CENTRO UFOLOGICO TARANTO MAGAZINE

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Scoperti Animali .. “Spaziali”

Tardigrado-300x182.jpgQuando pensiamo ad un animale, la prima cosa che ci viene in mente è l’immagine di un cane, un gatto, una giraffa, ma le specie animali presenti sulla terra sono milioni. Secondo studi recenti il numero complessivo delle specie vanno dai 3 ai 100 milioni. La diversità biologica presente sul pianeta è davvero impressionante, si va dalla presenza di animali grandissimi come la balenottera azzurra, che può superare i 33 metri di lunghezza e le 180 tonnellate di peso ad animali così piccoli che risultano essere non visibili se non usando dei microscopi.

Fanno parte di questa ultima categoria i tardigradi, animali microscopici a simmetria bilaterale e di forma affusolata che sono presenti con lunghezze che oscillano tra i 200 ed i 700 µm (0.0007 metri), vengono anche chiamati (orsi d’acqua) il loro ambiente ideale è il muschio ma li si trova anche tra le felci, conducono vita attiva solamente quando circondati da un pò d’acqua.

E’ di pochi giorni fa la notizia che ricercatori guidati dal dottor Roberto Guidetti dall’Università di Modena e Reggio Emilia hanno trovato addirittura in Antardide una nuova specie di questi animali.

I tardigradi sono animali davvero particolari, non tanto per la loro grandezza ma bensì perchè hanno comportamenti che rientrano nella categoria degli organismi estremofili. La durata della loro vita varia da qualche settimana fino ad oltre un anno che diventa molto di più se si sommano i loro momenti di dormienza. Il tardigrado è in grado di effettuare un rallentamento (sospensione) del proprio metabolismo, sono stati trovati esemplari che si sono (riattivati) da un campione di muschio conservato da 10 anni in un freezer (a -80°C). Ma non è tutto, sono in grado di sopportare dosi di radiazioni UV e ionizzanti, temperature molto basse o elevate (fino a –273°C e a +151°C), elevatissime pressioni atmosferiche (600 MPa) e sostanze chimiche (come etanolo, bromuro di metile).

Nel 2007, sono stati condotti esperimenti nello spazio nell’ambito del progetto TARDIS promosso dall’ESA. Durante la missione sono stati svolte prove per verificare la resistenza di questi animali, esposti al vuoto, schermati, o esposti alle radiazioni solari e cosmiche. I risultati di sopravvivenza sono stati davvero eccezionali in quanto si è provato che questi animali sono stati in grado di ridare vita al proprio corpo dopo aver ricevuto una dose di radiazioni UV di oltre 7000 kJm-2 in condizioni di vuoto spaziale.

Gli studi su questo animale sono molto importanti per comprendere quali sono le condizioni minime affinchè possa esistere la vita. Per approfondire l’argomento vi consiglio questo link in cui è presente una audio intervista al dott. michele cesari, membro del gruppo di biologia animale dell’università di modena, ed infine se vi siete già affezionati a questo strano essere, troverete qui una guida che vi aiuterà a cercarne uno per poterlo allevare a casa.

Fonte || LinkTardigrado-300x182.jpg

Il Buco Nero Anomalo al Centro Della Via Lattea

buco-nero-1.jpgL’enorme buco nero al centro della nostra galassia, dopo aver assorbito le stelle nelle vicinanze, proietta nello spazio enormi getti di materiale, dalle dimensioni pari ad un pianeta. A rivelarlo è una ricerca condotta dall’Università di Harvard. Secondo gli studiosi il buco nero, oltre ai gas ed alla polvere, attrae verso di sé anche una grande quantità di stelle. Le conseguenti esplosioni di questi enormi corpi celesti rilasciano nello spazio degli ammassi di materiale, dalle dimensioni davvero notevoli.

E’ davvero curioso notare, come spiegato dagli esperti, come le sostanze che fuoriescono dal buco nero si aggreghino, durante il percorso, formando una sorta di palla di materiale: un nuovo pianeta. Secondo i ricercatori per ogni stella assorbita dal buco nera sarebbero migliaia gli oggetti di questo tipo che vengono proiettati nello spazio. Le prime ricerche, intanto, hanno rilevato come queste palle abbiano dimensioni simili a Nettuno e che vengono lanciate ad una velocità di 10mila chilometri al secondo. La maggior parte di questi oggetti, pari al 95%, fuoriesce dalla Via Lattea disperdendosi nello spazio.

