CENTRO UFOLOGICO TARANTO MAGAZINE

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Scompare Giulio Andreotti, precursore degli UFO in politica

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iandret001p1Giulio Andreotti, scomparso all’età di 94 anni, nella sua lunga e multiforme attività ebbe modo di occuparsi anche degli Ufo. Non solo: pare proprio che il giorno in cui si recò al funerale di un amico che aveva la passione per questa materia, un oggetto volante non identificato abbia sorvolato l’automobile nella quale l’uomo politico stava viaggiando. Ma Andreotti ebbe anche un ruolo attivo nel tentativo di comprendere la realtà del fenomeno. Come ricorda il Cun, riportando una nota pubblicata sul sito del Reparto generale sicurezza dello Stato Maggiore dell’Aeronautica italiana, “a seguito dell’ondata di avvistamenti di Ovni, dal 1978 l’ ex premier ed ex senatore a vita designò l’Ami quale organismo istituzionale deputato a raccogliere, verificare e monitorizzare le segnalazioni”. Allora si chiamava Secondo Reparto, ma successivamente divenne appunto Rgs, Reparto generale sicurezza. Ed ecco un ricordo di Roberto Pinotti, oggi segretario generale del Cun: in un paio di occasioni, la prima nel 2006 e la seconda nel 2007, ebbe modo di incontrare di persona Andreotti (che fu anche grande amico di Mario Cingolani, presidente del Centro Ufologico Nazionale tra la fine degli anni Ottanta e primi anni Novanta), quindi a fine 2007 fu ricevuto nel suo studio per parlare esplicitamente di Ufo:

“Arrivammo il 3 dicembre 2007 al Senato in perfetto orario. Espletate le procedure d’ingresso, salimmo al secondo piano, dove eravamo attesi per l’incontro/intervista con il senatore a vita Giulio Andreotti. Dopo essere stati salutati dalla sua segretaria, aspettammo alcuni minuti in una saletta, quindi fummo invitati ad entrare nello studio direttamente dal presidente. Inutile dire che un pizzico di emozione era presente nei nostri occhi: eravamo davanti alla più grande figura storica della politica italiana, per di più l’autore del grande passo istituzionale che fece seguire gli Ufo alla nostra Aeronautica. Dopo i saluti, Andreotti ci illustrò il suo pensiero sulla situazione politica di quel periodo (il governo Prodi era alle porte) e come fosse difficile nella circostanza prendere decisioni efficaci. Il colloquio continuò su vari temi d’attualità, poi iniziammo a parlare di ufologia. Quando gli chiedemmo che cosa ne pensasse, il senatore ci rispose che il fenomeno degli Ovni meritava attenzione e interesse dal momento che erano manifestazioni si ripetevano da anni. Però ci tenne a chiarire che molti degli avvistamenti avvenuti in Italia e nel mondo erano stati spiegati. Peraltro, aggiunse che alcuni casi erano ancora inspiegabili e privi di risposta razionale: proprio per questo motivo era necessario approfondire. Diede così ordine all’Aeronautica di procedere, primariamente per disporre di una classificazione e di una statistica certa. Non a caso, in quegli anni, ci fu anche l’interpellanza dell’onorevole Falco Accame, a sua volta colpito dall’ondata di oggetti non identificati. Tornando ad Andreotti, occorre ricordare che quasi vent’anni prima si era già occupato della questione: il 15 maggio 1957, infatti, Giulio Andreotti, allora ministro della Difesa, dopo aver ricevuto un documento dal console Alberto Perego, a proposito degli studi eseguiti dal diplomatico sui dischi volanti scrisse: “Caro console, le considerazioni che ella svolge nel suo rapporto risultano degne di interesse e di attenzione”.

La riflessione conclusiva può essere questa: come mai la classe politica ha sostanzialente ignorato il messaggio di Andreotti, che in fondo invitava a non dare nulla per scontato e ad essere curiosi nei confronti di un fenomeno preciso?

Fonte: misterobufo.corriere.it

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Nota CUT: Anche il CUT vuole ricordare la figura di Giulio Andreotti, senatore a vita e personaggio controverso della politica italiana, per il suo impegno nel campo ufologico. A lui dobbiamo, come riporta l’articolo, la creazione di un organismo addetto allo studio degli oggetti volanti non identificati.

UFO nei cieli della Manica: segreti di guerra!

Segreti di guerra: c’erano degli UFO sui cieli della Manica durante la seconda guerra mondiale? Gli alieni hanno interferito nel corso degli eventi? Erano presenti, attivamente o passivamente, in alcune fasi storiche che hanno cambiato il destino del mondo? Le testimonianze, spesso con fonti interpretabili e fragili, altre volte con indicazioni precise e attendibili, sembrerebbero alimentare perlomeno la ridda di sospetti. La recente pubblicazione di una mole notevole di documenti declassificati, in particolare risalenti alla seconda guerra mondiale, hanno scatenato ipotesi e suggestioni.

Avvistamenti di UFO sulla Manica. Durante tutta la durata del conflitto, in diverse occasioni, i piloti della Raf reduci dai duelli aerei con gli omologhi tedeschi, raccontarono saltuariamente di strani avvistamenti: oggetti metallici che, a velocità impossibili per la tecnologia dell’epoca, apparivano e scomparivano senza continuità nel teatro delle battaglie aeree. Questi bizzarri oggetti volanti vennero ribattezzati, in seguito, “Foo fighters”.

