CENTRO UFOLOGICO TARANTO MAGAZINE

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USA: Eserciti di Omini Verdi e Ibridi

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Senate Armed Services Committee Holds Hearing Army Chief Of Staff Nomination Hearing For Army Gen. Mark MilleyUn generale che parla in pubblico di Alieni? Sembrerebbe proprio così: durante un discorso ufficiale, ripreso dalle tv, l’uomo al vertice dell’ U.S. Army  ha citato- tra i pericoli di cui l’esercito deve guardarsi- anche i contingenti ibridi e gli omini verdi, spesso sinonimo di Extraterrestri. Ma è proprio così? Molto probabilmente, in questo caso, le apparenze ingannano…

Lo scorso 21 aprile, Mark A. Milley, Capo di Stato Maggiore dell’esercito americano, ospite della Norwich University, un collegio militare del Vermont, ha preso la parola davanti ai giovani cadetti dei ROTC (ovvero Reserve Officers’ Training Corps) durante il simposio per il 100° anniversario della loro fondazione. Nel suo intervento, ha elencato tutte le criticità che un soldato deve oggi affrontare, in un panorama sempre più difficile da decifrare.

“Se il mondo nel 1916 era complesso, se lo era nel 1945, ora nel 2016 lo è assai di più e ve lo posso dire per esperienza personale”, ha detto il generale, per poi aggiungere:”Voi  avrete a che fare con terroristi, avrete a che fare con eserciti ibridi, avrete a che fare con omini verdi, avrete a che fare con tribù, dovrete affrontare tutte queste situazioni e le dovrete affrontare tutte in contemporanea”.  Il discorso ha destato la massima attenzione degli ufologi: il capo supremo dell’U.S Army, in questo modo, non avrebbe di fatto ammesso che esistono truppe ibride- ovvero,  incroci umani/alieni- e che gli Extraterrestri sono qui, pericolosamente tra noi?

Sui blog e sui siti che si occupano di questi argomenti, lo speech del Generale Milley è stato ripreso con grande enfasi. Eppure la realtà sembra essere molto diversa, come spiega Open Minds che ha fornito una interpretazione molto convincente di queste parole apparentemente strane del Capo di Stato Maggiore americano, ma che diventano normali e logiche, se si conosce il gergo militare. A partire dal termine “Hybrid armies”, con il quale si indicano truppe in parte non convenzionali. Ad esempio, i combattenti che non appartengono ad un vero e proprio Stato (come i terroristi dell’ISIS) o che ricorrono anche alla cyber guerra, con attacchi  ai sistemi di comunicazione e di informazione.

Tuttavia, anche la definizione “little green men”- che per gli appassionati di ufologia ha un solo significato, quello spesso ironico di “piccolo alieno”- in realtà in ambito militare viene usata per concetti ben diversi. Gli omini verdi sono i militari che non indossano divise, che si spostano sui mezzi privi di segni di riconoscimento e di cui non si può affermare con totale certezza l’appartenenza. Come i contingenti che stanno affiancando i ribelli ucraini: per gli Stati Uniti sono corpi speciali russi, ma Mosca nega di aver mai mandato lì proprie truppe.

Insomma, dice il sito americano, il Generale Milley non ha fatto altro che parlare da militare a dei militari, con il gergo da loro comunemente usato e perfettamente comprensibile. Non c’è stato nessun passo falso, nessuna ammissione  involontaria della presenza di entità aliene sulla Terra. Almeno per ora, dai vertici militari USA non è arrivata la “disclosure” che tanti ricercatori alternativi invocano e che alcuni di loro si aspettano in tempi brevi. Forse- se mai ci sarà- arriverà da parte dell’eterno nemico, anche adesso, a Guerra Fredda ufficialmente finita: la Russia.

