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Un Nono Pianeta ?

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planetnine.630x360Due astronomi statunitensi ipotizzano la presenza di un fantomatico Pianeta Nove. Lo hanno previsto studiando alcune anomalie e somiglianze nelle orbite dei corpi più esterni della Fascia di Kuiper: c’è forse qualcosa che influenza il loro moto? È presto per affermarlo con certezza, ma la loro teoria sembra ben supportata.

Non possiamo ancora essere certi della sua presenza, ma le evidenze teoriche dell’esistenza di un nuovo, sconosciuto pianeta ai margini del Sistema Solare si fanno sempre più stringenti.

I calcoli orbitali di due astronomi del California Institute of Technology di Pasadena supporterebbero l’esistenza di un “nono pianeta” (già soprannominato Pianeta Nove o Planet Nine) con massa pari a 10 volte quella terrestre e alla metà di quella di Nettuno, che completa un’orbita ellittica attorno al Sole ogni 10.000-20.000 anni.

Sempre che esista, non arriverebbe mai a più di 200 unità astronomiche (200 volte la distanza tra la Terra e il Sole) dal Sole, una caratteristica che lo collocherebbe nel regno ghiacciato della Fascia di Kuiper, quella cintura di corpi minori che si estende al di là dell’orbita dei pianeti maggiori.

Il potenziale pianeta è stato descritto in un articolo di Konstantin Batygin e Mike Brown pubblicato ieri sull’Astronomical Journal.

Non è la prima volta che viene teorizzata l’esistenza di un Pianeta Nove (o Pianeta X, se consideriamo Plutone il nono pianeta) nel Sistema Solare, ma i nuovi dati hanno il merito di delineare con buona precisione la posizione del corpo celeste.

I due scienziati hanno anche aperto un blog, findplanetnine, in cui documentano passo per passo le ricerche del misterioso corpo celeste.

Difficilissimo da osservare con un telescopio per la grande distanza – i due scienziati ci hanno provato a lungo e inutilmente, con il telescopio hawaiano Subaru – la sua esistenza può però essere dedotta dalle interazioni gravitazionali con diversi oggetti della Fascia di Kuiper.

Nel 2014 un’altra coppia di scienziati, Chadwick Trujillo del Gemini Observatory di Hilo (Hawaii) e Scott Sheppard della Carnegie Institution for Science di Washington DC, avevano notato come 13 tra gli oggetti più distanti della Fascia di Kuiper, tra cui il pianeta nano Sedna e l’oggetto transnettuniano 2012 VP113, avessero tutti parametri orbitali simili, spiegabili con la presenza di un nuovo, sconosciuto pianeta.

Le anomale orbite (in bianco) dei sei oggetti della Fascia di Kuiper analizzate dai ricercatori potrebbero essere spiegate dall’esistenza del Pianeta Nove (Planet None), la cui ipotetica orbita è qui tracciata in rosso.

Lavorando su questi dati, Batygin e Brown si sono accorti che i sei oggetti più distanti tra quelli studiati dai due colleghi seguono tutti orbite ellittiche che puntano nella stessa direzione (un fatto molto strano, perché viaggiano tutti a diversa velocità, arrivando in punti molto diversi del Sistema Solare).

Non solo, le loro orbite sono tutte inclinate di circa 30 gradi più in basso e nella stessa direzione rispetto al piano orbitale degli otto pianeti conosciuti del Sistema Solare. La probabilità che questo avvenga in modo casuale è dello 0,007%. Deve quindi esserci qualcosa che influenza le loro orbite (qui sotto, un’animazione spiega questi dati orbitali. In giallo, l’orbita del presunto pianeta e in viola quelle, perturbate, degli oggetti della Fascia di Kuiper).

Se esiste, il nono pianeta è probabilmente più piccolo di Nettuno e ghiacciato, con uno strato gassoso esterno. Le influenze gravitazionali di Urano e Nettuno potrebbero averlo lanciato al limitare del Sistema Solare nei primi 3 milioni di anni dalla nascita del nostro sistema planetario.

