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NASA: Su Encelado acqua e alta probabilità di vita

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encelado-e1492107968951Encelado potrebbe ospitare forme di vita, al pari della Terra primordiale. E’ l’atteso contenuto della conferenza stampa che la NASA sta trasmettendo in questi minuti. Si tratta di una scoperta davvero clamorosa (anche se non del tutto nuova), e che potrebbe aprire nuovi scenari sulla ricerca di vita extraterrestre. La luna di Saturno è caratterizzata da uno strato di ghiaccio superficiale che la rende molto luminosa nello spazio: una crosta glaciale che nasconde un vasto oceano di acqua.

Ed è proprio nelle profondità del profondo strato di liquido che gli esperti hanno scoperto gli indizi che ricondurrebbero ad un ambiente ospitale per alcune forme di vita batteriche. La scoperta è il frutto dei dati della sonda Cassini la quale ha rilevato idrogeno molecolare ed anidride carbonica nei pennacchi che si elevano in alcune aree di Encelado. Si tratta una prova dell’esistenza di sorgenti idrotermali oceaniche e soprattutto dell’esistenza degli ”elementi critici” per lo sviluppo del processo di metanogenesi. La relativa abbondanza di idrogeno e di condizioni che favoriscono la formazione di metano dall’anidride carbonica, rappresenta un elemento importante perché suggerisce la presenza delle condizioni di temperatura ed energia del tutto simili a quelle indispensabili per sostenere forme di vita, anche senza fotosintesi. Si tratterebbe dello stesso processo che si verifica nelle profondità degli oceani terrestri. Insomma la presenza di forme di vita, sulla luna di Saturno, potrebbe essere davvero probabile.

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Scoperti Animali .. “Spaziali”

Tardigrado-300x182.jpgQuando pensiamo ad un animale, la prima cosa che ci viene in mente è l’immagine di un cane, un gatto, una giraffa, ma le specie animali presenti sulla terra sono milioni. Secondo studi recenti il numero complessivo delle specie vanno dai 3 ai 100 milioni. La diversità biologica presente sul pianeta è davvero impressionante, si va dalla presenza di animali grandissimi come la balenottera azzurra, che può superare i 33 metri di lunghezza e le 180 tonnellate di peso ad animali così piccoli che risultano essere non visibili se non usando dei microscopi.

Fanno parte di questa ultima categoria i tardigradi, animali microscopici a simmetria bilaterale e di forma affusolata che sono presenti con lunghezze che oscillano tra i 200 ed i 700 µm (0.0007 metri), vengono anche chiamati (orsi d’acqua) il loro ambiente ideale è il muschio ma li si trova anche tra le felci, conducono vita attiva solamente quando circondati da un pò d’acqua.

E’ di pochi giorni fa la notizia che ricercatori guidati dal dottor Roberto Guidetti dall’Università di Modena e Reggio Emilia hanno trovato addirittura in Antardide una nuova specie di questi animali.

I tardigradi sono animali davvero particolari, non tanto per la loro grandezza ma bensì perchè hanno comportamenti che rientrano nella categoria degli organismi estremofili. La durata della loro vita varia da qualche settimana fino ad oltre un anno che diventa molto di più se si sommano i loro momenti di dormienza. Il tardigrado è in grado di effettuare un rallentamento (sospensione) del proprio metabolismo, sono stati trovati esemplari che si sono (riattivati) da un campione di muschio conservato da 10 anni in un freezer (a -80°C). Ma non è tutto, sono in grado di sopportare dosi di radiazioni UV e ionizzanti, temperature molto basse o elevate (fino a –273°C e a +151°C), elevatissime pressioni atmosferiche (600 MPa) e sostanze chimiche (come etanolo, bromuro di metile).

Nel 2007, sono stati condotti esperimenti nello spazio nell’ambito del progetto TARDIS promosso dall’ESA. Durante la missione sono stati svolte prove per verificare la resistenza di questi animali, esposti al vuoto, schermati, o esposti alle radiazioni solari e cosmiche. I risultati di sopravvivenza sono stati davvero eccezionali in quanto si è provato che questi animali sono stati in grado di ridare vita al proprio corpo dopo aver ricevuto una dose di radiazioni UV di oltre 7000 kJm-2 in condizioni di vuoto spaziale.

