CENTRO UFOLOGICO TARANTO MAGAZINE

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Archivi Categorie: ANOMALIE DELLO SPAZIO

Il mistero della “stella degli alieni”

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Il fenomeno sembra essere dovuto a qualcosa che si trovi ripetutamente di fronte alla stella KIC 8462852, a 1300 anni luce anni nella costellazione del Cigno. Una delle ipotesi più realistiche è che sia circondata da numerose comete o da pianeti in formazione. Ma c’è che pensa ad affievolire la sua luce possano essere gigantesche strutture costruite da una civiltà aliena.

26310-kic-8462852È un vero mistero. Per cui astronomi professionisti, fisici e semplici appassionati di “cose spaziali”. Torna a indebolirsi, e a mobilitare squadre di astronomi, la stella che ha fatto sognare gli appassionati di fantascienza per il sospetto che ad affievolire la sua luce possano essere gigantesche strutture costruite da una civiltà aliena. Anche in questo caso, il fenomeno sembra essere dovuto a qualcosa che si trovi ripetutamente di fronte alla stella KIC 8462852, a 1300 anni luce anni nella costellazione del Cigno. Una delle ipotesi più realistiche è che sia circondata da numerose comete o da pianeti in formazione.

Come riporta Science sul suo sito, la stella ha ricominciato a indebolirsi il 24 aprile e fino a ieri è successo più volte. Il fenomeno è stato rivelato dall’Osservatorio Fairborn, dell’università statale del Tennessee, che ha notato una diminuzione del 3% della luce della stella, rispetto alla sua normale luminosità. “È il primo chiaro segno di indebolimento che abbiamo visto dal 2013”, ha rilevato l’astronomo Jason Wright, dell’università statale della Pennsylvania, che aveva immaginato che strutture di una civiltà avanzata possano bloccare la luce della stella.

Da quando il fenomeno era stato individuato nel 2013, dagli astronomi guidati da Tabetha Boyajian, dell’università americana di Yale grazie al telescopio spaziale Kepler della Nasa, un’armata di telescopi basati a terra ha cominciato a osservare la stella per riuscire a dare una spiegazione al fenomeno. Il calo di luminosità della luce dell’astro era stato così estremo, fino al 20%, ed era avvenuto a una frequenza apparentemente casuale che non era compatibile con il passaggio di un pianeta, ma di qualcosa di molto più grande e più irregolare. L’ipotesi più realistica è che la stella potrebbe essere circondata da numerose comete, oppure potrebbero esserci frequenti collisioni fra pianeti in grado di oscurare temporaneamente l’astro con le loro polveri. La spiegazione potrebbe arrivare proprio dalle nuove misure. “C’è stata una risposta positiva dalla comunità, con astronomi che hanno interrotto progetti in corso per osservare la stella”, ha detto Boyajian. Sono stati circa una dozzina gli osservatori che sono riusciti a vedere in diretta il fenomeno e combinando i dati si potrebbe arrivare a dare una interpretazione al fenomeno.

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Spazio: potente lampo radio veloce individuato dagli astronomi

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lampo-radio-veloceNuovo lampo radio veloce individuato dagli astronomi. Grazie al radiotelescopio Square Kilometre Array Pathfinder in Australia, un team di ricercatori, guidati da Keith Bannister dell’ente nazionale di ricerca Csiro, ha avvistato un particolare Fast Radio Burst (FRB). L’origine del fenomeno è stata individuata ad una distanza compresa tra i sei e gli otto miliardi di anni luce da una sorgente in grado di emettere, in un solo millisecondo, la stessa energia che il nostro Sole emana in oltre due anni e mezzo.

Da sempre considerati come fenomeni molto oscuri, i lampi radio veloci sono dei fenomeni astrofisici di altissima energia, forse prodotti da cataclismi spaziali con una durata di pochissimi millisecondi. Nonostante la loro incredibile energia, individuare i Fast Radio Burst non è affatto facile; basti pensare che sono solo dodici gli eventi individuati fino ad oggi. La scoperta è dovuta ai potenti ricevitori collegati al radiotelescopio; il prossimo obbiettivo è di comprendere l’origine con precisione l’origine del fenomeno.