La scoperta di nuovi oggetti della Fascia di Kuiper dall’orbita inclinata allo stesso modo potrebbe avvalorare la sua esistenza. La speranza è che vada come nel caso di Nettuno, la cui esistenza fu dedotta, nel 1846 (esattamente 170 anni fa) osservando alcune piccole perturbazioni nei parametri orbitali di Urano.

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Anomalia Astronomica o Megastruttura Aliena ?

grafico-k32B-U43120864801825sQH-593x443@Corriere-Web-SezioniAvete mai sentito parlare di una Civiltà di Kardashev di tipo II? Non è grave: la civiltà umana non è arrivata ancora al tipo I e (forse) ci arriverà tra 200-300 anni. Una Civiltà di Kardashev di tipo II è una società tecnologica così avanzata in grado di sfruttare tutta l’energia emessa dalla propria stella tramite enormi sistemi orbitanti. Fantascienza? Ne hanno parlato, tra gli altri, grandi autori come Isaac Asimov, Carl Sagan e Arthur C. Clarke. Nel 1964 lo scienziato sovietico Nikolai Kardashev, che oggi ha 83 anni, ideò una scala in cui legava il grado di sviluppo di eventuali civiltà extraterrestri con la loro capacità di raccogliere l’intera energia di un pianeta (tipo I), di un sistema solare (tipo II), di un’intera galassia (tipo III). Un corollario importante dei suoi studi è che per trovare una civiltà aliena molto avanzata non serve cercare di captare un suo segnale radio (come da 45 anni sta facendo il radiotelescopio di Arecibo senza – ancora – aver trovato nulla), ma osservare se la luce di una stella appare molto più debole di quella che dovrebbe essere, se subisce improvvisi e inspiegabili cali di energia luminosa o – nei casi estremi – se la sua luce è assente del tutto. Ciò starebbe a significare che «qualcuno» sta «raccogliendo» l’energia della stella stessa.

KIC 8462852
Ora in un articolo sottoposto alla comunità scientifica lo scorso 11 settembre e firmato da 29 scienziati guidati da Tabetha Boyajian dell’Università di Yale, al quale seguirà a breve un altro articolo di Jason Wright della Penn State University, si richiama l’attenzione sulle anomalie registrate nell’osservazione della stella KIC 8462852 nella costellazione del Cigno, distante da noi circa 1.480 anni luce e grande una volta e mezza il nostro Sole. KIC 8462852 è una stella di classe F 5 (nana bianco-gialla) della sequenza principale, invisibile a occhio nudo (il Sole è una nana gialla di classe G 2) e osservabile solo con strumenti molto sofisticati.

Strane osservazioni
Le osservazioni del telescopio spaziale Kepler hanno mostrato variazioni della luminosità della stella che non sono spiegabili con nessuna ipotesi «naturale» finora conosciuta, se non con un poco probabile sciame di comete ma che sarebbe comunque incompatibile con l’età della stella. Due in particolare sono gli episodi «misteriosi»: il primo con un singolo calo di luminosità del 15% (2011), il secondo circa 750 giorni dopo (2013) con una serie di cali il cui massimo è stato del 22%, che farebbero pensare a una serie di oggetti in transito davanti alla stella. Un precedente episodio era stato registrato nel 2009. Quello atteso nel 2015 non è stato registrato perché Kepler è entrato parzialmente in avaria. Per vari motivi tecnico-scientifici (il calo di luminosità per il passaggio di un pianeta grande come Giove è dell’1%) è stata esclusa la possibilità di pianeti extrasolari, come in migliaia di casi simili che hanno portato alla scoperta vent’anni fa di questa classe di corpi celesti. Così come la presenza di un disco di polvere sul piano dell’orbita. Resta la possibilità di uno sciame di comete «disturbato» da una stella nana rossa che si trova a soli 132 miliardi di chilometri di distanza (0,014 anni luce), e che è arrivato in prossimità di KIC 8462852 (che fa probabilmente parte di un sistema binario).