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Base UFO in Ucraina ?

base segreta UFO_thumb[1].jpgQuesta indiscrezione è stata resa pubblica dai curatori del sito extranotix secondo i quali gli ufologi della regione di Zakarpattia Oblast, in Ucraina, sarebbero convinti di aver individuato una base aliena che si nasconderebbe nei desolati territori dei Carpazi ucraini, una zona particolarmente calda per quanto riguarda gli avvistamenti di strani oggetti volanti non identificati che in questi ultimi tempi sembrano imperversare con sempre maggiore frequenza in tutta la regione.

 

Secondo Jaroslav un coordinatore del gruppo ucraino UFODOS ,l’Ucraina sembra essere diventata una sorta di Hot Spot UFO. A rafforzare questa teoria ci sono alcune statistiche secondo le quali, negli ultimi 50 anni, il più alto numero di avvistamenti UFO sono stati registrati tra il 2009 e nel 2010 per cui appare evidente che questi dati sembrano avvalorare l’intensificarsi di un fenomeno di cui molti sembrano ancora negarne la relata’ .
La regione montuosa dei Carpazi ucraini che si trova nell’Ucraina occidentale si estende per circa 24.000 chilometri quadrati ed è amministrativamente gestita dai comprensori di Lviv, Ivano-Frankivsk e Chernivtsi. La cima più alta dei Carpazi ucraini è il Monte Goverla, con i suoi 2061 m. Secondo uno studio condotto da alcuni esperti russi, questa regione risulta essere particolarmente anomala rispetto ad altre zone dell’Ucraina, visto che sulle montagne dei Carpazi sono state riportate molte segnalazioni di oggetti volanti non identificati (UFO). Considerando ciò, gli ufologi locali sono giunti alla conclusione che le “Black Hill” intese come luogo d’attrazione Ufo, che si trovano nella parte orientale dei Carpazi ucraini, devono essere considerate come un luogo particolarmente esposto a frequenti sorvoli da parte di oggetti volanti non identificati. Coincidenza vuole che gli scienziati hanno scoperto nella regione un vasto giacimento di petrolio, strane stratificazioni di ferro, una rara argilla di colore blu e della terra bruciata, che a loro avviso rappresentere la prova di antichi atterraggi sulla Terra da parte di rappresentanti di una civiltà molto più avanzata della nostra, che, per qualche motivo sconosciuto sembra avere una particolare attrattiva per le isolate montagne ucraine come se volessero approvvigionarsi di energia e delle risorse locali. Tutto questo secondo quanto riportato da newinform.com.

Vita a 14 Anni Luce

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Si chiama Wolf 1061 c ed è uno dei pianeti ‘alieni’ più vicini alla Terra potenzialmente in grado di ospitare la vita. A fare il suo identikit e quello della sua stella è lo studio pubblicato sull’Astrophysical Journal, sotto la guida dell’astronomo Stephen Kane, della San Francisco State University.

Un ‘vicino di casa’ interessante
”Il sistema planetario Wolf 1061 è importante perché è vicino e offre occasioni per cercare segni di vita”, ha detto Kane. Anche per Raffaele Gratton dell’Osservatorio di Padova dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) è un sistema planetario interessante ”per la varietà dei pianeti che ospita e per lo studio di come questa varietà può influenzare le condizioni adatte alla vita”. E’ anche ”importante studiare come si è formato”, ha aggiunto.

Tre super Terre
Il sistema che ruota intorno alla stella Wolf 1061, distante 14 anni luce dalla Terra, comprende tre pianeti,  scoperti nel 2015 ma le cui caratteristiche sono state definite soltanto adesso, insieme a quelle della stella. Tutti e tre sono delle super Terre, cioè sono pianeti probabilmente rocciosi e con una massa fino a 5 volte superiore rispetto a quella della Terra. La stella è invece più piccola del nostro Sole: ha il raggio tre volte inferiore, è più fredda (la sua temperatura è di 3.300 gradi, rispetto ai 5.700 del Sole) ed è 100 volte meno luminosa. Questo vuol dire, ha osservato Gratton, che in questo sistema planetario la cosiddetta ‘zona abitabile’, nella quale ci sono le condizioni per cui su un pianeta possa esserci acqua liquida, deve trovarsi 10 volte più vicino alla stella rispetto alla distanza fra la Terra e il Sole.