Gli studi su questo animale sono molto importanti per comprendere quali sono le condizioni minime affinchè possa esistere la vita. Per approfondire l’argomento vi consiglio questo link in cui è presente una audio intervista al dott. michele cesari, membro del gruppo di biologia animale dell’università di modena, ed infine se vi siete già affezionati a questo strano essere, troverete qui una guida che vi aiuterà a cercarne uno per poterlo allevare a casa.

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Titano, Montagne da 3000m


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titanoMisura 3.337 metri la cima più alta di Titano, la più grande luna di Saturno, e si trova in mezzo ad un trio di creste montuose chiamate Monti Mithrim. A identificarla la sonda Cassini della Nasa, grazie alle immagini del suo strumento radar, che è riuscito a guardare attraverso la spessa coltre della foschia della sua atmosfera.

I risultati sono stati presentati negli Stati Uniti, nella Lunar and Planetary Science Conference di Woodlands, in Texas. «Non è solo il punto più alto trovato finora su Titano – precisa Stephen Wall, coordinatore del gruppo che lavora sul radar di Cassini – ma pensiamo sia il più alto che troveremo».

Molte delle montagne più alte di Titano appaiono vicine al suo equatore, ma i ricercatori ne hanno identificate altre di altezza simile nei Monti Mithrim, oltre che nella regione di Xanadu, e vicino il sito di atterraggio della sonda Huygens dell’Agenzia spaziale europea.

La scoperta è partita dalla ricerca di zone attive nella crosta di Titano. Montagne e rupi sulla Terra si trovano generalmente dove le forze hanno spinto la superficie dal basso verso l’alto. Le forze di erosione, come vento e pioggia, le consumano lentamente nel tempo. Cassini ha scoperto che piogge e fiumi hanno eroso anche il paesaggio di Titano, ma probabilmente più lentamente di quello avvenuto sulla Terra, perché trovandosi a 10 volte la distanza della Terra dal Sole, c’è meno energia per spingere i processi di erosione nell’atmosfera della luna di Saturno.

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Anomalia Astronomica o Megastruttura Aliena ?

grafico-k32B-U43120864801825sQH-593x443@Corriere-Web-SezioniAvete mai sentito parlare di una Civiltà di Kardashev di tipo II? Non è grave: la civiltà umana non è arrivata ancora al tipo I e (forse) ci arriverà tra 200-300 anni. Una Civiltà di Kardashev di tipo II è una società tecnologica così avanzata in grado di sfruttare tutta l’energia emessa dalla propria stella tramite enormi sistemi orbitanti. Fantascienza? Ne hanno parlato, tra gli altri, grandi autori come Isaac Asimov, Carl Sagan e Arthur C. Clarke. Nel 1964 lo scienziato sovietico Nikolai Kardashev, che oggi ha 83 anni, ideò una scala in cui legava il grado di sviluppo di eventuali civiltà extraterrestri con la loro capacità di raccogliere l’intera energia di un pianeta (tipo I), di un sistema solare (tipo II), di un’intera galassia (tipo III). Un corollario importante dei suoi studi è che per trovare una civiltà aliena molto avanzata non serve cercare di captare un suo segnale radio (come da 45 anni sta facendo il radiotelescopio di Arecibo senza – ancora – aver trovato nulla), ma osservare se la luce di una stella appare molto più debole di quella che dovrebbe essere, se subisce improvvisi e inspiegabili cali di energia luminosa o – nei casi estremi – se la sua luce è assente del tutto. Ciò starebbe a significare che «qualcuno» sta «raccogliendo» l’energia della stella stessa.