I timori di Winston Churchill. I documenti, almeno quelli disponibili al momento, permettono solo di ipotizzare quelle che furono le valutazioni e le decisioni del premier britannico. Si evitò che l’opinione pubblica venisse a conoscenza di questi strani avvistamenti. Churchill, sempre molto attento al morale della popolazione, probabilmente temeva che quei misteriosi oggetti volanti fossero prototipi di nuovi aerei tedeschi, particolarmente avanzati e formidabili. Se lo credesse sul serio, o immaginasse una origine extraterrestre, non è dato sapere.

L’ipotesi del bombardiere sperimentale. Anche qui mancano prove e punti di riferimento precisi. Tuttavia dopo la guerra, tra le rovine di Berlino, i sovietici avrebbero trovato molti progetti del prototipo di questo apparecchio che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto risolvere alcune deficienze della Luftwaffe durante la “battaglia d’Inghilterra”. In particolare la limitazione di carburante disponibile  nei raid sulle lunghe distanze. E’ lo stesso apparecchio avveneristico avvistato dai piloti inglesi? La nebbia della storia avvolge ancora la vicenda.

Fonte: Link

Ecco l’intervista al CUT sul settimanale “Wemag”

 

Cina: trovato giornale che parla di UFO nel 1947

Guo Zhigang , un cittadino di Wuhan , ha scoperto sul quotidiano Commons Daily pubblicato il giorno 14 Luglio 1947 notizia sull’apparizione di UFO. Il titolo dell’articolo è ” UFO visitano Shenyang e Xi’an“. Il testimone di Shenyang era un impiegato di nome Yan Jinbo dell’ufficio Shenyang di Anshan Iron e Steel Company. La sera del 10 luglio, 1947 , mentre stava godendo di una bella serata in una piazza di fronte al dormitorio, “un oggetto bianco e rotondo apparve nel cielo volando da nord-est a sud-ovest”. Dopo qualche secondo, l’oggetto scomparve e alcuni altri volarono nella stessa direzione, nel giro di circa un minuto. In un primo momento , Yan pensò che fosse il fumo proveniente dai camini della cucina , ma in seguito stabilì che il fumo non poteva essere così brillante e rotondo. Yan chiese al suo compagno di lavoro Zhang Jingshao di vedere gli UFO insieme a lei. Secondo i calcoli di Zhang , più di 80 di questi bianchi e arrotondati “piatti ” apparvero in un’ora. 
 
Fonte (in lingua inglese) http://english.peopledaily.com.cn/90001/90782/7064145.html

I numeri nacquero in Africa 20.000 anni fa

Senza aver mai messo piede in Africa Darwin aveva gia’ capito tutto: era li’ che bisognava cercare l’origine dell’umanita’. Il nostro albero genealogico da Lucy, con i suoi tre milioni e mezzo di anni, a Roumai, vecchio di sette milioni di stagioni, continua a infrondarsi in quella terra delle meraviglie antropologiche che e’ l’Africa Orientale. Adesso si affaccia e si discute di un’altra ipotesi affascinante, sconvolgente: e se oltre che l’uomo anche la sua attivita’ piu’ astratta e insieme piu’ pratica ovvero la Matematica, fossero state inventate da un genio africano? Cinquemila anni fa ci avevano assicurato finora, nella terra dei due fiumi, i sumeri cominciarono a contare. Niente affatto! Ventimila anni fa nel cuore del continente nero pescatori pieni di immaginazione creativa gia’ utilizzavano ossa segnate con sistemi numerici. C’e’ di che sconbussolare perfino gli estremismi di Martin Bernal e della sua Atena nera. Raccontiamo questo giallo archeologico africano. Ventimila anni fa dunque, in Africa australe, ancor piu’ di oggi terra coperta di foreste spesse e di laghi grandi come il mare. Gli archeologi vi diranno che era l’eta’ della pietra tarda: la animavano tribu’ indaffarate di pastori e di allevatori. Qui vicino alle rive del lago Edward si dedicavano alla pesca. Era una vera civilta’, capace di migliorare sistematicamente i propri strumenti di lavoro, come gli arpioni fatti di osso, che disponeva di mole e pietre di quarzo perfettamente tagliate, che aveva corde fatte di fibre vegetali. Tutti oggetti che ha lasciato sulle rive del lago in provvidenziali discariche, insieme alle ossa degli animali e gli scheletri dei pesci. Quanto sarebbero smilzi i nostri libri di storia antica senza questi magazzini di rifiuti! Un giorno un pescatore, forse in attesa che la pesca desse i suoi frutti, prese in mano due piccole ossa, uno di dieci e l’altro di quattordici centimetri. Uno era di un mammifero, forse un leone, forse una grande scimmia, l’altra umano. Ne incise metodicamente la superficie su tutte le facce: i segni ancora oggi hanno una cadenza perfetta simmetrica, sono serie cadenzate separate da uno spazio. Quell’uomo era forse il primo matematico della storia? Ventimila anni dopo, nel 1950, in quella terra si chiama Ishango una cittadina del Congo ancora belga arriva Jean de Heinzelin, ricercatore de l’Institut Royal des Sciences Naturelles. Ha scelto proprio quella terrazza fossile all’imbocco del lago perche’ qui sono stati ritrovati arpioni in osso e una mandibola di ominide. Intuizione fortunata la sua: dalle due profonde trincee scavate nel suolo escono conchiglie, arpioni, utensili in quarzo bianco. E il primo dei «bastoni di Ishango», l’osso che quell’ignoto antenato aveva cosi’ accuratamente inciso nella preistoria. Il suo lavoro e’ evidente: a una delle estremita’ ancora c’e’ un piccolo frammento di quarzo che serviva certo a tagliare. Nove anni dopo il secondo osso arrichisce e ispessisce il mistero. Che spalanca ipotesi cosi’ innovative da turbare gli studiosi da piu’ di mezzo secolo e da indurli a prudentissime reticenze. A Bruxelles fino a venerdi’ le due ossa saranno le «vedette» di un convegno internazionale. Eppure i numeri sono li’: tre tratti, otto tratti… come non convertire le colonne in cifre? Il gioco delle combinazioni e’ inarrestabile, su un lato 10+1, 20+1, i numeri primi nel secondo, la regola del doppio nella terza, insomma un sistema matematico completo a base dieci. Altri hanno speculato sulla presenza prevalente del sei. Ecco la prova definitiva! Ancora oggi molte popolazioni africane usano questa cifra come base di calcolo. Altri sono andati ancora piu’ in la’: e’ un calendario lunare. Oppure un’oggetto divinatorio. O uno strumento per dividere la pesca del giorno. Siamo alla fantascienza archeologica? Un regista misterioso si diverte a cancellare gli indizi: perche’ la mineralizzazione rende impossibile utilizzare la prova del radiocarbonio.

