai piccoli per addormentarli, inoltre la Luna e Venere sono i primi due astri che appaiono nel cielo subito dopo il tramonto del Sole ed indicano l’approssimarsi della notte.
Ma cosa è successo, ad un certo punto, a questa presunta “civiltà umana” che ha perso la memoria della sua esistenza?
Frammenti di ricordi atavici vengono alla luce attraverso “storie leggendarie” ma che stranamente diventano meno fantastiche alla luce delle scoperte scientifiche e tecnologiche dell’uomo che da oltre un secolo sta bruciando le tappe della sua evoluzione!
Di particolare rilevanza è il caso del semiologo americano Thomas A. Sebeok (voglio rammentare che la semiologia studia il significato dei segni e deriva dal greco semeion) al quale un ente governativo americano che si occupa del controllo dell’energia nucleare chiese come fare, in caso di cataclisma globale o di distruzione quasi totale dell’umanità a causa di un conflitto nucleare o anche di immani calamità naturali, a tramandare alle generazioni future, figli di quei pochi “fortunati” sopravvissuti, la conoscenza e, soprattutto, la pericolosità che potavano comportare scoperte quali, per l’appunto, quella dell’energia nucleare? Dopo aver escluso qualsiasi manufatto tecnologico e qualsiasi testimonianza scritta, dato che, presumibilmente, non avrebbero capito né l’utilizzo della tecnologia né il linguaggio ed il simbolismo utilizzato nella scrittura, egli arrivò alla conclusione che ’unico modo per perpetuare quanto meno il “senso del pericolo” che potevano generare particolari scoperte era l’uso del Tabù, del Mito, della Superstizione, ciò attraverso la creazione di una sorta di Religione che impartisse determinati “comandamenti” da perpetuare oralmente alle future generazioni attraverso l’utilizzo di una sorta di “casta sacerdotale” composta, in realtà, da scienziati esperti in tutte le discipline che avrebbero avuto il compito di “controllare la crescita della nuova umanità” e di trasmettere, a loro volta, la loro effettiva conoscenza ai più fedeli dei loro adepti. Da qui il vero significato del termine Religione che, anticamente, era sinonimo di Conoscenza!
Questa serissima relazione, stilata da un serio e stimato professore su richiesta di un ente governativo della prima potenza mondiale, apre scenari a dir poco fantascientifici: la concreta possibilità che antichissime civiltà tecnologicamente progredite siano esistite ed organizzate in una società globale in un periodo remotissimo e che degli immani cataclismi naturali, o generati da conflitti nucleari ,le abbiano spazzate via non lasciando, in apparenza, alcuna memoria storica.
Miti come quello del Diluvio Universale, comune a tutte le prime civiltà storicamente accertate, farebbe da “spartiacque”, è il caso di dire, tra il “ciclo precedente” ed il nostro “successivo”, e solo le recenti scoperte archeologiche, come per esempio quelle di antiche piramidi scoperte in ogni angolo della terra, sembrerebbero rappresentare, se non delle prove, quanto meno dei forti indizi circa la teoria suddetta, e l’Atlantide di Platone non rappresenterebbe più una semplice leggenda ma un punto di partenza per una più accurata ricerca del nostro “passato dimenticato”! Questa nuova strada renderebbe più plausibile, alla luce delle teorie di Sebeok, il retaggio di antiche superstizioni ed i racconti di maghi e spiriti maligni che in origine potevano essere degli uomini come noi in possesso di mirabolanti conoscenze tecnologiche che ai “posteri ignoranti” potevano sembrare manifestazioni di magia.
Spesso le storie fantastiche inerenti a periodi remotissimi vengono etichettate col termine “mitologiche”, quindi assumono la forma del Mito. Ma cos’è il Mito? Deriva dal greco “mytos” che significa letteralmente “parola” e stà ad indicare il racconto di un fatto di cronaca realmente accaduto e tramandato attraverso la sola tradizione orale perché avvenuto in un periodo in cui la scrittura ancora non esisteva o (più probabilmente) era una “conoscenza segreta” a beneficio di pochi. Comprendere il Mito è di fondamentale importanza per conoscere la vere origini delle superstizioni, intese letteralmente come credenze e riti sopravvissuti ad avvenimenti passati, giunti sino a noi come “manifestazioni folkloristiche” perché hanno perso, con il trascorrere del tempo, il loro vero significato.