KIC 8462852
Ora in un articolo sottoposto alla comunità scientifica lo scorso 11 settembre e firmato da 29 scienziati guidati da Tabetha Boyajian dell’Università di Yale, al quale seguirà a breve un altro articolo di Jason Wright della Penn State University, si richiama l’attenzione sulle anomalie registrate nell’osservazione della stella KIC 8462852 nella costellazione del Cigno, distante da noi circa 1.480 anni luce e grande una volta e mezza il nostro Sole. KIC 8462852 è una stella di classe F 5 (nana bianco-gialla) della sequenza principale, invisibile a occhio nudo (il Sole è una nana gialla di classe G 2) e osservabile solo con strumenti molto sofisticati.

Strane osservazioni
Le osservazioni del telescopio spaziale Kepler hanno mostrato variazioni della luminosità della stella che non sono spiegabili con nessuna ipotesi «naturale» finora conosciuta, se non con un poco probabile sciame di comete ma che sarebbe comunque incompatibile con l’età della stella. Due in particolare sono gli episodi «misteriosi»: il primo con un singolo calo di luminosità del 15% (2011), il secondo circa 750 giorni dopo (2013) con una serie di cali il cui massimo è stato del 22%, che farebbero pensare a una serie di oggetti in transito davanti alla stella. Un precedente episodio era stato registrato nel 2009. Quello atteso nel 2015 non è stato registrato perché Kepler è entrato parzialmente in avaria. Per vari motivi tecnico-scientifici (il calo di luminosità per il passaggio di un pianeta grande come Giove è dell’1%) è stata esclusa la possibilità di pianeti extrasolari, come in migliaia di casi simili che hanno portato alla scoperta vent’anni fa di questa classe di corpi celesti. Così come la presenza di un disco di polvere sul piano dell’orbita. Resta la possibilità di uno sciame di comete «disturbato» da una stella nana rossa che si trova a soli 132 miliardi di chilometri di distanza (0,014 anni luce), e che è arrivato in prossimità di KIC 8462852 (che fa probabilmente parte di un sistema binario).

Molta prudenza
In nessuna parte dei lavori scientifici associati alle anomalie di KIC 8462852 si parla di alieni e Civiltà di Kardashev di tipo II, ma alcuni – anche nella molto prudente comunità scientifica – a mezza voce parlano di una «possibile, eventuale» scoperta di qualcosa di molto strano. Tutti però sono d’accordo che servono ulteriori indagini più approfondite. Ora infatti il radiotelescopio Vla (Very Large Array) sarà puntato su KIC 8462852 per vedere se vengono registrati segnali radio anomali. Un recente studio (agosto 2015) di Michael Garrett dell’Università di Leida dimostra in base a radio osservazioni che in 93 galassie vicine a noi (le più promettenti su un database di 100 mila) non esistono (o sono molto rare) Civiltà di Kardashev di tipo III.

Interesse
La vicenda però ha suscitato l’interesse non solo dei siti specializzati di astronomia e di quelli specializzati in «enigmi alieni», ma anche di molti organi di stampa internazionali, dalla Cnn a Nouvelle Observateur, da The Atlantic a Die Welt, da Le Monde al Daily Mail. Il razionale New Scientist sposa la tesi della nube cometaria e non lascia spazio a ipotesi «aliene».

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Elon Musk: “Bombardiamo Marte per Terraformarlo”

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Elon MuskNon è la prima volta che Elon Musk si lancia in proposte ardite. Questa volta il fondatore di Tesla e SpaceX, intervistato mercoledì dal conduttore Stephen Colbert nel corso del Late Show, si è detto interessato a innescare il processo di terraformazione di Marte – ovvero la trasformazione del clima e della geografia marziana allo scopo di renderla più simile a quella della Terra – proponendo di sganciare ordigni nucleari sui poli del pianeta rosso.

Probabilmente si tratta di una semplice boutade da contestualizzare: Musk forse non avrebbe presentato la sua proposta di fronte a un tavolo di scienziati e astronomi, limitandosi a parlarne nel contesto più leggero e informale del programma televisivo. Come si vede nel video a fine pagina (in inglese), Musk ha semplicemente esposto quale potrebbe essere la strada più veloce per rendere Marte più simile alla Terra.

In ogni caso, l’ipotesi avanzata dell’imprenditore americano non è priva di spunti interessanti, ma contiene anche molte criticità.