La notizia è riportata dal sito ANSUI. In un’intervista ripresa da MEMRI TV (la televisione del Middle East Media Research Institute), trasmessa lo scorso ottobre dal canale russo all-news RT, l’ammiraglio in pensione Vladimir Nikolayevich Chernavin, – l’ultimo comandante della Marina Militare dell’URSS e poi a capo della flotta navale russa fino al 1992, nonché ex viceministro alla Difesa- ha candidamente parlato di UFO da lui stesso avvistati quando era in servizio e di molteplici avvistamenti  del genere custoditi negli archivi moscoviti.

“Ce ne sono stati centinaia di resoconti del genere. Quando comandavo un sottomarino, ho visto questo fenomeno nell’Oceano Atlantico e nel Mar dei Caraibi”, ha ammesso. E ha raccontato un episodio specifico: “Ho visto un oggetto volante sopra una postazione sovietica. Ha assunto forme diverse, ma per lo più sembrava un cappello tondeggiante”. “Come un CD?”, gli ha chiesto l’intervistatore.

“Brillava molto- ha replicato l’ammiraglio- la luce cambiava e il disco si spostava assai velocemente. Sorvolava un punto, poi scompariva e riappariva da un’altra parte. Poi poteva immergersi e sparire del tutto. Dopo un po’, sarebbe rispuntato fuori dall’acqua, ma con una forma differente.” Infine, la conclusione: “Dovremmo osservare questo tipo di fenomeni eccezionali, credevo allora e ancora credo che non possiamo ignorarli.”

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Progresso Tecnologico: Evoluzioni Necessarie

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seti-institute1Secondo il direttore del centro ricerca di intelligenza extraterrestre (SETI) Seth Shostak, l’umanità, per come la conosciamo ora, scomparirà entro la fine del secolo a causa dell’avanzato progresso tecnologico e scientifico. Secondo Shostak, durante il XXI secolo, si verificheranno tre eventi che non saranno, tuttavia, necessiaramente negativi; il primo è che la gente arrivi a comprendere la biologia al livello molecolare e, di conseguenza, l’umanità sarà in grado di curare tutte le malattie e inaugurare una nuova era di bambini. Egli ritiene inoltre che gli esseri umani si espanderanno fin sullo spazio vicino, alleviando in tal modo il sovraffollamento del nostro Pianeta. Infine, nel 2100, Shostak prevede che l’umanità svilupperà un’intelligenza artificiale, che permetterà alle macchine di eseguire lavori che comunemente svolgono le persone.

Questi progressi, tutti questi cambiamenti a lungo termine stravolgerann0 l’intera umanità: “Mettere un gran numero di persone in colonie al di fuori della Terra causerà inevitabilmente la comparsa di una nuova specie”, ha aggiunto lo studioso. Tuttavia Shostak ha previsto che i robot super-intelligenti avranno un impatto ancor più significativo sulla trasformazione della specie umana; “Sono sicuro che il risultato di tutto questo porterà alla creazione di una nuova era caratterizzata da un nuovo dominio degli Homo Sapiens, esattamente come lo conosciamo da ormai 50.000 anni”, ha concluso.

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Ex NASA: “Ho Visto Uomini Camminare Su Marte” – Back in ’79

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I forum frequentati dai teorici della cospirazione questa settimana sono andati letteralmente in fiamme, dopo che una donna, la quale dice di essere un’ex dipendente della Nasa, ha sostenuto di avere le prove di una missione umana su Marte spedita nel 1979.

Jackie, il nome con il quale si è presentata, ha rivelato la sconcertante notizia nel corso di un’intervista alla radio americana Coast to Coast AM.

La donna ha raccontato che nel 1979 lavorava nel team incaricato di analizzare i dati telemetrici inviati a Terra dalla sonda Viking, la prima navicella automatica terrestre atterrata su Marte.

È stato durante l’analisi delle immagini che Jackie vide qualcosa di inaspettato: “Ho visto due uomini in tuta spaziale, non quelle ingombranti solitamente usate per le missioni spaziale, ma più simili ad una tuta di protezione”. Come riporta il Daily Mail, secondo Jackie, altri sei impiegati avrebbero visto i due uomini camminare sulla superficie di Marte.