Fonte: quotidiano “La Stampa” del 1° marzo 2007 (http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=7544025)

Sopra immagine delle “Ossa di Ishango”

Sotto le ossa e l’equivalente numerico odierno

Su Europa, satellite di Giove, c’è una civiltà. Parola di astrofisico

Questa intervista, fatta all’astrofisico russo Boris Rodionov, apparve sul quotidiano “La Stampa” il giorno 30 gennaio 1998. I quesiti furono posti da Giulietto Chiesa. Chissà perchè non se ne parla più. Buona lettura.

Quando ho mostrato quelle foto agli ingegneri che costruiscono i nostri oleodotti e gasdotti, la reazione e’ stata unanime: ma sono sistemi di oleodotti sotto una coltre di ghiaccio. Non avevo detto loro da dove venivano quelle foto. Pensarono che fossero foto da un satellite della Siberia, con risoluzione di nove chilometri“. Boris Rodionov, professore di micro e cosmofisica dell’Istituto Mifi (Ingegneria Fisica dell’Universita’ di Mosca), racconta la sua ” scoperta” con aria divertita. Le foto sono quelle della sonda americana Galileo, che sta ancora girando attorno a Giove, fotografando ad ogni passaggio le lune del gigante del nostro sistema solare: Io, Europa, Ganimede, Callisto. E quelle che hanno attirato l’attenzione di Rodionov, e non solo la sua, mostrano la superficie di Europa. “Strane, troppo strane per non far pensare – dice il professore -. Basta esaminarle con attenzione per escludere subito che si tratti di fessure naturali, di incrinature di tipo geologico“. Rodionov confuta in questo modo la tesi di molti planetologi, che interpretano quei segni come fratture causate dalle forze di marea esercitate da Giove: da queste fratture, secondo la tesi che Rodionov nega, uscirebbe acqua allo stato liquido, che poi si rapprenderebbe rapidamente. Quali altre ipotesi rimangono in piedi? “Due soltanto – replica Rodionov – una tecnogenetica, l’altra biogenetica. La seconda mi sembra fantastica, perche’ condurrebbe alla conclusione che quell’intricata rete di tubi e’ il sistema circolatorio di un essere vivente. La prima e’ da verificare, ovviamente, ma sta in piedi: quelle straordinarie vie di comunicazione (uso termini approssimativi per farmi capire) sono il prodotto di una civilta’. Per giunta di una civilta’ molto piu’ evoluta della nostra“. Europa e’ una delle lune di Giove. Il suo diametro e’ all’incirca di 3000 chilometri, poco piu’ piccola della nostra Luna, dunque. Non ha quasi atmosfera. La sua superficie e’ coperta da una lastra di ghiaccio che dovrebbe essere spessa fino a parecchie centinaia di metri. E qui cominciano le stranezze notate dal professore russo. La prima e’ che le altre tre lune di Giove sono crivellate di crateri, come lo e’ la nostra Luna, e anzi molto di piu’ perche’ l’enormita’ di Giove e’ tale da attrarre un sacco di spazzatura planetaria, centinaia di volte di piu’ della Luna e della Terra messe assieme. Europa invece presenta solo (nella parte coperta dalle foto di Galileo) tre crateri grandi e nove piccoli. Non c’e’ spiegazione per questa differenza. Guardando meglio si vede che il ghiaccio di Europa non e’ dappertutto maculato dagli urti di milioni di meteoriti che, indubbiamente, colpiscono la superficie del satellite come quella delle altre lune di Giove. Vi sono zone dove il ghiaccio appare liscio e lucente. Come se venissero svolti in continuazione “lavori di riparazione”. La fittissima rete di condotte che emerge dalle foto, sebbene ricoperta dai ghiacci, e’ talmente regolare, con interconnessioni parallele del tutto geometriche, da escludere il caso. Si tratta – dice Rodionov – di tubi, o canali della lunghezza di centinaia di chilometri, di profili diversi e diametri che possono arrivare a 200 metri, a piu’ piani. Che non si tagliano l’uno con l’altro ma si scavalcano. Sono tunnel, autostrade, abitazioni, impianti industriali? “Non lo sappiamo, ma ripeto – dice Rodionov con calma olimpica – che chiunque analizzi quelle foto concludera’ che sono prodotti artificiali“. Solo una civilta’ molto antica ed evoluta, molto piu’ della nostra, puo’ permettersi di vivere in quelle condizioni. Le uniche possibili, del resto, perche’ solo sotto uno spesso riparo di ghiaccio si puo’ evitare il bombardamento dei meteoriti e quello non meno esiziale della potente radioattivita’ che promana da Giove. Ma quelle “riparazioni” lascerebbero pensare che quella civilta’ e’ ancora in vita, non si e’ estinta. E’ cosi’? Rodionov non esita a rispondere affermativamente. Sono io che esito a porre la domanda successiva: ma allora come mai non hanno mai tentato di uscire all’esterno? In fondo, penso, noi appena abbiamo avuto i mezzi tecnici siamo andati fuori, nello spazio, dove le condizioni non permettono la vita. E noi stiamo da sempre interrogandoci sulla vita fuori dalla Terra. Boris Rodionov interrompe la disquisizione: “Le foto dimostrano che loro escono fuori, come lei dice. Quelle riparazioni sono fatte con acqua calda, che esiste in abbondanza nelle viscere del satellite. In secondo luogo, per quanto riguarda la loro curiosita’…forse ci conoscono gia’ abbastanza...”. Rodionov non ha l’aria di scherzare, crede negli Ufo, evidentemente, ma non e’ questo il punto. Qui a Mosca, nel suo istituto, sulla sua ipotesi nessuno ride o scherza. Nei prossimi giorni un seminario speciale sara’ dedicato alla sua analisi. Rodionov ha inviato tre cartelline di spiegazione anche a Edward Stone, direttore del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena e ha ricevuto una risposta interlocutoria: la Nasa sta anch’essa analizzando le foto e trova ” interessante” l’ipotesi dello scienziato russo. Si puo’ andare oltre, sulla base dei dati esistenti? Rodionov ha un piano. Cercare di stabilire un contatto laser. Sono gia’ stati elaborati diversi linguaggi nell’eventualita’ di un contatto. Siamo dentro il sistema solare e, quindi, in condizioni molto vantaggiose. “Ma – aggiunge il professore russo – il contatto potrebbe comunque non esserci. Ricordi le formiche. Allora ci puo’ servire moltissimo Galileo. Che ha ancora due anni di vita. Ci saranno altre foto, in altri momenti, da altre angolazioni. Potremo ottenere le carte in rilievo e confrontare le eventuali variazioni alla superficie delle zone lucide. Cioe’ se vi sono stati nel frattempo altri risanamenti delle ferite meteoriche. Insomma con opportune correzioni del programma scientifico di Galileo potremmo ricavare un’immensa quantita’ di informazioni. Per ora abbiamo foto di circa la meta’ di Europa. Potremo avere un quadro piu’ preciso di gran parte della sua superficie. Ma, in attesa di tutto cio’, quello che gia’ vediamo e’ sufficiente a concludere che lassu’ c’e’ una vita intelligente“.