L’idea di colpire Marte con bombe nucleari non è un’esclusiva di Musk. Altri scienziati hanno pensato di ricorrere – sempre ipoteticamente – a questo metodo per riscaldare l’atmosfera del pianeta. Bombardando i poli del pianeta, infatti, sarebbe possibile far fondere la CO2 congelata contenuta nelle calotte, da cui si sprigionerebbe gas capace di ispessire e riscaldare l’atmosfera e permettere così la presenza di acqua allo stato liquido. Insomma, una sorta di effetto serra su Marte. A quel punto si innescherebbe un procedimento a catena che, forse, favorirebbe l’origine della vita.

Ma ecco i contro della proposta. Prima di tutto, non si conoscono gli effetti che le radiazioni delle esplosioni nucleari causerebbero al pianeta. In secondo luogo, come spiega Brian Toon dell’University of Colorado, «Dal momento che l’atmosfera marziana è già molto ricca di anidride carbonica, aumentando ulteriormente la concentrazione di questa sostanza si rischierebbe di creare un ambiente abitabile solo dalle piante, ma non dagli esseri animali».

Oppure, come aggiungono altri esperti, potrebbe anche accadere che questo processo di terraforming porti a un nulla di fatto, senza alcun cambiamento delle condizioni del pianeta. Infine, prima di ottenere un risultato visibile per verificare l’abitabilità di Marte dovrebbero passare più di centomila anni.

La Nasa non ha ovviamente preso sul serio la proposta di Musk. Tuttavia, l’agenzia ha voluto precisare che un intervento aggressivo come quello ipotizzato dal patron di SpaceX, al di là della sua fattibilità, non rientrerebbe nell’etica di rispetto per l’ambiente che contraddistingue l’esplorazione spaziale.

«Ci impegniamo a promuovere un tipo di esplorazione del sistema solare che protegga gli ambienti visitati e li mantenga integri nel loro stato naturale», ha commentato la Nasa.

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Vita ET su Europa ?

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Alieni in “Europa”? Sì ma su Giove. Europa infatti è uno dei satelliti naturali di Giove dove la presenza di forme di vita è ritenuta possibile al di sotto della sua crosta ghiacciata.

Quest’ultimo è considerato uno dei pochi satelliti conosciuti in grado di poter ospitare forme di vita extraterrestre. Gli alieni quindi potrebbero essere dietro l’angolo. Praticamente dei vicini di casa (o almeno di universo). Secondo gli esperti sarebbe plausibile pensare a dei microrganismi ‘palestrati’. La possibilità che ci sia vita aliena su Europa è stata infatti rilanciata dagli scienziati della Nasa.

La Nasa ha deciso di investire ben 2,1 miliardi di dollari per inviare una sonda sul satellite di Giove, che orbiterà intorno ad Europa nel 2025. Quest’ultima sarà programmata per eseguire una serie di 45 avvicinamenti chiamati in gergo “fly-by”.

Per questa missione dall’importanza decisiva è stato deciso di agire “a distanza”. Il capo di questa missione spaziale, John Grunsfeld, ha dichiarato: ” Il tempo corre e questa è un’opportunità che non possiamo sprecare”. Dovremo attendere almeno ancora qualche anno. Poi la missione ci rivelerà se esistono forme di vita extraterrestre così vicine al nostro pianeta. Secondo gli scienziati della Nasa le possibile forme extraterrestri non avrebbero nulla in comune con gli organismi presenti sul nostro pianeta.

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News da Rosetta: Scoperte Molecole Organiche

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Il modulo di atterraggio Philae, che mercoledì scorso è atterrato per la prima volta della storia su una cometa, ha trovato molecole organiche contenenti carbonio sulla superficie di 67P/Churyumov-Gerasimenko che rappresentano le «basi» per i componenti delle molecole della vita. «Abbiamo raccolto molti dati preziosi», ha detto Ekkehard Kuhrt, direttore scientifico dell’Agenzia spaziale tedesca (Dlr). I dati sono stati ricevuti prima che Philae si entrasse «in sonno» a causa dell’esaurimento della batteria a bordo.