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La crosta terrestre è piovuta dal cielo, la scoperta

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terra

La crosta terrestre non è il solo prodotto delle eruzioni vulcaniche, come si credeva in precedenza, ma è anche ”piovuta dal cielo”. A rivelarlo è una ricerca della McGill University di Montreal e pubblicata sulle pagine dell’Earth and Planetary Science Letters. Studiando le caratteristiche chimiche dello strato più esterno del nostro pianeta, il gruppo di studio canadese ha scoperto numerosi componenti chimici non compatibili con le eruzioni vulcaniche, ma con un processo di condensazione prodotto in atmosfera in un passato riconducibile a 4,5 miliardi di anni fa.

Secondo la ricostruzione degli esperti gran parte dei minerali della crosta sarebbero stati prodotti dalla caduta dei minerali raffreddatisi e dissoltisi in atmosfera a seguito dell’impatto tra il nostro pianeta e l’embrione planetario Theia. Un evento disastroso che portò alla fusione delle rocce superficiali che, appena risalite in atmosfera, sarebbero successivamente ricadute ”come una pioggia”. Il fenomeno è stato ricostruito attraverso una simulazione durante la quale è stato surriscaldato un miscuglio di acqua ed un composto a base di silice successivamente inserito in un contenitore a pressione ed ad una temperatura di 727 gradi. Il tutto per riprodurre le estreme condizioni della Terra primordiale. Tale processo, secondo gli esperti, avrebbe creato le condizioni adatte per la formazione della vita.

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NASA: Su Encelado acqua e alta probabilità di vita

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encelado-e1492107968951Encelado potrebbe ospitare forme di vita, al pari della Terra primordiale. E’ l’atteso contenuto della conferenza stampa che la NASA sta trasmettendo in questi minuti. Si tratta di una scoperta davvero clamorosa (anche se non del tutto nuova), e che potrebbe aprire nuovi scenari sulla ricerca di vita extraterrestre. La luna di Saturno è caratterizzata da uno strato di ghiaccio superficiale che la rende molto luminosa nello spazio: una crosta glaciale che nasconde un vasto oceano di acqua.

Ed è proprio nelle profondità del profondo strato di liquido che gli esperti hanno scoperto gli indizi che ricondurrebbero ad un ambiente ospitale per alcune forme di vita batteriche. La scoperta è il frutto dei dati della sonda Cassini la quale ha rilevato idrogeno molecolare ed anidride carbonica nei pennacchi che si elevano in alcune aree di Encelado. Si tratta una prova dell’esistenza di sorgenti idrotermali oceaniche e soprattutto dell’esistenza degli ”elementi critici” per lo sviluppo del processo di metanogenesi. La relativa abbondanza di idrogeno e di condizioni che favoriscono la formazione di metano dall’anidride carbonica, rappresenta un elemento importante perché suggerisce la presenza delle condizioni di temperatura ed energia del tutto simili a quelle indispensabili per sostenere forme di vita, anche senza fotosintesi. Si tratterebbe dello stesso processo che si verifica nelle profondità degli oceani terrestri. Insomma la presenza di forme di vita, sulla luna di Saturno, potrebbe essere davvero probabile.

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Rosetta e l’acqua delle comete, nuove ipotesi

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rosetta_67p-500x313La sonda Rosetta scopre che la molecola dell’acqua sulle comete non è uguale all’acqua degli oceani terrestri. Questo risultato, ottenuto grazie all’analisi accurata della cometa Cyrumov-Gerasimenko 67/P, potrebbe rivoluzionare la teoria della formazione degli Oceani sulla Terra. Rosetta, infatti, ha riscontrato sulla cometa Cyrumov-Gerasimenko 67/P una composizione dell’acqua diversa, per tipologia, all’acqua degli Oceani della Terra. Alla luce di questi risultati, la teoria della formazione degli Oceani sulla Terra potrebbe subire notevoli cambiamenti. L’attuale teoria degli Oceani della Terra è che siano stati gli asteroidi o le comete, ricchi di HO2, provenienti dell’estremo del Sistema Solare, ad “inseminare” la Terra e creare gli Oceani. Oggi si da il via a nuove teorie sulla formazione dell’elemento più importante del nostro pianeta; intanto Rosetta porta a casa un’altra importantissima scoperta.