L’aviazione americana da’ la caccia ai dischi volanti

L’articolo che vi proponiamo è la trascrizione fedele che apparve sul periodico “Tempo” numero 28, del 5 luglio 1952. Il periodico all’epoca ebbe l’esclusiva a pubblicarlo dal periodico statunitense “Look”. Il CUT (Centro Ufologico Taranto), grazie alla “fortuna” avuta da Antonio De Comite (Direttore Generale), che ha trovato questa rivista ad un mercatino delle pulci a Matera, pubblica questo straordinario articolo dell’epoca, con le ipotesi, le certezze e le paure di quel periodo. Le immagini, che fanno da corollario all’articolo, sono state scannerizzate dalla rivista, che visto gli oltre 50 anni passati, non è in ottime condizioni. Buona lettura.

Negli ultimi cinque anni di dischi volanti ne sono stati visti, ma non ne è mai stato catturato uno. Ciò ha creato confusione nelle idee ma anche un diffuso senso di disagio nell’opinione pubblica americana. Qualcuno ne è persino atterrito. E’ logico dunque che le Forze Aeree, alle quali spetta la difesa del cielo degli Stati Uniti, e che per alemno due anni hanno ignorato l’argomento, stiano allestendo una vera e propria caccia ai dischi, controllando, innanzi tutto, a una a una, le ipotesi che finora sono state avanzate. I comandi e i centri di studio dell’Aeronautica hanno iniziato in questi giorni esperimenti per verificare la nuova teoria radicale del prof. Menzel dell’Universià di Harvard. Questi, come è noto (ne hanno diffusamente parlato le riviste Time e Look), sostiene che si tratti, nella maggior parte dei casi, di illusioni ottiche. Partendo dalla constatazione che quasi tutte le osservazioni più importanti erano state fatte in territori desertici. Menzel si richiamò al fenomeno ben conosciuto come “inversione della temperatura”. Si tratta di una manifestazione assai semplice: normalmente l’aria diventa più fredda via via che si sale dalla superficie della terra ma talvolta accade il contrario, accade cioè, particolarmente nel deserto e di notte, che uno strato di aria calda che si comporta come una lente – lente imperfetta, sicchè l’immagine che si trasmette è falsata, irreale. – Ecco dunque ciò che si chiama comunemente “miraggio”, ma a rovescio. Quando infatti la lente d’aria è vicina alla terra abbiamo il miraggio diurno: lo strato concavo verso l’alto, riflette il cielo, che apparirà come un lago al viaggiatore assetat; quando invece la lente è sospesa in alto, concava verso il basso, per effetto appunto dell’ “inversione della temperatura”, i raggi di luce si curvano in direzione inversa, procedendo lungo la superficie della terra. In tal modo, per esempio, le luci lontane della città possono apparire a grandissima distanza alte nel cielo notturno. Se l’atmosfera poi è instabile, queste luci fluttuano, dando l’impressione di muoversi a grande velocità con sbavature che diventano scie luminose. Se infine la sorgente di luce è una linea di lampade di una strada, ecco la “formazione” di dischi in volo. Il prof. Menzel arricchisce naturalmente questa sua teoria di tutte le ipotesi possibili, che qui non abbiamo spazio di esaminare. Egli spiega per esempio con “inversioni” diurne le apparizioni di dischi in pieno giorno, talvolt provocate da strati di nebbia condensata dall’alta temperatura dell’atmosfera, talvolta da “bolle d’aria” fredda: in questo caso, la bolla forma una specie di lente a molti ingrandimenti, che proietta intorno a sè altrettanti immagini, come il riflesso del sole sui frantumi di uno specchio. Il Menzel, per dimostrare la sua teoria, ha ricostruito in laboratorio tali fenomeni mediante un vaso cilindrico riempito per metà di benzolo, nel quale galleggia uno strato di acetone: il primo ha le qualità ottiche dell’aria fredda e il secondo quelle dell’aria calda. Quando poi ai globi di fuoco verde, non spiegabili con la teoria del miraggio, Menzel si richiama alla ipotesi del suo collega di Harvard,