Philae comunque non ha finito la sua missione. «Siamo riusciti a farlo ruotare, i pannelli fotovoltaici, progettati e costruiti in Italia, adesso sono orientati nel modo giusto e potranno caricare la batteria», assicura Franco Bernelli del dipartimento di ingegneria aerospaziale del Politecnico di Milano, in un articolo su Oggi in uscita il 19 novembre. Se tutto va bene, si potrà comunicare ancora con Philae nella prossima primavera, quando la cometa si avvicinerà di più al Sole e i pannelli solari riusciranno a produrre più energia.Philae comunque non ha finito la sua missione. «Siamo riusciti a farlo ruotare, i pannelli fotovoltaici, progettati e costruiti in Italia, adesso sono orientati nel modo giusto e potranno caricare la batteria», assicura Franco Bernelli del dipartimento di ingegneria aerospaziale del Politecnico di Milano, in un articolo su Oggi in uscita il 19 novembre. Se tutto va bene, si potrà comunicare ancora con Philae nella prossima primavera, quando la cometa si avvicinerà di più al Sole e i pannelli solari riusciranno a produrre più energia.

Kuhrt ha aggiunto che non è chiaro se le molecole organiche trovate sulla cometa inclusono anche quelle complesse che costituiscono le proteine. Questa scoperta, in ogni caso, è proprio uno dei principali risultati che gli scienziati si attendevano da Philae e dalla sua sonda madre Rosetta: cioè la verifica diretta «sul campo» della presenza di molecole organiche che ai primordi della Terra potrebbero essere state portate dalle comete sul nostro pianeta. Le molecole sono state scoperte nell’atmosfera della cometa dal gascromatografo Cosac a bordo di Philae. Il lander prima di bloccarsi è riuscito a utilizzare la trivella italiana Sd2 per perforare la superficie di 67/P, anche se non è ancora chiaro se i campioni sono riusciti a essere utilizzati dallo strumento Cosac, realizzato in Germania.Kuhrt ha aggiunto che non è chiaro se le molecole organiche trovate sulla cometa inclusono anche quelle complesse che costituiscono le proteine. Questa scoperta, in ogni caso, è proprio uno dei principali risultati che gli scienziati si attendevano da Philae e dalla sua sonda madre Rosetta: cioè la verifica diretta «sul campo» della presenza di molecole organiche che ai primordi della Terra potrebbero essere state portate dalle comete sul nostro pianeta. Le molecole sono state scoperte nell’atmosfera della cometa dal gascromatografo Cosac a bordo di Philae. Il lander prima di bloccarsi è riuscito a utilizzare la trivella italiana Sd2 per perforare la superficie di 67/P, anche se non è ancora chiaro se i campioni sono riusciti a essere utilizzati dallo strumento Cosac, realizzato in Germania.

Un altro apparecchio tedesco, il Mupus (Multi purpose Sensors for Surface and Subsurface Science) ha misurato la densità e le proprietà termiche e meccaniche della superficie trovando notevole differenza a quanto in precedenza ipotizzato. «La superficie è dura come il ghiaccio», ha detto Tilman Spohn, che dirige l’esperimento Mupus, «e non soffice come si pensava». «Dopo aver attraversato uno strato di 10-20 centimetri di polvere, il sensore ha “sentito” una superficie che possiamo considerare dura come il ghiaccio. Questa è una sorpresa: non pensavano di trovare uno strato così duro in una zona così superficiale».Un altro apparecchio tedesco, il Mupus (Multi purpose Sensors for Surface and Subsurface Science) ha misurato la densità e le proprietà termiche e meccaniche della superficie trovando notevole differenza a quanto in precedenza ipotizzato. «La superficie è dura come il ghiaccio», ha detto Tilman Spohn, che dirige l’esperimento Mupus, «e non soffice come si pensava». «Dopo aver attraversato uno strato di 10-20 centimetri di polvere, il sensore ha “sentito” una superficie che possiamo considerare dura come il ghiaccio. Questa è una sorpresa: non pensavano di trovare uno strato così duro in una zona così superficiale».