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Il Buco Nero Carnivoro

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Sembra impossibile, ma esiste: è un gigantesco buco nero con una massa 12 miliardi di volte quella del Sole e nato all’alba dell’Universo, appena 900 milioni di anni dopo il Big Bang. A scovarlo è stato Xue-Bing Wu, dell’Università di Pechino, a capo del gruppo di ricerca internazionale che ha descritto su Nature questo enigmatico mostro cosmico, la cui esistenza spinge a rivedere le attuali conoscenze sulla crescita dei buchi neri.

“Il ‘mistero’ è come sia potuto diventare così grande in così poco tempo”, ha spiegato Adriano Fontana, dell’Osservatorio Astronomico di Roma dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e a capo del Large Binocular Telescope (Lbt), uno dei telescopi che ha reso possibile la scoperta del ‘mostro comico’, chiamato SDSS J0100 + 2802.

“I buchi neri – ha spiegato Fontana – crescono ‘mangiando’ i materiali che li circondano, polveri o stelle, e per essere così grande SDSS J0100 + 2802 deve aver mangiato tanto e molto in fretta. Non solo è uno dei più grandi buchi neri che conosciamo, ma è anche molto giovane”. Un rapidità di ‘ingrassare’ che mette in discussione molte teorie che spiegano la crescita di questi oggetti. Esistono infatti in queste teorie dei limiti ben precisi, superati i quali il buco nero ‘collassa’: “una sorta di limite di ‘indigestione'”, ha proseguito il ricercatore italiano. Il quasar SDSS J0100 + 2802 è un vero gigante dell’universo: con una luminosità pari a 420.000 miliardi di volte quella del nostro Sole, questo nuovo quasar è 7 volte più luminoso di quello ad oggi più distante. “E pensare che finora la sua vera natura ci era sfuggita – ha precisato Fontana – invece di un buco nero supermassivo in piena attività, ai confini dell’universo, pensavamo che SDSS J0100 + 2802 fosse una ‘semplice’ stella”.

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Acqua Extraterrestre: dal 30% al 50% è “Acqua Primordiale”

Forse non sapevate che l’acqua che beviamo è l’ ‘acqua primordiale’. A darne notizia uno nuovo studio pubblicato sulla rivista Science, secondo cui le molecole della nostra acqua furono create più di 4,5 bilioni di anni fa, ben prima della Terra, del sistema solare e dello stesso Sole. Gli scienziati sostengono che la struttura chimica dell’acqua si sia formata solo prima della nascita dei pianeti, lune, comete e asteroidi.

“È straordinario che un’altissima percentuale di acqua che troviamo sulla Terra abbia preceduto il Sole e il sistema solare”, commenta Ilse Cleeves, una degli astronomi dell’Università del Michigan, che ha condotto la ricerca. Si parla di dati molto alti: dal 30 al 50 % dell’acqua presente sulla Terra sarebbe acqua primordiale. “Questa scoperta suggerisce che l’acque, l’ingrediente primario della vita, è probabilmente comune a tutti i più giovani sistemi planetari”, commenta l’equipe di scienziati.

Quello che resta da capire è come l’acqua sia giunta fino a noi, ma qualcuno crede che questa provenga dal ghiaccio contenuto in comete e asteroidi, formato in un ambiente più fresco e più tardi, entrato in collisione con il nostro pianeta. Ma questa teoria fa avanzare altre domande: da dove arriva l’acqua conservata in comete e asteroidi? Per rispondere, gli scienziati si sono rivolti alla chimica. Qui sulla Terra, infatti, circa una ogni 3.000 molecole di acqua è composta da un atomo di deuterio, con un protone e un elettrone all’ interno, anziché di idrogeno, dove invece risiede un protone soltanto. Le molecole realizzate con il deuterio, non a caso, producono l’ “acqua pesante”.

Tuttavia l’acqua ad alto contenuto di deuterio si può formare solo in determinate condizioni: l’ambiente o deve essere molto freddo, oppure deve esserci un’energia tale, da innescare la reazione che lega idrogeno, ossigeno e deuterio. Qualcuno ipotizza che questa provenga dalla immensa nube di gas, che ha dato alla luce il nostro sole e il nostro sistema solare. Qualcun altro invece ha ricercato nel momento della nascita di una stella e nell’energia che si scatena, un ideale ‘microclima’ per le molecole a base di deuterio.