 Fred Whipple, secondo il quale potrebbe trattarsi di meteore costituite prevalentemente di magnesio incandescente. La spiegazione del prof. Menzel è stata considerata come una delle più interessanti spiegazioni dei piatti volanti che sia stata finora fornita. Sui fenomeni aerei comunemente conosciuti come piatti volanti la rivista Look ha ora interrogato il gen. Hoyt S. Vanderberger. Capo di S.M. dell’Aeronautica, ricevendone dichiarazioni che rappresentano la prima pubblica trattazione dell’argomento da parte di una alta autorità militare. Egli ha detto: “Le Forze Aeree sono interessate a qualunque cosa si trovi nell’aria. Ciò comprende i fenomeni aerei comunemente conosciuti come piatti volanti. Molti di questi casi sono stati chiariti in modo soddisfacente. Altri non ancora. Non possiamo permetterci di starcene tranquilli data l’inquietudine mondiale“.

OTTOCENTO AVVISTAMENTI

L’Aeronautica ha raccolto i dati di oltre ottocento avvistamenti di dischi volanti, e i rapporti continuano ad affluire dall’Alaska, da Terranova e dalle località dove sorgono impianti atomici vitali. Per dare una risposta all’enigma sono stati mobilitati i detective dell’Aeronautica, quegli ufficiali, cioè del Comando Informazioni Tecniche Aeree (A.T.I.C.), che lavorano dietro uno scudo di piani segreti e di documenti classificati con cura dalla base aerea rigorosamente sorvegliata di Wright-Patterson, all’esterno di Dayton, nello Stato dell’Ohio. Un alto ufficiale del Servizio Informazioni ha dichiarato: “Il nostro compito è di scoprire qualunque ordigno possa esser usato contro gli Stati Uniti. Nel futuro si potrebbe dimostrare che un ordigno che secondo le apparenze era una meteora è invece un perfetto razzo“. I resoconti di avvistamenti non possono mai fornire al Servizio Informazioni dati accurati su velocità, altitudine, ampiezza e composizione degli oggetti avvistati. Per ottenerli è stato proprio ora redatto un piano metodico e scientifico di grande ampiezza. Esso comprende l’impiego dei seguenti mezzi:

1) Sotto la direzione della A.T.I.C., un fisico dell’Università di California sta mettendo a punto e sperimentando a Los Angeles un apparecchio speciale da presa per fotografare i piatti volanti. Elemento base di questo nuovo apparecchio è un cristallo rigato da gran numero di sottili linee che, posto sopra l’obiettivo, diffrange l’immagino in segmenti luminosi. Dall’esame di questi, gli scienziati possono risalire a determinare la natura del corpo. Se il piatto è disco incandescente, il dispositivo potrà rivelare di che materia esso è fatto. Se la luce che emana gli proviene da carburante o da un riflesso, il dispositivo identificherà la sorgente della luce. Con questo mezzo si controllerà anche la teoria del prof. Menzel. La prima delle nuove macchine da presa sarà collocata nella zona sud-occidentale degli Stati Uniti, che ha registrato un forte numero di apparizioni di piatti. Duecento macchine fotografiche saranno costruite e distribuite alle guardie degli impianti atomici, agli operatori delle torri delle basi aeree e agli addetti radar.

2) Per la caccia ai piatti volanti sono stati adattati anche i “cine-teodoliti”, strumenti per i missili guidati. Il personale delle basi di lancio potrà precisare la esatta dislocazione dei piatti volanti e l’orbita descritta, potranno infine fotografarli con gli apparecchi da presa collocati nei teodoliti. Mezzi e personale di determinate stazioni per missili guidati sono già stati posti in stato di allarme. Con i teodoliti si è tentato di seguire la pista dei piatti almeno tre volte nell’estate 1950, alla base aerea di Holloman nel Nuovo Messico. Una squadra che si dedicava alla soluzione di un problema relativo alla guida dei missili, vide l’apparizione improvvisa di un oggetto ignoto; lo seguì, ma non potè fissarne l’immagine perchè nessun strumento di rilevazione era in quel momento in azione. Quattro settimane dopo, due equipaggi addetti alla base di ricerca afferrarono un’immagine, ma la verifica provò che ognuno aveva seguito un oggetto diverso: almeno otto oggetti sconosciuti si trovarono in aria nello stesso momento. Furono prese fotografie, ma non furono pubblicate.