Solo un pianeta nella zona abitabile
Dei tre pianeti che ruotano intorno a Wolf 1061 soltanto uno, Wolf 1061 c, si trova sul confine interno della zona abitabile, come Venere rispetto al Sole. Per questa ragione potrebbe essere molto caldo e addirittura potrebbe sperimentare un ‘effetto serra galoppante’, come accade su Venere. Tuttavia i ricercatori non escludono che il pianeta possa essere comunque ospitale per la vita perché periodicamente si raffredda. Come succede sulla Terra, anche Wolf 1061c sperimenta ere glaciali dovute alle variazioni dell’orbita intorno al Sole.

Un clima difficile
A differenza di quanto accade sul nostro pianeta, su questo mondo alieno i cambiamenti climatici si alternano con un ritmo molto più veloce, con momenti di transizione nei quali il clima potrebbe essere ospitale. ”Il pianeta potrebbe frequentemente ‘congelarsi’ e riscaldarsi in modo severo”, ha detto Kane. Ma per scoprirlo e per comprendere bene che cosa stia accadendo sulla sua superficie sarà fondamentale l’aiuto dei prossimi telescopi spaziali come il James Webb, il successore di Hubble.

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Maya: la piramide di El Castillo contiene altre due piramidi

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piramide_messico3_copiaLa piramide di El Castillo è una matrioska. La definizione degli esperti rende facilmente l’idea della struttura realizzata a Chicken Iza, nello Yucatan, dai Maya. La scoperta è stata realizzata dai ricercatori dell’Università Nazionale Autonoma del Messico ed è davvero clamorosa. In pratica una piramide di dieci metri di altezza è stata scoperta in una struttura, già conosciuta da tempo, e dalle dimensioni di venti metri che, a sua volta, è contenuta in una piramide di trenta metri, quella esterna che tutti ammirano. In sostanza sono tre le costruzioni che, al pari delle matrioske, si trovano una nell’altra.

I documenti Spagnoli: una nuova, vecchia declassificazione

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doc-ufo-spagna[Nota CUT: dal Centro Italiano Studi Ufologici, di Giuseppe Stilo] Sabato 22 ottobre 2016 un quotidiano madrileno importante, El Mundo, ha suscitato grande attenzione con un dettagliato articolo nel quale presentava una supposta novità relativa alla declassificazione di un certo numero di documenti su avvistamenti UFO prodotti da organismi del Ministero della Difesa spagnola fra il 1962 e il 1995.

Si tratta di fascicoli concernenti casi complessi e interessanti, ma in realtà – come subito hanno fatto notare studiosi spagnoli come Ricardo Campo e Vicente-Juan Ballester Olmos – in realtà di vere novità non si tratta.

Infatti, questi documenti sono stati declassificati già molti anni fa (tra il 1992 ed il 1999) e da allora sono stati resi disponibili agli ufologi ed al pubblico generale. La sola novità è che adesso sono stati digitalizzati e caricati online dagli uffici del Ministero della Difesa del paese iberico.

Li potete leggere qui, insieme ad altri.

Apprendiamo in anteprima che Ballester Olmos ha realizzato un articolo al riguardo e che esso sarà presto pubblicato sul sito web del Ministero della Difesa di Madrid.

La declassificazione di documenti di rilevanza ufologica di varia origine – civile e militare – prodotti da enti pubblici dei più vari Paesi del mondo è un processo ormai ben consolidato da decenni e in alcuni casi (Stati Uniti, Gran Bretagna, Spagna) ormai realizzato in larga misura.

Per il Centro Italiano Studi Ufologici e per il nostro Paese, dove questo processo è tuttora meno lineare, la questione è specificamente seguita dal Progetto OVNI / Forze Armate, coordinato dallo studioso Paolo Fiorino.

Gli archivi del CISU dispongono di migliaia di pagine di documenti di origine militare italiana relativi ad avvistamenti UFO e alla loro valutazione.