Dibattito ancora aperto, in cui non si è ancora giunti ad un punto. Ma dopo aver atteso bilioni di anni per sapere che la nostra acqua è uno dei composti più ‘anziani’ al mondo, possiamo concederci di aspettare ancora un po’ per conoscere la sua provenienza.

Fonte: Journal.Today

Stella Oscura spinge corpi celesti verso il nostro sistema

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Arecibo.jpg_415368877All’ interno della comunità di astrofisici è noto da tempo che una nana bruna si sta muovendo verso di noi e causerà una serie di cataclismi planetari. Si noti che le informazioni fornite sono scarse, ad esempio, non sono riusciti a determinare il suo periodo orbitale. Il ricercatore Brown Dwarf ha spiegato che un astrofisico suo amico, gli ha detto che Planet X o Nemesis non è un pianeta, perché non ha la massa necessaria per essere chiamato pianeta nonostante le sue dimensioni, ma si tratta di una nana bruna. Le paure tra la comunità degli astrofisici sono molte e riguardano gli effetti catastrofici che si verificheranno nel corso del 2013 -2014 come ad esempio la caduta del meteorite in Russia, nella città Chelyabinsk dove ci sono stati più di 1000 feriti. Ed è questo ciò che mette paura alla comunità di astrofisici, costretti anche a tacere dal sistema di potere che vuole a tutti i costi occultare determinate verià e realtà e soprattutto di ciò a cui il pianeta Terra andrà incontro.

Chiamato 2013 ET, il sasso cosmico ha un diametro di circa 100 metri ed è’ stato scoperto il 3 marzo 2013 dal programma di ricerca dell’università dell’Arizona Catalina Sky Survey. L’asteroide, grande quanto un campo da calcio, transiterà il prossimo 9 marzo ad una distanza dalla Terra pari a 2,5 volte la distanza tra il nostro pianeta e la Luna.
Secondo gli astronomi 2013 ET non rappresenta alcun pericolo per la Terra, ma è inquietante sapere che entrambi gli asteroidi sono stati scoperti solo pochi giorni fa, quindi un preavviso troppo breve se ci fosse stato un eventuale pericolo di impatto. Gli astronomi stimano che i meteoriti che orbitano nei pressi della Terra siano circa un milione, ma solo 9700 sono stati scoperti fino ad oggi. Oggetti non individuati in precedenza potrebbero colpire la Terra senza preavviso, come è avvenuto in Russia qualche settimana fa. Molti scienziati sottolineano l’urgente necessità di ampliare e migliorare le risorse per il rilevamento degli asteroidi.

Gli astronomi hanno conosciuto dal 1771 che le orbite dei pianeti potrebbero essere leggermente disturbate dall’interazione di altri grandi pianeti “vicini “. Così viene rilevato l’effetto prima della causa. È con questo metodo che Urano è stato scoperto, misurando il disturbo causato da essa entro l’orbita di Saturno. Disturbi poi misurati in orbita di Urano che ha permesso di scoprire Nettuno. L’orbita di Nettuno è turbata da un corpo massiccio, non proprio identificato, chiamato Pianeta X. La scoperta di Plutone, per un tempo, suggerisce che si trattava di Planet X, ma dato il suo 60% delle dimensioni rispetto alla nostra Luna, i calcoli non si adattavano. Ci deve essere qualcosa di più grande di massa. Nel 1983, la NASA ha pubblicato una osservazione fatta da uno dei loro satelliti astronomici a infrarossi (IRAS) che mostra un corpo massiccio ai limiti oscuri del nostro sistema solare. Altre notizie fino al 1992, o un’altra osservazione mostra un enorme corpo oscuro, ma sette volte più vicino di quanto lo fosse nel 1983 . L’Orbita ellittica sembra molto lunga, e questa “cosa” viene verso di noi ..