3) L’Arma Aerea spera di utilizzare su larga scala, per la caccia ai dischi volanti il radar. Il radar ha registrato corpi estranei nei cieli di alcune basi e impianti come Oak Ridge, nel Tennessee, e Goose Bay nel Labrador. Non si può tuttavia affermare con sicurezza se questi rilevamenti siano da attribuire a corpi in volo oppure a disturbi atmosferici o anche a cattivo funzionamento degli impianti.

4) Saranno usati “ecometri” della Marina modificati. L’assenza di qualsiasi rilevamento di rumore è una caratteristica della maggior parte dei rapporti su apparizioni di piatti volanti (tutti i mezzi aerei conosciuti possono essere uditi, anche quando non è possibile vederli data la loro distanza). Questa strana caratteristica ha indotto un ufficiale informatore a prospettare che “può darsi che qualcuno abbia scoperto un nuovo tipo di propulsione“.

Ogni risultato che sia ottenuto con apparecchi da presa elettronici e meccanici, da teodoliti e aerofoni, l’Arma Aerea lo sottoporrà a uno speciale comitato di duecento tra scienziati e tecnici costituito presso un istituto di ricerche del Medio Ovest che già procede a una serie di studi segreti. Ufficiali dell’Arma Aerea vigilavano su questi fenomeni aerei assai prima che essi diventassero oggetto di notizie e commenti di stampa. Già durante la seconda guerra mondiale, si ebbe notizia di oggetti misteriosi segnalati sopra le basi germaniche di telearmi. I piatti volanti sbocciarono nel giugno 1947, quando Kenneth Arnold di Boise, nell’Idaho, raccontò di averne visti nove mentre pilotava il suo apparecchio privato sul monte Rainer, nello Stato di Washington. Ma anche quindici giorni prima di quel sensazionale avvenimento, erano stati visti piatti volanti (allora chiamati “palloni d’argento” su talune zone dell’Ungheria. Quando i dischi volanti, dopo il rapporto di Arnold, minacciarono di provocare un panico nazionale, l’Aeronautica cominciò a interessarsene e fu preparato il “Progetto Grudge” (sulle prime conosciuto come “Progetto Sign”), uno speciale progetto segretissimo per l’attuazione del quale erano stanziati 34 mila dollari e grazie al quale, per due anni, sono state raccolte e analizzate informazioni di tutto il mondo. Molta emozione suscitò, il 7 gennaio 1948, la morte del capitano Thomas F. Mantell jr. rimasto ucciso mentre col suo “P-51” nel cielo di Godman Filed (Kentuchy) si avventava alla caccia di un oggetto sconosciuto. Nell’agosto 1949, le Forze Aeree decisero di tirare le somma del “Progetto Grudge”. I dati di 375 avvistamenti furono annotati in un rapporto che asseriva che i piatti volanti non esistono e attribuiva gli avvistamenti a “errata interpretazione” di vari oggetti convenzionali, a isterismo collettivo, psicosi bellica, illusioni, vertigini, abilità pubblicitaria e casi psicopatologici. Tuttavia per 34 casi, disse il rapporto, si era trattato di “buone segnalazioni che non potevano avere una spiegazione“. Il “Progetto Grudge” fu mandato in soffitta, malgrado che alcuni scienziati consultati raccomandassero di continuare nelle ricerche. Quando, l’ottobre scorso, due informatori di un reparto speciale del “Comando Informazioni Tecniche dell’Aeronautica”, divulgarono di aver riunito quasi ottocento rapporti nei loro schedari, più del doppio cioè del numero delle osservazioni registrate nel 1949 l’interesse della investigazione si riaccese ed ora ha raggiunto le più alte sfere del Pentagono.

IDEE CHE SEMBRANO PAZZE

Il “Progetto Grudge” – che dal 25 marzo di quest’anno ha cambiato il nome in “Progetto del Libro Azzurro” – è stato affidato al tenente Edward J. Ruppelt di Ames, nello Iowa, pilota in guerra di un bombardiere “B-29”, decorato di due “Distinguished Flying Cross” con trentatre missioni di combattimento e un diploma in ingnegneria aeronautica dello Iowa State College. Il personale addetto al nuovo Piano si è messo subito allo studio degli ottocento avvistamenti avvenuti in cinque anni. Si sa che il 18,03 per cento dei rapporti proviene in generale da personale militare, l’11,02 per cento da piloti dell’Arma aerea in missione di volo. Con sorpresa si è rilevato che civili senza speciale istruzione sono responsabili soltanto del 57,08 per cento dei rapporti. Un colonnello del Servizio Informazioni ha detto: “Questi rapporti vengono da gente sincera. Non si tratta di pazzi nè di imbroglioni. Essi hanno visto qualche cosa; dobbiamo scoprire di che si tratta“. L’analisi degli ottocento avvistamenti descritti in 16 mila cartelle è fatta tenendo conto della frequenza degli avvistamenti, della qualità degli informatori e della forma segnalata. L’Aeronautica ha appreso che il 23,54 per cento dei rapporti parla di forme a disco o sfera, l’8,25 per cento di forme a sigaro o razzo, il 2,55 per cento di ali volanti, e lo 0,6 di gruppi di luci. E’ stato anche rilevato che il 38 per cento delle osservazioni può essere classificato come di corpi astronomici, il 13 per cento di palloni, il 10 per cento come troppo nebuloso per essere valutato, il 22 per cento di uccelli, aerei, ecc., solo il due per cento come mistificazione e invece il 15 per cento come di fenomeni “non spiegati”. E’ appunto questo quindici per cento che imbarazza l’Aeronautica. Utili rapporti continuano ad arrivare alla media di dieci al mese; il numero delle segnalazioni di piatti volanti accettate all’ “A.T.I.C.” è di tre volte maggiore. Un alto ufficiale informatore sostiene: “Ci occorrono tutte le notizie possibili. Terremo in considerazione anche le idee più pazze. Qualcuno può scoprire qualche cosa importante“. E il gen. Vanderberg ha aggiunto: “L’Arma aerea apprezza grandemente lo sforzo di parecchie persone sincere e patriottiche che hanno offetto la loro collaborazione”. Sulla scorta di 63 rapporti provenienti da piloti, da osservatori di navi, da un colonnello dell’aeronautica, da scienziati civili, da ufficiali osservatori e informatori, nessuna catalogabile con una certa sicurezza, il ten. Ruppelt appuntò in corrispondenza delle varie località altrettanti spilli su una carta geografica: un rappresentante del Pentagono che la esaminò rilevò che gli spilli ricoprivano esattamente l’area dove sorgono gli impianti atomici. L’uomo del Pentagono riferì la cosa concitatamente al suo