Molta prudenza
In nessuna parte dei lavori scientifici associati alle anomalie di KIC 8462852 si parla di alieni e Civiltà di Kardashev di tipo II, ma alcuni – anche nella molto prudente comunità scientifica – a mezza voce parlano di una «possibile, eventuale» scoperta di qualcosa di molto strano. Tutti però sono d’accordo che servono ulteriori indagini più approfondite. Ora infatti il radiotelescopio Vla (Very Large Array) sarà puntato su KIC 8462852 per vedere se vengono registrati segnali radio anomali. Un recente studio (agosto 2015) di Michael Garrett dell’Università di Leida dimostra in base a radio osservazioni che in 93 galassie vicine a noi (le più promettenti su un database di 100 mila) non esistono (o sono molto rare) Civiltà di Kardashev di tipo III.

Interesse
La vicenda però ha suscitato l’interesse non solo dei siti specializzati di astronomia e di quelli specializzati in «enigmi alieni», ma anche di molti organi di stampa internazionali, dalla Cnn a Nouvelle Observateur, da The Atlantic a Die Welt, da Le Monde al Daily Mail. Il razionale New Scientist sposa la tesi della nube cometaria e non lascia spazio a ipotesi «aliene».

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Eclissi di Sole Totale il 20 Marzo

Sarà il ‘Sole nero’ a salutare l’arrivo della primavera il prossimo venerdì 20 marzo, giorno dell’equinozio. Grazie alla complicità della terza super Luna del 2015, l’eclisse sarà totale per i fortunati che potranno ammirarla dall’Atlantico settentrionale, dalle Isole Faeroer e dalle Isole Svalbard; nel resto d’Europa, Italia compresa, l’eclisse sarà parziale, ma superiore al 50%. Lo spettacolo sarà alla portata di tutti: sì a fotocamere, telescopi e binocoli, purchè dotati degli appositi filtri a protezione della vista.

Proprio come un bel film, l’eclisse durerà all’incirca un paio d’ore, dalle 9:20 alle 11:30. Gli esperti dell’Unione astrofili italiani (Uai) ricordano che il clou si avrà alle 10:32 a Milano, alle 10:31 a Roma e alle 10:26 a Palermo. La copertura del disco solare varierà da un minimo del 50% nel sud Italia ad oltre il 70% al Nord.
Per chi volesse alzare lo sguardo al cielo, la raccomandazione è quella di non farlo mai ad occhio nudo: meglio munirsi di un paio di occhiali da saldatore con indice di protezione numero 14, oppure di occhialini che usano materiali (mylar o astrosolar) in grado di proteggere la vista. La stessa raccomandazione vale anche per chi ha intenzione di usare binocoli e telescopi. L’eclisse sarà un’occasione per chi desiderasse fotografare il disco solare: dopo aver coperto l’obiettivo con il filtro più adeguato, potrà impostare la più grande lunghezza focale possibile, usando alte velocità di scatto per evitare foto mosse.

Grande mobilitazione per l’attesa eclissi di Sole del 20 marzo: dalle decine di Sun Party organizzati dall’Unione Astrofili Italiani (Uai) fino ai mini-satelliti Proba mobilitati dall’Agenzia Spaziale Europea (Esa) per seguire l’evento dallo spazio. In diretta web sul sito di ANSA Scienza e Tecnica sarà possibile seguire le immagini trasmesse in diretta dal Virtual Telescope dal parco dell’Appia Antica.