La Nasa non ha confermato la storia, ma questo non ha fermato i teorici della cospirazione nel rivendicare la testimonianza come una prova dell’esistenza di un programma segreto spaziale.

“Ci sono alcuni problemi con la testimonianza di Jackie”, ha detto Nigel Watson, esperto di UFO. “In primo luogo, il Viking non inviava immagini televisive in diretta. E poi l’utilizzo dei termini tecnologici sembra confuso. Inoltre, rimandendo anonima, è praticamente impossibile sapere se davvero ha lavorato per la Nasa”.

La storia, tuttavia, colpisce non poco i teorici della cospirazione, i quali credono che la Nasa e le altre agenzia spaziali terrestre stiano portando avanti un programma segreto per l’esplorazione di Marte per la costruzione di colonie.

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“UFO” Russo Preoccupa l’ Occidente

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Un ‘misterioso’ oggetto russo disturba i sonni delle agenzie spaziale occidentali: si tratta di ‘Object 2014-28E’, inizialmente catalogato come detrito dopo il lancio di un razzo russo per mettere in orbita tre satelliti, lo scorso maggio. Ma l’oggetto misterioso ha iniziato a muoversi, avvicinandosi ad altre installazioni spaziali russe, scrive il Financial Times, e scatenando la curiosità e le preoccupazioni degli astronomi.

Potrebbe trattarsi di un ‘ammazza-satelliti’, spiegano gli esperti, che non sono in grado di capire se ‘2014-28E’ (catalogato dal Norad come 39765) abbia scopi civili o militari. “Qualsiasi cosa sia, sembra abbia funzioni sperimentali”, afferma Patricia Lewis, del think-tank Chatham House: “Potrebbe avere diverse funzioni, forse è un sistema di agganciamento, o forse un meccanismo per sparare ad altri satelliti, per lanciare cyber attacchi o oscurare il segnale con jamming”.

Secondo Ft, la Cina ha dimostrato nel 2007 di essere in grado di abbattere un satellite con un missile, una capacità mostrata anche dagli Usa un anno dopo, nel 2008. Ufficialmente la Russia ha sospeso il suo programma sui satelliti killer, Istrebitel Sputnikov, subito dopo la fine della Guerra Fredda. Tuttavia nel 2010 l’allora comandante della forze spaziali, Oleg Ostapenko, che oggi è a capo dell’agenzia spaziale russa, accennò alla ripresa del programma. Insomma, le Star Wars protagoniste della scena a fine Anni 80 sembrano essere a portata di mano: l’Object 2014-28E potrebbe segnare l’inizio di una nuova stagione di confronti spaziali.

Fonte || Ansa.it

Charles Hall in TV ammette: governo USA in contatto con Alieni

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Charles Hall, un fisico nucleare, ex militare esperto meteo americano afferma senza ombra di dubbio, che l’esercito degli Stati Uniti è stato in contatto con una specie aliena per anni. Ora la TV australiana ha mandato in onda un’intervista con Charles Hall. Lo stesso Hall ha assistito alle interazioni tra l’esercito e un gruppo di misteriosi esseri umanoidi,alti e bianchi, praticamente Umani Non Terrestri che lavoravano nelle basi USA. Secondo Hall, questi ET sono alti e magri (altezza che va più di 1,80 cm) e la loro vita può durare fino a 800 dei nostri anni. Tuttavia, per raggiungere l’età di 400 anni, questi ET sembrano riavviare la loro fase di crescita, raggiungendo un’altezza di fino a 3 metri, che porta sofferenza per loro, perché i loro organi interni non crescono e non possono soddisfare le esigenze di un corpo così alto, quindi con il rischio di morire. Egli sostiene inoltre di aver lavorato con i famosi “ grigi ”e” nordici“.

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Svezia: lotta alle “Scie Chimiche”

La leader del Partito Ambientalista (Miljöpartie) della città di Vingaker, Pernilla Hagberg, ha aperto un’accesa discussione sulle scie chimiche sui principali media svedesi. Da tempo si attende un ampio dibattito pubblico sulle misteriose scie che formano nubi artificiali proprio sopra le nostre teste. In Svezia come da noi. La discussione è iniziata con il commento di questa coraggiosa politica su una foto che ritraeva scie chimiche, ma titolava ‘scie di condensazione’.