DA WIKIPEDIA: La parola mito deriva dal greco “mythos” che significa parola, discorso, racconto mentre la parola “mitologia” designa l’insieme dei miti tramandati da un popolo ma anche gli studi sul mito stesso. Il mito, propriamente parlando, è quindi la più ricca fonte di informazione della storia umana; esso può essere considerato un racconto sacro che svela i misteri e che dà la risposta a molti interrogativi degli uomini: come sono nati l’Universo e l’Uomo, come hanno avuto origine gli Astri e la Terra, le piante e gli animali, e spiega come si sono formate le società civili, la scienza, la tecnica e l’arte con l’aiuto degli eroi umani e soprannaturali. E’ in definitiva il “discorso” per eccellenza, la storia che si è narrata sull’esistenza di esseri antropomorfi, spesso immortali ed onnipotenti, che vissero avventure e compirono azioni fantastiche, interessandosi a ciò che avveniva tra i mortali, modificando il Mondo con il loro intervenendo; narrazioni investite di sacralità relativa, quindi, alle origini del Mondo e alle modalità con cui il Mondo stesso e le creature viventi hanno raggiunto la forma presente in un certo contesto socio-culturale in uno o più popoli specifici. Creazioni dunque, nate dal genio primitivo che possiamo intendere come la trasfigurazione poetica di avvenimenti reali del mondo e della natura o di quello delle prime società umane. Spesso le vicende narrate nel mito hanno luogo in un’epoca che precede la storia scritta. Nel dire che il Mito è una narrazione sacra s’intende che esso viene considerato verità di fede e che gli viene attribuito un significato religioso spirituale. Ciò naturalmente non implica che la narrazione sia vera, né che sia falsa. Si differenzia dalla “Leggenda” in quanto questa, oltre a derivare dal latino Legenda=”ciò che deve essere letto”, si riferisce ad un racconto scritto, quindi più recente del Mito, che può riguardare anche racconti di natura fantastica in quanto mescola il “reale” con il “meraviglioso”. Vi sono vari tipi di mito: è “eziologico” se narra l’origine di un nome, “antropogonico” se tratta dell’origine dell’uomo e del genere umano, “cosmogonico” se descrive l’origine del cosmo, ed infine “teogonico” se narra dell’origine degli dei.
Questa descrizione letterale del Mito non è fine a sé stessa: alcuni esempi possono fare luce su alcune “credenze” che, bollate per secoli come pure superstizioni, si sono rivelate incredibilmente “reali” grazie alle moderne scoperte scientifiche! Prendiamo, ad esempio, il Mito Cosmogonico per eccellenza, citate nei sacri testi risalenti alle più famose civiltà arcaiche ( i Veda Indiani, il Popol Vuh dei Maya, le Stanze del Dzyan dei Tibetani), ossia quello dell’”Uovo Cosmico”! ( A dire il vero in essi sono presenti anche chiari riferimenti antropogonici che tratterò appositamente in un’altra occasione!).
Da una seria ricerca effettuata dal noto ricercatore ed ufologo Valentino Compassi e riportata nel suo libro dal titolo “La colonna di Fuoco: origine interplanetaria delle religioni” voglio accennare proprio la parte riguardante il Mito dell’Uovo Cosmico:…”le cognizioni e le credenze cosmogoniche e cosmologiche dell’India Antica sono davvero sorprendenti; le teorie e gli studi concernenti la nascita dell’Universo, formulata migliaia di anni fa dagli studiosi e dagli scienziati indiani, risultano essere l’originale delle clamorosa enunciazioni e scoperte degli attuali scienziati, anzi, diremo che le spiegazioni e le dimostrazioni dei remoti concetti sulla nascita dell’Universo sembrano essere molto più precise di quelle odierne. La teoria che oggi viene accettata dalla gran parte degli studiosi è quella del cosiddetto “Big Bang”, l’immane esplosione del primordiale “Uovo Cosmico”, che ha generato l’Universo visibile. Questo inimmaginabile “Uovo Cosmico Primordiale” racchiudeva tutto ciò che ora è divenuto Universo Visibile: galassie, ammassi stellari, nebulose, pulsar, quasar, polvere interstellare, buchi neri eccetera. Questo immenso Uovo esplose generando il “Tutto”: una concentrazione nucleare immane, una potenza inimmaginabile che violentemente esplose lanciando materia infuocata per ogni dove, che tutt’oggi continua ad allontanarsi dal punto di origine creando, appunto, le galassie in fuga. Tra miliardi di anni avverrà quello che gli scienziati chiamano “implosione”: tutti i componenti dell’attuale Universo Visibile cominceranno a “ricadere” verso il punto della primordiale deflagrazione; tutto l’Universo scomparirà e con esso tutti i sistemi di vita, e si riformerà l’immane “Uovo Cosmico” che entrerà in una nuova fase di “gestazione”, e dopo altri miliardi di anni riesploderà, ricreando un nuovo Universo. Un immenso moto perpetuo cosmico che è stato paragonato alla funzione del cuore: le diastole e le sistole del cuore del cielo! Questa definizione ricorre proprio nel testo sacro dei Maya Quiché del Guatemala, il “Popol Vuh”, dove lo sterminato Universo viene paragonato ad un’immensa pompa cardiaca, un cuore che assorbe e rigetta tutto ciò che naviga nello