Il ‘bacio’ tra Sole e Luna inizierà alle 10,31 a Roma, pochi secondi dopo anche a Milano, e durerà complessivamente un’ora. Dal Nord Italia si potrà vedere la Luna coprire più del 70% del disco solare, dal Sud circa il 50%, mentre sarà totale solo dalle remote isole Svalbard. Saranno decine gli eventi organizzati in tutta Italia per seguire lo spettacolo in compagnia di astrofili ‘armati’ di telescopi e in completa sicurezza. La Uai organizza Sun Party dalla Sicilia al Piemonte, la lista completa è sul sito web della rete astrofili, mentre il canale ANSA Scienza e Tecnica trasmetterà le immagini del Virtual Telescope dal suggestivo parco dell’Appia Antica. Anche l’Esa punterà gli ‘occhi’ al Sole con i minisatelliti Proba che riprenderanno l’eclissi da 800 chilometri di altezza. Le immagini verranno trasmesse a Terra nella sede di Noordwijk nei Paesi Bassi che rimarrà aperta al pubblico.

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Segui la diretta dal sito del Consiglio Nazionale Ricerche: http://media.src.cnr.it/direttastreaming/6

Vita ET su Europa ?

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Alieni in “Europa”? Sì ma su Giove. Europa infatti è uno dei satelliti naturali di Giove dove la presenza di forme di vita è ritenuta possibile al di sotto della sua crosta ghiacciata.

Quest’ultimo è considerato uno dei pochi satelliti conosciuti in grado di poter ospitare forme di vita extraterrestre. Gli alieni quindi potrebbero essere dietro l’angolo. Praticamente dei vicini di casa (o almeno di universo). Secondo gli esperti sarebbe plausibile pensare a dei microrganismi ‘palestrati’. La possibilità che ci sia vita aliena su Europa è stata infatti rilanciata dagli scienziati della Nasa.

La Nasa ha deciso di investire ben 2,1 miliardi di dollari per inviare una sonda sul satellite di Giove, che orbiterà intorno ad Europa nel 2025. Quest’ultima sarà programmata per eseguire una serie di 45 avvicinamenti chiamati in gergo “fly-by”.

Per questa missione dall’importanza decisiva è stato deciso di agire “a distanza”. Il capo di questa missione spaziale, John Grunsfeld, ha dichiarato: ” Il tempo corre e questa è un’opportunità che non possiamo sprecare”. Dovremo attendere almeno ancora qualche anno. Poi la missione ci rivelerà se esistono forme di vita extraterrestre così vicine al nostro pianeta. Secondo gli scienziati della Nasa le possibile forme extraterrestri non avrebbero nulla in comune con gli organismi presenti sul nostro pianeta.

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Alla Scoperta Del Sistema Solare: Cerere

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Solo pochi giorni e la sonda Dawn entrerà in orbita intorno al pianeta nano. Nel frattempo, le immagini che ci invia di Cerere continuano a sorprendere gli scienziati. Gli ultimi scatti, infatti, effettuati da una distanza di circa 46.000 km, mostrano la già nota macchia bianca, in compagnia di una seconda macchia altrettanto chiara e ben visibile.

“Si può notare che ora la macchia bianca di Cerere ha una compagna di minore luminosità ma apparentemente nella stessa area. Si potrebbe pensare ad un’origine vulcanica ma dovremo attendere foto con risoluzione migliore prima di poter fare altre interpretazioni geologiche,” dichiara Chris Russell, a capo della missione Dawn, alla University of California, Los Angeles.

Cerere è l’asteroide più massiccio della fascia principale del sistema solare: fu il primo ad essere scoperto (il 1º gennaio 1801 da Giuseppe Piazzi) e per mezzo secolo è stato considerato l’ottavo pianeta. Dal 2006 è l’unico asteroide del sistema solare interno ad essere considerato un pianeta nano, come Plutone, Makemake, Haumea ed Eris. Il suo diametro è di circa 950 km e la sua massa è pari al 32% di quella dell’intera fascia principale. L’ingresso nell’orbita del pianeta è previsto per il 6 marzo 2015, e si tratta della prima volta in cui una sonda ha raggiunto due obiettivi: Dawn ha già fatto visita all’asteroide Vesta, esplorandolo per 14 mesi tra il 2011 e il 2012.