Qui c’e la traduzione dell’articolo di giornale che ha aperto la discussione:

Parlamentare convinta di uno strano fenomeno
La leader del partito ambientalista a Katrineholm, Pernilla Hagberg, ha reagito a una foto pubblicata sul giornale Katrineholm Kuriren, che mostrava fumi di scarico o di condensa – secondo la didascalia della foto. Secondo lei invece, virus e metalli pesanti rilasciati nell’aria per il controllo climatico.

“Le scie chimiche contengono varie misture di agenti chimici e a volte persino virus. E’ fastidioso vederle formarsi nel un cielo limpido, e persistono per tutto il giorno. Non si vede più il sole in quelle giornate.”
Secondo Pernilla Hagberg, le scie chimiche servono a controllare il clima ed a influenzare i raggi solari e la natura. Non sa esattamente chi sia il responsabile delle scie chimiche ma suppone che lo scopo sia ottenere più controllo sul mercato globale, i prezzi delle merci e del cibo. “E’ un qualcosa diretto dagli Stati Uniti e dalla Russia. Connesso alla sfera militare”, dice Pernilla Hagberg.

Katrineholms Kuriren 20 Sep 2012,
http://kkuriren.se/nyheter/vingaker/1.1554491

Solo un altro giornale ha riportato la storia [2], ma si possono già osservare i tentativi di screditare la signora Hagberg:

Politica: la CIA rilascia veleni sopra la Svezia
Prodotti chimici, virus e metalli pesanti vengono rilasciati nell’aria sopra la Svezia – dalla CIA e dal governo.
Questo è ciò che crede la leader della fazione parlamentare del Partito Ambientale.
“Dobbiamo convincere i tecnici degli aeroplani a non istallare più questi serbatoi” dice Pernilla Hagberg. (Aftonblandet, 20 settembre 2012)

http://www.aftonbladet.se/nyheter/article15478012.ab)

Il giornale Katrineholms Kuriren ha pubblicato le sue tesi nel supplemento del giovedì, denunciato da tutti gli scienziati più di spicco come pura teoria della cospirazione:

Rilascio di veleni
Pernilla Hagberg ha visto una foto su un giornale con la didascalia di fumi di scarico e scie di condensazione. Ma secondo lei queste scie sono le cosiddette scie chimiche, veleni emessi dagli aerei per controllare il clima. “E’ uno dei fenomeni più seri in Svezia oggi. Queste scie contengono una moltitudine di agenti chimici, virus e metalli pesanti, come l’alluminio che è in grado di influenzare il clima”

E’ una questione di potere
Pernilla Hagberg dice di credere che dietro questi rilasci ci siano la CIA e la NSA americana (Agenzia di Sicurezza Nazionale). “Riuscire a controllare il clima ed usarlo per i propri scopi è molto vantaggioso per le strutture di potere. Potrebbe essere coinvolto anche il governo svedese” dice.
“Ho sentito di decisioni governative che favoriscono le scie chimiche in Svezia”

Ci impegniamo ad investigare la questione
Sottolinea che sta parlando come privata cittadina e non come rappresentante del Partito Ambientale. Ma si impegna a cercare di fermare le scie chimiche se sarà rieletta. “Si tratta di un tema molto controverso e delicato. Su cui sarebbe interessante fare luce. Conosco diversi politici che vorrebbero farlo ma non osano.”
Cosa vuole fare in concreto per fermare le scie chimiche?
“Per prima cosa dobbiamo convincere i tecnici aeronautici a smettere di installare quei serbatoi sugli aerei. Si tratta solo di superare la propria paura.” Ma Pernilla Hagberg non ottiene molto supporto dai meteorologi. Annette Levin del SMHI (Istituto Idro-meteorologo Svedese) dice: “Io non ci credo per niente. Non posso credere che qualcuno manipolerebbe il clima in questo modo.”