A questa pagina potete leggere un’intervista pubblicata nel  gennaio 1997 su UFO – Rivista di Informazione Ufologica ed opera di Paolo Toselli, del CISU, a Vicente-Juan Ballester Olmos, che di quella classificazione è stato promotore e consulente. Già allora presentava in maniera corretta e non sensazionalistica il processo di rilascio delle documentazioni in corso in Spagna da quasi venticinque anni.

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Rosetta e l’acqua delle comete, nuove ipotesi

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rosetta_67p-500x313La sonda Rosetta scopre che la molecola dell’acqua sulle comete non è uguale all’acqua degli oceani terrestri. Questo risultato, ottenuto grazie all’analisi accurata della cometa Cyrumov-Gerasimenko 67/P, potrebbe rivoluzionare la teoria della formazione degli Oceani sulla Terra. Rosetta, infatti, ha riscontrato sulla cometa Cyrumov-Gerasimenko 67/P una composizione dell’acqua diversa, per tipologia, all’acqua degli Oceani della Terra. Alla luce di questi risultati, la teoria della formazione degli Oceani sulla Terra potrebbe subire notevoli cambiamenti. L’attuale teoria degli Oceani della Terra è che siano stati gli asteroidi o le comete, ricchi di HO2, provenienti dell’estremo del Sistema Solare, ad “inseminare” la Terra e creare gli Oceani. Oggi si da il via a nuove teorie sulla formazione dell’elemento più importante del nostro pianeta; intanto Rosetta porta a casa un’altra importantissima scoperta.

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La NASA e il Motore Impossibile

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Copyright by AIAA

Dopo anni di speculazioni, un team di ricercatori sperimentali del Johnson Space Center della NASA è giunto a un traguardo che molti ritenevano impossibile: testare la possibilità di costruire un sistema a propulsione elettromagnetica che consenta a una navicella spaziale di viaggiare nel vuoto senza usare alcun tipo di propellente.
Secondo il team che ha pubblicato lo studio su Aerospace Research Central, il motore a propulsione elettromagnetica, o EmDrive, converte l’elettricità in propulsione semplicemente facendo rimbalzare microonde in uno spazio chiuso. In teoria, un motore così leggero potrebbe un giorno inviare una navicella su Marte in soli 70 giorni.

Il problema è che l’Em Drive sembra sfidare le leggi della fisica classica: gli stessi ricercatori che dicono che potrebbe funzionare non sanno perché lo faccia. Altri studi su questo tipo di motori sono stati accolti con enorme scetticismo, e molti fisici relegano l’EmDrive al mondo delle pseudo-scienze.

La differenza è che lo studio più recente è passato attraverso un livello di scrutinio da parte di studiosi indipendenti che suggerisce la possibilità che l’EmDrive funzioni davvero. Siamo all’inizio di una rivoluzione nei viaggi spaziali o alla nuova “falsa partenza” di un motore spaziale “impossibile”? Andiamo per ordine.

Cos’è un EmDrive?
Proposto per la prima volta quasi vent’anni fa dallo studioso britannico Roger Shawyer, l’attuale modello di EmDrive è stato sviluppato e testato dai tecnici dell’Advanced Propulsion Physics Research Laboratory della NASA, o più familiarmente Eagleworks.

In poche parole, l’EmDrive dell’Eagleworks genera spinta facendo rimbalzare energia elettromagnetica (nella fattispecie, fotoni nello spettro di frequenza delle microonde) in una camera chiusa a forma di cono. Adando a sbattere contro le pareti della camera, i fotoni in qualche modo spingono il dispositivo in avanti, nonostante il fatto che nulla fuoriesca dalla camera; è il contrario di ciò che avviene ad esempio con alcuni motori a ioni in uso attualmente presso la NASA, che creano spinta ionizzando un propellente (perlpiù gas xenon) e rilasciando fasci di atomi carichi.

Ciò significherebbe – posto che l’EmDrive superi ulteriori esami – che in futuro un veicolo potrebbe sfrecciare nello spazio senza bisogno di trasportare tonnellate di carburante. Nei viaggi spaziali, la possibilità di viaggiare leggeri è cruciale per coprire velocemente e a costi contenuti lunghe distanze.