“Cerere è quasi un totale mistero per noi,” dichiara Christopher Russell, responsabile della missione Dawn presso l’Università della California. “A differenza di Vesta, Cerere non ha meteoriti che possano rivelarci i suoi segreti. Quello che possiamo predire con certezza è che ci sorprenderà.” La missione è unica nel suo genere perché sfrutta un nuovo sistema di propulsione a ioni, “orbitare attorno a Vesta e Cerere sarebbe davvero impossibile con un sistema di propulsione convenzionale,” spiega Marc Rayman, del JPL NASA. “grazie a questo tipo di propulsione, stiamo per fare la storia con la prima sonda in assoluto che orbiterà attorno a due mondi alieni inesplorati.”

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AAAS: Messaggi Nello Spazio

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seti-institute1Oggi [12 Febbraio 2015, ndr] i più grandi esperti di vita aliena dibatteranno su uno dei problemi dei giorni nostri: è giusto inviare messaggi nello spazio, permettendo così ad eventuali ascoltatori di individuarci facilmente?

Ma i cervelloni riuniti a San Jose per l’annuale congresso dell’ AAAS -Associazione Americana per l’ Avanzamento della Scienza- hanno dimenticato che la decisione è già stata presa 7 anni fa.

I lettori già sapranno che nel 2008, i gestori del portale Bebo -contenitore di spazzatura adolescenziale- nel tentativo di far parlare un po’ di loro, decidono di raccogliere alcuni dei loro messaggi e di inviarli al sistema solare Gliese 581.

Dopo aver spulciato attraverso una vetrina di semianalfebeti da web 2.0, devoti al sito, hanno assunto il controverso astronomo russo Alexander Zaitsev per far spedire i messaggi fino a Gliese da un potente telescopio radoar ucraino affittato per lo scopo.

Gliese 581 è una stella rossa che dista 20 anni luce di distanza da noi nella costellazione della Bilancia, ed è noto per avere la più alta probabilità di possedere pianeti simili alla Terra. Gliese 581c è considerato in maniera particolare il pianeta con le più alte caratteristiche che permetterebbero la vita: considerata la “giusta distanza” dalla stella, avrebbe acqua liquida.

Purtroppo per i terrestri, vista la gravità, qualora gli abitanti di Gliese 581c dovessero essere umanoidi, possiederebbero una forma sovrumana vista la gravità di diverse volte superiore alla Terra, o magari hanno forme differenti o potrebbero non vivere sulla superficie ..

In realtà non importa perchè questi ipotetici abitanti saranno molto arrabbiati quando vedranno le loro comunicazioni soffocate da un’orribile raccolta di gattini e boyband e messaggi come “Siamo fatti ossa. Abbiamo sensi. Senza queste cose non vivremmo” – “Amo la televisione. Ci guardiamo cartoni animati e telefilm sulla vita reale. Potrei sedermi e guardarla tutto il giorno.” – “Ciao sono Nicole. Un giorno mi piacerebbe apparire sul palco del west end in un show da capogiro. Mi piacerebbe fare anche programmi TV e non importa se in una parte principale o meno vorrei apparire nel Dottor Who. A dopo. Nicole”

Ammesso e concesso che gli alieni non abbiano un sistema d’armamenti interplanetario questo suggerirebbe loro un rapido progresso nello svilupparli, e potremmo aspettarceli nel 2049, o se hanno raggiunto i motori hyperdrive anche nel 2030. Speriamo a questo punto che non ci sia vita su Gliese 581 o su qualsiasi altro sistema di passaggio di questo messaggio, o se proprio si è sviluppata che non vada oltre i primi sistemi multicellulari in modo da non essere offesi dalle nostre trasmissioni.