Fonte || Corriere.it

Da Sempre .. Piovono Alieni

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DragonI ricercatori dell’Università di Sheffield e il Centro di Astrobiologia dell’Università di Buckingham, hanno pubblicato una foto inedita e misteriosa del nostro pianeta, che prova l’esistenza della vita extraterrestre.

Questa struttura scoperta, chiamata particella Dragon, non è più grande di dieci micron ed i suoi scopritori, affermano che sia un’entità biologica, in quanto formata da carbonio e ossigeno, elementi fondamentali per la vita. La particella è stata osservata grazie ad un palloncino inviato nella stratosfera, 27 chilometri sopra l’atmosfera, per raccogliere particelle provenienti dallo spazio durante una pioggia di meteoriti.

Dopo attente analisi, gli scienziati hanno potuto affermare che, Dragon non ha potuto raggiungere lo spazio dal nostro pianeta ed ha sicuramente avuto origine altrove nell’universo. Secondo Milton Wainwright, uno dei responsabili della ricerca, questa scoperta dimostra non solo che ci sono forme di vita al di fuori della Terra, ma anche che questi organismi extraterrestri stanno “piovendo” costantemente sul nostro pianeta. Wainwright, ha dichiarato: “Questi risultati potrebbero alterare per sempre la nostra percezione della vita e l’evoluzione sulla Terra. Dovremo riscrivere i nostri libri di biologia”

Fonte || CentroMeteoItaliano.it

Mercurio: materiale organico e acqua

Acqua ghiacciata e materiale orMercurio_2010-2-24_19-1-16ganico nelle regioni polari del pianeta Mercurio: li ha individuati la sonda MESSENGER, come riferiscono tre distinti articoli pubblicati sulla rivista “Science” da un’ampia collaborazione di istituti statunitensi.

Precedenti osservazioni radar effettuate dalla Terra avevano suggerito che potesse esservi del ghiaccio all’interno dei crateri permanentemente in ombra in prossimità dei poli del pianeta. Ma lo sguardo ravvicinato della missione MESSENGER (MErcury Surface, Space ENvironment, GEochemistry and Ranging) della NASA, lanciata nel 2004 ed entrata in orbita intorno a Mercurio nel marzo 2011, ha permesso di approfondire molti aspetti rimasti poco chiari.

All’origine della scoperta di ghiaccio e materia organica vi sono alcune anomalie delle aree perennemente in ombra del polo nord di Mercurio relative alla riflettanza, la proporzione di luce che una superficie è in grado riflettere quando ne viene investito. Come si legge nell’articolo di Gregory Neumann del Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, nel Maryland, e colleghi, queste anomalie, concentrate sui pendii rivolti verso il polo, portano a ipotizzare la presenza di depositi con un’alternanza di zone chiare e zone scure in corrispondenza della lunghezza d’onda di 1064 nanometri.

Secondo quanto riportano David A. Paige del Department of Earth and Space Sciences dell’Università della California a Los Angeles, e colleghi, il confronto di queste osservazioni con i modelli riguardanti le temperature indica che le regioni chiare corrisponderebbero alla presenza di ghiaccio superficiale, mentre quelle scure indicherebbero la presenza di strati superficiali di materiale organico complesso, che con tutta probabilità ricopre il ghiaccio sepolto e fornisce l’isolamento termico. L’impatto di comete o di asteroidi ricchi di materiali volatili potrebbe aver fornito entrambi i depositi.

Le misurazioni di David Lawrence, del Laboratorio di Fisica applicata della Johns Hopkins University, e colleghi, si sono basate sullo spettrometro di neutroni a bordo della MESSENGER. La spettroscopia neutrinica planetaria è diventata ormai una tecnica standard per misurare da remoto le concentrazioni d’idrogeno (uno dei due componenti della molecola di acqua). I neutroni vengono prodotti per effetto dell’impatto di raggi cosmici energetici su superfici di corpi planetari quasi o del tutto privi di atmosfera (come Mercurio, nella fattispecie) e vengono classificati come termici (per energie inferiori a 0,5 eV), epitermici (tra 0,5 eV e 0,5 MeV) e “veloci” (energie maggiori di 0,5 MeV).