Questo proto-pianeta, sarebbe una nana bruna (una stella mancata) che genera un campo gravitazionale, ma considerevolmente molto superiore a quello di Giove. Questo proto pianeta può alterare in maniera significativa i pianeti e il Sole, attraverso l’influenza della sua potente gravità, con l’effetto delle maree, ci si può quindi aspettare un Sole iperattivo, con tutti i disastri conseguenti relativi all clima che implica, movimenti tettonici più frequenti e più violenti. Consideriamo anche la processione di comete, e altri oggetti che messi al simulatore sono potenzialmente molto pericolosi per noi, e si trovano sulla scia di questo corpo massiccio”.

Ben quattro di queste comete si stanno avvicinando alla Terra e quindi, mancano pochi giorni all’inizio della ‘sfilata’ prevista entro quest’anno. Ad inaugurare la passerella è la cometa Panstarrs, che farà capolino nei nostri cieli fra il 9 e il 10 marzo. Secondo alcuni ricercatori queste comete che stanno arrivandoi, sono l’effetto dell’influenza gravitazionale di Nibiru/Planet X ed e’stato ripreso dall’Osservatorio di Arecibo a Puerto Rico! L’osservatorio di Arecibo è situato circa 15 km a sud-sudovest di Arecibo, nell’isola di Porto Rico. Esso opera attraverso la Cornell University sotto un accordo cooperativo con la National Science Foundation (un’agenzia governativa USA). L’osservatorio è noto come il National Astronomy and Ionosphere Center (NAIC, Centro Nazionale per l’Astronomia e la Ionosfera) anche se entrambi i nomi sono ufficialmente utilizzati per riferirsi ad esso. NAIC si riferisce più propriamente all’organizzazione che dirige sia l’osservatorio che i laboratori associati e gli uffici della Cornell University.

L’osservatorio possiede un radiotelescopio formato da un’antenna di 305 metri ed è il più grande telescopio con singola apertura che sia mai stato costruito. Esso viene utilizzato principalmente per tre grandi aree di ricerca: la radioastronomia, la fisica atmosferica (utilizzando sia il radiotelescopio che la funzione LIDAR dell’osservatorio) e l’osservazione radar di oggetti del sistema solare. Gli astronomi dell’Osservatorio di Porto Rico, nonostante il divieto di trattare l’ argomento e la pubblicazione su riviste specializzate, avevano confermato che un oggetto era appena entrato nel sistema solare a seguito di un esplosione, registrata dal radiotelescopio e dai satelliti IRAS e WISE . Questo corpo sconosciuto, transita vicino a Giove e Marte ogni 3600 anni, qundi a poca distanza dal nostro pianeta e la sua frote attrazione gravitazionale si scontrerà con quella di Giove. Anche Marte subirà lo stesso effetto, se non quello di essere bombardato da eventuali comete. Infatti scienziati russi ed esperti della NASA hanno calcolato che la cometa C/2013 A1 potrebbe colpire il Pianeta Rosso nel mese di ottobre 2014, provocando un’esplosione di 20 milioni di megatoni e aprendo un cratere di 500 km di diametro.
La cometa si avvicinerà al pianeta rosso ad una distanza di 0,00073 unità astronomiche, pari a circa 109,200 km, il giorno 19 ottobre 2014. “L’orbita non meglio definita e attuale non esclude lo scenario di una collisione “, dice il comunicato. Se si avrà una collisione con il pianeta rosso, comunque la cometa avrebbe un impatto contro la sua superficie, ad una velocità di 56 chilometri al secondo, provocando un cratere profondo due miglia e con un diametro di 500 km.

Comunque per il 19 ottobre 2014 la sonda spaziale MRO Orbiter della NASA sarà in grado di catturare immagini in alta risoluzione della cometa C/2013 A1, anche perchè avrà una luminosità della magnitudine di 8, facendola sembrare apparente stella. La Cometa C/2013 A1 è stata scoperto all’inizio di quest’anno dagli astronomi dell’ Australian Observatory Siding Spring. Pubblichiamo di seguito uno schema ipotetico che vede i prossimi eventi dell’avvicinarsi di Nemesis:

28 giugno 2013 = Nibiru si avvicina a Giove con una traiettoria vicino alla collisione.
5 Agosto 2013 = Nibiru interagisce con il campo magnetico di Giove .
20 giugno 2013 = Giove con il suo campo gravitazionale, contrasta e cerca di sfuggire al potere di attrazione di Nibiru.
3 Settembre 2013 = Nibiru è sulla buona strada per portarsi verso il sistema solare esterno.
7 Gennaio 2018 = Nibiru si trova al di fuori del sistema solare.