Perché questo motore va contro le leggi della fisica?
Nel lontano 1687, Sir Isaac Newton pubblicò le tre leggi della dinamica che costituiscono la base della meccanica classica. Nel tre secoli successivi alla loro formulazione, queste leggi sono state verificate innumerevoli volte.

Il problema è che l’EmDrive viola la terza legge di Newton, quella che stabilisce che a ogni azione corrisponde un’uguale e opposta reazione. È il principio che spiega ad esempio perchè una canoa avanza quando remiamo: la forza applicata nel muovere il remo all’indietro nell’acqua spinge la canoa nella direzione opposta; lo stesso principio vale per i motori a getto che fanno volare gli aeroplani.

Stranamente però l’EmDrive non espelle nulla, e questo non concorda né con la legge di Newton né con un altro caposaldo della meccanica classica, ovvero la legge di conservazione della quantità di moto. Per fare un paragone, è come se qualcuno sostenesse che una macchina può muoversi in avanti se il guidatore batte ripetutamente le mani sul volante.

È stato mai testato prima?
Nel 2014, i ricercatori dell’Eagleworks suscitarono grande scalpore annunciando che i primi test effettuati su motori EM suggerivano che potessero effettivamente funzionare. Da allora, il team ha testato l’EmDrive in condizioni sempre più ardue, fino all’ultimo esperimento descritto nello studio.

Altri gruppi di ricercatori stanno conducendo test su forme diverse di propulsione elettromagnetica. Oltre agli studi condotti da istituti di ricerca in Europa, Stati Uniti e Cina, esiste anche una vasta comunità di inventori fai-da-te impegnata a costruirsi il proprio motore impossibile. Nessuno però finora è riuscito a dimostrare in maniera inequivocabile che questo tipo di propulsione esista. (Diciamo la verità: ai fisici non piacciono queste invenzioni apparentemente “miracolose”).

Cos’è cambiato ora?
La novità è che i ricercatori della NASA impegnati nell’EmDrive hanno pubblicato i risultati dello studio in una cosidetta rivista peer-reviewed, dove cioè quello che viene pubblicato viene sottoposto al vaglio di altri studiosi indipendenti. Questo non garantisce la validità di una scoperta, ma almeno assicura che altri ricercatori hanno analizzato gli esperimenti condotti trovando validi sia il metodo utilizzato che i risultati ottenuti.

Nello studio i ricercatori spiegano di aver testato l’EmDrive in un vuoto quasi assoluto simile a quello che incontrerebbe nello spazio. Gli studiosi hanno messo il motore su un pendolo di torsione, lo hanno acceso e determinato la spinta prodotta in base a quanto si è mosso. Ne è emerso, secondo le stime dei ricercatori, che l’EmDrive sarebbe in grado di produrre 1,2 millinewton per kilowatt di energia.

Non è granché paragonato alla spinta di motori più tradizionali, ma è tutt’altro che insignificante considerando la totale assenza di carburante. Tanto per fare un paragone, le vele o altre tecnologie simili generano solo una frazione di quella spinta, tra i 3,33 e i 6,67 micronewton per kilowatt.

Prima d’ora, una delle contestazioni principali rivolte all’EmDrive era che, poiché si riscaldava quando veniva attivato, era l’aria calda che lo circondava a produrre la spinta. Testare il dispositivo nel vuoto ha costretto almeno in parte ad accantonare questae obiezione, anche se i dubbi da sciogliere restano ancora tanti.

Com’è possibile?
Per prima cosa, non è ancora chiaro se l’EmDrive produca effettivamente spinta, un’affermazione che necessita ulteriori verifiche. Ma c’è già chi formula ipotesi sul possibile funzionamento del motore.

I ricercatori dell’Eagleworks che hanno testato l’EmDrive ritengono che le microonde di fotoni spingano contro un “plasma virtuale”, ovvero coppie particelle-antiparticelle prodotte e riassorbite quasi istantaneamente dal vuoto quantistico. Il problema è che non sappiamo neppure se il “plasma virtuale” esista, dice il fisico Sean Carroll di Caltech.

Nello studio, il team di Eagleworks fa riferimento alla cosiddetta teoria pilot-wave della meccanica quantistica per spiegare come il vuoto quantistco possa generare spinta, pur ricordando che questa interpretazione non è “predominante nella fisica attuale”.