 Quartier Generale, e fu subito convocata una conferenza a Washington. Il Servizio Informazioni ha comunicato al Pentagono che non c’è alcuna prova che i piatti volanti possano essere un mezzo di spionaggio o una minaccia per il programma atomico degli Stai Uniti. Ma il timore resiste ancora nella mente di personaggi responsabili. Un ufficiale informatore, ha detto: “Potrebbe essere la ricognizione russa, ma perchè dovrebbero rischiare un ordigno del genere per vedere gli impianti atomici? Se potessimo volare 5000 piedi al di sopra delle installazioni atomiche russe e osservare la forma, l’ampiezza e il posto della loro costruzione, potremmo dire che cosa succede là dentro. La cosa buffa è che quasi tutte le informazioni sul nostro lavoro atomico sono state rese pubbliche. I russi non hanno bisogno di volare sui nostri impianti di bombe A.”. L’Aeronautica ha abbandonato la facile idea che tutto sia causato da isterismo collettivo. E’ stato infatti disposto che il Quartiere Generale dell’ “A.T.I.C.” riceva immediatamente notizia di ogni nuovo avvistamento. Se precedenti rapporti ne suggeriscono l’utilità, si provvede anche a inviare investigatori particolarmente allenati, sul posto delle segnalazioni. Nelle ultime settimane ufficiali informatori hanno fatto sopralluoghi a Minneapolis, nel New Jersey, a Columbus, Chicago, Detroit, Long Island e nel Texas. Secondo gli ufficiali aviatori, la soluzione finale dell’enigma dovrebbe trovarsi in una delle seguenti ipotesi.

1) I piatti volanti possono essere un’errata interpretazione di oggetti noti. Gente che ha visto palloni, aerei a reazione o simili li ha chiamati dischi volanti. Ma tali errate interpretazioni non possono spiegare molti di questi avvistamenti. Persino le autorità aeronautiche più prudenti affermano che nessun mezzo aereo conosciuto viaggia a così alta velocità, senza rumore di sorta, e manovra con alta accelerazione ed impeto, virando perfino ad angolo retto.

2) Il mistero potrebbe essere causato da fenomeni naturali od ottici. La più promettente è la teoria proposta dal prof. Menzel. Altre possibilità naturali sono: scariche elettriche nell’atmosfera superiore; meteoriti non comuni, o una nuova posizione della Terra nell’Universo che causi fenomeni che il genere umano non ha sperimentato e non può quindi identificare. Il ten. Ruppelt dice: “Ci attendiamo che la teoria del prof. Menzel risolva alcuni di questi casi. Se i piatti volanti si dimostreranno fenomeni naturali, lasceremo cadere la cosa e affideremo il problema agli scienziati. Ma se risulterà che sono mezzi nemici, li prenderemo“.

3) Si può provare che i piatti siano costruiti dall’uomo. Potrebbe essere una scoperta straniera e molto probabilmente russa. Il ten. Ruppert aggiunge: “Se sono fatti dall’uomo, chiunque li faccia è tecnicamente più progredito di noi“. Oppure, sebbene sia costantemente ed enfaticamente negato, fanno parte di un segreto progetto relativo ad una scoperta nord-americana. Ufficiali informatori ammettono infatti che, se un progetto è proprio segreto, se ne negherà perfino l’esistenza. Ma un ufficiale informatore bene al corrente ha recentemente detto che è più facile che si tratti piuttosto di ordigni provenienti da Marte che di materiale americano.

4) I dischi volanti potrebbero essere aeronavi interplanetarie o missili. Uomini del Servizio Informazioni dell’Aeronautica sono continuamente stupiti dal numero di scienziati sperimentati che ritengono che siano di origine interplanetaria. Il ten. Ruppelt dice: “Possiamo occuparci di queste cose se vengono dalla Russia, ma se vengono da Marte, non so cosa faremo. Non abbiamo, comunque, alcuna prova che non possano provenire dalla stratosfera e bisogna comprendere l’ipotesi tra quelle possibili“.