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Cosa avrà scoperto Curiosity su Marte?

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Buone nuove in arrivo da Curiosity. O almeno così sembra, perché per ora alla Nasa hanno la bocca cucita. Tutto quello che si sono lasciati sfuggire, anzi che si è lasciato sfuggire John Grotzinger, uno dei principali ricercatori della missione e geologo del Caltech, con Npr è che lo strumento Sample Analysis at Mars (Sam) a bordo del rover avrebbe ottenuto un risultato tale “da entrare nei libri di storia” mentre analizzava un campione del suolo marziano.

Curiosity è atterrato nel Cratere di Gale su Marte lo scorso 5 agosto, cominciando quel giorno una missione di due anni che ha come obiettivo quello di stabilire se Marte sia mai stato capace di ospitare la vita microbica. Il rover è dotato di 10 diversi strumenti per portare a termine le sue ricerche, ma è proprio Sam il cuore del suo carico. È un laboratorio chimico in miniatura: contiene una vasta gamma di dispositivi che possono vaporizzare suolo e rocce da analizzare, per riscaldare i campioni, per studiarne la composizione e misurare in essi l’abbondanza di alcuni elementi chimici come carbonio, ossigeno, azoto.

Oltre ad analizzare campioni di suolo, Sam è in grado anche di analizzare l’aria di Marte. Quando ha annusato per la prima volta l’atmosfera marziana, ha riscontrato tracce di metano (che per lo meno sulla Terra è prodotto da diversi organismi viventi). Anche allora l’annuncio della scoperta è stato tenuto segreto, perché prima di lanciare una notizia del genere i ricercatori volevano essere certi di star misurando l’aria marziana e non altra aria che il rover si era portato dietro da Cape Canaveral. “ Sapevamo fin dall’inizio che c’erano buone probabilità che Curiosity avesse trasportato con sé aria dalla Florida, e volevamo ripetere le misure prima di parlarne”, racconta Grotzinger a Mashable. Le seconde misurazioni hanno poi confermato i dubbi degli scienziati: non c’era traccia di metano.

Questo episodio è uno dei motivi della cautela degli scienziati della Nasa che si rifiutano di discutere i risultati di Curiosity con chiunque esterno all’agenzia spaziale e passano le loro giornate a controllare e ricontrollare i dati. Il mistero fortunatamente potrebbe essere rivelato entro un paio di settimane, come ha spiegato lo stesso Grotzinger in una conferenza stampa durante il meeting annuale dell’American Geophysical Union che si terrà a San Francisco dal 3 al 7 dicembre.

La voce di una scoperta sensazionale a opera di Curiosity, come era prevedibile, ha fatto il giro del mondo in poche ore, e gli scienziati esterni all’agenzia hanno cominciato a speculare su quali possano essere questi fantomatici risultati, sognando anche a occhi aperti. “ Se deve finire sui libri di storia, mi aspetto che si tratti di materiale organico”, ha dichiarato a Wired.com Peter Smith del Lunar and Planetary Laboratory della University of Arizona. Smith conosce bene la sensazione che stanno provando Grotzinger e colleghi, è stato ricercatore capo della missione del lander Phoenix della Nasa, arrivato su Marte nel 2008.

Le molecole organiche sono quelle che contengono carbonio e sono potenziali indicatori della presenza di forme di vita. Phoenix, nella sua ricerca di questo tipo di molecole, ha riscaldato un campione di suolo che però durante questa operazione è andato distrutto a causa della presenza di perclorati, sali chimici che si trovano nel suolo marziano. I perclorati reagiscono al calore e distruggono ogni molecola organica complessa, lasciando solo diossido di carbonio.

Il risultato tuttavia non venne considerato come un fallimento, tutt’altro: suggerì che i risultati negativi ottenuti dal Viking negli anni ’70 mentre cercava molecole organiche sulla superficie marziana potrebbero essere riconducibili proprio alla presenza di perclorati. Inoltre, in seguito alla scoperta del Phoenix, Sam è stato dotato di un dispositivo in grado di riscaldare molto lentamente i campioni raccolti ( grazie a un laser) in modo da non innescare la reazione dei perclorati.