Secondo Mike McCulloch, fisico della University of Plymouth, l’EmDrive dimostrerebbe una nuova teoria sull’inerzia relativa alla cosiddetta radiazione di Unruh, una sorta di calore che subirebbero gli oggetti in accellerazione. A suo dire, poiché le estremità ampia e stretta del cono dell’EmDrive permettono diverse lunghezze d’onda della radiazione di Unruh, l’inerzia dei fotoni all’interno della cavità deve necessariamente cambiare mentre rimbalzano avanti e indietro, e questo, in modo da conservare la quantità di moto, produrrebbe la spinta.

Il modello di McCulloch però dà per assunto che la radiazione di Unruh esista (mentre non è stata confermata in via sperimentale); inoltre suggerisce che la velocità della luce all’interno del cono dell’EmDrive sia variabile, il che viola a sua volta la teoria della relatività speciale di Einstein, obietta il fisico Brian Koberlein del Rochester Institute of Technology.

Esiste poi l’ipotesi del fisico Jim Woodward, il quale ritiene che ioni carichi di energia subiscano fluttuazioni transitorie di massa quando vengono accelerati. Questa ipotesi, ancora non confutata a livello teorico, può spiegare come la navicella si muoverebbe nello spazio senza violare il principio della conservazione della quantità di moto.

Potrebbe rivelarsi un’altra bufala?
Assolutamente si. Esiste una lunga serie di scoperte che apparentemente sfidano le leggi della fisica (qualcuno ricorderà la storia dei neutrini più veloci della luce) che alla fine si rivelano frutto di esperimenti fallosi.

Nello studio, gli autori identificano nove possibili fonti di errore nella sperimentazione. Nessuna è da escludere in maniera assoluta, quindi saranno necessari ulteriori test… e chissà che la prossima volta non vengano effettuati nello spazio.

 

Fonte || National Geographic

Fossili di batteri di 3.7 miliardi di anni fa

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vita-terraPuò un fossile di un essere vivente avere 3,7 miliardi di anni? Evidentemente sì. La datazione di una colonia di batteri in Groenlandia risalirebbe ad un’epoca nella quale, secondo la classica ricostruzione della storia biologica del nostro pianeta, non sarebbe dovuta esistere nessuna forma di vita. Un passato lontano nel quale la colorazione del cielo era arancione, per la scarsa presenza di ossigeno, ed i continenti erano profondamente neri. Insomma un ambiente ostile alle forme di vita, ma che avrebbe visto l’esistenza di questi batteri,probabilmente collocati in un fondale di un antichissimo oceano. La scoperta, davvero eccezionale, è stata realizzata da un gruppo di scienziati dell’University of New South Wales che, sfruttando lo scioglimento dei ghiacci, ha prelevato un campione di stromatoliti. La scoperta consentirebbe di spostare la datazione della nascita della vita sulla Terra molto più indietro, visto che i batteri sarebbero vissuto “solo” mezzo miliardo dopo la formazione del nostro pianeta.

Fonte || Link

Steve Pieczenik, l’ex super consulente Usa ora gola profonda dell’11/9

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[Nota CUT: di Giulietto Chiesa, fonte: Il Fatto Quotidiano] Torno al mio tema preferito per la gioia dei frequentatori di questa pagina. Molti dei quali, come già si è sperimentato qui, sono appassionati esegeti della grandezza, insostituibilità, eccezionalità degli Stati Uniti d’America e del modello che hanno proposto — e imposto — al mondo intero (o, per meglio dire, a quella parte di mondo che è stata oggetto delle intenzioni e interessi imperiali).

Il fatto è che, secondo alcune fonti, il nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sembra abbia espresso nel corso della campagna elettorale alcuni dubbi circa la versione ufficiale degli eventi dell’11 settembre 2001. Qui ci sono alcuni link riguardanti queste citazioni, tratti da Maine Republic Email Alert, Iwb Blondet & Friends. Li fornisco affinché i lettori possano farsi un’idea propria dello stadio della discussione negli Usa attorno al problema.

Va detto che una delle fonti che io considero più attendibili, Paul Craig Roberts, sul suo blog ha commentato con molta prudenza queste fonti, limitandosi a dire che, in caso fossero reali le intenzioni di Trump di riaprire l’inchiesta, difficilmente resterebbe vivo fino al momento del suo insediamento.