Una semplice spiegazione
“Le scie che si vedono nel cielo dietro ad un aereo possono essere spiegate semplicemente”, dice. “Quando il carburante dell’aereo brucia si creano piccole particole. Se l’aria è abbastanza umida su queste particole si fermano gocce d’acqua, creando una scia di condensazione. A volte si fermano, a volte scompaiono rapidamente. Dipende tutto dall’umidità dell’aria in cui stanno volando” dice Annette Levin. Alcuni membri del Partito Ambientalista hanno preso le distanze dalle teorie di Pernilla Hagberg. “C’è una quantità di temi ambientali ancora aperti. Non è necessario inventare cose stupide”, ha commentato Gudrun Lindvall, leader locale del partito ambientalista di Katrineholms al Katrineholms Kuriren.

La cospirazione prospera in internet
“Scie chimiche” è una popolare teoria della cospirazione che imperversa in internet. Secondo la quale veleni ed agenti biologici vengono spruzzati da aerei ad alta quota. Molti di quelli che credono alla teoria parlano di una cospirazione di ufficiali, governi ed agenzie di sicurezza dietro a questi rilasci. Le scie lasciate dagli aerei vengono spesso citate come “prova”. Ma secondo i meteorologi queste scie sono il normale risultato di particole di scarico che agiscono da nucleo di condensazione. Non esiste qualsivoglia prova scientifica per la teoria delle “scie chimiche”. Chiunque si metta a cercare su internet, troverà facilmente che le tecniche di modifica del clima mediante il rilascio di sostanze dagli aerei sono state usate negli ultimi 40 anni. E’ una tecnica conosciuta anche come “cloud seeding” (seminare nubi), e si usavano inizialmente piccoli aeroplani a basse altitudini. Oggi si usano grossi aerei a grandi altitudini, e si fa riferimento all’”ingegneria geo-stratosferica”. Ricerche indipendenti hanno dimostrato che le scie chimiche contengono alluminio e bario. Persino la marina statunitense ammette di spruzzare minuscole particole di alluminio. [3] Non ci sono dubbi sulla connessione militare con le scie chimiche, non dovete far altro che cercare “guerra climatica” e viene fuori tutto, con aggiunta di enfasi: Un documento di ricerca prodotto dall’Aviazione degli Stati Uniti, scritto nel 1966, specula sul futuro uso di nanotecnologie per produrre “climi artificiali”, nubi di microscopiche particelle di computer che comunicano fra di loro per formare una nebbia intelligente, che possa essere usata per vari scopi. “Le tecnologie per il controllo del clima non esistono attualmente. Ma nel momento in cui verranno sviluppate, l’importanza delle loro potenziali applicazioni crescerà rapidamente.” Le tecnologie per modificare il clima sono descritte come ” un moltiplicatore di forza con un tremendo potere, che potrebbe essere sfruttato su tutto lo spettro degli ambienti bellici.”[4] Chiunque dubiti ancora dell’esistenza delle scie chimiche (come i meteorologi svedesi che hanno commentato la affermazioni di Pernilla Hagberg), o è male informato, o sta cercando di ridicolizzare una coraggiosa politica che ha avuto il fegato di parlare. La dice lunga anche il fatto che i membri del Miljopartie abbiano preso le distanze dalle affermazioni di Mrs. Hagberg. A dire la verità di questi tempi può essere pericoloso per la carriera, di scienziato come di politico. Per favore supportate Pernilla Hagberg in ogni modo possibile. Può essere contattata qui pernilla.hagberg@yahoo.com

Cospirazione o teoria della cospirazione?
Le scie chimiche sono un fatto e non una teoria della cospirazione – la soppressione di qualsiasi informazione sull’argomento dai media principali, e gli attacchi personali e la ridicolizzazione di chiunque si azzardi a parlarne, sono una cospirazione.
R. Teichmann

