CENTRO UFOLOGICO TARANTO MAGAZINE

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ASI, Barbara Negri: “L’uomo esperimento ET? Ipotesi Plausibile”

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testatatv2000.gifIl 23 Marzo 2017, su TV2000, è andata in onda la trasmissione “C’è Spazio”, dal titolo “Primo Contatto”, condotto da Letizia Davoli.

TV2000 è di proprietà della CEI, Comunità Episcopale Italiana. Non deve stupirvi il fatto che si parli di contatti con ET in una trasmissione “della chiesa” visto che la Specola Vaticana, ad esempio, possiede ben due radiotelescopi (ufficialmente), in Italia a CastelGandolfo e in USA, Arizona, Tucson (perchè di certo non fanno birdwatching). No, deve stupirvi il fatto che durante la trasmissione, la responsabile “Unità e Esplorazione e Osservazione dell’Universo” dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), Barbara Negri, ha affermato che: « Noi potremmo essere un esperimento di ‘vita-forming’ di qualcun altro. Questa è una delle ipotesi. Se noi vediamo lo sviluppo dell’uomo, con la sua capacità anche intellettuale, cerebrale, è avvenuto in uno spazio molto piccolo, quindi quasi come se ci fosse stata una, diciamo, ‘programmazione’ a questa evoluzione, che sta veramente procedendo in maniera veloce. Quindi, una delle teorie, forse veramente legate più alla fantascienza che alla scienza, è che noi potremmo essere stati un esperimento di civiltà superiori, che hanno impiantato sulla Terra -proprio perché c’erano delle condizioni ambientali particolari-“l’esperimento uomo”, e quindi prima o poi potremmo essere anche visitati per vedere a che punto è la nostra evoluzione. È una teoria anche questa. »

Noi del CUT così come molti altri ricercatori e liberi pensatori in tutto il mondo ormai lo diciamo da tanto tempo, spesso additati e ghettizzati. Siamo contenti di accogliere nel ghetto anche scienziati e direttori di agenzie spaziali. Questa, voglio ricordare, è solo l’ultima di una lunga serie di personaggi di rilievo nel mondo scientifico che ha dato voce alle proprie idee, e voglio azzardare, dare voce ai fatti.

Vi lasciamo alla replica youtube qui: TV 2000 – C’è Spazio

 

A un passo dal Primo Genoma Sintetico

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dnaIl primo genoma sintetico è ormai vicinissimo: un Dna interamente progettato e costruito dall’uomo non è più fantascienza, ma una realtà che promette di trasformare in modo radicale il futuro della biologia. Ormai è solo questione di tempo: utilizzando gli stessi ‘ingredienti’ della natura e uno speciale software chiamato BioStudio, sono stati costruiti cinque cromosomi del comune lievito del pane Saccharomyces cerevisiae), che si aggiungono a quello ottenuto nel 2014. I cromosomi sintetici del lievito sono quindi sei e costituiscono oltre un terzo dei 16 cromosomi complessivi di questo organismo.

Ai cinque nuovi cromosomi sintetici (chiamati synII, synV, synVI, synX, e synXII) e alle prospettive che si aprono nella biologia sintetica la rivista Science dedica nove articoli. Di questi, sette si devono al progetto internazionale Genoma Sintetico del Lievito, indicato con la sigla Sc2.0, lo stesso che aveva ottenuto il primo cromosoma. Il lievito del pane conferma così la sua tradizione di apripista nella storia della genetica, considerando che nel 1996 è stato il primo organismo con le cellule dotate di nucleo (eucariota) di cui è stata ottenuta la mappa del Dna. Ora il progetto intende costruire la versione sintetica degli altri dieci cromosomi del lievito e ottenere così il primo genoma sintetico mai realizzato.

A soli sei anni dal primo successo eclatante, con la costruzione della prima cellula sintetica da parte del pioniere di questo campo di ricerca, Craig Venter, la biologia sintetica si avvicina a un altro traguardo fondamentale. Quando il genoma del lievito sarà completo la ricerca avrà a disposizione un organismo che ha molto in comune con l’uomo, ha osservato il genetista Edoardo Boncinelli: “tra il lievito e noi esseri umani – ha rilevato – c’è un’incredibile comunanza, anche se le dimensioni sono molto diverse”. i meccanismi che controllano le cellule del lievito sono infatti gli stessi che controllano l’espressione dei geni nelle cellule dei mammiferi, ha osservato anche il genetista Stefano Gustincich, direttore del Laboratorio di Neurogenomica dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit).

Si avvicina anche la realizzazione del sogno di Venter, che nel 2016 aveva ottenuto il primo Dna con i geni indispensabili alla sopravvivenza: una sorta di mattoncino Lego della biologia da assemblare in tanti modi diversi per svolgere funzioni diverse, come produrre biocarburanti o farmaci.

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Importante Ritrovamento Archeologico in Egitto

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Statua Ramses III resti della statua di Ramses II ritrovati nella periferia del Cairo, a el-Matariya, appartengono a un colosso di circa otto metri. Una statua imponente, le cui parti sono state rinvenute da un team di archeologi tedeschi ed egiziani nel sobborgo della capitale egiziana, tra le rovine di Eliopoli. ”Abbiamo visto il busto e una parte della testa, poi la corona e ancora un frammento dell’orecchio e dell’occhio destro – ha spiegato il ministro Khaled al Anani all’agenzia Reuters – Si tratta di una delle più importanti scoperte del Paese”.

Solo alcuni giorni fa, un altro tesoro aveva fatto battere il cuore dei ricercatori: 66 statue risalenti a 3.300 anni trovate nel tempio del nono faraone Amenofi III a Luxor. Secondo il Dipartimento delle Antichità Egizie le statue raffigurano la dea Sekhmet: ogni statua è di pietra diorite, un materiale utilizzato anche per la costruzione del tempio, che ha permesso ai reperti di resistere al tempo e al terremoto che distrusse la tomba di Amenofi III nel 2014.

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Trappist-1: arriva la prima immagine del telescopio Kepler

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trappist-1-2Dopo l’individuazione del telescopio Spitzer della NASA, ora anche una foto mostra le caratteristiche del sistema planetario di Trappist-1. E’ Kepler a riprendere i pianeti orbitanti intorno alla nana rossa ultra ultrafredda. Si tratta di un passo davvero importante per indagare a fondo sulle caratteristiche delle orbite e soprattutto del pianeta più lontano dalla stella. L’osservazione del sistema Trappist-1 permetterà agli esperti di definire meglio le caratteristiche del sistema planetario, cercare altri corpi celesti nell’area e studiare l’attività magnetica della stella che ha una massa pari all’8% del Sole.

Le immagini, intanto, sono state diffuse ancora “grezze” ovvero ancora senza l’elaborazione necessaria che le renderebbe più definite. La pubblicazione delle foto è però indispensabile per gli scienziati che intendono intraprendere delle campagne osservative dalla Terra. Il sistema planetario Trappist-1, intanto, risulta tra i più indagati dai telescopi spaziali con un’osservazione durata diversi mesi da parte di Spitzer, che ha scoperto i pianeti osservandone il passaggio davanti alla stella, e ora di Kepler che l’ha osservato per ben 74 giorni di fila, dal 15 dicembre 2016 al 4 marzo 2017.

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Marte Abitabile con uno Scudo Magnetico

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oceano_marte-300x168Nell’ottica di colonizzare Marte uno dei principali problemi che l’uomo dovrà affrontare è quello della sua atmosfera. Finora si sono susseguite moltissime idee, fra cui alcune spettacolari come le esplosioni termonucleari (l’ultimo in ordine di tempo ad averle proposte è Elon Musk, ma non è stato il primo), o creare un campo magnetico artificiale.

Prende spunto da quest’ultima ipotesi l’ultima idea degli scienziati NASA che è stata presentata all’ultimo Planetary Science Vision 2050 Workshop. Consiste nel lancio di un gigantesco scudo magnetico per proteggere Marte dai venti solari. Tutto parte dal presupposto che il deserto rosso che oggi vediamo nelle immagini dei rover e dei satelliti un tempo fosse una terra rigogliosa, protetta da una spessa atmosfera che consentisse l’esistenza di oceani, laghi e fiumi, e temperature in superficie più gradevoli di quelle attuali.

Che cosa sia accaduto esattamente non lo sappiamo; secondo le teorie più quotate, miliardi di anni fa il campo magnetico protettivo di Marte si sarebbe sgretolato e di conseguenza il vento solare – ricco di particelle ad alta energia – avrebbe eroso pesantemente l’atmosfera.

Gli scienziati NASA hanno creato delle nuove e sofisticate simulazioni al computer da cui risulta che ci potrebbe essere un modo per restituire a Marte la sua atmosfera in maniera pseudo-naturale, ossia senza bisogno di arrivare al bombardamento atomico. Anzi, l’idea parte da un assunto opposto alla distruzione: la costruzione di un potentissimo scudo magnetico attorno al pianeta, capace di fare le veci della magnetosfera marziana, e dando al pianeta la possibilità di ripristinare naturalmente la sua atmosfera.

I risultati di questa ricerca sono stati presentati al Planetary Science Vision 2050 Workshop la scorsa settimana da parte di Jim Green, direttore della Divisione Scienze planetarie della NASA, secondo cui creando una “magnetosfera artificiale” nello spazio tra Marte e il Sole si potrebbe ipoteticamente proteggere il Pianeta Rosso.

Dando un attimo per buona l’efficacia della teoria, lo scudo siffatto (posizionato nel punto di Lagrange L1 e in grado di generare un campo magnetico dipolare di 1 o 2 Tesla) dovrebbe essere capace di “eliminare molti dei processi di erosione da parte del vento solare, che si verificano a contatto con l’atmosfera e la ionosfera superiore di Marte, permettendo di conseguenza all’atmosfera marziana di tornare come un tempo”. Più nello specifico, gli scienziati si aspettano un effetto domino: la dispersione atmosferica di Marte si bloccherebbe e nel giro di pochi anni potrebbe riguadagnare la metà della pressione atmosferica della Terra. Questo a sua volta dovrebbe portare a un incremento della temperatura di circa 4 gradi Celsius, che basterebbero per sciogliere il ghiaccio di anidride carbonica sulla calotta polare settentrionale del Pianeta Rosso. Sempre che le premesse finora elencate reggano, il carbonio nell’atmosfera contribuirebbe a intrappolare il calore come avviene sulla Terra, innescando un effetto serra che potrebbe sciogliere il ghiaccio d’acqua di Marte, ridando al Pianeta Rosso l’acqua liquida sotto forma di fiumi e oceani.

Sempre che tutto funzioni, nel giro di un paio di generazioni Marte potrebbe offrire un’abitabilità simile alla Terra. E da notare che non si parlerebbe di terraformazione, come specifica Green, perché basterebbe lasciare che la natura faccia tutto da sé.

Sottolineiamo che si si tratta di un’ipotesi, e che i ricercatori stessi ammettono che l’idea possa sembrare “fantasiosa”. Se vi state chiedendo da dov’è saltata fuori, sappiate che sono in corso degli studi per proteggere astronauti e veicoli spaziali dalle radiazioni durante il viaggio verso Marte, e fra le tante ipotesi  si sta studiando l’eventualità di applicare una sorta di scudo magnetico all’astronave. Trasponendo l’idea su larga scala ecco lo scudo per Marte.

Per ora prendiamo questa proposta per quello che è, un modello teorico che deve ancora essere affinato persino nelle sue previsioni. L’idea però è affascinante, perché se davvero fosse praticabile potrebbe cambiare di molto le prospettive future per la colonizzazione di Marte.

Già che ci siamo aggiungiamo che quanto ai progressi per la protezione degli scienziati durante il viaggio verso Marte, gli astronauti che saliranno a bordo del volo di prova con la navicella spaziale Orion, e che faranno un’orbita attorno alla Luna, potrebbero indossare dei nuovi giubbotti anti radiazioni sviluppati dall’azienda israeliana StemRad. Si tratterebbe di un test per verificare l’efficacia di questa soluzione sviluppata per i viaggi nello Spazio profondo, e l’azienda coinvolta ha già prodotto e commercializzato in passato una cintura per proteggere i soccorritori dai raggi gamma emessi nei disastri nucleari, come quelli di Chernobyl e Fukushima.

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Scoperti Animali .. “Spaziali”

Tardigrado-300x182.jpgQuando pensiamo ad un animale, la prima cosa che ci viene in mente è l’immagine di un cane, un gatto, una giraffa, ma le specie animali presenti sulla terra sono milioni. Secondo studi recenti il numero complessivo delle specie vanno dai 3 ai 100 milioni. La diversità biologica presente sul pianeta è davvero impressionante, si va dalla presenza di animali grandissimi come la balenottera azzurra, che può superare i 33 metri di lunghezza e le 180 tonnellate di peso ad animali così piccoli che risultano essere non visibili se non usando dei microscopi.

Fanno parte di questa ultima categoria i tardigradi, animali microscopici a simmetria bilaterale e di forma affusolata che sono presenti con lunghezze che oscillano tra i 200 ed i 700 µm (0.0007 metri), vengono anche chiamati (orsi d’acqua) il loro ambiente ideale è il muschio ma li si trova anche tra le felci, conducono vita attiva solamente quando circondati da un pò d’acqua.

E’ di pochi giorni fa la notizia che ricercatori guidati dal dottor Roberto Guidetti dall’Università di Modena e Reggio Emilia hanno trovato addirittura in Antardide una nuova specie di questi animali.

I tardigradi sono animali davvero particolari, non tanto per la loro grandezza ma bensì perchè hanno comportamenti che rientrano nella categoria degli organismi estremofili. La durata della loro vita varia da qualche settimana fino ad oltre un anno che diventa molto di più se si sommano i loro momenti di dormienza. Il tardigrado è in grado di effettuare un rallentamento (sospensione) del proprio metabolismo, sono stati trovati esemplari che si sono (riattivati) da un campione di muschio conservato da 10 anni in un freezer (a -80°C). Ma non è tutto, sono in grado di sopportare dosi di radiazioni UV e ionizzanti, temperature molto basse o elevate (fino a –273°C e a +151°C), elevatissime pressioni atmosferiche (600 MPa) e sostanze chimiche (come etanolo, bromuro di metile).

Nel 2007, sono stati condotti esperimenti nello spazio nell’ambito del progetto TARDIS promosso dall’ESA. Durante la missione sono stati svolte prove per verificare la resistenza di questi animali, esposti al vuoto, schermati, o esposti alle radiazioni solari e cosmiche. I risultati di sopravvivenza sono stati davvero eccezionali in quanto si è provato che questi animali sono stati in grado di ridare vita al proprio corpo dopo aver ricevuto una dose di radiazioni UV di oltre 7000 kJm-2 in condizioni di vuoto spaziale.

Gli studi su questo animale sono molto importanti per comprendere quali sono le condizioni minime affinchè possa esistere la vita. Per approfondire l’argomento vi consiglio questo link in cui è presente una audio intervista al dott. michele cesari, membro del gruppo di biologia animale dell’università di modena, ed infine se vi siete già affezionati a questo strano essere, troverete qui una guida che vi aiuterà a cercarne uno per poterlo allevare a casa.

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Il Buco Nero Anomalo al Centro Della Via Lattea

buco-nero-1.jpgL’enorme buco nero al centro della nostra galassia, dopo aver assorbito le stelle nelle vicinanze, proietta nello spazio enormi getti di materiale, dalle dimensioni pari ad un pianeta. A rivelarlo è una ricerca condotta dall’Università di Harvard. Secondo gli studiosi il buco nero, oltre ai gas ed alla polvere, attrae verso di sé anche una grande quantità di stelle. Le conseguenti esplosioni di questi enormi corpi celesti rilasciano nello spazio degli ammassi di materiale, dalle dimensioni davvero notevoli.

E’ davvero curioso notare, come spiegato dagli esperti, come le sostanze che fuoriescono dal buco nero si aggreghino, durante il percorso, formando una sorta di palla di materiale: un nuovo pianeta. Secondo i ricercatori per ogni stella assorbita dal buco nera sarebbero migliaia gli oggetti di questo tipo che vengono proiettati nello spazio. Le prime ricerche, intanto, hanno rilevato come queste palle abbiano dimensioni simili a Nettuno e che vengono lanciate ad una velocità di 10mila chilometri al secondo. La maggior parte di questi oggetti, pari al 95%, fuoriesce dalla Via Lattea disperdendosi nello spazio.

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Base UFO in Ucraina ?

base segreta UFO_thumb[1].jpgQuesta indiscrezione è stata resa pubblica dai curatori del sito extranotix secondo i quali gli ufologi della regione di Zakarpattia Oblast, in Ucraina, sarebbero convinti di aver individuato una base aliena che si nasconderebbe nei desolati territori dei Carpazi ucraini, una zona particolarmente calda per quanto riguarda gli avvistamenti di strani oggetti volanti non identificati che in questi ultimi tempi sembrano imperversare con sempre maggiore frequenza in tutta la regione.

 

Secondo Jaroslav un coordinatore del gruppo ucraino UFODOS ,l’Ucraina sembra essere diventata una sorta di Hot Spot UFO. A rafforzare questa teoria ci sono alcune statistiche secondo le quali, negli ultimi 50 anni, il più alto numero di avvistamenti UFO sono stati registrati tra il 2009 e nel 2010 per cui appare evidente che questi dati sembrano avvalorare l’intensificarsi di un fenomeno di cui molti sembrano ancora negarne la relata’ .
La regione montuosa dei Carpazi ucraini che si trova nell’Ucraina occidentale si estende per circa 24.000 chilometri quadrati ed è amministrativamente gestita dai comprensori di Lviv, Ivano-Frankivsk e Chernivtsi. La cima più alta dei Carpazi ucraini è il Monte Goverla, con i suoi 2061 m. Secondo uno studio condotto da alcuni esperti russi, questa regione risulta essere particolarmente anomala rispetto ad altre zone dell’Ucraina, visto che sulle montagne dei Carpazi sono state riportate molte segnalazioni di oggetti volanti non identificati (UFO). Considerando ciò, gli ufologi locali sono giunti alla conclusione che le “Black Hill” intese come luogo d’attrazione Ufo, che si trovano nella parte orientale dei Carpazi ucraini, devono essere considerate come un luogo particolarmente esposto a frequenti sorvoli da parte di oggetti volanti non identificati. Coincidenza vuole che gli scienziati hanno scoperto nella regione un vasto giacimento di petrolio, strane stratificazioni di ferro, una rara argilla di colore blu e della terra bruciata, che a loro avviso rappresentere la prova di antichi atterraggi sulla Terra da parte di rappresentanti di una civiltà molto più avanzata della nostra, che, per qualche motivo sconosciuto sembra avere una particolare attrattiva per le isolate montagne ucraine come se volessero approvvigionarsi di energia e delle risorse locali. Tutto questo secondo quanto riportato da newinform.com.

Vita a 14 Anni Luce

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Si chiama Wolf 1061 c ed è uno dei pianeti ‘alieni’ più vicini alla Terra potenzialmente in grado di ospitare la vita. A fare il suo identikit e quello della sua stella è lo studio pubblicato sull’Astrophysical Journal, sotto la guida dell’astronomo Stephen Kane, della San Francisco State University.

Un ‘vicino di casa’ interessante
”Il sistema planetario Wolf 1061 è importante perché è vicino e offre occasioni per cercare segni di vita”, ha detto Kane. Anche per Raffaele Gratton dell’Osservatorio di Padova dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) è un sistema planetario interessante ”per la varietà dei pianeti che ospita e per lo studio di come questa varietà può influenzare le condizioni adatte alla vita”. E’ anche ”importante studiare come si è formato”, ha aggiunto.

Tre super Terre
Il sistema che ruota intorno alla stella Wolf 1061, distante 14 anni luce dalla Terra, comprende tre pianeti,  scoperti nel 2015 ma le cui caratteristiche sono state definite soltanto adesso, insieme a quelle della stella. Tutti e tre sono delle super Terre, cioè sono pianeti probabilmente rocciosi e con una massa fino a 5 volte superiore rispetto a quella della Terra. La stella è invece più piccola del nostro Sole: ha il raggio tre volte inferiore, è più fredda (la sua temperatura è di 3.300 gradi, rispetto ai 5.700 del Sole) ed è 100 volte meno luminosa. Questo vuol dire, ha osservato Gratton, che in questo sistema planetario la cosiddetta ‘zona abitabile’, nella quale ci sono le condizioni per cui su un pianeta possa esserci acqua liquida, deve trovarsi 10 volte più vicino alla stella rispetto alla distanza fra la Terra e il Sole.

Solo un pianeta nella zona abitabile
Dei tre pianeti che ruotano intorno a Wolf 1061 soltanto uno, Wolf 1061 c, si trova sul confine interno della zona abitabile, come Venere rispetto al Sole. Per questa ragione potrebbe essere molto caldo e addirittura potrebbe sperimentare un ‘effetto serra galoppante’, come accade su Venere. Tuttavia i ricercatori non escludono che il pianeta possa essere comunque ospitale per la vita perché periodicamente si raffredda. Come succede sulla Terra, anche Wolf 1061c sperimenta ere glaciali dovute alle variazioni dell’orbita intorno al Sole.

Un clima difficile
A differenza di quanto accade sul nostro pianeta, su questo mondo alieno i cambiamenti climatici si alternano con un ritmo molto più veloce, con momenti di transizione nei quali il clima potrebbe essere ospitale. ”Il pianeta potrebbe frequentemente ‘congelarsi’ e riscaldarsi in modo severo”, ha detto Kane. Ma per scoprirlo e per comprendere bene che cosa stia accadendo sulla sua superficie sarà fondamentale l’aiuto dei prossimi telescopi spaziali come il James Webb, il successore di Hubble.

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Maya: la piramide di El Castillo contiene altre due piramidi

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piramide_messico3_copiaLa piramide di El Castillo è una matrioska. La definizione degli esperti rende facilmente l’idea della struttura realizzata a Chicken Iza, nello Yucatan, dai Maya. La scoperta è stata realizzata dai ricercatori dell’Università Nazionale Autonoma del Messico ed è davvero clamorosa. In pratica una piramide di dieci metri di altezza è stata scoperta in una struttura, già conosciuta da tempo, e dalle dimensioni di venti metri che, a sua volta, è contenuta in una piramide di trenta metri, quella esterna che tutti ammirano. In sostanza sono tre le costruzioni che, al pari delle matrioske, si trovano una nell’altra.