Nei giorni successivi, fino a oggi, l’accesa ridda di voci riguardanti la “squadra presidenzialein fieri del nuovo presidente indurrebbe a ridimensionare — se non a escludere totalmente — questo “pericolo”. La comparsa, nelle rose dei candidati ai diversi posti di potere della nuova Amministrazione, di personaggi come Rudolph Giuliani (ex sindaco di New York all’epoca) o come John Bolton(superfalco neocon e ex rappresentante all’Onu) o come Mike Pompeo alla testa della Cia (uno che ha comunicato al mondo, via Twitter, la sua impazienza di cancellare il negoziato con l’Iran), tutto questo fa pensare che l’11 settembre resterà nei cassetti delle rivelazioni future ancora per qualche tempo.

Il che non significa che tutto sia immobile. A suffragare questa tesi è intervenuta l’esternazione televisiva — in simultanea con la vittoria di Trump — di uno dei suoi più fervidi sostenitori, Steve Pieczenik. Qui il suo discorso epocale. Parole che non possono essere ignorate per molte ragioni. In primo luogo per la storia personale e professionale del personaggio. Che è stato un fedele e abile servitore dello Stato Imperiale per molti anni e su scenari assolutamente decisivi per la politica statunitense. Il nostro uomo è stato al servizio di diversi presidenti, come agente dei servizi segreti, come diplomatico, come influencer di alto profilo.

Basterebbe ricordare che venne inviato da Washington in Italia per “assistere” l’allora ministro degl’Interni Francesco Cossiga, poi divenuto Presidente della Repubblica, nel non facile compito di gestire il rapimento e poi l’uccisione di Aldo Moro. In qualche intervista Pieczenik, anni fa, non fece mistero del suo compito di allora: liquidare definitivamente Aldo Moro. E alcune allusioni che egli stesso fece filtrare condussero molti, tra cui il sottoscritto, a ritenere che fosse proprio lui uno dei manovratori delle Brigate Rosse, dei servizi italiani “deviati”, e dei depistaggi che impedirono agli inquirenti italiani di giungere al carcere segreto dove Moro era rinchiuso prima che fosse ucciso.

Insomma un Pieczenik come esecutore finale dell’operazione il cui scopo era di impedire l’accesso del partito comunista al governo del paese. Adesso è in pensione, fuori servizio. Ma fino a un certo punto. In piena campagna elettorale americana se ne uscì parlando come se fosse parte del “contro-colpo di Stato” dell’Fbi contro (perdonate la reiterazione) il “colpo di Stato” della Clinton. Dunque assai attivo. È indubbio che è “persona informata” e con accesso a fonti di prima mano. E se oggi dice — e promette — “non più false flag”, “non più 11 settembre”, “non più finte uccisioni di Osama bin Laden” si ha ragione di ritenere che nei meandri della lotta politica feroce che dilania l’establishment americano, questa questione si sta muovendo.

Resta da capire perché parla ora. Certo, con il contagocce, ma parla, allude. Succede a molti di questi alti esecutori, di parlare quando vanno in pensione. Di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Magari si rendono conto, in prossimità della fine, delle mostruosità che hanno contribuito a compiere. Oppure vogliono vendicarsi per i torti subiti da chi stava sopra di loro e li ha usati. Magari senza neppure premiarli per il lavoro svolto. Oppure, semplicemente, vogliono rendersi utili e rimediare, per quanto possibile, in ritardo, alle loro malefatte. In cerca, almeno, del Purgatorio.

In ogni caso ben vengano le rivelazioni, anche postume. Dunque sarà bene studiare con la massima attenzione quello che dice. Potrebbe venire utile anche a coloro che, qui da noi, si sono messi, in tutti questi anni, al servizio della menzogna e hanno cercato, in tutti i modi, di attaccare, ridicolizzare, emarginare, insultare coloro che la verità la videro, o la intuirono, o comunque la cercarono. Qui c’è uno spiraglio per vedere meglio l’interno della “casa americana”. Molto diversa da come ce l’hanno dipinta. Quando si spalancherà la porta saranno in molti a doversi nascondere.