Fonte: http://news-beacon-ireland.info
Link: http://news-beacon-ireland.info/?p=7388
20.10.2012
ripreso da globalresearch
Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di PUNDAMYSTIC
NOTE:
[1] Katrineholms Kuriren 20 Sep 2012
http://kkuriren.se/nyheter/vingaker/1.1554491
[2] Aftonbladet 20 Sep 2012
http://www.aftonbladet.se/nyheter/article15478012.ab
[3] “Effects of Navy chaff release on aluminum levels in an area of the Chesapeake Bay.”
PubMed. US National Library of Medicine. June2002:
http://www.ncbi.nl.nih.gov/pubmed/12061831
[4] “Weather as a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025″. US Air
Force. http://csat.au.af.mil/2025/volume3/vol3ch15.pdf. Retrieved April 17, 2012.

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Ex direttore NASA: città aliene nascoste sulla Luna

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Ken Johnston, ex direttore della National Aeronautics and Space Administration e supervisore delle fotografie del Dipartimento della NASA, che ha anche lavorato per la Lunar Receiving Laboratory durante l’organizzazione delle missioni Apollo, è stato licenziato solo per aver detto la verità. Ken Johnston (foto a sinistra) afferma che la NASA aveva scoperto sulla Luna antiche città aliene e resti di macchinari all’ avanguardia, anche attraverso alcuni racconti degli astronauti; parte di questa tecnologia, secondo loro, potrebbe essere in grado di manipolare la gravità. Egli afferma che l’agenzia gli aveva ordinato il cover-up costringendolo a fornire il suo assenso. Nel corso degli ultimi 40 anni, altri scienziati, ingegneri e tecnici avevano accusato la NASA di nascondere e oscurare i dati raccolti durante le missioni spaziali. Il numero crescente di accuse sono emerse dal fatto che la NASA aveva nascosto alcune informazioni su oggetti spaziali anomali e mentito sulla scoperta di manufatti individuati sulla Luna e su Marte, occultando le prove relative a tracce di vita riportate dal lander Viking nel 1970. Un altro ex dipendente della NASA, Donna Hare, aveva accusato la NASA di occultare e nascondere migliaia di foto nel corso degli anni. Secondo Johnston, gli astronauti delle missioni Apollo avevano riportato prove fotografiche di oggetti trovati durante l’attività extraveicolare sulla Luna. Johnston riferi’ che la NASA gli ordinò di distruggere queste immagini mentre si lavorava per il Jet Propulsion Laboratory (Jet Propulsion Laboratory JPL), ma egli rifiutò. Dopo aver divulgato le informazioni alla stampa, l’agenzia lo licenzio’. In un comunicato stampa, Kay Ferrari, del programma JPL nell’Africa sub-sahariana, aveva riferito che Johsnton era stato costretto a chiedere le dimissioni perché aveva pubblicamente criticato l’ azienda per cui lavorava. A quanto pare, alcune grandi strutture e anche una base lunare scoperte dall’altra parte della Luna sembrano sostenere le teorie di Johnston. Come accennato in precedenza, Ken Johsnton non era l’unica persona a denunciare le manovre d’ occultamento della NASA. Lo scienziato che aveva seguito l’esperienza a bordo della sonda Viking per rilevare tracce di vita su Marte nel 1976, continua ad attaccare l’agenzia spaziale statunitense. Gilbert Levin afferma che il suo esperimento biologico era riuscito a dimostrare l’esistenza della vita sul suolo marziano. Non sono solo gli ex-dipendenti della NASA ad accusare l’agenzia spaziale di nascondere le prove, ma decine se non centinaia di persone. Attraverso altre foto controverse della NASA l’ ex dipendente, Donna Hare, aveva accusato l’ agenzia di nascondere e oscurare migliaia di foto nel corso degli anni affermando che l’agenzia spaziale aveva rimosso le anomalie in alcune immagini inquietanti. Nel periodo che aveva lavorato presso la NASA, Donna Hare era una specialista come tecnico di diapositive fotografiche. I suoi servizi sono stati riconosciuti con il premio Award ( Apollo Skylab Achievement 1969) un premio e una medaglia per il servizio meritorio che aveva coinvolto la missione spaziale congiunta USA-Russia con la Soyuz-Apollo.

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La medusa dal cuore di topo

Per fare una medusa ci vuole un ratto. Per la verità, nel meraviglioso mondo della biologia sintetica bastano solo alcune cellule cardiache del roditore, montate su un’impalcatura di silicone. Tutto qui: con questi pochi materiali di base un gruppo di ricerca congiunto tra il Caltech Biological Propulsion Lab e il Disease Biophysics Group di Harvard è riuscito a ricostruire in laboratorio una medusa artificiale che assomiglia moltissimo a una medusa vera.

L’idea è venuta qualche anno fa al bioingegnere Kit Parker, in visita al New England Aquarium di Boston. Di fronte alla vasca delle meduse Parker, che si occupa da tempo di ingegneria del tessuto cardiaco, ha pensato che questi animali potevano essere un ottimo modello semplificato di cuore,in fin dei conti, sia la medusa sia il cuore non sono altro che pompe. Così, ha chiesto una mano a John Dabiri, ingegnere aeronautico “prestato” allo studio della propulsione biologica. Per anni, i due (insieme a un bel gruppo di studenti, dottorandi e postdoc, ovvio) hanno cercato di capire esattamente come nuota una medusa e in particolare lo stadio giovanile di Aurelia aurita, la medusa quadrifoglio: come sono organizzati i muscoli (un singolo strato di fibre allineate intorno a un anello centrale), come si propaga l’onda di contrazione, come la dinamica dei fluidi influenza i movimenti. Una volta capiti i fondamentali, si sono messi al lavoro per creare una loro medusa o, meglio, un medusoide.

Come raccontato su Nature Biotechnology, il “corpo” di questo organismo artificiale è fatto di polidimetilsilossano, un polimero di silicone molto usato in applicazioni di bioingegneria e dall’aspetto “gelatinoso” davvero simile a quello di una medusa. Sul foglio di silicone, sagomato a forma di fiore con 8 petali, i ricercatori hanno stampato un reticolo di proteine che ha funzionato da guida per la crescita e l’organizzazione di cardiomiociti di ratto. Una volta staccata dal suo supporto e immersa in un acquario in cui era applicato un lieve campo elettrico, la “creatura” ha cominciato a contrarsi.

A parte la meraviglia per un foglietto di silicone che si contrae e si distende ritmicamente, a che cosa serve tutto ciò? Intanto a mostrare una via precisa alla bioingegneria e alla biomimetica, che secondo Dabiri e Parker dovrebbero concentrarsi meno sulle forme della natura e più sulle sue funzioni, da riprodurre con i materiali più disparati e, soprattutto, come primo passo verso la costruzione di un modello artificiale di cuore, da utilizzare per testare nuovi farmaci o per sviluppare, un giorno, pacemaker fatti esclusivamente di elementi biologici.

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Venti anni per l’immortalità

Lo scienziato Ray Kurzweil autore del libro “The Singularity is Near”, sostiene che tra venti anni saremo immortali, infatti dice: “Il sottoscritto, assieme ad altri scienziati, è convinto che entro 20 anni potremmo essere in grado di invertire l’invecchiamento riprogrammando l’età cellulare. Il tutto sarà possibile grazie all’uso delle nanotecnologie, saremo in grado di modificare anche il sangue”. Kurzweil afferma che riusciremo a nuotare sott’acqua per ore, senza aver bisogno delle bombole di ossigeno e che potremo scrivere scrivere libri in pochi minuti. Lo scienziato continua dicendo, che tutto questo dipende dal fatto che tra venti anni si raggiungerà, in ambito tecnologico, una nuova età dell’oro. Negli ultimi venti anni abbiamo assistito alla nascita dell’informatica, di internet, dei telefonini cellulari…secondo lo scienziato, i progressi in costante crescita dell’ambito scientifico e tecnologico, ci porteranno, dunque, a raggiungere l’immortalità. Lo studioso pensa che stiamo ancora sfruttando poco l’intelligenza artificiale, che siamo solo all’inizio ma che questo è un settore destinato ad espandersi. Kurzweil conclude: “Possiamo guardare avanti in un mondo dove l’uomo diventa cyborg, con arti e organi artificiali”. In effetti è una teoria che potrebbe affascinare, l’uomo da sempre insegue l’immortalità e sicuramente in futuro ci saranno nuove scoperte scientifiche che oggi non siamo in grado di immaginare.

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Pentagono: lo shuttle supersegreto torna a terra dopo 469 giorni

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Nel segreto più assoluto è atterrato sulla pista della base spaziale militare di Vandenberg in California dove nulla appare perché tutto è nascosto sottoterra: silos missilistici, centri di controllo, hangar. Così si è concluso il secondo volo da record dello shuttle del Pentagono distinto, ovviamente, soltanto con delle sigle: X-37B-OTV-2 (da Orbital Test Vehicle). A bordo non ha astronauti e questo dimostra il suo livello tecnologico perché è in grado di gestire autonomamente tutte le fasi critiche della missione, rientro e atterraggio compresi. «È il più nuovo e più avanzato veicolo spaziale in grado di andare e tornare dall’orbita», ha sottolineato un comunicato dell’Usaf, l’aviazione militare, che governa l’operazione.

L’X-37B è rimasto lassù 468 giorni, 13 ore e due minuti dopo essere stato lanciato il 5 marzo 2011 con un razzo vettore Atlas-5 da Cape Canaveral. Un vero record che era anche uno degli obiettivi della spedizione: verificare la capacità di durata nello spazio sottoponendo i vari componenti ai rigori del cosmo. Questa era il secondo volo dello shuttle militare costruito in due esemplari: il primo esemplare effettuava una missione di 224 giorni nel 2010. Che cosa abbia fatto in tutto questo tempo in orbita è un segreto. I portavoce del Pentagono si limitano a dire che doveva solo sperimentare e collaudare le nuove tecnologie con cui è realizzato. Ha però una stiva con un portellone che si apre e dal quale esce un grande pannello solare con celle di nuova generazione che gli consentono di rimanere a lungo in orbita.

Lo shuttle della Nasa, infatti, utilizzava celle a combustibile con idrogeno e ossigeno ma non poteva rimanere oltre i 18 giorni. Nella stiva, inoltre, il veicolo-spia trasportava anche apparecchiature di osservazione e sensori vari di natura però non precisata. E questi li ha sicuramente utilizzati in alcune manovre che compiva con una cadenza di due-tre giorni non solo abbassando e alzando l’orbita iniziale di 331 chilometri ma cambiando pure l’inclinazione del piano orbitale da 42,8 gradi a 41,9 gradi. Tutto ciò aveva fatto circolare la voce, ovviamente smentita dai portavoce dell’Usaf, che in gennaio l’X-37B si fosse avvicinato alla nuova ministazione spaziale cinese Tiangong-1 sulla quale sabato è arrivata la prima taikonauta cinese Liu Yang. Le orbite dei due veicoli sono su piani diversi e quindi l’unico momento in cui sui possono avvicinare è quando si incrociano. Perché ciò accada occorre un sincronismo dei tempi e operazioni indubbiamente complicate, che però non si possono escludere a priori.

L’X-37B è più piccolo (dieci metri di lunghezza) dello shuttle della Nasa ormai in pensione, ma circolano progetti che prevedono una versione più grande in grado di ospitare a bordo sei astronauti. Gli aspetti più nuovi del veicolo rispetto alle navette civili riguardano il sistema di protezione termica ceramico più efficace, caratteristiche aerodinamiche superiori e soprattutto un sistema di autoguida e orientamento eccezionalmente evoluto. Entro la fine dell’anno partirà per la sua seconda missione l’Otv-1 che ha volato nel 2010. Nulla si sa sui suoi obiettivi se non quello di dimostrare la capacità di andare più volte nello spazio.

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