spazio infinito (che infinito però non è in quanto, secondo la teoria del “Megaverso”, non è che uno dei tanti), tant’è che gli astronomi Maya parlavano proprio di “Huracan”= “il Cuore dell’Universo”! Ma se gli scienziati moderni hanno varato ed accettato questa bellissima teoria, quasi di un Universo pensante, anche antichissimi scienziati non erano da meno: nel meraviglioso e remoto testo tibetano “le Stanze del Dzyan” (dove il termine stanza stà per capitolo) è scritto dell’Uovo Cosmico che esplode per effetto di un “dardo luminoso”, generando così l’Universo visibile. Nel manoscritto in lingua sanscrita “Manava Darmashastra” è scritto:”…Tutto questo Universo all’origine non era altro che tenebre mancante di forme distinte, impossibile d’essere circoscritto dalla ragione, incomprensibile, esso si trovava immerso in un sonno profondo…Da questa prima causa impercettibile ed esterna, che è insieme “l’essere ed il non essere”, fu generato il Divino che è celebrato col nome di Brahma. Egli, dopo aver riposato il suo tempo nell’Uovo d’Oro, lo divise in due parti…Così alternando il risveglio al sonno, l’Ente immutabile fa rivivere o morire tutto questo vasto complesso di creature mobili ed immobili…”. Nel famoso “Rig-Veda” indiano, remoti testi sanscriti risalenti tra il 4.000 ed il 6.000 a.C., viene riferito questo passo:”…In una oscurità profonda, come abisso tenebroso senza luce, il Germe che dormiva ancora nel suo dorato involucro esplose, quale unica natura, sotto l’influenza del calore ardente…”. Ecco sintetizzato, in questa descrizione, la moderna Teoria del “Big Bang”! Anche gli antiche Fenici possedevano delle cognizioni astronomiche e cosmogoniche di avanguardia e ciò viene documentato dalla loro conoscenza sulla nascita dell’Universo e sul moto della sua espansione. Anch’essi conoscevano il Mito dell’Uovo Cosmico e la primordiale esplosione a cui diedero il nome di “Mot” il fango primordiale dal quale ebbe origine l’attuale Universo Visibile, proprio come quello degli antichi scienziati indiani, dove erano racchiusi tutti i germi della Creazione. Quando Mot esplose tutti i componenti vennero lanciati nello spazio e, dopo periodi di assestamento, i Mondi si popolarono di esseri celesti intelligenti e coscienti, che si chiamavano Zophesamin(=coloro che guardano i cieli). L’Uovo Cosmico dell’antica tradizione indiana era chiamato “Hiranyagarbha” o “Germe d’Oro”, a sua volta racchiuso nel suo immenso involucro denominato “Hiranyakosha”. Nel testo denominato “Visuddimagga scritto da Buddhagosa nel 300°.C., è detto testualmente: 1) periodicamente il Mondo (inteso come Universo) attraversa la fase di contrazione (denominata “Samvattati”) e quella di espansione (denominata Vivattati); 2) il tempo è diviso in 2 eoni (denominati “Mahakappa”), ciascuno dei quali consiste in quattro periodi definiti gli “incontabili” (=”Asamkheyya”), ossia: a) l’incontabile della contrazione (implosione dell’Universo); b) l’incontabile in uno stato contratto (Uovo Cosmico in gestazione); c) l’incontabile dell’evoluzione (esplosione del Big Bang); d) l’incontabile in uno stato evolutivo (l’Universo in espansione). Pur velate da forme poetiche tipiche della lingua orientale, in questa descrizione sono contenute nozioni di altissimo livello tecnologico e di pura scienza astronomica; da dove avevano attinto queste nozioni gli antichissimi scienziati indiani? Si è parlato di Libri Sacri scritti nella lingua degli Dei e di manoscritti antichissimi che si perdono nella notte dei tempi, da cui questo Mito ha attinto. Forse contenevano nozioni portate a conoscenza degli uomini da esseri superiori provenienti dallo spazio infinito che poi furono chiamate Divinità? Tra l’altro questi periodi erano calcolati con mirabile precisione matematica in svariati miliardi di anni! Per gli indiani il tempo si divideva in tre categorie: c’è il Tempo di Brahma, definito “Kalpa” ossia il “Gran Tempo dell’Essere Supremo, cui dei, semidei, uomini ed animali erano subordinati; poi c’è il Tempo degli Dei, definito “Manvatara”, esseri superiori intermediari tra Brahma e gli uomini; ed infine il Tempo degli Uomini, definito “Yuga”, in quanto esseri terrestri…” (Questa suddivisione del tempo ci viene descritta anche dallo storico greco del III° secolo a.C. Manetone, famoso per aver stilato la prima cronologia delle dinastie dei Faraoni Egizi, che ci narra di una Terra sottomessa al “Governo degli Dei”, a cui succedette un Mondo governato da “Semidei e Spiriti della Morte seguaci del Dio Horus”, ed infine arrivò il tempo degli Uomini, ai quali, a tutt’oggi, è affidato il destino del Mondo!). Per concludere la descrizione di questo antichissimo Mito vorrei citare un ultimo esempio a dimostrazione della precisione utilizzata dagli antichi scienziati indiani: l’Uovo Cosmico Primordiale della cosmologia indiana (tratta dal Puràna, ossia l’insieme dei testi sacri indiani), ne calcola la sua grandezza in 500 milioni di yojnas (secondo la loro unità di misura), corrispondenti, all’incirca, a 4 miliardi e mezzo di km.