Poiché possiedono praticamente la stessa massa dei neutroni, gli atomi di idrogeno hanno una capacità unica di rallentarli. Questo fenomeno si evidenzia in particolare con una drastica diminuzione del flusso di neutroni epitermici, come avviene in corrispondenza della superficie dei poli di Mercurio. Le misure di Lawrence e colleghi sono compatibili con la presenza di uno strato ricco d’idrogeno spesso alcune decine di centimetri, sottostante a uno strato più superficiale di materiali più poveri d’idrogeno. Tutto ciò porta a ipotizzare la presenza di ghiaccio di acqua sepolto a una limitata profondità nelle zone permanentemente in ombra del polo nord del pianeta più vicino al Sole.

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NASA conferma: composti inorganici e carbonio di probabile origine organica

c068mars-atmosphere2La grande attesa dell’annuncio dell’esistenza di una possibile vita su Marte dovrà ancora attendere: le voci che nei giorni scorsi si erano ricorse su giornali e blog sono rimaste deluse, ma al di là delle aspettative più fantasiose qualcosa alla fine c’è.

Gli strumenti del robot laboratorio Curiosity hanno scoperto sicure tracce di molecole inorganiche, come composti a base di acqua, cloro e zolfo, ma resta un alone di incertezza attorno alla scoperta di molecole a base di carbonio, idrocarburi clorinati che potrebbero avere un’origine organica, ma che potrebbero anche non averla.

Finora ”non c’è certezza assoluta” che siano stati individuati materiali organici, ”ma continueremo a cercare in diversi ambienti del cratere Gale”, ha dichiarato il responsabile di uno degli strumenti del robot laboratorio Curiosity della Nasa, Paul Paul Mahaffy.

Per gli esperti della Nasa queste prime analisi del suolo marziano sono considerate una prova generale delle capacità degli strumenti di Curiosity di analizzare qualsiasi tipo di suolo e roccia: un lavoro che il robot dovrà eseguire ripetutamente nei prossimi due anni. Ad analizzare i primi campioni di suolo marziano sono stati gli strumenti Sam (Sample Analysis at Mars ) e CheMin (Chemistry and Mineralogy) instrument. Sono in grado di analizzare e riconoscere composti di qualsiasi tipo, compresi quelli organici a base di carbonio, considerati la principale spia della presenza di vita.

I campioni di suolo appena studiati provengono da una zona sabbiosa chiamata Rocknest, che si tova in una zona relativamente pianeggiante del cratere e ancora lontana dall’area nella quale si concentrerà il lavoro di Curiosity, il misterioso Monte Sharp che si trova al centro del cratere e che potrebbe essere un deposito di materiale sedimentario, una sorta di archivio della storia geologica, e forse,biologica, marziana. A stupire i ricercatori è anche la varietà di colori, dimensioni e forme dei cristalli analizzati. Molti elementi sono simili a quelli finora scoperti da altre missioni della Nasa su Marte, come quelle dei rover Spiriti e Opportunity.

I composti finora individuati, ma la cui origine è tutta da chiarire, sono idrocarburi clorinati, ossia composti a base di carbonio che hanno reagito con il cloro. ‘’La loro origine può essere biologica, ma potrebbe anche non esserlo’’, ha detto Ernesto Di Mauro, del dipartimento di enetica e Biologia molecolare dell’università Sapienza di Roma. ”Composti di questo tipo – ha aggiunto – si possono trovare anche nelle meteoriti cosi’ come nei depositi di polvere interstellare”.

Che siano composti di carbonio legati alla vita o meno, ha osservato l’esperto, ”la loro scoperta è interessante perchè significa che su Marte c’è una chimica del carbonio che si è sviluppata nel tempo e che si è conservata’’. Per il responsabile scientifico di Curiosity, John Grotzinger, è necessaria ancora ‘’una grande dosi di pazienza. Non sappiamo con certezza se i composti a base di carbonio hanno effettivamente origine su Marte’’.

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