Se Curiosity avesse trovato composti organici semplici non sarebbe un grande shock secondo Smith, perché probabilmente proverrebbero da meteoriti e asteroidi. Tuttavia indicherebbero che i mattoni della vita sono presenti su Marte e che potrebbero solo aver bisogno dell’aggiunta di acqua (che un tempo era presente sul Pianeta), per produrre organismi.

“ Se invece avesse trovato prove della presenza di composti organici complessi, allora sarebbe una scoperta clamorosa” ha spiegato il ricercatore dell’Arizona: potrebbero essere avanzi di forme di vita complesse una volta presenti sul Pianeta Rosso. “ Ma le possibilità di ottenerne una simile da un campione di sabbia prelevato da una duna a caso sono molto basse”.

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Ex direttore NASA: città aliene nascoste sulla Luna

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Ken Johnston, ex direttore della National Aeronautics and Space Administration e supervisore delle fotografie del Dipartimento della NASA, che ha anche lavorato per la Lunar Receiving Laboratory durante l’organizzazione delle missioni Apollo, è stato licenziato solo per aver detto la verità. Ken Johnston (foto a sinistra) afferma che la NASA aveva scoperto sulla Luna antiche città aliene e resti di macchinari all’ avanguardia, anche attraverso alcuni racconti degli astronauti; parte di questa tecnologia, secondo loro, potrebbe essere in grado di manipolare la gravità. Egli afferma che l’agenzia gli aveva ordinato il cover-up costringendolo a fornire il suo assenso. Nel corso degli ultimi 40 anni, altri scienziati, ingegneri e tecnici avevano accusato la NASA di nascondere e oscurare i dati raccolti durante le missioni spaziali. Il numero crescente di accuse sono emerse dal fatto che la NASA aveva nascosto alcune informazioni su oggetti spaziali anomali e mentito sulla scoperta di manufatti individuati sulla Luna e su Marte, occultando le prove relative a tracce di vita riportate dal lander Viking nel 1970. Un altro ex dipendente della NASA, Donna Hare, aveva accusato la NASA di occultare e nascondere migliaia di foto nel corso degli anni. Secondo Johnston, gli astronauti delle missioni Apollo avevano riportato prove fotografiche di oggetti trovati durante l’attività extraveicolare sulla Luna. Johnston riferi’ che la NASA gli ordinò di distruggere queste immagini mentre si lavorava per il Jet Propulsion Laboratory (Jet Propulsion Laboratory JPL), ma egli rifiutò. Dopo aver divulgato le informazioni alla stampa, l’agenzia lo licenzio’. In un comunicato stampa, Kay Ferrari, del programma JPL nell’Africa sub-sahariana, aveva riferito che Johsnton era stato costretto a chiedere le dimissioni perché aveva pubblicamente criticato l’ azienda per cui lavorava. A quanto pare, alcune grandi strutture e anche una base lunare scoperte dall’altra parte della Luna sembrano sostenere le teorie di Johnston. Come accennato in precedenza, Ken Johsnton non era l’unica persona a denunciare le manovre d’ occultamento della NASA. Lo scienziato che aveva seguito l’esperienza a bordo della sonda Viking per rilevare tracce di vita su Marte nel 1976, continua ad attaccare l’agenzia spaziale statunitense. Gilbert Levin afferma che il suo esperimento biologico era riuscito a dimostrare l’esistenza della vita sul suolo marziano. Non sono solo gli ex-dipendenti della NASA ad accusare l’agenzia spaziale di nascondere le prove, ma decine se non centinaia di persone. Attraverso altre foto controverse della NASA l’ ex dipendente, Donna Hare, aveva accusato l’ agenzia di nascondere e oscurare migliaia di foto nel corso degli anni affermando che l’agenzia spaziale aveva rimosso le anomalie in alcune immagini inquietanti. Nel periodo che aveva lavorato presso la NASA, Donna Hare era una specialista come tecnico di diapositive fotografiche. I suoi servizi sono stati riconosciuti con il premio Award ( Apollo Skylab Achievement 1969) un premio e una medaglia per il servizio meritorio che aveva coinvolto la missione spaziale congiunta USA-Russia con la Soyuz-Apollo.

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