Fin qui l’affascinante racconto dell’Uovo Cosmico che ci dimostra come le antichissime civiltà ci abbiano tramandato nozioni scientifiche attualissime ammantate da un alone fantastico da renderle talmente incredibili nel corso dei secoli da assumere la fisionomia di una vera e propria superstizione, intesa nel senso dispregiativo del termine. Ne è un ulteriore prova la recentissima scoperta di due scienziati: il professor Roger Penrose dell’ Università di Oxford (Regno Unito) ed il professor Vaha Gurzadyan dell’Università di Yerevan (Armenia), che hanno individuato i luoghi del nostro Universo in cui una Super Civiltà Avanzata potrebbe essere esistita prima del Big Bang, esaminando delle anomalie della Mappa della Radiazioni Cosmiche interpretate come prova dell’esistenza di società tecnologicamente avanzate esistite prima della nascita del nostro Universo! .
Perché non abbiamo “memoria” di ciò che è avvenuto prima di quella che viene definita “storia ufficiale”? Forse le antiche ed avanzate civiltà (Iperborea, Atlantide, Mu e Lemuria) avevano raggiunto capacità troppo elevate da giustificarne una loro implosione od addirittura una distruzione e l’oblio della loro storia da parte dei loro stessi Creatori? In realtà oggi riscontriamo due evidenti limitazioni umane: la prima relativa alle capacità intellettive dell’essere umano, potenzialmente illimitate, ma che per un oscuro motivo trovano “ostacoli” che ne limitano fortemente lo sviluppo; la seconda relativa alla breve aspettativa di vita dell’uomo. Per quanto riguarda la prima è importante la teoria dell’astrofisica italiana, già docente all’Università “Normale” di Pisa, D.ssa Giuliana Conforto che nel suo libro “La futura scienza di Giordano Bruno” sostiene che la parte callosa che divide i due emisferi del cervello limita enormemente le capacità cerebrali dell’uomo perché impedisce la comunicazione tra di loro, tranne che nella fase “rem” del sonno e per un tempo limitatissimo (pare che molte ”intuizioni geniali” sorgano proprio in questa fase). Si tratta, forse, di una modifica genetica successiva alla creazione dell’uomo fatto, forse, “troppo” ad immagine e somiglianza del Creatore? ( Del resto nel Popol Vuh si afferma che gli uomini avevano la capacità di “vedere” ovunque e molto lontano come gli dei per poi perdere tale potere nella fase finale della loro creazione, un modo allegorico per descrivere un’intelligenza superiore di cui era dotato uno degli “esperimenti” precedenti all’essere umano così come noi lo conosciamo!). Per ciò che concerne la seconda limitazione, un fatto storico balza all’evidenza: i grandi Patriarchi biblici, da Adamo in poi, hanno vissuto per quasi 1000 anni ciascuno. I re sumeri e babilonesi, come abbiamo visto, vivevano addirittura in seroi (=3.600 anni) prima del Diluvio Universale, ed in neroi (=600anni) dopo lo stesso. La storia “ufficiale”, invece, ci dice che ai tempi degli antichi romani la vita media non superava i 30 anni! Cosa ha limitato l’aspettativa di vita umana? In realtà la scienza odierna afferma che non esiste nulla che spieghi il motivo per cui le cellule umane, una volta raggiunto l’equilibrio in età matura tra quelle morte e quelle nuove, all’improvviso decadono portandoci alla vecchiaia ed infine alla morte! Secondo gli stessi scienziati una volta individuata la “causa” (sicuramente di natura “genetica”) sarà possibile, tramite “manipolazione genetica”, portare l’aspettativa di vita ad un termine illimitato, una sorta di eterna giovinezza, ossia il raggiungimento dell’immortalità, ed uno dei fini dell’essere umano sarà raggiunto, forse, entro il 21° secolo! E’ il caso di dire chi vivrà vedrà!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: