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Marte Abitabile con uno Scudo Magnetico

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oceano_marte-300x168Nell’ottica di colonizzare Marte uno dei principali problemi che l’uomo dovrà affrontare è quello della sua atmosfera. Finora si sono susseguite moltissime idee, fra cui alcune spettacolari come le esplosioni termonucleari (l’ultimo in ordine di tempo ad averle proposte è Elon Musk, ma non è stato il primo), o creare un campo magnetico artificiale.

Prende spunto da quest’ultima ipotesi l’ultima idea degli scienziati NASA che è stata presentata all’ultimo Planetary Science Vision 2050 Workshop. Consiste nel lancio di un gigantesco scudo magnetico per proteggere Marte dai venti solari. Tutto parte dal presupposto che il deserto rosso che oggi vediamo nelle immagini dei rover e dei satelliti un tempo fosse una terra rigogliosa, protetta da una spessa atmosfera che consentisse l’esistenza di oceani, laghi e fiumi, e temperature in superficie più gradevoli di quelle attuali.

Che cosa sia accaduto esattamente non lo sappiamo; secondo le teorie più quotate, miliardi di anni fa il campo magnetico protettivo di Marte si sarebbe sgretolato e di conseguenza il vento solare – ricco di particelle ad alta energia – avrebbe eroso pesantemente l’atmosfera.

Gli scienziati NASA hanno creato delle nuove e sofisticate simulazioni al computer da cui risulta che ci potrebbe essere un modo per restituire a Marte la sua atmosfera in maniera pseudo-naturale, ossia senza bisogno di arrivare al bombardamento atomico. Anzi, l’idea parte da un assunto opposto alla distruzione: la costruzione di un potentissimo scudo magnetico attorno al pianeta, capace di fare le veci della magnetosfera marziana, e dando al pianeta la possibilità di ripristinare naturalmente la sua atmosfera.

I risultati di questa ricerca sono stati presentati al Planetary Science Vision 2050 Workshop la scorsa settimana da parte di Jim Green, direttore della Divisione Scienze planetarie della NASA, secondo cui creando una “magnetosfera artificiale” nello spazio tra Marte e il Sole si potrebbe ipoteticamente proteggere il Pianeta Rosso.

Dando un attimo per buona l’efficacia della teoria, lo scudo siffatto (posizionato nel punto di Lagrange L1 e in grado di generare un campo magnetico dipolare di 1 o 2 Tesla) dovrebbe essere capace di “eliminare molti dei processi di erosione da parte del vento solare, che si verificano a contatto con l’atmosfera e la ionosfera superiore di Marte, permettendo di conseguenza all’atmosfera marziana di tornare come un tempo”. Più nello specifico, gli scienziati si aspettano un effetto domino: la dispersione atmosferica di Marte si bloccherebbe e nel giro di pochi anni potrebbe riguadagnare la metà della pressione atmosferica della Terra. Questo a sua volta dovrebbe portare a un incremento della temperatura di circa 4 gradi Celsius, che basterebbero per sciogliere il ghiaccio di anidride carbonica sulla calotta polare settentrionale del Pianeta Rosso. Sempre che le premesse finora elencate reggano, il carbonio nell’atmosfera contribuirebbe a intrappolare il calore come avviene sulla Terra, innescando un effetto serra che potrebbe sciogliere il ghiaccio d’acqua di Marte, ridando al Pianeta Rosso l’acqua liquida sotto forma di fiumi e oceani.

Sempre che tutto funzioni, nel giro di un paio di generazioni Marte potrebbe offrire un’abitabilità simile alla Terra. E da notare che non si parlerebbe di terraformazione, come specifica Green, perché basterebbe lasciare che la natura faccia tutto da sé.

Sottolineiamo che si si tratta di un’ipotesi, e che i ricercatori stessi ammettono che l’idea possa sembrare “fantasiosa”. Se vi state chiedendo da dov’è saltata fuori, sappiate che sono in corso degli studi per proteggere astronauti e veicoli spaziali dalle radiazioni durante il viaggio verso Marte, e fra le tante ipotesi  si sta studiando l’eventualità di applicare una sorta di scudo magnetico all’astronave. Trasponendo l’idea su larga scala ecco lo scudo per Marte.

Per ora prendiamo questa proposta per quello che è, un modello teorico che deve ancora essere affinato persino nelle sue previsioni. L’idea però è affascinante, perché se davvero fosse praticabile potrebbe cambiare di molto le prospettive future per la colonizzazione di Marte.

Già che ci siamo aggiungiamo che quanto ai progressi per la protezione degli scienziati durante il viaggio verso Marte, gli astronauti che saliranno a bordo del volo di prova con la navicella spaziale Orion, e che faranno un’orbita attorno alla Luna, potrebbero indossare dei nuovi giubbotti anti radiazioni sviluppati dall’azienda israeliana StemRad. Si tratterebbe di un test per verificare l’efficacia di questa soluzione sviluppata per i viaggi nello Spazio profondo, e l’azienda coinvolta ha già prodotto e commercializzato in passato una cintura per proteggere i soccorritori dai raggi gamma emessi nei disastri nucleari, come quelli di Chernobyl e Fukushima.

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Elon Musk: “Bombardiamo Marte per Terraformarlo”

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Elon MuskNon è la prima volta che Elon Musk si lancia in proposte ardite. Questa volta il fondatore di Tesla e SpaceX, intervistato mercoledì dal conduttore Stephen Colbert nel corso del Late Show, si è detto interessato a innescare il processo di terraformazione di Marte – ovvero la trasformazione del clima e della geografia marziana allo scopo di renderla più simile a quella della Terra – proponendo di sganciare ordigni nucleari sui poli del pianeta rosso.

Probabilmente si tratta di una semplice boutade da contestualizzare: Musk forse non avrebbe presentato la sua proposta di fronte a un tavolo di scienziati e astronomi, limitandosi a parlarne nel contesto più leggero e informale del programma televisivo. Come si vede nel video a fine pagina (in inglese), Musk ha semplicemente esposto quale potrebbe essere la strada più veloce per rendere Marte più simile alla Terra.

In ogni caso, l’ipotesi avanzata dell’imprenditore americano non è priva di spunti interessanti, ma contiene anche molte criticità.

L’idea di colpire Marte con bombe nucleari non è un’esclusiva di Musk. Altri scienziati hanno pensato di ricorrere – sempre ipoteticamente – a questo metodo per riscaldare l’atmosfera del pianeta. Bombardando i poli del pianeta, infatti, sarebbe possibile far fondere la CO2 congelata contenuta nelle calotte, da cui si sprigionerebbe gas capace di ispessire e riscaldare l’atmosfera e permettere così la presenza di acqua allo stato liquido. Insomma, una sorta di effetto serra su Marte. A quel punto si innescherebbe un procedimento a catena che, forse, favorirebbe l’origine della vita.

Ma ecco i contro della proposta. Prima di tutto, non si conoscono gli effetti che le radiazioni delle esplosioni nucleari causerebbero al pianeta. In secondo luogo, come spiega Brian Toon dell’University of Colorado, «Dal momento che l’atmosfera marziana è già molto ricca di anidride carbonica, aumentando ulteriormente la concentrazione di questa sostanza si rischierebbe di creare un ambiente abitabile solo dalle piante, ma non dagli esseri animali».

Oppure, come aggiungono altri esperti, potrebbe anche accadere che questo processo di terraforming porti a un nulla di fatto, senza alcun cambiamento delle condizioni del pianeta. Infine, prima di ottenere un risultato visibile per verificare l’abitabilità di Marte dovrebbero passare più di centomila anni.

La Nasa non ha ovviamente preso sul serio la proposta di Musk. Tuttavia, l’agenzia ha voluto precisare che un intervento aggressivo come quello ipotizzato dal patron di SpaceX, al di là della sua fattibilità, non rientrerebbe nell’etica di rispetto per l’ambiente che contraddistingue l’esplorazione spaziale.

«Ci impegniamo a promuovere un tipo di esplorazione del sistema solare che protegga gli ambienti visitati e li mantenga integri nel loro stato naturale», ha commentato la Nasa.

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