Ma se siamo sfortunati possiamo dare la colpa dell’estinzione ad internet. Stai ascoltando, Silicon Valley?

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Traduzione ed adattamento a cura del CUT.

[NDR] Al di la del tono ironico dell’articolo del TheRegister.co.uk, molte sono state le volte in cui gli scienziati hanno discusso della sensatezza di inviare o meno messaggi nello spazio. Certo, dal punto vista scientifico è un “se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna”, ma parafrasando le parole di Stephen Hawking, incontrarli poitrebbe essere molto pericoloso, ed inviare un messaggio nello spazio sarebbe come mettersi un bersaglio sulla testa. E’ anche vero che quello riportato non è il primo caso di messaggio inviato nello spazio…

Più Difficile La caccia Ai Mondi Alieni

Si complica la caccia ai ‘fratelli della Terra’, ossia ai pianeti esterni al Sistema Solare che potrebbero ospitare forme di vita. Vengono infatti offuscati da una luce mille volte più brillante di quella osservata intorno al Sole:è la luce zodiacale, osservata per la prima volta attorno a nove stelle vicine. La scoperta, pubblicata sulla rivista Astronomy & Astrophysics, si deve al gruppo coordinato da Steve Ertel, dell’Eso (European southern observatory), sulle Ande cilene, grazie al telescopio Vlt.

La luce zodiacale è la luce stellare riflessa dalla polvere creata dalla collisione tra asteroidi e dall’evaporazione di comete. Dalla Terra appare come un diffuso e debole chiarore visibile dopo la fine del crepuscolo, o appena prima dell’alba e può essere vista anche da qualsiasi punto del Sistema Solare.

Tramite il telescopio Vlt gli astronomi hanno osservato 92 stelle vicine, scoprendo la luce zodiacale brillante in nove di esse. In questo caso hanno osservato la polvere generata dalla collisione tra piccoli oggetti di pochi chilometri di diametro, detti planetesimi (simili agli asteroidi e alle comete), scoprendo che la maggior parte della polvere si trova intorno alle stelle più antiche.

Un risultato che ha sorpreso i ricercatori, dal momento che la produzione di polvere causata dalla collisione dei planetesimi dovrebbe diminuire nel tempo, poichè il loro numero cala a mano a mano che vengono distrutti. La luce zodiacale rivelata in questo studio è invece mille volte più brillante di quella finora osservata intorno al Sole. Per uno degli autori della ricerca, Olivier Absil dell’Università di Liegi, ”sembra che ci sia un grande numero di sistemi che contengono polvere meno brillante, non rivelabile con la nostra ricerca, ma sempre molto più brillante di quella del Sistema Solare”.

Fonte || Ansa.it

“UFO” Russo Preoccupa l’ Occidente

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Un ‘misterioso’ oggetto russo disturba i sonni delle agenzie spaziale occidentali: si tratta di ‘Object 2014-28E’, inizialmente catalogato come detrito dopo il lancio di un razzo russo per mettere in orbita tre satelliti, lo scorso maggio. Ma l’oggetto misterioso ha iniziato a muoversi, avvicinandosi ad altre installazioni spaziali russe, scrive il Financial Times, e scatenando la curiosità e le preoccupazioni degli astronomi.

Potrebbe trattarsi di un ‘ammazza-satelliti’, spiegano gli esperti, che non sono in grado di capire se ‘2014-28E’ (catalogato dal Norad come 39765) abbia scopi civili o militari. “Qualsiasi cosa sia, sembra abbia funzioni sperimentali”, afferma Patricia Lewis, del think-tank Chatham House: “Potrebbe avere diverse funzioni, forse è un sistema di agganciamento, o forse un meccanismo per sparare ad altri satelliti, per lanciare cyber attacchi o oscurare il segnale con jamming”.

Secondo Ft, la Cina ha dimostrato nel 2007 di essere in grado di abbattere un satellite con un missile, una capacità mostrata anche dagli Usa un anno dopo, nel 2008. Ufficialmente la Russia ha sospeso il suo programma sui satelliti killer, Istrebitel Sputnikov, subito dopo la fine della Guerra Fredda. Tuttavia nel 2010 l’allora comandante della forze spaziali, Oleg Ostapenko, che oggi è a capo dell’agenzia spaziale russa, accennò alla ripresa del programma. Insomma, le Star Wars protagoniste della scena a fine Anni 80 sembrano essere a portata di mano: l’Object 2014-28E potrebbe segnare l’inizio di una nuova stagione di confronti spaziali.

Fonte || Ansa.it

Foto Rivela Segreti Genesi Pianeti

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Genesi pianetiCatturate le immagini più belle e dettagliate finora mai realizzate di una culla di pianeti. Il disco di polveri nel quale un sistema planetario si sta formando intorno ad una stella giovanissima non era mai stato osservato con un dettaglio simile. A compiere l’osservazione un gruppo di ricercatori dell’Eso (European Southern Observatory) dall’osservatorio cileno dell’Alma (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array).

Un risultato che aiuta a capire meglio lo sviluppo dei dischi che portano alla formazione dei pianeti e come si formano i pianeti. Per ottenere queste immagini, spiega l’Eso dal suo sito, i ricercatori hanno puntato le antenne verso HL Tauri, una giovane stella a circa 450 anni luce da noi, circondata da un disco di polvere. ”HL Tauri non ha più di un milione d’anni – spiega Catherine Vlahakis, vice responsabile scientifico del progetto di Alma – eppure il suo disco appare pieno di pianeti in formazione.

Questa immagine da sola rivoluzionerà le teorie di formazione dei pianeti. Il disco di HL Tauri è molto più sviluppato di quello che ci si aspetta data l’età del sistema. Il che suggerisce, dicono i ricercatori, che il processo di formazione dei pianeti sia più veloce di quanto si pensasse finora. Le stelle giovani come HL Tauri nascono nelle nubi di gas e polveri sottili, formando nuclei densi e caldi che a un certo punto si accendono per diventare giovani stelle.

Queste a loro volta sono inizialmente avvolte dal rimanente gas e polvere, che poi si adagia in un disco, noto come disco proto-planetario. Lo studio dei dischi proto-planetari è fondamentale per comprendere come si sia formata la Terra nel Sistema Solare. Osservare i primi stadi della formazione planetaria intorno a HL Tauri potrebbe mostrare come il nostro sistema planetario appariva più di quattro miliardi di anni fa, quando si è formato.

Fonte: Ansa.it

Due Lune per la Terra

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La Luna è la fedele compagna della Terra da ormai 4 miliardi di anni. Ma potrebbe non essere la sola: è stato infatti osservato un nuovo corpo celeste, OL339, che sembra comportarsi come una sorta di “seconda luna”.

OL339 è un asteroide di circa 150 metri, impiega circa un anno a orbitare intorno al Sole, e si avvicina abbastanza alla Terra da sembrare un suo satellite. Questa peculiare “nuova luna” è stata scoperta per caso il 29 luglio dall’astronomo Farid Char della Chilean University of Antofagasta. 2014 OL339 orbita attorno al nostro pianeta da almeno 775 anni e continuerà a farlo per almeno altri 165 anni. Ha un’orbita ellittica ed impiega precisamente 364,92 giorni per completare un’orbita attorno al Sole, il che significa che l’asteroide e la Terra sono in rapporto di risonanza orbitale, cioè esercitano un’influenza gravitazionale l’uno sull’altro (ad esempio Plutone e Nettuno sono in rapporto di risonanza orbitale 2:3, quindi nel tempo che impiega Plutone ad orbitare due volte attorno al Sole, Nettuno vi orbita attorno tre volte).

Fonte || MeteoWeb.it

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