Il Servizio Informazioni delle Forze Aeree, dal canto suo, dice che qualunque cosa siano i piatti volanti – miraggio, mezzi aerei male identificati, fenomeni naturali, ordigni nemici o navi interspaziali – l’Arma aerea non può muovere al contrattacco finchè non abbia accuratamente stabilito che cosa vede la gente. Questa è la “caccia” che si deve fare ora. Il tem Ruppelt tira le somme: “La sola conclusione cui siamo giunti” – ha dichiarato – “è che i dischi volanti non sono una immediata e diretta minaccia contro gli Stati Uniti. Sono andati in giro per cinque anni e non hanno colpito. Ma ciò non significa che non siano una minaccia potenziale“.

Anno 1952: per i teologi cattolici gli extraterrestri e gli UFO sono reali

Fonte: “Il Popolo” del 10 agosto 1952

Anno 1954: quando i “dischi volanti” rischiavano il sequestro

L’articolo che vi proponiamo uscì sulla prima pagina del quotidiano francese “Le Haut-Marnais Républicain” di Chaumont. Il giorno della pubblicazione fu quello del 29 ottobre 1954. Questo articolo, che riproponiamo per curiosità, mostra il panico che si creò in quell’anno, che tra avvistamenti, atterraggi, effetti fisici e contatti fu davvero “record”. Il 1954 è ricordato come l’anno significativo, in fatto di avvistamenti di UFO, per la Francia (ma anche in Italia). Proprio la preoccupazione che si creò in Francia fece in modo che si venissero a creare strane direttive esecutive. L’esempio è mostrato nell’articolo in questione, nel quale si legge che l’allora sindaco di Chateauneuf-du-Pape, il signor Lucien Jeune, stabilì con ordine esecutivo (approvato dal prefetto di Vauclause) il seguente documento:

Articolo 1  Il sorvolo, l’atterraggio e il decollo di aeronavi, dette dischi volanti o sigari volanti, di qualunque nazionalità essi siano, sono interdetti dai territori della comunità.

Articolo 2  Tutte le aeronavi, dischi volanti o sigari volanti che atterrano sul territorio comunale, saranno immediatamente poste sotto sequestro.

Articole 3  La guardia campestre e la polizia sono particolarmente responsabili, ognuno nel suo caso, per l’esecuzione del presente arresto.

Articolo curioso vero?

Anno 1952, scienziati: “gli UFO sono reali e la Marina ne è al corrente”

Quello che vi mostriamo sopra è un interessante articolo, apparso sul “Los Angeles Times”, il giorno 8 Aprile 1952. Vi si riporta un intervista fatta a tre ricercatori della “University for Social Research”, ossia Bradford Shank, Townsend Brown e Mason Rose. Un esperimento da loro effettuato ha permesso di affermare che gli UFO sono reali, che alcuni “ammiragli della US Navy” sono al corrente di ciò e che alcune agenzie governative hanno avuto in mano i lavori di questi ricercatori, ma i tre scienziati si sono rifiutati di dire quali agenzie fossero. Ecco la traduzione sommaria della parte “ufologica” dell’articolo: “Due dischi di metallo-plexigass, sospesi da un pilone centrale, attraverso il lento giro oscillante in una camera oscura, hanno convinto un portavoce di una nuova università, di aver risolto il mistero dei dischi volanti. “Abbiamo esitato a divulgare i nostri risultati“, ha detto Mason Rose, presidente dell’Università per la Ricerca Sociale, “perché sono troppo vicini alla fantascienza …” Nel merito della presunta scoperta, l’accreditato inventore Townsend Brown, afferma che “i piatti volanti operano in un campo di “elettrogravità”, che “agisce come un onda con il polo negativo nella parte superiore e il polo positivo in quello inferiore”. “Il piattino viaggia come una tavola da surf sul pendio di un onda che viene tenuta continuamente in movimento da un disco generatore elettrogravitazionale”, ha spiegato Bradford Shank, terzo portavoce del gruppo che rivendica la conoscenza “quasi troppo sensazionale, troppo spettacolare“. Tutti e tre gli uomini sono convinti che i dischi volanti sono reali “, controllati da una intelligenza piuttosto che da un pilota” e capaci di velocità fino a quella della luce – 188.000 miglia al secondo. La loro ricerca sembra un nuovo romanzo, e, insiste, “è nettamente improbabile che sia stata duplicata in qualsiasi parte del mondo“, esperimenti di accorpamento tra energia elettrica e gravitazione sembrano andare anche al di là della teoria unificata depositata da Einstein. I loro risultati sono stati inviati a ufficiali governativi per studio, ha detto Rose, affermando che sono stati consegnati ad “alcuni ammiragli della Marina“, ma ancora non c’è stata risposta. Egli ha parlato di interesse “militare” per il loro lavoro, ma ha rifiutato di menzionare in maniera specifica quali agenzie fossero. Egli ha parlato anche delle prime prove e tribolazioni di Marconi, Edison e dei fratelli Wright. I tre uomini hanno affermato che il viaggio spaziale sarà possibile entro 10 anni. ” Tra le altre cose hanno scoperto che i raggi cosmici che bombardano costantemente la Terra, sono in grado di influenzare la psicologia umana. Articolo interessante, scritto in tempi non sospetti. Nel 1952, anno della più grande ondata UFO della storia americana. Ma gli UFO non erano bufale o miraggi? Se fosse uscita oggi questa notizia sarebbe stata dichiarata “ciarpame” e il CICAP ci marciava sopra. Periodi simili…periodi diversi.

Ricerca effettuata da Antonio De Comite (Direttore Generale Centro Ufologico Taranto)